{"id":23456,"date":"2012-09-29T01:07:00","date_gmt":"2012-09-29T01:07:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/09\/29\/nel-rapporto-con-lanimale-il-bambino-puo-maturare-ma-solo-a-ben-precise-condizioni\/"},"modified":"2012-09-29T01:07:00","modified_gmt":"2012-09-29T01:07:00","slug":"nel-rapporto-con-lanimale-il-bambino-puo-maturare-ma-solo-a-ben-precise-condizioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/09\/29\/nel-rapporto-con-lanimale-il-bambino-puo-maturare-ma-solo-a-ben-precise-condizioni\/","title":{"rendered":"Nel rapporto con l\u2019animale il bambino pu\u00f2 maturare, ma solo a ben precise condizioni"},"content":{"rendered":"<p>Fra tutte le stucchevoli leggende che l&#8217;uomo moderno si \u00e8 creato intorno al mito della natura, dopo averla aggredita e manipolata in mille modi, la pi\u00f9 insulsa e pericolosa \u00e8 quella che vorrebbe ci fosse un&#8217;intesa automatica, istintiva, quasi perfetta fra il bambino e l&#8217;animale, specialmente fra il bambino e il cucciolo di animale.<\/p>\n<p>Come sempre, si parte da un&#8217;ottica rigidamente antropocentrica e si d\u00e0 per scontato di sapere che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;animale, come lo si pu\u00f2 avvicinare, cosa gli piace e cosa no, perch\u00e9 si presuppone che l&#8217;uomo, unico essere dotato di ragione, \u00e8 naturalmente in possesso della maniera giusta per interagire con gli altri enti e con le altre creature viventi; o, per dir meglio, che qualunque maniera sia giusta, perch\u00e9 egli, appunto, essendo la specie privilegiata fra tutte, \u00e8 anche depositario, rispetto alle altre, di quel sapere che esse, invece, riguardo a lui ignorano.<\/p>\n<p>Un tipico esempio di ci\u00f2 \u00e8 il modo in cui l&#8217;uomo crede di poter comunicare facilmente con l&#8217;animale, anche solo a livello gestuale: non gli passa per la mente che un determinato gesto, come quello di accarezzare il pelo dell&#8217;animale, possa essere interpretato da quest&#8217;ultimo in maniera diversa da come lo interpreterebbe un altro essere umano, per esempio come un gesto potenzialmente ostile; e solo allorch\u00e9 si verificano tragici casi, nei quali un cane morde a morte un bambino che lo aveva carezzato, solo allora si pone la domanda sul tipo di messaggio che, involontariamente, era stato mandato all&#8217;animale, che, dopotutto, non essendo un essere umano, forse possiede un codice linguistico completamente differente dal nostro.<\/p>\n<p>Eppure, gli antropologi e gli etnologi sanno benissimo che perfino tra due diverse culture umane esistono grandissime differenze di interpretazione dei messaggi gestuali, perch\u00e9 i codici semantici sono diversi e perfino opposti: e quel gesto che in una cultura \u00e8 simbolo di amicizia, in un&#8217;altra pu\u00f2 significare aggressivit\u00e0, sfida, minaccia. A maggior ragione \u00e8 chiaro che l&#8217;uomo sbaglia di molto se immagina che esista una dimensione universale, interspecifica, del linguaggio o se la sua supposta superiorit\u00e0 nel mondo dei viventi possa automaticamente compensare la sua ignoranza dei codici comportamentali delle altre specie.<\/p>\n<p>La letteratura, e soprattutto il cinema e la televisione per l&#8217;infanzia hanno aggravato questo problema, perch\u00e9 hanno creato una subcultura nella quale gli animali sentono, pensano e agiscono esattamente come gli uomini e dove dei grandi predatori, come tigri, leoni e orsi, finiscono per ridursi a simpatici gattoni o allegri compagni di giochi dell&#8217;uomo; il che viene presentato ai bambini, gi\u00e0 inclini ad accogliere le informazioni senza alcun vaglio critico, con assoluta naturalezza, col risultato che essi, trovandosi di fronte ad un animale vero, si comporteranno con esso esattamente come fanno i personaggi di una fiaba o di un fumetto.<\/p>\n<p>Avvicinare un bambino al mondo degli animali, inoltre, presenta una ulteriore difficolt\u00e0: gli animali con i quali \u00e8 possibile farlo, infatti, sono necessariamente animali domestici oppure animali selvaggi imprigionati (nelle gabbie degli zoo, per esempio); n\u00e9 gli uni, n\u00e9 gli altri, ma specialmente i primi, sono animali allo stato &quot;naturale&quot; e, pertanto, il loro comportamento e le loro possibili reazioni sono soggetti a un margine d&#8217;imprevedibilit\u00e0, accresciuto dalla falsa sicurezza dell&#8217;uomo che, credendo di averli perfettamente sotto controllo, sottovaluta gli effetti che la domesticazione forzata o la cattivit\u00e0 possono aver provocato nella loro psicologia.<\/p>\n<p>In particolare, si d\u00e0 per scontato che, per un bambino, avere un animale domestico sia una cosa bella e desiderabile e che rappresenti per lui una preziosa opportunit\u00e0 formativa.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, le cose non stanno sempre in questi termini: quello che conta, infatti, nel rapporto fra un bambino e un animale domestico, \u00e8 che vi sia un certo equilibrio affettivo: che il bambino, cio\u00e8, non veda l&#8217;animale solo come un giocattolo, per giunta temporaneo, del quale si disfer\u00e0 non appena sar\u00e0 scemato il suo entusiasmo per esso; anzi, che non lo veda affatto cos\u00ec, ma come una creatura vivente che possiede un suo statuto ontologico, diverso da quello dell&#8217;uomo, e una sua dignit\u00e0; per cui, una volta presolo in caso, l&#8217;uomo contrae nei suoi confronti un impegno, al quale sono connessi doveri e responsabilit\u00e0 ben precisi.<\/p>\n<p>In altre parole: se il bambino non viene indirizzato a responsabilizzarsi nei confronti dell&#8217;animale, abituandosi a rispettarlo, a non eccedere con le manifestazioni d&#8217;affetto, a non cadere neanche, poi, nell&#8217;eccesso opposto, quello di trascurarlo ed ignorarlo; se non gli viene insegnato che deve prendersi cura dell&#8217;animale, lo deve nutrire, lo deve accudire, nel caso di un cagnolino lo deve portare a spasso, perch\u00e9 esso ha bisogno di aria e moto; che deve anche insegnargli, secondo certe modalit\u00e0, a rispettare l&#8217;ambiente, a non sporcare dovunque, a non prendersi eccesiva confidenza con gli umani, per esempio salendo sui letti e magari intrufolandosi sotto le coperte; se il bambino non viene preparato ad essere consapevole di tutte queste cose, allora il suo rapporto con l&#8217;animale partir\u00e0 su basi sbagliate e non far\u00e0 bene n\u00e9 all&#8217;uno, n\u00e9 al&#8217;altro.<\/p>\n<p>Non far\u00e0 bene all&#8217;animale perch\u00e9, evidentemente, ridotto a un ninnolo domestico, subir\u00e0 il destino di tutti i ninnoli, prima sempre al centro di tutto, poi dimenticato in un angolo; e neppure al bambino, il quale potrebbe sviluppare dinamiche negative, l&#8217;egoismo, la tendenza alla manipolazione e, in certi casi, perfino il gusto al maltrattamento e alla crudelt\u00e0. Quante volte si viene a sapere di vere e proprie torture perpetrate da bambini ai danni di qualche animale? Il bambino, infatti, possiede un innegabile potere nei confronti dell&#8217;animale domestico, specialmente quando \u00e8 un cucciolo, ed \u00e8 portato ad abusarne, se l&#8217;adulto non lo coregge. Vi sono animali domestici che sopportano pazientemente ogni sorta di molestie da parte dei loro piccoli e capricciosi padroni; ma vi sono anche dei casi drammatici, come abbiamo detto pi\u00f9 sopra, in cui si giunge all&#8217;aggressione del bambino da parte dell&#8217;animale.<\/p>\n<p>\u00c8 difficile, se non impossibile, capire da che cosa dipenda il fatto che la linea della sopportazione venga superata dall&#8217;animale; \u00e8 possibile che quest&#8217;ultimo senta, istintivamente, quando le molestie gli vengono fatte con relativa &quot;innocenza, nel qual caso le tollera, anche perch\u00e9 sono unite e mescolate a sincere manifestazioni di affetto nei suoi confronti; ma esiste comunque un limite che non pu\u00f2 essere oltrepassato, perch\u00e9 l&#8217;animale, se arriva a sentirsi gravemente minacciato, reagisce attaccando, non solo verso gli estranei, ma anche verso adulti o bambini che conosca da tempo, cio\u00e8 i suoi cosiddetti padroni.<\/p>\n<p>Quando il bambino viene accompagnato in un negozio di giocattoli e viene invitato a scegliersi un gioco, egli vede il padre o la madre che pagano il negoziante e si convince che, a partire da quel momento, l&#8217;oggetto \u00e8 suo, senza limiti n\u00e9 condizioni; e la stessa cosa tende a pensare quando si reca in un negozio di animali ed i suoi genitori gli comprano un gattino, un criceto, un pesce rosso, un uccello canoro. Egli dir\u00e0, e soprattutto penser\u00e0, che quello \u00e8 diventato, dopo il rito dell&#8217;acquisto, il &quot;suo&quot; gatto, il &quot;suo&quot; criceto, e riterr\u00e0 di non essere soggetto ad alcun dovere nei suoi confronti, ma solo depositario di diritti. Ebbene, gli adulti dovrebbero fargli capire che non \u00e8 cos\u00ec, che un gattino o un criceto vivi non sono la stessa cosa che un gattino o un criceto di pezza e che, quindi, egli sta impegnandosi in un rapporto molto serio con una creatura vivente, nella quale esistono regole, responsabilit\u00e0, doveri da rispettare.<\/p>\n<p>Osserva, in proposito, il giornalista ed esploratore subacqueo francese Philippe Diol\u00e9, gi\u00e0 collaboratore di Jacques-Yves Cousteau, nel suo libro \u00abGli animali malati d&#8217;uomo. I rapporti dell&#8217;uomo con il mondo animale\u00bb (titolo originale: \u00abThe Errant Ark, Man&#8217;s Relationship with Animals\u00bb, 1974; traduzione dall&#8217;inglese di Sergio Frugis, Milano, Rizzoli Editore, 195, pp. 56-63):<\/p>\n<p>\u00abLa perdita di contatto reale con gli animali ci ha portato a fabbricare di loro immagini nella nostra mente; molto spesso queste immagini non sono solo svuotate di un contenuto reale ma addirittura pericolosamente ingannevoli. I bambini leggono storie di leoni che parlano o vedono alla televisione storie di jungla in cui questi predatori temibili vengono presentati come dei semplici micetti. Noi adulti abbiamo passato a loro l&#8217;afflizione per la quale pi\u00f9 o meno siamo tutti siamo ancora travagliati &#8211; la neurosi nota in America come il complesso di Bambi.<\/p>\n<p>Tuttavia, sebbene pu\u00f2 anche darsi che noi siamo riusciti a cambiare gli animali che teniamo in cattivit\u00e0, nulla sta a dimostrare che un tale cambiamento di manifesto sotto forma di una maggiore tolleranza per gli esseri umani da parte degli animali stessi o quantomeno di un desiderio di pacifica coesistenza con la razza umana. Niente nel passato di un leone o di un orso vi \u00e8 che li predisponga a sopportare pacificamente lo spettacolo di esseri umani che possano in fila davanti alle loro gabbie. La cattivit\u00e0 non ha insegnato certo loro a risparmiare i giovani esseri umani che arrivano a tiro delle loro zampe. Un animale selvaggi \u00e8 sempre un animale selvaggio e nemmeno Walt Disney pu\u00f2 insegnare a un vero leone le buone maniere o a un orso polare i modi cortesi. \u00c8 perfettamente comprensibile che un bambino voglia avere come compagno un leoncino e io penso che sarebbe inutile proibire semplicemente a un bambino di ottenere una cosa del genere. Si deve spiegare che un grosso felino non \u00e8 una semplice versione ingrandita di un gatto di casa e che star vicino a un animale del genere \u00e8 notevolmente pericoloso. Tutti questo non ispirer\u00e0, come alcuni genitori credono, al bambino una paura neurotica per gli animali ma semplicemente metter\u00e0 il piccolo in contatto con la realt\u00e0 e gli insegner\u00e0 il rispetto per l&#8217;indole e la potenza di questi animali, rispetto che dopo tutto \u00e8 loro dovuto.<\/p>\n<p>L&#8217;accarezzare gi animai \u00e8 una vera e propria arte ma delicata, un&#8217;arte che anche i pi\u00f9 esperti domatori esercitano con grande cautela. Chiunque abbia avuto una certa esperienza con gi animali sa che qualunque movimento esitante, timido, da parte dell&#8217;uomo suscita un senso di allarme &#8211; vale a dire l&#8217;istinto aggressivo &#8211; nell&#8217;animale. [&#8230;] L&#8217;intera questione di ci\u00f2 che piace o non piace a un animale \u00e8 un fatto piuttosto misterioso. Dopo decine di migliaia d&#8217;anni di vita in comune noi ancora dobbiamo imparare quasi tutto sull&#8217;argomento come anche in altri. \u00c8 come se animali e uomo vivessero in due mondi diversi senza comunicazione, separati da un mare d&#8217;ignoranza. [&#8230;]<\/p>\n<p>Occorre una buona dose di provocazione prima che l&#8217;istinto di un animale selvatico a fuggire venga sopraffatto dall&#8217;istinto di attaccare. Se noi potessimo soltanto persuaderci della verit\u00e0 di questa affermazione e comportarci di conseguenza avremmo risparmiato molti errori tragici. Per evitare tali errori, noi dobbiamo innanzi tutto riconoscere che le reazioni di un animale non sono le stesse di un essere umano eppoi dobbiamo tentare di scoprire che cosa fa scattare queste reazioni. Probabilmente il peggior nemico che un uomo deve affrontare in presenza di un animale \u00e8 la sua stessa paura. La paura umana \u00e8 la spada di Damocle dei domatori. Gli animali sentono &#8211; cio\u00e8 odorano &#8211; la paura umana. [&#8230;] Un bambino deve scoprire che cos&#8217;\u00e8 veramente un animale. Egli sa soltanto che non \u00e8 un oggetto e che non \u00e8 un uomo adulto. Ma perch\u00e9 possa situare l&#8217;animale al posto giusto, deve incontrare una certa resistenza, da parte dell&#8217;animale. Il bambino deve realizzare che esso non \u00e8 solo un essere vivente ma un essere vivente con una sua propria natura. Per convincerci ad ammettere l&#8217;indipendente esistenza degli animali dovremmo trovarci in uno stadio dello sviluppo umano che oggigiorno \u00e8 sconosciuto, almeno in genere.<\/p>\n<p>Konrad Lorenz ha dichiarato, con comprensibile orgoglio, che nessuno dei suoi figli ha mai avuto paura degli animali e che nessun animale ha mai avuto paura dei suoi figli. Egli sostiene anche che mancher\u00e0 sempre qualcosa nella vita di un uomo che da bambino non sia vissuto con gli animali. Io sono dello stesso parere del dottor Lorenz. Ma devo anche spiegare al lettore che i figli di Lorenz sin dai primi anni, hanno vissuto cin sei cani, un gatto, un tasso, alcune oche e un dingo (una specie di lupo australiano). In circostanze del genere, molto probabilmente Lorenz ha potuto stabilire che &quot;il contatto con gli animali \u00e8 la porta aperta verso la natura&quot;. Oggigiorno, per\u00f2, una porta simile non \u00e8 necessariamente aperta ai bambini che vivono in citt\u00e0. Ci\u00f2 che invece avviene \u00e8 che il bambino si forma idee errate che prende dagli adulti che lo circondano, a proposito dell&#8217;animale come oggetto. L&#8217;animale viene quindi momentaneamente oppresso dall&#8217;affetto e poi abbandonato quando la famiglia se ne va in vacanza. Oppure, se il bambino \u00e8 una femmina, il cagnolino e il gattino diventano la bambola o addirittura il &quot;bambino&quot; &#8211; quei classici sostituti di un inconsapevole desiderio di amare e di essere amati.<\/p>\n<p>Non si sar\u00e0 mai detto abbastanza e soprattutto abbastanza apertamente , che in alcuni casi &#8211; i casi del genere diverranno sempre pi\u00f9 frequenti &#8211; la presenza di un animale nella casa pu\u00f2 fare pi\u00f9 male che bene nello sviluppo emotivo del bambino. [&#8230;] Ci\u00f2 che \u00e8 sicuro \u00e8 che i bambini hanno la necessit\u00e0 di toccare una palla di pelo o di piume. Pu\u00f2 darsi che il calore animale sia un completamento o un sostituto del calore materno. La conseguenza di un simile contatto pu\u00f2 quindi essere sia desiderabile che indesiderabile. Tutto ci\u00f2 pu\u00f2 provocare un profondo attaccamento emotivo o rappresentare una manifestazione dell&#8217;ego &#8211; una tendenza al trattamento egoistico dell&#8217;animale o addirittura al sadismo.<\/p>\n<p>Talvolta questo tipo di reazioni viene incoraggiato dai genitori i quali ritengono di compiere il proprio dovere nel procurare al loro figliolo molti animali. Ci\u00f2 che di solito in casi del genere succede \u00e8 che tutti gli animali vengono trascurati o maltrattati e divengono infelici. Occasionalmente si rivoltano ai loro giovani padroni a meno che non abbiano la fortuna di morire prima di raggiungere uno stadio del genere. [&#8230;] Un attaccamento tra un fanciullo e un animale \u00e8 desiderabile solo se l&#8217;affetto del fanciullo \u00e8 duraturo e sincero e se lo si rende consapevole che questo rapporto comporta delle responsabilit\u00e0. Ma poich\u00e9 i genitori sono n genere essi stessi inconsapevoli dell&#8217;esistenza di tali responsabilit\u00e0, vi \u00e8 ben poca speranza che il fanciullo possa apprendere qualcosa da loro.\u00bb<\/p>\n<p>In conclusione, quando pensiamo al rapporto che si pu\u00f2 instaurare fra un bambino, che poi potrebbe essere nostro figlio o nostro nipote, e un animale, dobbiamo sforzarci di uscire dalla retorica letteraria e televisiva e soprattutto dal nostro abituale modo di pensare, cos\u00ec segnato dalla presunzione antropocentrica, e tener presente che il bambino non cresce, non matura, ma rischia di indulgere nel vizio narcisistico di coltivare il proprio ego ipertrofico, se gli viene consegnato come una propriet\u00e0 inerte un gatto, un cane, un qualsiasi animale domestico, quasi si trattasse di un puro e semplice oggetto di curiosit\u00e0 e di divertimento.<\/p>\n<p>Specialmente il bambino di citt\u00e0, specialmente il bambino che vive in appartamento e che passa molte, troppe ore davanti allo schermo del televisore o del computer, ignora la dimensione autonoma dell&#8217;animale, la specificit\u00e0 del suo statuto ontologico, il fatto che si tratta di una creatura che, per la circostanza precisa di essere stata accolta in casa, richiede cure e attenzioni, le quali, peraltro, devono essere somministrate nella maniera giusta, e cio\u00e8 non cercando di trasformare l&#8217;animale in una caricatura dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Il bambino deve capire che l&#8217;animale non \u00e8 un giocattolo e neanche un fratellino minore; che \u00e8, semplicemente, una creatura d&#8217;altra specie; che merita rispetto, pur se non possiamo capire sino in fondo il suo pensare e il suo sentire; che, pur amandola, egli non deve farla mangiare in tavola, o prenderla con s\u00e9 a letto, perch\u00e9, oltre che poco igienico, ci\u00f2 significherebbe forzare il suo statuto ontologico e imporgli un ruolo innaturale, con danno di entrambi; che le sue necessit\u00e0 vanno rispettate anche quando comportano dei sacrifici, come quello di rinunciare, eventualmente, a una gita, se l&#8217;animale non pu\u00f2 venire con lui e se non c&#8217;\u00e8 nessun altro che possa prendersene cura durante la sua assenza.<\/p>\n<p>Solo a tali condizioni il rapporto con l&#8217;animale rappresenta, per il bambino, una esperienza formativa; diversamente, sarebbe meglio che il bambino si accontentasse di leggere le fiabe degli animali o di seguire le avventure di Yoghi o di Topolino nei fumetti e alla televisione.<\/p>\n<p>Peraltro, della produzione letteraria e cinematografica in materia di bambini e animali non si pu\u00f2 fare di tutta l&#8217;erba un fascio. Alcune opere sono molto educative, perch\u00e9 insistono sull&#8217;aspetto della responsabilit\u00e0; responsabilit\u00e0 che pu\u00f2 assumere anche forme assai dolorose e persino drammatiche, perch\u00e9 non \u00e8 detto che riguardi solo il rapporto del bambino con l&#8217;animale, ma pu\u00f2 inserirsi nel contesto pi\u00f9 ampio della famiglia, dei suoi bisogni anche di tipo economico e materiale, ponendo il bambino stesso davanti ad un tragico dilemma etico.<\/p>\n<p>Un buon esempio in proposito \u00e8 il romanzo di Marjorje K. Rawlings \u00abIl cucciolo\u00bb, del 1938, da cui il regista Clarence Brown ha tratto, nel 1946, un vero e proprio capolavoro del cinema per l&#8217;infanzia, pieno di delicatezza e di struggente, ma virile poesia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fra tutte le stucchevoli leggende che l&#8217;uomo moderno si \u00e8 creato intorno al mito della natura, dopo averla aggredita e manipolata in mille modi, la pi\u00f9<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-23456","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23456","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23456"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23456\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23456"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23456"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23456"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}