{"id":23560,"date":"2015-07-28T06:37:00","date_gmt":"2015-07-28T06:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/letica-di-biagio-pelacani-ci-mostra-un-libertino-nellautunno-del-medio-evo\/"},"modified":"2015-07-28T06:37:00","modified_gmt":"2015-07-28T06:37:00","slug":"letica-di-biagio-pelacani-ci-mostra-un-libertino-nellautunno-del-medio-evo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/letica-di-biagio-pelacani-ci-mostra-un-libertino-nellautunno-del-medio-evo\/","title":{"rendered":"L\u2019etica di Biagio Pelacani ci mostra un \u201clibertino\u201d nell\u2019autunno del Medio Evo"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 piuttosto strano che al vasto pubblico italiano ed europeo sia poco familiare il nome di Biagio Pelacani, nato verso il 1355 a Costamezzana, non lontano da Parma, e morto nel 1416 a Parma, rettore di quella universit\u00e0, dopo avere insegnato matematica, astrologia e filosofia fra Bologna, Pavia e Padova.<\/p>\n<p>Nelle sue concezioni filosofiche, infatti, simili a quelle dell&#8217;aristotelismo padovano, troviamo quasi tutto il bagaglio intellettuale che sar\u00e0 caratterizzante del pensiero moderno: la netta separazione tra ragione e fede; il rifiuto o il disdegno dell&#8217;approccio metafisico al reale, in favore di una visione radicalmente immanentistica; l&#8217;idea della mortalit\u00e0 dell&#8217;anima umana e, viceversa, della eternit\u00e0 dell&#8217;universo (secondo la logica di un naturalismo radicale, sfociante in un implicito panteismo); la fiducia nella spiegazione scientifica dl mondo, vista, in definitiva, come la sola realmente adeguata alla conoscenza umana; il rifiuto dell&#8217;unione con Dio quale scopo ultimo della vita umana, in nome di un edonismo coerente e totale; la separazione decisa fra etica e religione e l&#8217;affermazione che l&#8217;uomo deve agire bene non per guadagnarsi meriti nella vita futura &#8211; che non esiste &#8212; ma perch\u00e9 capace di imporsi da s\u00e9 le giuste norme di vita (analogia con l&#8217;imperativo categorico kantiano); la tendenza a far coincidere il bene con l&#8217;utile (come faranno gli illuministi e gli utilitaristi quattro secoli dopo).<\/p>\n<p>Ce n&#8217;era abbastanza per finire sul rogo, come tocc\u00f2 a Cecco d&#8217;Ascoli, o, quanto meno, in prigione, come accadde a Pietro d&#8217;Abano; invece, stranamente, la vita e la carriera accademica di Biagio Pelacani conobbero solo poche battute d&#8217;arresto: processato per eresia nel 1396, lasci\u00f2 Pavia per la pi\u00f9 ospitale Padova, indi per la sua Parma, ove, dopo la morte, ottenne anche la sepoltura nel Duomo cittadino, con buona pace dei suoi inquisitori e della fama di &quot;doctor diabolicus&quot; che lo aveva circondato: evidentemente, godeva di protezioni assai potenti. Inoltre, \u00e8 probabile che, dei tre, egli fosse il pi\u00f9 abile &#8212; anche se non lo si pu\u00f2 definire guardingo, come fra poco vedremo &#8212; nell&#8217; esporre le sue concezioni eterodosse, sia nelle lezioni agli studenti, sia nelle pubblicazioni scritte: Cecco, il pi\u00f9 irruente, fu giustiziato; Pietro d&#8217;Abano fu assolto in due processi, ma durante il terzo mor\u00ec in carcere, forse per le torture, indi il suo cadavere venne riesumato e bruciato, essendo sopraggiunta la condanna; Pelacani se la cava con un trasferimento da una universit\u00e0 all&#8217;altra e giunge al vertice dello Studio parmense, con tanto di sepoltura in chiesa. Eppure, i tre uomini avevano sostenuto delle tesi molto simili; l&#8217;astrologia, cui tutti e tre riallacciavano il loro pensiero, non era ufficialmente condannata dalla Chiesa, per\u00f2 era guardata con sospettosa attenzione; tutti e tre erano stati accusati o spettati di magia, eresia e ateismo, e si erano difesi accampando la dottrina della &quot;doppia verit\u00e0&quot;. Pietro d&#8217;Abano, per esempio, aveva sostenuto che la creazione \u00e8 cosa verissima seconda la Scrittura, ma che non lo \u00e8 secondo ragione, perch\u00e9 alla perfezione divina non si addice il darsi da fare.<\/p>\n<p>Biagio Pelacani si dichiara un buon cristiano, per\u00f2, nelle sue lezioni, non solo moltiplica le affermazioni eretiche, ma lo fa anche senza una vera necessit\u00e0, cos\u00ec, solo perch\u00e9 trascinato dalla foga del discorso (per usare l&#8217;espressione dello storico della filosofia Sergio Landucci): parlando dell&#8217;anima individuale, sostiene che essa \u00e8 di natura materiale, dunque mortale (come voleva Averro\u00e8); aggiunge di credere nella generazione spontanea dell&#8217;uomo (il che toglie significato alla creazione divina e a tutto il racconto biblico di Adamo ed Eva, Peccato originale compreso); come se non bastasse, qualifica il racconto della \u00abGenesi\u00bb quale &quot;favola da donnette&quot;; si spinge sino a sostenere che ciascuna religione \u00e8 ispirata dagli astri, e il cristianesimo, per esempio, \u00e8 scaturito da una congiunzione favorevole di Giove con Mercurio. Tutto questo egli insegna nella \u00abQuaestiones de anima\u00bb, che non furono distrutte, dal momento che noi possiamo ancora leggerle; e anche questo \u00e8 un dato piuttosto sorprendente.<\/p>\n<p>Cos\u00ec riassume l&#8217;etica di Biagio Pelacani la studiosa Graziella Federici Vescovini nella sua pregevole monografia \u00abAstrologia e scienza. La crisi dell&#8217;aristotelismo sul cadere del Trecento e Biagio Pelacani da Parma\u00bb (Firenze, Vallecchi, 1978, pp. 402-05):<\/p>\n<p>\u00abSeparato il piano della fede da quello della filosofia e ricondotto l&#8217;orizzonte del sapere umano alla esclusiva sfera naturale che non riconosce nessuna realt\u00e0 sovrannaturale, il filosofo si trover\u00e0, da pagano, immerso in un cosmo in cui la felicit\u00e0 non potr\u00e0 venirgli certamente dalla conoscenza del bene assoluto che \u00e8 Dio, il fine di ogni perfezione.<\/p>\n<p>Per meglio dire: negata la realt\u00e0 di qualunque perfezione in quanto tutto \u00e8 continuamente perfettibile, nell&#8217;orizzonte etico di Biagio rimane solo la perfettibilit\u00e0, non la perfezione. Ma allora in che cosa consiste la felicit\u00e0 che \u00e8 il bene dell&#8217;uomo? Questo importante problema \u00e8 affrontato in una lunga e complessa questione del libro secondo della fisica, prima relazione, da cui si ha un chiaro esempio di come la trattazione morale fosse da lui intesa in relazione alla concezione naturale astrologica di tutti i problemi: &quot;utrum ens naturaliter appetat esse et permanere&quot;. Qui egli affronta il problema alla maniera naturale dell&#8217;etica intellettualistica di Aristotele: e cio\u00e8 che l&#8217;uomo desidera il bene che consiste nella sua forma razionale, che \u00e8 il suo essere. Questa formulazione generale \u00e8 articolata in molte argomentazioni che egli divide in quattro tipi: 1) argomentazioni che soddisfano i medici e i fisici (&quot;philosophis naturalibus&quot;); 2) che convengono con la morale; 3) che rispettano &#8211; ma sarebbe meglio dire che non rispettano &#8211; la fede cattolica; 4) che soddisfano l&#8217;astrologia.<\/p>\n<p>Le argomentazioni mediche e fisiche del primo tipo servono di base per sostenere quelle morali del secondo tipo. Secondo esse la materia in s\u00e9 \u00e8 indifferente a desiderare qualunque forma; tuttavia, di fatto, la materia desidera la forma che essa ha e viceversa. Pertanto &quot;materia et forma mutuo appetunt collegantiam et connessionem&quot;. Le determinazioni morali poste da Biagio svincolano completamente la vita morale dell&#8217;uomo da quella religiosa, secondo una impostazione che pi\u00f9 tardi sar\u00e0 condivisa da Pomponazzi. Cos\u00ec afferma come seconda proposizione morale: &quot;non est ponere nec asserere aliam vitam post istam&quot;.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo virtuoso non agir\u00e0 bene, dunque, perch\u00e9 si attende di essere premiato nell&#8217;altra vita. Non vi \u00e8 acquisizione di felicit\u00e0 dopo la vita presente. L&#8217;unico premio che attende l&#8217;uomo per la sua virt\u00f9 sar\u00e0, invece, la buona e lodevole fama temporale e terrena. La moralit\u00e0 sar\u00e0, pertanto, fine a se stessa:;potr\u00e0 solo assicurare una immortalit\u00e0, affidata alla gloria mondana. La felicit\u00e0 dell&#8217;uomo non consiste &#8211;come ritengono gli spiriti religiosi &#8211; nella visione beata di Dio, n\u00e9 nell&#8217;amore di Dio. E lo si dimostra secondo una argomentazione pretesa &quot;teologica&quot;, che avrebbe sbalordito san Tommaso e sant&#8217;Agostino: &quot;Visio dei clara non est beatitudo hominis. Probatur&#8230; Dilectio dei firma non est perfecta hominis beatitudo. Probatur&#8230;<\/p>\n<p>L&#8217;argomentazione di Biagio \u00e8, invece, prettamente edonistica, se non utilitaristica, in quanto egli fa prevalere il concetto restrittivo, in senso naturale, fisico, dell&#8217;espressione felicit\u00e0 della &quot;vita&quot; umana: pertanto, la felicit\u00e0 dell&#8217;uomo consister\u00e0 nella sufficienza dei comodi ad essa competenti. E contro sant&#8217;Agostino sosterr\u00e0 (anche se in forma dubitativa) che l&#8217;uomo dovr\u00e0 prediligere se stesso all&#8217;amore di Dio, perch\u00e9 la sua azione \u00e8 veramente virtuosa, solo quando \u00e8 compiuta per se stessa, per l&#8217;&quot;amor sui&quot; e non per l&#8217;&quot;amor Dei&quot;. Biagio arriver\u00e0, quindi, ad affermazione paradossali e blasfeme, anche se poste in forma dubitativa che ci rendono perfettamente plausibile il richiamo del Vescovo: per esempio quella che l&#8217;uomo pu\u00f2 anche odiare Dio del cui odio egli ha un merito, qualora confonda Cristo con il demonio; oppure l&#8217;altra che pone l&#8217;interrogativo se l&#8217;uomo ha la libert\u00e0 di suicidarsi, a cui Biagio risponde con una argomentazione astrologica.\u00bb<\/p>\n<p>Per Biagio Pelacani, dunque, la virt\u00f9 \u00e8 premio a se stessa, ma non ha niente a che fare con la religione; cos\u00ec come le strade della fede e della ragione filosofica, a un ceto punto, si dividono: se si vuol seguire l&#8217;una, bisogna abbandonare l&#8217;altra, e viceversa. E questo \u00e8 il punto di maggiore audacia cui sia pervenuto un seguace della dottrina della &quot;doppia verit\u00e0&quot;.<\/p>\n<p>Nel pensiero di Biagio Pelacani, dunque, si incontrano e si incrociano l&#8217;utilitarismo, l&#8217;edonismo, il naturalismo, il razionalismo libero e spregiudicato, il rifiuto della metafisica e l&#8217;orgogliosa affermazione della eccellenza dell&#8217;uomo quale creatura ragionevole. Ma c&#8217;\u00e8 un altro aspetto caratteristico, che ne fa realmente un precursore del libertinismo e, indirettamente, del pensiero moderno laicista, ateista e radicalmente immanentista: la fiducia pressoch\u00e9 illimitata nel sapere scientifico. In fondo, egli \u00e8 soprattutto un matematico: si \u00e8 formato a Parigi, alla scuola di Alberto di Sassonia, nell&#8217;ambiente dei &quot;calculatores&quot;, che sottoponevano le regole della meccanica aristotelica ad una critica rigorosa, applicando nuovi strumenti matematici allo studio della fisica, e specialmente della dinamica. Che un tale uomo abbia voluto farsi banditore di una nuova etica e di una nuova concezione del mondo, \u00e8 molto significativo e suggerisce interessanti accostamenti con uomini e situazioni dell&#8217;odierno paradigma culturale.<\/p>\n<p>Anche se, nel Medioevo, il matematico era anche un astrologo e anche se, dall&#8217;astrologia (scienza che comprendeva l&#8217;astronomia come la intendiamo oggi) era relativamente facile scivolare nella filosofia vera e propria, etica compresa, tale passaggio era comprensibile, ma non inevitabile: a dispetto della visione unitaria del sapere, propria di quei secoli, la matematica e le scienze affini non avevano alcuna pretesa di esaustivit\u00e0 nei confronti della spiegazione razionale del reale. Perch\u00e9 &quot;matematico&quot; e &quot;scienziato&quot; divenisse sinonimi di uno studioso il cui sapere \u00e8 esaustivo e che comprende, quindi, anche la filosofia e la stessa etica, saranno ancora necessari alcuni secoli, a partire dalla cosiddetta rivoluzione galileiana. Ma nel pensiero di Biagio Pelacani e alcuni altri, e specialmente nell&#8217;ambito dell&#8217;aristotelismo padovano, averroistico e immanentistico, vi sono gi\u00e0 le premesse per tale rivoluzione.<\/p>\n<p>Del resto, la cosa \u00e8 perfettamente logica. Paradossalmente, \u00e8 proprio l&#8217;idea dell&#8217;unit\u00e0 del sapere, di origine medievale, ma ripresa e tramandata dal Rinascimento, che crea le condizioni affinch\u00e9 si verifichi il &quot;sorpasso&quot; della scienza rispetto alla filosofia (per non parlare della teologia): se l&#8217;orizzonte della conoscenza \u00e8 unitario, allora, una volta che la scienza si sia assicurata il posto d&#8217;onore nel panorama intellettuale e culturale, italiano ed europeo, essa diverr\u00e0 anche la forma privilegiata del conoscere, alla quale tutte le altre dovranno inchinarsi, oppure rassegnarsi a scomparire. E alla metafisica, per esempio, finir\u00e0 per toccare un destino analogo a quello che era toccato, poco a poco, alla magia, all&#8217;alchimia e all&#8217;astrologia: sar\u00e0 relegata (da Kant in poi) nello status incerto, ma poco invidiabile e sostanzialmente squalificante, di pseudo-scienza: una forma di sapere, cio\u00e8, nella quale si pu\u00f2 affermare tutto e il contrario di tutto.<\/p>\n<p>Il punto centrale del pensiero filosofico di Biagio Pelacani \u00e8, a nostro avviso, la negazione che la felicit\u00e0 dell&#8217;uomo consista nel ritorno a Dio, anzi, la negazione che vi sia un ritorno dell&#8217;anima a Dio: per lui, la felicit\u00e0 consiste nel soddisfare i desideri e nell&#8217;evitare i dolori, avvicinandosi molto, di fatto, all&#8217;edonismo epicureo. Dio, per lui, non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;afa e l&#8217;omega della creazione; meglio: non c&#8217;\u00e8 stata alcuna creazione, perch\u00e9 il mondo, quale lo conosciamo, \u00e8 eterno, c&#8217;\u00e8 sempre stato e sempre ci sar\u00e0. A rigore &#8212; anche se egli si trattiene dal compiere formalmente quest&#8217;ultimo passo &#8212; il mondo \u00e8 Dio: quel che dir\u00e0, senza mezzi termini, qualche secolo dopo, Baruch Spinoza. Una volta negata la centralit\u00e0 di Dio come garanzia del sapere umano, inevitabilmente Biagio Pelacani inclina verso un certo relativismo gnoseologico: nega che si possa pervenire ad una conoscenza che sia totalmente immune da errori, e la verit\u00e0 si riduce a opinione, anche se \u00e8 possibile distinguere (sino ad un certo punto) fra opinioni vere e false. Per lui, esiste un sapere vero, ma pur sempre fallibile, perch\u00e9 ogni sapere umano \u00e8 soggetto a modifiche e adattamenti continui. \u00abLe opinioni vere, necessarie e immutabili, saranno allora non le verit\u00e0 della metafisica, ma quelle delle matematiche\u00bb (Federici Vescovini). Pelacani esclude il soprannaturale: come studioso della prospettiva (molto apprezzato allora e poi, fino a Leonardo), pensa che qualsiasi fenomeno, anche il pi\u00f9 bizzarro, si possa spiegare scientificamente. E ci\u00f2 basterebbe per farne un vero precursore del libero pensiero&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 piuttosto strano che al vasto pubblico italiano ed europeo sia poco familiare il nome di Biagio Pelacani, nato verso il 1355 a Costamezzana, non lontano<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30185,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[64],"tags":[129],"class_list":["post-23560","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-medievale","tag-eresia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-medievale.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23560","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23560"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23560\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30185"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23560"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23560"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23560"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}