{"id":23462,"date":"2017-04-02T10:10:00","date_gmt":"2017-04-02T10:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/04\/02\/vi-fu-unalleanza-fra-barbarie-esterna-e-interna-nel-crollo-dellimpero-romano\/"},"modified":"2017-04-02T10:10:00","modified_gmt":"2017-04-02T10:10:00","slug":"vi-fu-unalleanza-fra-barbarie-esterna-e-interna-nel-crollo-dellimpero-romano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/04\/02\/vi-fu-unalleanza-fra-barbarie-esterna-e-interna-nel-crollo-dellimpero-romano\/","title":{"rendered":"Vi fu un\u2019alleanza fra barbarie esterna e interna nel crollo dell\u2019Impero romano?"},"content":{"rendered":"<p>Un tempo, la domanda che tormentava gli storici della tarda antichit\u00e0 era:\u00a0<em>di che cosa \u00e8 morto l&#8217;Impero romano?<\/em>\u00a0Gibbon diceva: lo hanno travolto i barbari e la religione cristiana. Questa &quot;risposta&quot;, la risposta dell&#8217;illuminismo, ha dominato a lungo nella pubblicistica e anche nelle aule universitarie, ma, a un certo punto, \u00e8 apparso evidente a tutti, perfino ai pi\u00f9 accaniti intellettuali anticristiani, che erano insoddisfacente. Era incompleta: in particolare, non teneva alcun conto della crisi monetaria, dei fattori economici, delle trasformazioni sociali. Del resto, anche il concetto di &quot;invasioni barbariche&quot; si \u00e8 gradualmente modificato, ed \u00e8 stato in sostanza sostituito da quello, elaborato dagli storci tedeschi, di <em>V\u00f6lkerwanderung<\/em>, &quot;migrazione di popoli&quot;. Il cristianesimo, poi, non aveva minato le basi sociali dell&#8217;economia schiavista, perch\u00e9 quelle basi erano gi\u00e0 franate; Ettore Ciccotti ha evidenziato che l&#8217;abbandono della schiavit\u00f9 e il passaggio alla servit\u00f9 della gleba \u00e8 stato, s\u00ec, accompagnato dalla nuova mentalit\u00e0 &quot;democratica&quot; introdotta dal cristianesimo, ma sostanzialmente determinato da fattori economici che erano gi\u00e0 in atto per conto proprio, e che i grandi proprietari stavano gestendo autonomamente.<\/p>\n<p>Un po&#8217; alla volta, la vecchia domanda\u00a0<em>di che cosa \u00e8 morto l&#8217;Impero romano?<\/em>\u00a0ha smesso di appassionare gli storici, ed \u00e8 stata sostituita dalla domanda: quali fattori\u00a0<em>hanno determinato la fine del mondo antico?\u00a0<\/em>Laddove, come si vede, il concetto di &quot;mondo antico&quot; \u00e8 molto pi\u00f9 ampio (e non solo in senso geografico) di quello di Impero romano, e il concetto di<em>\u00a0fine\u00a0<\/em>\u00e8 pi\u00f9 ampio, pi\u00f9 sfumato, pi\u00f9 complesso e problematico di quello di<em>\u00a0morte<\/em>. La morte \u00e8 un evento, la fine \u00e8 un processo: un processo che parte assai da lontano. Bisognava capire da<em>\u00a0quanto<\/em>\u00a0lontano; fin dove si doveva arretrare per cogliere l&#8217;inizio del processo dissolutivo. Ma anche questo era un interrogativo mal posto. Alcuni storici, come Peter Brown e Santo Mazzarino, partendo da approcci diversi, hanno elaborato una nuova prospettiva da cui porre il problema: infatti hanno compreso che il mondo antico non \u00e8\u00a0<em>finito<\/em>, ma si \u00e8\u00a0<em>trasformato<\/em>. A questa &quot;scoperta&quot; si \u00e8 giunti facendo della tarda antichit\u00e0 un concetto storiografico autonomo.\u00a0<em>Il tardo antico<\/em>\u00a0non era, semplicemente, il periodo terminale dell&#8217;antichit\u00e0, come il corpo di un malato in agonia; e non era neppure, soltanto, la sua degenerazione, la sua nemesi; bens\u00ec una categoria a s\u00e9 stante, e, forse, la definizione di un particolare tipo di civilt\u00e0; certo, di un particolare momento storico, che non poteva essere valutato unicamente confrontandolo con la &quot;piena&quot; antichit\u00e0, ossia con l&#8217;antichit\u00e0 &quot;classica&quot;. Altrimenti, si sarebbe caduti nella stessa miopia con cui gli umanisti, e poi tutti gli intellettuali venuti nei secoli successivi (con poche, geniali eccezioni, come G. B. Vico), avevano &quot;liquidato&quot; come una specie di errore, di ritardo, di aberrazione, i dieci secoli che vanno dalla fine dell&#8217;Impero Romano d&#8217;Occidente alla scoperta dell&#8217;America:\u00a0<em>medio evo<\/em>, &quot;et\u00e0 di mezzo&quot;. Alla categoria storiografica del tardo antico si \u00e8 giunti soprattutto per merito degli storici dell&#8217;arte, che lo hanno riconosciuto e definito nelle plastiche e figurative dei secoli dal III al VII dopo Cristo: un arco di tempo notevolissimo, quindi, nel corso del quale l&#8217;architettura, la scultura, la pittura, non mostrano semplicemente segni di &quot;involuzione&quot; rispetto al&#8217;arte classica, ma anche la tendenza a cercare, e talvolta a realizzare, delle soluzioni originali, delle forme e degli stili sempre pi\u00f9 autonomi, che preparano la &quot;svolta&quot; della civilt\u00e0 medievale.<\/p>\n<p>Ora, se il\u00a0<em>tardo antico<\/em>\u00a0era stato un momento storico ricco di fermenti, e non solo un periodo di decadenza e agonia della civilt\u00e0, esso non era &quot;finito&quot;, perch\u00e9 le civilt\u00e0 non &quot;finiscono&quot; mai in senso assoluto (neppure quando vengono colpite da una catastrofe repentina, come quella che si abbatt\u00e9 sulle civilt\u00e0 precolombiane dell&#8217;America all&#8217;arrivo dei\u00a0<em>conquistadores<\/em>), bens\u00ec era &quot;evoluto&quot;, si era &quot;trasformato&quot; e aveva gettato le premesse per una civilt\u00e0 nuova, quella cristiano-germanica dell&#8217;Europa medievale. E allora la domanda che cominciarono a porsi gli stoici, in anni a noi pi\u00f9 recenti, \u00e8 stata, sempre pi\u00f9 spesso:\u00a0<em>come \u00e8 avvenuto questo trapasso dal mondo antico al mondo medievale, e perch\u00e9?<\/em>\u00a0E, in particolare, si \u00e8 affacciata la sotto-domanda (posta in maniera esplicita da Santo Mazzarino): <em>si pu\u00f2 parlare di una rivoluzione sociale, per la tarda antichit\u00e0?<\/em> E una sotto, sotto domanda, si pu\u00f2 formulare in questi termini:<em>\u00a0vi \u00e8 stata una convergenza, una sorta di &quot;alleanza&quot;, sia pure indiretta, fra la barbarie &quot;esterna&quot;<\/em>\u00a0&#8211; i popoli germanici e iranici migranti dalle steppe orientali verso il Reno e il Danubio, ed oltre &#8211;\u00a0<em>e la barbarie &quot;interna&quot; , formata dagli schiavi e sopratutto dai popoli pre-romani le cui societ\u00e0 non erano state del tutto assimilate dalla civilt\u00e0 romana, come accadde in vaste regioni interne delle Gallie, della Penisola Iberica, dell&#8217;Africa settentrionale, e nella Britannia?<\/em><\/p>\n<p>A questa domandagli storici hanno dato risposte diverse. Non vi \u00e8 accordo, anche perch\u00e9 la documentazione \u00e8 particolarmente incerta e confusa: in pratica, questo \u00e8 uno di quei classici casi nei quali la curiosit\u00e0 degli storici non pu\u00f2 essere appagata convenientemente dai dati di fatto in loro possesso, e gli interrogativi continuano a tormentare il loro desiderio di sapere. Come dice il gran padre Dante (<em>Purgatorio<\/em>, III, 40-42):<em>\u00a0E disiar vedeste sanza frutto \/ tai che sarebbe loro disio quetato, \/ ch&#8217;etternalmente \u00e8 dato lor per lutto.\u00a0<\/em>Lo storico Vito Antonio Sirago, nel suo libro\u00a0<em>Galla Placidia e la trasformazione politica dell&#8217;Occidente<\/em>, un grosso volume di oltre 550 pagine, pubblicato nel 1961, sostiene che vi fu, effettivamente, una sorta di collaborazione fra i\u00a0<em>laeti<\/em>, ossia i Germani che si insediavano nelle province di confine dell&#8217;Impero, con l&#8217;autorizzazione delle autorit\u00e0 romane, in cambio dell&#8217;impegno di fornire contingenti armati per l&#8217;esercito, e le popolazioni scarsamente romanizzate delle regioni pi\u00f9 interne dell&#8217;Occidente, presso le quali erano sorti dei movimenti endemici di rivolta sociale, come nel caso dei Bagaudi della Gallia occidentale (sono, lo notiamo di sfuggita, le stesse terre e le stesse popolazioni che conosceranno le\u00a0<em>jacqueries<\/em>\u00a0del XIV secolo e la ribellione anti-repubblicana del 1793), o in quello dei donatisti, prima, e poi dei circumcellioni, nell&#8217;Africa settentrionale, questi ultimi caratterizzati molto pi\u00f9 in senso religioso (ma bisognerebbe vedere quanto la religione fosse una specie di maschera per l&#8217;espressione di un malessere di tipo sociale ed economico; cosa che vale, del resto, per tutti i movimenti ereticali della tarda antichit\u00e0 e del medioevo, e anche per l&#8217;adesione dei barbari Germani all&#8217;eresia ariana, invece che al cattolicesimo ortodosso praticato dalle popolazioni latinizzate).<\/p>\n<p>Lucien Musset non \u00e8 assolutamente d&#8217;accordo con questa tesi, che definisce aberrante \u00a0e del tutto campata per aria, e che, afferma, non merita neppure di essere confutata. Al di l\u00e0 delle dispute fra accademici, talvolta un po&#8217; velenosette, resta il fatto che \u00e8 difficile trovare, nelle scarse fonti di questo periodo &#8211; vite di santi o libelli di sacerdoti un po&#8217; millenaristi, come Salviano da Marsiglia &#8211; un appiglio alla tesi di Sirago. I barbari che si insediarono nell&#8217;Impero romano, quando la fase iniziale delle incursioni e delle invasioni si fu un po&#8217; placata, non chiedevano altro che di assestarsi nella cornice socio-politica di esso; furono la sua anemia, la sua sempre pi\u00f9 grave debolezza, che li costrinsero, quasi, ad agire in maniera via, via, pi\u00f9 autonoma, e infine a dar vita a dei veri e propri regni, nei quali, peraltro, la popolazione romanizzata restava separata da essi, giuridicamente e culturalmente, quanto la luna dista dalla terra. Con qualche rara eccezione, la distanza fra le due civilt\u00e0 era troppo grande e le ragioni di scontento erano troppo diverse: i barbari provavano un certo qual rispetto per la civilt\u00e0 di Roma, della quale, a un certo momento, ritennero di esser divenuti i legittimi eredi (vedi la politica di Teodosio in Italia dopo la fondazione del regno ostrogoto), mentre i Bagaudi e gli altri gruppi, o popolazioni, ribelli, non desideravano altro che di sottrarsi a quella civilt\u00e0, che essi odiavano, e che desideravano, semmai, veder distrutta. Paradossalmente, delle due componenti barbariche, quelle esterna e quella interna, fu la seconda, che, se pure diede il colpo di grazia all&#8217;autorit\u00e0 politica degli imperatori d&#8217;Occidente, si fece carico di tramandarne la civilt\u00e0, affiancata, in questo, e sia pure in maniera del tutto indipendente, dall&#8217;opera vigorosa della Chiesa cattolica, e specialmente dal movimento monastico; mentre quella interna risult\u00f2 &quot;inutilizzabile&quot; ai fini della sopravvivenza di quella civilt\u00e0 e, alla fine, sterile e inconcludente, tanto \u00e8 vero che, a partire dal 460 circa, cio\u00e8 ancor prima della fine politica dell&#8217;Impero, i Bagaudi cessano di far parlare di s\u00e9, come se fossero scomparsi.<\/p>\n<p>Vale la pena di prendere atto delle riflessioni svolte in proposito dal gi\u00e0 citato storico francese Ren\u00e9 Musset (Rennes, 26 agosto 1922-Caen, 15 dicembre 2004) nella sua celebre monografia <em>Le invasioni barbariche. Le ondate germaniche<\/em> (titolo originale: <em>Les invasions: les vagues germaniques<\/em>, Presses Universitaires de France, 1955; traduzione di Giulio Ricchezza, Milano, Ugo Mursia Editore, 1989, pp. 219-221):<\/p>\n<p><em>Ogniqualvolta si verificano delle invasioni, si pone un medesimo problema: in qual misura il nemico esterno ha potuto trovare delle complicit\u00e0, pi\u00f9 o meno consapevoli, all&#8217;interno? Le classi sociali oppresse non hanno per caso approfittato della situazione per prendersi la loro rivincita? Degli elementi infidi non hanno sfruttato il disordine a proprio beneficio? E come si fa ad assegnare agli uni o agli altri &#8212; invasori e no &#8211; la responsabilit\u00e0 delle rovine?<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;ampiezza dei movimenti sociali che interessa l&#8217;Occidente latino nel V secolo \u00e8 semplicemente impressionante. Mettono a soqquadro tutte le regioni e in particolar modo la Bretagna, la Gallia occidentale, la Spagna settentrionale e i territori africani. \u00c8 difficile esprimersi su di essi data la laconicit\u00e0 delle fonti e la mancanza di obiettivit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 certo che vi dovette essere prima di tutto un enorme estendersi del brigantaggio, flagello che si aggrav\u00f2 dopo ogni calata dei barbari. A partire dalla fine del IV secolo i codici riportano innumerevoli leggi, durissime contro i briganti e i loro complici. Nonostante l&#8217;atmosfera di diffidenza del Basso Impero i civili vennero autorizzati per due volte, nel 391 e nel 403, a dar a caccia, armi in ugno, ai &quot;latrones publici&quot;. Questi ultimi si erano organizzati in vere corporazioni, comprando dei ragazzi per insegnar loro il mestiere (occorse proibirlo nel 409 e nel 451) e avevano loro reti di ricettazione per i proventi dei furti. Trasformarsi in un brigante era la risorsa pi\u00f9 immediata per chiunque si trovasse sul lastrico, fosse minacciato o volesse pi\u00f9 semplicemente fare una rapida carriera.<\/em><\/p>\n<p><em>A un livello superiore si collocavano quei misteriosi ribelli africani, delle persone che certo bazzicavano nelle cantine. Il loro caso \u00e8 complesso: disoccupazione agricola e miseria. Da una pare, fanatismo religioso di stampo donatista dall&#8217;altra, spiegano le violente reazioni di queste bande berbere. Esse hanno contribuito a distruggere l&#8217;ordinamento romano in buona parte della Numidia dopo la met\u00e0 del IV secolo.<\/em><\/p>\n<p><em>In Gallia e nella Spagna settentrionale , si aveva un movimento al tempo stesso sociale e politico, i &quot;Bacaudae&quot;. Il termine, come il significato, sembrano esser derivati dall&#8217;ambiente celta di una Gallia occidentale non del tutto romanizzata. Non era, al V secolo, una novit\u00e0: i &quot;Bacaudae&quot; avevano una tradizione che risaliva al III secolo, quando, in seguito alle invasioni del 406, rifecero la loro compara. Dopo diverse fasi alterne, il loro movimento, improvvisamente, rappresent\u00f2 un gravissimo pericolo. Un certo Tibatto, trascin\u00f2 dietro a s i diseredati di quasi tutta la Gallia in una ribellione aperta, decisamente separatista (&quot;a romana societate discessit&quot;, dice una cronaca). Sedata con grande sforzo nel nord dei Pirenei, la rivolta si riaccese quasi subito, nel Sud, nella Tarraconensis, fino al 443. Un secondo sussulto si ebbe verso il 448: un intellettuale, il medico Eudossio, si mise alla testa di &quot;Bacaudae&quot; della Gallia, fall\u00ec nell&#8217;intento e fin\u00ec per rifugiarsi presso gli Unni; l&#8217;anno successivo, i &quot;Bacaudae&quot; spagnoli uccisero il vescovo di Tarazona (nei pressi di Saragozza); non \u00e8 che nel 454 che quest&#8217;ultimo sussulto dovette soccombere sotto i colpi dei Goti inviati da Aezio. Dopo il 456, i &quot;Bacaudae&quot; scomparvero.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma rimangono ancora da capire. Il carattere sociale del movimento \u00e8 confermato dalla &quot;Vita Germani&quot; e da Salviano: si tratta di un&#8217;insurrezione delle vittime dell&#8217;oppressione totalitaria dell&#8217;Impero in agonia, rivolta contro l&#8217;oppressione fiscale e contro i magistrati. Nulla indica che abbia coinvolto soltanto dei contadini. Si pensa piuttosto a qualche fenomeno assai vicino alle manifestazioni di autonomismo esacerbato alle quali si abbandonavano nello stessi periodo le citt\u00e0 della Bretagna sotto la guida di capi locali. Occorre andar pi\u00f9 in l\u00e0 e cercar di vedere sotto il movimento dei &quot;Bacaudae&quot; , in particolare spagnoli, delle tendenze eretiche (nella fattispecie priscillianiste), come si \u00e8 pensato di trovare qualche volta sotto l&#8217;autonomismo brettone delle manifestazioni del pelagianesimo? \u00c8 poco probabile. Quanto alle collusioni tra &quot;Bacaudae&quot; e Barbari, esse furono puramente occasionali e controbilanciate da scontri non meno frequenti.<\/em><\/p>\n<p><em>La concausa dei disordini sociali nella rovina dell&#8217;ordine romano \u00e8 dunque accertata. Ma sarebbe ingiusto credere a una cosciente intesa fra un nemico all&#8217;internon e i Barbari. I Barbari non hanno, almeno cos\u00ec sembra, n\u00e9 ricercato l&#8217;appoggio di questi movimenti sociali, n\u00e9 ne hanno veramente compreso la portata. I re vandali, che pure l&#8217;avevano a morte con gli elementi cattolici in Africa, non hanno teso la mano ai circoncellioni. Goti ed Alani non hanno visto nei &quot;Bacaudae&quot; che una occasione per &quot;noleggiare&quot; a caro prezzo dei soldati a Roma per la repressione. La sola eccezione notevole sembra esser stata quella del penultimo re ostrogoto d&#8217;Italia, Totila, che in un&#8217;epoca in cui il suo popolo non aveva pi\u00f9 nulla da perdere, avrebbe condotto una politica &quot;spartachista&quot;, tendendo la mano agli schiavi contro i potenti. Ma Totila fall\u00ec nell&#8217;intento, forse per la saldezza dei legami clientelari tra contadini e grandi proprietari. Nell&#8217;insieme, i Germani si schierarono dalla parte dei conservatori. Il sistema dell&#8217;&quot;hospitalitas&quot;, poi l&#8217;accesso dei loro capi alla grande propriet\u00e0 fondiaria li resero solidali con gli interessi dell&#8217;aristocrazia.<\/em><\/p>\n<p>Possiamo interrogarci in modo ancor pi\u00f9 ampio e fare dei confronti con altre situazioni in cui l&#8217;invasore esterno si \u00e8 trovato ad avere degli obiettivi comuni con le minoranze interne non assimilate, o eccessivamente sfruttate, o, comunque, malcontente della propria situazione e piene di risentimento contro la societ\u00e0. Quasi ovunque si assiste ala stessa dinamica: la convergenza d&#8217;interessi \u00e8 pi\u00f9 apparente che reale, perch\u00e9 l&#8217;obiettivo dei conquistatori non \u00e8 sfasciare la societ\u00e0 esistente, ma impadronirsene a dominarla, mentre quello delle minoranze ribelli \u00e8 di distruggerla o di separarsene in maniera radicale. Se l&#8217;invasore \u00e8 meno &quot;civile&quot; del popolo conquistato (ma questo \u00e8 un terreno minato, per ragioni ideologiche: limitiamoci a osservare che i greci e i romani, quando chiamavano &quot;barbari&quot; gli altri popoli, anche quelli evoluti, come i Persiani, non lo facevano con implicazioni psicologiche di tipo &quot;razzista&quot;, nel senso moderno della parola, ma in senso, per cos\u00ec dire, &quot;tecnico&quot; e oggettivo, come del resto i cinesi con gli europei nel XVIII secolo), prima o dopo finisce per subirne l&#8217;influsso e per farsi erede, in qualche modo, della sua civilt\u00e0, identificandosi &#8211; ma \u00e8 un processo che pu\u00f2 richiedere secoli &#8211; nei suoi valori, compresa la sua religione. Se, viceversa, il conquistatore \u00e8, o ritiene di essere (il che, ai fini pratici del nostro discorso, \u00e8 pi\u00f9 o meno la stessa cosa) pi\u00f9 civile, allora il processo di assimilazione culturale non si verifica.<\/p>\n<p>I baroni tedeschi del Baltico disprezzavano doppiamente i loro sudditi lettoni e lituani, perch\u00e9 meno civili e perch\u00e9 di razza inferiore, e mai ne subirono l&#8217;influsso, in secoli e secoli; i Cavalieri teutonici praticamente sterminarono gli antichi Prussiani, servendosi ampiamente della crociata religiosa per attuare una politica di espansione territoriale, demografica e strategica. Le autorit\u00e0 britanniche in India tennero una linea di condotta estremamente cauta verso le popolazioni sottomesse, evitando d&#8217;immischiarsi nelle loro faccende religiose (i Thugs vennero repressi per ragioni di ordine pubblico e di sicurezza dello stato, non per motivi religiosi), salvo sfruttare la divisione fra ind\u00f9 e musulmani nella logica del <em>divide et impera<\/em> (cosa che avrebbe portato alla nascita di due Stati indipendenti e nemici, l&#8217;India e il Pakistan, nel 1947). Nel Canada, dove gli amerindi erano poco numerosi e non avevano il prestigio di un&#8217;antica civilt\u00e0 alle spalle, i britannici usarono meno riguardi: del resto, si erano allenati nella repressione e nella dominazione coloniale, per pi\u00f9 di un secolo, nella &quot;palestra&quot; dell&#8217;Irlanda, e si erano mantenuti in forma con la deportazione dei francesi in Acadia e con la loro sottomissione nel Qu\u00e9bec. In Australia lasciarono cadere del tutto la maschera del\u00a0<em>white man&#8217;s burden\u00a0<\/em>e agirono verso gli aborigeni come si agisce con la selvaggina: li cacciarono e, se necessario, come in Tasmania (dove i pascoli erano buoni e lo spazio era troppo poco per scacciarli in un deserto) li sterminarono, deliberatamene e metodicamente. Peraltro, i conquistatori europei sfruttarono costantemente le rivalit\u00e0 e le inimicizie fra i popoli indigeni, cos\u00ec come i romani avevano fatto con i barbari viventi al di l\u00e0 del\u00a0<em>limes<\/em>: Huroni e Irochesi furono manipolati nel gioco della conquista coloniale, gli uni contro gli altri, come Cort\u00e9s aveva fatto con i popoli messicani confinanti con gli aztechi, e come i belgi fecero, nel Ruanda-Urundi, con Hutu e Tutsi. Rarissimi furono gli episodi di alleanza fra barbari esterni e barbari interni: nel mar dei Caraibi vi furono saltuari episodi di collaborazione fra i bucanieri europei e le trib\u00f9 indigene in lotta con gli Spagnoli; nella Florida del XIX secolo si realizz\u00f2 una inedita alleanza fra i Seminole che resistevano all&#8217;avanzata dei bianchi, e gli schiavi neri fuggiti dalle piantagioni. Anche nel Brasile portoghese e schiavista vi fu una situazione del genere, che port\u00f2 addirittura alla nascita di una &quot;repubblica&quot; indipendente nell&#8217;interno, la cosiddetta repubblica di Palmares. La regola, per\u00f2, \u00e8 che non esistono spazi d&#8217;intesa fra la barbarie esterna e quella interna. Gli schiavi che aprirono le porte di Roma ad Alarico, il 24 agosto del 408 d. C., erano di razza germanica, molti appartenevamo alle famiglie dei soldati del defunto Stilicone, il generale vandalo che aveva servito sotto l&#8217;imperatore Onorio, e vedevano nei Visigoti accampati fuori le mura i loro fratelli di razza e i loro vendicatori. I plebei di Roma non avevano nulla da guadagnare dal sacco di Alarico e non risulta che si siano alleati agli invasori, n\u00e9 che questi abbiano loro proposto una cosa del genere.<\/p>\n<p>Una questione imbarazzane e una domanda molto politicamente scorretta riguarderebbero la situazione dell&#8217;Europa oggi, davanti alle ondate di cosiddetti profughi, o migranti, o come li si vuol chiamare, ma in effetti invasori a tutti gli effetti, e, perci\u00f2, conquistatori. Noi siamo ancora legati all&#8217;immagine &quot;classica&quot; del conquistatore, cio\u00e8 a quella di un conquistatore armato, che avanza fra le macerie sul suo cavallo bianco: ma i milioni di islamici che oggi vengono in Europa pretendono di essere accolti, senza volersi affatto integrare, anzi, covando, sovente (non sempre) una profonda ostilit\u00e0 per la civilt\u00e0 dell&#8217;Occidente e un profondo odio e disprezzo per la religione cristiana (bench\u00e9 questa sia ormai praticata da una minoranza della popolazione), e stanno conquistando il nostro continente non con la forza delle armi, come tentarono di fare, ma invano, nel corso dei secoli, bens\u00ec con la fecondit\u00e0 delle loro donne. Il concetto, semplice e brutale, gi\u00e0 espresso dal premier algerino Boumedienne, \u00e8 stato di nuovo sbandierato dal turco Erdogan, e in chiave apertamente minacciosa, in occasione dell&#8217;incidente diplomatico con l&#8217;Olanda del marzo 2017. Erdogan ha esortato le donne turche ed islamiche viventi in Europa a fare almeno cinque figli per ciascuna, il che permetter\u00e0 la &quot;conquista&quot; dell&#8217;Europa stessa, la cui crescita demografica \u00e8 pari a poco pi\u00f9 di zero, nel giro di neppur due generazioni. Gli immigrati di religione musulmana provenienti dall&#8217;Africa settentrionale e centrale e dal Vicino Oriente non nutrono alcuna ammirazione, n\u00e9 alcun rispetto per la civilt\u00e0 europea; in compenso sono animati dalla coscienza di esercitare un diritto, quello di essere accolti, e di non avere alcun dovere da rispettare, se non esteriormente, in attesa di essere \u00a0abbastanza forti da spazzare via la societ\u00e0 ospitante, come fa il cuculo con gli uccellini del nido che ha occupato. Sappiamo bene che non tutti gli immigrati sono animati da tali sentimenti; che esistono, al loro interno, notevoli differenze; e che, proprio per questo, l&#8217;Europa avrebbe il diritto e il dovere di operare una selezione, di discriminare fra quanti sono disponibili ad assimilarsi, o, almeno, a vivere da leali cittadini, e quanti non offrono simili garanzie, ma piuttosto sognano di far saltare il Ponte di Rialto, a Venezia, insieme a qualche centinaio di &quot;miscredenti&quot;, per conquistarsi cos\u00ec il loro paradiso. Solo se prenderemo tali precauzioni, riservandoci il diritto di accogliere chi vogliamo, e nella misura da noi stabilita, sar\u00e0 possibile assicurare un futuro alla civilt\u00e0 europea e ai nostri figli e nipoti. Altrimenti, essi verranno sommersi e scompariranno, non senza prima aver subito ci\u00f2 che da secoli subiscono i copti in Egitto: una lenta, spossante, tenace discriminazione, che spesso degenera in persecuzione aperta.<\/p>\n<p>Quanto alla possibilit\u00e0 che la barbarie interna possa collegarsi a quella esterna, la cosa, per l&#8217;Europa di oggi, si presenta in maniera completamente diversa da com&#8217;era nella tarda antichit\u00e0. Gli europei poveri sono ormai parecchi milioni, ma sono sempre figli della nostra civilt\u00e0, che non rinnegano affatto, semmai si sentono traditi dai suoi rappresentanti istituzionali, a cominciare dagli uomini di governo. I &quot;barbari&quot; interni sono pochi, come i rom e i sinti che ancora stentano a sedentarizzarsi e a inserirsi nel tessuto sociale mediante l&#8217;assunzione di un lavoro stabile. Si potrebbe pensare, semmai, alle minoranze &quot;ideologiche&quot;, quelle scontente e aggressive, che rivendicano sempre nuovi diritti, come i militanti LGBT: ma dubitiamo assai che una alleanza con gl&#8217;immigrati islamici sia possibile su questo terreno, visto come la pensano i seguaci del <em>Corano<\/em> a proposito dei sodomiti&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un tempo, la domanda che tormentava gli storici della tarda antichit\u00e0 era:\u00a0di che cosa \u00e8 morto l&#8217;Impero romano?\u00a0Gibbon diceva: lo hanno travolto i barbari e la<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30183,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[63],"tags":[107,110,174,198],"class_list":["post-23462","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-antica","tag-cattolicesimo","tag-civilta","tag-impero-romano","tag-medioevo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-antica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23462","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23462"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23462\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30183"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23462"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23462"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23462"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}