{"id":23449,"date":"2007-12-07T08:58:00","date_gmt":"2007-12-07T08:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/12\/07\/bakunin-e-gli-ebrei\/"},"modified":"2007-12-07T08:58:00","modified_gmt":"2007-12-07T08:58:00","slug":"bakunin-e-gli-ebrei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/12\/07\/bakunin-e-gli-ebrei\/","title":{"rendered":"Bakunin e gli Ebrei"},"content":{"rendered":"<p>Vi \u00e8, tra i copiosi scritti di Mikhail Bakunin, uno nel quale il rivoluzionario russo si esprime in maniera assai incisiva sugli Ebrei d&#8217;Europa (allora non esisteva lo Stato d&#8217;Israele e lo stesso sionismo era ancora di l\u00e0 da venire), o, per dir meglio, sulle posizioni-chiave che nel commercio, nella finanza e nell&#8217;editoria alcuni di essi avevano raggiunto.<\/p>\n<p>Si tratta dell&#8217;articolo <em>Ai compagni della Federazione delle sessioni internazionali del Giura<\/em> e risale al febbraio-marzo del 1872. Bakunin era stato duramente attaccato dal <em>Volkstaat<\/em>, organo del Partito della Democrazia Socialista tedesca, il cui redattore-capo era Wilhelm Liebknecht, e in seguito anche dall&#8217;organo della Federazione ginevrina, <em>L&#8217;Egalit\u00e9<\/em> (che era anche l&#8217;organo della Federazione romanda). Bakunin era stato accusato addirittura di mirare a una &quot;dittatura personale&quot; e quindi si sentiva ferito ed esacerbato.<\/p>\n<p>Nel brano che riportiamo (tratto da M. Bakunin, <em>Opere complete,<\/em> Edizioni della rivista &quot;Anarchismo&quot;, Catania, 1977, vol. III, pp. 21 sgg.) egli denuncia non solo un complotto contro la sua persona, volto a screditarlo negli ambienti internazionalisti, ma altres\u00ec una sorta di &quot;quinto potere&quot; ebraico all&#8217;interno della stessa Internazionale: press&#8217;a poco quello che oggi, con termine politicamente scorrettissimo, si definisce &quot;lobby&quot;. Pur tenendo conto del clima arroventato dalle polemiche tra la fazione marxista e quella bakunista della Prima Internazionale, che sarebbe culminata appunto con l&#8217;espulsione degli anarchici, nonch\u00e9 dagli strascichi delle polemiche relative alla spaccatura nel socialismo europeo determinata dalla guerra franco-prussiana, non \u00e8 possibile ignorare che il tono generale del documento denota una forte contrariet\u00e0 nei confronti della asserita invadenza dell&#8217;elemento ebraico, una contrariet\u00e0 che sembra esulare dai motivi contingenti della polemica politica.<\/p>\n<p>Si direbbe che, in esso, Bakunin tradisca la malcelata antipatia che nutriva tanto verso gli Ebrei, quanto verso i Tedeschi; antipatia che l&#8217;ebreo tedesco Marx, e molti seguaci di quest&#8217;ultimo, ricambiavano di tutto cuore nei confronti degli Slavi. Perci\u00f2 esso \u00e8 da un lato testimonianza del permanere, sotto la vernice dell&#8217;internazionalismo socialista, di forti tensioni e contrasti di natura schiettamente nazionale (il cui tragico punto d&#8217;arrivo saranno, alla fine del Novecento, le pulizie etniche e i massacri nella ex Jugolslavia); dall&#8217;altro il malessere di alcuni intellettuali europei, non certo sospettabili di condividere i pregiudizi antisemiti del governo zarista (del resto, i <em>Protocolli dei savi di Sion<\/em> non esistevano ancora) nei confronti di una presenza ebraica percepita come sempre pi\u00f9 significativa nelle posizioni strategiche della societ\u00e0, dell&#8217;economia e dell&#8217;informazione. Pertanto ci consente di gettare nuova luce sugli antefatti di un malessere diffuso, che alcuni decenni pi\u00f9 tardi avrebbe trovato sfogo anche nell&#8217;Europa occidentale (ad esempio, con l&#8217;<em>affaire<\/em> Dreyfuss) oltre che, tradizionalmente, nei <em>pogrom<\/em> dell&#8217;Europa orientale, sobillati dalle stesse autorit\u00e0 statali, per culminare infine in una delle pi\u00f9 grandi tragedie del mondo moderne, allorch\u00e9 il nazismo sal\u00ec al potere in Germania, nel 1933.<\/p>\n<p>Data la delicatezza dell&#8217;argomento, vorremmo cercare di essere chiari e di evitare qualsiasi possibile strumentalizzazione. Riteniamo cio\u00e8 che il compito della ricerca storica sia quello di cercar di comprendere come e perch\u00e9 si siano prodotti certi avvenimenti e non quello di deprecare il fatto che essi abbiano avuto luogo. Ma questo non \u00e8 possibile se non si \u00e8 disposti a lasciare completa libert\u00e0 ideologica al ricercatore, in modo che egli possa rappresentare la realt\u00e0 a trecentosessanta gradi, senza remore e senza tab\u00f9. Orbene, quando si parla della presenza ebraica in Europa, prima della nascita del sionismo e anche dopo, scatta da parte di alcuni un riflesso condizionato, che li porta ad accusare di &quot;antisemitismo&quot; chiunque desideri accostarsi alla questione su indicata senza sposare incondizionatamente e preventivamente <em>tutte<\/em> le tesi di una storiografia di parte, secondo la quale anche solo accennare alle posizioni dominanti raggiunte da alcuni gruppi ebraici in Europa (e negli Stati Uniti d&#8217;America) sarebbe gi\u00e0 una dimostrazione, appunto, di antisemitismo.<\/p>\n<p>In ci\u00f2 vi \u00e8, senza dubbio, una preoccupazione comprensibile, se non storiograficamente legittima, poich\u00e9 il nazismo (\u00e8 quello, infatti, il termine di riferimento cui sempre corre il pensiero, quando si parla dell&#8217;ebraismo contemporaneo) fondava appunto il proprio antisemitismo sull&#8217;accusa agli Ebrei di aver diretto la regia dei due eventi pi\u00f9 calamitosi della modernit\u00e0: il totalitarismo bolscevico e la speculazione finanziaria della City e di Wall Street. Il commissario del popolo sovietico e il cinico uomo d&#8217;affari che specula in Borsa sui risparmi del ceto medio: queste erano le due figure pi\u00f9 detestate dall&#8217;ideologia nazionalsocialista; ed entrambe erano ricondotte &#8211; a torto o a ragione &#8211; nell&#8217;ambito di un disegno egemonico dell&#8217;ebraismo a livello mondiale.<\/p>\n<p>Comunque, l&#8217;articolo di Bakunin precede di sessant&#8217;anni l&#8217;avvento di Hitler al potere e si colloca interamente entro l&#8217;orizzonte politico-culturale dell&#8217;estrema sinistra europea, allora raccolta intorno alla (morente) Prima Internazionale dei Lavoratori. Il lettore, pertanto, far\u00e0 una opportuna distinzione tra quanto vi \u00e8 in esso di contingente e di polemico e quanto attiene a un piano di riflessione di carattere pi\u00f9 generale. A noi sembra chiaro che Bakunin, quando denuncia l&#8217;invadenza ebraica nei centri nevralgici europei e mondiali, non scivola per\u00f2 affatto nell&#8217;antisemitismo; non pi\u00f9 di quanto potrebbe essere accusato di sentimenti razzisti verso tutti i Siciliani colui che denunciasse, poniamo, la massiccia diffusione nazionale e internazionale della mafia. Piuttosto, per comprendere a pieno l&#8217;atteggiamento di Bakunin nei confronti degli Ebrei, bisogna tener presenti le sue forti pregiudiziali antireligiose, sulle quali poggiava tutta la sua concezione filosofico-politica (sintetizzabili nella celebre frase: <em>Se Dio esiste, l&#8217;uomo \u00e8 schiavo; ma Dio non esiste, dunque l&#8217;uomo \u00e8 libero<\/em>). Negli Ebrei egli vedeva pertanto i depositari di una tradizione religiosa connotata, a suo parere, dal massimo fanatismo e dalla massima intolleranza nei confronti degli altri popoli e degli altri culti; una tradizione che era stata perseguitata ma che era stata anche, a sua volta, persecutrice. L&#8217;ateo Bakunin non poteva vedere, perci\u00f2, nel giudaismo se non la forma pi\u00f9 acuta di aberrazione religiosa, quella sfociante della dottrina del &quot;popolo eletto&quot; e dei suoi sacri ed egoistici diritti, sopra tutti e a dispetto di tutti.<\/p>\n<p>Al tempo stesso, \u00e8 necessario tener presente che, all&#8217;epoca in cui scrive Bakunin, ossia nella seconda met\u00e0 dell&#8217;Ottocento, esisteva un problema ebraico che oggi si chiamerebbe di <em>integrazione.<\/em> Per una serie di ragioni storiche che risalgono certamente, almeno in parte, alle persecuzioni e alle discriminazioni delle quali erano stati vittime, le comunit\u00e0 ebraiche d&#8217;Europa, e specialmente dell&#8217;Europa centro-orientale, si erano spesso chiuse a riccio rispetto alle comunit\u00e0 nazionali presso le quali vivevano, al punto che non era infrequente la loro totale ignoranza delle lingue locali (il russo, il polacco, l&#8217;ucraino, l&#8217;ungherese, il tedesco, il romeno, ecc.). Inoltre, tali comunit\u00e0 &#8211; malviste per via del fatto che detenevano il monopolio del piccolo commercio e, spesso, del prestito a usura &#8211; erano, di quando in quando, percorse da ardenti fremiti di aspettativa messianica a breve scadenza, come \u00e8 stato ampiamente documentato in sede storiografica, in una prospettiva escatologica che faceva coincidere il loro riscatto nazionale con la loro affermazione religiosa, in quanto popolo &quot;eletto&quot;, sui cosiddetti <em>gentili<\/em>, visti come &quot;massa dannata&quot; destinata alle fiamme eterne della Geenna. Uno di questi Messia, vissuto nel XVIII secolo e noto col nome di Jakob Frank (ma il suo vero nome era Jakob Leibowicz) affermava che, cos\u00ec come Cristo aveva detto di essere venuto per liberare il mondo dalle grinfie di Satana, egli era venuto per liberare il mondo da tutte le leggi e i comandamenti e per distruggere ogni cosa, affinch\u00e9 il Dio buono potesse rivelarsi. Di conseguenza, nella sua dottrina tutto era permesso: menzogna, inganno, adulterio.<\/p>\n<p>Nell&#8217;Europa Occidentale, invece, dove il loro numero era assai pi\u00f9 contenuto, gli Ebrei &#8211; pur restando, nella maggioranza dei casi, legati alla loro religione e alle loro tradizioni nazionali &#8211; si erano in apparenza discretamente integrati, raggiungendo alte posizioni nella finanzia e nell&#8217;industria, oltre che nel mondo della cultura; e la stessa cosa, in misura anche maggiore, vale per gli Stati Uniti d&#8217;America. In Germania la loro posizione oscillava fra questi due estremi (cos\u00ec come la stessa cultura tedesca oscillava fra il modello prussiano-teutonico, di ascendenza aristocratico-feudale, luterano e imbevuto di spirito di superiorit\u00e0 verso i confinanti popoli slavi, e il modello renano-bavarese, storicamente imbevuto di cultura latina (rispettivamente francese e italiana), dalla musica alla letteratura all&#8217;architettura, cattolico e abituato a una secolare convivenza, ormai relativamente pacifica, con i popoli dell&#8217;Occidente. Pertanto gli Ebrei tedeschi, molto pi\u00f9 numerosi &#8211; percentualmente &#8211; di quelli italiani, francesi, inglesi e olandesi, ma di gran lunga meno numerosi di quelli russi, polacchi, ecc., vivevano in comunit\u00e0 urbane solidamente organizzate e tradizionalmente solidali, ove occupavano spesso notevoli posizioni nell&#8217;ambito dell&#8217;industria, del commercio, delle professioni liberali e della cultura. Non di rado essi si sentivano cittadini tedeschi a tutti gli effetti e dei Tedeschi condividevano pregi e difetti, compreso l&#8217;ardente nazionalismo che li avrebbe portati, nel 1914, ad abbracciare senza riserve la causa della Germania nel primo conflitto mondiale. Per la stessa ragione, non pochi di essi, agli esordi del nazionalsocialismo, si rivolsero con simpatia verso il nuovo movimento politico e solo quando esso mostr\u00f2 apertamente il suo volto razzista e antisemita se ne allontanarono, peraltro non senza significative eccezioni.<\/p>\n<p>Tornando ora alla questione ebraica nell&#8217;insieme del continente europeo e nel periodo storico che ci interessa, ossia gli ultimi decenni dell&#8217;Ottocento, se \u00e8 indubbio che esisteva un antisemitismo strisciante e, a volte, esplicito da parte delle comunit\u00e0 nazionali che ospitavano consistenti minoranze ebraiche, \u00e8 altrettanto vero che anche presso queste ultime esisteva, a volte, un sentimento di xenofobia e di disprezzo religioso nei confronti di quelle. Lo storico, pertanto, deve tener presenti tutti gli aspetti del complesso mosaico, per poter collocare la questione ebraica in Europa, nel XIX secolo e all&#8217;inizio del XX, nella sua giusta prospettiva o, quanto meno, in una prospettiva di verosimiglianza.<\/p>\n<p>Ed ecco la parte dell&#8217;articolo di Bakunin che concerne gli Ebrei.<\/p>\n<p><em>&quot;Fratelli e amici,<\/em><\/p>\n<p><em>voi non ignorate che da pi\u00f9 di due anni, a partire dall&#8217;ultimo Congresso dell&#8217;Internazionale, tenutosi a Basilea in settembre 1899, io sono divenuto l&#8217;oggetto delle calunnie pi\u00f9 ridicole ed odiose, da parte di alcuni organi della stampa socialista della Germania, cos\u00ec come da parte dell&#8217;organo della Federazione ginevrina,<\/em> L&#8217;Egalit\u00e9<em>, giornale che, dopo essere stato il rappresentante serio di un socialismo serio, \u00e8 finito per cadere tra le mani di un piccolo giudeo russo [cio\u00e8 Nikolai Isaakovic Outine, 1845-1883], mentitore sfrontato e intrigante senza vergogna.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00c8 stata una specie di cospirazione sfrenata e, per dire la parola giusta, una sporca cospirazione di ebrei tedeschi e russi contro di me.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Che cosa ho fatto per meritare questo onore? Me lo domando ancora oggi, e confesso che sarei molto imbarazzato nel rispondere a questa domanda. Voi che mi conoscete, sapete che non ho mai fatto altro che dedicare completamente, e senza nessun secondo fine, n\u00e9 d&#8217;ambizione, n\u00e9 d&#8217;interesse o di vanit\u00e0 personale, tutte le mie capacit\u00e0 e le mie forze al trionfo delle idee e di una causa che noi consideriamo sacra. Era mio diritto nello stesso tempo che era mio dovere.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non ho mai attaccato le persone. Ma ho energicamente combattuto le idee che mi sembravano dannose e false; e fra queste idee, quella che io respingo ancora oggi con tutta la passione, istintiva e ponderata nello stesso tempo, di cui sono capace, \u00e8 quell&#8217;idea infelice dell&#8217;<\/em>autorit\u00e0 <em>e del<\/em> potere politico <em>che i nostri avversari, senza dubbio sinceramente convinti,, ma secondo me, molto male ispirati, si sforzano di trapiantare nel programma e nell&#8217;organizzazione dell&#8217;Internazionale.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Questo \u00e8 il mio crimine, un crimine di cui non sono affatto l&#8217;iniziatore, come si \u00e8 voluto sostenere, ma il complice, con voi. Questo \u00e8 dunque il nostro crimine comune. E se i nostri avversari si fossero limitati ad attaccarci nelle nostre idee<\/em> anarchiche<em>, non avremmo sicuramente nulla da rimproverare loro. Sarebbe stato il loro diritto, come il nostro \u00e8 quello di difendere e propagare le nostre idee.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Disgraziatamente per l&#8217;Internazionale e per essi, non hanno voluto, non hanno potuto rassegnarsi a quella moderazione che era loro imposta sia dalla cura della propria dignit\u00e0 e dalla giustizia, che dall&#8217;interesse supremo della nostra grande Associazione, dalla quale essi attendono, cos\u00ec come noi, la liberazione finale del proletariato. La sfera delle idee \u00e8 sembrata loro troppo impersonale, troppo pura; e come dice il proverbio, scacciato il naturale, esso ritorna al galoppo. A loro \u00e8 stato necessario il vilipendio. Il vilipendio, chi non lo sa, costituisce l&#8217;ingrediente principale della polemica giudeo-tedesca. Gli Ebrei formano oggi in Germania una vera potenza. \u00c8 gi\u00e0 da molto tempo che regnano come padroni assoluti nella banca. Ma da una trentina d&#8217;anni sono riusciti anche a formare una specie di monopolio nella letteratura. In Germani non vi \u00e8 quasi pi\u00f9 nessun giornale che non abbia il suo redattore ebreo, e il giornalismo e la banca si danno la mano, rendendosi a vicenda dei servizi preziosi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La razza degli Ebrei \u00e8 una razza molto interessante. Essa \u00e8, nello stesso tempo, strettamente nazionale, ed internazionale per eccellenza, ma nel senso dello sfruttamento. \u00c8 questo che ha creato il commercio internazionale, e quello strumento economico cos\u00ec potente che si chiama credito. Ecco, certamente, dei diritti incontestabili alla riconoscenza dell&#8217;umanit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Come tutte le altre nazioni della terra, con tutte le qualit\u00e0 ed i difetti che la distinguono, essa \u00e8 il prodotto fatale della storia. Sarebbe dunque ingiusto rimproverarle questi misfatti:; ma dato che costituisce oggi un&#8217;incontestabile potenza, \u00e8 bene, \u00e8 necessario ristudiarla bene per rendersi conto di ci\u00f2 che pu\u00f2 portarci sia di danno, sia di utile, e per sapere come dobbiamo preservarci dall&#8217;uno, ed approfittare dell&#8217;altro.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Gli Ebrei sono sempre stati una razza molto intelligente e molto infelice, inumana, crudele, e vittima al tempo stesso, persecutrice e perseguitata. Essa adora fin dalla sua infanzia un Dio omicida, il pi\u00f9 barbaro e al tempo stesso il pi\u00f9 vanitosamente personale di tutti gli Dei conosciuti dalla terra, il feroce e vendicativo Jehovah, che ne aveva fatto il suo popolo eletto. Il suo primo legislatore, Mos\u00e9, le aveva ordinato di massacrare tutti i popoli, per stabilire la sua propria potenza. Questo fu il suo debutto nella storia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Molto fortunatamente per le altre nazioni, la potenza del popolo ebraico non eguagli\u00f2 la sua crudelt\u00e0! Sempre vinto, molto prima del trionfo finale dei Romani, trapiantato di forza dai suoi conquistatori assiri, babilonesi e persiani nelle parti pi\u00f9 lontane dell&#8217;Asia, pass\u00f2 dei secoli i un&#8217;emigrazione forzata. E fu nel centro di questa emigrazione che si form\u00f2 eed approfond\u00ec nel cuore degli Ebrei il culto di Gerusalemme, simbolo dell&#8217;unit\u00e0 nazionale. Nulla unisce tanto quanto la disgrazia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Diffusi e sparsi in tutta l&#8217;Asia, schiavi, disprezzati, oppressi, ma sempre intelligenti, essi formarono pi\u00f9 che mai una nazione: la nazione internazionale dell&#8217;Asia e di una parte dell&#8217;Africa. Sradicati dalla terra che Jehovah aveva dato loro e non potendo pi\u00f9 dedicarsi all&#8217;agricoltura, essi dovettero cercare un altro sbocco per la loro attivit\u00e0 appassionata ed inquieta. Questo sbocco non poteva essere altro che il commercio; ed \u00e8 cos\u00ec che gli Ebrei divennero il popolo commerciante per eccellenza. In tutti i paesi, essi ritrovarono i loro compatrioti, vittime come loro dell&#8217;oppressione straniera, disprezzati, come loro perseguitati, e come loro animati da un odio naturale e profondo contro le nazioni conquistatrici. Ci\u00f2 spiega come ha dovuto formarsi infine tra tutte le trib\u00f9 ebraiche sparse in Africa ed in Asia, fra gli Ebrei di tutti gli Stati, una vasta associazione commerciante, di mutuo soccorso e di assistenza, e di sfruttamento in comune di tutte le nazioni straniere; un popolo di parassiti vivente del sudore e del sangue dei loro conquistatori.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Le conquiste di Alessandro il Grande e la distruzione finale di Gerusalemme per opera di Tito, sotto il regno di suo padre, l&#8217;imperatore Vespasiano, e la deportazione di oltre un milione di schiavi ebrei in Italia, li sparpagliarono di forza in Europa, e finirono per imprimere loro di fatto quel carattere d&#8217;internazionalit\u00e0 sfruttatrice e strettamente nazionale che li distingue ancora oggi. Le crudeli persecuzioni di cui furono vittime, durante tutto il medio evo, ed in tutti i paesi, in nome di un Dio di giustizia e di amore, figlio unico e ben degno del loro Jehovah, finirono col determinare la loro tendenza eminentemente ostile alle popolazioni cristiane dell&#8217;Europa. E come sempre e pi\u00f9 che mai, essi risposero ad una oppressone stupida, crudele ed iniqua, con uno sfruttamento accanito.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Con la Chiesa cattolica ed i papi spartirono l&#8217;onore di aver per primi intuito l&#8217;onnipotenza del denaro, e centuplicarono questa potenza creando quella del credito. Le prime lettere di cambio ed i primi biglietti di banca furono, come si sa, emessi da degli Ebrei d&#8217;Italia e, grazie alle relazioni di questi con gli Ebrei di tutti gli altri paesi, questi strumenti di credito si diffusero in tutta l&#8217;Europa. Con la creazione del credito, gli Ebrei diedero un&#8217;anima al commercio internazionale, che cominci\u00f2 a svilupparsi gi\u00e0 a partire dal dodicesimo secolo, e, fin dall&#8217;inizio, essi divennero i padroni quasi esclusivi di questa anima.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Con il credito nacque o meglio si svilupp\u00f2, in una spaventosa proporzione l&#8217;usura, questa piaga sempre sanguinante dei proprietari nobili prima, e pi\u00f9 tardi delle popolazioni agricole. Nell&#8217;occidente dell&#8217;Europa, vi sono ancora molti paesi in cui i contadini proprietari o non proprietari sono letteralmente divorati dagli Ebrei; ma \u00e8 soprattutto nell&#8217;Europa orientale, nei paesi slavi ed ungheresi dell&#8217;Austria, nel granducato di Posen, in Prussia, in tutta la Polonia, la Lituania e la Russia Bianca qui compresa, in Moldavia e in Valacchia, che lo sfruttamento ebraico esercita i suoi saccheggi pi\u00f9 spietati e pi\u00f9 eccessivi. Cos\u00ec, in tutti questi paesi, il popolo detesta gli Ebrei. Esso li detesta al punto che tutte le rivoluzioni popolari sono accompagnate da un massacro di Ebrei: conseguenza naturale, ma che non \u00e8 per niente adatta a fare degli Ebrei dei partigiani della rivoluzione popolare e sociale.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Cos\u00ec occorre dire che gli Ebrei, in tutti i nostri paesi orientali, sono essenzialmente dei conservatori. Poich\u00e9 la civilt\u00e0, cos\u00ec come esiste ovunque oggi, significa lo sfruttamento sapiente del lavoro delle masse popolari a profitto delle minoranze privilegiate, gli Ebrei sono partigiani sfrenati della civilt\u00e0. E poich\u00e9 i grandi Stati burocratici e centralizzati sono nello stesso tempo la conseguenza e la condizione e anche il coronamento necessario di questo sfruttamento formidabile, essi sono partigiani ad ogni costo dello Stato. Essi hanno naturalmente in orrore lo scatenamento delle masse popolari, e non sino per niente anarchici.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Una cosa ugualmente degna di nota, \u00e8 che, in tutti i paesi dell&#8217;Europa orientale, gli Ebrei hanno adottato il tedesco come lingua nazionale; ci\u00f2 fa s\u00ec che i nostri Cosacchi s&#8217;immaginano molto seriamente che gli stessi Tedeschi altro non siano che Ebrei battezzati. Gli Ebrei sono cos\u00ec diventati in qualche modo i rappresentanti ed i pionieri della civilt\u00e0 tedesca, dell&#8217;ordine, della disciplina e dello Stato tedesco in questi paesi pi\u00f9 o meno barbari dell&#8217;Europa orientale: strumento prezioso e potente che Bismarck, certamente, non disprezzer\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quando nel 1848 i contadini del granducato di Posen si sollevarono in nome della nazionalit\u00e0 polacca, ci fu un terribile subbuglio fra gli Ebrei di questo ducato, di cui gli antenati, sia detto fra parentesi, erano stati ricevuti con ospitalit\u00e0 dalle popolazioni polacche, mentre erano stati crudelmente perseguitati in tutti gli altri paesi. Accorsero in massa a Konigsberg, a Breslavia, a Berlino, lanciando grida di disperazione, giurando sul loro Jehovah che erano Tedeschi, che volevano vivere e morire come Tedeschi, e che di conseguenza tutte queste province polacche dovevano essere dichiarate al pi\u00f9 presto parti integranti della Germania. A queste grida patriottiche, tutti gli Ebrei della Germania risposero con un grido fraterno, e favorendo l&#8217;appetito pangermanico, onnivoro, della borghesia tedesca pura, gridarono tanto che l&#8217;Assemblea nazionale di Francoforte, composta dai pi\u00f9 sapienti capoccioni della Germania, fin\u00ec col decretare, in effetti, la germanizzazione violenta di tutte quelle antiche province della Polonia, senza dubbio per la maggior gloria della civilt\u00e0 umanitaria e della giustizia internazionale.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ho detto che gli Ebrei dell&#8217;Europa orientale sono nemici giurati di ogni rivoluzione veramente popolare, ed io penso che si possa dire la stessa cosa degli Ebrei dell&#8217;Europa occidentale, senza alcuna ingiustizia, e con pochissime eccezioni. L&#8217;Ebreo \u00e8 borghese, cio\u00e8 sfruttatore per eccellenza. Come abbiamo appena visto, tutta la sua storia l&#8217;ha fatto tale: sfruttatore in qualunque condizione e sotto qualsiasi forma. Nei paesi barbari dove la borghesia indifesa non esiste, e dove non vi sono che i due estremi, il nobile proprietario da un lato e il contadino lavoratore dall&#8217;altro, gli Ebrei divengono gli intermediari obbligati, sfruttando, in una maniera senza dubbio differente, l&#8217;uno e l&#8217;altro, e nei paesi pi\u00f9 civilizzati, essi formano un ceto a parte che tende a confondersi oggi pi\u00f9 o meno con la borghesia indigena, mai con il popolo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Anche questa mescolanza con la borghesia del paese nativo \u00e8 piuttosto apparente che reale. In fondo, gli Ebrei di ogni paese, non sono realmente amici che con gli Ebrei di tutti i paesi, indipendentemente da ogni differenza che pu\u00f2 esistere nelle loro posizioni sociali, il grado della loro istruzione, le loro opinioni politiche ed i loro culti religiosi. Non \u00e8 pi\u00f9 il culto superstizioso di Jehovah che costituisce oggi l&#8217;Ebreo; un Ebreo battezzato non \u00e8 con ci\u00f2 meno Ebreo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Vi sono degli Ebrei cattolici, protestanti, panteisti ed atei, degli Ebrei reazionari, liberali e persino degli Ebrei democratici e degli Ebrei socialisti. Innanzi tutto, essi sono degli Ebrei, e questo fatti stabilisce fra tutti gli individui di questa razza singolare, attraverso tutte le opposizioni religiose, politiche e speciali che li separano, una unione e una solidariet\u00e0 mutuali e indissolubili. \u00c8 una catena potente, largamente cosmopolita e strettamente nazionale allo stesso tempo, nel senso della razza, e che lega tra loro i re della Banca, i Rotschild, o le intelligenze scientificamente superiori, con gli Ebrei ignoranti e superstiziosi della Lituania, dell&#8217;Ungheria, della Romania, dell&#8217;Africa e dell&#8217;Asia. Io non penso che oggi esista un solo Ebreo che non sussulti di speranza e di orgoglio quando sente pronunciare il nome sacro dei Rotschild.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;illustre statista tedesco Kolb pensa che ci siano oggi circa 7 milioni di Ebrei che professano la religione ebraica nel mondo. Soggiungiamo due o tre milioni di Ebrei pi\u00f9 o meno battezzati, e avremo una nazione di dieci milioni che, bench\u00e9 sparsa in tutti i paesi della terra, resta pi\u00f9 strettamente unita di quanto non lo sia la maggior parte delle nazioni politicamente centralizzate. Non \u00e8 forse questa una formidabile potenza? E questa potenza \u00e8 stata creata da pi\u00f9 di 25 secoli di persecuzioni. Soltanto la libert\u00e0 pi\u00f9 ampia potr\u00e0 dissolverla; ma per raggiungere questo fine, occorreranno ancora molti secoli.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Si parla del carattere indelebile del prete cattolico. Ma pi\u00f9 ancora indelebile \u00e8 il tipo ebreo, non soltanto in rapporto al suo aspetto, che colpisce a prima vista, ma anche forse ancora di pi\u00f9 dal punto di vista delle facolt\u00e0 e delle tendenze intellettuali e morali.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Largamente cosmopolita e nello stesso tempo strettamente nazionalista: questo il primo aspetto. Borghese e sfruttatore dalla testa ai piedi, e istintivamente avverso ad ogni reale emancipazione popolare: ecco il secondo. Conseguenza naturale: egli \u00e8 partigiano ad ogni costo della civilt\u00e0 borghese, dell&#8217;ordine borghese, del dominio della banca e della potente centralizzazione degli Stati. Egli non lo \u00e8 solo per interesse, lo \u00e8 anche per convinzione sincera. Ogni Ebreo, per quanto illuminato sia, conserva il culto tradizionale per l&#8217;autorit\u00e0: \u00e8 l&#8217;eredit\u00e0 della sua razza, il segno manifesto della sua origine orientale.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Molto realista nei suoi interessi di ogni giorno, l&#8217;Ebreo \u00e8 eminentemente idealista nel suo intimo. Che sia il terribile Jehovah o il vitello d&#8217;oro, l&#8217;intelligenza scientifica ed astratta o la potenza oppressiva dello Stato, deve adorare una astrazione qualunque, molto pi\u00f9 che questa astrazione si trasforma presto in motivo o in pretesto per sfruttare le masse, questa carne vivente eternamente sacrificata al trionfo di tutte le religioni:, di tutte le astrazioni e di tutti gli Stati.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;Ebreo \u00e8 dunque autoritario per posizione, per tradizione e per natura. \u00c8 una legge generale che ammette pochissime eccezioni, e queste eccezioni stesse, quando le si esamini da vicino, confermano la regola. La rivolta, origine di ogni libert\u00e0, \u00e8 estranea al genio di questo popolo; esso l&#8217;ha stigmatizzata e maledetta una volta per tutte nella figura di Satana. Esso si \u00e8 sollevato qualche volta contro Jehovah, ma per adorare il vitello d&#8217;oro, l&#8217;<\/em>alter ego<em>, il complemento necessario di Jehovah.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In questo culto dell&#8217;autorit\u00e0 e della disciplina regolamentare, gli Ebrei non sono stati eguagliati ,in Europa, che dalla borghesia tedesca. Schiavi appassionati e convinti, il borghese cos\u00ec come il nobile tedesco curvano volentieri a tedesca davanti al loro sovrano e davanti ad ogni funzionario pubblico, militare o civile, rappresentante visibile della potenza del sovrano. Gli Ebrei, pur restando ossequiosi a tutti i poteri stabiliti nei paesi in cui vivono, cercano di preferenza le loro autorit\u00e0 ed i loro capi in mezzo agli uomini pi\u00f9 potenti e pi\u00f9 intelligenti della loro razza. Essi le deificano, li adorano, e ci\u00f2 costituisce a profitto di questi capi una vera potenza.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Le grandi intelligenze non sono mai mancate al popolo ebraico, una delle razze pi\u00f9 intelligenti della terra. Senza parlare dei grandi anonimi di cui qualche vestigia ci \u00e8 pervenuta sotto il nome di Ges\u00f9 e dell&#8217;apostolo Paolo, e che hanno dato una nuova religione all&#8217;Europa, a considerarne solo i tempi pi\u00f9 moderni, noi incontriamo, nel diciassettesimo secolo, la bella figura di Spinoza, l&#8217;ultimo ebreo perseguitato per la sua razza, e, nel diciottesimo secolo, quella di Mendelssohn, il nobile amico di Lessing. Il nostro secolo \u00e8 ricco di Ebrei illustri. Ai primi ranghi vengono, senza dubbio, i Rotschild, i re dei re, gli arbitri della pace e della guerra in Europa. A fianco di questi brillano nel mondo musicale, i nomi di Meyerbeer, di Mendelssohn; nella letteratura politica e nella poesia, quelli di Boerne e di Heine. Infine, ai nostri giorni, il rispettabile capo del radicalismo tedesco, Jacoby, e l&#8217;eminente scrittore socialista, il principale promotore dell&#8217;Associazione internazionale dei lavoratori, Karl Marx. Poche nazioni hanno prodotto altrettanti uomini rimarchevoli in un cos\u00ec corto spazio di tempo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ci\u00f2 che caratterizza la situazione di questi illustri uomini moderni che onorano il nostro secolo, \u00e8 che lontano dall&#8217;essere perseguitati e crocifissi per la loro razza, come lo furono un tempo i loro grandi predecessori, gli Spinoza, i Ges\u00f9 Cristo, gli apostoli, San Paolo, essi sono, al contrario, profondamente rispettati, adorati e glorificati. E ci\u00f2 con piena giustizia, perch\u00e9 sono delle intelligenze potenti e che fanno onore alla loro razza.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma, a fianco di questi grandi spiriti, ci sono le piccole persone insignificanti, una folla innumerevole di piccoli Ebrei, banchieri, usurai, industriali, commercianti, letterati, giornalisti, politicanti, socialisti e sempre speculatori. Questi rivendono al dettaglio ci\u00f2 che altri producono all&#8217;ingrosso, e vivono, come Lazzaro il povero, dei resti della tavola sontuosa dei loro padroni, di cui sono sempre i sudditi molto umili e molto adulatori: gente nervosa ed inquieta, spinta da un lato, dal bisogno, e, dall&#8217;altro, da quella attivit\u00e0 sempre irrequieta, da quella passione per i compromessi e da quell&#8217;istinto di speculazione, cos\u00ec come da quella meschina e vanitosa ambizione che formano i segni distintivi della razza. Sono loro che si sono impadroniti oggi del giornalismo tedesco, che pullulano come capi subalterni nel Partito della democrazia socialista operaia, a gran detrimento del proletariato della Germania. Essi si chiamano Maurice Hess, Borkheim, Liebknecht, e molti altri nomi pi\u00f9 o meno sconosciuti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Essi hanno trasformato il giornalismo tedesco in una arena di fango. Non conoscono altre armi che il fango. Insinuazioni nello stesso tempo vili e perfide, menzogne odiose e stupide, la sporca calunnia, ecco ci\u00f2 che costituisce la loro polemica giornaliera. Si direbbe che essi non si nutrano se non di sporcizia, come certi insetti che si propagano sulle strade, in estate! Non domandate oro n\u00e9 giustizia, n\u00e9 onest\u00e0, n\u00e9 logica nelle idee. Tutto ci\u00f2 non esiste per loro, essi non conoscono che l&#8217;adulazione per gli uni e per tutti gli altri l&#8217;ingiuria&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p>Dicevamo che la posizione di Bakunin circa la questione ebraica non ci sembra tacciabile di antisemitismo, poich\u00e9 nella sua critica puntuale egli non tocca mai l&#8217;ambito razziale, ma solo ed esclusivamente quello economico-sociale e, di conseguenza, quello politico. Da anarchico, egli vede negli Ebrei i rappresentanti di un ceto medio particolarmente vorace e parassitario, nonch\u00e9 i pi\u00f9 accaniti sostenitori dell&#8217;ordine borghese costituito in Stato. In particolare, avendo svolto un ruolo di qualche importanza nella rivoluzione tedesca del 1848, Bakunin aveva potuto osservare <em>in loco<\/em> l&#8217;atteggiamento politico degli Ebrei tedeschi, e ne era rimasto doppiamente dispiaciuto: in quanto conservatori e in quanto fautori del pangermanesimo, a danno delle minoranze polacche delle province orientali (Slesia, Posnania, Prussia Orientale).<\/p>\n<p>Il suo giudizio, pertanto, \u00e8 che essi sono anti-rivoluzionari per una schietta logica di classe; e, da tale punto di vista, sarebbe rimasto certo assai sorpreso, se fosse vissuto fino al 1917, nel vedere quanti Ebrei avrebbero ricoperto posizioni di responsabilit\u00e0 nello stato maggiore bolscevico. O forse no. Forse, le drammatiche vicissitudini della Prima Internazionale, in cui l&#8217;ebreo Marx era riuscito a scacciarne l&#8217;ala anti-autoritaria, sia pure al prezzo di sfasciare completamente la sua stessa creatura (fra l&#8217;altro, trasferendone la sede dall&#8217;Europa agli Stati Uniti d&#8217;America) gli avevano gi\u00e0 mostrato la loro duttilit\u00e0, riassumibile nella frase, test\u00e9 citata, <em>&quot;Vi sono degli Ebrei cattolici, protestanti, panteisti ed atei, degli Ebrei reazionari, liberali e persino degli Ebrei democratici e degli Ebrei socialisti&#8230;&quot;<\/em> Ma l&#8217;Ebreo, comunque, per Bakunin \u00e8 un <em>&quot;borghese e sfruttatore dalla testa ai piedi, e istintivamente avverso ad ogni reale emancipazione popolare. (&#8230;) L&#8217;Ebreo \u00e8 dunque autoritario per posizione, per tradizione e per natura&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere un giudizio sbagliato, ma \u00e8 un giudizio essenzialmente politico e non razziale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi \u00e8, tra i copiosi scritti di Mikhail Bakunin, uno nel quale il rivoluzionario russo si esprime in maniera assai incisiva sugli Ebrei d&#8217;Europa (allora non<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[120,133,156],"class_list":["post-23449","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-ebraismo-e-giudaismo","tag-europa","tag-germania"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23449","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23449"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23449\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23449"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23449"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23449"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}