{"id":23443,"date":"2012-12-12T05:30:00","date_gmt":"2012-12-12T05:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/12\/12\/ne-il-bacio-al-lebbroso-di-mauriac-la-risposta-cristiana-al-superuomo-di-nietzsche\/"},"modified":"2012-12-12T05:30:00","modified_gmt":"2012-12-12T05:30:00","slug":"ne-il-bacio-al-lebbroso-di-mauriac-la-risposta-cristiana-al-superuomo-di-nietzsche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/12\/12\/ne-il-bacio-al-lebbroso-di-mauriac-la-risposta-cristiana-al-superuomo-di-nietzsche\/","title":{"rendered":"Ne \u00abIl bacio al lebbroso\u00bb di Mauriac la risposta cristiana al Superuomo di Nietzsche"},"content":{"rendered":"<p>Fran\u00e7ois Mauriac (Bordeaux, 1885 &#8212; Parigi, 1970) \u00e8 uno dei pi\u00f9 grandi scrittori francesi del Novecento e uno degli artisti che meglio hanno saputo interpretare l&#8217;anima dolente dell&#8217;uomo moderno, scandagliandone i recessi pi\u00f9 tortuosi e cercando, alla luce della Grazia, quel bagliore di verit\u00e0 che pu\u00f2, talvolta, riscattare anche una vita interamente sbagliata.<\/p>\n<p>Nell&#8217;insieme della sua vasta produzione, il romanzo breve \u00abIl bacio al lebbroso\u00bb \u00e8 considerato, in genere, come un&#8217;opera minore; eppure si tratta di un piccolo gioiello, che, oltre ad esplorare con la consueta finezza e delicatezza il mistero della storia sacra che si cela in fondo ad ogni vita umana, pone il problema della responsabilit\u00e0 morale dello scrittore e, in particolare, dell&#8217;intellettuale che semina nel mondo orgogliose parole di disprezzo per la morale dei &quot;deboli&quot; e fa l&#8217;apologia dei &quot;padroni&quot;, esercitando un influsso pericoloso sui lettori e contribuendo al disorientamento e alla confusione dei propri simili.<\/p>\n<p>\u00c8 la storia di Jean P\u00e9loueyre un giovane gracile e malaticcio, erede di un casato borghese molto benestante della regione delle Lande (foci della Garonna), che non ha mai conosciuto l&#8217;amore di una donna, neanche quello di sua madre, morta mettendolo al mondo; e che, per le manovre del parroco e del suo stesso padre, deciso a evitare che il suo patrimonio passi a un nipote, si sposa con una giovane bellissima e piena di salute, Noemi, che, essendo di umile condizione e di carattere dolce e remissivo, non pu\u00f2 neanche sognarsi di rifiutare la domanda di fidanzamento.<\/p>\n<p>Con quel matrimonio, il timidissimo e amareggiato ragazzo sogna di prendersi una rivincita sulla sua vita solitaria e dolorosa, e di passare nel campo dei &quot;signori&quot; di cui ha letto in un libro di Nietzsche, liberandosi dalla condizione di &quot;schiavo&quot; a cui s&#8217;era rassegnato, rifugiandosi nel grembo protettivo delle pratiche cristiane. Ma le cose non vanno cos\u00ec: il disgusto di Noemi per il suo corpo, e la stessa ipersensibilit\u00e0 di lui, che non vuole imporre i suoi diritti coniugali alla ragazza, invece di promuoverlo al rango delle invidiate creature &quot;superiori&quot;, ribadiscono la sua condizione di emarginato e di escluso e lo rinchiudono nel recinto di una pi\u00f9 crudele solitudine.<\/p>\n<p>Fin dalla prima notte di nozze, per i due giovani sposi \u00e8 l&#8217;inizio di un autentico Calvario, in cui fanno a gara nel tentativo di reprimere i propri impulsi &#8212; di desiderio lui, di ribrezzo lei &#8212; e finiscono per allontanarsi insensibilmente, pur nel rispetto delle forme borghesi. Con la scusa di portare avanti certe ricerche, Jean si trasferisce a Parigi, vivendo nella capitale come un recluso, finch\u00e9 una lettera del parroco lo richiama al paese: la moglie, sola e trascurata, \u00e8 corteggiata alla lontana dal giovane e bel medico condotto, verso il quale si sente irresistibilmente attratta, pur se reagisce e respinge la tentazione.<\/p>\n<p>Ma il ritorno al paese, presso il padre ipocondriaco ed egoista, non serve a riavvicinare Jean alla giovane moglie; allora egli prende a frequentare ogni giorno la casa di un amico malato di tisi, proprio quell&#8217;amico presso il quale aveva &quot;scoperto&quot; il libro di Nietzsche e le teorie del filosofo tedesco. In quelle visite caritatevoli, condotte con assoluta discrezione, Jean cerca e trova la risposta cristiana all&#8217;orgogliosa &quot;morale dei signori&quot; di Nietzsche, ossia l&#8217;amore, l&#8217;amore di carit\u00e0 che serve il prossimo in silenzio, umilmente, senza riserve. Contrae cos\u00ec egli stesso la malattia, cui l&#8217;eredit\u00e0 materna lo predisponeva, e deve mettersi a letto, assistendo anche, suo malgrado, alle occhiate piene di desiderio che il bel medico rivolge a sua moglie durante le visite.<\/p>\n<p>Noemi, intanto, sta incominciando a comprendere il segreto del cuore del marito: un segreto di bont\u00e0, di pudore, di delicatezza, che la fanno, ora s\u00ec, ma troppo tardi, innamorare di quell&#8217;uomo piccolo e smilzo, dal viso pallido e brutto, che nessuna donna avrebbe potuto amare finch\u00e9 si fosse fermata all&#8217;apparenza; e, quando egli muore, decide di diventare degna di lui, di farsi forte nella propria piccolezza, di accettare il destino di solitudine legato alla sua condizione di vedova che non si risposer\u00e0, che rimarr\u00e0 per sempre fedele a quel gracile, povero uomo cos\u00ec poco amato quando era in vita.<\/p>\n<p>Vale la pena di riportare la pagina in cui Mauriac descrive l&#8217;incontro di Jean P\u00e9loueyre con la teoria nietzschiana della morale degli schiavi e di quella dei padroni (da: Fran\u00e7ois Mauriac, \u00abIl bacio al lebbroso\u00bb; titolo originale: \u00abLe baiser au l\u00e9preux\u00bb, 1922; traduzione italiana di Giuseppe Prezzolini, Milano, Aldo Garzanti Editore, 1965, pp. 10-13):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230;Le &quot;Pagine scelte&quot; di Nietzsche attirarono Giovanni, che si mise a sfogliarle. Dal baule aperto emanava un odor di vestiti che abbia usato uno studente in estate. Allora Giovanni Pelu\u00e8r lesse questo passo: &quot;Che cosa \u00e8 bene? &#8212; Tutto ci\u00f2 che esalta nell&#8217;uomo il sentimento della potenza, la volont\u00e0 di potenza, la potenza stessa. &#8212; Che cosa \u00e8 male? Tutto ci\u00f2 che ha radice nella debolezza. Periscano i deboli e i falliti; e si aiutino anche a sparire. &#8212; Che cos&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nocivo di qualunque vizio? &#8212; La piet\u00e0 che chi \u00e8 nato ad agire sente per gli spostati e per i deboli: il Cristianesimo&quot;.<\/p>\n<p>Giovanni Pelu\u00e8r pos\u00f2 il libro; quelle parole entravano in lui come la luce incendiaria di un pomeriggio entra in una camera di cui si spalanchino le imposte. Istintivamente and\u00f2, infatti, alla finestra, dischiuse la camera del suo compagno al fuoco del cielo, poi rilesse l&#8217;atroce frase. Chiuse gli occhi, li riapr\u00ec, contempl\u00f2 il suo volto nello specchio: ah! Povera figura di sparuta landese, di &quot;landesino&quot; come lo chiamavano in collegio, triste corpo nel quale l&#8217;adolescenza non aveva saputo compiere il suo consueto miracolo, miserabile preda per il pozzo sacro di Sparta! Rivide se stesso a cinque anni dalle suore: nonostante l&#8217;elevata posizione dei Pelu\u00e8r, i primi posti, i buoni punti toccavano ai bimbi ricciuti e belli. Ricordava quell&#8217;esame di lettura nel quale, pur avendo letto meglio degli altri, era stato classificato ultimo. Giovanni Pelu\u00e8r si domandava talvolta se la mamma, morta tisica e che non aveva conosciuta, gli avrebbe voluto bene. Il babbo lo amava come un penoso riflesso di se stesso, come la propria ombra miserabile in questo mondo, che attraversava in pantofole o disteso in fondo a un&#8217;alcova che sapeva d&#8217;etere di valeriana. La sorella maggiore del signor Gerolamo, la zia di Giovanni, avrebbe senza dubbio aborrito questo ragazzo, ma il culto, anzi l&#8217;adorazione, che dedicava a suo figlio Fernando Casnav, uomo ragguardevole, presidente del Consiglio generale e presso il quale viveva a B&#8230; l&#8217;assorbiva talmente che gli altri scomparivano; non li vedeva pi\u00f9; non di meno accadeva che con un sorriso, con una parola cavasse dal mondo Giovanni Pelu\u00e8r, perch\u00e9 calcolava che questo figlio di un padre malaticcio, questo povero essere votato al celibato e a una morte prematura incanalerebbe a favore di Fernando Casnav il patrimonio dei Pelu\u00e8r. Giovanni rivedeva il deserto della sua vita. Aveva consumato in amicizie gelosamente nascoste i tre anni di collegio; e n\u00e9 il suo compagno Daniele Tras\u00ec, n\u00e9 quell&#8217;abate professore di retorica avevano compreso i suoi sguardi di cane sperduto.<\/p>\n<p>Giovanni Pelu\u00e8r apr\u00ec il libro di Nietzsche ad un&#8217;altra pagina, e divor\u00f2 l&#8217;aforisma 260 di &quot;Al di l\u00e0 del bene e del male&quot;, che tratta delle due morali: quella dei padroni e quella degli schiavi. Guardava la propria faccia arsa dal sole e tuttavia di colore giallastro, ripeteva le parole di Nietzsche, si compenetrava del loro significato, le udiva ululare dentro di s\u00e9, come un potente vento d&#8217;ottobre. Per un momento credette di vedere ai suoi piedi, simile a una quercia divelta, la sua fede. La sua fede non era l\u00e0 abbattuta, in quel torrido giorno? No, no; l&#8217;albero lo stringeva ancora con le sue mille radici; dopo quella raffica Giovanni Pelu\u00e8r ne ritrovava in cuore l&#8217;ombra amata, il mistero sotto le fronde folte e di nuovo immobili. Ma eccolo scoprire all&#8217;improvviso che la Religione era stata per lui soprattutto un rifugio. All&#8217;orfanello bruttino aveva offerto una notte consolatrice. C&#8217;era qualcuno sull&#8217;altare che teneva il posto degli amici che non aveva avuto, e la Vergine ereditava la devozione che avrebbe rivolto alla madre. Di tutti i pensieri che lo soffocavano si liberava al confessionale o nelle silenziose preghiere crepuscolari, quando la navata tenebrosa della chiesa raccoglie quel po&#8217; di freschezza che resta nel mondo. Allora il vaso del suo cuore si infrangeva davanti ai piedi invisibili. Si sarebbe forse mescolato al gregge delle zitelle e delle serve, se avesse avuto i riccioli di Daniele Tras\u00ec, quel viso che dall&#8217;infanzia in poi le donne non avevano cessato di accarezzare? Era uno di quegli schiavi che Nietzsche denunzia; ne riconosceva in s\u00e9 la faccia volgare; e sul volto sentiva di portare una condanna inevitabile; tutto il suo essere era fatto per la sconfitta; come il padre, d&#8217;altronde, il padre anche lui devoto, ma pi\u00f9 di Giovanni colto in teologia e datosi da poco alla lettura di Sant&#8217;Agostino e di San Tommaso d&#8217;Aquino. Giovanni, che poco si curava di dottrina, e professava una religione sentimentale, si meravigliava che quella del signor Gerolamo fosse anzitutto ragionevole. Tuttavia ricordava la frase che suo padre amava ripetere: &quot;Senza la Fede che cosa sarei diventato?&quot; Questa Fede, per\u00f2, non arrivava fino a sfidare un raffreddore per sentir la Messa. Nelle feste solenni il signor Gerolamo si faceva sistemare nella sacrestia riscaldatissima e di l\u00e0 seguiva, imbacuccato, la cerimonia.\u00bb<\/p>\n<p>In questa pagina vi \u00e8 la migliore risposta alle orgogliose teorie di Nietzsche sulla volont\u00e0 di potenza e sulla morale dei signori, che tanta confusione hanno portato nell&#8217;anima dei suoi lettori e che tanto hanno contribuito allo smarrimento morale dell&#8217;Europa, negli anni in cui essa incubava i germi di quella malattia dell&#8217;anima che avrebbe trovato la sua virulenta manifestazione nella tragedia epocale della prima guerra mondiale, distruttrice di una intera civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Il bacio al lebbroso di San Francesco, il curvarsi pietoso sugli ultimi, sui soli, sugli afflitti, sui derelitti, non \u00e8 affatto una &quot;morale degli schiavi&quot;, o, se lo \u00e8, \u00e8 una morale di cui si deve andare fieri, il livello pi\u00f9 alto raggiunto dalla civilt\u00e0 europea in duemila anni di storia: \u00e8 l&#8217;unica risposta fattiva e operante che il bene possa opporre alle forze del male, che la vita possa dare all&#8217;istinto di sopraffazione, al peccato e alla morte.<\/p>\n<p>Chi non sa vedere questa altezza, chi non sa misurare questa nobilt\u00e0, possiede la vista d&#8217;un cieco e la maturit\u00e0 d&#8217;un bambino viziato; vuol dire che non ha occhi se non capaci di ammirare l&#8217;esteriorit\u00e0, l&#8217;apparenza, il transitorio: non uomo, pertanto, ma infante, in eterna adorazione della forza, della giovinezza, del successo e dunque candidato al fallimento e alla disperazione, perch\u00e9 la vita umana \u00e8 un percorso che termina, presto o tardi, con la debolezza, la vecchiaia e la sconfitta &#8212; almeno dal punto di vista del mondo.<\/p>\n<p>Certo, vi sono molti che hanno cercato e che cercano, nella pratica del cristianesimo, semplicemente un rifugio: bambini anche loro, ma d&#8217;altro genere; bambini spaventati; eppure, in un certo senso, fratelli di quegli altri bambini, i nipotini di Nietzsche adoratori della forza: gli uni e gli altri, infatti, incapaci di guardare la vita cos\u00ec com&#8217;\u00e8, di accettarla; gli uni e gli altri spaventati dalla fragilit\u00e0, dalla malattia, dalla morte. Quelli, cercano la rivincita in una pretesa superiorit\u00e0 &quot;guerriera&quot;, posando a superuomini sprezzanti della morale del gregge; questi, corrono a nascondersi nel grembo di una religione consolatoria, ma fondamentalmente impotente, rassegnata e vuota.<\/p>\n<p>Fatalisti entrambi, a ben guardare: i primi perch\u00e9, davanti al fato, con aria di sfida sanno solo ripetere il vuoto ritornello dell&#8217;eterno ritorno: se le cose stanno cos\u00ec, se la vita \u00e8 questo, ebbene, ancora una volta, e poi un&#8217;altra, e un&#8217;altra ancora, cos\u00ec, senza senso e senza scopo, in un ciclo interminabile che \u00e8 solo pazzia e inutile sofferenza; i secondi perch\u00e9, piegati dal turbamento e dalla paura, si sottomettono ciecamente e si abbandonano in una resa incondizionata, non alla sapienza di Dio, ma alla propria stanchezza e incapacit\u00e0 di lottare.<\/p>\n<p>Mauriac, grande scrittore e grande indagatore d&#8217;anime, vede bene il pericolo che si nasconde in una religione dei deboli: che la debolezza divenga il rifugio della stanchezza e della rinuncia alla lotta; mentre essa dev&#8217;essere tutt&#8217;altro: pienezza di vita, dire s\u00ec alla vita, ma non alla vita in se stessa, a questa povera vita che passa e che finisce, ma alla Vita cosmica che continua, eterna, vittoriosa, e di cui facciamo parte, purch\u00e9 abbiamo sia l&#8217;umilt\u00e0 che il coraggio di riconoscerci uniti ad essa, tutt&#8217;uno con essa &#8212; tutt&#8217;uno con l&#8217;Essere da cui promana, inesauribile e luminosa.<\/p>\n<p>Quanti uomini come Jean P\u00e9loueyre, quante donne come la sua giovane sposa, sono i silenziosi protagonisti di una vita ben spesa, pur attraverso tentazioni ed errori, attraverso incertezze e sbandamenti; di una vita ben spesa, perch\u00e9 offerta generosamente, non al principio dell&#8217;utile e del piacere, ma a quello del buono e del vero; non secondo ci\u00f2 che \u00e8 desiderabile per il mondo, ma secondo ci\u00f2 che \u00e8 giusto, secondo la voce misteriosa della chiamata?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fran\u00e7ois Mauriac (Bordeaux, 1885 &#8212; Parigi, 1970) \u00e8 uno dei pi\u00f9 grandi scrittori francesi del Novecento e uno degli artisti che meglio hanno saputo interpretare l&#8217;anima<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[148,238],"class_list":["post-23443","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-friedrich-nietzsche","tag-sacramenti"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23443","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23443"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23443\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23443"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23443"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23443"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}