{"id":23467,"date":"2012-03-13T11:37:00","date_gmt":"2012-03-13T11:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/03\/13\/nella-splendida-marantha-vive-il-ricordo-dun-grande-botanico-del-rinascimento\/"},"modified":"2012-03-13T11:37:00","modified_gmt":"2012-03-13T11:37:00","slug":"nella-splendida-marantha-vive-il-ricordo-dun-grande-botanico-del-rinascimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/03\/13\/nella-splendida-marantha-vive-il-ricordo-dun-grande-botanico-del-rinascimento\/","title":{"rendered":"Nella splendida \u00abMarantha\u00bb vive il ricordo d\u2019un grande botanico del Rinascimento"},"content":{"rendered":"<p>Quando una signora dai gusti raffinati colloca nel soggiorno di casa sua una splendida pianta in vaso come la \u00abMarantha leuconeura\u00bb, della famiglia delle Marantaceae, in posizione ombreggiata ma non troppo, e badando a mantenerla costantemente umida, quasi certamente ignora di far rivivere la memoria di un insigne studioso italiano del Rinascimento: Bartolomeo Maranta, medico-fisico e botanico giustamente celebre ai suoi tempi.<\/p>\n<p>Era nato a Venosa, la patria del sommo poeta latino Orazio, nel 1500 (secondo un&#8217;altra versione, nel 1514) e si spense nel 1571, a Molfetta: la sua vita, dunque, coincide con la stagione culminante del Rinascimento. Era figlio dell&#8217;avvocato e accademico Roberto Maranta, da Venosa, e di Beatrice Monna, da Molfetta; suo padre era stato un giurista di fama, aveva insegnato presso la prestigiosa Universit\u00e0 salernitana e aveva scritto un trattato di grande successo, lo \u00abSpeculum aureum et lumen advocatorum\u00bb.<\/p>\n<p>Dopo gli studi a Napoli, Bartolomeo Maranta si trasfer\u00ec allo Studio pisano, ove ebbe a maestro il fisico e botanico Luca Ghini. Dal 1554 al 1556 lavor\u00f2 presso l&#8217;Orto Botanico di Napoli, fondato da Vincenzo Pinelli, e nel 1558 fu tra i fondatori di un orto botanico a Roma.Amico del naturalista bolognese Ulisse Aldrovandi (con cui ebbe un epistolario di cui restano ventidue lettere), fu anche in rapporti di amicizia con Pietro Andrea Mattioli, rapporti che poi si guastarono e divennero di rivalit\u00e0 dopo la morte del comune maestro, di cui entrambi aspiravano ad ereditare il ricco e prezioso erbario.<\/p>\n<p>A Mantova, lavorando alle dipendenze del duca di quella citt\u00e0, Vespasiano Gonzaga, e del cardinale Branda Castiglioni, fuse i suoi interessi per la botanica e per la medicina nell&#8217;opera \u00abMethodi cognoscendorum simplicium\u00bb, del 1559, in cui espone una vasta farmacologia botanica, descrivendo le diverse specie ed illustrando le loro rispettive propriet\u00e0 medicinali, secondo l&#8217;antica tradizione del &quot;giardino dei semplici&quot;, ossia delle varier\u00e0 vegetali aventi virt\u00f9 medicamentose (secondo la definizione di Luca Ghini: \u00abun luogo pubblico, dove&#8230; si coltivassero le piante native di climi e paesi differentissimi, affinch\u00e9 i giovani studenti le potessero, in breve spazio di luogo, con facilit\u00e0 e prestezza imparare a riconoscere\u00bb).<\/p>\n<p>Altri due aspetti caratteristici della vita e del percorso culturale di Bartolomeo Maranta meritano di essere evidenziati.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 il suo particolare interesse per un ambito di ricerche un po&#8217; misterioso e vagamente sinistro: i rimedi contro i veleni. Egli sosteneva che l&#8217;efficacia della &quot;mitridatizzazione&quot; era stata provata fin all&#8217;antichit\u00e0, facendone degli esperimenti pratici sugli esseri umani, detenuti gi\u00e0 condannati a morte; e che, se talvolta il rimedio falliva, ci\u00f2 era dovuto all&#8217;imperizia dei fisici e dei botanici, non all&#8217;inefficacia dell&#8217;infuso vegetale. Si considerava un esperto in questo ambito e svolse controversi esperimenti presso il laboratorio di Ferrante Imperato, i cui risultati portarono alla pubblicazione di un trattato in due volumi sugli antidoti contro i veleni, intitolato \u00abDella theriaca et del mithridato\u00bb, nel 1572.<\/p>\n<p>Che si trattasse di un ambito di studi piuttosto inquietante e che non tutti fossero disposti a riconoscere il valore scientifico e l&#8217;efficacia pratica dei preparati di Bartolomeo Maranta \u00e8 dimostrato anche dal fatto che, proprio in quegli anni, due medici vennero espulsi dal Collegio dei fisici di Brescia per una vicenda che coinvolse, anche se non direttamente, il Nostro e che gli attir\u00f2 alcune critiche piuttosto serie.<\/p>\n<p>Del resto, bisogna tener conto del fatto che, durante il Rinascimento, il veleno era probabilmente lo strumento di lotta politica pi\u00f9 diffuso nelle corti dei signori e perfino in quelle di sovrani, cardinali e pontefici; esisteva una richiesta sia di veleni, sia di contravveleni: non deve pertanto stupire che quanti avevano fatto dei &quot;semplici&quot; il loro specifico campo di studi, venissero sollecitati o, quanto meno, invogliati a dare il loro contributo in tal senso, tanto pi\u00f9 che esisteva una ricca clientela disposta a pagare bene per le loro ricerche.<\/p>\n<p>Questo, insieme al contributo dato da lui dato per lo sviluppo degli orti botanici in Italia e per la conoscenza scientifica delle piante, \u00e8 l&#8217;aspetto tipicamente rinascimentale della personalit\u00e0 e dell&#8217;opera svolta da Bartolomeo Maranta; ma c&#8217;\u00e8 anche un altro aspetto che merita di essere evidenziato, e cio\u00e8 il suo interesse per le questioni di critica letteraria.<\/p>\n<p>Autentico uomo del Rinascimento, con una visione globale del sapere e, quindi, in possesso di una cultura che spaziava a trecentosessanta gradi sull&#8217;intero arco del conoscere, scientifico ed umanistico (distinzione che \u00e8 propria della modernit\u00e0, ma che era ignorata sia dall&#8217;Umanesimo, sia dallo stesso Medioevo), espose il frutto delle sue riflessioni sulla letteratura in un&#8217;opera considerevole, in ben cinque volumi: le \u00abLucullianae quaestiones\u00bb, apparse nel 1564, nelle quali traspare il suo orientamento generale aristotelico e la sua speciale attenzione per la poetica di Torquato Tasso e per la \u00abGerusalemme liberata\u00bb.<\/p>\n<p>Si tratta di un&#8217;opera che presenta caratteri di originalit\u00e0, perch\u00e9 in essa Maranta, praticamente unico nel panorama della teoria letteraria del suo tempo, sostiene la superiorit\u00e0 della poesia sia rispetto alla retorica, sia rispetto alla storiografia; per questa ragione \u00e8 stato accostato a Sir Philip Sidney, che, nell&#8217;ambito della cultura inglese, sostenne posizioni analoghe.<\/p>\n<p>Un altro motivo di originalit\u00e0 risiede nella tesi, da lui sostenuta, che i poeti sono in grado di esercitare sul pubblico una influenza pedagogica pi\u00f9 profonda e incisiva di quella degli stessi filosofi, a causa dell&#8217;immediatezza del loro linguaggio e dell&#8217;universalit\u00e0 di un discorso sull&#8217;uomo incentrato sulle passioni dell&#8217;anima (ma su questo aspetto della sua opera, vedi anche la voce omonima di Wikipedia in lingua inglese).<\/p>\n<p>Per quello che riguarda la pianta che oggi porta il suo nome, bisogna dire che Bartolomeo Maranta non si rec\u00f2 mai nella sua terra d&#8217;origine, al di l\u00e0 dell&#8217;Atlantico: i tempi non erano ancora maturi perch\u00e9 i botanici organizzassero delle spedizioni scientifiche nelle lontane isole oceaniche e nei continenti extra-europei (ci sarebbero voluti ancora, anzi, quasi due secoli); nel 1500, erano i navigatori, i commercianti e i primi governatori coloniali che tornavano dai loro viaggi e dalle loro missioni economiche e amministrative, portando, a bordo delle loro navi, esemplari della flora e della fauna di quelle terre, che poi finivano nelle mani degli studiosi, nei loro gabinetti scientifici e nei loro erbari o nei loro orti botanici.<\/p>\n<p>La maranta, di cui esistono ben una cinquantina di specie, variet\u00e0 e forme, \u00e8 tipica delle foreste tropicali centro e sudamericane, mentre nei climi temperati si rivela piuttosto delicata da coltivare, anche se \u00e8 molto ricercata come pianta ornamentale per la sua bellezza raffinata e al tempo stesso esuberante, con le venature laterali molto evidenti e con quella centrale di un color verde chiarissimo, quasi tendente al giallo, in piacevole contrasto con il deciso color verde oliva della pagina fogliare.<\/p>\n<p>Teme i raggi solari diretti, ma anche l&#8217;ombra eccessiva, le correnti d&#8217;aria e soprattutto la secchezza dell&#8217;ambiente, per cui la si pu\u00f2 considerare una pianta pi\u00f9 da serra che da appartamento, bisognosa di una umidit\u00e0 ambientale costante e molto pronunciata; d&#8217;inverno non resiste a temperature minime al di sotto dei 16\u00b0 centigradi, cosa che in un normale appartamento d&#8217;abitazione, specialmente nell&#8217;Italia settentrionale, non \u00e8 sempre agevole da assicurare.<\/p>\n<p>Cos\u00ec Mariella Pizzetti descrive la pianta di \u00abMarantha leuconeura\u00bb (in: M. Pizzetti e G. Mazza, \u00abPiante e fiori in casa\u00bb, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1976, 1982, p.123):<\/p>\n<p>\u00abPiante erbacee perenni con radici tuberizzate dalle quali nascono ciuffi di foglie radicali e sottili fusti, generalmente prostrati., lisci negli internodio; su di essi appaiono nodi cospicui che portano altri ciuffi fogliari e che possono radicare, se le condizioni sono propizie, a contatto con substrato o sostegni umidi. Il fogliame \u00e8 generalmente delicato, con bellissime variegature, le foglie sono ellittiche e ottuse all&#8217;apice, con piccioli piuttosto lunghi, guainati e alati, dai quali le nuove foglie spuntano in successione, dapprima convolute, per poi fuoriuscire e distendere la lamina.<\/p>\n<p>La specie comprende due variet\u00e0 principali: &quot;massangeana&quot; e &quot;kerchoveana&quot;. La variet\u00e0 &quot;massangeana&quot; ha foglie vellutate con disegno argenteo al centro, che si stende in sottili linee a forma di spina di pesce lungo le vene laterali; le zone intermedie ai disegni sono sfumate, pi\u00f9 scure e quasi brune al centro presso la vena principale, sino ai margini verdi. Negli ultimi ani ha fatto la sua comparsa ed \u00e8 divenuta la pi\u00f9 diffusa, una variet\u00e0 molto simile, ma con la sola striscia centrale verde pallidissimo, mentre il sottile disegno a lisca lungo le vene \u00e8 rosso carminio; le zone intermedie sono verde bruno, talvolta con macchie pi\u00f9 scure centrali. Essa \u00e8 stata, a buon diritto, chiamata &quot;erythroneura&quot; (dalle vene rosse), bench\u00e9 nel linguaggio orticolo commerciale sia spesso chiamata &quot;tricolor&quot;; il rovescio delle foglie \u00e8 pi\u00f9 o meno rossastro, come del resto nelle altre variet\u00e0.<\/p>\n<p>Questa pianta \u00e8 notevolmente ramificata, al punto che spesso viene coltivata appoggiata a tutori ricoperti in muschio o sfagno che, teoricamente, dovrebbero essere mantenuti sempre umidi; bench\u00e9 un poco meno delicata della &quot;massangeana&quot;, \u00e8 anch&#8217;essa di carattere decisamente capriccioso e sarebbe in realt\u00e0 adatta soltanto per la sera.<\/p>\n<p>Habitat: tutte le variet\u00e0 sono originarie dell&#8217;America centro-meridionale dove vivono nel sottobosco delle foreste tropicali della Guyana e del Brasile del nord, e spesso anche in zone pi\u00f9 settentrionali. Come la maggior parte delle appartenenti alla famiglia, sono abituate a un ritmo di dodici ore diurne e dodici notturne; in questi limiti sono soggette a nictinastia, cio\u00e8 le loro foglie si ergono e divengono appressate l&#8217;una all&#8217;altra allorch\u00e9 dovrebbe scendere la notte.\u00bb<\/p>\n<p>I nomi delle piante esotiche, anche delle piante ornamentali da appartamento pi\u00f9 comuni, spesso ci dicono molte cose sulle circostanze della loro diffusione nei nostri climi.<\/p>\n<p>Per esempio, l&#8217;elegantissima \u00abStreltzia reginae\u00bb (chiamata anche Uccello del paradiso perch\u00e9 il suo fiore, vivacemente colorato e dalle foglie slanciate, ricorda effettivamente un volatile multicolore posato su di un ramo) \u00e8 stata cos\u00ec denominata da W. Alton, direttore dell&#8217;Orto Botanico di Kew, in onore di Sophia Carlotta del Mecklemburg-Strelitz che, sposando nel 1761 Giorgio III, era diventata regina di Gran Bretagna.<\/p>\n<p>Un altro caso interessante (ma se ne potrebbero fare a centinaia) \u00e8 quello della \u00abSansevieria\u00bb, di cui esistono una sessantina di specie, il cui nome \u00e8 frutto di un vero e proprio errore etimologico: avrebbe dovuto, infatti, chiamarsi \u00abSanseverina\u00bb, in onore del conte P. A. Sanseverino, appassionato cultore di piante esotiche; ma che, a causa di un malinteso fra il suo primo studioso, il botanico napoletano Vincenzo Petagna, e il naturalista svedese C. P. Thumberg, al quale era stata inviata, ricevette il nome con cui \u00e8 tuttora nota, e che farebbe piuttosto pensare al noto studioso Raimondo di Sangro, principe di Sansevero, cultore di esoterismo, alchimia ed altre scienze occulte, nonch\u00e9 inventore di impressionanti &quot;macchine anatomiche&quot;.<\/p>\n<p>L&#8217;origine del nome della bellissima Maranta ci ha dato l&#8217;occasione per rievocare brevemente la figura del botanico Bartolomeo Maranta, un uomo dotto e dagli interessi estremamente ramificati, quello che oggi si direbbe uno studioso eclettico, solo perch\u00e9 l&#8217;eccesiva tendenza alla specializzazione ci ha fatto perdere di vista la fondamentale unit\u00e0 del sapere: un concetto, questo, che cinque secoli fa era ancora saldamente radicato nella cultura italiana ed europea.<\/p>\n<p>Poi, nel 1600, con la cosiddetta Rivoluzione scientifica, e ancora di pi\u00f9 nel 1700, con la comparsa dell&#8217;autoproclamata figura del &quot;savant&quot; illuminista, il moderno scienziato, tale concetto \u00e8 andato irrimediabilmente perduto, al punto che oggi \u00e8 motivo non solo di stupore, ma anche di una certa qual diffidenza, imbattersi in una persona colta che sia egualmente versata nelle discipline umanistiche ed in quelle propriamente scientifiche.<\/p>\n<p>Per ricordarci questa innaturale situazione della cultura odierna, \u00e8 stato necessario imbatterci nella bellezza esotica e fastosa di una pianta tropicale americana, giunta in Europa nel XVI secolo e denominata in onore di un botanico italiano del quale, altrimenti, ben pochi saprebbero il nome.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando una signora dai gusti raffinati colloca nel soggiorno di casa sua una splendida pianta in vaso come la \u00abMarantha leuconeura\u00bb, della famiglia delle Marantaceae, in<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-23467","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23467","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23467"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23467\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23467"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23467"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23467"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}