{"id":23592,"date":"2015-07-28T04:21:00","date_gmt":"2015-07-28T04:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/il-presupposto-della-concezione-estetica-di-a-l-borges-e-lidealismo-di-g-berkeley\/"},"modified":"2015-07-28T04:21:00","modified_gmt":"2015-07-28T04:21:00","slug":"il-presupposto-della-concezione-estetica-di-a-l-borges-e-lidealismo-di-g-berkeley","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/il-presupposto-della-concezione-estetica-di-a-l-borges-e-lidealismo-di-g-berkeley\/","title":{"rendered":"Il presupposto della concezione estetica di A. L. Borg\u00e9s \u00e8 l\u2019idealismo di G. Berkeley"},"content":{"rendered":"<p>Se l&#8217;essere equivale, come affermava George Berkeley, all&#8217;essere percepito, allora tutto ci\u00f2 che viene percepito rientrare nella categoria dell&#8217;essere, senza distinguere se ci\u00f2 che viene percepito esiste in s\u00e9 e per s\u00e9, o se esiste solo per colui che lo percepisce; anzi, a rigore, questa distinzione viene a cadere, perch\u00e9 non ha pi\u00f9 senso domandarsi se qualcosa esista in se stessa, indipendentemente dal fatto di essere percepita.<\/p>\n<p>Questo, almeno, sul piano della realt\u00e0 finita e delle menti finite; al di sopra del quale vi \u00e8, tuttavia, Dio, mente infinita, in cui tutte le menti sono pensate, e all&#8217;interno delle quali viene pensato tutto ci\u00f2 che esse percepiscono, e dunque tutto ci\u00f2 che, per loro, esiste. Ed \u00e8 chiaro che questa precisazione \u00e8 indispensabile: senza di essa, il sistema di Berkeley diviene insensato: se non vi fosse Dio, che pensa le menti finite, non si capisce da dove verrebbero alle menti le loro percezioni, a meno di immaginare che il mondo, cos\u00ec come ci appare, non esista che a intermittenza, nei momenti nei quali lo vediamo e ne facciamo esperienza, per poi diventare nulla mentre dormiamo, o mentre siamo impegnati in altre cose, e non percepiamo gli oggetti che lo compongono.<\/p>\n<p>Ebbene: il mondo dello scrittore argentino Jorge Luis Borges (nato a Buenos Aires nel 1899 e spentosi a Ginevra nel 1986) \u00e8 un mondo che rimanda fortemente all&#8217;idealismo berkeleiano, ma, cosa notevole, anche se non molto spesso evidenziata, senza quel presupposto, logico e ontologico, che, per il filosofo inglese del XVIII secolo, \u00e8 Dio, la Mente Infinita che pensa tutto il reale e che, pensandolo, gli conferisce una qualche forma, e sia pure provvisoria, di esistenza. Ora, proprio da tale omissione, o, per dir meglio, da tale trascuratezza, da tale agnosticismo, deriva al mondo di Borges il suo carattere allucinatorio, onirico, impalpabile, virtuale, illusorio: perch\u00e9 l&#8217;idealismo, privato dell&#8217;Idea fondamentale, che \u00e8 Dio, ci lascia in eredit\u00e0 un mondo ingannevole e impazzito, stralunato, nel quale ciascuno insegue i propri sogni e le proprie illusioni, ma senza percepirne il carattere elusivo ed evanescente: per cui, come in Pedro Calderon de la Barca (\u00abLa vita \u00e8 sogno\u00bb) e come nell&#8217;ultimo Shakespeare (\u00abLa tempesta\u00bb), la vita assume l&#8217;aspetto, inquietante e perfino angoscioso, di una incomprensibile ed evanescente commedia, nella quale non si sa mai cosa sia realt\u00e0 e cosa fantasia, illusione, inganno.<\/p>\n<p>I temi pi\u00f9 frequenti, nella letteratura fantastica di Borges, sono gli slittamenti temporali; le realt\u00e0 parallele; il doppio; nonch\u00e9 la biblioteca ed il libro come luoghi di un sapere misterioso, magico, mediante il quale \u00e8 possibile accede ad altri piani di realt\u00e0; ma il motivo di fondo pi\u00f9 frequente, e quasi incessante, \u00e8 quello della impossibilit\u00e0, pirandelliana (e sveviana), di discerne verit\u00e0 e menzogna, e, dunque, dell&#8217;ambiguit\u00e0 della letteratura, come luogo della finzione per eccellenza, e anche come luogo della contraffazione della vita, quasi della sua ri-creazione, essendo lo scrittore, in fondo, quasi un mago onnipotente per i suoi personaggi, capace di crearli e distruggerli, nonch\u00e9 di guidarli attraverso i labirinti del reale.<\/p>\n<p>Come per Ariosto, infatti, anche per Borges la realt\u00e0 \u00e8 labirintica; e, come per Ariosto, il labirinto \u00e8 sia la cifra della complessit\u00e0 del reale, sia il luogo dell&#8217;&quot;errore&quot;, cio\u00e8 dello smarrimento, pi\u00f9 o meno volontario, e, forse, dell&#8217;abbandono dell&#8217;io ad una realt\u00e0 &quot;altra&quot;. E qui si attua anche la convergenza fra Borges e Calvino: come per Calvino, infatti, il labirinto (ma anche lo specchio, la scacchiera, la biblioteca) \u00e8 lo strumento letterario atto a riprodurre l&#8217;estrema complessit\u00e0 del reale, ma anche il luogo della &quot;tentazione&quot; di nascondersi e di non uscire pi\u00f9, abbandonandosi alla sua misteriosa magia (si confronti anche un verso de \u00abI Mari del Sud\u00bb di Cesare Pavese, in cui si parla di un bambino che, giocando a nascondino, si nasconde entro una siepe e si dimentica poi di uscirne; un po&#8217; come Cosimo Piovasco di Rond\u00f2, ne \u00abIl barone rampante\u00bb, decide di non scende pi\u00f9 dagli alberi, sui quali \u00e8 salito quasi per gioco).<\/p>\n<p>E cos\u00ec come Ariosto gioca sul doppio significato del verbo &quot;errare&quot;, sia nel senso di andare senza meta, sia di allontanarsi dalla verit\u00e0, cos\u00ec Borges ama giocare sul significato di altre parole-chiave, prima fra tutte &quot;inquisire&quot;: perch\u00e9 l&#8217;&quot;inquisizione&quot; \u00e8 la ben nota istituzione creata per reprimere l&#8217;eresia, da parte della Chiesa cattolica, ma anche l&#8217;atto dell&#8217;inquisire, cio\u00e8 del ricercare, e, pi\u00f9 precisamente, del ricercare la verit\u00e0. Suprema ambiguit\u00e0 del reale, appunto: impercettibile \u00e8 la linea di separazione fra la ricerca della verit\u00e0, legittima e fondamentale aspirazione dell&#8217;anima umana, e l&#8217;imposizione violenta della propria verit\u00e0 a tutti gli altri. Ogni inquisitore \u00e8 un po&#8217; un fanatico, almeno in potenza; e ogni fanatico \u00e8 anche un inquisitore. La realt\u00e0 ha sempre due facce (perlomeno) e ogni tentativo di semplificarla equivale ad una forzatura, ad un vero e proprio stravolgimento della verit\u00e0.<\/p>\n<p>Questo punto \u00e8 stato sufficientemente chiarito da Cesco Vian nella sua monografia \u00abInvito alla lettura di Borg\u00e9s\u00bb, Milano, Mursia, 1980, pp. 43-44):<\/p>\n<p>\u00ab&quot;Inquisiciones&quot;, molto borgesiano nel titolo semi-umoristico (gioco intellettuale sul doppio significato del vocabolo, quello letterale e quello storico), dest\u00f2 subito due echi importanti in Europa: le elogiose recensioni di Val\u00e9ry Larbaud &#8212; il benemerito &quot;neolatinista&quot; francese che scopr\u00ec anche Italo Svevo &#8212; e dell&#8217;umanista dominicano Pedro Henriquez Ure\u00f1a, che insegn\u00f2 a Buenos Aires e fu uno dei pochi amici &quot;accademici&quot; di Borges; pubblicate la prima nella &quot;Revue Europ\u00e9enne&quot; di Parigi (dicembre 1925), la seconda nella grave &quot;Revista de Filologia espa\u00f1ola&quot;, diretta a Madrid da Ramon Menendez Pidal (XIII, 1926).<\/p>\n<p>&quot;\u00c8 il miglior libro di critica che abbiamo ricevuto, fino ad oggi, dall&#8217;America latina&quot;, cominciava l&#8217;acuto francese, e addirittura &quot;l&#8217;inizio di una nuova epoca nella critica argentina&quot;, dovuto al &quot;pi\u00f9 moderno dei poeti di Buenos Aires, vale a dire di quelli che esperimentano poeticamente la vita quotidiana e il paesaggio&quot; di quella citt\u00e0. &quot;Per molto tempo gli intellettuali dell&#8217;America Latina, discepoli incoscienti di Simon Bolivar, si sentirono soddisfatti degli elementi della cultura puramente francesi, o nel migliore dei casi franco-spagnola&quot;; mentre ora, grazie a Borges, entrano nel loro ambito culturale anche le letterature inglese, tedesca e italiana. Borges, per\u00f2 &#8212; termina la breve e densa nota &#8212; non \u00e8 &quot;un semplice erudito&quot;, in quanto &quot;possiede una teoria estetica&#8230; quella che ha la propria base nell&#8217;idealismo di Berkeley e nega l&#8217;esistenza dell&#8217;io e dei suoi prodotti, il tempo e lo spazio. La poesia \u00e8 &quot;divina&quot;, nel senso che \u00e8 un puro presente, un&#8217;eternit\u00e0. Borges parte di qui per combattere il sentimento romantico del Mistero e gli epiteti negativi &quot;ineffabile&quot;, ecc.).<\/p>\n<p>Pi\u00f9 professorale, ma non meno intuitivo, Henriquez Ure\u00f1a osserva che Borges, &quot;poeta d&#8217;avanguardia, secondo la parola di moda&quot;, unisce nel suo libro &quot;disquisizioni filosofiche e letterarie&quot;, secondo un orientamento &quot;nuovo in castigliano, verso la stilistica&quot;, e due lavori su autori dei secoli XVII e XVIII, Quevedo e Torres Villaroel: studi tutti d&quot;di valore singolare per la loro qualit\u00e0 e rarit\u00e0&quot; e per l&#8217;importanza attribuita, in poesia, alla parola e alla metafora, &quot;problema centrale per il gruppo ispanico dell&#8217;Avanguardia&quot;, non tanto per\u00f2 da non avvertire che &quot;le immagini non sono il limite dell&#8217;espressione, e che ogni tecnica di esse degenera fatalmente in retorica&quot;.Il recensore critica, infine, &quot;l&#8217;insufficienza delle osservazioni (di Borges sul Concettismo e il Gongorismo), mentre sembra elogiare la sua volont\u00e0 di definire, di l\u00e0 dallo stile dei singoli autori, &quot;i caratteri, lo spirito dei popoli e dei luoghi&quot; e in concreto &quot;l&#8217;espressione criolla dell&#8217;America&quot;.<\/p>\n<p>Osservazioni indubbiamente fondate, nell&#8217;un caso come nell&#8217;altro; sebbene nessuno dei due recensori rilevi la sommariet\u00e0 e persino, talvolta, la superficialit\u00e0 degli articoli borgesiani, forse per simpatia o amicizia personale. Abbastanza singolare anche il fatto che nessuno dei due eccellenti letterati abbia visto (Val\u00e9ry Larbaud l&#8217;intravvede appena) la decisiva prevalenza, in &quot;Inquisiciones&quot;, degli interessi inglesi.<\/p>\n<p>L&#8217;influenza dell&#8217;idealismo berkeleiano era gi\u00e0 considerevole, come vide il critico francese, in Borges (importante correttivo, se non altro, al positivismo spenseriano ch&#8217;era statola base degli insegnamenti paterni); ma pi\u00f9 importante ancora era il saggio dedicato a un libro inglese che Borges doveva poi ricordare e citare a lungo, segno certo della profonda impressione che lasci\u00f2 in lui: la &quot;Religione Medici&quot;, di Thomas Browne (1642). Assai prima di scoprire un&#8217;altra grande ed esemplare &quot;anima sorella&quot;, Montaigne, Borg\u00e9s ammirava &#8212; &quot;Inquisiciones&quot;, appunto, lo documenta &#8212; i grandi saggisti inglesi, da Bacone ad Addison, dal puritano Bunyan, adorabile nella sua &quot;sancta simplicitas&quot;, al biblico Milton, non meno grande prosatore che poeta, ma forse nessuno quanto il medico-umanista Browne, insieme medievale (credeva ancora nella simbologia della natura), secentesco per la sua predilezione per i ragionamenti sottili e persino alquanto sofistici, e moderno, nella sua passione metafisica e antropologica che lo spinse, fra i primi in Europa, a &quot;esplorare l&#8217;allora malnota regione dell&#8217;io cotidiano, quell&#8217;io che \u00e8 sede di fuggevoli pensieri, di singolarit\u00e0 di gusto e di sentimento&quot; (M. Praz): uno spirito raro, dunque, introverso e acuto, che non pot\u00e9 non apparirgli fraterno.\u00bb<\/p>\n<p>Ora, tornando al nostro assunto iniziale, \u00e8 chiaro che il mondo di Borges \u00e8 un mondo &quot;borgesiano&quot; (come quello di Pirandello \u00e8, o finisce per diventare, &quot;pirandelliano&quot;) precisamente nella misura in cui l&#8217;uscita dal labirinto viene resa difficile, o impossibile, non tanto dall&#8217;azione di fattori esterni, ma dalla strana, segreta attrazione che la realt\u00e0 del labirinto esercita su coloro che si accorgono di esservi penetrati (perch\u00e9, quanto al mero FATTO di penetrarvi, nessuno pu\u00f2 vi si pu\u00f2 sottrarre, dal momento che il labirinto \u00e8 la vita stessa): proprio come, nel palazzo del mago Atlante, i cavalieri di Ludovico Ariosto finiscono per trattenersi volontariamente, e sia pure per l&#8217;effetto dei loro inganni e delle loro illusioni.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9, ci si potrebbe chiedere, il labirinto, che pure suscita inquietudine e angoscia, tende anche ad attrarre, e sia pure segretamente, e induce coloro che vi si trovano a non avere poi tanta voglia di uscirne? Sul piano strettamene psicologico, si potrebbe rispondere che il labirinto offre pur sempre una forma di protezione: come la nebbia, come la siepe (si pensi a tante poesie del Pascoli), il labirinto impedisce di uscire, ma rende difficile anche l&#8217;essere trovati: stando al suo interno, si \u00e8 comunque &quot;difesi&quot; dal mondo esterno, il quale, se pure esiste (il mondo che si trova al di l\u00e0 del &quot;muro&quot;, in \u00abMeriggiare pallido e assorto\u00bb di Montale), non \u00e8 detto che sia ospitale, potrebbe anche rivelarsi una tremenda delusione, rispetto alla quale la realt\u00e0 asfittica, ma protetta, del labirinto, appare quasi rassicurante, o, comunque, come il male minore (\u00abIo vivere vorrei addormentato \/ entro il dolce rumore della vita\u00bb, recita una bellissima poesia di Sandro Penna).<\/p>\n<p>Siamo sempre l\u00ec, alla domanda cruciale del signor K. ne \u00abIl processo\u00bb di Franz Kafka: finch\u00e9 non sappiamo esattamente di che cosa siamo accusati, forse \u00e8 meglio non spingersi al di fuori del terreno conosciuto, fosse pure il labirinto che ci tiene prigionieri: non \u00e8 il male, ma il timore del male, ci\u00f2 che fa maggiormente paura, una volta che il meccanismo dell&#8217;incanto si sia spezzato e che le nostre vite giacciono gettare alla rinfusa, in un mondo senza ordine, n\u00e9 senso. Non \u00e8 un caso che, nei romanzi e nei racconti di Borges, manchino, o siano cos\u00ec avari ed ambigui, i riferimenti storici e temporali, nonch\u00e9 quelli geografici: l&#8217;unico tempo che conta \u00e8 quello soggettivo (&quot;esse est percipi&quot;, appunto) e l&#8217;unica realt\u00e0 che conta \u00e8 quella della &quot;recherche&quot; interiore, dell&#8217;inchiesta all&#8217;interno di se stessi; e come stupirsi che la realt\u00e0 sia labirintica, se noi stessi vaghiamo incessantemente, con moto circolare, attorno al nostro io, senza mai riuscire ad afferrarlo?<\/p>\n<p>Il mondo borgesiano \u00e8 parente di quello kafkiano proprio perch\u00e9, in esso, il meccanismo del senso si \u00e8 infranto, insieme all&#8217;incanto per le cose: e le cose, abbandonate a se stesse, fluttuano come in una nebbia, ove \u00e8 impossibile distinguere il vero dal falso, la realt\u00e0 dall&#8217;illusione.<\/p>\n<p>In senso filosofico, la domanda sul perch\u00e9 il labirinto eserciti un cos\u00ec potente fascino segreto su quanti vi si trovano imprigionati, rimanda direttamente alla questione che avevamo posta all&#8217;inizio: al venire meno, cio\u00e8, di una istanza superiore &#8212; Dio &#8212; che si faccia garante tanto dell&#8217;ordine delle cose, quanto della loro bellezza, sensatezza e verit\u00e0. Se Dio non c&#8217;\u00e8, ragiona Ivan Karamazov, allora tutto \u00e8 lecito: anche scambiare la seriet\u00e0 della vita, alla ricerca del Vero, per una commedia senza soggetto, per una mascherata di dubbio gusto e d&#8217;incerto significato, nella quale (come si vede in Umberto Eco) tanto vale giocare con tutto, visto che nulla offre un terreno solido sotto i piedi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se l&#8217;essere equivale, come affermava George Berkeley, all&#8217;essere percepito, allora tutto ci\u00f2 che viene percepito rientrare nella categoria dell&#8217;essere, senza distinguere se ci\u00f2 che viene percepito<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[117,263],"class_list":["post-23592","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-dio","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23592","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23592"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23592\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23592"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23592"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23592"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}