{"id":23447,"date":"2012-07-06T09:53:00","date_gmt":"2012-07-06T09:53:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/07\/06\/e-possibile-bagnarsi-per-due-volte-nelle-acque-del-fiume-della-propria-vita\/"},"modified":"2012-07-06T09:53:00","modified_gmt":"2012-07-06T09:53:00","slug":"e-possibile-bagnarsi-per-due-volte-nelle-acque-del-fiume-della-propria-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/07\/06\/e-possibile-bagnarsi-per-due-volte-nelle-acque-del-fiume-della-propria-vita\/","title":{"rendered":"\u00c8 possibile bagnarsi per due volte nelle acque del fiume della propria vita?"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile ritrovare i momenti perduti, riallacciare le relazioni finite, riprendere i sentieri interrotti della propria vita?<\/p>\n<p>\u00c8 possibile invertire la ruota del tempo, fermare l&#8217;automatismo degli anni, riallacciarsi alla propria parte smarrita, sulla quale sono frattanto cresciute le erbacce dell&#8217;oblio?<\/p>\n<p>\u00c8 possibile bagnarsi per due volte nelle acque del fiume della propria esistenza, a dispetto della nota affermazione di Eraclito, secondo il quale tutto scorre inesorabilmente e non ci si pu\u00f2 immergere per due volte neppure nelle acque dello stesso fiume?<\/p>\n<p>Se lo sono chiesto in tanti; tra gli altri, se lo \u00e8 chiesto lo scrittore russo Anton Pavlovic Cechov, in un suo dramma giovanile in quattro atti che, per\u00f2, gli venne rifiutato da tutti e che, scoraggiato, richiuse per sempre in un cassetto, dal quale usc\u00ec solo nel 1920, dopo la sua morte. Era un piccolo capolavoro, uno dei tanti capolavori incompresi dai contemporanei: gli venne messo come titolo \u00abPlatonov\u00bb, dal nome del protagonista; e, da allora, \u00e8 stato rappresentato innumerevoli volte, sui palcoscenici di tutto il mondo, con sempre rinnovato successo.<\/p>\n<p>Un regista, anch&#8217;egli russo, Nikita Mikhalkov, ispirandosi liberamente ad esso ne ha tratto uno dei suoi film pi\u00f9 belli, anche se, probabilmente, meno conosciuti presso il nostro pubblico: \u00abPartitura incompiuta per pianola meccanica\u00bb, del 1977. In esso Platonov, maestro in un villaggio e fallito sia come intellettuale, sia come dongiovanni, ritrova Sofia, la donna un tempo amata intensamente, nel corso di una festa organizzata da una signora di provincia che vorrebbe offrire un po&#8217; di svago ai suoi annoiati amici e vicini.<\/p>\n<p>Ma sia Platonov che Sofia sono ormai sposati e, sebbene per un istante la fiamma dell&#8217;antico amore sembri riaccendersi in entrambi, la conclusione \u00e8 amara: non si pu\u00f2 ritrovare il tempo perduto, non si possono cogliere le occasioni mancate. Platonov, consapevole del proprio fallimento esistenziale, cercher\u00e0 la morte in un grottesco tentativo di suicidio, buttandosi nel fiume ove scorrono solo pochi centimetri d&#8217;acqua; sar\u00e0 abbracciato e consolato dalla giovane moglie, che lo ama davvero, ma che lui non ha mai amato; e ogni cosa &#8211; per usare le parole rassicuranti, ma in fondo ciniche di Anna, la padrona di casa &#8211; torner\u00e0 a posto, cos\u00ec com&#8217;era prima; nella tranquilla disperazione, si potrebbe aggiungere, di altrettante esistenze mancate.<\/p>\n<p>\u00c8 un film che merita di essere visto da chi non lo conosce, e rivisto da chi lo vide a suo tempo; un film agrodolce, costruito con superba padronanza dei pieni e dei vuoti, dei dialoghi e dei silenzi, della farsa e del dramma; un film nel quale la disperata constatazione del protagonista: \u00abHo quasi trent&#8217;anni e non ho combinato niente nella vita, niente!\u00bb non ha un peso narrativo pi\u00f9 grande del ronzare insistente di una mosca introdottasi in casa dalla finestra aperta di una calda, interminabile giornata estiva.<\/p>\n<p>Ha ragione Eraclito, dunque e, con lui, hanno ragione Cechov e Mikhalkov?<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 proprio nulla da fare e, quando il momento magico \u00e8 passato, non ritorner\u00e0 mai indietro, non lo ritroveremo pi\u00f9, qualunque cosa possiamo fare, sperare, cercare ardentemente? Il ronzio noioso, monotono di quella mosca, che echeggia nella stanza abbacinata dalla luce del meriggio estivo, mentre le tende bianche ondeggiano debolmente alla brezza, sembra assumere il significato del cupo ammonimento pronunciato dal Corvo nel poemetto omonimo di Edgar Allan Poe: \u00abNevermore\u00bb, \u00abMai pi\u00f9!\u00bb.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio cos\u00ec?<\/p>\n<p>Ci siamo gi\u00e0 occupati , in passato, di questo problema da un punto di vista filosofico (cfr. l&#8217;articolo: \u00abIl passato pu\u00f2 essere cambiato o \u00e8 radicalmente immodificabile?\u00bb, apparso sul sito di Edicolaweb e, poi, su quello di Arianna Editrice in data 17\/07\/2007); ora proveremo a farlo in una prospettiva esistenziale pi\u00f9 concreta.<\/p>\n<p>Prima di tutto, occorre tener presenti due punti di fondamentale importanza.<\/p>\n<p>Primo: noi non possediamo un io, ma solo un complesso di operazioni mentali sempre cangianti. Abbiamo bisogno, per ragioni di ordine psicologico e morale, di credere il contrario; e, soprattutto, ne hanno bisogno gli altri; ma il fatto \u00e8 che, ogni volta che diciamo &quot;io&quot;, indichiamo qualche cosa che gi\u00e0 non esiste pi\u00f9, che esisteva, forse, un attimo prima, e che certamente non esister\u00e0 domani. L&#8217;io \u00e8 come l&#8217;istante: non lo si pu\u00f2 afferrare, non lo si pu\u00f2 fermare.<\/p>\n<p>Con ci\u00f2 non vogliamo negare che vi sia un &quot;qualche cosa&quot; capace di tenere unito, non gi\u00e0 tale complesso di operazioni mentali, ma la sua percezione e, per meglio dire, la sua illusione; ma che cosa precisamente esso sia, crediamo che vada al di l\u00e0 delle possibilit\u00e0 umane. Prendiamo atto della circostanza che, per motivi pratici, noi abbiamo bisogno di credere nel nostro &quot;io&quot;, ossia in una realt\u00e0 interiore permanente e sempre uguale a se stessa, in un mondo che, tutto intorno, cambia di continuo: ma in effetti si tratta di un errore di prospettiva, come quello del bambino che vede la luna dal finestrino dell&#8217;automobile in corsa ed \u00e8 convinto che essa lo stia seguendo, perch\u00e9 non si rende conto che quel movimento \u00e8, invece, il suo.<\/p>\n<p>Secondo: tutto quel che facciamo, le persone che incontriamo, le emozioni e i sentimenti che proviamo, non derivano propriamente da una supposta realt\u00e0 esterna, ma sono il prodotto di una specie di rappresentazione interiore. Noi facciamo tutto da soli e non ce ne rendiamo conto: imprestiamo alla realt\u00e0 esterna i nostri desideri e le nostre paure, proiettiamo su di essa quel che speriamo e quel che temiamo, quel che ci rende felici oppure infelici. Crediamo che sia il mondo esterno ad agire su di noi, invece il mondo &quot;esterno&quot; \u00e8 una nostra immagine mentale, che muta via via che muta il nostro stato interiore; tanto \u00e8 vero che la stessa cosa ci si presenta in maniera diversissima a seconda dello stato d&#8217;animo con cui la sperimentiamo.<\/p>\n<p>Anche in questo caso, non osiamo negare che possa esservi un qualche cosa che fornisce il substrato delle percezioni che noi chiamiamo &quot;esterne&quot;, conferendo loro una certa apparenza di continuit\u00e0. Se entriamo nella nostra camera senza accendere la luce, sappiamo, anche al buio, quale sia la disposizione degli oggetti; e, quando accendiamo la luce, l&#8217;esperienza ce ne d\u00e0 conferma. Dunque, il mondo esterno non \u00e8 &quot;inventato&quot; da noi; esiste; ma qual genere di esistenza abbia, questo \u00e8 un grande mistero: di certo non possiede l&#8217;esistenza ovvia e scontata che noi le attribuiamo; soprattutto, non possiede una realt\u00e0 &quot;oggettiva&quot;, perch\u00e9 tutto quel che sappiamo di esso deriva dalle nostre percezioni, e avviene dentro la nostra mente, non fuori.<\/p>\n<p>Fatte queste due brevi premesse (che pure meriterebbero, ce ne rendiamo conto, ben altro approfondimento; ma il lettore che ci abbia pazientemente seguito in questi anni, sa che ne abbiamo trattato in numerose occasioni), alla domanda se ci si possa bagnare due volte nelle stese acque, la risposta \u00e8 che non ci si pu\u00f2 bagnare nemmeno UNA volta, perch\u00e9 nessuna acqua \u00e8 mai esistita fuori di noi e perch\u00e9 noi stessi non siamo mai sati un &quot;io&quot; coerente e durevole. Nel teatro della nostra rappresentazione interiore &#8211; un teatro delle ombre, come quelli dell&#8217;isola di Bali &#8211; abbiamo vissuto e sperimentato incontri, esperienze, sentimenti: ma eravamo noi stessi gli autori del tutto, e, per giunta, cessavamo (e cessiamo) di essere &quot;noi&quot; ad ogni istante che passa. Moriamo e torniamo a nascere ad ogni momento, incessantemente.<\/p>\n<p>Ecco, dunque, che quel nostro &quot;io&quot; che ha vissuto una certa esperienza, che ha amato o che ha odiato, che \u00e8 stato felice o infelice, che ha provato il gusto inebriante della vittoria o quello amaro della sconfitta, non esiste pi\u00f9; o meglio, per parlare in maniera appropriata, non \u00e8 mai esistito. Da ci\u00f2 si ricava quanto grande sia il male che ci facciamo allorch\u00e9 ci trasciniamo dietro ogni ora, ogni giorno, ogni anno, tutto il peso del &quot;nostro&quot; passato e ce ne affliggiamo continuamente: se \u00e8 stato brutto, perch\u00e9 ci fa soffrire ancora; se \u00e8 stato bello, perch\u00e9 se ne \u00e8 andato via, lasciandoci soli. Noi siamo tormentati da un arto che ci \u00e8 stato amputato e soffriamo per un qualcosa che pi\u00f9 non ci appartiene, posto che ci sia mai appartenuto. Siamo gli stolti carnefici di noi stessi e, per torturarci, adoperiamo il peso di un grande nulla, che noi, per\u00f2, crediamo fermamente reale.<\/p>\n<p>Quando camminiamo a testa bassa, mortificati e addolorati per le cose che ci sono sfuggite, per le persone che abbiamo perduto, per le emozioni che se ne sono andate, ci comportiamo come dei dementi; con inutile, perverso masochismo giriamo e rigiriamo il coltello nella piaga della memoria, senza renderci conto di maneggiare letteralmente il nulla e di infliggerci continuamente ferite per mezzo del nulla.<\/p>\n<p>Questo non vuol dire che le cose belle, le persone care, le esperienze dolci della nostra vita siano state un nulla; vuol dire che esse non sono pi\u00f9 e che non c&#8217;\u00e8 mai stato un &quot;io&quot; al centro di esse, bens\u00ec erano esse al centro di un complesso di operazioni mentali che incessantemente mutavano, si aggregavano e si disaggregavano, formando sempre nuove combinazioni di un agilissimo, sorprendente caleidoscopio, determinato, in sostanza, da quello che noi desideriamo e da quello che ci fa paura, e che incessantemente ci viene incontro perch\u00e9 da noi &quot;chiamato&quot;.<\/p>\n<p>Le persone che abbiamo amato e che abbiamo odiato, erano una proiezione dei nostri bisogni e delle nostre ansie; se ci hanno fatto del bene, era perch\u00e9 noi ci siamo voluti bene; se ci hanno fatto del male, era perch\u00e9 noi non eravamo in pace con noi stessi e volevamo punirci, volevamo tormentarci, volevamo straziarci e distruggerci, magari senza trovare il coraggio di farlo apertamente e materialmente.<\/p>\n<p>Non \u00e8 stata e non \u00e8 una rappresentazione assurda, quella del nostro teatro delle ombre; vi \u00e8 una logica in essa, la logica del cammino verso la consapevolezza e verso la liberazione. Essere liberi vuol dire comprendere l&#8217;illusoriet\u00e0 delle nostre brame e dei nostri timori, l&#8217;illusoriet\u00e0 della nostra separatezza dal Tutto, l&#8217;illusoriet\u00e0 del nostro piccolo &quot;io&quot; capriccioso e viziato, incessantemente bisognoso di rassicurazioni e di gratificazioni.<\/p>\n<p>Al di sopra del piccolo &quot;io&quot;, infatti, illusorio e ingannevole, c&#8217;\u00e8 qualche cosa di permanente e di luminoso, che per\u00f2 non \u00e8 &quot;nostro&quot; nel senso che ci appartenga e che sia una nostra propriet\u00e0; il nostro S\u00e9 \u00e8 piuttosto il nome che diamo alla dimensione della consapevolezza, quando ci rendiamo conto di essere parte di una cosa sola con l&#8217;universo, di essere una scintilla dell&#8217;infinito splendore divino.<\/p>\n<p>In questo senso, alla nostra domanda iniziale, se ci si possa bagnare per due volte nelle stesse acque, potremmo dare ora una risposta pi\u00f9 articolata: s\u00ec, nella misura in cui riusciamo a comprendere che quelle acque non sono fuori di noi, ma in noi; e che noi stessi non siamo soltanto e unicamente in noi, ma che siamo nel Tutto, gocce di un oceano che tutto abbraccia e tutto comprende, e al di fuori del quale nulla esiste.<\/p>\n<p>Se questo \u00e8 vero, allora perch\u00e9 non potremmo immergerci di nuovo nelle acque del passato, perch\u00e9 non potremmo riallacciare quel filo perduto, colmare quel sentiero interrotto? In un certo senso noi lo possiamo, proprio perch\u00e9 &quot;noi&quot; non siamo pi\u00f9 quel che eravamo allora e dunque possediamo una freschezza, una elasticit\u00e0, uno slancio vitale che ci mettono in grado di essere qualunque cosa, di reinventarci qualsiasi cosa, di ritrovare e riprendere ogni cosa. Le cose, infatti, non sono, n\u00e9 sono mai state, al di fuori di noi: non quelle che percepiamo, almeno; non quelle che sperimentiamo nel corso della nostra vita di relazione.<\/p>\n<p>Per trovare il nostro vero S\u00e9, del resto, non dobbiamo allontanarci per andare chiss\u00e0 dove, ma semplicemente dobbiamo fare silenzio in noi stessi e immergerci al fondo della nostra anima, spingerci al di l\u00e0 dei nostri pensieri, lasciar andare il nostro piccolo &quot;io&quot; smanioso e ignorante, per naufragare volontariamente e gioiosamente sulle immense rive dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>L\u00ec, nella dimensione senza tempo e senza spazio, troveremo il nostro S\u00e9 e, nello stesso tempo, scopriremo che esso non \u00e8 un &quot;io&quot; potenziato e permanente, ma un riflesso di quella Luce infinita che ha tratto l&#8217;essere dal non essere e che ha reso possibile il fatto che noi siamo qui, pensierosi e trepidanti, a interrogarci sul senso della nostra vita.<\/p>\n<p>\u00c8 un cammino impegnativo, spesso faticoso, diciamo pure difficile, ma non impossibile; se cos\u00ec non fosse, non ci sarebbe stato dato.<\/p>\n<p>Il nulla d\u00e0, ancora e sempre, soltanto nulla; ma noi siamo stati chiamati alla pienezza dell&#8217;Essere&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile ritrovare i momenti perduti, riallacciare le relazioni finite, riprendere i sentieri interrotti della propria vita? \u00c8 possibile invertire la ruota del tempo, fermare l&#8217;automatismo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[128],"class_list":["post-23447","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-eraclito"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23447","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23447"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23447\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23447"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23447"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23447"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}