{"id":23575,"date":"2012-04-09T05:30:00","date_gmt":"2012-04-09T05:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/04\/09\/bisogna-saper-vincere\/"},"modified":"2012-04-09T05:30:00","modified_gmt":"2012-04-09T05:30:00","slug":"bisogna-saper-vincere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/04\/09\/bisogna-saper-vincere\/","title":{"rendered":"Bisogna saper vincere"},"content":{"rendered":"<p>\u00abBisogna saper perdere\u00bb, recitava il testo di una vecchia canzone di Sanremo che, ironia della sorte, and\u00f2 in finale proprio nel 1967, mentre si consumava, all&#8217;ombra dei riflettori del festival della canzonetta per eccellenza, il dramma di Luigi Tenco.<\/p>\n<p>Ma che bisogna saper perdere, \u00e8 una banalit\u00e0 evidente, e solo un gruppo musicale scalcagnato come i \u00abRokes\u00bb poteva farne una bandiera da sventolare all&#8217;insegna della freschezza, della giovinezza e, magari, della originalit\u00e0.<\/p>\n<p>Si sa che la sconfitta \u00e8 figlia di nessuno, mentre la vittoria ha innumerevoli padri e madri: ecco perch\u00e9 chi perde deve possedere molta dignit\u00e0 e molta signorilit\u00e0, se vuol essere almeno all&#8217;altezza della propria caduta. Nessuno gli conceder\u00e0 il diritto il replica, perfino gli ex amici gli volteranno le spalle e si affretteranno a decretare (\u00abtutto ci\u00f2 che \u00e8 reale \u00e8 razionale e viceversa\u00bb, sentenziavano i due grandi ciarlatani, Hegel e Croce) che, se \u00e8 andata cos\u00ec, doveva per forza andare cos\u00ec, pena mettere in dubbio la perfetta razionalit\u00e0 dell&#8217;esistente.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 pure l&#8217;altro lato della medaglia, sul quale di solito si evita accuratamente di indugiare: e cio\u00e8 che bisogna anche saper vincere &#8211; bisogna sapere vincere con un minimo di stile, altrimenti non solo si sciupano, per arroganza e stupidit\u00e0, i frutti della propria vittoria, ma si finisce per diventare dei perdenti dal punto di vista morale.<\/p>\n<p>Quale gloria \u00e8 venuta al vincitore Maramaldo dall&#8217;aver pugnalato a morte il ferito e gi\u00e0 sconfitto Francesco Ferrucci? Vincere non basta: bisogna saper vincere; bisogna, cio\u00e8, saper amministrare la vittoria con saggezza, con generosit\u00e0, con lungimiranza. Cosa difficilissima, perch\u00e9, notoriamente, la vittoria \u00e8 un vino ad alta gradazione alcolica, che d\u00e0 alla testa in men che non si dica: ed ecco, da un momento all&#8217;altro, il vincitore che si trascina barcollando, ubriaco fradicio, del tutto incapace di fare buon uso della propria vittoria e avviato a collezionare irrimediabilmente errori su errori, che poi dovr\u00e0 scontare amaramente, in un modo o nell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Chi insegna che la vittoria \u00e8 tutto, non ha capito nulla della dialettica dell&#8217;esistenza; vincere, al contrario, \u00e8 solo il primo gradino di una scala, la cui salita si rivela quasi sempre lunga e faticosa: molto pi\u00f9 lunga e molto pi\u00f9 faticosa di quanto non si potesse immaginare. Diciamolo pure: la vittoria \u00e8 la maledizione dei cretini.<\/p>\n<p>Non \u00e8 nella vittoria, ma nella sconfitta che si vede la stoffa di una persona, di un esercito, di un popolo.<\/p>\n<p>Nella vittoria, i difetti nascosti diventano palesi, perch\u00e9 le inibizioni cadono, la tensione si allenta, la maschera viene tolta e tutte le miserie, tutte le tendenze negative che prima erano allo stato latente, o non si trovavano esposte alo sguardo di chiunque, ora vengono illuminate dalla luce cruda dei riflettori.<\/p>\n<p>La vittoria bisogna meritarsela: vincere \u00e8 solo il primo passo, il pi\u00f9 e il meglio vengono dopo; non si vince in un momento, si vince sulla lunga distanza. Prima di giudicare se qualcuno ha vinto realmente, oppure se era solo apparso vincitore, bisogna che trascorra un certo tempo: il tempo \u00e8 galantuomo e metter\u00e0 le cose in chiaro, gradualmente ma spietatamente.<\/p>\n<p>La cosa \u00e8 particolarmente evidente nelle epoche di decadenza, come lo \u00e8 la nostra, o come lo furono la tarda grecit\u00e0 e la tarda romanit\u00e0: perch\u00e9 in tali epoche si vince pi\u00f9 che mai con le armi dell&#8217;astuzia e non con quelle della forza (che \u00e8 venuta meno); dunque, per prima cosa, in cui a vincere, anche se non sempre in modo palese, sono le donne e non gli uomini.<\/p>\n<p>La cosa era gi\u00e0 fin troppo chiara dalla lezione della storia antica; ma oggi \u00e8 divenuta, se possibile, ancor pi\u00f9 chiara.<\/p>\n<p>Chi governava gli Stati Uniti d&#8217;America, il cowboy Ronald Reagan o sua moglie Nancy? E, oggi, il radical chic Barack Obama, o la statuaria moglie Michelle?<\/p>\n<p>In Francia governa Nicholas Sarkozy, o l&#8217;elegante signora Carla Bruni?<\/p>\n<p>Per venire alle cose (e agli squallori) di casa nostra: nella Lega che ce l&#8217;aveva duro, comandavano gli uomini o le donne? Visto il potere esercitato dalle donne che giravano intorno al Senatur nostrano &#8211; la moglie, la segretaria e diverse altre -, il dubbio appare pi\u00f9 che legittimo; anzi, se volgiamo essere sinceri, non \u00e8 nemmeno un dubbio, bens\u00ec una evidenza.<\/p>\n<p>Questo, per quanto riguarda la politica; ma, se si passa agli altri ambiti della societ\u00e0 odierna, il quadro cambia di poco. Sembra che a farla da padroni siano sempre e solo gli uomini: invece ci si accorge, se appena si gratta un po&#8217; la vernice, che dietro ogni uomo di potere c&#8217;\u00e8 una donna attenta, ambiziosa, volitiva, abbastanza intelligente da tenersi discretamente nell&#8217;ombra.<\/p>\n<p>O meglio, cos\u00ec andavano le cose fino a qualche anno fa. Da un po&#8217; di tempo a questa parte, il vino della vittoria ha dato alla testa a molte di queste intraprendenti signore, ha fatto scordar loro la regola numero uno delle eminenze grigie d&#8217;ogni tempo e d&#8217;ogni paese: tenere un basso profilo, farsi notare il meno possibile, accontentarsi della sostanza del potere, facendo spartanamente a meno dei suoi orpelli esteriori.<\/p>\n<p>Ma come resistere alla tentazione, al tempo della civilt\u00e0 dell&#8217;immagine, dove tutto quel che conta \u00e8 apparire, farsi notare, farsi ammirare; e ogni cosa, compresa la lotta per il potere, \u00e8 finalizzata a questo? Vincere di fatto e poi tenersi nascosti, \u00e8 un controsenso: sarebbe come accendere la lampada e poi tenerla sotto il moggio, vanificandone la luce.<\/p>\n<p>No, quella di tenere un basso profilo \u00e8 una filosofia troppo sottile, troppo esigente, diciamo pure troppo intelligente, per chi vuol godersi al massimo i frutti della propria vittoria: la tentazione di strafare \u00e8 irresistibile, contagia tutti e non risparmia alcuno.<\/p>\n<p>Del resto, tale \u00e8 la nemesi del potere nella societ\u00e0 di massa: che quanti lo esercitano non sono, psicologicamente e moralmente parlando, di una stoffa diversa dai cittadini comuni, anonimi e perci\u00f2 frustrati dalla mancanza di visibilit\u00e0; cos\u00ec, il fatto di spiccare, di attirare gli sguardi, di far accendere le telecamere, diventa una necessit\u00e0 compulsiva, una droga di cui \u00e8 assolutamente impossibile fare a meno.<\/p>\n<p>Appaio, dunque sono: tale \u00e8 l&#8217;imperativo categorico dell&#8217;individualista di massa, uomo o donna che sia; e le donne, in questo ambito, possiedono una antica e gloriosa tradizione: molto pi\u00f9 antica e molto pi\u00f9 gloriosa di quella degli uomini.<\/p>\n<p>Come si potrebbe essere tanto crudeli da chiedere loro un po&#8217; di moderazione, un passo indietro, una capacit\u00e0 di autolimitarsi?<\/p>\n<p>Eh no, questo sarebbe l&#8217;ultimo e pi\u00f9 pericoloso colpo di coda del morente maschilismo: chiedere a una donna che ha vinto, che ha vinto doppiamente &#8211; perch\u00e9 ha vinto su di un uomo vincente -, di tenersi indietro, sarebbe come chiederle di vanificare le sacrosante conquiste di un secolo e passa di battaglie femministe; sarebbe come chiederle di spegnere i lumini perpetui sotto l&#8217;altare di Emmeline Pankhurst, di profanare la memoria di Emily Davison, che si gett\u00f2 sotto gli zoccoli del cavallo del sovrano inglese, nel bel mezzo di un derby.<\/p>\n<p>Tante lotte e tanti sacrifici non meritano di essere gettati a vento in tal modo, solo per un ritegno d&#8217;altri tempi, del resto maschilista nella sua essenza e nelle sue implicazioni: se il potere logora chi non ce l&#8217;ha, a maggior ragione esso logorerebbe chi ce l&#8217;avesse, ma decidesse di non mostrarlo, di non esibirlo, di non sbatterlo in faccia a tutti quanti.<\/p>\n<p>E allora, bando agli scrupoli: ecco le donne di potere farsi avanti, catturare l&#8217;obiettivo dei fotografi, pavoneggiarsi nei loro vestiti costosissimi e nei loro gioielli; eccole andarsene in vacanza, preferibilmente senza gl&#8217;ingombranti mariti, occupando una sessantina di stanze d&#8217;albergo (come fece Michelle Obama in Spagna), con un esercito di bodyguard, di sarti, di cuochi, di dietologi, di parrucchieri e via dicendo); eccole mobilitare le forze di sicurezza, sequestrare spiagge e hotel di lusso, bloccare il traffico, segregare gl&#8217;importuni aborigeni nelle loro riserve.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 limitarsi, perch\u00e9 non godere pienamente l&#8217;aura dolcissima della vittoria, perch\u00e9 non fregiarsene il petto e la fronte?<\/p>\n<p>La cosa risulterebbe tanto pi\u00f9 intollerabile, in quanto farebbe ripiombare nell&#8217;ombra colei (o colui) che, tolti gli orpelli esteriori del successo e del potere, non differirebbe in nulla dal cittadino comune, cos\u00ec come non differiva in nulla prima che la svolta si verificasse.<\/p>\n<p>In una societ\u00e0 caratterizzata dall&#8217;individualismo di massa, tutti sono mediocri e tuttavia non ce n&#8217;\u00e8 nessuno che non si senta eccezionale e non si ritenga meritevole di gloria, successo e potere: da qui la segreta invidia, il rancore represso a fatica, la nevrosi da frustrazione sempre incombente, che caratterizzano la psicologia di ciascuno.<\/p>\n<p>Orbene, se una di queste nullit\u00e0 riesce a salire al volo sul treno giusto, ad afferrare la fortuna per i capelli, a proiettarsi, con tanta faccia tosta e pochissimo merito reale, verso gli orizzonti di gloria del successo e del potere, quale mostro di insensibilit\u00e0 potrebbe chiederle di rientrare in quell&#8217;anonimato da cui proviene?<\/p>\n<p>La rivolta del narcisismo esacerbato non nasce quasi mai dalla coscienza del proprio valore, ma dalla segreta consapevolezza del proprio disvalore, che si alimenta di ogni sorta d fantasmi per filtrare la realt\u00e0 e fabbricarsi un&#8217;immagine ideale di s\u00e9; un&#8217;immagine che sia, almeno in parte, all&#8217;altezza dei propri sogni di gloria.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio in questa mancanza di misura, di buon gusto, di discrezione, che si pu\u00f2 misurare tutta l&#8217;abissale inadeguatezza di certe persone banali, che uno scherzo del destino ha proiettato sulla ribalta e che vizia e coccola, come fa la regina Titania con Bottom, l&#8217;attore dalla testa d&#8217;asino, nel \u00abSogno di una note di mezza estate\u00bb di Shakespeare.<\/p>\n<p>Bottom riceve le carezze, i sospiri e le parole di lode sperticata che gli rivolge Titania, come se fossero cose perfettamente naturali e quasi dovute; nel mondo moderno, infatti, non c&#8217;\u00e8 imbecille che non si senta un Archimede e che non ritenga di aver diritto all&#8217;ammirazione degli altri, oltre che ad una proporzionata dose di visibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Che cosa sarebbe Barack Obama, senza Michelle? E che cosa sarebbe Michelle, se non fosse la moglie del capo di stato pi\u00f9 potente del mondo? Chi si sarebbe accorto di lei, se non i vicini di casa e le poche persone della sua cerchia ristretta di donna comune?<\/p>\n<p>Michelle \u00e8 alta pi\u00f9 d&#8217;un metro e ottanta: troppo, come first lady, per mettersi le scarpe con i tacchi alti: ma come resistere alla tentazione di apparire ancora pi\u00f9 alta?<\/p>\n<p>Michelle ha le spalle larghe, da atleta: troppo, come first lady: ma come resistere alla tentazione di indossare abiti sgargianti e coloratissimi, che la fanno apparire ancora pi\u00f9 imponente?<\/p>\n<p>Michelle ha una dentatura poderosa e bianchissima: troppo poderosa e troppo candida, per una donna che non fa l&#8217;attrice e nemmeno la campionessa di wrestling, ma l&#8217;inquilina della Casa Bianca; ma come resistere alla tentazione di ridere, di ridere spesso, rumorosamente, mostrando quella formidabile dentatura in tutta la sua scintillante, scandalosa possanza?<\/p>\n<p>Michelle \u00e8 magra, d&#8217;una magrezza da sportiva o da modella: troppo, per non far sentire inadeguate le donne comuni, le massaie, le impiegate, le cameriere, che hanno votato per suo marito, e &#8211; a maggior ragione &#8211; quelle che non l&#8217;hanno votato; ma come resistere alla tentazione di farne continuamente mostra, lanciando una campagna contro l&#8217;obesit\u00e0 che assomiglia sempre pi\u00f9 a una crociata e che richiama gli sguardi di tutti sul suo corpo, cos\u00ec strepitosamente tonico e asciutto da sembrare scolpito?<\/p>\n<p>Ecco, questa \u00e8 la differenza fra l&#8217;et\u00e0 delle masse e l&#8217;et\u00e0 delle gerarchie: quel che un tempo sarebbe stato evidente &#8211; non ostentare il successo, non strafare, non eccedere nell&#8217;esibirlo &#8211; ora non lo \u00e8 pi\u00f9, anzi \u00e8 divenuto evidente il contrario.<\/p>\n<p>Una persona, per\u00f2, la si giudica dal modo in cui sa vincere: chi perde la testa nella vittoria, vuol dire che non la meritava; e finir\u00e0 per rovinarsi con le sue stese mani.<\/p>\n<p>Il popolo-massa ha bisogno di miti, di feticci da adorare; ma ha anche bisogno di odiarli segretamente, perch\u00e9 li invidia e, nel suo intimo, non li riconosce come superiori a s\u00e9; per cui ne desidera inconsciamente l&#8217;insuccesso, la caduta, l&#8217;umiliazione.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 difficile che non gli si presenti, prima o dopo, l&#8217;occasione buona per vendicarsi&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abBisogna saper perdere\u00bb, recitava il testo di una vecchia canzone di Sanremo che, ironia della sorte, and\u00f2 in finale proprio nel 1967, mentre si consumava, all&#8217;ombra<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[256],"class_list":["post-23575","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-stati-uniti-damerica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23575","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23575"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23575\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23575"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23575"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23575"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}