{"id":23600,"date":"2016-02-08T12:23:00","date_gmt":"2016-02-08T12:23:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/08\/il-martirio-di-breslavia-nel-1945\/"},"modified":"2016-02-08T12:23:00","modified_gmt":"2016-02-08T12:23:00","slug":"il-martirio-di-breslavia-nel-1945","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/08\/il-martirio-di-breslavia-nel-1945\/","title":{"rendered":"Il martirio di Breslavia nel 1945"},"content":{"rendered":"<p>Breslavia (Breslau), capoluogo della Bassa Slesia, situata sulle rive del fiume Oder, citt\u00e0 tedesca quasi al 100%, che nel 1933 contava una popolazione di 625.000 persone, oggi non esiste pi\u00f9; al suo posto c&#8217;\u00e8 una grossa citt\u00e0 polacca all&#8217;incirca altrettanto popolosa, di 640.000 abitanti &#8212; la quarta della Polonia in ordine di grandezza -, denominata Wroclaw; la quale, tuttavia, non ha pi\u00f9 nulla a che fare con l&#8217;antica citt\u00e0, che era stata prussiana fin dal 1763, e, prima di quella data, citt\u00e0 imperiale, vale a dire asburgica.<\/p>\n<p>Nelle ultime fasi della Seconda guerra mondiale il suo destino fu terribile. Dichiarata fortezza dal Comando supremo della <em>Wehrmacht<\/em>, davanti all&#8217;avanzata inarrestabile dell&#8217;Armata Rossa, bench\u00e9 non disponesse affatto di apprestamenti difensivi degni d&#8217;una vera fortezza, ma solo di trincee scavate da bambini di dieci o dodici anni e da ragazze di sedici, e difese da soldati che, armati solamente di <em>panzerfaust,<\/em> avrebbero dovuto fermare i giganteschi carri armati sovietici T34, del peso di oltre trenta tonnellate, le fu ordinato di resistere ad ogni costo, fino all&#8217;estremo, e cos\u00ec avvenne: in pratica, fu l&#8217;ultima citt\u00e0 tedesca a deporre le armi e a capitolare davanti ai Sovietici. Ci\u00f2 accadde il 6 maggio del 1945, quando gi\u00e0 la stessa Berlino aveva cessato di lottare dal 2 maggio, e Adolf Hitler si era ucciso fin dal 30 aprile. La popolazione civile pat\u00ec sofferenze morali e materiali semplicemente inenarrabili; basti dire che pag\u00f2 un tributo di vite umane, durante i combattimenti, di almeno 40.000 vittime, alle quali bisogna aggiungere altri 18.000 cittadini che morirono di freddo durante l&#8217;evacuazione di una gran parte degli abitanti, malamente organizzata nel cuore del rigidissimo inverno continentale (ricordato come uno dei pi\u00f9 freddi a memoria d&#8217;uomo), nel gennaio del 1945. Tali sofferenze furono aggravate sia dalla inumana spietatezza degli ordini delle autorit\u00e0 militari, che prevedevano la fucilazione immediata per chiunque fosse minimamente sospettato di disertare o anche solo di spargere notizie &quot;allarmistiche&quot; e &quot;infondate&quot;, tali da deprimere il morale dei difensori (e ormai gran parte dei civili rimasti erano stati militarizzati, compresi i minorenni), sia dalla crudelt\u00e0 gratuita, e spesso sadica, delle Forze armate sovietiche.<\/p>\n<p>I piloti russi, per esempio, non si limitavano a bombardare il centro abitato, si abbassavano anche per mitragliare deliberatamente gli abitanti terrorizzati, prendendoli di mira lungo i viali e le strade. Il Comando sovietico giunse al punto di diffondere, per radio, la falsa notizia che un esercito tedesco di soccorso si stava avvicinando per liberare la citt\u00e0 dall&#8217;assedio, invitando la popolazione ad andargli incontro nei quartieri meridionali della citt\u00e0: se ci\u00f2 fosse accaduto, vi sarebbe stato un massacro indiscriminato, perch\u00e9 le artiglierie russe erano gi\u00e0 pronte per falcidiare gli ignari e sventurati abitanti. Si form\u00f2 una enorme massa di civili affamati, stremati, ma speranzosi, che si diresse verso la zona indicata; solo con grande fatica le autorit\u00e0 militari tedesche, resesi conto dell&#8217;inganno, riuscirono a fermare quei disgraziati e a farli tornare indietro. E si tenga presente che la &quot;piazzaforte&quot; era quasi priva di difese contraeree e che l&#8217;aeroporto esistente era inadatto all&#8217;atterraggio degli aerei da trasporto che dovevano rifornirla, perch\u00e9 la pista era troppo breve; pertanto gli aerei tedeschi si abbassavano e sganciavano le armi, le munizioni e gli altri materiali con il paracadute. Ma ci\u00f2 faceva perdere molto tempo per raccoglierli e trasportarli nei depositi, e non era raro il caso che i materiali finissero per cadere erroneamente nelle gelide acque dell&#8217;Oder, o, addirittura, dietro le linee degli assedianti.<\/p>\n<p>L&#8217;assedio di Breslavia \u00e8 stato rievocato dal giornalista, scrittore e storico tedesco J\u00fcrgen Thorwald (nato a Solingen nel 1915 e deceduto a Lugano nel 2006) nel suo libro \u00abLa grande fuga. Incominci\u00f2 alla Vistola, la fine all&#8217;Elba\u00bb (titolo originale: \u00abDie Grosse Flucht\u00bb, Stuttgart, Steingr\u00fcben Verlag, 2 voll.: \u00abEs begann an der Weichsel\u00bb, 1948 e \u00abDas Ende an der Elbe\u00bb, 1950; traduzione dal tedesco a cura di Aurelio Garobbio, Firenze, Sansoni Editore, 1964, pp. 112-114):<\/p>\n<p><em>\u00abUn giorno prima che Niehoff [il nuovo comandante militare della piazza] giungesse a Breslavia, Hanke [il potentissimo Gauleiter nazista della citt\u00e0] aveva comunicato a Hitler che Breslavia &quot;libera da ogni zavorra&quot; avrebbe tenuti fermo fino alla vittoria. Proprio in quei giorni di marzo, a causa del pericolo d&#8217;incendio delle bombe aeree russe, ordin\u00f2 che venisse sgomberata sino al primo piano ogni casa abbandonata dalla popolazione o rimasta vuota perch\u00e9 gli abitanti si erano rifugiati nelle cantine. I reparti di lavoro della truppa buttarono sulla strada ogni suppellettile infiammabile, dai mobili ai tappeti; dalle strade furono portati all&#8217;aperto e bruciati.<\/em><\/p>\n<p><em>Nelle stesse giornate di marzo cominci\u00f2 la costruzione del nuovo aeroporto in un quartiere abitato ad est del Kaiserbr\u00fcck. Le forze lavoratrici furono assicurate da un&#8217;ordinanza emanata del 7 marzo, &quot;obbligo del lavoro per ogni abitante di Breslavia&quot;, che riguardava anche i ragazzi dai dieci anni in sui e le ragazze dai sedici anni in su, e minacciava la fucilazione sommaria per chiunque si fosse sottratto al lavoro. Guidati da funzionari, uomini, donne e bambini lavoravano insieme ai pionieri a far saltarer le case dal Kaiserbr\u00fcck al F\u00fcrstenbruck, alla Luther-Kirche (chiesa di Lutero), alla Kanisisu-Kirche (chiesa di Canisio) il blocco di case alla Scheitniger Stern, alla Dickhustrasse sino alla Tiergartenstrasse e dalla facolt\u00e0 dell&#8217;Agricoltura sino alla Memelstrasse; fatte brillare le mine, essi dovevano diroccare gli edifici e spianare il terreno affinch\u00e9 gli apparecchi potessero atterrare. Tutto questo lo si comp\u00ec sotto il fuoco dell&#8217;artiglieria e sotto gli attacchi aerei russi.<\/em><\/p>\n<p><em>Si fece saltare in aria l&#8217;Archivio di Stato con atti e manoscritti. Quando a met\u00e0 marzo si cominci\u00f2 a fortificare la Sandinsel, circondata dall&#8217;Oder, per farne un centro di resistenza, anche la gigantesca Biblioteca dell&#8217;Universit\u00e0 si vide minacciata dalla distruzione. Si scelsero le cantine della Biblioteca dell&#8217;Universit\u00e0 quale nuova sede del comando d&#8217;operazioni di Hanke, al posto del quartier generale che sino allora stava sulla Liebich-H\u00f6he. Si doveva perci\u00f2 far saltare in aria l&#8217;edificio della Biblioteca, affinch\u00e9 le sue rovine rafforzassero la copertura delle cantine. Negli ambienti di Hanke si progett\u00f2 di bruciare i 550.000 volumi ancora rimasti, ma il timore che le fiamme si propagassero agli edifici della Sandinsel, li fece desistere. Si pens\u00f2 poi, a causa di questo pericolo d&#8217;incendio, di buttare i libri nell&#8217;Oder, ma il piano fu abbandonato per timore che bloccassero la corrente. Alla fine si ammass\u00f2 gran parte dei libri nella Anne-Kirche e nella Mensa dove l&#8217;11 maggio, quattro giorni dopo la capitolazione della citt\u00e0, furono distrutti dagli immensi incendi che in quelle giornate divamparono pur sempre e che gli stremati resti della popolazione non riuscivano ad estinguere.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel frattempo sui fronti di combattimento, e sopratutto ad ovest ed a sud, l&#8217;artiglieria sovietica tuonava ininterrottamente, i cannoni sparavano sulla citt\u00e0, gli aerei in volo radente sorvolavano giorno e notte le strade. Avevano la fusoliera corazzata, ben difficilmente si potevano abbatter e sovente con le mitragliatrici sparavano sui singoli passanti. Quasi ogni notte giungevano i bombardieri pesanti russi, e dopo ogni bombardamento notturno, nelle fosche luci del primo mattino si vedevano schiere di uomini che, trascorsa la notte sotto le bombe, camminavano per le strade alla ricerca di un nuovo alloggio.<\/em><\/p>\n<p><em>Nella maggior parte della citt\u00e0 le condutture non funzionavano pi\u00f9. Dai grossi tubi l&#8217;acqua spruzzava sulle strade. Nel grigiore del mattino la popolazione faceva provvista d&#8217;acqua alle fontane ed agli idranti per tosto scomparire nelle cantine; se era abile al lavoro riappariva poco dopo sulle strade per avviarsi ai cantieri che stavano sotto il fuoco costante dei Russi, i quali ignoravano la penuria di munizioni. Le battaglie stradali nel sud di Breslavia continuavano. Una casa dopo l&#8217;altra, una strada dopo l&#8217;altra finivano in macerie e cenere. A volte si combatteva da un piano al&#8217;altro. Per creare una terra di nessuno tra aggressori e difensori, Hanke ordin\u00f2 di radere al suolo intere strade e quartieri. Si fecero cos\u00ec saltare in aria le case alla G\u00f6tzenstrasse ed alla Sadowastrasse. Si cre\u00f2 in tal modo una terra di nessuno a sud della ferrovia dei sobborghi: ivi non abitava pi\u00f9 nessun uomo, i topi si nutrivano dei morti insepolti, le granate qua e l\u00e0 aprivano un nuovo cratere.<\/em><\/p>\n<p><em>Da sud i Russi si avvicinarono sempre pi\u00f9 alla citt\u00e0. Ad oriente si combatt\u00e9 per il cimitero dio San Bernardino. Dal parco meridionale la fanteria sovietica avanz\u00f2 verso la Hindenburgplatz. In vari quartieri le devastazioni diventarono insopportabili. Dalla pavimentazione squarciata delle strade saliva il lezzo delle fogne sconquassate. La notte schiere infinite di topi stavano in agguato nei canali e penetravano nelle abitazioni e nelle cantine. In parecchie strade il fetore dei cadaveri rendeva impossibile sostare. Malgrado ogni misura coercitiva che doveva mantenere la disciplina, i freni della legge e della morale cittadina si sciolsero. Ogni notte si saccheggiava. Anche l&#8217;abbondante distribuzione di viveri e di generi di conforto con la quale Hanke cercava di sollevare il morale della popolazione, non bastava a fermare i selvaggi saccheggi. Al contrario essa mostrava quanti generi di lusso stessero nei depositi della citt\u00e0 e spingeva a cercarli giorno e notte nelle case, nelle cantine, nei depositi. I saccheggiatori non rifuggivano dal camminare sui cadaveri. Anche una parte della truppa, per non dir poi dei funzionari di Hanke, cercava di trarre dai tesori e dai piaceri della vita quanto loro si offriva.<\/em><\/p>\n<p><em>Per\u00f2 malgrado tutto si lavor\u00f2 e si combatt\u00e9, e malgrado tutto sino ad aprile inoltrato la massa della popolazione di Breslavia sper\u00f2 che la piazzaforte venisse liberata, che tutto non fosse ancora perduto, che Hitler tenesse in serbo delle sorprese per vincere la guerra all&#8217;ultimo momento&#8230; \u00bb<\/em><\/p>\n<p>Come si vede, nelle lunghe, interminabili settimane dell&#8217;assedio di Breslavia si era creata una situazione psicologica e spirituale simile a quella descritta da Boccaccio per la peste di Firenze del 1348: i cerchioni della legge e della morale erano saltati, e molti cittadini non pensavano ad altro che a strappare gli ultimi vantaggi personali, prima che tutto il loro mondo sprofondasse in una apocalisse di fuoco. Per\u00f2, nel suo complesso, la cittadinanza affront\u00f2 quella prova drammatica con disciplina e fierezza ammirevoli, in parte per inveterata abitudine alla disciplina, in parte nella folle, ma umanissima speranza di una prossima liberazione. Per la generazione che visse il nazismo e la Seconda guerra mondiale (in fondo, appena dodici anni in tutto!), non fu facile rassegnarsi all&#8217;idea che tutta la fiducia riposta nel F\u00fchrer era stata un tragico errore, e che il tempo delle speranze era finito. Ma, soprattutto, non fu facile per i Tedeschi delle province orientali accettare l&#8217;idea che l&#8217;Armata Rossa si era rivelata pi\u00f9 forte della <em>Wehrmacht<\/em>, e che quelle antiche terre germaniche sarebbero state non solo occupate dal nemico, ma russificate o polonizzate, e che perfino il ricordo del loro passato tedesco sarebbe stato sradicato per sempre.<\/p>\n<p>Rievocare quelle vicende non significa fomentare un assurdo revanscismo, ma, semplicemente, onorare la verit\u00e0 e ridare voce a coloro cui essa venne tolta. Milioni di Tedeschi dell&#8217;Est dovettero trasferirsi nelle zone occidentali del Paese, per non pi\u00f9 ritornare; e tutto ci\u00f2 avvenne in una atmosfera infernale di bombardamenti, crudelt\u00e0, stupri, violenze indiscriminate, che gi\u00e0 altra volta abbiamo provato a narrare (cfr. il nostro articolo: \u00abNelle gelide acque del Mar Baltico si consuma l&#8217;apocalisse dimenticata del &quot;Wilhelm Gustloff\u00bb, pubblicato su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb il 18\/05\/2015). Fu veramente, come disse uno scrittore tedesco, l&#8217;inverno dei lupi; ma nel senso di Hobbes: <em>Homo homini lupus<\/em>. \u00c8 pur vero che l&#8217;Esercito tedesco, avanzando in Unione Sovietica nel 1941, si era comportato con pari ferocia nei confronti delle popolazioni, non per malvagit\u00e0 innata, ma per le direttive criminali impartite direttamente dal Quartier Generale di Hitler, e per l&#8217;ideologia sadica cui si ispiravano le SS e i famigerati &quot;gruppi di sterminio rapido&quot; (<em>Einsatzgruppen<\/em>).<\/p>\n<p>Gli studenti tedeschi non sanno quasi niente di tutte queste vicende; i programmi delle scuole che frequentano hanno operato una gigantesca rimozione: in compenso, \u00e8 stato loro inculcato assai bene il concetto che la loro Patria fu la sola responsabile del conflitto, e che essa si macchi\u00f2 di crimini unici nella storia del mondo. Ristabilire la verit\u00e0 significa onorare la memoria delle generazioni passate e rendere omaggio alle loro sofferenze. \u00c8 giusto che i giovani tedeschi sappiano che Kaliningrad era K\u00f6nigsberg, patria di Kant; che Gdansk era Danzig, patria di Schopenhauer; e che Wroclaw era Breslau, patria di Carl von Clausewitz. Cos\u00ec come \u00e8 giusto che i giovani italiani, quando vanno in vacanza a Zadar, Rijeka, Pula, sappiano che si tratta di Zara, Fiume, Pola: citt\u00e0 italianissime, i cui abitanti furono costretti ad andarsene in condizioni drammatiche. Non per revanscismo, ripetiamo: ma per amore del vero e per un atto di giustizia verso le vittime della storia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Breslavia (Breslau), capoluogo della Bassa Slesia, situata sulle rive del fiume Oder, citt\u00e0 tedesca quasi al 100%, che nel 1933 contava una popolazione di 625.000 persone,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[86],"class_list":["post-23600","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-adolf-hitler"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23600","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23600"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23600\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23600"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23600"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23600"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}