{"id":23557,"date":"2015-07-30T06:18:00","date_gmt":"2015-07-30T06:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/30\/bezymianny-e-katmai-le-due-maggiori-eruzioni-vulcaniche-del-xx-secolo\/"},"modified":"2015-07-30T06:18:00","modified_gmt":"2015-07-30T06:18:00","slug":"bezymianny-e-katmai-le-due-maggiori-eruzioni-vulcaniche-del-xx-secolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/30\/bezymianny-e-katmai-le-due-maggiori-eruzioni-vulcaniche-del-xx-secolo\/","title":{"rendered":"Bezymianny e Katmai, le due maggiori eruzioni vulcaniche del XX secolo"},"content":{"rendered":"<p>Non sempre i pi\u00f9 grandi sconvolgimenti di quel grande corpo vivo che \u00e8 il nostro Pianeta sono percepiti dagli esseri umani in tutta la loro portata, perfino quando si verificano in maniera improvvisa e altamente spettacolare. Noi, infatti, siamo soliti rapportare ogni cosa alla nostra condizione, che immaginiamo essere &quot;al centro&quot; della Natura, confondendo un (eventuale) concetto metafisico con la realt\u00e0 delle cose sul piano puramente materiale. Di conseguenza, quegli eventi sismici o vulcanici, quei maremoti e quelle cadute di meteoriti che si verificano in zone pi\u00f9 o meno densamente popolate dagli uomini, colpiscono al massimo la nostra immaginazione; gli altri, quelli che si verificano in zone desertiche, o in mezzo agli oceani, o anche sotto la superficie marina, passano pressoch\u00e9 inosservati e, se pure gli strumenti scientifici ne registrano lo svolgimento, il grande pubblico ne viene raramente a conoscenza e, in ogni caso, ne resta ben poco impressionato, tanto da dimenticarli in fretta.<\/p>\n<p>In un certo senso, \u00e8 logico che la psicologia umana riconduca ogni evento e ogni situazione a ci\u00f2 che concerne le creature umane, specialmente da quando la cultura moderna ha fatto piazza pulita della metafisica, cio\u00e8 dell&#8217;ordine soprannaturale, riducendo la visione del reale alla sola sfera delle realt\u00e0 visibili, tangibili, misurabili e quantificabili, suscettibili di studio da parte della ragione calcolante e strumentale. Un po&#8217; meno logico che i filosofi si siano accodati all&#8217;andazzo comune e, perdendo di vista il giusto ordine di rapporti fra le parti e il tutto, si siano sdraiati anch&#8217;essi su di una visione ingenuamente antropocentrica, sia che questa si collochi sotto il segno dell&#8217;ottimismo (l&#8217;uomo al centro del mondo e &quot;padrone&quot; di ogni cosa), sia che si ponga, in modo altrettanto banale e superficiale, sotto il segno del pi\u00f9 nero pessimismo (l&#8217;uomo come un ente casuale ed &quot;inutile&quot; gettato in mezzo a un caos di altri enti, del pari inutili e casuali).<\/p>\n<p>Sia come sia, la confusione concettuale oggi imperante \u00e8 tradita dal linguaggio, prima ancora che dai contenuti del discorso sul rapporto fra uomo e natura: noi parliamo, ad esempio, di &quot;catastrofi naturali&quot; per intendere quelle che colpiscono la presenza umana &#8212; o, in senso pi\u00f9 limitato, quella della fauna e della vegetazione -, senza tener conto del fatto che &quot;catastrofe&quot; \u00e8 un concetto che implica un giudizio di valore di segno negativo e che sottintende, fra l&#8217;altro, lo stato di quiete come quello &quot;normale&quot; e, in ogni caso, &quot;ideale&quot;; mentre in natura la quiete non esiste, tranne &#8212; e solo apparentemente &#8212; nella morte, perch\u00e9 in natura tutto \u00e8 movimento, mutamento, trasformazione. Che poi il movimento si realizzi in maniera lenta e graduale, come l&#8217;erosione di una costa marina rocciosa, a stento percepibile nell&#8217;arco di una generazione umana, e perfino lentissima, come lo scorrimento delle placche tettoniche e il relativo avvicinamento o allontanamento reciproco delle terre emerse; oppure che si verifichi in maniera brusca e improvvisa, come appunto in quei caso che noi siamo soliti definire &quot;catastrofici&quot;, \u00e8 cosa, in fondo, secondaria, perch\u00e9 non fa che confermare l&#8217;assunto principale: che, in natura, nulla sta fermo, tutto si trasforma; e, di conseguenza, gli esseri viventi &#8212; tutti, e non solamente l&#8217;uomo &#8212; devono continuamente adattarsi, se lo possono, a tali processi, oppure scomparire.<\/p>\n<p>Questo, da un punto di vista filosofico, non equivale affatto a sminuire il ruolo dell&#8217;uomo, la sua dignit\u00e0, e, fors&#8217;anche, la nemmeno la sua &quot;centralit\u00e0&quot;: significa ricondurre tali attributi alla sfera che \u00e8 loro propria, quella spirituale, dalla sfera arbitrariamente invasa, quella materiale. In quest&#8217;ultima, infatti, l&#8217;uomo \u00e8 davvero la pi\u00f9 fragile delle specie viventi: tanto \u00e8 vero che, dopo i peggiori eventi catastrofici, l\u00e0 dove la sua presenza viene completamente annichilita, numerose specie animali e vegetali riewscono, invece, a sopravvivere, riconquistando il terreno perduto e tornando a popolare le zone temporaneamente abbandonate.<\/p>\n<p>Ci sono stati due casi particolarmente grandiosi di eruzioni vulcaniche, verificatesi proprio nel secolo appena trascorso, di cui il grande pubblico ignora, probabilmente, anche la semplice esistenza; mentre tutti, o comunque moltissimi, conoscono il nome del vulcano Krakatoa, esploso in maniera drammatica e spettacolare nel 1883, e perfino quello di Tunguska, il fiume della Siberia presso cui cadde un meteorite di notevoli dimensioni, o forse una cometa, nel 1908; per non parlare delle catastrofi naturali accadute negli Stati Uniti e in Europa, come il tremendo terremoto di San Francisco, nel 1906, o quello di Messina, sempre del 1908. Alludiamo alle due eruzioni vulcaniche del Bezymianny, del 1956, nella Penisola di Kam\u010datka (m. 2.882, posto nella Siberia orientale) e del Katmai, del 1912, nella Penisola d&#8217;Alaska (m. 2.047, situato all&#8217;estremit\u00e0 occidentale dello Stato omonimo nordamericano), quest&#8217;ultima particolarmente notevole, dal punto di vista geologico, perch\u00e9 di tipo &quot;ignimbritico&quot;, cio\u00e8 verificatasi in un&#8217;area vulcanica con magma ad alto contenuto di silicio, e caratterizzata da una eccezionale potenza distruttiva.<\/p>\n<p>L&#8217;eruzione del Bezymianny, in particolare, sembra potersi accostare, per intensit\u00e0 e imponenza, a quella avvenuta nel 1980 sul Monte Sant&#8217;Elena (Mount St. Helens, nello Stato di Washington, da non confondersi con il quasi omonimo Mount Saint Helena, in California, pi\u00f9 piccolo ma reso celebre perch\u00e9 descritto dal romanziere Robert Louis Stevenson nel suo libro di viaggi e avventure \u00abThe Silverado Squatters\u00bb). L&#8217;eruzione del St. Helens fece alcune decine di vittime, ma venne ripresa in diretta e resa celebre perfino dal cinema, dato che ebbe luogo in una zona abitata (sia pure a bassa densit\u00e0 di presenza umana); mentre quella del Bezymianny, cos\u00ec come quella, quarantaquattro anni &#8216;rima, del Katmai, si verific\u00f2 in un&#8217;area praticamente disabitata e, per giunta, posta al di l\u00e0 di quella che era allora la &quot;Cortina di Ferro&quot;, dalla quale, come \u00e8 noto, ben poche notizie trapelavano in Occidente, specie se si trattava di notizie non favorevoli alla propaganda sovietica).<\/p>\n<p>Hanno scritto Mario e Gabriella Ruggieri nella monografia \u00abI vulcani della Terra\u00bb (Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1978, pp. 90-1):<\/p>\n<p>\u00abAvrebbe potuto seppellire una citt\u00e0 come Parigi sotto uno strato di cenere alto 10 m. Erutt\u00f2 qualcosa come 2 miliardi e mezzo di tonnellate di materiali in un&#8217;esplosione di potenza pari, secondo alcuni, a quella del Krakatoa. L&#8217;eruzione del Bezymianny, un vulcano di 3.000 metri [in realt\u00e0, come abbiamo detto, attualmente le misurazioni geodetiche danno un&#8217;altezza di 2.882 metri s. l. m.: sembra che 250 metri di rioccia alla sommit\u00e0 siano stati letteralmente annientati, per un volume di 0,5 km cubi] nella penisola della Kam\u010datka (Siberia), il 30 marzo 1956, si verific\u00f2 fortunatamente in una zona quasi desertica. Ma non solo: era stata prevista con un anticipo di parecchi mesi dai vulcanologi russi. In un osservatorio situato sul vulcano Klju\u010devskaja gli scienziati avevano registrato, a partire dal settembre dell&#8217;anno prima, una serie di scosse sismiche i cui grafici convergevano sul Bezymianny (la montagna senza nome), vulcano ritenuto ormai spento. Le eruzioni erano iniziate in forma attenuata il 22 ottobre 1955, continuando con attivit\u00e0 sempre maggiore fino all&#8217;esplosione finale del marzo seguente.<\/p>\n<p>L&#8217;attivit\u00e0 vulcanica presente in Kam\u010datka col Bezymianny e altri 26 vulcani attivi continua intensa nelle Aleutine, il grande arco di isole che racchiude a sud il mar di Bering tra la Siberia e l&#8217;Alaska.<\/p>\n<p>Le Aleutine sono un allineamento di 40 strato-vulcani, di cui 27 attivi. Alcuni sono di formazione recente: l&#8217;isola Bogoslof, costituita da un gruppo di cupole di ristagno attive, \u00e8 emersa dalle acque nel 1796. Le era stato dato a quei tempi il nome di Joanna Boguslawska (tutta la regione apparteneva allora ai russi); ancora otto anni dopo che erra nata dal mare non era stato possibile mettervi piede per l&#8217;intenso calore emanato dalle lave. Frequenti eruzioni ne mutarono negli anni l&#8217;aspetto e la morfologia.<\/p>\n<p>Come nel caso della Kam\u010datka, anche in Alaska i maggiori vulcani attivi si trovano allineati sul prolungamento di un arco insulare, quello delle Aleutine. Ma le analogie non si fermano qui: anche in Alaska una spaventosa eruzione, quella del Bezymianny, non ebbe effetti disastrosi semplicemente perch\u00e9 colp\u00ec una regione quasi desertica. Il 6 giugno 1912 il Katmai esplose senza preavviso, liberando una potenza enorme, pari a quella del Bezymianny. La sommit\u00e0 del cono croll\u00f2, lasciando un cratere del diametro di 4 km., successivamente occupato da un lago. Ai suoi piedi vi fu un&#8217;eruzione lineare esplosiva in grande stile: da varie fratture laterali fuoriuscirono nubi ardenti costituite da pomici e finissime schegge incandescenti sospese in gas ad alta temperatura e in grado di espandersi a grande velocit\u00e0 (100 km. orari circa) fino a centinaia di chilometri di distanza.<\/p>\n<p>I materiali solidi trasportati dalle nubi ardenti, una volta depositatisi e consolidatisi, formano in questi casi dei tufi compatti rinsaldati chiamati ignimbriti. Eruzioni di questo tipo sono le pi\u00f9 impressionanti che si conoscano: se un&#8217;eruzione ignimbritica avvenisse improvvisamente in un&#8217;area densamente popolata, il suo effetto distruttivo sarebbe totale, senza alcuna possibilit\u00e0 di difesa.<\/p>\n<p>Il Katmai rappresenta fortunatamente l&#8217;unico esempio sicuro di eruzioni ignimbritica avvenuta in tempi storici.\u00bb<\/p>\n<p>Eventi come quelli del Bezymianny e del Katmai, dunque, ci ricordano, da un lato la piccolezza e la fragilit\u00e0 dell&#8217;essere umano nel contesto della natura, di cui egli fa parte, e, dall&#8217;altro, la soggettivit\u00e0 e la relativit\u00e0 delle informazioni di cui disponiamo, e della selezione impropria che operiamo, a seconda che gli eventi riguardino direttamente, oppure no, la sorte dei nostri simili.<\/p>\n<p>Dalla prima di queste due conclusioni Voltaire, nel \u00abCandide\u00bb e nel \u00abPoema sul terremoto di Lisbona\u00bb, ne dedusse, arbitrariamente, l&#8217;insignificanza dell&#8217;uomo nel contesto della natura: mentre una cosa \u00e8 esser piccoli e fragili, un&#8217;altra cosa, e ben diversa, \u00e8 essere insignificanti. Inoltre il filosofo francese si convert\u00ec dall&#8217;ottimismo al pessimismo, in aperta polemica con la \u00abTeodicea\u00bb di Leibniz: come se la presenza del male fisico fosse la stessa cosa di quella del male morale e come se dai fatti della natura si potesse trarre una conclusione qualsivoglia sulla bont\u00e0 del progetto divino riguardo alla Creazione. Il che mostra soltanto quanto fosse povero e superficiale il pensiero di colui che viene considerato &#8212; e, il pi\u00f9 delle volte, lodato ed esaltato &#8211; come il maggiore esponente del movimento illuminista. Perfino uno studentello di metafisica, assai prima del &quot;dotto&quot; XVIII secolo, avrebbe visto la confusione operata da Voltaire fra l&#8217;ordine delle cose naturali e quello delle cose soprannaturali e avrebbe riconosciuto che nessun giudizio pu\u00f2 essere inferito partendo da una premessa cos\u00ec vistosamente sbagliata.<\/p>\n<p>Dalla seconda conclusione, vale a dire la soggettivit\u00e0 e imprecisione dell&#8217;idea che gli esseri umani si fanno dei fenomeni naturali e del rapporto che esiste fra loro e quelli, emerge che dovremmo stare attenti a non cadere in un grossolano antropocentrismo e ricordarci sempre che il nostro punto di vista, quando si parla della natura, \u00e8 pi\u00f9 o meno quello di una formica la quale, arrampicatasi in cima a un sasso, creda e di essere giunta sulla sommit\u00e0 del mondo e che, da lass\u00f9, abbia la pretesa di giudicare ogni cosa, perfino sulla natura del Bene e del Male. Eppure noi tendiamo continuamente a dimenticarci di questa elementare verit\u00e0, anche per l&#8217;illusorio senso di onnipotenza che ci deriva dai sedicenti progressi nel campo della manipolazione genetica, e lo si vede continuamente dal nostro modo di esprimerci: quando, ad esempio, parliamo di &quot;montagna assassina&quot;, o di &quot;squali killer&quot;, mentre dovremmo parlare, semplicemente, di alpinisti e di bagnanti imprudenti o sfortunati.<\/p>\n<p>Ogni qualvolta gli esseri umani si prendono troppa confidenza con le forze della natura, commettono l&#8217;errore di sopravvalutarsi e si espongono a terribili conseguenze. C&#8217;\u00e8 una fotografa sudafricana, Lesley Rochat, che si \u00e8 specializzata nel nuotare accanto agli squali, nell&#8217;accarezzarli come fossero cagnolini: si espone continuamente a un rischio tremendo, perch\u00e9 l&#8217;intelligenza, il coraggio e la buona volont\u00e0 non bastano a improvvisare un ponte comunicativo con creature profondamente diverse da noi, il cui cervello funziona in altro modo e il cui linguaggio gestuale \u00e8, anch&#8217;esso, radicalmente differente. Ebbene, di questa imprudenza, e sia pure dettata (ma non sempre) da rispettabili motivazioni, siamo un po&#8217; tutti partecipi: sottovalutiamo continuamente la forza degli elementi naturali e degli altri abitanti del pianeta e poi ci meravigliamo e restiamo sconvolti quando i fatti ci costringono a toccare con mano la nostra piccolezza. Da qualche tempo \u00e8 entrata nell&#8217;uso comune una orribile espressione, riferita non solo &#8212; il che \u00e8 legittimo &#8212; ad edifici o centri urbani, ma anche &#8211; il che \u00e8 alquanto presuntuoso &#8212; a vallate, montagne, fiumi e torrenti: &quot;mettere in sicurezza&quot;. Certo, se una parete di riccia \u00e8 franosa e sotto di essa scorre un&#8217;autostrada, bisogner\u00e0 approntare delle reti metalliche per evitare che i veicoli siano travolti dal distacco delle pietre; tuttavia, perfino in casi apparentemente cos\u00ec semplici ed evidenti, la domanda che dovremmo farci \u00e8 sempre a monte dell&#8217;ovvio, e in questo caso suonerebbe pi\u00f9 o meno cos\u00ec: \u00abMa \u00e8 stato saggio, \u00e8 stato ragionevole progettare e realizzare un tracciato autostradale ai piedi di una parete rocciosa di tipo franoso?\u00bb. \u00c8 la domanda che avrebbero dovuto farsi i progettisti e i costruttori della diga del Vajont: \u00e8 saggio, \u00e8 prudente realizzare un lago artificiale ai piedi di una montagna franosa e a monte di una valle densamente abitata?<\/p>\n<p>Sappiamo quale sia la risposta che prontamente, senza neanche riflettere per un momento, quasi come fosse un riflesso condizionato, forniscono in simili casi i fautori del &quot;progresso&quot;; pi\u00f9 che una risposta, \u00e8 una contro-domanda: \u00abVolete forse fermare il Progresso\u00bb? E, con ci\u00f2, ritengono di aver detto tutto e di aver chiuso la bocca per sempre ai loro petulanti critici. Gi\u00e0, il Progresso. Vale a dire, guarda caso, proprio quella &quot;religione&quot; di cui essi si sono auto-nominati i depositari, i sommi sacerdoti, i giudici, i custodi e i poliziotti. Un po&#8217; troppe cose insieme, non vi fare, signori del Progresso? C&#8217;\u00e8 un conflitto d&#8217;interessi, grande come una montagna (speriamo non troppo franosa), in quel che dite e in quello che state facendo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non sempre i pi\u00f9 grandi sconvolgimenti di quel grande corpo vivo che \u00e8 il nostro Pianeta sono percepiti dagli esseri umani in tutta la loro portata,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30160,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[47],"tags":[92],"class_list":["post-23557","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-geografia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-geografia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23557","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23557"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23557\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30160"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23557"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23557"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23557"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}