{"id":23597,"date":"2010-07-10T06:53:00","date_gmt":"2010-07-10T06:53:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/07\/10\/quanta-liberta-e-responsabilita-restano-alluomo-davanti-alla-necessita-delle-leggi-naturali\/"},"modified":"2010-07-10T06:53:00","modified_gmt":"2010-07-10T06:53:00","slug":"quanta-liberta-e-responsabilita-restano-alluomo-davanti-alla-necessita-delle-leggi-naturali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/07\/10\/quanta-liberta-e-responsabilita-restano-alluomo-davanti-alla-necessita-delle-leggi-naturali\/","title":{"rendered":"Quanta libert\u00e0 e responsabilit\u00e0 restano all\u2019uomo davanti alla necessit\u00e0 delle leggi naturali?"},"content":{"rendered":"<p>Quanta parte di libert\u00e0 e responsabilit\u00e0 rimane all&#8217;uomo davanti alla rigorosa necessit\u00e0 delle leggi naturali?<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la domanda intorno alla quale si \u00e8 affaticato l&#8217;intero pensiero filosofico di \u00c9mile Boutroux (Montrogue, 1845 &#8211; Parigi, 1921), come, del resto, quello di Charles Renouvier; domanda scomoda, specialmente in tempi di positivismo trionfante, quando sembrava che la scienza avesse trovato la parola definitiva per ogni questione dell&#8217;esistenza, filosofia compresa.<\/p>\n<p>Mentre la corrente maggioritaria del pensiero europeo si abbandonava alla facile ebbrezza di uno scientismo buono per tutte le stagioni, Boutroux, con notevole coraggio concettuale, sottopose a critica implacabile e radicale le stesse fondamenta dell&#8217;epistemologia positivistica, gettando le basi di una visione completamente alternativa ad essa: il contingentismo.<\/p>\n<p>E la prima cittadella del sapere positivista ad essere presa d&#8217;assalto, frontalmente, da Boutroux, fu il principio di causalit\u00e0: \u00e8 proprio vero che ogni fenomeno pu\u00f2 essere spiegato con una certa causa ben precisa e determinata? Non \u00e8 forse vero, al contrario, che ciascun fenomeno, in quanto evento nuovo e irripetibile, porta con s\u00e9 una carica di novit\u00e0 e degli elementi specifici, che lo rendono diverso da ogni altro sinora verificatosi, e rende impossibile, pertanto, la pretesa di spiegarlo sulla base di quanto gi\u00e0 noto?<\/p>\n<p>Il contingentismo, quindi, \u00e8 stato un grande, coerente e ambizioso tentativo di rispondere alla sfida del determinismo; di negare, cio\u00e8, che l&#8217;inesorabile necessit\u00e0 delle leggi naturali tolga ogni spazio alla dimensione della libert\u00e0 umana e, di conseguenza, vanifichi completamente il principio della responsabilit\u00e0 individuale. Boutroux accetta la sfida dello scientismo positivista per rivendicare l&#8217;insopprimibile esigenza della dimensione spirituale e metafisica.<\/p>\n<p>In uno dei suoi lavori fondamentali, \u00abL&#8217;idea di legge naturale nella scienza e nella filosofia contemporanea\u00bb, corso tenuto alla Sorbona dal 1893 al 1894, Boutroux amplia la critica al determinismo e al deduttivismo per investire una problematica molto pi\u00f9 ampia del sapere e dei problemi umani. Per lui, concetti e norme formali non possono essere applicati ai fenomeni della natura; e, a maggior ragione, non si dovrebbe nemmeno parlare di &quot;leggi naturali&quot;, perch\u00e9 il concetto di legge non trova riscontro nel dato fenomenico, ma nasce da una esigenza &#8211; soprattutto psicologica &#8211; dell&#8217;individuo: quella, cio\u00e8, di ridurre il mutevole all&#8217;immutabile ed il diverso, all&#8217;identico.<\/p>\n<p>In altre parole, \u00e8 una esigenza di ordine quella che spinge l&#8217;uomo a formulare delle leggi; ma il mondo dei fenomeni naturali non conosce leggi e non sa che farsene delle esigenze umane di razionalizzare il disordine e di applicare una vernice di necessit\u00e0 a ci\u00f2 che \u00e8 soltanto e puramente contingente.<\/p>\n<p>La classica obiezione dei positivisti, e cio\u00e8 che le &quot;leggi naturali&quot;, dopo tutto, sembrano FUNZIONARE, viene respinta da Boutroux con l&#8217;argomento che nei fenomeni naturali &#8211; fisici, chimici, biologici, eccetera &#8211; si pu\u00f2 riscontrare, effettivamente, una certa regolarit\u00e0 e costanza di comportamento: ma da qui a parlare di leggi, e quindi di necessit\u00e0 e di determinismo, ce ne corre assai.<\/p>\n<p>Per usare le sue parole (da: \u00abDell&#8217;idea di legge naturale\u00bb titolo originale: \u00abDe l&#8217;Id\u00e9e de loi naturelle dans la science et la philosophie contemporaines\u00bb, Alcan, 1895; traduzione italiana di Aldo testa, Milano, Signorelli, 1856, pp. 150-57):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; Noi ci domandiamo, i conclusione, qual parte rimanga alla libert\u00e0 ed alla responsabilit\u00e0 umana di fronte a queste leggi che rappresentano per noi la natura delle cose. Il problema \u00e8 pi\u00f9 urgente oggi che non nello scorso secolo. Quando il campo delle scienze propriamente dette era poco esteso, poteva essere ammessa la libert\u00e0, fuori di questo campo. Ma la scienza accresce di giorno in giorno la propria estensione e la propria precisione; sta per sottomettere a s\u00e9 quelle manifestazioni che sembrerebbero pi\u00f9 ribelli ad essa. Non potrebbe dunque darsi che tutto, in diritto, le appartenga e che in conseguenza tutto sia determinato e necessitato? Tuttavia, dato che, malgrado il progresso della scienza, il sentimento della libert\u00e0 si mantiene vivo nell&#8217;anima umana \u00e8 giusto cercare se vi sia contraddizione tra questi due fati e se il secondo debba essere considerato un&#8217;illusione frutto dell&#8217;ignoranza.<\/p>\n<p>Vi sono delle solide ragioni perch\u00e9 il determinismo ci appaia oggi pi\u00f9 limitato che non agi antichi. Essi vedevano, senza dubbio, al di sopra di loro un destino che li schiacciava; ma, secondo il detto di Pascal, anche quando soccombe l&#8217;uomo \u00e8 pi\u00f9 nobile di ci\u00f2 che lo uccide, perch\u00e9 sa di morire. La filosofia antica nelle sue manifestazioni classiche, si fonda su un dualismo che impedisce al determinismo di essere assoluto. L&#8217;essere \u00e8 costituito di due parti: la verit\u00e0, dominio dell&#8217;eterno e del necessario, e il fenomeno, materia instabile, incapace di fissarsi definitivamente in una determinata forma. Questa dualit\u00e0 dell&#8217;essere assicura la possibilit\u00e0 dei contrari che \u00e8 condizione della libert\u00e0.[&#8230;]<\/p>\n<p>Le matematiche comunicano alla scienza la necessit\u00e0; l&#8217;esperienza, la conformit\u00e0 ai fatti. Questa \u00e8 la radice del determinismo moderno. Crediamo che tutto sia determinato necessariamente, perch\u00e9 crediamo che tutto sia, in sostanza, matematico. Questa opinione \u00e8 ci\u00f2 che stimola pi\u00f9 o meno manifestamente, l&#8217;indagine scientifica. Si tratta di sapere se questo \u00e8 un principio veramente costitutivo o semplicemente un principio regolatore ed una idea direttrice. La scienza prova o si limita soltanto a supporre che l&#8217;essenza delle cose sia esclusivamente matematica?<\/p>\n<p>Il determinismo moderno poggia sulle due affermazioni seguenti: 1) le matematiche sono perfettamente intelligibili e sono l&#8217;espressione di un determinismo assoluto; 2) le matematiche si applicano esattamente alla realt\u00e0, almeno in diritto e nel fondo delle cose.<\/p>\n<p>Esaminiamo prima di tutto la prima tesi. Essa consiste nel supporre che le matematiche siano un semplice sviluppo particolare della logica. Ora la logica, almeno la logica reale, che comprende la teoria del concetto, del giudizio e del ragionamento, suppone i dati come irriducibili al rapporto analitico, che \u00e8 il solo tipo della perfetta intelligibilit\u00e0. Il concetto, il giudizio e il sillogismo hanno dato origine in ogni tempo a dispute. In ci\u00f2 che concerne il loro valore si pu\u00f2 ovviare l&#8217;accusa di sterile tautologia solo ricorrendo a considerazioni che oltrepassano la pura logica. Tale \u00e8 la nozione dell&#8217;implicito e dell&#8217;esplicito che risolve come pu\u00f2 la difficolt\u00e0 solo facendo ricorso all&#8217;oscura distinzione metafisica di potenza ed atto.<\/p>\n<p>Se la logica contiene degli elementi irriducibili al pensiero puro, le matematiche ne contengono un numero superiore. Malgrado tutti i loro sforzi, i matematici non hanno potuto ridurre questi elementi alla semplice logica. [&#8230;]<\/p>\n<p>L&#8217;analisi filosofica dei principi e dei metodi matematici rivela buon numero di determinazioni contingenti e di artifici accettati soprattutto perch\u00e9 hanno successo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec la necessit\u00e0 matematica stessa non \u00e8 pi\u00f9 per noi incondizionata, come poteva essere per gli antichi, che consideravano le matematiche interamente A PRIORI. In compenso questa necessit\u00e0 ha perduto il carattere estetico che aveva per i pitagorici e i platonici. Per noi \u00e8 una necessit\u00e0 cieca e brutale che procede rigidamente senza scopo e senza freno. Cos\u00ec concepita, questa necessit\u00e0 si ritrova veramente nelle cose? La fusione perfetta tra matematiche e esperienza, oggetto della scienza moderna, pu\u00f2 forse essere realizzata effettivamente? Potr\u00e0 esserlo in avvenire? [&#8230;]<\/p>\n<p>La scienza, concepita come insieme di tutte le scienze, non \u00e8 che una astrazione. Abbiamo soltanto delle scienze, di cui ciascuna, oltre ad aver relazione con le altre, ha una sua fisionomia e un&#8217;evidenza suoi propri. Via via che dallo studio dei movimenti dei corpi celesti (che \u00e8 la realt\u00e0 pi\u00f9 esteriore che noi conosciamo) ci innalziamo allo studio della vita e del pensiero, i postulati richiesti sono sempre pi\u00f9 numerosi e pi\u00f9 impenetrabili. [&#8230;]<\/p>\n<p>Pi\u00f9 si vuol cogliere l&#8217;essere nella sua realt\u00e0 concreta, pi\u00f9 bisogna contentarsi di fare osservazioni e induzioni, differendo l&#8217;uso del&#8217;analisi matematica. Cos\u00ec la forma matematica conferisce alle scienze un carattere di astrazione: l&#8217;essere concreto e vivente le sfugge.<\/p>\n<p>Concludendo, vi sono dunque due specie di leggi: le une che si possono avvicinare di pi\u00f9 al legame matematico ed implicano una forte elaborazione ed epurazione dei concetti; le altre che si avvicinano di pi\u00f9 alla osservazione e all&#8217;induzione pura e semplice. Le prime esprimono una necessit\u00e0 rigorosa, se non assoluta, ma restano astratte e impotenti a conoscere il particolare ed il modo di realizzarsi effettivamente dei fenomeni. Le seconde riguardano il particolare e le relazioni che hanno tra di loro le totalit\u00e0 complesse e organizzate; esse raggiungono una determinazione maggiore delle prime; ma, poich\u00e9 non hanno altro fondamento che l&#8217;esperienza e connettono tra loro dei fenomeni interamente eterogenei, non possono stabilire rapporti necessari. Una previsione possibile non implica la necessit\u00e0, poich\u00e9 anche atti liberi possono comportarla. Quindi necessit\u00e0 e determinazione sono cose distinte; la nostra scienza non giunge a fonderle in una unit\u00e0.<\/p>\n<p>Riassumendo, da un lato le matematiche sono necessarie solo in quanto ammettono dei postulati la cui necessit\u00e0 \u00e8 indimostrabile, onde la loro necessit\u00e0 risulta in conclusione, solo ipotetica. D&#8217;altra parte l&#8217;applicazione e le matematiche alla realt\u00e0 \u00e8, e sembra non poter essere altro, solo approssimativa. Che cos&#8217;\u00e8, in queste condizioni, la dottrina del determinismo? Una generalizzazione e un passaggio al limite.<\/p>\n<p>Alcune scienze concrete si avvicinano al rigore matematico; si suppone che tutte siano destinate a raggiungere un&#8217;uguale perfezione. La distanza che ci separa dallo scopo pu\u00f2 diminuire sempre pi\u00f9; Si suppone che possa divenire nulla. Ma tale generalizzazione \u00e8 solo teorica. Infatti la distanza fra le matematiche e la realt\u00e0 non pu\u00f2 essere colmata. E se anche sembra diminuire, il numero degli intermediari che bisognerebbe intercalare per operare la congiunzione appare sempre pi\u00f9 senza limite. Storicamente, l&#8217;idea di ridurre la realt\u00e0 alla matematica si deve all&#8217;ignoranza di questa incommensurabilit\u00e0 del reale e della matematica; questa volta l&#8217;ignoranza ha avuto buoni effetti perch\u00e9 non vi sarebbe stato uno slancio con tanto ardore verso un scopo che si fosse conosciuto inaccessibile. Il postulato cartesiano, mentre ha dimostrato la propria fecondit\u00e0, ha trasformato in ideale trascendente ci\u00f2 che per Cartesio era un principio e un punto di partenza.<\/p>\n<p>Se ora confrontiamo con la forma attuale della scienza la testimonianza della conoscenza in favore della libert\u00e0, troveremo che si pu\u00f2 accogliere questa testimonianza molto pi\u00f9 che n on, per esempio, stando al dualismo cartesiano.[&#8230;]<\/p>\n<p>Ma la scienza non conferma affatto la realt\u00e0 di questo dualismo. Essa ci mostra al contrario una gerarchia di scienze, una gerarchia di leggi che noi possiamo avvicinare tra loro, ma non fondere in una sola scienza di cose esterne e in una legge unica. Inoltre essa ci mostra, con l&#8217;eterogeneit\u00e0 relativa delle leggi, la loro azione reciproca. [&#8230;]<\/p>\n<p>Lo spirito non muove la materia, n\u00e9 immediatamente, n\u00e9 mediatamente. Ma non esiste affatto materia bruta; e ci\u00f2 che fa l&#8217;essere della materia comunica con ci\u00f2 che fa l&#8217;essere dello spirito. Quelle che noi chiamiamo le leggi della natura non sono che l&#8217;insieme dei metodi che abbiamo trovato per adattare le cose alla nostra intelligenza e piegarle a compiere la nostra volont\u00e0. In origine, l&#8217;uomo vedeva dappertutto soltanto ilo capriccio e l&#8217;arbitrio soprannaturali. Quindi la libert\u00e0 che egli si attribuiva non aveva presa su cosa alcuna. La scienza moderna gli mostr\u00f2 ovunque la legge fisica, ed egli ritenne allora di vedere la propria libert\u00e0 dissolversi nel determinismo universale. Ma una giusta concezione delle leggi naturali gli rende il possesso di se medesimo e nello stesso tempo gli assicura che la sua libert\u00e0 pu\u00f2 essere efficiente sino a consentirgli di dirigere i fenomeni. Delle cose esteriori e interiori solo le seconde dipendono da noi, diceva Epitteto, e aveva ragione per l&#8217;et\u00e0 in cui parlava. Le leggi meccaniche della natura, rivelate dalla scienza moderna, sono, in realt\u00e0, la catena che connette l&#8217;esterno all&#8217;interno. Lungi dal costituire una necessit\u00e0, esse ci affrancano e ci permettono di aggiungere una scienza attiva alla contemplazione in cui gli antichi rimanevano rinchiusi.\u00bb<\/p>\n<p>Dunque il pensiero epistemologico di \u00c9mile Boutroux &#8211; esemplare per chiarezza e linearit\u00e0, in un panorama filosofico complessivo che si segnala per l&#8217;astrusit\u00e0 e la nebulosit\u00e0 concettuale &#8211; non rigetta il dualismo cartesiano in quanto tale, ma lo oltrepassa, in nome di un volontarismo che non si lascia soffocare tra l&#8217;incudine della &quot;res extensa&quot; e il martello della &quot;res cogitans&quot;; non rifiuta il progresso scientifico n\u00e9 irride alle sue ambizioni di trasformarsi in sapere assoluto, ma mostra l&#8217;infondatezza di queste ultime e riporta la scienza entro l&#8217;ambito che le \u00e8 proprio: quello dello studio dei fenomeni, che non possono essere ridotti nei rigidi schemi della logica. Non tutto \u00e8 matematica, perch\u00e9 non tutto \u00e8 necessario, pur essendo ogni cosa determinata.<\/p>\n<p>In questa distinzione fra determinazione e necessit\u00e0 ci sembra consistere il nocciolo pi\u00f9 fecondo della speculazione del Boutroux. Le leggi matematiche sono necessarie, ma astratte; mentre il mondo della natura \u00e8 il regno del concreto. Le leggi della natura sono pi\u00f9 determinate di quelle matematiche, perch\u00e9 pi\u00f9 vicine al concreto; ma, appunto perci\u00f2, sono meno rigorose e, quindi, meno necessarie. Le une e le altre, peraltro, nascono da una esigenza ordinatrice della mente umana e non risiedono nelle cose stesse.<\/p>\n<p>Non vogliamo qui sollevare l&#8217;eterno problema circa l&#8217;esistenza, o meno, degli enti matematici al di fuori della realt\u00e0 empirica, problema sul quale ci siamo gi\u00e0 soffermati numerose altre volte. Notiamo infatti che il Boutroux non solleva questo problema, perch\u00e9 non si domanda se gli enti della matematica esistano in s\u00e9 e per s\u00e9, ma soltanto, e pi\u00f9 concretamente, se esistano delle leggi della matematica &#8212; e, pi\u00f9 in generale, della logica &#8211; che corrispondano esattamente a dei fenomeni fisici; il che \u00e8 completamente diverso. La risposta negativa a tale interrogativo, cui perviene attraverso un ragionamento semplice ma rigoroso, chiude i conti con le smodate pretese dello scientismo di avere l&#8217;ultima parola in ogni aspetto della conoscenza.<\/p>\n<p>Un altro importante merito di Boutroux \u00e8 stato quello di aver smontato la classificazione delle scienze elaborata da Comte e di aver mostrato come sia improprio parlare di &quot;scienza&quot; al singolare, dal momento che ogni diversa disciplina scientifica (matematica, fisica, chimica, biologia, psicologia, sociologia) si applica a fenomeni di ordine profondamente diverso gli uni dagli altri e si serve, necessariamente, di metodi d&#8217;indagine molto differenti.<\/p>\n<p>I mondi di cui si occupano le singole scienze (al plurale), cio\u00e8 quello fisico, quello chimico, quello organico e cos\u00ec via, sono contraddistinti da una carattere nuovo, imprevedibile, CONTINGENTE rispetto al precedente: da qui il termine &quot;contingentismo&quot; per designare la filosofia di Boutroux e, pi\u00f9 in generale, ogni filosofia che si opponga al determinismo in quanto non riconosca, nei fenomeni della natura, alcun ordine invariabile e necessario.<\/p>\n<p>Boutroux spinge ancora pi\u00f9 avanti il suo ragionamento e afferma che tra i diversi ordini di fenomeni naturali non vi \u00e8 continuit\u00e0; per cui, ad esempio, le leggi fisiche e chimiche sono inadeguate a rendere pienamente conto dei fenomeni biologici. Ebbene, proprio da tali discontinuit\u00e0 emerge un principio di libert\u00e0 insito nella natura stessa, che si sottrae al rigido determinismo del principio di causalit\u00e0.<\/p>\n<p>Al tempo stesso, se \u00e8 vero che i fenomeni organici esulano dal determinismo delle leggi fisiche e chimiche, \u00e8 altrettanto vero che anche la coscienza umana si emancipa dalle leggi biologiche e ci\u00f2 configura il pensiero di Boutroux come una filosofia della libert\u00e0 e come una forma di vitalismo che, sia pure alla lontana, \u00e8 apparentato con altre manifestazioni della rivolta antipositivistica degli ultimi anni del XIX secolo e dei primi del XX, in particolare con il pensiero di Henry Bergson, di J. J. Von Uexk\u00fcll e, alla lontana, anche di Friedrich Nietzsche.<\/p>\n<p>Infine, abbiamo accennato al collegamento esistente fra il pensiero di Boutroux e quello di Charles Renouvier, bench\u00e9 questi appartenga alla generazione precedente (1815-1903). Anche Renouvier, infatti, pur muovendo da una ben diversa prospettiva, in quanto continuatore del criticismo e avverso alla metafisica (oltre che in polemica con la religione cattolica), condivide l&#8217;esigenza di opporsi al determinismo in nome di una concezione aperta e pluralista del reale, in cui la libert\u00e0 umana si realizza pienamente.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 crediamo che la lettura, o la rilettura, di Boutroux abbia ancora diverse cose da dire a noi, cittadini di un secolo dominato dallo scientismo nella sua versione pi\u00f9 esasperata: quella che Raimon Panikkar ha chiamato &quot;tecnocentrica&quot;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quanta parte di libert\u00e0 e responsabilit\u00e0 rimane all&#8217;uomo davanti alla rigorosa necessit\u00e0 delle leggi naturali? 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