{"id":23474,"date":"2016-11-27T07:32:00","date_gmt":"2016-11-27T07:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/11\/27\/e-sufficiente-conoscere-il-bene-per-farlo\/"},"modified":"2016-11-27T07:32:00","modified_gmt":"2016-11-27T07:32:00","slug":"e-sufficiente-conoscere-il-bene-per-farlo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/11\/27\/e-sufficiente-conoscere-il-bene-per-farlo\/","title":{"rendered":"\u00c8 sufficiente conoscere il bene, per farlo?"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 sufficiente conoscere il bene, per farlo? Pare che Socrate ne fosse convinto: e basterebbe ci\u00f2, ai nostri occhi, per ridimensionare di molto la sua figura di pensatore e l&#8217;importanza dell&#8217;influsso da lui esercitato sulla filosofia greca, e, indirettamente, su quella delle epoche successive, fino ai nostri giorni, passando per gli illuministi e per Rousseau.<\/p>\n<p>Il valore di una filosofia si misura sulla sua capacit\u00e0 di porre correttamente la domanda fondamentale sul reale. La domanda fondamentale \u00e8: il reale ha un senso? E il modo corretto di porla \u00e8: si pu\u00f2 indicare un significato complessivo del reale, che includa la dimensione umana, senza assolutizzarla? La domanda fondamentale, Socrate non ha neanche provato a porla; semmai, ha dato la risposta per acquista. Errore. Non c&#8217;\u00e8 niente di acquisito, in filosofia, se prima non si \u00e8 almeno tentato di dimostrarlo. Socrate parla del dio, parla del suo personale <em>daimon<\/em>, parla della saggia Diotima, ma non tenta di dimostrare il significato del reale: porta il discorso direttamente sul piano etico, e, per giunta, intellettualizza l&#8217;etica, affermando che conoscere il bene \u00e8 tutt&#8217;uno col farlo: cosa palesemente falsa, come sa chiunque possieda un paio d&#8217;occhi e un paio di orecchi. I filosofi non dovrebbero mai litigare con i fatti: quando i fatti danno loro torto, essi hanno l&#8217;obbligo di rivedere le proprie teorie, non certo il diritto di negarli o d&#8217;ignorarli. Ignorare i fatti scomodi \u00e8 cattiva filosofia; negarli, pessima.<\/p>\n<p>A questa debolezza fondamentale del suo pensiero, se ne aggiunge una seconda: non avendo posto la domanda fondamentale, non ha impostato correttamente la questione del metodo: non si \u00e8 domandato se il &quot;bene&quot; sia un concetto puramente umano, o, al massimo, implicante la relazione fra l&#8217;umano e il divino; non si \u00e8 chiesto se il bene non includa, per essere tale, il bene di tutti e di tutto, anche degli alberi, degli animali, dell&#8217;universo. Ha ristretto arbitrariamente la sua riflessione alla dimensione umana, quindi l&#8217;ha assolutizzata. Ma, se pure l&#8217;uomo \u00e8 la creatura privilegiata abitante nell&#8217;universo, o, almeno, in quella parte di universo che a noi \u00e8 dato conoscere e in quella che ci dato immaginar,e non ne consegue che il bene dell&#8217;uomo si possa realizzare configgendo con il bene delle altre creature. O esiste un bene assoluto, oppure esiste il bene di alcune creature contrapposto a quello di altre: e, in tal caso, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 il bene, ma ci sarebbero solamente i beni. Estendendo il ragionamento: se non si include nel reale ogni cosa esistente e ogni cosa pensabile, visibile e invisibile, materiale e immateriale, naturale e soprannaturale, non si fa veramente filosofia, perch\u00e9 fare filosofia vuol dire porre il tutto, a trecentosessanta gradi, senza nulla lasciar fuori dalla propria considerazione. Fare filosofia \u00e8 pensare il tutto; pensare una realt\u00e0 determinata, \u00e8 fare un&#8217;altra cosa.<\/p>\n<p>E ora torniamo al cosiddetto intellettualismo etico. Che non sia sufficiente conoscere il bene, per farlo, \u00e8 cosa troppo evidente per volerla dimostrare: chiunque di noi ne ha continuamente l&#8217;esperienza. Pu\u00f2 darsi che qualcuno lo neghi, e che affermi di aver bisogno di prove di ci\u00f2 che stiamo dicendo. Benissimo: costui somiglia a chi dica di non aver mai visto un lichene. Evidentemente, costui non ha mai visto un albero, un vecchio muro, una roccia esposta a settentrione. Chi possieda una sia pur minima capacit\u00e0 di guardarsi dentro, non ha neanche bisogno di osservare gli altri per constatare, pi\u00f9 e pi\u00f9 volte nel corso di una sola giornata, che conoscere il bene e farlo son due cose del tutto diverse. In mezzo, c&#8217;\u00e8 un abisso: l&#8217;abisso della volont\u00e0 insufficiente; l&#8217;abisso della concupiscenza; l&#8217;abisso di quell&#8217;altro &quot;io&quot; che abita in noi, e che alcuni chiamono inconscio, altri istinto, ma che, spesso, \u00e8 perfettamente consapevole di se stesso, quando dice alla coscienza: <em>So quel che dovrei fare, e tuttavia non lo far\u00f2<\/em>; oppure: <em>So che non lo dovrei fare, e nondimeno lo far\u00f2, perch\u00e9 cos\u00ec voglio, cos\u00ec desidero, cos\u00ec bramo, e nessuna forza al mondo potrebbe deviarmi dalla strada che ho scelto<\/em>. Non nascondiamoci dietro un dito: il male che facciamo, sappiamo che \u00e8 male; non lo facciamo per ignoranza, ma per volont\u00e0 deliberata.<\/p>\n<p>L&#8217;errore di Socrate \u00e8 un errore clamoroso e non \u00e8 scusabile, perch\u00e9 contrasta con l&#8217;abito stesso del filosofare. \u00c8 l&#8217;errore di chi non vuol vedere il reale per ci\u00f2 che \u00e8, ma lo vede attraverso lo specchio deformante della propria ideologia, nel significato deteriore della parola, cio\u00e8 come sovrapposizione dei propri schemi e pregiudizi allo sguardo lucido e spassionato sulle cose. In un certo senso, la filosofia consiste nel togliere il velo che ci nasconde la realt\u00e0 delle cose, e lasciare che ci si rivelino, intatte; porre quel velo su di esse, pi\u00f9 o meno deliberatamente, \u00e8 l&#8217;anti-filosofia.<\/p>\n<p>Ha scritto Fabio Cioffi a proposito del&#8217;intellettualismo etico di Socrate (in: Cioffi, Luppi, Vigorelli e altri, <em>I filosofi e le idee. Esperienze filosofiche e storia del pensiero<\/em>, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, 2004, vol. 1, pp. 137-138):<\/p>\n<p><em>Nel corso dei dialoghi, cos\u00ec come sono narrati negli scritti giovanili di Platone, Socrate discute le virt\u00f9 elaborate dalla civilt\u00e0 greca (il coraggio, la temperanza, la piet\u00e0, la giustizia, l&#8217;aret\u00e9 politica) e pone il problema di quale sia la loro essenza, la loro forma generale (eidos). Nel dialogo &quot;Eutifrone&quot;, per esempio, il &quot;ti \u00e8sti&quot; socratico viene formulato attraverso la ricerca dell&#8217;eidos, ossia dell&#8217;idea generale di &quot;santit\u00e0&quot;, in virt\u00f9 della quale poter distinguere in maniera certa le azioni sante da quelle non sante.<\/em><\/p>\n<p><em>Secondo il racconto di Platone, Socrate tuttavia non d\u00e0 mai alcuna definizione positiva delle virt\u00f9 attorno a cui dialoga con i suoi discepoli. Allo sforzo di rendere consapevoli gli altri della loro ignoranza, non fa seguito alcuna risposta circa la sua domanda di definizione. Quello di Socrate p dunque un interrogare senza mai rispondere? Questa \u00e8 l&#8217;accusa che i sofisti lanciano al filosofo di Atene, irritati dall&#8217;atteggiamento ironico che egli tiene di fronte ad essi. Per i sofisti, Socrate \u00e8 u abile e sfuggente oratore, che confuta gli altri, senza tuttavia dare mai risposte. Socrate \u00e8 un maestro nell&#8217;esortare alla vita virtuosa, ma non dice che cosa \u00e8 la virt\u00f9, lasciando i discepoli di fronte a definizioni diverse e contraddittorie. Egli incita alla sapienza e alla giustizia, ma qual \u00e8 la vera sapienza e quale la vera giustizia? Senza una risposta a queste domande, la dialettica socratica rischia di essere solo una &quot;nobile sofistica&quot;, come la chiamer\u00e0 il suo stesso discepolo Platone, egregia nel preparare l&#8217;animo umano alla vita buona, ma vuota di contenuti e quindi debole e disarmata di fronte al relativismo sofistico e alle sue conseguenze sul piano politico ed educativo.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli studiosi hanno fornito, su questo aspetto del pensiero socratico, risposte e interpretazioni diverse. Per alcuni, la filosofia socratica non ha contenuti determinati e va intesa soprattutto come esortazione alla vita virtuosa. Per altri, \u00e8 una filosofia del dubbio, che spinge a guardare nel proprio animo e a superare pregiudizi e false opinioni. Per altri ancora, se \u00e8 vero che manca nel Socrate presentato da Platone una definizione positiva delle virt\u00f9, \u00e8 anche vero che il filosofo ateniese offre un&#8217;indicazione ai suoi seguaci quando invita a vedere nell&#8217;anima la componente essenziale dell&#8217;uomo: sar\u00e0 indagando nella propria anima che ciascuno potr\u00e0 scoprire ci\u00f2 che \u00e8 bene.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;importanza della filosofia socratica sta nel messaggio razionale che il filosofo rivolge al&#8217;uomo. Il suo ragionamento si fonda sulla convinzione che la conoscenza del bene sia anche la condizione perch\u00e9 gli uomini agiscano pubblicamente in modo virtuoso. La comprensione della verit\u00e0, cio\u00e8 che il bene \u00e8 il vero fine della vita, motiva necessariamente l&#8217;uomo a una esistenza moralmente buona. Questa tesi socratica, che verr\u00e0 in seguito definita intellettualismo etico, si contrappone all&#8217;opinione sostenuta da molti che l&#8217;uomo possa invece sapere che cosa sia il bene e tuttavia possa decidere di commettere il male. Per Socrate, nessuno commette il male volontariamente: sapere che cosa \u00e8 il bene rende impossibile l&#8217;azione malvagia. Giacch\u00e9 tutti vogliono il proprio bene si commette il male solo per ignoranza della verit\u00e0. \u00c8 dunque attraverso il sapere, la scienza, che l&#8217;uomo giunge al bene, e il bene \u00e8 il contenuto di quella virt\u00f9 fondamentale che conduce alla &quot;sophrosyne&quot;, a una vita misurata e consapevole. Attraverso l&#8217;identificazione di virt\u00f9 e sapere operata da Socrate, il pensiero filosofico pone per la rima volta in stretto rapporto verit\u00e0 e vita, scienza ed esistenza. La filosofia diventa esercizio spirituale, capace di produrre comportamenti virtuosi.<\/em><\/p>\n<p>Non avevano affatto torto, i sofisti, allorch\u00e9 accusavano Socrate di porre domande allo scopo di confutare le risposte altrui, ma senza dare mai delle risposte proprie. \u00c8 una professione troppo facile, e in fondo poco nobile, quella di concentrarsi sugli errori del prossimo, e, nello stesso tempo, astenersi dal proporre una soluzione. Socrate lo fa. Demolisce le verit\u00e0 altrui, le certezze altrui, le sicurezze altrui, ma non fornisce alcuna risposta. Tuttavia, non si dovrebbe spingere il prossimo in acqua, dall&#8217;alto di una scogliera, se costui non ha mai nuotato in vita sua. Pu\u00f2 darsi che imparer\u00e0 ora, sbracciandosi disperatamente, per salvare la propria vita; ma pu\u00f2 darsi che andr\u00e0 miseramente a fondo. Socrate si assume una responsabilit\u00e0 tremenda: spinge le persone nel vuoto, e dice: <em>Adesso sbrigatevela un po&#8217; come meglio sapete<\/em>. Non c&#8217;\u00e8 da meravigliarsi che mezza Atene lo detestasse: tanto pi\u00f9 che lui, oltre a demolire implacabilmente ogni certezza altrui, lo faceva con un&#8217;ironia che i suoi ammiratori definiscono arguta e brillante, ma che, ai suoi sfortunati interlocutori, incapaci di controbattere la sua diabolica abilit\u00e0 dialettica, doveva apparire, semplicemente, come sprezzante e offensiva. Il danno e la beffa: li lasciava nudi come vermi e si godeva il loro imbarazzo.<\/p>\n<p>Il vero maestro sa che ciascuno deve trovare da s\u00e9 la verit\u00e0, ma sa anche che non tutti possono intraprendere un simile cammino, e, soprattutto, che \u00e8 cosa folle volerli spingere su di esso, se non ne manifestano n\u00e9 l&#8217;attitudine, n\u00e9 il desiderio. Socrate \u00e8 stato un cattivo maestro, perch\u00e9 poneva sulle spalle dei suoi interlocutori un peso molto pi\u00f9 gravoso di quel che potessero sopportare. Il vero maestro sa valutare le forze del discepolo, le sue attitudini, la sua disponibilit\u00e0 a intraprendere la ricerca del vero. Ma Socrate non dialogava con dei veri discepoli: prendeva ad interlocutori o dei malcapitati di passaggio, o dei retori meno abili di lui con la parola: li confondeva, li umiliava, e poi li piantava in asso. Aveva dei discepoli, ma solo nel senso che era attorniato da un gruppetto di cagnolini adoranti, che non si staccavano mai dalle falde della sua tunica e che avrebbero giurato che brilla il sole a mezzanotte, se avessero con ci\u00f2 creduto di fargli piacere, o di rendergli onore. Ecco perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 stata una scuola socratica; e Platone non \u00e8 un discepolo di Socrate, o meglio, diventa un filosofo nel momento in cui si mette a far filosofia per conto proprio.<\/p>\n<p>Socrate non era un vero maestro anche per un altro motivo: era pieno di ego. Voleva trionfare. Il vero maestro cerca la verit\u00e0 e non il proprio trionfo; anche Socrate diceva di cercare soltanto la verit\u00e0, ma intanto godeva di umiliare l&#8217;interlocutore e di trionfare su di lui, davanti a tutti. C&#8217;era sempre un pubblico numeroso che si godeva lo spettacolo. Si dice che san Tommaso d&#8217;Aquino, una volta, rimase in silenzio davanti a un giovane teologo che si faceva bello con un mucchio di discorsi vuoti, faceva la ruota come un pavone, come se avesse trionfato sul grande aquinate. Pi\u00f9 tardi, un amico chiese a quest&#8217;ultimo perch\u00e9 non avesse replicato, lasciando la palma della vittoria a quel giovane presuntuoso e impudente. Tommaso, con perfetta serenit\u00e0, gli rispose: <em>Perch\u00e9 avrei dovuto farlo? Quel giovane era cos\u00ec contento di ricevere l&#8217;ammirazione altrui. A che scopo mortificarlo?<\/em> E non c&#8217;era ombra d&#8217;ironia nelle sue parole. Ecco: questa \u00e8 la vera grandezza; questo \u00e8 un vero maestro. Il vero maestro ha un cuore sensibile e compassionevole; non \u00e8 chiuso nel gelo della sua superiorit\u00e0 intellettuale, ed evita di mortificare chicchessia. Socrate si nasconde dietro un dito, quando dice di aver troppo a cuore la verit\u00e0, per lasciare che sia deturpata: si pu\u00f2 amare la verit\u00e0 e denunciare l&#8217;errore, senza per questo infliggere all&#8217;interlocutore una pubblica umiliazione. Nei dialoghi socratici, invece, c&#8217;\u00e8 sempre un vinto: il suo interlocutore; e un vincitore: lui. E ci\u00f2 non \u00e8 bene. Socrate si contraddice. Di certo era abbastanza intelligente da vedere che i suoi interlocutori restavano confusi; che annaspavano, senza trovar le parole; che si sentivano presi nella rete, e fiutavano un trucco, ma non sapevano quale: per\u00f2 nulla faceva per attenuare la loro impressione d&#8217;essere stati raggirati, d&#8217;essere stati usati per far risplendere la sua ironia. Li faceva soffrire, senza offrir loro la medicina della verit\u00e0, di cui li aveva privati bruscamente. Vedeva che quel che faceva non era bene &#8212; impossibile il contrario -, ma andava avanti per la sua strada: perch\u00e9 era bene per lui, per il suo ego. Cos\u00ec, smentiva il suo intellettualismo etico: vedeva che sarebbe stato bene rispettare il loro amor di s\u00e9, e, inoltre, che avrebbe dovuto costruire, dopo aver distrutto: ma non lo fece mai&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 sufficiente conoscere il bene, per farlo? Pare che Socrate ne fosse convinto: e basterebbe ci\u00f2, ai nostri occhi, per ridimensionare di molto la sua figura<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[141],"class_list":["post-23474","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-filosofia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23474","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23474"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23474\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23474"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23474"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23474"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}