{"id":23473,"date":"2017-07-06T08:56:00","date_gmt":"2017-07-06T08:56:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/07\/06\/basta-con-la-filosofia-della-chiacchiera-si-torni-al-fondamento-della-verita\/"},"modified":"2017-07-06T08:56:00","modified_gmt":"2017-07-06T08:56:00","slug":"basta-con-la-filosofia-della-chiacchiera-si-torni-al-fondamento-della-verita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/07\/06\/basta-con-la-filosofia-della-chiacchiera-si-torni-al-fondamento-della-verita\/","title":{"rendered":"Basta con la filosofia della chiacchiera, si torni al fondamento della verit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Gran parte della filosofia moderna si caratterizza non pi\u00f9 come sforzo per giungere <em>alla<\/em> verit\u00e0, ma come riflessione sulle condizioni che permettono di parlare <em>della<\/em> verit\u00e0; non pi\u00f9 come <em>atto<\/em> della conoscenza, ma come <em>riflessione<\/em> sulla conoscenza; non pi\u00f9 come ricerca di ci\u00f2 che <em>\u00e8<\/em> l&#8217;essere, ma come analisi di ci\u00f2 che <em>parla<\/em> dell&#8217;essere. \u00c8 un progressivo, gigantesco, inesorabile restringimento degli orizzonti: con Cartesio, si passa dal pensiero dell&#8217;essere al pensiero della coscienza; con Kant, dalla metafisica alla critica della ragione; con Hegel, dall&#8217;essere che crea il pensiero al pensiero che crea l&#8217;essere; con Wittgenstein, dalla domanda sul reale alla domanda sul linguaggio; con Husserl, dall&#8217;oggetto al soggetto; con Heidegger, dal soggetto al niente; con Morin, dalla domanda sulla verit\u00e0 alla verit\u00e0 come domanda, anzi, come punto di domanda. Un gradino dopo l&#8217;altro, il pensiero scende verso l&#8217;oscuramento, verso le tenebre, e ad ogni ulteriore discesa parla di un progresso, di una scoperta, di una chiarificazione. Quanto pi\u00f9 il pensiero si allontana dall&#8217;essere, tanto pi\u00f9 proclama di essersi avvicinato a se stesso. E cos\u00ec, a forza di avvicinarsi a se stesso, il pensiero del reale diventa pensiero del pensiero: la filosofia diventa psicologia. Lungo la strada esso ha perso qualcosa, un&#8217;inezia, ha smarrito semplicemente la <em>verit\u00e0<\/em>, ma non sembra essersene accorto; o, se pur se n&#8217;\u00e8 accorto, non sembra preoccuparsene, come se la consideri una perdita trascurabile, o addirittura salutare.<\/p>\n<p>In fondo, la verit\u00e0 era divenuta un fardello troppo grave, per le fragili spalle dei pensatori moderni; per\u00f2 il loro orgoglio era cresciuto in misura inversamente proporzionale all&#8217;indebolirsi della loro costituzione: impossibile, pertanto, ammettere che avevano <em>perso<\/em> qualcosa; bisognava affermare di aver <em>guadagnato<\/em> qualcosa. Gi\u00e0; ma che cosa? Semplice: avevano guadagnato una maggior <em>consapevolezza<\/em> del fatto che la verit\u00e0 \u00e8 irraggiungibile, per lo meno con gli strumenti attualmente a disposizione. Dunque, bisogna revisionare gli strumenti, primo fra tutti il linguaggio; bisogna rivedere i concetti della logica, e preoccuparsi anzitutto di costruire degli enunciati dotati di senso logico. Se tali enunciati corrispondano o meno alla verit\u00e0, \u00e8 divenuta questione troppo impegnativa per quei signori; per\u00f2, essi non vogliono metterla in questi termini: preferiscono dire che hanno sgombrato il campo da equivoci e da ambizioni eccessive, e che finalmente, per merito loro, si pu\u00f2 ragionare in maniera ragionevole. In questa discesa dal pensiero dell&#8217;essere al pensiero del pensiero, ogni discepolo ha voluto scavalcare il proprio maestro; e cos\u00ec, se Bertrand Russell incominciava la sua lezione affermando: <em>In questa stanza non ci sono elefanti<\/em>, Ludwig Wittgenstein si chinava per sbirciare sotto il proprio banco, evidentemente non del tutto persuaso, sul piano della logica del linguaggio, di una asserzione tanto recisa. Poich\u00e9 la frase: <em>In questa stanza non ci sono elefanti<\/em> non contiene nulla d&#8217;illogico, Russell la riteneva inattaccabile; ma Wittgenstein, mettendosi a guardare sotto il banco, voleva far capire che quella frase pretendeva pur sempre di porsi come una verit\u00e0 di fatto, e le verit\u00e0 di fatto non sono verificabili nell&#8217;universo del linguaggio, perch\u00e9 a livello linguistico-concettuale la sola cosa che si possa verificare \u00e8 se una frase sia dotata di senso compiuto, oppure no.<\/p>\n<p>A volte, la critica alla nostra pretesa di sapere cosa sia la verit\u00e0 parte da posizioni condivisibili, oltre che perfettamente ragionevoli. Nella seconda met\u00e0 del XX secolo, per esempio, ha assunto volentieri la forma della critica alle pretese eccessive della Ragione logico-matematica, accusata di porsi come una nuova Mitologia. In questa accusa, peraltro, che ha il pregio ineffabile di piacere a tutti e di metter d&#8217;accordo tutti, sia pure per ragioni opposte, s&#8217;intravede sin dal principio il vicolo cieco in cui finir\u00e0 per cacciarsi: perch\u00e9 \u00e8 sottinteso che il Mito ha fatto da ostacolo alla ricerca della verit\u00e0, e la Ragione, o la Scienza, ponendosi come forma moderna del Mito, svolgono adesso la funzione &quot;retrograda&quot; che i miti svolgevano in passato, laddove i miti sono equiparati alle religioni, alle credenze e alle tradizioni: una infornata che mostra da se stessa quanto pregiudizio scientista vi sia all&#8217;origine di questa pretesa critica dello scientismo. Si crea, cos\u00ec, un circolo vizioso: si critica la pretesa della ragione di porsi come criterio assoluto di verit\u00e0, ma non per la buona ragione che essa \u00e8 qualcosa di assai pi\u00f9 complesso di quel che finora non si sia visto, bens\u00ec per la cattiva ragione che \u00e8 stata innalzata al rango di mitologia moderna, e la mitologia \u00e8 (secondo costoro) l&#8217;oscurantismo, cio\u00e8 il male. Chi lo ha detto? Lo ha detto Marx, ne <em>L&#8217;ideologia tedesca<\/em>, accusando gli uomini di crearsi una falsa immagine di se stessi. Benissimo: ma qual \u00e8 la vera immagine? Secondo Marx, quella fornita dall&#8217;analisi oggettiva dei processi di produzione economica, da cui discendono i processi cultuali, che sono la falsa coscienza dei veri rapporti fra le classi sociali. E, di nuovo: chi garantisce che la coscienza marxista sia &quot;vera&quot;, e falsa solo l&#8217;altrui? Lo garantisce Marx; un po&#8217; poco. Anche un marxista come Edgar Morin se n&#8217;\u00e8 accorto; e infatti si \u00e8 posto per tempo fra i comunisti del dissenso (verso l&#8217;Unione Sovietica, non verso il comunismo): ottima scelta per stare sempre a galla, come un sughero, in mezzo a qualsiasi tempesta. Non a caso, la scelta di quasi tutti gli intellettuali della seconda met\u00e0 del XX secolo: marxisti (e possibilmente freudiani), per restare sul sicuro; ma critici, per aggiungere quel pizzico di autonomia che fa tanto <em>chic<\/em>. Proprio come gli <em>id\u00e9ologues<\/em> nei confronti dell&#8217;illuminismo: quando un paradigma culturale comincia a far acqua, i furbi rimangono ben piantati al centro di esso, per\u00f2 si mettono a discettare su quanti peli ci siano nella barba del Marx di turno, tanto per far vedere a tutti quale coraggio leonino sappiano sfoderare, qualora vi sia bisogno di rompere gli schemi e mostrare libert\u00e0 di giudizio anche rispetto alla propria chiesa. Se, poi, come nel caso di Morin, le chiese di appartenenza sono parecchie ed estremamente diversificate &#8211; oltre al marxismo, il surrealismo, il &quot;pensiero della complessit\u00e0&quot;, la cibernetica, la teoria dell&#8217;informazione e la teoria dei sistemi, solo per citare le principali -, tanto meglio, cos\u00ec non si rischia di essere trascinati nell&#8217;eventuale naufragio di una o due (splendida intuizione: il marxismo \u00e8 naufragato, ma i Morin sono rimasti tutti a galla, pi\u00f9 sentenziosi che mai). Ulteriore vantaggio: ponendosi come fautori di una &quot;riforma del pensiero&quot; (modestia a parte), costoro sono sempre una spanna al di sopra degli altri: mentre il volgo si azzuffa per stabilire cosa sia la verit\u00e0, e perfino se esista, loro domandano, con olimpica serenit\u00e0: ma che cosa intendete, con l&#8217;espressione <em>ricerca della verit\u00e0<\/em>?<\/p>\n<p>Scriveva, dunque, Edgar Morin nell&#8217;introduzione a uno dei suoi libri pi\u00f9 significativi, <em>La conoscenza della conoscenza<\/em> (titolo originale: <em>La Methode. III. La connaissance de la connaissance<\/em>, Paris, Editions du Seuil, 1986; tradizione dal francese di Alessandro Serra, Milano, Feltrinelli, 1989, pp. 13-14):<\/p>\n<p><em>Si pu\u00f2 mangiare senza conoscere le leggi della digestione, respirare senza conoscere le leggi della respirazione, pensare sena conoscere le leggi e la natura del pensiero, conoscere senza conoscere la conoscenza. Ma, mentre l&#8217;asfissia e l&#8217;intossicazione i fanno immediatamente sentire in quanto tali nella respirazione e nella digestione, l&#8217;errore e l&#8217;illusione hanno questo di caratteristico, che non si manifestano appunto come errore e illusione. &quot;L&#8217;errore consiste semplicemente nel fatto che non sembra esser tale&quot; (Cartesio). Come hanno detto Marx e Engels all&#8217;inizio de &quot;L&#8217;ideologia tedesca&quot;, gli uomini hanno sempre elaborato false concezioni di se stessi, di ci\u00f2 che fanno, di ci\u00f2 che devono fare e del modo in cui vivono. E Marx-Engels non fanno eccezione.<\/em><\/p>\n<p><em>Quando il pensiero scopre il gigantesco problema degli errori e delle illusioni che non hanno mai cessato (e non cessano) di imporsi come verit\u00e0 nel corso della storia umana, quando scopre, correlativamente, di racchiudere in se stesso il rischio permanente di errore e di illusione, \u00e8 allora che deve cercare di conoscersi.<\/em><\/p>\n<p><em>E tanto pi\u00f9 deve farlo in quanto non possiamo pi\u00f9 oggi attribuire le illusioni e gli errori soltanto ai miti, alle credenze, alle religioni, alle tradizioni ereditate dal passato oppure anche semplicemente all&#8217;insufficiente sviluppo della scienza, della ragione e dell&#8217;educazione. \u00c8 nella sfera ipereducata dell&#8217;intelligencija che, in questo stesso secolo, il Mito ha assunto la forma della Ragione, l&#8217;ideologia si \u00e8 camuffata da Scienza, la Salvezza si \u00e8 data una forma politica proclamandosi verificata dalle Leggi della Storia. \u00c8 proprio nel nostro secolo che messianismo e nichilismo si fanno guerra, si scontrano e si producono l&#8217;uno dall&#8217;altro, giacch\u00e9 la crisi dell&#8217;uno produce la resurrezione dell&#8217;altro.<\/em><\/p>\n<p><em>La nostra scienza ha compiuto giganteschi progressi nell&#8217;ambito della conoscenza, ma gli stessi progressi della scienza pi\u00f9 avanzata, la fisica, ci avvicinano a un incognito che sfida i nostri concetti, la nostra logica, la nostra intelligenza, e ci pongono il problema dell&#8217;inconoscibile. La nostra ragione, che ci sembrava il mezzo di conoscenza pi\u00f9 sicuro, scopre dentro di s\u00e9 una macchia cieca. Che cos&#8217;\u00e8 la nostra ragione? \u00c8 universale? Razionale? Non pu\u00f2 trasformarsi nel suo contrario senza rendersene conto? Non cominciamo forse a capire che la nostra credenza nell&#8217;universalit\u00e0 della ragione mascherava una mutilante razionalizzazione occidento-centrica? Non cominciamo a scoprire di aver ignorato, disprezzato, distrutto tesori di conoscenza in nome della lotta contro l&#8217;ignoranza ? Non dobbiamo riconoscere che la nostra Era dei Lumi \u00e8 in Notte e Nebbia? Non dobbiamo rimettere in questione tutto ci\u00f2 che ci sembrava evidenza e riconsiderare tutto ci\u00f2 su cui si fondavano le nostre verit\u00e0? Abbiamo un bisogno vitale di situare, riflettere reinterrogare la nostra conoscenza, cio\u00e8 di conoscere le condizioni, le possibilit\u00e0 e i limiti della sua capacit\u00e0 di giungere a quella verit\u00e0 cui mira. Come sempre, la domanda preliminare sorge storicamente in ultimo, ed \u00e8 nell&#8217;ultima ora del pensiero occidentale che la risposta &#8212; la verit\u00e0 &#8212; si trasforma infine in domanda.<\/em><\/p>\n<p><em>La ricerca della verit\u00e0 \u00e8 ormai legata a una ricerca sulla possibilit\u00e0 della verit\u00e0. Essa racchiude quindi in s\u00e9 la necessit\u00e0 di interrogare la natura della conoscenza per esaminarne la validit\u00e0. Noi non sappiamo se dovremo abbandonare l&#8217;idea di verit\u00e0, se cio\u00e8 dovremo riconoscere come verit\u00e0 l&#8217;assenza di verit\u00e0. Noi non cercheremo di salvare la verit\u00e0 ad ogni costo, cio\u00e8 a costo della verit\u00e0. Tenteremo piuttosto di situare la lotta per la verit\u00e0 nel nodo strategico della conoscenza della conoscenza.<\/em><\/p>\n<p>In questa pagina di prosa, quel che ci interessa \u00e8 la conclusione: <em>Noi non cercheremo di salvare la verit\u00e0 ad ogni costo, cio\u00e8 a costo della verit\u00e0.<\/em> \u00c8 strano, ma anche caratteristico, che a Morin sembri essere sfuggita l&#8217;aporia insuperabile di questo ragionamento: se non si vuol salvare la verit\u00e0 a costo della verit\u00e0, cio\u00e8 a costo di preferirle la menzogna, ci\u00f2, di per se stesso, attesta che la verit\u00e0 esiste: se non esistesse, l&#8217;espressione <em>a costo della verit\u00e0<\/em> sarebbe priva di senso. \u00c8 intrinsecamente contraddittorio affermare che la verit\u00e0 non pu\u00f2 essere difesa a dispetto della verit\u00e0, perch\u00e9 questo implica che vi sia un qualcosa che non si pu\u00f2 e non si vuol sacrificare, ossia la verit\u00e0, che \u00e8 proprio quanto si ipotizzava poter anche <em>non<\/em> esistere. \u00c8 come se si dicesse: <em>La verit\u00e0, forse, non esiste; noi non abbiamo intenzione di sostenere che essa esiste comunque, al di sopra dei nostri possibili errori, come il sole che continua a splendere al di sopra della coltre di nubi, ossia che essa esiste in senso assoluto, perch\u00e9, se essa non esistesse, noi, cos\u00ec facendo, faremmo un torto alla verit\u00e0<\/em>: ma come si pu\u00f2 fare un torto a ci\u00f2 che non esiste? Il concetto di &quot;fare un torto alla verit\u00e0&quot; nasce dalla convinzione che la verit\u00e0 esiste in ogni caso, sia che essa esista, sia che non esista: il che \u00e8 manifestamente una contraddizione. Se una cosa non esiste, nessuno le fa torto sacrificandola; o, per dir meglio, nessuno la pu\u00f2 sacrificare, perch\u00e9 non si pu\u00f2 sacrificare, tradire, fare torto, a qualche cosa che non c&#8217;\u00e8.<\/p>\n<p>Ma vi \u00e8 dell&#8217;altro. La verit\u00e0 non \u00e8 un ente, ma &#8212; diamola noi una definizione, una buona volta; niente di originale: siamo nel solco della cara, vecchia filosofia scolastica &#8211; uno stato dell&#8217;essere: pi\u00f9 precisamente, \u00e8 l&#8217;accordo fra il giudizio e la cosa come essa \u00e8 realmente. In tale relazione, pertanto, vi sono un elemento soggettivo, il giudizio, e un elemento oggettivo, la cosa quale realmente \u00e8: la verit\u00e0 \u00e8 come un ponte che viene gettato dall&#8217;uno all&#8217;altro. Pertanto, non ha senso domandarsi se la verit\u00e0 sia possibile, perch\u00e9, nell&#8217;atto stesso di chiederselo, la si presuppone. Se la verit\u00e0 non esistesse, nessuno si domanderebbe se una cosa, una cosa qualsiasi, sia vera, oppure no: tutte le &quot;verit\u00e0&quot; sarebbero considerate di egual valore, ma nessuna pretenderebbe di essere <em>la<\/em> verit\u00e0, cio\u00e8 la sola degna di quel nome, senza ulteriori specificazioni. Chi nega la verit\u00e0, o anche soltanto la pone in dubbio, si caccia da se stesso in un vicolo cieco, simile a colui che afferma: <em>Tutti gli uomini sono bugiardi, tranne Socrate<\/em>. Se tutti gli uomini sono bugiardi, lo \u00e8 anche colui che pronuncia questa frase: dunque, l&#8217;asserzione che tutti gli uomini mentono, tranne Socrate, \u00e8 falsa. Oppure \u00e8 vera, perch\u00e9, affermando che tutti gli uomini sono bugiardi, essa ammette che anche colui che parla \u00e8 un mentitore, e quindi non bisogna dare alcun valore alle sue parole? Resta il fatto che non si arriva a una conclusione: \u00e8 vero, infine, che tutti gli uomini mentono, tranne Socrate? E perch\u00e9 Socrate no, visto che anch&#8217;egli \u00e8 un uomo? Chi garantisce il fatto che Socrate non menta, visto che tutti mentono, o sono capaci di mentire? Se mentono tutti quanti, infatti, ci\u00f2 significa che mentono in quanto uomini, cio\u00e8 in quanto il mentire \u00e8 inerente alla loro natura.<\/p>\n<p>Ora, se la verit\u00e0 non \u00e8 un ente, ma uno stato dell&#8217;essere, non avrebbe senso farsi scrupolo di tradirla, qualora la si volesse affermare ad ogni costo: si pu\u00f2 tradire una cosa, ma uno stato dell&#8217;essere non pu\u00f2 essere tradito, perch\u00e9 esso <em>\u00e8,<\/em> comunque la pensiamo noi a suo riguardo. Tutto quel che noi possiamo pensare, a proposito di qualsiasi cosa, \u00e8 reso possibile dal fatto che la verit\u00e0 esiste: se cos\u00ec non fosse, il pensiero non esisterebbe. Il pensiero nasce dalla &quot;scoperta&quot; che la verit\u00e0 esiste: ed \u00e8 ben per questo che noi perdoniamo volentieri le &quot;bugie&quot; del bambino piccolo, perch\u00e9 vediamo che egli non \u00e8 ancora giunto a formulare un pensiero degno di questo nome. Chi pensa, pensa in funzione della verit\u00e0: tutto il mondo del pensiero si regge su di essa, o meglio, si regge sul fatto che essa esiste, ed esiste anche per coloro i quali la negano, o arrivano a dubitarne. Si potrebbe anche dire che, se pure noi non crediamo in lei, lei crede comunque in noi, impassibile, imperturbabile, muta e preziosa testimone di ci\u00f2 che \u00e8, e che continuer\u00e0 ad essere, per quante pazzie noi possiamo concepire e spacciare per verit\u00e0. Del resto, anche parlare di pazzie, o di <em>errori<\/em> e <em>illusioni<\/em>, come fa Morin, attesta che la verit\u00e0 esiste: altrimenti, non vi sarebbero errori, n\u00e9 illusioni. Se la verit\u00e0 non esistesse, o se potesse anche non esistere, non vi sarebbero errori o illusioni, e qualunque asserzione sarebbe ugualmente valida. Per esempio, si potrebbe dire, nel medesimo tempo, che la verit\u00e0 esiste e che la verit\u00e0 non esiste, e con eguale diritto.<\/p>\n<p>Ed ecco quanto in basso pu\u00f2 scendere il pensiero, credendo di progredire. Tutto il pensiero moderno \u00e8 una corsa verso il basso, spacciata per una salita verso le altezze. Nessuna meraviglia: il pensiero moderno, come abbiamo visto a suo tempo, parlando della &quot;riforma&quot; di Kant, nasce da un grandioso (si fa per dire&#8230;) progetto di auto-castrazione: e un pensiero auto-castrato, \u00e8 un pensiero che non arriver\u00e0 mai a capire ci\u00f2 a cui ha rinunciato, vendendo le pietre preziose in cambio d&#8217;un piatto di lenticchie. Si tratta del giusto castigo per chi, avendo rifiutato la Verit\u00e0, si affanna, poi, ad arzigogolare se la verit\u00e0 ci sia o non ci sia: proprio come colui che, avendo distrutto le fondamenta della casa, pretenda che la casa possa ancora reggersi in piedi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gran parte della filosofia moderna si caratterizza non pi\u00f9 come sforzo per giungere alla verit\u00e0, ma come riflessione sulle condizioni che permettono di parlare della verit\u00e0;<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[153,173,191,263],"class_list":["post-23473","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-georg-wilhelm-friedrich-hegel","tag-immanuel-kant","tag-ludwig-wittgenstein","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23473","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23473"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23473\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23473"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23473"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23473"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}