{"id":23508,"date":"2015-12-22T11:54:00","date_gmt":"2015-12-22T11:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/22\/il-vero-bene-comune-e-lordine-voluto-da-dio\/"},"modified":"2015-12-22T11:54:00","modified_gmt":"2015-12-22T11:54:00","slug":"il-vero-bene-comune-e-lordine-voluto-da-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/22\/il-vero-bene-comune-e-lordine-voluto-da-dio\/","title":{"rendered":"Il vero bene comune \u00e8 l&#8217;ordine voluto da Dio"},"content":{"rendered":"<p>Oggi si fa un gran parlare del bene comune; e, quando si parla troppo di una cosa che, in apparenza, \u00e8 molto semplice e perfino ovvia, significa o che quella cosa non \u00e8 poi cos\u00ec semplice e ovvia, oppure che la si sta mistificando deliberatamente, per stravolgerne e, magari, addirittura capovolgerne il significato.<\/p>\n<p>Questa considerazione non ha nulla a che fare con la &quot;normale&quot; differenza dei punti di vista su una determinata questione, come dicevano i latini: <em>quot capita, tot sententiae<\/em> (quante sono le teste, tanti saranno anche i giudizi). Perch\u00e9 concetti quali il bene comune sono incompatibili con il relativismo etico: il giudizio pu\u00f2 variare sulle questioni di fatto, ma, se diverge e genera contrapposizioni insanabili a livello di princip\u00ee, allora sorge un grosso problema di convivenza civile. Come si pu\u00f2 convivere, infatti, se non si ammette neppure una base comune rispetto ai princip\u00ee generali sui quali si regge e si fonda, appunto, il vivere in comunit\u00e0?<\/p>\n<p>Oggi, nel clima sempre pi\u00f9 demagogico e superficiale della cultura relativista, che si traduce, sovente, in un vero e proprio totalitarismo democratico (consistente nell&#8217;odio e nella negazione di tutti i princip\u00ee, visti come intrinsecamente &quot;autoritari&quot;, &quot;gerarchici&quot; e, quindi, incompatibili con l&#8217;assetto democratico), si sottovaluta il problema o si finge addirittura di non vederlo; per\u00f2 esso esiste ed \u00e8 enorme, insormontabile. Nessuna societ\u00e0 pu\u00f2 reggersi sul caos; e il relativismo assoluto dei princip\u00ee e dei valori, compresi quelli fondanti della socialit\u00e0, \u00e8 nient&#8217;altro che la metodica, tenace, diabolica istituzionalizzazione del caos.<\/p>\n<p>Bene comune, dunque: il bene generale, il bene di tutti. Ma come \u00e8 possibile praticare, o anche solo concepire, il bene di tutti, se, nella cultura dei diritti a senso unico, ciascuno pretende soltanto di imporre il proprio bene, magari a danno dell&#8217;intera comunit\u00e0? Inoltre, in una societ\u00e0 edonista, materialista e consumista, il bene comune viene inteso, di necessit\u00e0, in un senso puramente economico e utilitario: se proprio non equivale al Pil, poco ci manca. Vediamo di quante lavatrici, televisori, telefoni, automobili, e di quale conto in banca mediamente dispongono i membri di una certa comunit\u00e0, e avremo una base concreta per costruire il concetto del bene comune, e constatare se vi siamo vicini, oppure ancora lontani. Ma \u00e8 possibile che il bene comune sia soltanto la somma aritmetica del benessere di ciascun individuo?<\/p>\n<p>San Tommaso d&#8217;Aquino, nella \u00abSumma theologiae\u00bb, sosteneva che il bene comune coincide con il fine comune: perch\u00e9 vi sia il bene di tutti, bisogna che tutti concorrano ad un medesimo fine. Ed eccoci di nuovo intrappolati nel circolo vizioso del relativismo: se non si d\u00e0, se non si ammette, un fine comune, come potr\u00e0 darsi il perseguimento del bene comune? La verit\u00e0, nondimeno, \u00e8 che il fine comune \u00e8 necessario: se lo si nega, vuol dire che lo si sta perseguendo surrettiziamente. Slealmente e ipocritamente, nel silenzio e nell&#8217;ombra. \u00c8 il modello della democrazia totalitaria: dove sembra che viga la massima libert\u00e0 individuale possibile, fino ai limiti del permissivismo e dell&#8217;anarchia; ma, in realt\u00e0, i cittadini sono imbrigliati entro un sistema invisibile di condizionamenti, dei quali non sono coscienti che in minima parte, e proprio questo li rende particolarmente vulnerabili e manipolabili, come mai era accaduto in passato, nemmeno nei regimi francamente e apertamente dispotici.<\/p>\n<p>In una societ\u00e0 pervasa dal sentimento religioso, come lo era quella medievale, il fine comune era Dio, ossia il conseguimento della salute eterna, al Suo cospetto. Tutto il resto, compresa la sfera dell&#8217;attivit\u00e0 pratica e di quella politica, era funzionale a quest&#8217;unico, decisivo fine: al lavoro spettava procurare i mezzi per vivere, e, cos\u00ec, poter cercare la salute eterna; ai governanti incombeva l&#8217;obbligo di assicurare pace e giustizia sulla terra, per consentire all&#8217;anima di volare verso il fine superiore dell&#8217;esistenza: il ritorno a Dio.<\/p>\n<p>In una societ\u00e0, come la nostra, pervasa dal modello edonista e consumista, il fine comune non esiste; o, se esiste, lo si pu\u00f2 definire solamente in senso negativo. In pratica, si tratta del perseguimento del massimo utile e del massimo consumo per ciascuno, rimuovendo tutto ci\u00f2 che lo potrebbe ostacolare o limitare: vale a dire, rimuovendo anche quei fini di pubblico bene che potrebbero frapporre delle limitazioni all&#8217;egoismo individuale. L&#8217;individualismo esasperato e il perseguimento cieco dei &quot;diritti&quot; di ciascuno si avvitano su se stessi: il bene comune non pu\u00f2 esistere, perch\u00e9, se esistesse, anteporrebbe la dimensione comunitaria a quella privata, e, pertanto, inevitabilmente, sacrificherebbe qualcosa dell&#8217;individualismo e dei &quot;diritti&quot;. Ma l&#8217;assioma della democrazia totalitaria, di matrice liberale e radicale, \u00e8 che nulla e nessuno devono anteporsi al diritto e all&#8217;esercizio delle libert\u00e0 individuali: il mio bene non pu\u00f2 essere il tuo, non deve essere anche il tuo, perch\u00e9 non sarebbe pi\u00f9 &quot;mio&quot;; figuriamoci se sarebbe possibile, addirittura, il bene di tutti <em>contemporaneamente<\/em>.<\/p>\n<p>Ecco: il problema \u00e8 proprio questo. In una prospettiva individualistica ed edonista, i diversi soggetti entrano continuamente in competizione e in uno stato di conflitto permanente; e quel che uno guadagna, \u00e8 strappato agli altri: siamo in una prospettiva puramente quantitativa di ci\u00f2 che \u00e8 bene, perch\u00e9 non esiste la nozione della socialit\u00e0, n\u00e9 quella della trascendenza. Solo introducendo queste due nozioni, quella della socialit\u00e0 e quella della trascendenza, si pu\u00f2 superare il vicolo cieco dell&#8217;edonismo individualista: la socialit\u00e0, per contemperare ed armonizzare i singoli soggetti, visti non pi\u00f9 come monadi isolate ed egoiste, ma come parti armoniose di un tutto organico; la trascendenza, per stabilire un principio superiore ed un fine, anch&#8217;esso, superiore, nonch\u00e9 comune, al quale tutti possano e debbano ispirarsi e indirizzarsi. E questo principio superiore, evidentemente, non pu\u00f2 essere che Dio.<\/p>\n<p>Riportiamo, in proposito, un passaggio del bell&#8217;articolo di Stefano Fontana \u00abSopra la democrazia c&#8217;\u00e8 Dio (sulla rivista mensile \u00abIl Timone\u00bb, Milano, Istituto di Apologetica, XVI, n. 137, novembre 2014, p. 41):<\/p>\n<p><em>\u00abIl principio della regalit\u00e0 sociale di Cristo \u00e8 di fondamentale importanza per chiarire il fine della Dottrina sociale della Chiesa e dell&#8217;impegno cristiano nel mondo: il bene comune. Questa \u00e8 oggi una espressione che viene intesa in vario modo, spesso equivoco. Spesso la si intende solo come il benessere materiale oppure come il buon funzionamento delle istituzioni a vantaggio di tutti secondo giustizia. Altre volte lo si intende come l&#8217;interesse collettivo: quando tutti stessero bene, avessero un lavoro, l&#8217;automobile, la sanit\u00e0 garantita, e cos\u00ec via ci sarebbe allora il bene comune. Spesso accade che anche i fedeli cattolici appiattiscano il concetto di bene comune, ad un livello solo orizzontale.<\/em><\/p>\n<p><em>Il bene comune, invece, \u00e8 s\u00ec un principio per l&#8217;ordinamento materiale della societ\u00e0, ma ancor di pi\u00f9 per il suo ordinamento morale e religioso. Il bene comune ci sta senz&#8217;altro davanti, come un fine da raggiungere e non come qualcosa da inventare, ma ci sta anche dietro, come un ordine ricevuto in eredit\u00e0 e da rispettare, come l&#8217;ordine voluto da Dio. Non ci pu\u00f2 essere bene comune senza rispetto dell&#8217;ordine naturale del creato e on ci pu\u00f2 essere bene comune senza considerare che l&#8217;uomo \u00e8 fatto per Dio. Giovanni XXIII nella &quot;Pacem in terris&quot; diceva che &quot;il bene comune va attuato in modo non solo da non porre ostacoli, ma da servire altres\u00ec da servire al raggiungimento del loro [degli uomini] fine ultraterreno ed eterno&quot; 8n. 35). Del bene comune fanno quindi parte sia l&#8217;ordine ricevuto da Dio creatore sia il fine ultraterreno dell&#8217;uomo e la salvezza delle anime. Quello di bene comune \u00e8 allora un concetto morale e religioso. Dio \u00e8 il principale bene comune e conoscere il Vangelo \u00e8 il primo dei diritti umani.<\/em><\/p>\n<p><em>Quando, per esempio, si sente dire che il riconoscimento delle unioni tra persone omosessuali pu\u00f2 favorire il bene comune in quanto si valorizza una presa in cura reciproca e una relazione affettiva non si tiene conto del&#8217;aspetto morale e religioso del bene comune. Non pu\u00f2 essere che una legge contraria alla legge morale naturale voluta da Dio creatore contribuisca al bene comune. Ecco quindi che la regalit\u00e0 di Cristo \u00e8 parte integrante del concetto cattolico di bene comune.<\/em><\/p>\n<p><em>Non c&#8217;\u00e8 neutralit\u00e0 rispetto a Dio. Il credente sa, per ragione e per fede, che l&#8217;umanit\u00e0 con le sole sue forze non riesce a costruire la citt\u00e0 dell&#8217;uomo. La secolarizzazione che esclude Dio dalla pubblica piazza produce malessere. Diceva Benedetto XVI ad Aparecida nel 2007: &quot;Dove Dio \u00e8 assente &#8212; Dio dal volto umano di Ges\u00f9 Cristo &#8212; questi valori non si mostrano con tutta la loro forza, n\u00e9 si produce un consenso su di essi. Non voglio dire che i non credenti non possano vivere una moralit\u00e0 elevata ed esemplare; dico solo che una societ\u00e0 nella quale Dio \u00e8 assente non trova il consenso necessario sui valori morali e la forza per vivere secondo il modello di questi valori, anche contro i propri interessi&quot;. La regalit\u00e0 di Cristo salva il mondo da se stesso e, cos\u00ec facendo, lo realizza.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Questo, oggi, sembra un linguaggio troppo duro da ascoltare per i nostri orecchi delicati, perch\u00e9 sostituisce il concetto di &quot;sovranit\u00e0 sociale&quot; a quello di &quot;sovranit\u00e0 popolare&quot;, derivato da Rousseau e assurto ormai alla dignit\u00e0 di dogma intoccabile; anzi, parla addirittura di &quot;regalit\u00e0 sociale&quot;, suggerendo che la forma istituzionale monarchica \u00e8 intrinsecamente migliore di quella repubblicana. Inoltre, come se ci\u00f2 non bastasse, afferma che il soggetto fondante della regalit\u00e0 sociale non \u00e8 l&#8217;uomo, ma Dio; e che l&#8217;uomo \u00e8 solo un collaboratore, necessario, ma subordinato, del progetto divino, il cui fine \u00e8 il bene dell&#8217;uomo stesso. Non solo: questa dottrina afferma, senza peli sulla lingua, che l&#8217;uomo non pu\u00f2 salvarsi da solo, non pu\u00f2 redimersi da solo: pertanto, che non pu\u00f2 realizzare il suo paradiso qui, sulla Terra, con i suoi mezzi, con i suoi sforzi e con la sua intelligenza, ma che ha assoluto bisogno dell&#8217;aiuto del suo Creatore.<\/p>\n<p>Il progetto divino riguardo all&#8217;uomo \u00e8 orientato al bene di quest&#8217;ultimo, perch\u00e9 Dio solo \u00e8 il Bene in se stesso, a differenza di qualunque altro soggetto, che potr\u00e0 incarnare, al massimo, questo o quel bene particolare, quando pure non si ridurr\u00e0 ad un male, pi\u00f9 o meno goffamente truccato e camuffato da bene; e, infatti, \u00e8 sufficiente scorrere velocemente le ideologie nefaste del XIX e XX secolo, per vede come esse, tutte, dalla prima all&#8217;ultima, hanno ingannato, tradito e deluso l&#8217;uomo, dopo averlo illuso di essere capaci di redimerlo e di metterlo in grado di costruire il suo bravo paradiso in Terra. Tutte, tranne una, non moderna, per\u00f2, ma antica di duemila anni: il cristianesimo. Solo il cristianesimo non ha illuso l&#8217;uomo, perch\u00e9 non gli ha promesso, falsamente, di poter &quot;correggere&quot; la creazione e di poter &quot;migliorare&quot; la natura, facendosi il dio e quasi il ri-creatore di se stesso; e solo il cristianesimo non lo ha lasciato solo e abbandonato, in mezzo alle macerie delle sue speranze distrutte, ma gli \u00e8 rimasto accanto, dopo il crollo delle sue fallaci aspettative, ricordandogli che il destino dell&#8217;uomo non \u00e8 nell&#8217;uomo stesso, che esso non si realizza nella sua auto-referenzialit\u00e0, ma nel ritorno e nel compimento in Dio.<\/p>\n<p>Insomma: se non si giudica rettamene chi sia l&#8217;uomo, e quale sia il suo fine, non si potr\u00e0 mai concepire una societ\u00e0 giusta, n\u00e9 additare le vie per realizzare il bene comune. L&#8217;uomo \u00e8 quella creatura che non si realizza in se stessa, ma in Dio: il bisogno di Dio le \u00e8 connaturato, e, senza di esso, l&#8217;uomo non sarebbe che un assurdo moncone, miseramente mutilato, di quel che potrebbe e che dovrebbe essere. Solo in Dio il bene comune e il fine comune coincidono: pertanto, tutta l&#8217;organizzazione della vita umana, cos\u00ec quella individuale come quella sociale, deve rendere possibile lo sviluppo e la realizzazione delle potenzialit\u00e0, insite nell&#8217;uomo, di poter diventare quella creatura che egli deve diventare: il che si attua solo nel ritorno a Dio. Con Dio, l&#8217;uomo \u00e8 tutto e capace di tutto; senza Dio, l&#8217;uomo \u00e8 niente, e non \u00e8 capace di niente. All&#8217;uomo, pertanto, resta la scelta: se egli voglia essere tutto, oppure niente.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la grandezza dell&#8217;uomo: la sua libert\u00e0. L&#8217;uomo pu\u00f2 scegliere. Pu\u00f2 scegliere di restare un misero moncone mutilato, atrofizzato, sterile, oppure un grande e magnifico tralcio di vite, carico di grappoli succosi. Per poter dare molti frutti, deve restare unito alla vite: da solo, non sarebbe capace di produrre neppure un acino. Nessun&#8217;altra creatura dispone di una possibilit\u00e0 cos\u00ec immensa, sconvolgente; perch\u00e9 nessun&#8217;altra assomiglia cos\u00ec tanto al suo Creatore.<\/p>\n<p>Fare buon uso della libert\u00e0, per l&#8217;uomo, significa volere ci\u00f2 che vuole Dio, amare ci\u00f2 che Dio ama: farsi tutt&#8217;uno con Dio. Questa fusione totale, questo compimento integrale, non appartiene, per\u00f2, alla sfera terrena. A questa compete un altro fine: rendere accessibile a ognuno la strada del Bene&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi si fa un gran parlare del bene comune; e, quando si parla troppo di una cosa che, in apparenza, \u00e8 molto semplice e perfino ovvia,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[92],"class_list":["post-23508","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23508","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23508"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23508\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23508"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23508"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23508"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}