{"id":23583,"date":"2010-09-08T11:12:00","date_gmt":"2010-09-08T11:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/09\/08\/bocciato\/"},"modified":"2010-09-08T11:12:00","modified_gmt":"2010-09-08T11:12:00","slug":"bocciato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/09\/08\/bocciato\/","title":{"rendered":"Bocciato"},"content":{"rendered":"<p>Bocciato.<\/p>\n<p>Una parola secca, sonora, tagliente come una lama; una sentenza inappellabile, che \u00e8 quasi un marchio d&#8217;infamia, certo un segno tangibile di umiliazione.<\/p>\n<p>Essere bocciato, infatti, non significa soltanto venir giudicato inidoneo a un diploma, a una abilitazione, a una promozione; ma anche vedersi retrocesso nella terra di nessuno, dalla quale si deve ripartire da zero.<\/p>\n<p>E non vale solo per la scuola; n\u00e9 solo per i giovani, i quali, avendo tanta vita davanti &#8211; o tanta speranza di vita, il che \u00e8 lo stesso &#8211; hanno pure tanta capacit\u00e0 di resurrezione dopo ogni scacco e dopo ogni caduta.<\/p>\n<p>No, vale anche per la vita in generale: sempre e dovunque, sino alla fine.<\/p>\n<p>\u00abGli esami non finiscono mai\u00bb, dice Guglielmo Speranza (il cognome \u00e8 altamente significativo), protagonista della commedia scritta e interpretata da Eduardo De Filippo quale metafora della vita intera, pirandellianamente soffocata in un cerchi stregato di &quot;s\u00ec&quot; che ci vengono estorti dalle circostanze, quando vorremmo invece gridare altrettanti &quot;no&quot;.<\/p>\n<p>Nel quadro di Michele Cammarano, il pittore napoletano di fine Ottocento divenuto famoso soprattutto per le sue rievocazioni storiche (\u00abLa carica dei bersaglieri alle mura di Roma\u00bb, 1871; \u00abLa battaglia di Dogali\u00bb, 1888), intitolato \u00abLo studente Bocciato\u00bb, \u00e8 colta con finezza la psicologia della sconfitta e dell&#8217;umiliazione.<\/p>\n<p>Anche se con toni leggermente enfatici (il difetto caratteristico di questo artista che si ispir\u00f2 al realismo sociale), il pittore ha concentrato la desolazione dello studente bocciato nello sguardo spento, apatico, quasi incredulo che si fissa nel vuoto, rimuginando le fasi del proprio insuccesso e, forse, anticipando la sorpresa e la delusione dei genitori non ricchi &#8211; lo si deduce dalla povert\u00e0 della stanzetta -, dei fratelli, dei conoscenti e degli amici.<\/p>\n<p>A quel tempo, studiare all&#8217;universit\u00e0 era un privilegio di pochi e, fra essi, non mancavano quelli che erano stati spinti avanti dagli immensi sacrifici della famiglia e sulle cui spalle, quindi, poggiavano le aspettative di tutti, persino la responsabilit\u00e0 delle bocche da sfamare; il povero Giovanni Pascoli ne sapeva qualcosa.<\/p>\n<p>Inconcepibile, quindi, farsi bocciare, visto che a scuola non si andava per scaldare la sedia, ma per riscattare se stessi e i propri parenti dall&#8217;incubo di un durissimo lavoro manuale mal retribuito, se non proprio dalla fame vera e propria: eppure l&#8217;irreparabile \u00e8 accaduto, la bocciatura \u00e8 arrivata, ed ora non restano che rimorsi ed amari rimproveri da fare a se stesso.<\/p>\n<p>Certo per gli studenti di oggi non \u00e8 una tale tragedia, anzi vorremmo quasi dire che \u00e8 pane quotidiano; e ci\u00f2 nonostante che la scuola odierna sia infinitamente pi\u00f9 leggera, infinitamente pi\u00f9 benevola, infinitamente pi\u00f9 comprensiva della scuola di un tempo. N\u00e9 ci sono, di norma, famiglie che restano senza risorse per la bocciatura di un figlio; anche perch\u00e9, nel mondo d&#8217;oggi, un diploma o una laurea non garantiscono affatto l&#8217;accesso al mondo del lavoro, anche se ne sono una precondizione non secondaria.<\/p>\n<p>Tuttavia, lo sgomento e la frustrazione restano: \u00e8 pur sempre un cartellino rosso che la vita, forse per la prima volta, presenta a quei ragazzi che avevano preso le cose con un po&#8217; troppa spensieratezza, con un po&#8217; troppa superficialit\u00e0.<\/p>\n<p>Ebbene, a quei ragazzi, a quel ragazzo o a quella ragazza, vorremmo dire due parole in questi giorni di settembre che preludono all&#8217;inizio di un nuovo anno scolastico; due parole non di rimprovero, ma di incoraggiamento e di fede.<\/p>\n<p>Dunque, sei stato bocciato: questo \u00e8 il fatto.<\/p>\n<p>Vorresti almanaccare, non ti dai pace: se quel professore l\u00ec, se quella professoressa l\u00e0&#8230;; se quel compito, se quella interrogazione&#8230; Tutti questi pensieri non servono; non serve fare confronti con i compagni pi\u00f9 fortunati, non serve parlare di ingiustizie (anche se possono esservi state, come no: chi potrebbe affermare a priori il contrario?).<\/p>\n<p>Rivangare quello che \u00e8 stato non serve a nulla; e la rabbia che provi adesso \u00e8 inutile, cos\u00ec come \u00e8 inutile il senso di colpa, se non \u00e8 accompagnato da buoni propositi.<\/p>\n<p>Forse, questa \u00e8 proprio l&#8217;occasione che la vita ti sta offrendo per compiere un salto di qualit\u00e0, per salire di un gradino sulla via della maturazione. Finch\u00e9 le cose vanno bene, difficilmente s&#8217;impara qualcosa: le verit\u00e0 pi\u00f9 importanti, la vita ce le insegna quando qualcosa incomincia ad andare per il verso sbagliato.<\/p>\n<p>Non lo sapevi? Non te l&#8217;avevano mai detto?<\/p>\n<p>Quello che ti \u00e8 capitato ora \u00e8 un campanello d&#8217;allarme, ma pu\u00f2 essere anche l&#8217;inizio di una conquistata consapevolezza: davi troppe cose per scontate.<\/p>\n<p>Non che il tuo valore, come persona, si esaurisca nel giudizio che \u00e8 stato dato di te come studente; niente affatto. Si pu\u00f2 essere i primi della classe e laurearsi a pieni voti, e tuttavia non valere nulla come esseri umani; e questo non solo nell&#8217;ambito della scuola, ma anche fuori di essa. Non ne scaturisce, per\u00f2, la legge contraria: che essere i peggiori come studenti significhi essere i migliori dal punto di vista umano.<\/p>\n<p>Se sei stato pigro, rimprovera te stesso. Se non hai voluto impegnare i talenti che avevi ricevuto in dono, primo fra tutti l&#8217;intelligenza, dai la colpa a te e a nessun altro. Se a metterti in difficolt\u00e0 sono stati problemi di natura personale, allora le cose stanno diversamente; bisognerebbe vedere ogni caso in modo esauriente, perch\u00e9 non ve ne sono due identici.<\/p>\n<p>Pure, che senso ha istituire un tribunale per giudicare meriti e colpe?<\/p>\n<p>Nella vita \u00e8 esattamente la stessa cosa. Quando si fallisce in qualche cosa d&#8217;importante, \u00e8 indice di pochezza d&#8217;animo sprecare le migliori energie per recriminare, per protestare, per prendersela con qualcuno o con qualcosa. Bisogna chiedersi cosa non ha funzionato in noi, perch\u00e9 il mondo non \u00e8 perfetto, e gli altri possono certamente venire meno al loro compito; ma, soprattutto, bisogna ripartire con animo limpido e rasserenato.<\/p>\n<p>Il che vuol dire che bisogna imparare a guardarsi dentro, senza troppa indulgenza, ma anche senza cadere nell&#8217;eccesso opposto, quello di esagerare le nostre responsabilit\u00e0. Non c&#8217;\u00e8 errore a cui non si possa porre rimedio, non c&#8217;\u00e8 caduta dalla quale non ci si possa rialzare. Non si viene al mondo per compatirsi, ma per puntare al meglio, lottando.<\/p>\n<p>Non si viene al mondo nemmeno per odiare; dunque, non serve nutrire rancore per quelli che incolpiamo dei nostri mali; e nemmeno verso noi stessi, perch\u00e9 errare \u00e8 umano e l&#8217;importante \u00e8 imparare qualcosa dai propri sbagli.<\/p>\n<p>E ci\u00f2 vale anche per quella particolare bocciatura che \u00e8 la delusione amorosa: bisogna imparare a perdonare agli altri ed anche a se stessi.<\/p>\n<p>Non fare come Properzio che, disilluso dalla sua Cinzia, gode ad immaginarsela vecchia, brutta e ormai incapace di suscitare alcun desiderio nel cuore degli uomini (III, 25; trad. S. Guglielmino):<\/p>\n<p>\u00abMa su te, Cinzia, possa la vecchiaia<\/p>\n<p>pesar con gli anni che celar vorresti<\/p>\n<p>e vengano le rughe a deturpare<\/p>\n<p>la tua bellezza! Allora il desiderio<\/p>\n<p>d&#8217;eliminare i tuoi capelli bianchi<\/p>\n<p>di tormento ti sia, mentre lo specchio<\/p>\n<p>ahi!, gi\u00e0 le rughe ti rinfaccer\u00e0;<\/p>\n<p>allora possa a tua volta subire<\/p>\n<p>i rifiuti sprezzanti, ormai negletta,<\/p>\n<p>e provare, sfiorita, quel che agli altri<\/p>\n<p>provar facesti! Queste le fatali<\/p>\n<p>pene che coi miei versi ti predico:<\/p>\n<p>pensa che finir\u00e0 la tua bellezza.\u00bb<\/p>\n<p>Questo \u00e8 precisamente l&#8217;atteggiamento che \u00e8 sbagliato, distruttivo e controproducente assumere nei confronti della sconfitta: incolparne qualcuno e accarezzare sogni di vendetta.<\/p>\n<p>Non \u00e8 virile, se sei un uomo; non \u00e8 degno, se sei una donna: in ogni caso, non serve a nulla. Serve solo a far del male a se stessi.<\/p>\n<p>Allora: invece di colpevolizzare qualcuno, foss&#8217;anche te stesso, meglio, molto meglio \u00e8 trarre un utile insegnamento dal proprio fallimento e ripartire con pi\u00f9 slancio, con pi\u00f9 decisione, ma soprattutto con pi\u00f9 chiarezza interiore.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il punto fondamentale; \u00e8 da qui che bisogna incominciare a ricostruire. Non si riparte veramente se non quando si \u00e8 fatta chiarezza in se stessi; se non quando si impara, soffrendo sulla propria pelle, a non barare con se stessi.<\/p>\n<p>La radice prima delle nostre future sconfitte \u00e8 tutta qui: nella mancanza di onest\u00e0 dello sguardo con cui ci guardiamo; cos\u00ec come il presupposto delle nostre vittorie \u00e8 nella capacit\u00e0 di essere leali con la nostra parte pi\u00f9 vera e profonda, senza trucco e senza inganno.<\/p>\n<p>Caro studente, dovresti chiederti cosa vuoi fare nella vita: non intendo questa o quella professione, ma il senso profondo del vivere, la direzione in cui si vuole andare, la meta che ci si prefigge di raggiungere.<\/p>\n<p>Vuoi giocare al ribasso, vuoi sfruttare gli altri (oggi i tuoi genitori, domani la societ\u00e0), cercando di ottenere molto pi\u00f9 di quel che sei disposto a dare? Se \u00e8 questo che vuoi, se \u00e8 questa furbizia da quattro soldi che persegui, allora nessuna bocciatura potr\u00e0 mai insegnarti nulla. E la legge fondamentale della vita \u00e8 che, quando si \u00e8 duri ad imparare, si ripetono sempre gli stessi errori e si va sempre incontro alle medesime delusioni.<\/p>\n<p>In tutti i campi; compreso quello affettivo e sentimentale.<\/p>\n<p>La vita \u00e8 un&#8217;occasione preziosa di puntare al meglio, di giocare sempre al rialzo: dove la posta in gioco \u00e8 il superamento di noi stessi, del nostro piccolo Io viziato e narcisista, e l&#8217;abbandono alla pienezza dell&#8217;Essere di cui siamo parte e in cui troviamo luce, verit\u00e0 e significato, cos\u00ec come ogni altra cosa esistente.<\/p>\n<p>Per puntare al meglio, non si pu\u00f2 giocare al risparmio; al contrario, bisogna impegnarsi al massimo, senza risparmio.<\/p>\n<p>Ma non perch\u00e9 gli altri si aspettano che noi lo facciamo; bens\u00ec perch\u00e9 noi siamo divenuti consapevoli che tale \u00e8 il nostro bene, tale il nostro vero interesse. Quando la posta \u00e8 alta, sarebbe da sciocchi tirarsi indietro, centellinare l&#8217;impegno.<\/p>\n<p>Quali sono le cose per le quali sei disposto ad impegnarti veramente, ad affrontare veglie e sacrifici? Non dirmi che sono quelle di tipo materiale: perch\u00e9 si tratta di mezzi, non di fini. Il denaro, per esempio: serve per fare qualcosa, non \u00e8 un fine in se stesso. A meno di cadere nella schiavit\u00f9 di Mazzar\u00f2, il protagonista della novella verghiana \u00abLa roba\u00bb: vivere da povero, per non intaccare la propria smisurata ricchezza.<\/p>\n<p>Noi tutti viviamo un po&#8217; da poveri, nel senso che viviamo molto al di sotto delle nostre possibilit\u00e0 spirituali: non ci trattiamo bene, anche se non ci facciamo mancare nulla del superfluo; e questo perch\u00e9 non ci vogliamo bene.<\/p>\n<p>Caro ragazzo, non prendere esempio dalla maggior parte degli adulti, che non si vogliono bene e vivono da poveri per quanto riguarda l&#8217;essenziale.<\/p>\n<p>L&#8217;essenziale \u00e8 capire che siamo qui per uno scopo, per rispondere a una chiamata.<\/p>\n<p>Ogni essere umano \u00e8 come un flauto: non gli vene chiesto altro che di tenere pulito lo strumento; ma la melodia divina che ne esce, viene modulata da un altro Suonatore.<\/p>\n<p>Vuoi essere un flauto armonioso ed unire le tue note a quelle di tutto l&#8217;universo, o preferisci essere uno strumento scordato e dissonante, che si sforza invano di sopraffare la melodia cosmica?<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la scelta.<\/p>\n<p>\u00c8 qui che non devi lasciarti bocciare, perch\u00e9 bocceresti te stesso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bocciato. 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