{"id":23588,"date":"2015-07-29T12:27:00","date_gmt":"2015-07-29T12:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/i-bombardamenti-di-milano-nellagosto-1943-una-inutile-crudelta-di-churchill\/"},"modified":"2015-07-29T12:27:00","modified_gmt":"2015-07-29T12:27:00","slug":"i-bombardamenti-di-milano-nellagosto-1943-una-inutile-crudelta-di-churchill","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/i-bombardamenti-di-milano-nellagosto-1943-una-inutile-crudelta-di-churchill\/","title":{"rendered":"I bombardamenti di Milano nell\u2019agosto 1943: una inutile crudelt\u00e0 di Churchill"},"content":{"rendered":"<p>Per tre volte, di notte, nell&#8217;agosto del 1943 &#8212; fra il 7 e l&#8217;8, fra il 12 e il 13 e fra il 14 e il 15, giorno di ferragosto &#8212; i Milanesi furono svegliati dalle sirene dell&#8217;allarme aereo e, correndo a rifugiarsi nelle cantine e negli appositi rifugi, e sentendo tremare la terra e gli edifici sopra le loro teste, sperimentarono i pi\u00f9 violenti bombardamenti che avessero mai conosciuto (compresi quelli della prima guerra mondiale), bombardamenti che giunsero del tutto inattesi, sia per l&#8217;assoluta mancanza di obiettivi militari legittimi e ragionevoli, sia per il particolare momento politico che l&#8217;Italia stava allora attraversando.<\/p>\n<p>Il fascismo era caduto dopo la seduta del Gran Consiglio e il successivo arresto di Mussolini, ordinato da Vittorio Emanuele III, il 26 luglio; e il nuovo capo del governo, il maresciallo Pietro Badoglio, chiaramente stava cercando la maniera di portare l&#8217;Italia fuori dalla guerra, anche se, a parole, assicurava i suoi alleati tedeschi di non averne alcuna intenzione &#8211; senza peraltro essere creduto, cosa che rendeva delicatissimi i suoi approcci segreti verso gli Alleati. Di fatto, il generale Castellano fu inviato il 16 agosto a Lisbona per prendere i contatti preliminari con le autorit\u00e0 alleate, in vista dell&#8217;armistizio, che poi sarebbe stato firmato il 3 settembre, a Cassibile, in provincia di Siracusa; ma reso noto, come tutti sanno, per iniziativa unilaterale degli Anglo-americani, l&#8217;8 settembre, alle 18,30 di sera, da Radio Algeri, e poi confermato dalla radio italiana, alle 19,45, mediante un messaggio registrato dello stesso Badoglio.<\/p>\n<p>Il primo bombardamento di Milano, la notte fra il 7 e l&#8217;8 agosto, fu effettuato dai &quot;Lancaster&quot; con bombe incendiarie, e provoc\u00f2 160 morti e 280 feriti; nel secondo, nella notte dal 12 al 13, mezzo migliaio di aerei scaricarono sulla citt\u00e0 2.000 tonnellate di bombe e poco meno di 400.000 spezzoni incendiari, causando la distruzione di una met\u00e0 della metropoli nel cosiddetto &quot;vortice di fuoco&quot; (il cielo era limpidissimo e la reazione della contraerea fu quasi insignificante), cui si aggiunse una &quot;coda&quot; nella notte successiva, da parte di 140 fortezze volanti che, guidate dagli incendi che ancora divampavano &#8212; le tubature dell&#8217;acquedotto erano saltate e, pertanto, spegnere le fiamme diventava un&#8217;impresa quasi impossibile &#8211; sganciarono un altro carico di morte; il terzo, nella notte dal 14 al 15, da parte di 200 apparecchi britannici (non tutti giunti sulla citt\u00e0, questa volta, a causa delle non favorevoli condizioni meteorologiche durante il volo; in compenso su Milano brillava la luna piena) vide la distruzione di interi quartieri e il danneggiamento, ancora una volta, del centro storico, Duomo e teatro della Scala compresi.<\/p>\n<p>Si calcola che il 50% delle case vennero danneggiate dai bombardamenti dell&#8217;agosto, parte delle quali (circa il 17%) in modo totale o molto serio, e che 400.000 milanesi rimasero senza un tetto sotto il quale ripararsi; che da 250.000 a 300.000 persone, in gran parte a piedi e in bicicletta (le automobili erano ormai rarissime, e cos\u00ec la benzina), sfollarono dalla sventurata citt\u00e0 verso le campagne e i paesi circostanti; che le vittime furono circa 2.000, e cadaveri straziati giacevano ovunque insepolti. Tale fu il bilancio delle incursioni volute da Arthur Harris, il comandante del Bomber Command, e avallate dal premier Winston Churchill, entrambi animati da un feroce spirito vendicativo per i bombardamenti subito da Coventry e da Londra (ma la partecipazione dell&#8217;Aeronautica italiana alla Battaglia d&#8217;Inghilterra, decisa da Mussolini, fu molto limitata e tardiva: a partire dalla fine di ottobre 1940 , e decisi a non ammettere pi\u00f9 alcuna distinzione fra obiettivi militari e obiettivi civili, nonch\u00e9 fra bersagli militarmente, politicamente e moralmente legittimi e quelli che non lo erano.<\/p>\n<p>Arturo Tofanelli (nato a Cerreto Guidi, presso Firenze, nel 1908; spentosi a Milano nel 1994), un giornalista e scrittore alquanto dimenticato dalla cultura italiana contemporanea, ma giustamente noto e alquanto apprezzato ai suoi tempi, in quei giorni si trovava a Milano, e cos\u00ec ha rievocato i bombardamenti effettuati dai &quot;Lancaster&quot; e dagli &quot;Halifax&quot; della Royal Air Force (in: A. Tofanelli, \u00abMemorie imperfette\u00bb, Milano, Gei\/Rizzoli, 1986, pp. 101-110):<\/p>\n<p>\u00abDel tutto inattesi si scatenarono su Milano, tra il 10 e il 15 agosto tre bombardamenti terrificanti, le cui conseguenze sono ancora vergognosamente visibili nel centro storico della citt\u00e0, per l&#8217;inettitudine delle amministrazioni che l&#8217;hanno governata. Il perch\u00e9 di quei bombardamenti anglo-americani ad armistizio firmato e mentre il governo Badoglio cercava una via d&#8217;uscita, non \u00e8 stato mai spiegato. A Milano non c&#8217;era nulla che valesse lo spreco di una sola bomba, n\u00e9 concentramenti di truppe, in quel momento neanche tedesche, n\u00e9 depositi di munizioni e di armi n\u00e9 i fantasmi di una postazione antiaerea, tanto meno un caccia disponibile nei suoi campi d&#8217;aviazione. I milanesi potevano aspettarsi di tutto ma non che gli alleati, verso i quali i loro cuori erano protesi, piombassero a farne salsiccia. Lo scopo era quello di terrorizzare, questo si cap\u00ec. Ma a che pro? In guerra la psicologia non conta, e pochi sono capaci di usarla. Altrimenti Churchill e compagni avrebbero capito che quei bombardamenti alla causa alleata non portavano nulla; potevano soltanto scavare odio nell&#8217;animo di una cittadinanza che loro sapevano amica, e sbattere via soldi dato che quelle montagne di bombe avevano pure un costo. E anche le guerre hanno un bilancio, del quale i responsabili devono tener conto. I comandanti delle fortezze volanti avevano ricevuto istruzioni che non ebbero difficolt\u00e0 a rispettare: colpire il centro della citt\u00e0, risparmiando i beni religiosi. Il Duomo fu salvato con un lavoro di ricamo, incendiando tutto intorno ad esso. L&#8217;unica grande costruzione che poteva legittimare l&#8217;ipotesi di un obiettivo militare, la stazione centrale, rest\u00f2 intatta con molto rammarico della citt\u00e0 che dovr\u00e0 subire il suo monumento funerario probabilmente per secoli. Fino ai giorni di agosto Milano se l&#8217;era cavata abbastanza bene durante quegli anni. La guerra la sentivamo lontana e bombardamenti seri non ce n&#8217;erano stati. Ne ricordo uno del primo anno. Per festeggiare la marcia su Roma il 28 ottobre 1940 in pieno giorno e a bassa quota una decina di apparecchi inglesi venne a sganciare un po&#8217; di bombe a casaccio. Dal tetto di una casa assistetti alle loro evoluzioni durante una mezz&#8217;ora e vidi grossi fagotti scuri uscire dal ventre degli aerei: potevano essere graziosi doni per le camicie nere in festa, fatti cadere dal cielo., Ma le bombe di cento e duecento chili non uccisero nessuno n\u00e9 fecero grossi danni. Fu un saluto ironico. Nessun caccia li contrast\u00f2 e li insegu\u00ec. [&#8230;]<\/p>\n<p>La sera dell&#8217;undici agosto 1943 Milano era afflitta da una preoccupoante luna piena in un cielo terso come raramente si vede in Lombardia, dove un velo di opacit\u00e0 non manca mai. Ma quella sera una leggera brezza oltre che attenuare l&#8217;oppressione dell&#8217;afa rendeva incredibilmente cristallina la volta celeste. L&#8217;allarme non si fece attendere, e mi parve che le sirene suonassero pi\u00f9 forte e pi\u00f9 a lungo. Come dire: questa volta \u00e8 una cosa seria. Mi avviai al rifugio abituale, proprio davanti all&#8217;albergo Europa, ricavato nello scantinato del caff\u00e8-ristorante Hagy. Si raggiungeva scendendo un&#8217;acrobatica sala a chiocciola come calandoci in un pozzo. Feci appena in tempo a sedermi su una panca appoggiata al muro, che cominciarono a cadere le bombe. Di solito l\u00e0 sotto i rumori arrivavano molto attenuato. Ci sentivamo al sicuro, eravamo dei tranquilli sepolti vivi. Ma quella sera fu subito diverso. Le esplosioni le sentivamo sulle nostre teste, i muri massicci e potenti tremavano e qualcosa si staccava dal soffitto basso di grezzo cemento, sassolini sempre pi\u00f9 grossi ci ruzzolavano tra i piedi. Ogni tanto la porta di ferro si apriva e con folate di vento entrava gente bianca di povere e di calcinacci, oltre che dal terrore. [&#8230;]<\/p>\n<p>I bombardamenti su Milano dell&#8217;agosto 1943, ebbero effetti materiali e psicologici disastrosi. Dopo la terza incursione in meno di una settimana, la citt\u00e0 rest\u00f2 paralizzata e mezzo vuota. Rimaneva acuta in tutti noi l&#8217;incomprensione di quella barbara impresa; anche i pi\u00f9 decisi sostenitori della causa alleata erano incapaci di trovare una giustificazione a lume di logica. Evidentemente dopo quattro anni non avevamo ancora capito che la guerra \u00e8 un mostro che non ragiona. La sua logica \u00e8 quella di non averne, con il romantico obiettivo di raggiungere il diapason della spietatezza, il delirio della carneficina. In seguito, di questa verit\u00e0, del gratuito, dello sperpero nel diabolico, avremmo avuto altre testimonianze di gran lunga pi\u00f9 convincenti della punizione inflitta a Milano. Quella di Dresda, per esempio. Migliaia di fortezze volanti, partite da basi lontane, forse lo spiegamento pi\u00f9 spettacolare offerto nei sei anni di guerra, rasero al suolo ad ondate successive, la Firenze della Germania. Gli abitanti di Dresda stavano pi\u00f9 morti che vivi ad aspettare quello che ritenevano il vero nemico implacabile, l&#8217;esercito sovietico, che nella sua travolgente avanzata stava per raggiungerli. Agli occidentali, cos\u00ec lontani, neanche ci pensavano. Fu per aiutare l&#8217;avanzata dei russi, per spianare il terreno davanti a loro che gli alleati misero in atto il terrificante raid? I sovietici hanno sempre affermato di non averlo n\u00e9 sollecitato n\u00e9 gradito. E c&#8217;\u00e8 da crederli, se si pensa che Berlino qualche mese dopo vollero prenderla da soli, subendo gravi perdite, che sarebbero state minime se l&#8217;avessero concertata con gli anglo-americani. Ma in guerra la cosa che conta meno \u00e8 la vita umana. Conta una cosa sola: il prestigio della vittoria&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Certo, il prestigio della vittoria, che conferisce al vincitore una sorta di superiorit\u00e0 spirituale e culturale: si pensi che, fino a quel momento, la lingua straniera studiata in Italia, e in quasi tutti i Paesi d&#8217;Europa, era prevalentemente il francese; fu dopo la guerra e dopo la vittoria schiacciante delle potenze anglosassoni (mentre la Francia, nel 1945, riebbe lo &quot;status&quot; di grande potenza per il rotto della cuffia, e solo per gentile concessione di queste), che l&#8217;insegnamento della lingua inglese cominci\u00f2 a dilagare nelle scuole del continente, fino all&#8217;estinzione, in pratica, dei corsi di francese, (sostituiti, in questi ultimi anni, dal tedesco e dallo spagnolo). Ma, oltre al prestigio della vittoria, contano anche, naturalmente, e contano moltissimo, i vantaggi materiali &#8212; politici, economici e finanziari &#8212; che da essa derivano.<\/p>\n<p>Gli Inglesi, ad esempio, sapevano molto bene perch\u00e9 erano entrati in guerra, nel 1939: non certo per difendere la Polonia semi-fascista, antisemita, follemente sciovinista (mentre avevano abbandonato al suo destino, senza fare una piega, la democratica Cecoslovacchia); tanto \u00e8 vero che non mossero un dito per reagire all&#8217;attacco a tradimento di Stalin contro la Polonia stessa, n\u00e9 per difendere la Finlandia, anch&#8217;essa aggredita dal dittatore sovietico, e meno ancora sollevarono delle serie rimostranze allorch\u00e9 questi si annett\u00e9, in un solo boccone, l&#8217;Estonia, la Lettonia e la Lituania, oltre alle province romene (l&#8217;appetito vien mangiando) della Bessarabia e della Bucovina settentrionale. No: non era per &quot;difendere &quot; Danzica &#8212; oltretutto, citt\u00e0 decisamente tedesca -, n\u00e9 per soccorrere qualche piccolo Paese dell&#8217;Europa centro-orientale, che la nazione britannica affrontava i rischi e i costi di una nuova guerra mondiale; ma per stroncare la rinascita economica e politica tedesca, per distruggere il pericoloso esempio della sua spettacolare ripresa economica dopo l&#8217;ondata devastante della Grande crisi del 1929 (e ci\u00f2 valeva, in qualche misura, anche per l&#8217;esempio dell&#8217;Italia fascista), e, soprattutto, per difendere e continuare a sfruttare, indisturbata e senza rivali, il suo immenso impero coloniale, con buona pace dei nobili principi wilsoniani e delle encomiabili intenzioni della Societ\u00e0 delle Nazioni, le quali ultime erano state cos\u00ec sollecite nel condannare l&#8217;aggressione italiana contro l&#8217;Etiopia, ma nulla avevano da eccepire sulle usurpazioni britanniche in Egitto, in Iraq, in Palestina, appena velate dietro trasparenti finzioni giuridiche: obiettivi che non era possibile perseguire se non a condizione d&#8217;impedire in ogni modo, a qualsiasi prezzo, la formazione d&#8217;un blocco europeo abbastanza forte, come lo era l&#8217;Asse, da poter mettere in crisi &quot;l&#8217;ordine&quot; di Versailles e porre all&#8217;ordine del giorno la questione di una generale, vigorosa redistribuzione del potere mondiale e delle risorse mondiali.<\/p>\n<p>Ora, quando si sa perch\u00e9 si sta facendo una guerra, quando si comprende la ragione dei sacrifici che essa richiede al cittadino, si \u00e8 anche sufficientemente motivati per combatterla con determinazione, con grinta, diciamo pure con una giusta dose di cattiveria: perch\u00e9 fare una guerra non \u00e8 cosa da gentiluomini, e chi non \u00e8 disposto a sporcarsi abbondantemente le mani, in ogni senso, \u00e8 meglio che non ci pensi nemmeno e si batta per la difesa della pace ad ogni costo: anche al prezzo di veder soccombere il proprio Paese in una questione che riguarda i suoi interessi vitali. Gli Inglesi avevano certamente questa chiarezza concettuale; questo spiccato senso pratico, fino al limite del cinismo; questa concezione apertamente utilitaristica della guerra, senza tanti romanticismi (le giaculatorie di Churchill contro la brutalit\u00e0 nazista e in difesa della &quot;libert\u00e0&quot; del mondo erano pura e semplice propaganda, ad uso di chi fosse talmente ingenuo da prenderle sul serio), e ci\u00f2 dava ad essi, a prescindere da altre considerazioni sul loro carattere nazionale (cfr. il nostro articolo: \u00abUna pagina al giorno: Sono buoni gli Inglesi?, di Concetto Pettinato\u00bb, pubblicato sul sito d Arianna Editrice in data 21\/12\/2008), una carica adeguata di &quot;cattiveria&quot;, come si vide, appunto, nei bombardamenti aerei contro le citt\u00e0 tedesche e italiane. Non risulta che tutte quelle migliaia di piloti della Royal Air Force abbiano avuto soverchie crisi di coscienza, quando andavano a scaricare le bombe incendiarie sulle sventurate, inermi citt\u00e0 piene di vecchi, donne e bambini; n\u00e9 risulta che, nel Parlamento di Londra, si siano levate voci di critica o di dissenso riguardo alla saggezza e alla legittimit\u00e0 di quel modo di fare la guerra.<\/p>\n<p>Ora, tornando ai bombardamenti di Milano, gli abitanti del capoluogo lombardo non se li sarebbero mai aspettati, perch\u00e9 una cosa del genere non rientrava nel modo di fare la guerra degli Italiani, complice il fatto che nessuno aveva spiegato loro sufficientemente il perch\u00e9 di quella guerra, e quanto vi fossero implicati gli interessi vitali della nazione: ossia, in poche parole, l&#8217;eredit\u00e0 del Risorgimento e la possibilit\u00e0, per il nostro Paese, di affrancarsi da quello stato di subalternit\u00e0 in cui, purtroppo, \u00e8 ripiombato dopo l&#8217;8 settembre del 1943. Anche a causa della fretta con cui Mussolini prese la fatale decisione, il 10 giugno del 1940, sotto l&#8217;impressione delle folgoranti vittorie tedesche (egli si era cullato nell&#8217;idea di poter diventare l&#8217;ago della bilancia, illudendosi che le forze tedesche e quelle anglo-francesi sarebbero rimaste a lungo in equilibrio sul fronte occidentale), il popolo italiano non si era reso conto che non si trattava di una guerra fascista, ma di una guerra nazionale: perfino pi\u00f9 nazionale delle tre guerre d&#8217;indipendenza dell&#8217;Ottocento, e di quella del 1915-18. Del resto, lo stesso Mussolini pensava, sbagliando, che la guerra mondiale, nel giugno del 1940, fosse ormai alle ultime battute, e aveva paura che l&#8217;Italia non facesse in tempo a sedere al tavolo della pace, per reclamare la sua parte di bottino e un ruolo internazionale di maggior peso, preparandosi a gettare sul piatto delle trattative l&#8217;ottimo argomento che i vincitori hanno sempre ragione, mentre gli sconfitti (e i neutrali) hanno sempre torto.<\/p>\n<p>E non si venga a dire che, se erano stati capaci di adoperare i gas nel 1936, durante la campagna d&#8217;Etiopia, gli Italiani erano pronti a &quot;sporcarsi le mani&quot; come chiunque altro nel contesto della Seconda guerra mondiale. Noi Italiani siamo troppo propensi a denigrarci, a calunniarci, a flagellarci per tutte le nostre colpe, vere o presunte. La verit\u00e0 \u00e8 che, anche senza l&#8217;uso dei gas, la campagna d&#8217;Etiopia si sarebbe conclusa allo stesso identico modo, al massimo con qualche giorno di ritardo; affermare il contrario, come pure taluno storico, anche italiano, non si \u00e8 peritato di fare, sarebbe come sostenere che, senza l&#8217;uso dei gas asfissianti, gli Austro-tedeschi non sarebbero riusciti a rompere il nostro fronte a Caporetto. Quanto alla Seconda guerra mondiale, \u00e8 un fatto &#8212; e un fatto ampiamente documentato da tutti gli storici, che le nostre Forze Armate presero sotto la loro protezione tutti gli Ebrei che vivevano, o che vennero a cercare rifugio, nei territori europei da esse occupati, non di rado sottraendoli alle grinfie dei Tedeschi e dei regimi collaborazionisti, dai Francesi di Vichy agli Ustascia croati di Ante Pavelic. Non vogliamo dire, con questo, che anche qualche reparto italiano non possa essersi macchiato di atrocit\u00e0, specialmente nei Balcani; ma affermiamo che si tratt\u00f2 comunque di singoli episodi, non di uno stile abituale. E cos\u00ec come il nostro esercito, la nostra marina e la nostra aviazione, allo stesso modo anche la nostra popolazione visse gli anni della guerra mostrando un altissimo senso di umanit\u00e0: come ben sanno quelle migliaia di cittadini di religione ebraica e quelle migliaia di prigionieri di guerra, a cominciare dagli Inglesi, i quali, dopo l&#8217;8 settembre 1943, fuggirono dai campi ove erano detenuti e trovarono sollecita e generosa accoglienza presso famiglie di poveri contadini, le quali fecero grandi sacrifici e si esposero a notevoli rischi per tenerli nascosti finch\u00e9 il pericolo, per loro, non fosse passato.<\/p>\n<p>Nessuno ha potuto dire che i nostri soldati, e tanto meno i nostri cittadini, si siano macchiati di crimini raccapriccianti: come quei soldati polacchi che tagliavano le mani ai nostri prigionieri di guerra, mentre cercavano di salire a bordo delle scialuppe di salvataggio, allorch\u00e9 le navi che li trasportavano dal fronte nordafricano venivano silurate dai sommergibili tedeschi; e nessuno ha potuto affermare che lo stupro fosse il loro comportamento abituale verso le donne dei Paesi nemici, come invece si pot\u00e9 dire delle truppe coloniali francesi, prima, durante e dopo la battaglia di Montecassino, nel 1944. Il fatto \u00e8 che la bont\u00e0 del carattere nazionale italiano si spinse sovente fino alla ingenuit\u00e0: un rischio cui certo non si esposero mai i nostri avversari britannici.<\/p>\n<p>\u00c8 ormai noto, ad esempio, come i vecchi &quot;amici&quot; inglesi del duca d&#8217;Aosta sfruttarono la sua buona fede e, diciamolo pure, la sua colossale ingenuit\u00e0, facendogli credere che il loro Paese si sarebbe accontentato di lasciarlo in un &quot;ridotto&quot; etiopico, in attesa che finisse la guerra europea, purch\u00e9 egli non si impegnasse a fondo sui fronti dell&#8217;Africa Orientale: ed \u00e8 anche ben noto come lo ripagarono, prima con l&#8217;assedio dell&#8217;Amba Alagi, poi con la prigionia in Kenya. Ed \u00e8 altrettanto noto, soprattutto per merito dei lavori dello storico Franco Bandini, come i Britannici, ben prima che l&#8217;Italia entrasse in guerra, impedirono lo sbarco nel porto di Massaua di materiale bellico moderno, fra cui parecchie mitragliatrici, aerei, autocarri e materiali di ricambio, di cui il nostro Impero africano aveva estrema necessit\u00e0, il tutto sotto il naso del fiducioso duca d&#8217;Aosta, che non avrebbe mai potuto neanche immaginare una simile slealt\u00e0 da parte dei suoi vecchi compagni di collegio. Non sar\u00e0 bello, e tuttavia &#8212; pur senza arrivare agli estremi teorizzati da Machiavelli &#8211; lo ripetiamo: per fare una guerra ci vuole una certa dose di cattiveria; e, per averla, bisogna avere ben chiari gli scopi per cui la guerra si combatte, e per cui vengono chiesti ai cittadini dei durissimi sacrifici. Se queste condizioni mancano, la guerra sarebbe meglio non farla. Meno ancora si dovrebbe farla nella convinzione che ci si potr\u00e0 limitare a far finta di combatterla: precisamente quel che accadde allorch\u00e9 l&#8217;Italia, impreparata militarmente e psicologicamente incerta, si trov\u00f2 gettata nella mischia, il 10 giugno del 1940, pensando che fosse gi\u00e0 quasi terminata.<\/p>\n<p>Quello che accadde poi: la scarsa convinzione con cui gli Italiani si batterono, perfino quando si tratt\u00f2 di difendere il suolo della Patria invasa, come si vide in Sicilia nel luglio del 1943; e, viceversa, l&#8217;estrema determinazione dei Britannici, di cui sono espressione gli &quot;inutili&quot; e crudeli bombardamenti di Milano, con i piloti da caccia che scendevano talvolta fino a pochi metri dal suolo per divertirsi a mitragliare le persone terrorizzate, bambini compresi, tutto ci\u00f2 non \u00e8 stato che una conseguenza di questo sbilanciamento iniziale. Da una parte c&#8217;era una nazione dal sentimento patriottico ben consolidato, che aveva chiari gli scopi della guerra, un esercito e dei servizi segreti ricchi di esperienza e di capaci, storicamente, di ogni spietatezza (dalle coperte infettate di vaiolo regalate ai Pellerossa nordamericani, alle battute di caccia all&#8217;uomo in Tasmania, fino a portare all&#8217;estinzione gli aborigeni, al blocco marittimo di un intero continente, l&#8217;Europa, finalizzato a ridurre alla fame centinaia di milioni di persone) e capaci di ricorrere anche ai colpi bassi, se necessario, per mettere al tappeto gli avversari. Dall&#8217;altra parte c&#8217;era una nazione &#8211; la nostra &#8211; ancora patriotticamente immatura, piena di soggetti politici (e perfino militari) intenzionati a favorire il nemico, pur di vedere la caduta del regime allora esistente; una nazione ricca di senso umanitario, incapace di concepire una guerra senza quartiere, che fosse diretta contro le popolazioni inermi, n\u00e9 disposta a tutto pur di vincere: e si comprender\u00e0 perch\u00e9 l&#8217;esito della lotta fosse scontato in partenza, anche a prescindere dall&#8217;enorme divario nel potenziale finanziario e industriale, nonch\u00e9 nella disponibilit\u00e0 di materie prime e carburante (la nostra potente flotta rinchiusa nei porti, per mancanza di nafta!). E si aggiunga il peso determinante degli Stati Uniti d&#8217;America, i quali, pur non avendo dichiarato la guerra all&#8217;Asse, di fatto agivano come una nazione in guerra al fianco della Gran Bretagna: vedi la legge Affitti e presti del marzo 1941; l&#8217;incontro fra Roosevelt e Churchill dell&#8217;agosto 1941 e la stesura della Carta Atlantica; nonch\u00e9, \u00ablast, but non least\u00bb, gli accordi finanziari e commerciali di Bretton Woods, del luglio 1944.<\/p>\n<p>La guerra, dunque, doveva andare come \u00e8 andata, e finire come \u00e8 finita. Moralmente, crediamo sia preferibile che episodi come i bombardamenti di Milano dell&#8217;agosto 1943 li abbiano sulla coscienza altri. Ma la guerra \u00e8 una faccenda sporca: difficile farla, conservando le mani pulite: solo don Chisciotte pu\u00f2 illudersi del contrario. E, infatti, aveva qualcosa del Don Chisciotte quel professor Berto Ricci che, lasciando moglie e figli, si arruol\u00f2 volontario e part\u00ec per l&#8217;Africa, andando a morire sotto il fuoco delle mitragliatrici d&#8217;un aereo britannico (2 febbraio 1941), dopo aver scritto ai genitori: \u00abSono qui anche per i miei figli, perch\u00e9 vivano in un mondo meno ladro; e perch\u00e9 sia finita con gli Inglesi e con i loro degni fratelli d&#8217;Oltremare, oltre che con qualche Inglese d&#8217;Italia\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per tre volte, di notte, nell&#8217;agosto del 1943 &#8212; fra il 7 e l&#8217;8, fra il 12 e il 13 e fra il 14 e il<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[102,200],"class_list":["post-23588","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-benito-mussolini","tag-milano"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23588","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23588"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23588\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23588"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23588"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23588"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}