{"id":23548,"date":"2022-06-13T12:50:00","date_gmt":"2022-06-13T12:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/06\/13\/berto-ricci-e-la-terza-via-tra-capitalismo-e-comunismo\/"},"modified":"2022-06-13T12:50:00","modified_gmt":"2022-06-13T12:50:00","slug":"berto-ricci-e-la-terza-via-tra-capitalismo-e-comunismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/06\/13\/berto-ricci-e-la-terza-via-tra-capitalismo-e-comunismo\/","title":{"rendered":"Berto Ricci e la terza via tra capitalismo e comunismo"},"content":{"rendered":"<p>Non ha capito nulla del fascismo chi vede in esso un blocco unitario, un corpo compatto senza parti n\u00e9 sfumature; e ha capito meno di nulla chi si ostina a considerarlo solo un prodotto della reazione, una forza mercenaria al servizio di agrari e industriali per sventare la rivoluzione bolscevica e reprimere le aspirazioni dei lavoratori: insomma se lo si riduce al fenomeno dello squadrismo. Chi pensa questo si \u00e8 semplicemente creato una immagine di comodo, una testa di turco sulla quale riversare il proprio disprezzo e la propria saggezza democratica a posteriori, senza tener minimamente conto delle reali condizioni dell&#8217;Italia nel periodo fra le due guerre mondiali: politiche, economiche, sociali, culturali e morali. \u00c8 comodo vederla cos\u00ec: si possono scaricare su un nemico vinto tutte le colpe e si pu\u00f2 attribuire al fascismo una serie di difetti, di errori, di debolezze, che sono invece della classe dirigente italiana e, in parte, del popolo italiano. E si finge di non sapere che nessun governo liberaldemocratico, e tanto meno un governo di sinistra, tipo il Fronte Popolare francese, avrebbe saputo cavarsele meglio negli snodi decisivi di quegli anni terribili: la ricostruzione economica dopo l&#8217;effimera vittoria del 1918; la ricomposizione di un tessuto sociale degno di questo nome e del suo necessario presupposto, il senso dello Stato; la grande crisi del 1929 e la successiva depressione; il rapidissimo riarmo tedesco e l&#8217;affacciarsi minaccioso della politica hitleriana sullo scenario europeo; la difficile scelta di campo allo scoppio della Seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>E non solo il fascismo fu un fenomeno variegato, complesso, contraddittorio, una costellazione di posizioni e di atteggiamenti, un bacino collettore di forze eterogenee, tenute insieme dal comune denominatore di allontanare lo spettro del bolscevismo e della guerra civile, ma anche e soprattutto di cercare una terza via fra comunismo e capitalismo e di mediare fra spirito antiborghese, proprio dei Fasci di combattimento del 1919, e spirito sanamente borghese, specie di area cattolica e specie dopo la firma dei Patti Lateranensi del 1929; e inoltre un tentativo di superare il socialismo accogliendone, per\u00f2, la sostanza del programma sociale, ma rifiutando lo strumento della lotta di classe, tentativo che Mussolini tenacemente persegu\u00ec fino al 1924, quando il cadavere di Matteotti gli venne gettato fra le gambe, facendolo naufragare per sempre e togliendo alla societ\u00e0 italiana una possibilit\u00e0 unica di percorrere insieme la via delle riforme sociali e quella dell&#8217;integrazione fra popolo e Stato, portando a termine l&#8217;opera incompiuta del Risorgimento. Esso fu variegato e contraddittorio anche nelle sue singole componenti, a riprova del fatto che pi\u00f9 che di un movimento, e successivamente di un partito e di un regine, bisogna piuttosto pensarlo come un grande cantiere sempre aperto, un vasto e originale esperimento che attir\u00f2, ad un certo punto, l&#8217;attenzione del mondo intero, e suscit\u00f2 rispetto e ammirazione anche fra molti che, dopo il 1940, lo avrebbero ingenerosamente denigrato.<\/p>\n<p>Un tipico esempio di ci\u00f2 che stiamo dicendo \u00e8 la vicenda del cosiddetto fascismo di sinistra. Dire fascismo di sinistra \u00e8 come dire corporativismo, e specialmente corporazione proprietaria: la teoria economica lanciata dal filosofo Ugo Spirito al Convegno di studi sindacali e corporativi di Ferrara del maggio 1932, secondo la quale le singole aziende avrebbero dovuto passare sotto la diretta gestione della corporazione cui ciascuna di esse apparteneva, e quindi i mezzi di produzione dell&#8217;intera economia, e il relativo capitale, sarebbero passati sotto il controllo dei produttori, soggetti attivi del processo produttivo e non pi\u00f9 degli azionisti, soggetti passivi. Ebbene, anche tra i fascisti di sinistra le posizioni individuali furono sempre quanto mai diversificate e non giunsero mai ad una vera sintesi. Cosa c&#8217;era in comune fra Giuseppe Bottai, il direttore di <em>Critica fascista<\/em>, che aveva sempre l&#8217;aria di voler fare la &quot;fronda&quot; contro il regime, ma era legato a filo doppio coi poteri forti del capitale massonico e finanziario, e da ultimo scelse di schierarsi con Grandi, che rappresentava appunto quel mondo, contro Mussolini nella seduta del Gran Consiglio del 25 luglio 1943, e un sindacalista come Enzo Pezzato, che durante il periodo di Sal\u00f2 fu il direttore (dopo l&#8217;eroe di guerra Carlo Borsani) de <em>La Repubblica Fascista<\/em> e che, essendosi sempre interessato solo di questioni sociali, era talmente in buona fede da tornare a Milano per chiudere il giornale, il 25 aprile del 1945, venendo ammazzato dai partigiani, i quali non restituirono mai il suo cadavere alla famiglia?<\/p>\n<p>Una figura notevole del fascismo di sinistra, oltre ai giornalisti Concetto Pettinato e Bruno Spampanato, \u00e8 quella di Berto Ricci, fiorentino, classe 1905, professore di fisica e matematica nei licei, scrittore, poeta, fondatore de <em>L&#8217;Universale<\/em>, che part\u00ec volontario per il fronte libico e mor\u00ec, nel 1941, sotto un mitragliamento aereo britannico. La sua posizione riguardo alla corporazione proprietaria riflette la spaccatura esistente nel seno stesso del fascismo di sinistra. I sindacalisti in generale erano contrari, perch\u00e9, nonostante tutto, non avevano dismesso la vecchia concezione della lotta di classe e quindi vedevano con allarme la prospettiva del completo assorbimento dei sindacati nelle corporazioni; i teorici del corporativismo, invece, a cominciare da Ugo Spirito, la propugnavano perch\u00e9 la consideravano come la naturale evoluzione del fasciamo verso il comunismo (il che aiuta a capire le scelte di molti di essi dopo la guerra). Berto Ricci, inizialmente contrario, mut\u00f2 opinione qualche anno dopo, nella prospettiva di un pi\u00f9 ampio ripensamento dell&#8217;intera esperienza fascista, che egli giudicava minacciata di sclerosi dalle forze conservatrici e che voleva far di tutto per rivitalizzare e riportare sul terreno delle radicali riforme sociali in senso anticapitalista, anche mediante l&#8217;espropriazione delle aziende, pur di scongiurare l&#8217;imborghesimento di un regime che, a suoi giudizio, doveva ancora fare tutto ci\u00f2 che aveva promesso e fatto sperare agli italiani.<\/p>\n<p>Chiarificatrice di questo dilemma e di questa svolta \u00e8 una pagina dello storico marchigiano Domenico Settembrini (classe 2929, dunque oggi pi\u00f9 che novantenne) tratta da uno dei suoi acuti e obiettivi studi sul pensiero politico moderno, la <em>Storia dell&#8217;idea antiborghese in Italia, 1860-1989<\/em> (Bari, Laterza1991, pp. 308-310):<\/p>\n<p><em>Nel 1938 si radicalizzava anche la posizione di Berto Ricci. Ai tempi della polemica sollevata da Spirito, Ricci su &quot;L&#8217;Universale&quot;del 3 ottobre 1932, pur non nascondendo il suo scontento &#8211; \u00abnon illudersi che il fascismo abbia fatto tutto. Il fascismo ha tutto da fare\u00bb &#8211; mostrava ancora di credere che la rivoluzione sociale del fascismo fosse realizzabile senza sovvertire il capitalismo &#8211; \u00aba dir la verit\u00e0 non siamo entusiasti della &#8216;corporazione proprietaria&#8217;\u00bb &#8211; limitandosi a porlo sotto il controllo dello Stato: \u00abse il fascismo \u00e8 disciplina per tutti, non c&#8217;\u00e8 motivo perch\u00e9 l&#8217;iniziativa privata non faccia per forza quello che non vuole fare per amore\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Ben diverse sono le conclusioni cui giunge nel 1938 Berto Ricci in un documento riservato apparso postumo: \u00abla civilt\u00e0 fascista in tutti i suoi aspetti, da quello economico a quello morale, \u00e8 per il 99% ancora da fare\u00bb, perch\u00e9 \u00abun conservatorismo d&#8217;infima specie sta strozzando la rivoluzione\u00bb. Questa volta per\u00f2 &#8211; nel pensiero di Berto Ricci &#8212; il fallimento coinvolge l&#8217;idea stessa del corporativismo, l&#8217;idea cio\u00e8 che si possa avere un rinnovamento sociale radicale senza passare attraverso \u00abl&#8217;espropriazione\u00bb, che viene ora definita \u00abil cimento inevitabile di tutte le rivoluzioni\u00bb. Per cui adesso Ricci chiede esplicitamente quello che nel 1932 ancora escludeva: \u00abl&#8217;estensione del diritto e del FATTO della propriet\u00e0 ai produttori\u00bb, in modo da ricreare l&#8217;antitesi Fascismo-Capitalismo, nella convinzione che \u00abFINCH\u00c9 NON SI TOCCANO I MEZZI DI PRODUZIONE, NULLA \u00c8 FATTO\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Una sorta di fascismo comunista \u00e8 dunque il punto di approdo della riflessione sociale di Berto Ricci? S\u00ec e no. Certamente si respira in parte, in questo suo estremo documento &#8212; morir\u00e0 durante la guerra in Africa, dove era andato volontario -, quello stesso spirito che gi\u00e0 negli ultimi anni del fascismo, e in maggior misura subito dopo, spinger\u00e0 tanti di quei giovani eretici fasciasti nelle file del Pci: \u00abin tutto il mondo i poveri e gli sfruttati hanno saputo che la loro emancipazione dal capitale \u00e8 per lo meno pensabile. Non lo dimenticheranno pi\u00f9. Se il Fascismo non alza la bandiera di questa emancipazione, la cercheranno ancora nel comunismo\u00bb. Poco importa &#8212; aggiungeva &#8212; che noi fascisti ci si affanni a \u00ab&#8217;stradocumentare&#8217; a piacer nostro che il comunismo russo \u00e8 fallito\u00bb. Anzitutto il capitalismo \u00e8 talmente iniquo e insopportabile, che \u00abi poveri e gli sfruttati\u00bb, pur di non dover continuare a subirlo, seguiranno chiunque prometta loro di portarli fuori di esso, convinti sulla base del buon senso popolare che solamente \u00abchi non fa nulla non falla\u00bb. Inoltre, c&#8217;\u00e8 il partito trockista \u00abche fonda la sua fortuna sul riconoscimento di questo fallimento e sulla distinzione tra Stalin e Lenin\u00bb, distinzione secondo Ricci \u00abverissima\u00bb, negata solamente dalla \u00abpappetta antibolscevica oggi in commercio\u00bb. Sicch\u00e9 \u00abla sola documentazione del fallimento bolscevico, oggi, porta acqua al mulino di Trotzky\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>E tuttavia Ricci resta solidamente ancorato all&#8217;altro punto determinante dell&#8217;ideologia fascista: il nazionalismo imperialista. Per lui la rivoluzione deve essere insieme imperiale e sociale, l&#8217;un aspetto e l&#8217;altro sono strettamente interdipendenti. \u00c8 per questo che, nonostante sia ormai profondamente deluso circa la soluzione del problema sociale, non esita, con la guerra, ad andare volontario. Un muro ancora pi\u00f9 alto tra il fascismo comunista &#8212; meglio sarebbe forse dire anticapitalista &#8212; di Ricci e il comunismo vero e proprio, \u00e8 costituito per\u00f2 dal fatto che Ricci prende molto sul serio la contrapposizione tra l&#8217;idealismo fascista e il materialismo marxista, cos\u00ec sul serio da criticare anche su questo punto la prassi del &quot;fascismo reale&quot;, che gli sembra &#8212; non a torto &#8212; adagiarsi nel materialismo, nel senso che invece di mirare a suscitare la convinzione, sempre pi\u00f9 si accontenta del conformismo esteriore, materiale, degli atti. In altri termini, per un materialista il collettivismo economico \u00e8 strumentale al fine di produrre il desiderato cambiamento di mentalit\u00e0 e di civilt\u00e0, vale a dire il collettivismo etico, la mentalit\u00e0 e il sentire collettivi, secondo il principio della rigida dipendenza della sovrastruttura spirituale dalla struttura materiale. Al contrario, un idealista, un volontarista, uno spiritualista, pur ritenendo &#8212; come \u00e8 giunto ormai a pensare anche Ricci &#8211; \u00abl&#8217;espropriazione\u00bb necessaria per realizzare la giustizia e per debellare \u00abla demonia del denaro\u00bb, e considerando quindi moralmente proficui questi suoi effetti; non creder\u00e0 mai tuttavia che ci\u00f2 basti di per s\u00e9 a cambiare la societ\u00e0 e l&#8217;uomo, indipendentemente quasi dall&#8217;intervento della volont\u00e0 consapevole. Cambiato in senso collettivista l&#8217;ambiente socio-economico &#8212; questo pensa il rivoluzionario materialista &#8212; la rivoluzione culturale non potr\u00e0 non seguire, perch\u00e9 l&#8217;ambiente mutato costringer\u00e0 &#8212; o modeller\u00e0, se si preferisce &#8212; il comportamento di tutti entro gli schemi voluti., dopo di che dall&#8217;uniformit\u00e0 dei comportamenti seguir\u00e0, per il primato marxiano dell&#8217;&quot;essere&quot; sulla &quot;coscienza&quot;, l&#8217;uniformit\u00e0 del sentire e del credere. Ricci fascista, quindi rivoluzionario idealista, ritiene invece che la rivoluzione culturale abbia una sua autonomia e avvenga &#8212; o non avvenga &#8212; dentro le coscienze. Il conformismo liturgico del regime pertanto \u00e8 oggetto del suo attacco, non meno del compromesso col capitalismo: \u00abla moralit\u00e0, che \u00e8 anch&#8217;essa e pi\u00f9 di tutto un fatto un fatto dello spirito, non \u00e8 concepibile senza la libert\u00e0 [&#8230;]. Non credo nella massa, credo negli uomini con volto e nome umano, che la compongono\u00bb. E se il fascismo &#8211; a suo avviso &#8212; ha fatto bene a servirsi dell&#8217;autorit\u00e0 per dare agli italiani \u00abil senso dello Stato\u00bb, non bisogna confondere il \u00abprologo\u00bb, la \u00abprima tappa\u00bb, \u00abla pura affermazione dell&#8221;autorit\u00e0\u00bb \u00abcon tutto il processo\u00bb, il quale richiede ora, come \u00abcompito del futuro immediato\u00bb, \u00abl&#8217;educazione alla libert\u00e0\u00bb, a quella libert\u00e0 che \u00e8 \u00abvalore eterno, incancellabile, fondamentale\u00bb. E per questo \u00aboccorre che il Fascismo si decida: o con dio o col diavolo: o sistema invariabile delle nomine dall&#8217;alto, o partecipazione del Popolo allo Stato: e non semplice atto di presenza alle adunate e versamento dei contribuiti sindacali\u00bb. Occorre anche \u00abaffogare nel ridicolo chi vede nella discussione il diavolo; chi non capisce la funzione dell&#8217;eresia; chi confonde unit\u00e0 e uniformit\u00e0\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Berto Ricci, come abbiamo ricordato in un altro articolo (v. <em>Dobbiamo regolare i conti con i nostri &quot;inglesi&quot;<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 28\/10\/18), era convinto che alla societ\u00e0 italiana fosse necessario uno strappo netto con le forze conservatrici che l&#8217;avevano sempre condizionata &#8212; e, se \u00e8 per questo, l&#8217;avevano anche tenuta a battesimo &#8212; e che tuttora condizionavano il fascismo andato al potere. Egli era un idealista nel senso pi\u00f9 nobile della parola, nonch\u00e9 un uomo estremamente coerente, arrivato al fascismo addirittura dall&#8217;anarchia; caso non unico, peraltro, specie nell&#8217;ambiente artistico fiorentino e toscano: si pensi solo al pittore Ottone Rosai e allo scrittore Enrico Pea, simpatizzanti per le idee anarchiche e poi, in una certa misura, attratti dalla figura di Benito Mussolini, nel quale videro l&#8217;uomo capace di dare corpo e sostanza a quelle idee, facendole uscire dal ghetto della verbosit\u00e0 velleitaria dei circoli ristretti di &quot;puri&quot;, ove rischiavano di morire d&#8217;inedia.<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa: il corporativismo fascista presenta alcune analogie non secondarie, anche se \u00e8 bestemmia il solo accennarlo, con il corporativismo di matrice cristiana; e in ogni caso taluni aspetti della politica sociale fascista presentano evidenti parallelismi con la moderna dottrina sociale della Chiesa, cos\u00ec come \u00e8 stata formulata a partire dalla <em>Rerum Novarum<\/em> di Leone XIII del 1891. Vi sono alcuni documenti del Magistero, come la <em>Quadragesimo anno<\/em> di Pio XI, del 1931, che, letti senza pregiudizi ideologici, colpiscono per la loro contiguit\u00e0 con aspetti fondamentali della dottrina sociale fascista. Tanto per ricordare i principali, l&#8217;avversione sia alla lotta di classe e all&#8217;economia pianificata del comunismo, sia al <em>laissez-faire<\/em> del liberismo capitalista e speculativo della grande finanza; e l&#8217;idea che l&#8217;economia deve essere regolata dall&#8217;autorit\u00e0 superiore dello Stato, perch\u00e9 lasciata a se stessa, e in particolare fino a quando i mezzi di produzione e i capitali saranno saldamente nelle mani di una ristretta oligarchia degli affari, la societ\u00e0 non trover\u00e0 mai pace e un&#8217;armonica composizione dei conflitti di lavoro, n\u00e9 vedr\u00e0 mai instaurato un livello sia pur minimo di giustizia distributiva (a questo proposito si pensi alla dottrina del distributismo, elaborata in ambito cattolico da G. K. Chesterton, V. McNabb ed H. Belloc, che si rif\u00e0 alla grande tradizione benedettina). Ma ricordiamo che anche uno dei massimi esponenti del pensiero economico liberale &quot;classico&quot;, J. M. Keynes, era sostanzialmente di tale avviso; e che l&#8217;idea della provvidenziale &quot;mano invisibile&quot; di A. Smith, che armonizza spontaneamente l&#8217;interesse privato con il bene pubblico, si \u00e8 da un pezzo rivelata per quel che era sin dal principio: un grande inganno o una pia illusione, a seconda dei punti di vista.<\/p>\n<p>Dopo la Seconda guerra mondiale il problema \u00e8 stato nascosto sotto il tappeto, ma rimane in tutta la sua attualit\u00e0 e pregnanza. Per ottant&#8217;anni, sotto la pressione dei generosi &quot;liberatori&quot; anglosassoni, l&#8217;economia italiana si \u00e8 appiattita, con grande soddisfazione dei nostri economisti, sugli schemi di un capitalismo malamente frenato, ma non costruttivamente bilanciato da uno statalismo inefficiente e da un assistenzialismo parassitario; cos\u00ec come si sarebbe volonterosamente appiattita, se i &quot;liberatori&quot; fossero venuti dall&#8217;Est, sotto la ferrea morsa dell&#8217;economia di piano di stampo sovietico. E qui il problema economico si salda con il problema politico della perdita sostanziale della sovranit\u00e0. Non \u00e8 consentito a una nazione sconfitta, e sconfitta a quel modo, occupare una posizione eminente nel contesto dell&#8217;economia mondiale: la sua subalternit\u00e0 politica deve essere anche subalternit\u00e0 economica. Tutto ci\u00f2 che sta accadendo in Italia dall&#8217;inizio degli anni Novanta ad oggi, va letto e interpretato in questa prospettiva. La <em>debellatio<\/em> della nostra economia, che era giunta alla quarta posizione mondiale, \u00e8 stata decisa <em>in alto loco<\/em> da quelle stesse forze plutocratiche, massoniche e finanziarie, contro le quali l&#8217;Italia ha giocato la sua ultima carta, molto male purtroppo, nell&#8217;arco di tempo che va dalla Pace di Versailles alle &quot;radiose&quot; giornate della Liberazione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non ha capito nulla del fascismo chi vede in esso un blocco unitario, un corpo compatto senza parti n\u00e9 sfumature; e ha capito meno di nulla<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[102,137],"class_list":["post-23548","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-benito-mussolini","tag-fascismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23548","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23548"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23548\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23548"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23548"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23548"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}