{"id":23491,"date":"2012-01-23T02:50:00","date_gmt":"2012-01-23T02:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/01\/23\/nellera-del-virtuale-per-baudrillard-la-realta-scompare-e-diviene-il-suo-contrario\/"},"modified":"2012-01-23T02:50:00","modified_gmt":"2012-01-23T02:50:00","slug":"nellera-del-virtuale-per-baudrillard-la-realta-scompare-e-diviene-il-suo-contrario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/01\/23\/nellera-del-virtuale-per-baudrillard-la-realta-scompare-e-diviene-il-suo-contrario\/","title":{"rendered":"Nell\u2019era del virtuale, per Baudrillard, la realt\u00e0 scompare e diviene il suo contrario"},"content":{"rendered":"<p>Il filosofo francese Jean Baudrillard (1929-2007) \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 convinti critici della postmodernit\u00e0 e della societ\u00e0 simulacro; se lo scetticismo e il relativismo filosofico mettono in dubbio il concetto di verit\u00e0, egli ha messo pi\u00f9 che in dubbio il concetto di realt\u00e0, affermando che, nell&#8217;era della comunicazione virtuale (televisiva, radiofonica, giornalistica e informatica), i fatti scompaiono e cedono il posto a una apparenza che \u00e8 il loro esatto contrario.<\/p>\n<p>Un classico esempio di questa scomparsa e di questo capovolgimento \u00e8 stato offerto, secondo lui, dalla guerra del Golfo del 1991: anche se milioni di telespettatori in tutto il mondo vedevano, o credevano di vedere, la guerra in diretta, grazie alle pi\u00f9 sofisticate tecnologie della comunicazione, in realt\u00e0 ci\u00f2 che essi hanno visto non era la guerra &quot;vera&quot;, ma una sua oscena contraffazione; un accavallarsi di notizie, di immagini spettacolari, ma asettiche e selezionate ad arte, s\u00ec da ottenere il massimo della disinformazione con la maggiore quantit\u00e0 possibile di messaggi.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 stato che, nelle case di tutti quei cittadini, ci\u00f2 che \u00e8 entrato per mezzo del teleschermo non \u00e8 stata la guerra &quot;reale&quot;, ma un&#8217;altra guerra, del tutto immaginaria; e che, proprio quando il pubblico era convinto di avere assistito &quot;in diretta&quot; alla sua manifestazione, non ha fatto altro che subire un programma telecomandato, edulcorato, tecnologizzato, che non solo non rifletteva l&#8217;andamento della realt\u00e0, ma ne era l&#8217;antitesi perfetta.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale, Baudrillard sostiene che \u00e8 in atto una diffusione artificiale e totalitaria del Bene, pianificata dal potere mediatico allo scopo di rafforzare la coesione sociale interna: sia che si tratti di mostrare le immagini raccapriccianti di una calamit\u00e0 naturale che colpisce un lontano Paese asiatico o africano (magari per predisporre l&#8217;opinione pubblica ad accogliere favorevolmente un intervento armato delle nazioni occidentali, mascherato da &quot;missione umanitaria&quot;); sia che si tratti di esortare i telespettatori a contribuire alla raccolta di fondi in favore delle vittime di una carestia, di un terremoto o di uno &quot;tsunami&quot;, lo scopo vero \u00e8 sempre quello: falsificare la realt\u00e0, farne scomparire la vera immagine e sostituirla con una irreale, di maniera, manipolata, da utilizzare per qualche secondo fine che non ha nulla a che fare con l&#8217;autentica informazione.<\/p>\n<p>E tutta la modernit\u00e0, per Baudrillard, si basa su questa tecnica &quot;oscena&quot;: il che lo ha spinto, da un lato, a una critica implacabile, radicale, millenaristica della civilt\u00e0 moderna; dall&#8217;altro lo ha avvicinato a una certa tradizione neo-surrealista, tanto da fargli accettare la nomina a Satrapo del Collegio dei Patafisici, nel 2001, e da porlo come l&#8217;ispiratore ovvero il padre spirituale di certa cinematografia (si pensi a \u00abMatrix\u00bb, tanto per fare un titolo) basata sulla volont\u00e0 di demistificare le ingannevoli apparenze del mondo virtuale.<\/p>\n<p>Per lui, i mezzi di comunicazione di massa, ma specialmente la televisione, operano un sistematico rovesciamento della realt\u00e0, per cui il cittadino della societ\u00e0 moderna viene a trovarsi nella paradossale situazione di non essere pi\u00f9 il soggetto della propria informazione, ma l&#8217;oggetto: \u00e8 la televisione, infatti, che lo &quot;pensa&quot;; e una riprova di questo assunto, secondo lui, si \u00e8 vista con la vicenda dell&#8217;attacco terroristico alle Twin Towers dell&#8217;11 settembre 2001: un evento mediatico che ha finito per oscurare e nascondere completamente, nonch\u00e9 per capovolgere nel suo contrario, l&#8217;evento reale.<\/p>\n<p>Benjamin Wolley, saggista e giornalista televisivo inglese, ha ben sintetizzato gli aspetti centrali della critica di Baudrillard alla modernit\u00e0 e specialmente all&#8217;uso della tecno-scienza (critica che egli, personalmente, non condivideva del tutto); e, al classico del filosofo francese \u00abSimulacri e simulazioni\u00bb, del 1981, ha risposto con il volume \u00abMondi virtuali\u00bb, del 1992, di cui riportiamo un passaggio significativo (titolo originale: \u00abVirtual Worlds\u00bb; traduzione italiana di Davide Mezzacapa, Bollati Boringhieri, Milano, 1993, pp. 236-39):<\/p>\n<p>\u00abLaddove altri critici, come per esempio Charles Jencks, guardano al&#8217;esperienza postmoderna con fiducia e ottimismo, celebrandone i pluralismo e la giocosit\u00e0, Baudrillard ne \u00e8 disgustato. Al centro di questo disgusto sta la scoperta che la realt\u00e0 non esiste pi\u00f9, e che anzi \u00e8 diventata il suo contrario,pura finzione. Il concetto di realt\u00e0 oggettiva e indipendente dall&#8217;osservatore \u00e8 un&#8217;ipotesi dell&#8217;era moderna, che non poteva pi\u00f9 reggere alla pressione degli sviluppi tecnologici ed economici del tardo ventesimo secolo. Persino la &quot;teoria critica&quot;, opersino lo strutturalismo, avevano operato in base al principio che, ala conclusione tutti i discorsi, sarebbe rimasta finalmente l&#8217;affermazione definitiva di ci\u00f2 che si andava cercando: la base della verit\u00e0, ossia la realt\u00e0. Ma ora non pi\u00f9. Secondo Baudrillard, la realt\u00e0, come guerra del Golfo, \u00e8 un simulacro, una copia perfetta di qualcosa di cui non \u00e8 mai esistito l&#8217;originale.\u00bb<\/p>\n<p>Baudrillard d\u00e0 inizio al suo classico saggio sul postmoderrno, &quot;Simulacri e simulazioni&quot;, con una citazione dal Qoelet: &quot;Il simulacro non \u00e8 mai ci\u00f2 che nasconde la verit\u00e0; ma \u00e8 la verit\u00e0 che nasconde il fatto che non c&#8217;\u00e8 alcuna verit\u00e0. Il simulacro \u00e8 vero&quot;. Per Baudrillard, (ma lo stesso dovrebbe esser vero per qualsiasi autentico analista del postmoderno), &quot;la pi\u00f9 bella allegoria&quot; della simulazione \u00e8 un&#8217;idea che so trova in un racconto di Borges, quella dei cartografi imperiali che disegnano una mappa dell&#8217;impero cos\u00ec precisa che ricopriva esattamente tutto il suo territorio. Commenta Baudrillard: &quot;Oggi l&#8217;attrazione non \u00e8 pi\u00f9 quella costituita dalla mappa, non pi\u00f9 il doppione e lo specchio del concetto. E a simulazione non \u00e8 pi\u00f9 la simulazione di un territorio, o di un&#8217;entit\u00e0 referenziale, o di una sostanza. \u00c8 qualcosa che, attraverso modelli, genera un reale che on ha n\u00e9 origini n\u00e9 realt\u00e0: un&#8217;iperrealt\u00e0. Mentre nel racconto di Borges la mappa prima subisce lo stesso decadimento del territorio che ricopre, ma alla fine quest&#8217;ultimo riafferma se stesso, adesso \u00e8 il territorio che scompare, ed \u00e8 la mappa che sopravvive. Peggio ancora: adesso l&#8217;impero \u00e8 capace di costruire esso stesso il reale, cos\u00ec da adattarsi perfettamente ala forma della mappa.<\/p>\n<p>Come ogni buon critico marxista (sebbene egli abbuia abbandonato il marxismo, che resta necessariamente una condizione modernista, un modo di essere ottimistico ala cui base rimane la convinzione che, sotto tutte le simulazioni, la realt\u00e0 deve in qualche maniera sopravvivere, Baudrillard vede il crollo della realt\u00e0 svilupparsi da una serie di stadi storici ben distinti fra loro. Questi stadi riguardano la storia della significazione, ossia del modo con cui vengono impiegati i segni: per esempio, della relazione che assume un quadro con ci\u00f2 che rappresenta, o che assume una frase col suo contenuto. I diversi stadi segnano la graduale separazione de segno da ci\u00f2 che esso significa, la separazione fra natura e cultura, la separazione fra &quot;verit\u00e0&quot; e realt\u00e0. Nel primo stadio il segno rispecchia una realt\u00e0 di fondo, nel secondo nasconde quella realt\u00e0, nel terzo nasconde l&#8217;ASSENZA di quella realt\u00e0. \u00c8 tutt&#8217;altro che facile far corrispondere a ciascuno di questi stadi particolari cambiamenti storici; e del resto Baudrillard no compie sforzi eccessivi per fornire questo tipo di spiegazione. La loro importanza sta tutta nel fatto che essi offrono la direzione verso la quale corre lo stadio finale (anzi terminale, per Baudrillard): lo stadio della simulazione pura, quando cio\u00e8 il segno cessa di significare qualcosa di reale. La cultura si mette a produrre segni che non significano nulla, o che hanno soltanto una significativit\u00e0 spuria. L&#8217;industria, nella societ\u00e0 dei consumi, \u00e8 in gradi di produrre praticamente qualsiasi cosa che si desideri: macchine che lavano i piatti, lampade che abbronzano la pelle, birra che non fa ubriacare chi la beve, grassi perivi di grasso. La tecnologia \u00e8 arrivata al punto di poter soddisfare pi\u00f9 che adeguatamente i bisogni fondamentali della grande maggioranza della popolazione, sicch\u00e9 l&#8217;unica motivazione che spinge al consumo rimasta il desiderio o il capriccio del consumatore. Il desiderio come alternativa al bisogno ha un aspetto positivo, che \u00e8 quello di essere l&#8217;equivalente motivazionale di un assegno in bianco: il produttore lo pu\u00f2 riempire a suo piacere. Poi \u00e8 la pubblicit\u00e0 che si assume il ruolo di generare il desiderio, cos che riesce a fare non gi\u00e0 promuovendo l&#8217;utilit\u00e0 del prodotto che cerca di vendere, bens\u00ec manipolando il suo significato. Per esempio: poich\u00e9 contiene burro di cacao, una tavoletta di cioccolato viene venduta associandola all&#8217;idea di un paradiso tropicale; il quale paradiso, beninteso, non ha una sua realt\u00e0 geografica, ma ha un qualche significato solo perch\u00e9 fa pensare ai film di Hollywood o ai d\u00e9pliant delle agenzie turistiche, cose a loro volta associate ai romanzi di fine Ottocento, alle avventure coloniali, e vi di seguito. La tavoletta di cioccolato in s\u00e9 diventa il significante di questa rete di associazioni, e &quot;significa&quot; tutto questo. Con ci\u00f2 non si vuol dire che la pubblicit\u00e0 del cioccolato sia falsa, o fuorviante: il punto \u00e8 che senza quel &quot;significato&quot; non vi sarebbe pi\u00f9 il prodotto, e la tavoletta di cioccolato sarebbe un oggetto senza senso. \u00c8 dunque il desiderio che divine materia del significato e della manipolazione dei segni; e ci\u00f2 che tiene in vita la societ\u00e0 dei consumi \u00e8 l&#8217;abilit\u00e0 dei produttori nell&#8217;eseguire queste manipolazioni, ossia nel produrre significato. Ma lo stesso vale per la cultura nel suo insieme, e non solo per la fabbricazione dei prodotti di consumo: vale per la politica, per i divertimenti, per le arti, in una parola per tutto ci\u00f2 che l&#8217;operosit\u00e0 umana sa produrre. Il risultato \u00e8 l&#8217;iperrealt\u00e0 di Baudrillard: &quot;Quando il reale non \u00e8 pi\u00f9 ci\u00f2 che era un tempo, ecco che la nostalgia assume il suo pieno significato. Si ha allora una proliferazione di miti sull&#8217;origine e sui segni della realt\u00e0; su verit\u00e0 di seconda mano, sull&#8217;oggettivit\u00e0, sull&#8217;autenticit\u00e0. (&#8230;) E si ha, si direbbe quasi creata dal panico, una gran produzione di reale di referenziale&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Baudrillard, come ricorda Wolley, fa un esempio molto efficace del concetto di iperrealt\u00e0: quello di Disneyland. Nelle varie &quot;citt\u00e0&quot; della Disney, sparse nel mondo, che si presentano come dei piccoli mondi totalitari dove tutto funziona perfettamente e scompare ogni distinzione sociale, il simulacro consiste nel fatto che esse suggeriscono che, fuori di quei mondi finti, esista un mondo vero, esista una realt\u00e0 vera; invece tutta Los Angeles, gran parte degli Stati Uniti e della stessa Europa sono ormai dei mondi finti, che si uniformano al modello di quella America &quot;vera&quot; che non \u00e8 quella ordinaria, ma quella, appunto, disneyana.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 scompare e viene sostituita dal contrario di quella che essa era, o era creduta, o che magari non \u00e8 mai esistita; una anti-realt\u00e0, una iperrealt\u00e0, la cui sola ragion d&#8217;essere \u00e8 di suggerirci, per contrasto, che la realt\u00e0 vera esiste ed \u00e8 tutt&#8217;intorno, mentre noi siamo invece sprofondati nella sua caricatura, nella sua menzogna, nel suo contrario.<\/p>\n<p>Noi Italiani abbiamo una particolare propensione per quella &quot;terra di mezzo&quot; che non \u00e8 realt\u00e0, ma nemmeno semplice fantasia, che \u00e8 la realt\u00e0 virtuale: troppo spesso ci piace trastullarci non gi\u00e0 con le cose, ma con l&#8217;immagine virtuale di esse; finendo, talvolta, per perdere l&#8217;orientamento e per adorare, come Narciso, l&#8217;immagine riflessa, piuttosto che la cosa reale.<\/p>\n<p>Tutta la stagione politica del berlusconismo si \u00e8 basata su questo gioco degli specchi, in cui la realt\u00e0 virtuale finiva ogni volta per occultare e stravolgere la realt\u00e0 &quot;vera&quot;: si pensi solo, per fare un unico esempio, al caso della citt\u00e0 dell&#8217;Aquila, tragicamente colpita dal terremoto e subito resa &quot;visibile&quot; a livello internazionale dalla decisione di tenervi, a breve distanza dal sisma, un importante consesso di capi di Stato; dopo di che la citt\u00e0 vera, con i suoi problemi veri, legati alla ricostruzione e alla ripresa delle sue attivit\u00e0 produttive, \u00e8 stata bellamente dimenticata da tutti, perch\u00e9 ormai i riflettori si erano spenti o erano stati girati altrove.<\/p>\n<p>Il discorso di Baudrillard, tuttavia, \u00e8 molto pi\u00f9 sottile (o pi\u00f9 radicale, se si preferisce): egli nega puramente e semplicemente, che, nel contesto della modernit\u00e0, si possa ancora parlare di una &quot;realt\u00e0&quot;: se pure c&#8217;era, ora non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9; al suo posto, la sua contraffazione virtuale, il suo simulacro ingannevole, da tutti, per\u00f2, identificato come la cosa &quot;reale&quot;. Tuttavia, senza scomodare il Fenomeno e il Noumeno di Kant, potremmo qui osservare che una cosa non pu\u00f2 diventare il suo contrario, se non esiste: per diventare il suo contrario, bisogna che esista effettivamente.<\/p>\n<p>Ma Baudrillard lo nega: dice che l&#8217;associazione fra segno e cosa reale \u00e8 ormai talmente arbitraria, che i segni hanno finito per &quot;funzionare &quot; da soli, ossia per non esprimere altro che se stessi: ed \u00e8 la realt\u00e0, a quel punto, che deve uniformarsi ad essi, pena il non venire pi\u00f9 &quot;creduta&quot;.<\/p>\n<p>Certo, sono tesi che fanno riflettere; specialmente oggi, nell&#8217;epoca della clonazione, della fotografia digitale, delle simulazioni computerizzate. Stiamo realmente diventando la (brutta) copia di una umanit\u00e0 che, di fatto, ha smesso di esistere, sostituita da una copia pi\u00f9 &quot;perfetta&quot; dell&#8217;originale?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il filosofo francese Jean Baudrillard (1929-2007) \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 convinti critici della postmodernit\u00e0 e della societ\u00e0 simulacro; se lo scetticismo e il relativismo filosofico<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[259,263],"class_list":["post-23491","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-tradizione","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23491","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23491"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23491\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23491"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23491"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23491"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}