{"id":23603,"date":"2019-06-27T09:29:00","date_gmt":"2019-06-27T09:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/27\/briciole-di-filosofia-per-il-nostro-tempo\/"},"modified":"2019-06-27T09:29:00","modified_gmt":"2019-06-27T09:29:00","slug":"briciole-di-filosofia-per-il-nostro-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/27\/briciole-di-filosofia-per-il-nostro-tempo\/","title":{"rendered":"Briciole di filosofia per il nostro tempo"},"content":{"rendered":"<p>Probabilmente aveva ragione S\u00f8ren Kierkegaard quando, all&#8217;astrusa complessit\u00e0 dei grandi sistemi speculativi, come quello hegeliano, opponeva la modestia di fare <em>briciole di filosofia<\/em>, ovvero <em>una filosofia in briciole<\/em>. Aveva compreso pi\u00f9 degli altri il grande male della modernit\u00e0: l&#8217;impossibilit\u00e0 di pensare in grande, di abbracciare tutto il reale in un solo colpo d&#8217;occhio; in altre parole l&#8217;eccesso di analisi e il difetto di sintesi, il sopravvento dei mezzi sui fini e degli strumenti sugli scopi; e ne aveva tratto le logiche conclusioni. Partendo da Socrate, ma andando oltre Socrate, aveva messo a fuoco il problema dei problemi: <em>fino a che punto si pu\u00f2 insegnare la verit\u00e0?<\/em> E noi, che ci riteniamo suoi discepoli, per quanto indegni, non esitiamo a seguire il suo esempio e a spingerci ancora pi\u00f9 in l\u00e0, e ci chiediamo: <em>fino a che punto \u00e8 possibile vedere la verit\u00e0, di questo tempi?<\/em> Infatti non si pu\u00f2 insegnare quel che non si sa vedere; non si pu\u00f2 trasmettere ci\u00f2 di cui si \u00e8 in difetto. In altre parole, il grande problema filosofico dell&#8217;uomo contemporaneo \u00e8 quello di educare, o piuttosto ri-educare, se stesso; solo in un secondo tempo si potr\u00e0 pensare a come e in quale misura trasmettere agli altri la verit\u00e0.<\/p>\n<p>Fare filosofia significa cercare la verit\u00e0. Ma a chi interessa pi\u00f9 la verit\u00e0, di questo tempi? Oh, a parole interessa a tutti quanti; ma solamente a parole, appunto. In pratica, chi mai \u00e8 disposto a sobbarcarsi la minima fatica per cercare la verit\u00e0? E, inoltre: quanti possiedono l&#8217;attrezzatura minima per cercare la verit\u00e0, e prima ancora per desiderare la verit\u00e0? Desiderare la verit\u00e0 \u00e8 la stessa cosa che amare la verit\u00e0: ma l&#8217;uomo contemporaneo \u00e8 ancora capace di amare qualcosa o qualcuno? Oppure sa amare soltanto se stesso, e male, per giunta; sa amarsi di un falso amore, di un amore malato, narcisista, distruttivo, che non lo aiuta ad essere se stesso e non gli d\u00e0 i mezzi per vivere bene la sua stessa vita? Come sarebbe bello se l&#8217;uomo moderno sapesse e volesse ancora cercare la verit\u00e0 con quel gradi di fiducia, con quella umilt\u00e0, con quella perseveranza che appartenevano all&#8217;uomo pre-moderno! Ma no: egli \u00e8 troppo viziato, tropo scoraggiato, troppo pretenzioso per disporre di un simile stato d&#8217;animo; vorrebbe tutto e subito, altrimenti dichiara che l&#8217;oggetto della sua ricerca non esiste, o \u00e8 al di fuori delle sue possibilit\u00e0. Per questo gli basta ormai conoscere qualcosa del fenomeno; alla cosa in s\u00e9, ha praticamente rinunciato &#8212; e con ci\u00f2 ha rinunciato all&#8217;essenziale. Che cos&#8217;\u00e8 la ricerca della verit\u00e0, una volta che si sia rinunciato all&#8217;essenziale? Manierismo, calligrafismo, esercizio retorico: oh, che magnifici retori ha prodotto e continua a produrre la modernit\u00e0, ad onta del fatto che essa proclami dall&#8217;alto dei tetti la sua avversione per la retorica, il suo disprezzo per il calligrafismo e la sua allergia verso tutti quelli che si attardano oziosamente sulle cose secondarie. Pensatori, per\u00f2, la modernit\u00e0 ne ha prodotti ben pochi; quasi nessuno: li contiamo sulle dita delle mani. Kierkegaard \u00e8 uno di essi, senza dubbio il pi\u00f9 grande. Se fosse nato sei secoli prima, sarebbe stato un altro Tommaso d&#8217;Aquino: ne aveva la stoffa, il rigore, la sete bruciante per la verit\u00e0. Ma era nato nel XIX secolo, in una scialba <em>cittaduzza<\/em>, come lui la chiamava, dell&#8217;Europa settentrionale: cieli grigi, freddi inverni, lunghe notti, e una popolazione curiosa, indiscreta, pettegola, rovinata dalle gazzette, oggi si direbbe dal <em>gossip<\/em>. Incompreso, isolato, qualche volta sbeffeggiato, egli amava troppo gli uomini per chiudersi nella sua torre d&#8217;avorio; tutta la sua vita \u00e8 stata un&#8217;offerta d&#8217;amore. E poich\u00e9 era un forte pensatore, ci\u00f2 che poteva donare era il suo stesso pensiero. Ma poich\u00e9 vedeva quanto i suoi contemporanei fossero senza denti e per giunta deboli di stomaco, vedeva anche di non poter offrire loro un cibo solido, come il tomismo; capiva di dover spezzare per essi e sbriciolare la ricerca della verit\u00e0, di poter offrire solo un pensiero in briciole, adatto a quelle bocche sdentate e a quegli stomachi pigri. Quando cadde sul marciapiedi e fu raccolto, per poi morire all&#8217;ospedale, tornava dalla banca ove aveva ritirato gli ultimi soldi per finanziare il suo battagliero giornale, <em>L&#8217;ora<\/em>: estrema offerta d&#8217;amore agli uomini e a Ges\u00f9 Cristo, del quale s&#8217;era fatto intrepido operaio; ormai era pronto per rimettersi a Lui.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo greco credeva che la verit\u00e0 sia intellegibile; ma egli non la concepiva se non come una verit\u00e0 immanente, per cui divenne scettico. L&#8217;uomo medievale, irrobustito e quasi rinato per mezzo della fede, seppe coniugare le due strade, quella della ragione e quella della fede, per spingersi audacemente sulle orme dell&#8217;uomo greco, ma per andare ben oltre, verso la Verit\u00e0 ultima, la Verit\u00e0 vera, ben conscio che non si tratta d&#8217;una verit\u00e0 umana e che l&#8217;uomo non se la pu\u00f2 dare interamente da se stesso, ma la deve umilmente ricevere. Per il cristiano, la ragione illumina la fede e la fede incoraggia la ragione: \u00e8 un circuito virtuoso, nel quale l&#8217;una e l&#8217;altra si potenziano a vicenda, si sostengono, si stimolano ad andare oltre. L&#8217;uomo moderno, per\u00f2, ha perso la fede, e quanto alla ragione \u00e8 ridiventato scettico: per questo i sofisti son tornati di moda, proprio come ai tempi di Socrate. Per\u00f2, meno onesti di quelli greci, i sofisti d&#8217;oggi non si presentano affatto come tali, anzi, si arrabbiano moltissimo se qualcuno insinua una sia pur vaga parentela fra essi e i loro predecessori del tempo di Gorgia. Eppure che altro sono se non sofisti, la stragrande maggioranza dei cosiddetti filosofi moderni? Inutile far noni; si fa pi\u00f9 presto a dire quanti non sono tali e li si conta sulle dita delle mani. Gli altri fanno voli speculavi notevoli; mostrano uno straordinario acume filologico; niente e nessuno potrebbero resistere alla loro critica negativa, demolitrice, sarcastica: per\u00f2 non sarebbero capaci di mettere in fila tre pensieri che formino un ragionamento sensato che sia anche, per avventura, costruttivo. In altre parole, sanno solo giocare con le parole o divertirsi al gioco del nichilismo: li si potrebbe paragonare a degli stranissimi architetti o ingegneri, usciti dalle migliori universit\u00e0 e molto richiesti sul mercato (perch\u00e9 non esistono leggi che vietino al pubblico d&#8217;impazzire e di correr dietro ai pifferai magici) e specializzati, anzi, esclusivamente capaci di demolire palazzi, chiese, ponti e ogni sorta di edifici pubblici e privati. E ad ogni nuovo crollo, a ogni costruzione che cade a terra e solleva una nuvola di polvere, ecco che si leva un coro di grida ammirate, di vere e proprie ovazioni: <em>Ha distrutto la metafisica, che bravo! Ha mandato in pensione la teologia: stupendo! Ha spazzato via la cosa in s\u00e9, il noumeno: finalmente!<\/em> Forse nemmeno il pubblico dell&#8217;antico Colosseo si accalorava e si entusiasmava cos\u00ec tanto, assistendo ai massacri dei gladiatori e ai supplizi spettacolari dei condannati a morte. Non si dica che l&#8217;analogia \u00e8 troppo forte; al contrario, \u00e8 la pi\u00f9 appropriata che si possa immaginare. In entrambi i casi si tratta di godere, di godere sadicamente, e quindi sessualmente, allo spettacolo del male, della distruzione fisica e materiale di qualcosa che era vivo, che costituiva la speranza e la ragione per vivere di tante persone. Infatti fra distruggere le case o le persone, e distruggere le idee o i concetti, non v&#8217;\u00e8 una differenza di sostanza: \u00e8 un&#8217;operazione sciocca e crudele, e non c&#8217;\u00e8 altro da dire. Anzi si potrebbe aggiungere che distruggere le idee \u00e8 perfino cosa pi\u00f9 grave che distruggere corpi umani e abitazioni (s\u00ec, lo sappiano che questa affermazione non \u00e8 politicamente corretta dato che, a parole, la vita umana \u00e8 il bene supremo; ma pazienza), perch\u00e9 dove scompaiono le idee, la vita si svuota e si rattrappisce, c&#8217;\u00e8 un crollo morale e quindi anche un calo demografico; mentre se ad essere distrutti sono solo gli uomini e le case, nulla vieta che una societ\u00e0 sana e vigorosa rinasca dopo la fine del massacro, e che ricostruisca le sue citt\u00e0 dalle macerie.<\/p>\n<p>Dunque, la situazione \u00e8 questa: l&#8217;uomo contemporaneo ha perso i denti, ha la gastrite e ha smarrito sia l&#8217;attitudine che la motivazione a cercare la verit\u00e0. In queste condizioni, come parlargli della verit\u00e0? Come riaccenderne in lui il desiderio, e come fornirgli i necessari strumenti? Perch\u00e9 la filosofia \u00e8 pur sempre una scienza, che richiede mezzi idonei allo scopo; e come il fornaio ha bisogno di acqua, farina e lievito per impastare il pane e di un forno per cuocerlo, mentre l&#8217;archeologo ha bisogno di pale e picconi e squadre di operai per scavare i siti e riportare alla luce le citt\u00e0 morte e di carte topografiche per identificarne l&#8217;ubicazione, allo stesso modo il filosofo deve possedere una serie di mezzi di ordine logico che gli consentano di procedere verso la verit\u00e0, altrimenti non \u00e8 che uno sprovveduto chiacchierone, un millantatore da quattro soldi. Ma soprattutto chi sar\u00e0 in grado di parlare ancora della verit\u00e0, in un quadro cos\u00ec desolante? Da quale zolla miracolosa salter\u00e0 fuori un vero ricercatore della verit\u00e0, cio\u00e8 un vero filosofo, nel campo riarso ed esausto che non produce pi\u00f9 un germoglio da anni e decenni? Altrimenti cadremmo nel curioso paradosso in cui cadde messer Niccol\u00f2 Machiavelli, il quale, dopo aver affermato che l&#8217;uomo per sua natura \u00e8 tristo, egoista, pusillanime, incline assai pi\u00f9 al male che al bene, e inoltre che per studiare la politica bisogna guardare alla <em>verit\u00e0 effettuale<\/em> della cosa e quindi agli Stati come sono, e non come si vorrebbe che fossero o come dovrebbero essere, a un certo punto, per governare gli Stati e far s\u00ec che gli uomini vivano in maniera ordinata e pacifica, tira fuori dal cappello del prestigiatore, o magari fa venir gi\u00f9 dal pianeta Marte (non \u00e8 possibile dire altrimenti del capitolo finale del suo capolavoro) un Principe semplicemente meraviglioso, intrepido, geniale, generoso, disposto a rischiare il tutto per tutto pur di <em>cacciare i barbari dall&#8217;Italia<\/em> e ripristinare non gi\u00e0 lo Stato reale, ma lo Stato ideale.<\/p>\n<p>Da qualunque lato si consideri la questione, appare evidente che aveva ragione Kierkegaard: nessun uomo pu\u00f2 insegnare la Verit\u00e0; in compenso, Dio si \u00e8 fatto uomo, e da uomo ha insegnato la Verit\u00e0 divina: dunque, quel che si chiede agli uomini non \u00e8 di fidarsi di quel che insegna uno di loro, ma di rimettersi a un maestro che non pu\u00f2 ingannarsi, n\u00e9 mentire, perch\u00e9 non \u00e8 un maestro fra i tanti ma \u00e8 il solo Maestro che di S\u00e9 pu\u00f2 dire: <em>Io sono<\/em>. E tuttavia, gli uomini moderni hanno sviluppato, nello stesso tempo, una tale sfiducia nella verit\u00e0 e una tale superbia verso chi la proclama, da non essere assolutamente disposti a riconoscere la veridicit\u00e0 di quel Maestro. In un certo senso, si sentono obbligati a fare professione di ateismo, perch\u00e9 la sola ipotesi dell&#8217;esistenza di Dio appare loro come una provocazione e un insulto. Loro non sono pi\u00f9 capaci della verit\u00e0, per\u00f2 non sopportano che qualcun altro lo sia; figuriamoci poi Qualcuno che dice di Se stesso: <em>Io sono la via, la verit\u00e0 e la vita<\/em>. Le radici dell&#8217;ateismo moderno sono qui, in un misto inestricabile di depressione e superbia, di tristezza e orgoglio. L&#8217;uomo moderno \u00e8 simile a uno che, impazzito per la sete, proclami che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 una sola goccia d&#8217;acqua su tutta la superficie della terra, perch\u00e9, se venisse a sapere che l&#8217;acqua, dopotutto, c&#8217;\u00e8, per lui sarebbe insopportabile il pensiero di essere impazzito per nulla. Insomma egli odia ci\u00f2 di cui ha pi\u00f9 bisogno: \u00e8 divenuto, come il cane idrofobo, il peggior nemico di se stesso. Per uscire dal suo male avrebbe bisogno d&#8217;un bagno d&#8217;umilt\u00e0; dovrebbe essere abbastanza umile da capire quel che gli manca, e da accettare il fatto che non riuscir\u00e0 mai a procurarselo con le sue sole forze. Ma l&#8217;umilt\u00e0 \u00e8 appunto la cosa di cui \u00e8 pi\u00f9 sprovvisto, mentre l&#8217;orgoglio \u00e8 divenuto il suo tratto pi\u00f9 caratteristico, la sua patologia. Non \u00e8 pi\u00f9 amor di s\u00e9, per quanto deviato e ipertrofico; \u00e8 qualcosa di diverso, perch\u00e9 lo conduce a ignorare sistematicamente tutte le occasioni di trovar sollievo alla sua angoscia. L&#8217;orgoglio dell&#8217;uomo modero \u00e8 una diabolica negazione dell&#8217;altro, una sistematica svalutazione e un radicale disprezzo di tutto ci\u00f2 che non \u00e8 lui o non \u00e8 opera sua; ma essendo l&#8217;uomo un animale socievole, ne deriva che il suo disprezzo e la sua negazione dell&#8217;altro si trasformano in una vera e propria nemesi, nella negazione di s\u00e9. L&#8217;uomo moderno \u00e8 divenuto impossibile a se stesso, dunque un problema insolubile per il suo stesso esistere: non sa o non vuole entrare, ma non sopporta che qualcun altro entri. Se almeno fosse abbastanza disperato da realizzare che il suo tormento val bene una puntata ai dadi: peggio di cos\u00ec non potrebbe vivere, tanto vale che provi a seguire l&#8217;altra strada! Ma no: \u00e8 ancora troppo orgoglioso per essere disperato del tutto; \u00e8 un povero essere semidisperato, che si prende troppo sul serio per imparare l&#8217;umilt\u00e0, ma non abbastanza da essere realmente coraggioso. Cos\u00ec, preferisce navigare a vista lungo le rive della sua disperazione: tenendosi in acque basse, evitando il mare aperto, gli sembra ancora di posseder qualcosa, di non essere povero del tutto. E invece, ci\u00f2 di cui ha bisogno \u00e8 proprio questo: di afferrare in pieno la sua condizione di naufrago, di disperato e d&#8217;indigente sprovvisto di qualsiasi mezzo, sia della fierezza per sopportare il suo destino, sia della ragionevolezza per ammettere che \u00e8 insopportabile. Si \u00e8 preso in trappola da solo, con le sue stesse mani, a forza di sofismi e promesse mancate: la ragione, il progresso, da ultimo le macchine&#8230; Promesse a vuoto, cambiali andate in pretesto; e ogni volta \u00e8 tornato a se stesso un po&#8217; pi\u00f9 povero, pi\u00f9 svuotato, pi\u00f9 deluso. Eppure, non \u00e8 ancora sufficientemente affranto; se lo fosse, capirebbe che non \u00e8 possibile vivere a codesto modo; che la sua non \u00e8 pi\u00f9 vita, ma un&#8217;interminabile agonia. D&#8217;altro lato, egli sente, intuisce, di non esser fatto per la morte, ma per la vita; di non essere destinato alla disperazione, ma alla speranza. Chi potr\u00e0 strapparlo al suo destino, alla sua impotenza sterile e rabbiosa? Nessun uomo lo pu\u00f2 fare; e chi dice di esserne capace \u00e8 un mentitore o un malvagio. Al mondo non vi sono che falsi maestri; nessun maestro autentico, neppure uno. La storia lo ha mostrato mille volte, ma non lo vuol capire. E tuttavia l&#8217;uscita c&#8217;\u00e8: ascoltare Colui che dice: <em>se vuoi venirmi dietro prendi la tua croce e seguimi<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Probabilmente aveva ragione S\u00f8ren Kierkegaard quando, all&#8217;astrusa complessit\u00e0 dei grandi sistemi speculativi, come quello hegeliano, opponeva la modestia di fare briciole di filosofia, ovvero una filosofia<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[141,202,241,253,263],"class_list":["post-23603","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-filosofia","tag-modernita","tag-san-tommaso-daquino","tag-soren-kierkegaard","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23603","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23603"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23603\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23603"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23603"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23603"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}