{"id":23453,"date":"2016-03-29T08:37:00","date_gmt":"2016-03-29T08:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/03\/29\/nellamore-disperato-di-balzac-per-eva-hanska-la-tragica-beffa-duna-vita-mancata\/"},"modified":"2016-03-29T08:37:00","modified_gmt":"2016-03-29T08:37:00","slug":"nellamore-disperato-di-balzac-per-eva-hanska-la-tragica-beffa-duna-vita-mancata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/03\/29\/nellamore-disperato-di-balzac-per-eva-hanska-la-tragica-beffa-duna-vita-mancata\/","title":{"rendered":"Nell\u2019amore disperato di Balzac per Eva Hanska la tragica beffa d\u2019una vita mancata"},"content":{"rendered":"<p>Il capitolo dell&#8217;amore di Honor\u00e9 de Balzac per la &quot;straniera&quot;, come lui la chiamava, ossia la bella contessa polacca Ewelina Hanska, proprietaria, nella lontana Ucraina, d&#8217;una immensa tenuta agricola e sposata con un marito abbastanza vecchio da lasciarla vedova per tempo, \u00e8, insieme, la cifra della vita pi\u00f9 intima del grande scrittore francese, e una specie di storia nella vastissima cornice della <em>Commedia umana<\/em>, un teatro nel teatro, una vicenda paradigmatica e universale, nella quale ciascuno pu\u00f2 leggere, in controluce, il dramma di una passione terrena che si aggrappa convulsamente a se stessa, nella smania impossibile di sfiorare l&#8217;assoluto, ma resta impigliata e invischiata nelle sue umane, umanissime contraddizioni.<\/p>\n<p>Balzac, \u00e8 bene tenerlo presente prima di formarsi un&#8217;idea a proposito della sua vita affettiva, era letteralmente divorato dalla febbre creativa. Aveva una capacit\u00e0 di lavoro semplicemente disumana: scriveva anche decine di pagine al giorno, a tutte le ore del d\u00ec e della notte; e, per tenersi sveglio e lucido, era capacissimo di bere anche cinquanta tazze di caff\u00e8. Chiunque altro sarebbe rimasto fiaccato da un simile ritmo di vita nel giro di qualche settimana o di qualche mese; lui tenne duro fino a cinquant&#8217;anni (era nato nel 1799 e mor\u00ec nel 1850). Oltre alle decine e decine di romanzi che sfornava con foga pazzesca, scriveva anche un gran numero lettere; e, nel contesto del suo ricco epistolario, un posto non certo secondario \u00e8 occupato da quello con la contessa Hanska, con la quale rimase in contatto a mezzo della parola scritta per la maggior parte del loro amore, durato pi\u00f9 di cinque lustri.<\/p>\n<p>L&#8217;aveva conosciuta, appunto, per lettera: lei era una sua ammiratrice e, un giorno, s&#8217;era decisa a scrivergli; lui ne rimase stregato ancora prima di vederla, le fiss\u00f2 un appuntamento &#8212; in Svizzera, a Neuch\u00e2tel &#8211; nel 1833: si conobbero di persona, si piacquero, s&#8217;innamorarono; poco pi\u00f9 tardi, a Ginevra, divennero amanti. Fu un amore tumultuoso, passionale, romantico: strano destino, per l&#8217;antiromantico Balzac; il quale, via, che si addentrava in questo nuovo sentimento &#8212; nuovo perch\u00e9, pur avendo avuto molte donne, probabilmente non si era mai innamorato di nessuna &#8212; andava assomigliando sempre di pi\u00f9 a uno dei suoi personaggi, a un pap\u00e0 Goriot che soffre di un amore infelice, non ricambiato. Lei, Eva Hanska, non \u00e8 chiaro se e quanto lo abbia amato, dopo la prima fase &quot;bollente&quot;; \u00e8 certo che, per altri sei o sette ani, i due tirarono avanti scrivendosi e vedendosi solo ogni tanto, addirittura a distanza di anni. Ma quando, nel 1841, lei rimase vedova (con una sola figlia da accudire, peraltro gi\u00e0 grandicella), Balzac fu posseduto da una vera e propria ossessione: sposarla. Lui, borghese carico di debiti, abituato a una vita quanto mai disordinata, che si sdoppiava fra la sua frenesia di scrittore e qualche fuggevole amorazzo &quot;compensativo&quot;, e lei, la nobildonna un po&#8217; superba, un po&#8217; fredda e calcolatrice, che pareva uscita da un altro mondo, popolato ancora dai servi della gleba, e viveva al centro d&#8217;una immensa propriet\u00e0 fondiaria: indubbiamente erano una coppia male assortita, e qualcosa avrebbe dovuto suggerire al gran conoscitore d&#8217;uomini, al finissimo psicologo e allo spietato realista, che i conti non tornavano. E invece no, lui s&#8217;incapon\u00ec come un bambino, come un monomaniaco: a smaniare, strepitare, pregarla, supplicala, lusingarla: la tempestava di proposte matrimoniali, come se da ci\u00f2 fosse dipesa la sua stessa vita. Lei nicchiava, tergiversava, temporeggiava: e in tal modo lasci\u00f2 passare la bellezza di quasi dieci anni. Dieci anni che avrebbero potuto essere felici, se fosse stato vero amore da parte di entrambi. Alla fine, vinta da tanta insistenza, lei disse di s\u00ec, e lui vol\u00f2 da Parigi all&#8217;Ucraina, viaggio pi\u00f9 che mai incomodo e faticoso, coi mezzi d&#8217;allora; e finalmente celebrarono le nozze ardentemente agognate, fra carrozze, cavalli e servitori innumerevoli, proprio come in una fiaba orientale. Ahim\u00e8, troppo tardi: il cuore di Balzac &#8212; intendiamo proprio l&#8217;organo cardiaco -, sfinito da quel ritmo di vita massacrante, non ce la faceva pi\u00f9: si era ingrossato a dismisura, e, nel giro di soli cinque mesi, cess\u00f2 di battere per sempre. Fu la fine: ad Eva non rest\u00f2 altro che accudire quel povero marito moribondo, e poi accompagnarlo al camposanto. Avrebbe potuto essere la sua fata buona; fu solo la sua infermiera e, forse, la sua becchina.<\/p>\n<p>Ecco come rievocano questo capitolo della vita del grande scrittore francese, Franca Gambino e altri (in:A.A. V.V., _3Cem>Honor\u00e9 de Balzac<\/em>, Milano, Mondadori, 1969, pp. 31-32):<\/p>\n<p><em>La lunga storia degli amori di Balza c con Eva (Evelina) Hanska, ha, nell&#8217;ordine, tre &quot;movimenti&quot; fondamentali: il passionale, il tiepido e il patetico. Il &quot;passionale&quot; \u00e8 quello dei primi slanci, subito dopo l&#8217;incontro con l&#8217;ignota &quot;straniera&quot; che gli ha scritto una lettera vibrante d&#8217;ammirazione; il &quot;tiepido&quot; quello che vede il protrarsi discontinuo e a volte stanco dei loro rapporti in sede quasi esclusivamente epistolare. &quot;Patetico&quot; \u00e8 invece il supplizio finale di Balzac, incaponitosi a sposare una donna che vorrebbe invece fuggirlo e che, se acconsente all&#8217;unione nuziale, lo fa per piet\u00e0, quando lui \u00e8 ormai allo stremo dell&#8217;esistenza. La passione ha inizio a Neuch\u00e2tel, nell&#8217;autunno del 1833. Lo scrittore e la &quot;straniera&quot; si incontrano sula passeggiata della cittadina, dopo un appuntamento fissato da Balzac, fra la una e le quattro. &quot;Voi siete ancora giovane, mi dicono&quot; scriveva la contessa in una lettera. &quot;Vorrei conoscervi, ma credo di non averne bisogno; un istinto dell&#8217;anima mi fa presentire il vostro essere; io me l&#8217;immagino, a modo mio, e so che dir\u00f2: &#8216;Eccolo&#8217;, appena vi scorger\u00f2&quot;. Pi\u00f9 o meno le stesse parole le aveva scritto lui: &quot;Sono sicuro che vedendovi quale siete nella realt\u00e0 dir\u00f2: &#8216;\u00c8 lei! Lei il mio amore: tu!&quot;. Non si hanno particolari precisi sull&#8217;incontro e non si sa perci\u00f2 se fu proprio cos\u00ec sfolgorante come i due avevano pensato. Balzac pare fosse molto colpito dalla bellezza della donna, dalla sua &quot;aria di languore e dignit\u00e0&quot;, dalla espressione &quot;insieme altera e sensuale&quot;. Ignoriamo quali fossero le impressioni di lei, di fronte a quell&#8217;uomo rotondetto, mal pettinato e dalla dentatura alquanto lacunosa. \u00c8 per\u00f2 probabile che anche lei, come tante altre, soggiacesse alla particolare luce di intelligenza di quegli occhi &quot;negri scintillanti di fuoco&quot;. A Neuch\u00e2tel, dunque, il primo incontro e le prime schermaglie. Ma ci sono troppi ostacoli, e ci vuole prudenza. Honor\u00e9 si accontenta di un fuggevole bacio, e Eva se ne offende. &quot;Cattiva!&quot; le scrive subito lui. &quot;&quot;Non hai visto nei miei sguardi tutto quel che desideravo?&#8230; Se non ti ho detto con quale ardore avrei voluto che tu venissi da me un attimo, \u00e8 solo perch\u00e9 non possedevo un alloggio decente in cui riceverti!&#8230; Ma a Ginevra, oh! Mio angelo adorato, a Ginevra, io avr\u00f2 per il nostri amore pi\u00f9 spirito di quanto ne occorrerebbe a dieci uomini per essere spirituali!&quot;. Dovette essere una vera e propria kermesse di spiritualit\u00e0, quell&#8217;incontro ginevrino; Honor\u00e9 alloggiava all&#8217;Auberge de l&#8217;Arc, vicino alla casa di lei, la Maison Mirabaud al Pr\u00e9-L\u00e9v\u00eaque. Gli scambi di visite &quot;ufficiali&quot; &#8212; poich\u00e9 agli occhi del vecchio conte Hanski egli passava quale gradito &quot;amico di famiglia&quot; &#8212; coprivano senza difficolt\u00e0 quelli meno ufficiali. \u00c8 un momento esaltante. Quarantatre giorni di felicit\u00e0. Ogni tanto Eva gli fa scenate di gelosia, gli rimprovera le molte relazioni femminili. Ma l&#8217;ardente Honor\u00e9 trova sempre argomenti convincenti. &quot;Madame de R\u00e9camier?&quot;. Nient&#8217;altro che una conoscenza mondana. &quot;La contessa Potocka?&quot;. Solo una cuginetta innocente. &quot;E Laura de Berny?&quot;. Laura no, proprio n on ebbe l&#8217;animo di rinnegarla. Ma, del resto, a che pro? Forse che non potevano starci due &#8216;dilecte&#8217; in un cuore tanto grande? &quot;Tu sarai la &#8216;dilecta&#8217; giovane&#8230; Non ti scandalizzare per questo accostamento di due sentimenti. Voglio pensare di averti amata in lei&#8230;&quot;. Un po&#8217; raffazzonata come spiegazione, ma molto, molto romantica&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Gli anni che seguono la stagione del folle amore ginevrino sono densi di avvenimenti che tengono separati i due amanti. Si scrivono spesso, ma lei quando on \u00e8 gelosa \u00e8 distratta: lui mente per tranquillizzarla, mente per non trascurare di rubare il pi\u00f9 sovente possibile, anche in assenza dell&#8217;amata, qualche porzione di felicit\u00e0 agli angeli del Paradiso. &quot;Un artista&quot;, dopo l&#8217;estenuante lavoro, ha pur diritto &quot;di opporre violente distrazioni alla sua vita, cos\u00ec al di fuori di quella comune!&quot;. \u00c8 il periodo &quot;tiepido&quot; Eva e Balzac si vedono solo a distanza di anni. Quattro giorni a Vienna nel 1835, poi ancora fiumi di lettere e lunga separazione forzata. Lui a Parigi, pieno di debiti, immerso nelle sue innumerevoli bozze nari tirate; lei in Ucraina con la sua vita di principessa, i duemila domestici, la tenuta di ventimila ettari popolata di 3.035 &quot;anime&quot;, le carrozze, i cavalli, e la adorata figlia Anna da allevare ed educare. Ognuno ha il suo destino, e forse l&#8217;antico amore si spegnerebbe del tutto col tempo se non venisse a riaccenderlo &#8212; in Balzac perlomeno &#8212; un fatto nuovo: il conte Hanski muore, nel 1841.<\/em><\/p>\n<p><em>Da quel momento, Honor\u00e9 non sogna che il matrimonio con la &quot;straniera&quot;. \u00c8 qui che il suo amore comincia a tingersi di patetico. Perch\u00e9 nonostante le molte infedelt\u00e0, le relative bugie e i non pochi inganni egli l&#8217;ha amata davvero, la sua Eva. E proprio adesso che si crede vicino ad afferrare un sogno mai del tutto deposto, l&#8217;&quot;angelo adorato&quot; comincia a sfuggirgli. \u00c8 una storia molto grigia, fatta di paure e incertezze da parte di una donna non pi\u00f9 giovane, non pi\u00f9 innamorata come un tempo e invece molti legata alle convenzioni sociali e al rispetto del mondo. \u00c8 ricca, nobile; perch\u00e9 imparentarsi con quel borghese, scrittore s\u00ec di un certo genio, ma uomo cos\u00ec incostante, cos\u00ec poco raffinato e, oltretutto, ingolfato sino agli occhi in una situazione economica disastrosa?<\/em><\/p>\n<p><em>Fra incontri, colloqui, suppliche di lui, temporeggiamenti di lei, passano quasi dieci anni. Dieci anni sulla carta son presto scritti. Ma nella vita di un uomo che lavora come un pazzo, senza pace, respinto anche da quel porto d&#8217;amore che \u00e8 divenuto ormai la sua ossessione, sono abbastanza per aprire un comodo varo alla morte. Il tanto atteso matrimonio viene finalmente celebrato il 14 marzo 1850, nella chiesa di Santa Barbara, a Berditcheff, in Ucraina. Ma il destino di Honor\u00e9 \u00e8 gi\u00e0 segnato. La diagnosi medica \u00e8 impietosa, ma precisa: ipertrofia cardiaca. Honor\u00e9 ha violente crisi di soffocazione, bronchiti che gli squassano i polmoni, affanno quasi costante. La vita coniugale di Balzac durer\u00e0 pi\u00f9 o meno sei soli mesi, dopo ben sedici anni di corteggiamenti epistolari e di romantici inseguimenti per tutta l&#8217;Europa. Ala straniera rimane tuttavia il merito d&#8217;avere almeno accettato di accompagnare Honor\u00e9 in pace alla fine, restandogli vicina negli ultimi mesi: dal felice 14 marzo al triste 18 agosto. Molto poco. Troppo tardi, s&#8217;\u00e8 decisa a dirgli di s\u00ec.<\/em><\/p>\n<p>Che dire di questa vicenda fra il romantico e il patetico, fra lo struggente e il patologico, che sembra uscita da uno dei romanzi della <em>Commedia umana<\/em>, come se Balzac, per una volta, avesse deposto i panni dell&#8217;autore e si fosse fatto personaggio di se stesso? \u00c8 un&#8217;idea che sarebbe piaciuta a Pirandello, convinto della maggiore realt\u00e0 dei personaggi rispetto alle persone, e quindi anche rispetto agli scrittori che creano, ma solo in apparenza, le loro storie; in realt\u00e0, da qualche parte, i personaggi, misteriosamente, gi\u00e0 esistono, e l&#8217;autore non fa altro che fornir loro l&#8217;occasione di venire in piena luce.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo Balzac non \u00e8 stato all&#8217;altezza del Balzac scrittore: e non gi\u00e0 perch\u00e9 avesse smarrito la padronanza di se stesso (succede a tutti, quando s&#8217;innamorano davvero), ma perch\u00e9 non si \u00e8 reso conto di aver trasferito su una donna abbastanza ordinaria tutte le sue aspettative letterarie; di aver proiettato su una creatura mortale (e non priva di difetti) la sua sete di assoluto. Questo grande realista aveva un fondo di sentimentalismo ingenuo: puntava troppo in alto, ma con mezzi puramente umani; ed \u00e8, questo, il classico corto circuito dell&#8217;anima romantica. La donna angelo pu\u00f2 condurre l&#8217;anima verso Dio; ma la donna puramente umana, per quanto leggiadra e affascinante, non riuscir\u00e0 nemmeno nell&#8217;assai pi\u00f9 prosaica missione di dare a un uomo un poco di felicit\u00e0 terrena, se quest&#8217;uomo, in realt\u00e0, non la vede per come essa effettivamente \u00e8, ma la adorna di virt\u00f9 immaginarie, di attributi fantastici.<\/p>\n<p>Alla fine, il sogno d&#8217;amore di Balzac si \u00e8 trasformato in commedia, in tragedia, in ironica beffa: gli \u00e8 sfuggito fra le dita come sabbia, lo ha consumato come una candela che si spegne, lo ha letteralmente distrutto. Senza dubbio la sua salute era gi\u00e0 minata; ma \u00e8 probabile che la molla stessa del suo amore &quot;impossibile&quot; gli abbia dato un supplemento di energia per tirare avanti ancora alcuni anni. Quando \u00e8 riuscito ad afferrare l&#8217;inafferrabile oggetto del desiderio, \u00e8 sopraggiunta la fine: le sue forze si erano consumate, il suo slancio si era ripiegato su se stesso. Il sogno \u00e8 sempre inferiore alla realt\u00e0; e la tensione verso l&#8217;impossibile, una volta appagata, non trova pi\u00f9 nulla di cui alimentarsi, e non pu\u00f2 che spegnersi. \u00c8 il suo destino. Chi vuole l&#8217;impossibile, finisce per autodistruggersi. Solo chi sa vedere le cose finite come un ponte che dev&#8217;essere attraversato, come un mezzo per innalzarsi al di sopra di se stesso, ne ha compreso tutto il segreto; e Balzac, questo maestro incomparabile dei segreti pi\u00f9 reconditi del cuore umano, non aveva compreso una verit\u00e0 tanto semplice ed essenziale. La sua storia \u00e8 malinconica e patetica, ma ha in se stessa un significato profondo, che pare essere sfuggito proprio a lui che la viveva.<\/p>\n<p>Forse la verit\u00e0 \u00e8 che egli non ha mai avuto il coraggio di interrogarsi a fondo sul proprio sentimento; non ha mai osato domandarsi cosa rappresentasse per lui Madame Hanska, e perch\u00e9 fosse divenuta cos\u00ec impellente, cos\u00ec compulsiva, la brama di sposarla a tutti i costi. Si era forse illuso che le cose possano appartenerci intimamente, una volta che noi le abbiamo fatte nostre? Se \u00e8 cos\u00ec, bisogna concludere che il grande scrittore era rimasto in superficie: non aveva compreso che niente ci appartiene veramente, sul piano materiale; ma che tutto \u00e8 nostro per sempre, se ci portiamo sul piano della vita soprannaturale. Tuttavia, per fare questa operazione prodigiosa, ci vuole un ingrediente che egli, evidentemente, non aveva, e forse neppure sospettava: la fede. Ecco perch\u00e9 la sua gigantesca <em>Commedia umana<\/em> rimane come una cattedrale incompiuta; come una torre audacissima, che non \u00e8 stata portata a compimento.<\/p>\n<p>Le biografie di Balzac ci dicono che egli era un cattolico, un conservatore, un monarchico convinto: ma questi dati esteriori &#8212; le maschere, direbbe Pirandello &#8212; poco o nulla ci dicono del vero Balzac. Del cattolicesimo, in realt\u00e0, sembra essergli mancata la cosa principale: la fede nella Grazia, ossia la consapevolezza che l&#8217;uomo, senza Dio, \u00e8 niente, ma che, unito a Lui, diventa realmente capace di superare qualsiasi ostacolo, di realizzare qualunque obiettivo. C&#8217;\u00e8 troppa fredda analisi e troppo poco calore di fede nel mondo di Balzac. E cos\u00ec, quando ha avuto bisogno lui stesso di quel calore, per poter scaldare la sua vita intirizzita, si \u00e8 trovato a rimestare in un mucchietto di cenere fredda.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il capitolo dell&#8217;amore di Honor\u00e9 de Balzac per la &quot;straniera&quot;, come lui la chiamava, ossia la bella contessa polacca Ewelina Hanska, proprietaria, nella lontana Ucraina, d&#8217;una<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[172],"class_list":["post-23453","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-honore-de-balzac"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23453","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23453"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23453\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23453"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23453"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23453"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}