{"id":23570,"date":"2019-01-21T09:04:00","date_gmt":"2019-01-21T09:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/01\/21\/bisogna-educare-i-giovani-al-sacrificio\/"},"modified":"2019-01-21T09:04:00","modified_gmt":"2019-01-21T09:04:00","slug":"bisogna-educare-i-giovani-al-sacrificio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/01\/21\/bisogna-educare-i-giovani-al-sacrificio\/","title":{"rendered":"Bisogna educare i giovani al sacrificio"},"content":{"rendered":"<p>I giovani vanno educati a diventare autonomi, e quindi a sviluppare il senso di responsabilit\u00e0; su questo, almeno in teoria, siamo tutti d&#8217;accordo; ma come? A noi pare che la via maestra sia quella dei nostri nonni, oggi totalmente negletta e perfino calunniata: quella del sacrificio. Se il bambino non viene abituato a fare, e ad accettare, qualche sacrificio, non diverr\u00e0 mai adulto; se il ragazzo non impara a saper rinunciare a qualcosa, anche a qualcosa che per lui \u00e8 importante, non sapr\u00e0 mai padroneggiare se stesso, i suoi impulsi, e non porr\u00e0 mai un limite alle sue aspettative, anche le pi\u00f9 irrealistiche e peregrine.<\/p>\n<p>Eppure, vediamo ogni giorno &#8212; gli insegnanti ne sanno qualcosa &#8212; che i genitori, oggi, non solo non insegnano ai loro figli la via del sacrificio, ma fanno di tutto per eliminarne la nozione, oltre alla pratica; si precipitano in loro soccorso quando serve e anche quando non serve; sono iperprotettivi, li coccolano, li vezzeggiano, li difendono quando non sono difendibili, li scusano quando non sono scusabili; e, cos\u00ec facendo, li incoraggiano a essere sempre pi\u00f9 irresponsabili, sempre pi\u00f9 viziati e sempre pi\u00f9 immaturi. Poi il bambino diventa un adolescente, quindi un giovanotto o una signorina: ma la sua maturit\u00e0 resta quella di un bambino di cinque anni. Si infuria o si dispera davanti a un rifiuto; pretende e s&#8217;immagina che tutto gli sia dovuto; non sa accettare le sconfitte, non sa darsi pace per un <em>no<\/em>, che vive come un attentato alla sua integrit\u00e0 di persona. E non lo sfiora la mente che, se lo vive come tale, ci\u00f2 \u00e8 perch\u00e9 lui stesso non sa porsi nella giusta prospettiva; al contrario, ritiene che la colpa sia sempre e solo degli altri. Se prende un brutto voto a scuola, la colpa \u00e8 del professore, che ce l&#8217;ha con lui; potendo, vorrebbe picchiarlo; se la ragazza lo molla, la colpa \u00e8 di <em>quella stupida puttana<\/em>, che lo ha preso in giro, e alla quale vorrebbe torcere il collo. Non \u00e8 mai colpa sua: n\u00e9 per non aver studiato, nel primo caso, n\u00e9 per essersi comportato male in ambito affettivo, nel secondo. E se nella vita diventa un fallito, se non combina niente di buono, se non \u00e8 riuscito a laurearsi, n\u00e9 a trovarsi o a conservarsi un posto di lavoro, la colpa \u00e8 dei suoi genitori che non lo hanno capito, che non lo hanno aiutato, che non gli hanno insegnato, nella maniera giusta, ci\u00f2 che un padre e una madre devono insegnare ai propri figli. E in quest&#8217;ultima accusa, sovente, c&#8217;\u00e8 molto di vero; non, per\u00f2, nel senso che s&#8217;immagina il bamboccione lagnoso e vittimista, ma tutto il contrario: la loro colpa, infatti, \u00e8 stata quella di averlo accontentato troppo, di avergli spianato eccessivamente la strada: di aver eliminato il sacrificio dal loro piano educativo. Ora, educare i figli, e i giovani in generale, senza insegnar loro a saper fare dei sacrifici, \u00e8 come pretendere di pescare i pesci in un ghiacciaio, o magari in un deserto di sabbia. I pesci si trovano, e perci\u00f2 si pescano, nei fiumi, nei laghi e in riva al mare; e i bambini si educano anche mediante il sacrificio, oppure non si educano affatto.<\/p>\n<p>La vita \u00e8 fatta di sacrifici: sono semplicemente inevitabili. Non si pu\u00f2 avere tutto, e non si possono avere le cose senza attesa e senza dover rinunciare ad alcune di esse. Ci\u00f2 significa imparare a scegliere. Non tutte le cose sono ugualmente buone, anche se molte sono desiderabili e, in parecchi casi, sono alla nostra portata. Bisogna imparare che non tutto ci\u00f2 che \u00e8 raggiungibile, deve essere afferrato; che \u00e8 giusto porsi dei limiti, saper attendere, saper distinguere. Questo introduce il secondo aspetto della questione: il sacrificio volontario. Ad alcune cose bisogna saper rinunciare, perch\u00e9 non sono raggiungibili; ad altre bisogna saper rinunciare perch\u00e9, pur essendo raggiungibili, non sono buone, bench\u00e9 si presentino sotto una luce invitante. Bisogna perci\u00f2 coltivare sia la capacit\u00e0 di discernimento, sia la temperanza, sia la volont\u00e0. Il discernimento serve a riconoscere le cose buone da quelle che sembrano solamente tali, ma non lo sono; la temperanza serve a dominare gli istinti, gli impulsi, i desideri, alla luce della ragione e dei valori morali; la volont\u00e0 \u00e8 lo strumento per saper rinunciare a ci\u00f2 che non \u00e8 raggiungibile, o che non \u00e8 buono, e a saper perseverare nella ricerca di ci\u00f2 che \u00e8 raggiungibile ed \u00e8 effettivamente buono. La persona responsabile, infatti, \u00e8 realista, perch\u00e9 non scambia le chimere per delle possibilit\u00e0 effettive, sprecando inutilmente le proprie energie, ma anche idealista, almeno quanto basta per non scambiare l&#8217;esistente per la sola realt\u00e0 possibile. \u00c8 anche, e soprattutto, una persona che sa scegliere, cio\u00e8 che non pretende tutto e subito, ma vuole una cosa e rinuncia al suo contrario; e che sa rendere conto del perch\u00e9 ha scelto in quel modo piuttosto che in un altro. La persona irresponsabile \u00e8 quella che non sa scegliere e che non sa spiegare, in maniera razionale, perch\u00e9 abbia fatto una certa cosa invece di un&#8217;altra. Non si creda che scegliere sia facile: \u00e8 difficile, invece; per l&#8217;uomo moderno, poi, da Amleto in poi, \u00e8 quasi impossibile. E se non \u00e8 facile, non lo \u00e8 specialmente per il bambino, il quale propriamente non sceglie, ma si attiene (o trasgredisce) a ci\u00f2 che gli viene detto di fare dagli adulti. Mano a mano che esce dall&#8217;infanzia, il pre-adolescente deve essere abitato a operare delle scelte autonome: in particolare, deve imparare a capire da solo cosa \u00e8 bene e cosa \u00e8 male, e a regolarsi di conseguenza. La scelta ha sempre un carattere doloroso, perch\u00e9 equivale a un distacco e a una rinuncia nei confronti delle possibilit\u00e0 alle quali si rinuncia, pur se appaiono desiderabili; e infatti le persone immature sono precisamente quelle che vorrebbero avere <em>e questo quello<\/em>, senza assumersi la responsabilit\u00e0 di dir s\u00ec a una cosa e no, di conseguenza, alla cosa che diviene incompatibile con la prima. Proprio per questo bisogna che gli adulti, e prima di tutto i genitori, accompagnino i bambini sulla via della scelta, ossia della capacit\u00e0 di prendere una decisione e di assumersene tutta la responsabilit\u00e0, conseguenze comprese.<\/p>\n<p>Scriveva V\u00e9rine, pseudonimo di un&#8217;autrice, studiosa di psicologia e pedagogia votata alla modestia, che non siamo riusciti a identificare con maggior precisione e che pare totalmente dimenticata, nel libro, oggi introvabile, <em>I dieci comandamenti dei genitori<\/em> (titolo originale: <em>Les 10 commandaments des parents<\/em>, Editions Bloud &amp; Gail, 1954; traduzione dal francese di M. Romana, Roma, Edizioni Paoline, collana <em>Psychologica<\/em>, vol. 18, 1962, pp. 29-32):<\/p>\n<p><em>Fino alla pubert\u00e0 tutto \u00e8 apprendimento: la lotta contro le cattive tendenze, i primi dolori, il sacrificio, la scelta. Non s&#8217;immagina quale sforzo richieda la scelta tra il bene e il male od anche tra il bene e il mediocre, tra i minori di dieci anni, Quegli a cui direte: &quot;Scegli, sei libero di fare questo o di non farlo&quot;, far\u00e0 una faccia inquieta e potr\u00e0 rispondervi: &quot;No, scegli tu per me&quot;. Il desiderio del ritorno all&#8217;obbedienza passiva \u00e8 un caso frequente. Ogni dramma delle vite umane ed ogni loro grandezza comincia dalla scelta. Di qui la necessit\u00e0 di informare il fanciullo del suo destino, di fargli comprendere che NON SI OBBEDISCE SEMPRE E TUTTA LA VITA, ma in maniera diversa dopo raggiunta l&#8217;et\u00e0 della ragione (cio\u00e8 l&#8217;et\u00e0 che molti adulti non raggiungono mai), e che perci\u00f2 \u00e8 preferibile abituarsi ad obbedire liberamente: prima, per averne il merito; poi, per scoprire pi\u00f9 tardi nell&#8217;obbedienza interiore e attiva, quella bellezza, calma e semplice, quella dipendenza libera, amante, viva, che riempie l&#8217;anima di gioia. Questi ragionamenti sono sempre ben compresi dai fanciulli di undici o dodici anni a condizione che siano brevi, aprano il varco all&#8217;emozione creatrice e non cadano n\u00e9 nelle &quot;prediche&quot; n\u00e9 in un verbalismo sentenzioso e pesante.<\/em><\/p>\n<p><em>Il fanciullo deve conoscere preso l&#8217;esistenza del sacrificio, perch\u00e9 spesso lo incontrer\u00e0 nel corso della vita. Voler evitare ai fanciulli ogni pena sia pure lieve, \u00e8 un&#8217;assurdit\u00e0, \u00e8 un prepararli alle delusioni pi\u00f9 crudeli.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 necessario per\u00f2 associare al sacrificio non l&#8217;idea di piacere &#8212; il che sarebbe falso &#8212; ma l&#8217;idea di VITTORIA; perch\u00e9 il fanciullo anche nei suoi sforzi pi\u00f9 faticosi, serbi la gioia esuberante di vivere, suo bisogno fondamentale.<\/em><\/p>\n<p><em>Appena possibile si utilizzi l&#8217;istinto combattivo, innato in lui, per incanalarlo, sublimarlo. Si festeggino i bei trionfi riportati su quei terribili nemici che sono le cattive tendenze. &quot;Un ragazzo normale -, dice Baden Powell &#8212; \u00e8 vibrante di risa, di lotta, di appetiti, di audacie, di chiasso, di agitazione&quot;. Utilizziamo tutto ci\u00f2 nella guerra fresca e gioiosa che finir\u00e0 soltanto con noi.<\/em><\/p>\n<p><em>Siccome il fanciullo \u00e8 naturalmente eroico e coraggioso, sar\u00e0 afferrato dal combattimento spirituale e le virt\u00f9 che vi acquister\u00e0 non saranno esangui e inconsistenti, ma vive, dinamiche, conquistatrici.<\/em><\/p>\n<p><em>Diamo importanza all&#8217;entit\u00e0 della vittoria raggiunta, compensiamola; e, per stimolare l&#8217;emulazione dei fratelli e delle sorelle, estendiamo ad essi il beneficio della ricompensa accordata al protagonista; che tutti siano contenti e si augurino a loro volta di vincersi, di riuscire, per dare ad altri felicit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>In certe scuole &quot;per un successo ottenuto dei migliori allievi, si accorda libert\u00e0 a tutta la classe&quot;. Perch\u00e9 non applicare in famiglia questo metodo, che d\u00e0 eccellenti risultati nelle scuole? Si eviterebbero lo scoglio della gelosia e i pericoli dell&#8217;emulazione, ch\u00e9 &quot;se quest&#8217;ultima \u00e8 buona come metodo scolastico, come mezzo per suscitare la corsa ai primi posti e per assicurare il livello intellettuale della classe, la riteniamo sconsigliabile dal punto di vista dell&#8217;educazione e della coscienza&quot; (Ph. Ponsard).<\/em><\/p>\n<p><em>Indispensabile dunque trovare un mezzo per cui la pedagogia intellettuale e quella morale non si contrappongano pi\u00f9, affinch\u00e9 l&#8217;emulazione, pi\u00f9 dell&#8217;intelligenza, esalti il carattere; e la vita possa un giorno essere considerata un aiuto reciproco e non sempre una lotta; aspra lotta per cui si rischia di far sorgere numerose generazioni di arrivisti e di ambiziosi senza scrupoli per i quali il fine giustifica i mezzi.<\/em><\/p>\n<p><em>Privilegiati quelli che nel loro compito educativo hanno il sostegno di una leva potente: la religione. Per facilitare la buona formazione dei figli diamo loro una fede attiva che non sia una semplice formula vuota di senso e d&#8217;anima; una fede confidente, larga, sicura, una fede che sia &quot;atto, presenza, impegno&quot; (Lhernitte)<\/em>.<\/p>\n<p>In questa pagina di prosa, piena di buon senso educativo e perci\u00f2, oggi, pi\u00f9 che mai politicamente scorretta e che nessuno studente di pedagogia potrebbe inserire in una tesi di laurea, o in una qualsiasi ricerca, senza vedersi imporre dal suo professore, quanto meno, tagli e aggiustamenti tali da stravolgerne completamente il significato, il nocciolo si trova nell&#8217;affermazione che <em>il fanciullo \u00e8 naturalmente eroico e coraggioso<\/em>. La condividiamo in pieno; il bambino non \u00e8 quella tenera e inerme creatura che certi adulti s&#8217;immaginano; \u00e8 pugnace, energico e capace di slanci generosi che lo portano a fare dono di s\u00e9 e ad affrontare rinunce e sacrifici. L&#8217;adulto deve solo organizzare, convogliare, educare questa generosit\u00e0 naturale. Attenzione: non stiamo dicendo, come Rousseau, che il bambino \u00e8 fondamentalmente buono; questa \u00e8 un&#8217;affermazione profondamente diversa, che noi troviamo profondamente sbagliata. Nel bambino ci sono tutto il bene e anche tutto il male possibili, allo stato potenziale e latente; compito dell&#8217;educazione \u00e8 precisamente di sviluppare in lui il bene e di inibire il male. Ma che egli sia naturalmente generoso, fino all&#8217;eroismo; che sia, cio\u00e8, portato a degli slanci che raramente si trovano negli adulti, sulla base dell&#8217;entusiasmo e, non di rado, del puro e semplice affetto verso qualcuno o qualcosa, questo a noi sembra innegabile. Perci\u00f2, per favore, smettiamola di riversare sulla societ\u00e0 cattiva la colpa di tutto ci\u00f2 che il bambino non riesce a fare. La pedagogia contemporanea, ostaggio delle idee di don Milani, fa leva precisamente su questa falsa verit\u00e0: che ad impedire lo sviluppo felice del bambino siano, per definizione, le condizioni sociali; e che una volta rimossi gli ostacoli posti dalla societ\u00e0, il bambino non potr\u00e0 che sbocciare felicemente. Niente affatto. La cosa pi\u00f9 importante \u00e8 insegnare al bambino la distinzione fra il bene e il male; e fargli capire che il bene e il male non sono solo fuori di noi, nelle condizioni sociali, ma innanzitutto dentro di noi, se non altro allo stato potenziale. La scuola di don Milani educa il bambino ad essere rivendicativo nei confronti della societ\u00e0; prepara degli adulti polemici, scontenti, contestatori, sempre in urto con chi svolge funzioni dirigenti, vedendo in lui un &quot;nemico di classe&quot;. La scuola delineata nella presente riflessione vede nel bambino un&#8217;anima che deve essere educata al bene, anche mediante la via del sacrificio, in modo da sviluppare la propria generosit\u00e0 naturale: perch\u00e9 siamo profondamente convinti, e lo siamo sempre stati, che per cambiare il mondo, possibilmente in meglio, bisogna anzitutto cambiare se stessi. Pensare che il mondo sar\u00e0 migliore quando saranno mutate le condizioni sociali, ma lasciando gli esseri umani cos\u00ec come sono, immersi nella loro pigrizia, nel loro egoismo e abituati a fuggire le loro responsabilit\u00e0, \u00e8 palesemente una pericolosa illusione. D&#8217;altra parte l&#8217;uomo non ha in s\u00e9 la forza di eliminare le proprie debolezze e volere il bene. Il solo che pu\u00f2 dargliela \u00e8 Ges\u00f9 Cristo: perci\u00f2 deve pregarlo umilmente di riceverla&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I giovani vanno educati a diventare autonomi, e quindi a sviluppare il senso di responsabilit\u00e0; su questo, almeno in teoria, siamo tutti d&#8217;accordo; ma come? 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