{"id":23506,"date":"2022-01-15T11:33:00","date_gmt":"2022-01-15T11:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/01\/15\/bello-e-difendersi-ma-non-difendersi-e-sublime\/"},"modified":"2022-01-15T11:33:00","modified_gmt":"2022-01-15T11:33:00","slug":"bello-e-difendersi-ma-non-difendersi-e-sublime","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/01\/15\/bello-e-difendersi-ma-non-difendersi-e-sublime\/","title":{"rendered":"Bello \u00e8 difendersi, ma non difendersi \u00e8 sublime"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;era, e c&#8217;\u00e8 tuttora, nel cuore di uno dei borghi pi\u00f9 caratteristici della mia citt\u00e0 natale, una piccola edicola religiosa situata all&#8217;angolo fra via Pracchiuso e via Tomadini, adornata da un mosaico a vivaci colori che rappresenta il volto semplice e benevolo di un uomo che pareva sorridere a me bambino, quasi ammiccando a qualche segreto noto solamente a noi due. Pi\u00f9 tardi ho scoperto che quell&#8217;uomo dal sorriso simpatico era san Vincenzo de&#8217; Paoli, un autentico gigante della carit\u00e0; cos\u00ec come un gigante della carit\u00e0 era stato Francesco Tomadini, che a poche decine di metri da quel luogo aveva fondato un glorioso istituto per ragazzi orfani, per i quali non esitava a chiedere personalmente l&#8217;elemosina spingendo un carretto, e accettava gl&#8217;insulti e talvolta le percosse, per poi chiedere all&#8217;aggressore, senza perdere il suo sorriso: <em>Bene, queste sono per me. E adesso, per i miei ragazzi cosa mi date?<\/em><\/p>\n<p>Chi studia la figura e l&#8217;opera di san Vincenzo de&#8217; Paoli (1581-1660) &#8211; il fondatore della Congregazione della Missione, i cui membri sono comunemente chiamati Lazzaristi, e poi, insieme a Luisa de Marillac, delle Dame della Carit\u00e0, divenute nel 1633 Figlie della Carit\u00e0 &#8211; rimane particolarmente colpito dalla sua mitezza, spinta fino all&#8217;eroismo. Ad esempio fino al rifiuto di difendersi davanti alla pi\u00f9 odiosa delle calunnie, quella di essere un ladro, che fa arrabbiare e reagire vivacemente anche il galantuomo pi\u00f9 mansueto; e ci\u00f2 quando era ancora un giovane prete che cercava, studiando nella capitale francese, l&#8217;indirizzo definitivo da dare alla propria vita e alla propria missione sacerdotale.<\/p>\n<p>Ecco come racconta tale episodio Tito Casini &#8212; uno scrittore che \u00e8 stato pressoch\u00e9 ignorato dalla cultura ufficiale, quasi certamente perch\u00e9 cattolico dichiarato, e dunque non assimilabile alle culture dominanti, la fascista prima, la catto-comunista dopo il 1945; fino alla sua aperta critica delle riforma liturgica del 1969 e di tutto il clima sopravvenuto dopo il Concilio Vaticano II (vedi il nostro articolo: <em>\u00abMartin Buti non piglia resti!\u00bb<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 31\/01\/18) &#8211; nella sua bella biografia dedicata a san Vincenzo, scritta quando un glorioso editore fiorentino pubblicava opere veramente cattoliche come la sua, e non ancora gli scritti rivoluzionari e modernisti di don Lorenzo Milani (T. Casini, <em>San Vincenzo de&#8217; Paoli<\/em>, Libreria Editrice Fiorentina, 1937, pp. 30-32):<\/p>\n<p><em>Abitava, nel quartiere di Saint-Germain des Pr\u00e9s, in una camera di poca spesa, presa a mezzo, perch\u00e9 la spesa fosse ancor meno, con un suo compatriota, il giudice conciliatore di Sore. Per poco ricco che fosse, il giudice doveva essere assai pi\u00f9 ricco del baccelliere suo conterraneo, perch\u00e9 nella comune stanza il comune armadio conteneva una borsa tutta sua con dentro quattrocento scudi. Una mattina che il giudice era fuori per le sue cose e il baccelliere a letto per indisposizione, venne nella stana, a portar una medicina al malato, un giovane mandato dal farmacista. Cercando nell&#8217;armadio un bicchiere, il giovane vide la borsa, e gli scudi sparirono. Tornato di fuori e avvistosi della mancanza, il giudice chiese conto a Vincenzo dei suoi denari, e poich\u00e9 Vincenzo disse di non averli n\u00e9 presi n\u00e9 visto prendere, lo accus\u00f2 di averglieli rubati, inve\u00ec contro di lui, lo cacci\u00f2 via da s\u00e9, lo diffam\u00f2 per ladro con quante pi\u00f9 persone pot\u00e9, cercando di preferenza quelle che egli aveva pi\u00f9 care, gli fece intimare un monitorio&#8230; Vincenzo, per tutte le sue insolenze, non ebbe che una risposta: \u00abDio conosce la verit\u00e0\u00bb. E la conobbero anche gli uomini, dopo sei lunghi anni nei quali pes\u00f2 sul povero prete una delle accuse da cui pi\u00f9 rifuggono anche coloro che avrebbero, almeno dinanzi a Dio, ragioni maggiori di arrossire: l&#8217;accusa di furto. Arrestato a Bordeaux per altri reati, il ladro confess\u00f2 anche quello commesso ai danni del giudice. Il giudice scrisse a Vincenzo che sarebbe andato a chiedergli perdono in ginocchio della sua colpa.<\/em><\/p>\n<p><em>Se Vincenzo non tenne poi, su questa dolorosa e gloriosa prova della sua vita, il silenzio che tenne sopra la sua schiavit\u00f9 &#8212; vi accenn\u00f2 infatti conferendo coi suoi missionari, il 9 giugno 1656, sul modo di ricever le correzioni &#8212; coloro che lo sentirono parlare non poterono certo dedurre dalle sue parole che si trattasse di lui: \u00abC&#8217;\u00e8 una persona nella Compagnia la quale, essendo stata accusata di aver rubato a un suo compagno e pubblicata per tale in tutta la casa, quantunque la cosa non fosse vera non volle difendersi. Essa pens\u00f2 dentro di s\u00e9, vedendosi cos\u00ec ingiustamente accusata: &#8211; M&#8217;abbia a difendere? M&#8217;accusano di una cosa che certamente non \u00e8 vera&#8230; Oh, no &#8212; disse elevandosi a Dio, &#8211; bisogna che io sopporti questa pazientemente -. E cos\u00ec fece. Come and\u00f2 a finire? Sei anni dopo, quello che aveva rubato, ed era lontano di qui cento leghe, confess\u00f2 la sua colpa&#8230;\u00bb. Meglio avrebbe potuto, gli stessi, dedur qualcosa, dal tono infuocato cin cui, tre anni dopo, nella conferenza del 6 giugno 1659, parlava dell&#8217;uso da farsi della calunnia: \u00abE quando piaccia alla sua divina bont\u00e0 esercitarci, mandarci delle occasioni di patire, bisogna elevare i nostri occhi al cielo&#8230; ricever con gioia le calunnie e le persecuzioni come favore ch&#8217;egli ci fa, e dire con effusione di cuore: &#8211; Vieni, cara calunnia; vieni, dolce persecuzione; venite, care croci mandate dal cielo, io voglio far buon uso della visita che voi mi fate per parte di Dio -. La povera natura soffrir\u00e0, strider\u00e0, ma non vuol dire&#8230;\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Tale era l&#8217;uomo che, secondo alcuni storici anticattolici, si sarebbe addir ittita inventato il doloroso capitolo della sua prigionia a Tunisi, allorch\u00e9 delle navi barbaresche lo catturarono mentre era in viaggio per mare da Marsiglia a Narbona e lo vendettero come schiavo nella citt\u00e0 nordafricana, ove rimase dal 1605 al 1607, finch\u00e9 non fu liberato dal suo stesso padrone, che egli aveva convertito e che volle fuggire insieme a lui. Un uomo che soffre in silenzio il martirio della calunnia, e sopporta di essere accusato come ladro, si sarebbe poi inventato la vicenda della sua schiavit\u00f9? E a quale scopo, poi: forse per rendere pi\u00f9 affascinante la propria biografia, per arricchire la propria persona con un&#8217;aureola frutto di mera fantasia? Bugiardo e millantatore un sacerdote che, nelle sue conferenze edificanti ai confratelli, li invitava a dir cos\u00ec: <em>Vieni, cara calunnia; vieni, dolce persecuzione; venite, care croci mandate dal cielo, io voglio far buon uso della visita che voi mi fate per parte di Dio<\/em>? E se l&#8217;episodio della cattura e della schiavit\u00f9 fosse stato davvero inventato a scopo di auto-glorificazione, perch\u00e9 egli non ne parlava mai, ad alcuno, n\u00e9 si lasciava sfuggire il pi\u00f9 piccolo accenno ad una&#8217;esperienza che era durata ben due anni? Strano modo di far lavorare la fantasia per attirar l&#8217;attenzione su di s\u00e9!<\/p>../../../../n_3Cp>Ma torniamo all&#8217;altro episodio di quel periodo della vita del santo, l&#8217;ingiusta accusa di furto, dalla quale egli non volle difendersi, rimettendo la propria causa e la propria onorabilit\u00e0 nelle mani del Giudice supremo, il solo nel quale confidava incondizionatamente. Anche qui i soliti sapientoni potrebbero andare a caccia del pelo nell&#8217;uovo e magari accusare san Vincenzo di essere stato troppo discreto, quasi rassegnato, mentre avrebbe avuto tutto il diritto, se non anche il dovere, di difendersi e respingere l&#8217;accusa, se non altro per il decoro dell&#8217;abito che indossava. E certo la virt\u00f9 eroica della mansuetudine, da lui mostrata in quella occasione, contrasta in maniera stridente cin il clima morale che si respira ai nostri giorni, nel quale le persone sono generalmente estremamente suscettibili al proprio buon none; anche, sia detto fra parentesi, quando tale buon nome esiste solo nella velleit\u00e0 soggettiva dell&#8217;interessato. Siamo abituato a far valere i nostri diritti, magari a suon di carte bollate, sia quando sono stati ingiustamente negati, sia quando pretendiamo di farli valere ben oltre la loro giusta portata. Il clima culturale della nostra societ\u00e0 \u00e8 fatto cos\u00ec: questo \u00e8 il momento d&#8217;oro per avvocati e gente d&#8217;ogni tipo accomunata dalla querela facile; salvo poi tacere e subire quando lo Stato, per la malizia diabolica di un pugno di massoni venduti alla grande finanza, si rivolta contro i cittadini e li priva dei diritti pi\u00f9 fondamentali e pi\u00f9 innocenti, come quello di uscir di casa per fare una passeggiata col bambino, o di sedersi al bar per fare una partita a carte con gli amici. In quei casi no, non ci sono visibili reazioni; anzi paradossalmente le reazioni sono spesso di segno opposto a ci\u00f2 che dovrebbero essere, cio\u00e8 di richiesta di ulteriori proibizioni e pi\u00f9 severi controlli da parte delle forze dell&#8217;ordine. Ma torniamo al caso di san Vincenzo: fece bene a tacere e a non discolparsi? O fu una forma di rinuncia e quasi di disimpegno sociale, se non proprio una vilt\u00e0 pura e semplice? Dive andremmo a finire, potrebbero obiettare i soliti sapientoni, se gl&#8217;innocenti non proclamano la propria innocenza, e consentono ai ladri e ai calunniatori (e sia pure calunniatori inconsapevoli: ma Dio ci scampi da chi fa il male <em>in buona fede<\/em>, \u00e8 la razza pi\u00f9 terribile) di avere campo libero, gli uni per rubare, gli altri per rovinare la reputazione del prossimo?<\/p>\n<p>Il Vangelo \u00e8 un segno di contraddizione: come dice Ges\u00f9, mette due contro tre e tre contro due; il padre contro il figlio e la figlia contro la madre (cfr. <em>Luca<\/em>, 12,51 sgg.). Altro che evitare le divisioni, altro che includere tutti quanti e dialogare anche coi nemici dichiarati di Ges\u00f9 Cristo, come vanno blaterando i teologi del post-concilio e i preti modernisti che non hanno neppure il fegato di dichiararsi tali, ma si fingono cattolici per seguitare a prendere in giro le anime semplici dei fedeli. E allora vediamo: \u00e8 plausibile la critica secondo la quale san Vincenzo non avrebbe dovuto tacere, ma discolparsi, perch\u00e9 se tutti facessero come lui, la societ\u00e0 andrebbe a rotoli? No, non \u00e8 plausibile, perch\u00e9 san Vincenzo ha fatto esattamente quel che fece Ges\u00f9 davanti a Pilato che voleva interrogarlo: non disse nemmeno una parola (cfr. <em>Matteo<\/em>, 27,14). E davanti al comportamento di Ges\u00f9, \u00e8 ovvio, non c&#8217;\u00e8 da chiedersi se fece bene o fece male. Ci si pu\u00f2 chiedere, certo, <em>perch\u00e9<\/em> in simili situazioni, ossia quando si viene accusati ingiustamente, \u00e8 bello tacere. Nel caso di Ges\u00f9, sarebbe stato un abbassarsi al livello dei suoi accusatori: gente che non cercava la verit\u00e0, o perch\u00e9 era contraria ad essa, come nel caso del sommo sacerdote e dei membri del sinedrio, o perch\u00e9 indifferente, come nel caso del procuratore romano. Iddio non deve giustificare se stesso di fronte agli uomini che l&#8217;accusano: la Verit\u00e0 risplende da s\u00e9, e se qualcuno la rifiuta, \u00e8 perch\u00e9 preferisce le tenebre alla luce, non perch\u00e9 non la veda. Nel caso di san Vincenzo de&#8217; Paoli, se si fosse difeso, avrebbe per forza di cose dovuto accusare un altro: nella stanza ove erano custoditi i denari del giudice c&#8217;era lui solo, oltre al giovane di bottega venuto a portargli la medicina per la sua indisposizione. Se avesse negato di averli presi lui, automaticamente avrebbe dovuto puntare il dito contro quel giovane: ma \u00e8 probabile che lui stesso non lo avesse visto nell&#8217;atto materiale di sottrarre la borsa. Era malato, forse febbricitante; tutto quel che vide fu il giovanotto che si accostava all&#8217;armadio, e poi se ne andava: che avesse rubato la borsa dovette dedurlo solo in un secondo momento, quando il proprietario di essa torn\u00f2 in camera e si accorse della sparizione. Allora san Vincenzo stabil\u00ec di tenersi a una linea di scrupolosa prudenza: non volle accusare qualcuno che non era assolutamente certo fosse il colpevole. Forse era entrato qualcun altro, mentre lui riposava? Non lo si poteva escludere del tutto. Ecco: san Vincenzo de&#8217; Paoli ha dato a tutti quanti una silenziosa, potentissima lezione di prudenza: non ci si pu\u00f2 improvvisare giudici e giustizieri; non si pu\u00f2 condannare qualcuno se non si ha la certezza assoluta della sua colpevolezza. Nel dubbio, bisogna sospendere il giudizio. Anche a prezzo di pagare di persona? S\u00ec, dice san Vincenzo: anche al prezzo pesantissimo di prendersi, agli occhi del mondo, una colpa di cui si \u00e8 innocenti. Ovviamente, allorch\u00e9 egli prese la sua solitaria ed eroica decisione, san Vincenzo non aveva alcuna certezza, anzi per dir meglio, non aveva la minima speranza che la verit\u00e0 sarebbe venuta a galla e che la sua reputazione sarebbe stata pienamente ristabilita e il suo nome riabilitato. Al contrario, era praticamente certo che avrebbe dovuto portarsi dietro per tutta la vita quel marchio d&#8217;infamia: tanto pi\u00f9 che il giudice, nel suo cieco rancore, andava dappertutto a propalare l&#8217;odiosa calunnia, specialmente fra quelli che erano pi\u00f9 cari al cuore di san Vincenzo. E non \u00e8 facile, per la nostra mentalit\u00e0 di uomini comuni, immaginare qual genere di martirio devono essere stato quei sei anni di sospetti, di occhiate di traverso, di brusche risposte, di continue ferite. Sei anni durante i quali un giovane, che vive, si pu\u00f2 dire, dell&#8217;opinione che il mondo ha di lui, perch\u00e9 ancora non ha le spalle abbastanza forti per sopportare il biasimo o il disprezzo generali, dovette vivere rassegnandosi a non potersi pi\u00f9 togliere di dosso la vergogna del nome di ladro, o quanto meno il grave sospetto di aver rubato.<\/p>\n<p>Quante cose s&#8217;imparano dalle vite dei Santi; pi\u00f9 di quante se ne possano imparare limitandosi alla lettura di decine di libri di teologia morale. Nelle vite dei Santi c&#8217;\u00e8 l&#8217;aspro profumo della verit\u00e0 vissuta sulla propria pelle e pagata a caro prezzo, di solito nell&#8217;indifferenza o nell&#8217;ostilit\u00e0 del mondo. Ma \u00e8 quella la loro caratteristica, a quello sono chiamati. Essi ci ricordano che la via che conduce alla verit\u00e0 \u00e8 aspra e solitaria, ma \u00e8 la sola che meriti d&#8217;essere percorsa e che scaldi l&#8217;anima.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;era, e c&#8217;\u00e8 tuttora, nel cuore di uno dei borghi pi\u00f9 caratteristici della mia citt\u00e0 natale, una piccola edicola religiosa situata all&#8217;angolo fra via Pracchiuso e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[266],"class_list":["post-23506","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-virtu-di-carita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23506","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23506"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23506\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23506"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23506"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23506"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}