{"id":23543,"date":"2013-07-26T08:05:00","date_gmt":"2013-07-26T08:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/07\/26\/quando-i-terroristi-della-banda-stern-assassinarono-il-conte-folke-bernadotte\/"},"modified":"2013-07-26T08:05:00","modified_gmt":"2013-07-26T08:05:00","slug":"quando-i-terroristi-della-banda-stern-assassinarono-il-conte-folke-bernadotte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/07\/26\/quando-i-terroristi-della-banda-stern-assassinarono-il-conte-folke-bernadotte\/","title":{"rendered":"Quando i terroristi della banda Stern assassinarono il conte Folke Bernadotte"},"content":{"rendered":"<p>Cos\u00ec ha ricostruito il mortale attentato Mario Pancera nel&#8217;articolo \u00abGerusalemme ora X\u00bb (in: A.A. V.V., \u00abI grandi enigmi del XX secolo. Gli attentatori\u00bb, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1973, pp. 110-14):<\/p>\n<p>\u00abDa quando era giunto come mediatore in Palestina, Bernadotte aveva ricevuto parecchi avvertimenti, a voce e per lettera. Uno di essi gli era stato fatto addirittura da Nad\u00e8l, uno dei leader della cospirazione, il 10 agosto a Gerusalemme. Arrivato per una conferenza stampa, Bernadotte si era trovato dinanzi all&#8217;ingresso dell&#8217;edificio due jeep con alcuni giovani che innalzavano minacciosi cartelli: &quot;Stoccolma \u00e8 tua, Gerusalemme \u00e8 nostra&quot; e &quot;Il tuo lavoro \u00e8 inutile, noi resteremo qui&quot;. I cartelli apparivano firmati dai &quot;combattenti per la libert\u00e0 di Israele&quot;, ma tutti sapevano che sotto quella formula si nascondevano quelli della banda Stern.<\/p>\n<p>Quattro giorni dopo, il triumvirato della Stern si riun\u00ec d&#8217;urgenza e, dopo tre ore di discussione, decise di agire prima del fatidico 20 settembre.<\/p>\n<p>A Gerusalemme regnava un&#8217;atmosfera irreale. I bollettini annunciavano cielo sereno su tutta l&#8217;area del Mediterraneo. Di quando in quando si sentivano colpi di mitra, alla periferia. Il terrore serpeggiava anche nella Citt\u00e0 vecchia, dove si temeva qualche atto terroristico ai danni della comunit\u00e0 araba. Gli uomini dell&#8217;Haganah vigilavano sulle loro camionette Si sapeva che sarebbe arrivato Bernadotte. Non era sicura l&#8217;ora: chi diceva il mattino, chi il pomeriggio. Chi alle 16, chi alle 17. Il conte avrebbe dovuto recarsi in localit\u00e0 Rehavia, passando dalla strada di Abu Tor oppure da quella, pi\u00f9 lunga, ma forse pi\u00f9 sicura, di Katam\u00f2n.<\/p>\n<p>In una casa riparata da sguardi indiscreti alcuni uomini si preparavano all&#8217;incontro fatale. Quattro di essi cominciarono a indossare le divise kaki dei soldati dell&#8217;Haganah. Per la strada nessuno avrebbe potuto distinguere le loro uniformi da quelle dell&#8217;esercito regolare ebraico. Con una jeep, i quattro avrebbero dovuto recarsi incontro al convoglio di automobili su cui si trovava Bernadotte e freddare a colpi di mitra l&#8217;odiato mediatore. Il gruppetto eseguiva alla lettera gli ordini ricevuti da Nad\u00e8l, in quel momento impegnato a procurarsi un alibi.<\/p>\n<p>Insieme con i quattro, un quinto, un certo Goel, il &quot;liberatore&quot;, dotato di eccezionale forza fisica e gi\u00e0 distintosi in precedenti azioni antibritanniche, si preparava per una missione individuale: vestito con l&#8217;uniforme di un ufficiale canadese, avrebbe dovuto uccidere Bernadotte a rivoltellate nella sede del governatore di Gerusalemme. L&#8217;intervento di Goel faceva parte della seconda parte del piano: se Bernadotte fosse passato per la strada di Katam\u00f2n sarebbe stato ucciso dai quattro in jeep, se fosse passato per Abu Tor il suo incontro mortale l&#8217;avrebbe avuto con Goel. Quest&#8217;ultimo sapeva che se fosse toccato a lui, ben difficilmente sarebbe potuto fuggire dopo l&#8217;assassinio. Quelle potevano essere, quindi, anche le sue ultime ore di vita.<\/p>\n<p>Mille pensieri si muovevano nella testa del colonnello S\u00e9rot, che sedeva sul DC-3 non lontano da Bernadotte. Non \u00e8 chiara la sua figura. Secondo Nad\u00e8l, l&#8217;ufficiale apparteneva al controspionaggio francese, ma lavorava di nascosto anche per l&#8217;Intelligence service. Era, insomma, un doppiogiochista. Gli uomini del sevizio segreto de gruppo Stern lo avevano saputo e avevano cominciato a ricattarlo. Fu lui a tradire Bernadotte, rivelando a quelli della Stern il percorso che avrebbe seguito a Gerusalemme il piccolo convoglio di automobili dell&#8217;ONU?<\/p>\n<p>Un&#8217;ora dopo l&#8217;arrivo di Bernadotte a Gerusalemme, quando tutti ormai avevano tirato un sospiro di sollievo, accadde un episodio che avrebbe dovuto far capire che quello era realmente il giorno &quot;X&quot;. Bernadotte non sapeva esattamente con chi aveva a che fare. Pareva chiaro che fossero quelli della Stern, ma c&#8217;era chi li definiva di sinistra, chi proclamava che fossero di destra: chi al servizio dell&#8217;Unione Sovietica e del comunismo internazionale, chi al servizio del nazionalismo pi\u00f9 intransigente. Gravi problemi superavano di gran lunga quello di una Gerusalemme unita sotto l&#8217;autorit\u00e0 israeliana: problemi di petrolio, di oleodotti, di egemonia militare nel bacino mediterraneo e nel Medio Oriente.<\/p>\n<p>Davanti al Quartier generale della Legione araba fu sparati un colpo di arma da fuoco: un proiettile colp\u00ec la ruota posteriore sinistra dell&#8217;automobile su cui viaggiava il mediatore dell&#8217;ONU. La vettura si ferm\u00f2. Bernadotte discese e constat\u00f2 il danno di persona. Gli si fecero attorno parecchi ufficiali arabi. &quot;Non mi importa se mi sparano dei soldati, ma se lo fanno degli irregolari \u00e8 diverso&quot;, comment\u00f2.<\/p>\n<p>In un punto isolato del quartiere di Katam\u00f2n tutto era predisposto per l&#8217;imboscata. Alcuni giorni prima gli uomini della Stern avevano scoperto il luogo ideale per l&#8217;attentato e vi avevano trasportato delle botti vuote, bucate, all&#8217;apparenza inutili e inutilizzabili. Sembravano residui ai margini della strada. Al momento buono, invece, sarebbero state riempite di sassi e poste di traverso sulla carreggiata a simulare un post di blocco. Il convoglio degli osservatori dell&#8217;ONU avrebbe dovuto fermarsi. Bernadotte sarebbe stato spacciato. L&#8217;esecuzione del mediatore avrebbe dovuto svolgersi nel giro di pochi minuti, poich\u00e9 i soldati dell&#8217;esercito regolare, quelli veri, pattugliavano la citt\u00e0 con i loro automezzi e potevano scoprire l&#8217;inganno.<\/p>\n<p>Alle 16, il corteo dell&#8217;ONU, tre automobili, avrebbe dovuto muoversi per raggiungere il palazzo del&#8217;Ymca, l&#8217;associazione giovanile cristiana, dove abitava il governatore di Gerusalemme. La tensione era all&#8217;apice. Alle 16,05 Bernadotte avvert\u00ec che, contro ogni attesa, avrebbe preferito percorrere la strada di Katam\u00f2n. Alle 16,10 le tre vetture partirono. Sulla prima, una De Soto, si trovavano il maggiore belga Massart e il capitano israeliano Hillmann, dietro ai quali erano seduti il colonnello svedese Flach, il maggiore svedese De Geere della Croce Rossa, e Barbara vessel, la segretaria particolare di Bernadotte.<\/p>\n<p>La De Soto era seguita da un&#8217;autoambulanza. Da ultimo veniva la Chrysler color crema di Bernadotte. Sui sedili anteriori, il colonnello Frank Begley, ufficiale di polizia dell&#8217;ONU, e il comandante Cox, entrambi americani; sui sedili posteriori, a sinistra il generale Lundstr\u00f6m, al cento il colonnello S\u00e9rot, a destra Bernadotte. Prima della partenza S\u00e9rot era a sinistra e Lundstr\u00f6m al centro. Ma quest&#8217;ultimo aveva chiesto al collega francese di cedergli il posto accanto al finestrino e S\u00e9rot aveva accondisceso.<\/p>\n<p>Erano le 16,08 quando nel rifugio del commando Stern arriv\u00f2 la telefonata. Un nome solo: &quot;Katam\u00f2n&quot;. La parola convenuta fece scattare il piano principale. Goel disse: &quot;C\u00e0spita&quot;, e si apprest\u00f2 a togliersi la divisa canadese. Gli altri quattro invece salirono sulla jeep che li attendeva in cortile. Truccata con i colori dell&#8217;Haganah, l&#8217;automobile si avvi\u00f2 sula strada di Katam\u00f2n.<\/p>\n<p>Nello stesso istante, per vie che solo i terroristi conoscevano, gli uomini che si trovavano nel punto stabilito per l&#8217;agguato furono informati e prepararono i barili. Dovevano essere guardinghi e rapidissimi: innalzare lo sbarramento solo pochi istanti prima del passaggio delle vetture dell&#8217;ONU, nel timore che sopravvenissero all&#8217;improvviso i soldati dell&#8217;esercito regolare.<\/p>\n<p>La signorina Vessel cercava di mettersi il pi\u00f9 comoda possibile sui larghi cuscini della De Soto. La strada era quella che era. Alle 17,08 l&#8217;autista vide i barili sulla strada e la jeep con i soldati che facevano segno di fermarsi: &quot;Un posto di blocco&quot;, disse. Massart e Hillmann non parvero preoccupati. I tre sui sedili posteriori cercarono di abbassare la testa per vedere meglio attraverso il vetro anteriore. La De Soto rallent\u00f2. Si ferm\u00f2. Si ferm\u00f2 anche l&#8217;autoambulanza. La terza vettura, quella di Bernadotte, fece qualche metro in pi\u00f9, accostandosi al&#8217;autoambulanza.<\/p>\n<p>Erano le 17,09 del 17 settembre 1948. Tre dei quattro finti soldato regolari saltarono dalla jeep; il quarto rimase al volante. Il motore era aceso. Il capitano israeliano Hillman, credendoli dei suoi, si affacci\u00f2 Al finestrino e grid\u00f2: &quot;Bene, ragazzi. Siamo del seguito del conte Bernadotte. Lasciateci passare&quot;. I tre vennero avanti ugualmente, come se non avessero capito. Ognuno di essi si dirigeva verso una vettura.<\/p>\n<p>Il primo ad avere un sospetto fu il colonnello Beglety., che cerc\u00f2 di uscire dalla Chrysler. Il falso soldato che correva davanti a tutti individu\u00f2 subito il conte Bernadotte. Lo vide oltre Lundst\u00f6rm e S\u00e9rot. Infil\u00f2 il suo Stern nel finestrino e innaffi\u00f2 l&#8217;interno con una scarica. S\u00e9rot che si era sporto, forse avendo capito che stava accadendo un massacro rimase crivellato da diciassette colpi. Il falso soldato cap\u00ec d&#8217;aver sbagliato bersaglio e si precipit\u00f2 dall&#8217;altra parte della Chrysler. La nuova raffica prese in pieno Bernadotte. Otto colpi calibro 9. Il conte si accasci\u00f2. Begley si lanci\u00f2 contro gli aggressori, ma fu respinto e rimase leggermente ferito al viso. Lundstr\u00f6m si chin\u00f2 sul corpo del conte, mentre il sangue sprizzava su abiti, sedili, persone: &quot;Folke, Folke, sei ferito?&quot;.<\/p>\n<p>Alle 17,10 minuti e 12 secondi tutto era finito. Alle 17,20 il mediatore di pace in Palestina era morto.\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cos\u00ec ha ricostruito il mortale attentato Mario Pancera nel&#8217;articolo \u00abGerusalemme ora X\u00bb (in: A.A. V.V., \u00abI grandi enigmi del XX secolo. 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