{"id":23454,"date":"2015-09-28T02:08:00","date_gmt":"2015-09-28T02:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/28\/fortunati-i-bambini-nella-cui-infanzia-ce-un-giardino-incantato-come-quello-delleden\/"},"modified":"2015-09-28T02:08:00","modified_gmt":"2015-09-28T02:08:00","slug":"fortunati-i-bambini-nella-cui-infanzia-ce-un-giardino-incantato-come-quello-delleden","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/28\/fortunati-i-bambini-nella-cui-infanzia-ce-un-giardino-incantato-come-quello-delleden\/","title":{"rendered":"Fortunati i bambini nella cui infanzia c\u2019\u00e8 un giardino incantato come quello dell\u2019Eden"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;idea stessa del giardino, di coltivare &#8212; cio\u00e8 &#8212; un&#8217;area verde popolata di fiori, cespugli e alberi, scelti in modo da creare l&#8217;effetto estetico pi\u00f9 intenso, arricchendola da fontane, siepi, vialetti, statue, finte grotte, muretti ricoperti da rampicanti, magari anche da voliere con pappagallini canori e altri uccelli dal piumaggio variopinto o dalla voce melodiosa: tutto ci\u00f2 nasce dal desiderio di riprodurre quello che dovette essere il Paradiso terrestre.<\/p>\n<p>Tutti portiamo in cuore una oscura nostalgia di quel luogo stupendo, di quella pace meravigliosa, di quel senso perfetto di fusione e di armonia con la natura: non sappiamo dove e come, per\u00f2 sappiamo, <em>sentiamo<\/em> con una forza che soverchia ogni ragionamento e che respinge ogni obiezione, che quel luogo incantato noi l&#8217;abbiamo veduto, forse prima di nascere, forse in sogno, forse nella memoria collettiva della nostra specie, o, come dice Carl Gustav Jung, attraverso l&#8217;inconscio collettivo della nostra stirpe, dei nostri antenati sconosciuti. Forse, infine, ne abbiamo avuto una fuggevole visione, poco pi\u00f9 di una mera intuizione, in qualche momento fortunato, in qualche privilegiata circostanza della nostra vita interiore: quando, deposto il fardello delle quotidiane preoccupazioni, dei pensieri e delle tensioni della vita pratica, che ci trascinano verso il basso, abbiamo avuto la fortuna di lasciar volare la nostra anima verso le altezze, sfiorando, per un istante, l&#8217;Assoluto. E l\u00ec abbiamo intravisto l&#8217;immagine favolosa d&#8217;un giardino.<\/p>\n<p>Da quel momento in poi, quella immagine ha continuato a bussare alla porta della nostra coscienza, a fare capolino nei nostri sogni, a morderci il cuore con una ardente nostalgia; da quel momento in poi, il ricordo &#8211; pi\u00f9 o meno nitido, pi\u00f9 o meno vago &#8212; di quel giardino, di quella bellezza, di quella pace, ha continuato a lavorare nelle zone pi\u00f9 profonde del nostro essere; qualche volta \u00e8 sembrato eclissarsi, scomparire, ma poi, d&#8217;un tratto, \u00e8 riaffiorato, inestinguibile: \u00e8 entrato a far parte di noi, anche se il pi\u00f9 delle volte non ce ne siamo accorti. Almeno in apparenza. Di fatto, \u00e8 stato il suo ricordo a tenere sempre accesa la fiammella della speranza, anche nei momenti pi\u00f9 tristi: come un profumo dalla fragranza sovrumana, che persiste nell&#8217;aria anche dopo che la sua fonte apparente si \u00e8 allontanata da noi.<\/p>\n<p>I giardini di questo mondo, che abbiamo visto nei primi anni della nostra infanzia, erano gi\u00e0, rispetto a quello, delle semplici copie, alquanto sbiadite: eppure, anch&#8217;essi ci sono rimasti impressi in caratteri indelebili, e sempre rimarranno come ricordi incantati; forse li abbiamo visti durante una gita domenicale con i genitori; forse facevano parte di qualche santuario, di qualche abbazia, di qualche luogo sacro, ove la nostra famiglia si era recata in pellegrinaggio: in tal caso, alla dolcissima sensazione di una natura rigogliosa, e tuttavia sapientemente curata e amica dell&#8217;uomo, si \u00e8 aggiunta, senza che il nostro io di allora se ne rendesse conto, l&#8217;aura di sacralit\u00e0 e la forza di una fonte luminosa soprannaturale, che i credenti chiamano grazia.<\/p>\n<p>Quanto a noi, quel ricordo &#8212; cos\u00ec remoto da esser quasi indistinto &#8212; \u00e8 legato ad un&#8217;isola piena di verde, ad un giardino che circonda un santuario mariano vetusto e appartato, nel mezzo di una laguna del basso Friuli: il santuario dell&#8217;isola di Barbana, a breve distanza da Grado; un luogo mai pi\u00f9 rivisto in seguito, e che pure continua a vivere nel ricordo, carico di tutti gli incanti di una dimensione veramente paradisiaca, cio\u00e8 incredibilmente, meravigliosamente innocente, nel senso originario e, per cos\u00ec dire, quasi teologico del termine: qualche cosa di totalmente puro, di anteriore ad ogni possibile contaminazione, difetto, imperfezione.<\/p>\n<p>Quelle fronde, quelle chiome, quelle sagome svelte degli alberi contro il cielo azzurro, e il mare, e il respiro della laguna, e quella grande cupola della chiesa, e il campanile svettante al di sopra di tutto; e quella statua della Madonna nel mezzo del giardino, d&#8217;un bianco candidissimo contro il rosso del rosaio le infinite sfumature di verde e la fragranza dei fiori e il grande disco del sole che pare levarsi dalle onde come nel primo giorno della creazione del mondo: come potrebbero simili impressioni svanire del tutto dalla mente di un bambino, per quanto, nel corso del tempo, esse tendano a scivolare sempre pi\u00f9 indietro, facendosi cos\u00ec remote da divenire quasi improbabili? Eppure sono l\u00ec, custodite nel santuario della memoria, nello scrigno pi\u00f9 prezioso dei ricordi: e sono sempre state l\u00ec, pazienti, silenziose, benefiche, pronte a ridestarsi alla prima occasione.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una pagina vibrante di poesia nella celebre autobiografia di Helen Keller (1880-1968), la nota scrittrice ed educatrice statunitense, divenuta cieca e sorda all&#8217;et\u00e0 di un anno e mezzo, che tanto si \u00e8 spesa per essere \u00abl&#8217;occhio di chi non vede e l&#8217;orecchio di chi non sente\u00bb, nella quale ella descrive la meravigliosa bellezza del giardino della sua infanzia, fra le verdi colline del Tennessee (da: E. Keller, \u00abLa storia della mia vita\u00bb; titolo originale: \u00abThe Story of my Life\u00bb, New York, Don bleday X Company, inc., 1954; traduzione dall&#8217;americano delle Benedettine di S. Maria di Rosano, Modena, Edizioni Paoline, 1959, pp. 9-10):<\/p>\n<p><em>\u00abDopo la fine della guerra [qui si parla della Guerra di secessione, 1861-1865], la famiglia si trasfer\u00ec a Memphis nel Tennessee.<\/em><\/p>\n<p><em>Fino all&#8217;epoca in cui la malattia mi priv\u00f2 della vista e dell&#8217;udito, io vissi in una casetta formata da una grande stanza quadrata e da una piccola camera in cui dormiva la domestica.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel Sud si usa costruire una casetta accanto alla propria abitazione come una dipendenza da adoperare in caso di bisogno. Mio padre se la costru\u00ec dopo la guerra civile ed and\u00f2 ad abitarvi non appena sposato con mia madre.<\/em><\/p>\n<p><em>Era completamente ricoperta dalla vite, dalle rose rampicanti e dal caprifoglio tanto che a vederla dal giardino sembrava un grosso albero. Il piccolo porticato, nascosto da un paravento di rose gialle, era il rifugio preferito dei colibr\u00ec e delle api.<\/em><\/p>\n<p><em>La dimora dei Keller in cui viveva tutta la famiglia era a pochi passi dalla nostra casetta delle rose: la chiamavano &quot;Eden verde&quot; perch\u00e9 tutta la casa, gli alberi circostanti e le palizzate erano coperti da una bellissima edera inglese.<\/em><\/p>\n<p><em>Quel giardino di antico stampo fu il paradiso della mia infanzia. Anche prima che venisse la mia maestra [cio\u00e8 Anne Sullivan, anch&#8217;ella parzialmente cieca e, all&#8217;epoca, appena ventenne: la loro amicizia sarebbe poi durata quasi mezzo secolo], ero solita andare in esplorazione lungo le rigide siepi di bosso per cercarvi, guidata dall&#8217;odorato, le prime violette ed i gigli appena sbocciati. L\u00e0 andavo a cercare conforto dopo ogni crisi di pianto, nascondendo il volto in fiamme tra la frescura dell&#8217;erba e delle foglie. Che gioia provavo a perdermi in quel giardino fiorito, a vagabondare qua e l\u00e0, finch\u00e9, arrivando improvvisamente sotto una bella vite, la riconoscevo dalle foglie e dai fiori e capivo che era quella che copriva il padiglione diroccato situato all&#8217;estremo limite del giardino. L\u00ec strisciavano le clematidi, pendevano i gelsomini e si aprivano quei bellissimi fiori rari, che son detti gigli papilionacei perch\u00e9 i loro fragili petali assomigliano alle ali delle farfalle.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma le predilette erano le rose.<\/em><\/p>\n<p><em>Non ho mai trovato nelle ville del Nord rose tanto splendide quanto le rose rampicanti della mia casa del Sud. Pendevano dal porticato in lunghi festoni, saturando l&#8217;aria con la loro fragranza. Di prima mattina, appena lavate dalla rugiada, apparivano cos\u00ec morbide, cos\u00ec pure da sembrare asfodeli del giardino di Dio.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>La scrittrice americana, in questa mezza pagina di prosa, \u00e8 riuscita a trasmettere al lettore le vivide sensazioni e l&#8217;incanto indefinibile di un&#8217;anima infantile che si apre palpitante e quasi incredula, attraverso la venust\u00e0 di un giardino fiorito, al mistero insondabile e alla sconvolgente rivelazione della bellezza, della natura, della vita nel suo splendore primigenio. Ella vide quel giardino con la stessa ammirazione stupefatta con cui Adamo ed Eva videro il giardino dell&#8217;Eden; ed \u00e8 cos\u00ec per ogni bambino che faccia, per la prima volta, una analoga esperienza, purch\u00e9 la sua anima non sia stata intorbidata e contaminata dalla consuetudine con il disincanto, per colpa di cattive abitudini contratte grazie a dei genitori distratti, o egoisti, o profondamente immaturi, che, invece di vegliare sulla sua luminosa innocenza, come su di un tesoro d&#8217;incalcolabile valore, hanno permesso che si sciupasse e si disperdesse.<\/p>\n<p>Nella memoria di ciascun bambino, vogliamo credere, giace un ricordo di questo genere: forse un ricordo pi\u00f9 tardivo, e quindi pi\u00f9 nitido e preciso; forse pi\u00f9 precoce, e quindi ancor pi\u00f9 vago e indistinto; forse pi\u00f9 antico ancora: come di cosa vista in un&#8217;altra dimensione, nel grembo materno, o forse addirittura prima; ma c&#8217;\u00e8, ci deve essere. Magari sommerso da colline di scorie, da montagne di detriti: tutte le cose inutili e tutto il falso sapere dell&#8217;et\u00e0 adulta. Ecco: per rievocare il giardino incantato della prima infanzia, bisogna prima imparare a sbarazzarsi di tutta quella zavorra, che fa velo allo sguardo su ci\u00f2 che \u00e8 essenziale.<\/p>\n<p>Essenziale \u00e8 l&#8217;amore. Il bambino lo intuisce, ma non lo sa; lo sfiora, ma non vi entra.<\/p>\n<p>L&#8217;adulto crede di saperlo, perch\u00e9 lo ha sentito dire, o forse perch\u00e9 lo ha letto nelle pagine di un libro: ma non ci crede, o non osa farne la prova. Anche se ha la parola <em>amore<\/em> sempre sulle labbra, in realt\u00e0 non ne sa nulla; la sua ignoranza \u00e8 totale. E come potrebbe saperne qualcosa, capirne anche solo la millesima parte, se non \u00e8 mai capace, neppure per un solo istante, di spogliarsi del suo ego capriccioso e viziato, che vuol essere sempre al centro di tutto? Per capire l&#8217;amore, per giungere a vederlo, bisogna sbarazzarsi dell&#8217;ego: solo allora lo sguardo si fa limpido e l&#8217;atmosfera diventa respirabile: solo allora e non prima. No; neanche un minuto prima. E tanto peggio per chi \u00e8 impaziente e vive divorato dalla fretta.<\/p>\n<p>Ecco: il giardino simboleggia anche questo: la bellezza senza tempo, senza ansia, senza fretta; la bellezza calma, serena, raccolta in se stessa. I fiori si specchiano nell&#8217;acqua del ruscello come se avessero a disposizione tutta l&#8217;eternit\u00e0: e non hanno che una breve stagione. Ma nessuno la conta, la misura; nessuno la scompone in mesi, settimane, giorni, ore, minuti, secondi. Non i fiori che sussurrano e neanche la corrente tranquilla del ruscello. Ogni cosa parla di calma, serenit\u00e0, pace; ogni cosa \u00e8 raccolta nel mistero sacro della vita e dell&#8217;essere. Tutto \u00e8 buono perch\u00e9 tutto celebra le lodi di Dio e innalza una preghiera di ringraziamento.<\/p>\n<p>Il giardino incantato che dovrebbe splendere nella coscienza del bambino, accompagnandolo poi lungo tutta la sua vita di adulto, fino ai giorni estremi della vecchiaia, \u00e8 il guardino dell&#8217;amore, degli affetti, dei sentimenti. Fortunato il bambino i cui genitori gli hanno costruito intorno quel giardino, avvolgendolo nel suo profumo e penetrandolo del suo mistero. Il bambino non conosce le spine: vede le rose e se ne rallegra; imparer\u00e0 pi\u00f9 tardi, quando sar\u00e0 il momento: diventer\u00e0 uomo senza per\u00f2 scordare la bellezza, senza scivolare nel disincanto e nel cinismo. Il bambino, per essere felice, ha bisogno di quel giardino fiorito: il giardino dell&#8217;amore dei suoi genitori fra di loro e verso di lui, e di lui per essi e per i fratellini e le sorelline. Il giardino della famiglia.<\/p>\n<p>Tutto il resto non gli serve, o gli \u00e8 di danno. I regali frequenti e costosi, i giochi elettronici, i gingilli tecnologici non gli servono e non gli fanno bene: non lo aiuteranno a crescere, n\u00e9 potranno fare le veci del giardino incantato. Che gli adulti lo tengano bene a mente: per crescere un bambino sereno, per accompagnarlo verso l&#8217;autonomia e le responsabilit\u00e0 della vita adulta, bisogna concedergli il suo tempo, rispettare la sua infanzia, non forzare i suoi ritmi. E dargli amore. Ci sono tanti modi; non occorre ripeterglielo sempre, ma solo con le labbra. Stargli accanto, raccontargli una fiaba, dargli il bacio della buonanotte: questo \u00e8 dargli amore. Aiutarlo a divenire quel che deve essere, questo \u00e8 amore: non gi\u00e0 cercare di trasformarlo in una copia di suo pap\u00e0 o di sua mamma.<\/p>\n<p>Gli adulti che non hanno avuto un&#8217;infanzia serena tendono a sottrarla anche ai loro figli: cercano di risarcirsi delle loro delusioni e frustrazioni, passate e presenti, distruggendo il giardino incantato dei loro figli a forza di parole amare, di comportamenti nevritici e possessivi. Non che non debbano sgridarlo e anche punirlo, quando occorre: ma sempre con amore vero. Devono rispettare e accudire il suo giardino, perch\u00e9 da esso germoglier\u00e0 il seme di una vita riuscita.<\/p>\n<p>Una vita pu\u00f2 dirsi riuscita se la illumina l&#8217;amore; fallita, se si trascina nella perenne tirannia dell&#8217;ego. L&#8217;ego \u00e8 la pianta parassita che insidia il giardino; c&#8217;\u00e8 un solo modo di sconfiggerla: amare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;idea stessa del giardino, di coltivare &#8212; cio\u00e8 &#8212; un&#8217;area verde popolata di fiori, cespugli e alberi, scelti in modo da creare l&#8217;effetto estetico pi\u00f9 intenso,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-23454","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23454","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23454"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23454\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23454"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23454"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23454"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}