{"id":23470,"date":"2019-08-23T11:21:00","date_gmt":"2019-08-23T11:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/08\/23\/basta-coi-buonismi-giudiziari-sulla-nostra-carne-viva\/"},"modified":"2019-08-23T11:21:00","modified_gmt":"2019-08-23T11:21:00","slug":"basta-coi-buonismi-giudiziari-sulla-nostra-carne-viva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/08\/23\/basta-coi-buonismi-giudiziari-sulla-nostra-carne-viva\/","title":{"rendered":"Basta coi buonismi giudiziari sulla nostra carne viva"},"content":{"rendered":"<p>Il 18 settembre 2017, a Finale Emilia, due marocchini diciannovenni suonarono alla porta di una signora di settantanove anni, Mirella Ansaloni, che conosceva uno dei due come vicino di casa, con la scusa di domandarle un bicchier d&#8217;acqua; poi, mentre uno faceva da palo, l&#8217;altro metteva in opera il piano di rapinarla; davanti alla resistenza della donna, la colpiva violentemente a bottigliate sulla testa e l&#8217;uccideva. Consumato l&#8217;omicidio, i due si sono allontanati dopo aver rubato una catenina d&#8217;orto, poi rivenduta a un Compro Oro per 400 euro, e contanti per soli 30 euro. I due sono figli di operai immigrati e incensurati residenti da anni in quel paese emiliano. Al processo, l&#8217;accusa aveva chiesto pene oltremodo miti, 12 anni all&#8217;assassino e 8 anni al &quot;palo&quot;, con la motivazione di volerne favorire il reinserimento sociale. Il tribunale di Modena, pi\u00f9 severo del pubblico ministero &#8212; caso quanto mai raro -, lo scorso aprile ha erogati rispettivamente 16 anni e 6 mesi all&#8217;uno, e 12 anni e 8 mesi all&#8217;altro. Sempre pochi, tuttavia, a nostro credere: troppo, troppo pochi. Anche se non siamo esperti di diritto penale, ci sembra che nel delitto della povera signora di quasi ottant&#8217;anni ci siano tutte, ma proprio tute, le aggravanti possibili: la premeditazione, evidenziata dalla divisione dei ruoli fra i due complici e dalle modalit\u00e0 della loro azione; la vilt\u00e0 del delitto, perpetrato ai danni di una donna anziana e sola, che conosceva il suo assassino e che gli ha aperto la porta per puro buon cuore; la crudelt\u00e0, per il modo in cui l&#8217;anziana \u00e8 stata massacrata e lasciata a terra in una pozza di sangue (il suo corpo \u00e8 stato ritrovato solo molto tempo dopo e, all&#8217;inizio, si era ipotizzata una caduta accidentale); la futilit\u00e0, vista l&#8217;estrema esiguit\u00e0 della refurtiva che ha motivato la soppressione di una vita umana; e perfino la calunnia, perch\u00e9 l&#8217;assassino ha cercato di scaricare la responsabilit\u00e0 dell&#8217;omicidio sul complice. A quanto pare, n\u00e9 la minorata difesa dell&#8217;anziana, che viveva tutta sola, n\u00e9 la premeditazione, n\u00e9 l&#8217;assoluta mancanza di pentimento dei colpevoli, hanno indotto il pubblico ministero, Claudia Ferretti, a lasciar cadere le attenuanti generiche: la giovane et\u00e0 e il fatto che i due non avessero precedenti penali. Per l&#8217;omicidio volontario, si parte da una pena di ventuno anni, che viene ridotta di un terzo, come in questo caso, con il rito abbreviato; ma al magistrato ci\u00f2 non \u00e8 sembrato ancora abbastanza, bisognava evitare che ai due assassini venisse preclusa la possibilit\u00e0 del reinserimento sociale con una pena detentiva troppo lunga. L&#8217;eventuale buona condotta e la possibilit\u00e0 di chiedere, dopo aver scontato met\u00e0 della pena, l&#8217;uscita dal carcere nelle ore diurne, fanno s\u00ec che individui come i due marocchini che hanno ucciso spietatamente e a sangue freddo la signora Ansaloni se ne vadano in giro per la strada solo pochi anni dopo aver commesso crimini di tale gravit\u00e0. Dopo aver udito le richieste del pubblico ministero, il figlio della vittima, che all&#8217;epoca dei fatti si trovava all&#8217;estero per motivi di lavoro, ha commentato amaramente: <em>Mi vergogno di essere italiano.<\/em> \u00c8 una riflessione alla quale ci associamo: anche noi, in circostanze di questo genere, ci vergogniamo di essere italiani e ci sentiamo figli, anzi figliastri, di un&#8217;Italia matrigna che non ci vuole bene, che non ci rispetta n\u00e9 ci tutela.<\/p>\n<p>In questo caso, come in tantissimi altri del medesimo genere, quel che la gente non capisce e che non capir\u00e0 mai, \u00e8 l&#8217;eccesso di buonismo, di garantismo, di umanitarismo, nei confronti di soggetti che si possono qualificare in una maniera soltanto: giovani mostri. Persone cos\u00ec non dovrebbero esistere; se esistono, dovrebbero essere segregate dalla societ\u00e0 per tutta la vita. La loro pericolosit\u00e0 sociale \u00e8 altissima: rimandarle libere dopo qualche anno di carcere equivale a mettere a rischio la sicurezza e la vita di altre persone innocenti ed inermi, come la povera signora Ansaloni. Una vera e propria distorsione del senso morale fa s\u00ec che nella cultura giuridica italiana, da troppo tempo, i diritti, le garanzie, le <em>chance<\/em> di recupero e di riscatto accordate ai criminali sorpassino di gran lunga la giustizia dovuta alle vittime e ai loro parenti, e la protezione dovuta all&#8217;intero corpo sociale. Condannare a pene relativamente miti individui come gli assassini di Finale Emilia significa sia offendere la memoria delle vittime, sia infliggere una nuova ferita ai loro congiunti, sia esporre a gravissimi rischi l&#8217;intera comunit\u00e0 dei cittadini onesti, pacifici e inermi, facili prede di questi sciacalli e di questo avvoltoi. In breve, significa sia calpestare il senso della giustizia degli italiani, sia rimettere in circolazione delle mine vaganti, delle mele marce che infetteranno tutto il cesto. E tutto questo per un pregiudizio di matrice ideologica pseudo proletaria e antiborghese. \u00c8 dai tempi di don Milani che ci sentiamo ripetere che gli studenti bocciati a scuola hanno la sola colpa di essere figli di umili lavoratori, ed \u00e8 dai tempi di Franco Basaglia che ci sentiamo dire che la malattia mentale \u00e8 solo un prodotto della societ\u00e0 ingiusta, egoista e sfruttatrice. Tutto questo pattume ideologico viene da Rousseau e da Marx: l&#8217;uomo \u00e8 buono, la societ\u00e0 cattiva; il povero ha sempre ragione contro il ricco. Solo che la signora Ansaloni era una modesta pensionata e forse i suoi assassini, figli di gente con un lavoro, se la passavano meglio di lei: dal che si vede come l&#8217;ideologia buonista, gi\u00e0 pessima e sballata in se stessa, se viene recepita da gente dalla testa limitata e incapace di calare la teoria nella realt\u00e0 concreta della vita, diventa addirittura micidiale. Non c&#8217;\u00e8 nulla di pi\u00f9 deleterio della persona poco intelligente che, occupando un ruolo istituzionale, ha voglia di sentirsi buona e comprensiva ed \u00e8 smaniosa di giocare il gioco del perdono facile, a spese degli altri e a rischio della comunit\u00e0. Poveri ragazzi: cos\u00ec giovani, cos\u00ec sbandati! Ma s\u00ec: diamo loro un&#8217;altra possibilit\u00e0; non teniamoli troppo in carcere, potrebbero incattivirsi e perdere la fiducia nel proprio riscatto. No, molto meglio rimetterli in libert\u00e0 nel tempo pi\u00f9 breve possibile, in modo che possano tornare a occupare un ruolo utile nella societ\u00e0. Oppure in modo che possano spaccare la testa a un&#8217;altra donna anziana e indifesa, per rubarle quattro spiccioli Fare i generosi con la pelle degli altri e calpestando il senso della giustizia che appartiene a tutti: che meraviglia; \u00e8 il massimo dell&#8217;auto-gratificazione morale, con il minimo del rischio per se stessi, anche se con il massimo del rischio per gli altri. Ma questo \u00e8 un dettaglio che non turba i sonni dei buonisti nostrani e giammai li indurr\u00e0 a un ripensamento, a una riflessione autocritica.<\/p>\n<p>Come si \u00e8 arrivati a questa situazione? Come \u00e8 stato possibile che, nel corso degli anni e dei decenni, si facesse strada un simile capovolgimento del senso della legge e del senso morale? Per quali meccanismi, con quali tortuosit\u00e0 psicologiche e sociologiche si \u00e8 giunti a considerare prioritari i diritti dei criminali rispetto alla tutela del corpo sociale? Le cronache ci dicono che molto spesso i criminali usciti anzitempo dal carcere tornano a delinquere; le forze dell&#8217;ordine fermano e arrestano continuamente persone che hanno gi\u00e0 dei conti aperti con la giustizia, anche per reati gravi, e che hanno assurdamente usufruito della comprensione di certi magistrati, o sfruttato i colpevoli vuoti giuridici che consentono a individui altamente pericolosi, specialmente clandestini, di evitare l&#8217;arresto e di evitare l&#8217;espulsione, e di eclissarsi a loro piacere anche dopo essere stati identificati e aver ricevuto il provvedimento di espulsione. Ci sono gruppi sociali che sfruttano abilmente ogni scappatoia legale del troppo generoso sistema penale italiano, ad esempio i rom che addestrano al furto e alla rapina bambini e bambine, oppure le donne che simulano la gravidanza, per sottrarsi all&#8217;arresto e reiterare all&#8217;infinito i loro crimini. Nelle periferie delle citt\u00e0, gradi e piccole, le forze dell&#8217;ordine e i vigili urbani non si avvicinano neppure alle prostitute pi\u00f9 giovani: in quanto minorenni, se le arrestassero scatterebbe l&#8217;onere della loro presa in carico a spese del comune, che, in teoria, dovrebbe trovar loro una sistemazione in qualche casa famiglia o in qualche centro di accoglienza per minorenni problematici: una spesa che i comuni, gi\u00e0 sull&#8217;orlo del fallimento, non possono certo assumersi a cuor leggero. E cos\u00ec il giro della prostituzione prosegue indisturbato, e i criminali sfruttatori possono dormire sonni beati. Non stiamo rimettendo in discussione il criterio di offrire una possibilit\u00e0 di reinserimento sociale per chi ha violato la legge e scontato la sua pena; stiamo affermando che tale possibilit\u00e0 non va offerta a tutti, indistintamente, ma che va sempre valutata con ponderazione, tenendo conto dei pro e dei contro. Ci sono reati che non pregiudicano la possibilit\u00e0 di un onesto reinserimento, come il furto dettato da un reale stato di necessit\u00e0; e ce ne sono altri, come l&#8217;omicidio premeditato a scopo di rapina, e aggravato da ulteriori circostanze, che devono farlo escludere. Come si fa con le mele marce. Se il marcio ha aggredito solo una parte della mela, si pu\u00f2 asportarlo e rimettere il frutto, cos\u00ec mondato, nel cesto; ma se si \u00e8 diffuso oltre un ceto limite, intaccando quasi tutta la polpa, allora bisogna gettarla via, senza esitazioni, se non altro per non compromettere le altre mele. Don Luigi Ciotti, tipico prete politicizzato (a sinistra) nonch\u00e9 tipico esponete della cultura buonista uscita dalla stessa matrice che ha prodotto don Milani, ha intitolato provocatoriamente uno dei suoi libri autocelebrativi: <em>Chi ha paura delle mele marce?<\/em> Noi, rispondiamo: noi tutti dovremmo aver paura di esse; o meglio, non paura (ecco l&#8217;arma sottile del ricatto, giocando sul significato delle parole), ma una giusta valutazione del grave e sicuro pericolo che esse rappresentano per tutte le altre mele. Chi non vuol gettare una mela marcia, quand&#8217;essa \u00e8 irrecuperabile, espone tutte le altre a farle marcire. \u00c8 giusto? Ne valeva la pena? In nome di che cosa, di quale principio, di quale valore o istanza d&#8217;ordine superiore?<\/p>\n<p>Qui siamo in presenza di una tremenda confusone d&#8217;idee e di piani. L&#8217;idea cristiana del perdono giace su un piano di realt\u00e0 diverso dall&#8217;idea della giustizia intesa come realt\u00e0 umana e sociale, anzi come fondamento e possibilit\u00e0 della vita sociale. Sono due cose distinte, due piani differenti. Ges\u00f9 raccomanda a san Pietro di perdonare fino a settanta volte sette chi ha peccato contro di lui, cio\u00e8 di perdonarlo sempre: e questo \u00e8 il fondamento della vita cristiana. Il giudice non deve perdonare, deve rendere giustizia alle vittime e ai loro congiunti e, nello stesso tempo, deve eliminare i pericoli che incombono sulla comunit\u00e0 dei cittadini. Il perdono delle offese \u00e8 un atto intimo, e sublime, della coscienza; la giustizia dei tribunali \u00e8 un fatto etico e sociale. Non vi \u00e8 contraddizione fra le due cose, proprio perch\u00e9 non interferiscono minimamente l&#8217;una con l&#8217;altra. Il giudice, se \u00e8 cristiano, pu\u00f2 perdonare in cuor suo l&#8217;assassino di sua madre; ma come giudice ha dei doveri verso gli altri, perci\u00f2 non deve perdonare, ma condannare severamente. Ha dei doveri anche verso l&#8217;assassino medesimo. L&#8217;assassino condannato a una pena troppo lieve, il delinquente rimesso in libert\u00e0 con qualche cavillo o scappatoia giuridica, non ricevono un buon servizio da quel giudice eccessivamente pietoso. L&#8217;assassino e il delinquente devono prendere coscienza della gravit\u00e0 dei loro atti: altrimenti \u00e8 difficile, per non dire impossibile, che si pentano. E se non c&#8217;\u00e8 pentimento, di quale mai reinserimento stiamo parlando? Come pu\u00f2 reinserirsi nella societ\u00e0 un assassino che non sia giunto a odiare quello che ha fatto? E se giunge a odiare quello che ha fatto, come \u00e8 possibile che lui stesso non chieda di scontare, sino in fondo, una pena commisurata alla gravit\u00f2 del suo delitto? Se cerca di uscire prima, se cerca di scaricare le sue colpe su altri, se finge pentimento al solo scopo di impietosire i giudici, vuol dire che non ha compreso la gravit\u00e0 del suo atto. E quindi egli \u00e8 ancora specialmente pericoloso: pu\u00f2 fare di nuovo quel che ha gi\u00e0 fatto una volta. La mela marcia deve prender coscienza di essere tale: solo allora accetter\u00e0 la necessaria amputazione, ossia gli anni da passare in carcere per espiare il suo delitto. Nel caso di un delitto gravissimo, come l&#8217;omicidio volontario aggravato, non ci sono anni che possano rendere giustizia alla vittima, alla societ\u00e0 e allo stesso assassino: deve restare in carcere per sempre. E anche se il signor Bergoglio, alzandosi un mattino, ha cambiato <em>sua sponte<\/em> il Catechismo della Chiesa cattolica e affermato che la pena di morte \u00e8 sempre illegittima, noi crediamo che la Chiesa, nella sua saggezza due volte millenaria, avesse ragione affermando che la pena di morte, in certi casi particolarmente gravi, \u00e8, al contrario, pienamente legittima, cos\u00ec come \u00e8 legittima la guerra di difesa di una nazione ingiustamente aggredita. Che la confusione fra il perdono cristiano e la giustizia umana sia partita proprio da uomini di Chiesa, come il citato don Ciotti, \u00e8 una cosa particolarmente grave. Difficile pensare che questi signori, dopo aver studiato (almeno cos\u00ec dovrebbe essere) la teologia morale per diversi anni, non siano giunti a capire la differenza fra le due cose. \u00c8 pi\u00f9 probabile che la comprendano benissimo, e perci\u00f2 che stiamo giocando ad un gioco molto sporco.<\/p>\n<p>Quel che distingue gli esseri umani dalle bestie \u00e8 la piet\u00e0. I buonisti non nostrano alcuna piet\u00e0 per le vittime e la riservano unicamente ai carnefici. Questo \u00e8 inaccettabile ed \u00e8 un vero capovolgimento del giusto ordine delle cose. Una giustizia troppo comprensiva verso i delinquenti e poco sensibile verso chi soffre a causa loro, corre verso l&#8217;autodistruzione. Il giudice, come il chirurgo, non deve essere troppo pietoso, perch\u00e9 la troppa piet\u00e0 uccide il paziente. E siccome la piet\u00e0 non \u00e8 mai troppa, come non \u00e8 mai troppo l&#8217;amore e non \u00e8 mai troppo il perdono, allora bisogna riconoscere che qui abbiamo a che fare non gi\u00e0 con la troppa piet\u00e0, ma con una forma sbagliata e distorta di piet\u00e0. Una piet\u00e0 distorta produce frutti velenosi, dagli effetti esiziali. Abbiamo indicato la radice di tale distorsione in una ben precisa ideologia: \u00e8 l\u00ec la sorgente impura di tante perversioni morali, politiche e sociali della nostra societ\u00e0. Fino a quando abbiamo intenzione di tollerare un simile stato di cose?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 18 settembre 2017, a Finale Emilia, due marocchini diciannovenni suonarono alla porta di una signora di settantanove anni, Mirella Ansaloni, che conosceva uno dei due<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30147,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[57],"tags":[92],"class_list":["post-23470","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diritto","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-diritto.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23470","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23470"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23470\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30147"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23470"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23470"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23470"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}