{"id":23441,"date":"2015-09-20T10:28:00","date_gmt":"2015-09-20T10:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/20\/bach-lultimo-dei-grandi-musicisti-medievali\/"},"modified":"2015-09-20T10:28:00","modified_gmt":"2015-09-20T10:28:00","slug":"bach-lultimo-dei-grandi-musicisti-medievali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/20\/bach-lultimo-dei-grandi-musicisti-medievali\/","title":{"rendered":"Bach: l&#8217;ultimo dei grandi musicisti medievali"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;arte musicale di Bach, si dice da molti, \u00e8 astratta, matematica, quasi disumana; il suo genio musicale \u00e8, si aggiunge, talmente freddo nella sua perfezione, da risultare quasi privo di passione, quasi gelido. Ma \u00e8 proprio vero?<\/p>\n<p>Oppure si pretende, da parte di alcuni, che la musica di Bach sia cerebrale, intellettualistica, talmente severa e rigorosa da divenir quasi evanescente; che sia troppo &quot;pensata&quot; e troppo poco &quot;sentita&quot; (i romantici, ad esempio: questi eterni, piagnucolosi, esagitati); che insomma nasca da un atto della ragione e della volont\u00e0 e che sia, pertanto, quanto di pi\u00f9 lontano dal tessuto sociale, dai sentimenti e dalle aspirazioni del &quot;popolo&quot; (quest&#8217;ultimo \u00e8 il pallino dei critici di formazione marxista, i quali, bench\u00e9 smentiti e sbugiardati abbondantemente dalla storia, ancora si ostinano a ingombrare il campo con il peso morto della loro pseudo-scienza: monito perenne di dove possa arrivare l&#8217;assoluta incapacit\u00e0 di fare i conti con il vero).<\/p>\n<p>Infine c&#8217;\u00e8 chi vede in Bach un antiquato, noioso, ingombrante &quot;patriarca&quot; (ovviamente nel senso negativo del termine: ma gi\u00e0 questo rivela il pregiudizio ideologico da cui partono costoro: i nipotini della psicanalisi freudiana in eterna lotta contro il Padre e le sue mille incarnazioni); un uomo del passato- e dunque, automaticamente, un &quot;reazionario&quot;: tale l&#8217;incrollabile fede, tale l&#8217;inevitabile conclusione dei progressisti ad oltranza.<\/p>\n<p>Infine non sono mancati coloro i quali hanno visto in Bach un sia pur grande &quot;provinciale&quot;, che non si \u00e8 mai allontanato dalla Germania profonda, che non ha mai respirato l&#8217;aria delle metropoli francesi o inglesi (come Haydn), insomma un &quot;homo salvatico&quot;, un conservatore introverso, che ignorava tutto della modernit\u00e0 e dal quale, di conseguenza, non possiamo aspettarci nulla di significativo per il nostro tempo.<\/p>\n<p>Che dire? Bach \u00e8 talmente grande, talmente immenso, talmente sublime, che non vi sarebbe alcun bisogno di prendere le sue difese; e l&#8217;oblio in cui era caduta la sua opera gigantesca, fino alla &quot;riscoperta&quot; operata da Mendelssohn, non \u00e8 altro che la testimonianza palmare di come le masse, abituate alle mode del momento, non siano in alcun modo buoni giudici della validit\u00e0 di un messaggio musicale (o artistico, o filosofico, o scientifico), n\u00e9 che migliori siano i cosiddetti &quot;intellettuali&quot;: quella genia di piccoli, boriosi &quot;philosophes&quot; che, appunto, durante la vita di Bach, e specialmente durante la sua ultima fase, venivano ovunque prendendo piede in Europa, sostituendo i &quot;lumi&quot; di una ragione libera e spregiudicata, petulante nel suo voler chiarire e spiegare ogni cosa, a tutto ci\u00f2 che \u00e8 tradizione, senso del mistero, senso del limite, stupore e lode dinanzi al prodigio infinito dell&#8217;Essere, dal quale veniamo ed al quale faremo ritorno.<\/p>\n<p>Nondimeno, non ci sembra del tutto inutile ricordare che, nella grandezza sublime di Bach, vi \u00e8 un elemento a-temporale, perenne, eterno (per quanto si possano dire &quot;eterne&quot; le cose umane) che lo accomuna piuttosto, nello spirito pi\u00f9 che nella tecnica, all&#8217;arte musicale del Medioevo e lo rende estraneo alla sensibilit\u00e0 moderna. Non alludiamo soltanto al suo tranquillo, sovrano disprezzo per le mode passeggere, per i favori dei suoi contemporanei, per tutto ci\u00f2 che \u00e8 meschinamente legato all&#8217;interesse contingente, da un punto di vista strettamente musicale; ma, pi\u00f9 in generale, ci riferiamo alla meravigliosa spiritualit\u00e0 di Bach, al suo farsi piccolo davanti al Creatore, al suo concepire tutta la sua immensa opera compositiva come un&#8217;unica, ininterrotta, spassionata lode di Dio, dal quale sapeva di ricevere il dono dell&#8217;arte e al quale voleva rendere testimonianza, dalla prima all&#8217;ultima delle sue immortali composizioni.<\/p>\n<p>Quel suo gusto del piccolo, del nascosto e perfino del privato (faceva eseguire le sue creazioni dall&#8217;orchestra familiare, formata dai suoi numerosi figli, e in ci\u00f2 si direbbe che appagasse gran parte della sua ambizione di artista), che lo farebbe sembrare un quieto borghese di poche pretese, tutt&#8217;al pi\u00f9 suscettibile e capace d&#8217;infiammarsi quando i suoi superiori gli centellinavano il quattrino; quel suo ripiegarsi su una vita familiare tranquilla e raccolta, calda di affetti, tutta dedita al lavoro e al culto del focolare; quella sua bonaria, intrepida costanza nell&#8217;affrontare le prove della vita, le m orti come le difficolt\u00e0 economiche, quel suo eroismo quotidiano e dimesso, cos\u00ec lontano dal gusto enfatico dei romantici: tutto ci\u00f2 attesta non il &quot;provincialismo&quot; o la &quot;chiusura&quot; di Bach, ma, al contrario, la sua schietta origine popolare, la sua condivisione della vita quotidiana degli umili fedeli, che vedevano, come lui, nella musica sacra non certo uno sfoggio di bravura personale, ma, al contrario, un mezzo di raccoglimento, di devozione, di unione con Dio.<\/p>\n<p>Coloro i quali non riescono a comprendere l&#8217;arte di Bach, perch\u00e9 le rimproverano di non essere abbastanza &quot;moderna&quot;, partono dallo sciocco pregiudizio, di matrice illuminista e positivista, che l&#8217;opera d&#8217;arte sia perfettibile alla luce del Progresso, misteriosa categoria soteriologica che trasforma in oro tutto ci\u00f2 che tocca: come se l&#8217;arte fosse la stessa cosa della scienza, che progredisce al ritmo delle nuove scoperte e rende rapidamente obsoleto il sapere di poc&#8217;anzi. Nossignori, le categorie dell&#8217;arte, pur muovendo dalla storia ed esplicandosi, concretamente, in un preciso contesto storico, vanno per\u00f2 oltre il dato materiale e contingente: puntano dritte all&#8217;essenziale, a ci\u00f2 che \u00e8 essenziale e senza tempo nell&#8217;anima dell&#8217;uomo. Pu\u00f2 anche darsi che esistano varie maniere di esprimere la bellezza, ma la bellezza in se stessa non \u00e8 suscettibile di miglioramenti, perfezionamenti e progressi: \u00e8 data o non \u00e8 data. Bach &#8212; come Dante, come Beato Angelico, o &#8212; se si vuole &#8211; come l&#8217;autore del \u00abCantico dei cantici\u00bb (non ce ne viene in mente alcuno posteriore a Bach, degno di reggere il paragone) credeva fermamente che l&#8217;arte sia un modo per esprimere la lode a Dio e lo slancio dell&#8217;anima verso di Lui; e che, pertanto, non dovesse attingere da fonti puramente umane &#8212; anche se egli, personalmente, conosceva a fondo tutta la cultura musicale del suo tempo, tedesca ed europea -, ma a quella Fonte che sgorga perenne e limpidissima, n\u00e9 mai si esaurisce, n\u00e9 mai s&#8217;intorbida, per chi le si accosta con animo puro.<\/p>\n<p>Molto condivisibili ci sembrano le osservazioni svolte da Velia Donadei Giacosa a proposito del carattere &quot;medievale&quot; della personalit\u00e0 musicale di J. S. Bach (da: \u00abStoria della musica\u00bb, nella \u00abModerna enciclopedia femminile\u00bb, Torino, Editrice S.A.I.E., 1972, vol. 3, pp.399-400):<\/p>\n<p>\u00abCertamente Bach non cerc\u00f2 di adeguarsi alla moda del tempo e neppure fu il pioniere di una nuova forma musicale che avesse facile presa su un pubblico viziato dalla troppa e superficiale produzione operistica, fu piuttosto l&#8217;ultimo dei grandi musicisti medievali. Eppure ancor oggi siamo spesso stupiti da un qualcosa, un tocco, una frase, un&#8217;espressione, che ci sembrano essenzialmente moderni: proprio in questo sta la grandezza della sua arte universale e spirituale, nell&#8217;essere estranea a ogni epoca e moda, senza tempo, in una parola, eterna.<\/p>\n<p>Fu una figura d&#8217;artista cos\u00ec lontana dall&#8217;ideale romantico che certi critici gli attribuirono un&#8217;anima impassibile e scolastica e supposero che il patetico innegabile di certe pagine non gli fosse stato dettato da una fiamma interiore, ma che provenisse unicamente dalla perfezione. Della tecnica. Invece Bach ebbe un carattere appassionato e impetuoso come dimostrano certi suoi scatti rimasti famosi e le sue dispute frequenti e serie con i principi e i patroni delle scuole, e conobbe il dolore perch\u00e9 non soltanto perse la prima moglie e dieci figli, ma per gli ultimi tre anni della sua vita fu quasi cieco.<\/p>\n<p>L&#8217;insieme della sua opera rappresenta un intero mondo nutrito di tutta l&#8217;arte antica e contemporanea. Bach conobbe gli italiani, fra cui Frescobaldi, Palestrina e Vivaldi; ammir\u00f2 l&#8217;arte di Couperin; non ignor\u00f2 nulla dei predecessori tedeschi, come Sch\u00fctz, Pachelbel Kunhau, ma tutto assimil\u00f2 e trasform\u00f2 nella fucina del suo genio e del suo stile unico e inconfondibile. Circa duecento &quot;cantate sacre&quot; delle trecento composte restano a testimoniare l&#8217;interpretazione bachiana del mondo dei sentimenti; ora liriche, ora descrittive, ora pittorescamente realistiche e festose, ora commosse e drammatiche, si valgono di tutti gli stili, da quello polifonico del &#8216;500 a quello solistico dell&#8217;arioso, unendo la potenza del corale luterano alla grazia dell&#8217;arioso italiano, la tecnica della &quot;ouverture&quot; francese a quella concertistica. Nelle ultime cantate composte a Lipsia, il &quot;corale&quot; venne inserito sempre pi\u00f9 frequentemente e l&#8217;orchestra venne ampliata con l&#8217;introduzione prima dell&#8217;organo e poi di altri strumenti come &quot;obbligati&quot;. Le &quot;cantate profane&quot; sono poche, scritte in un linguaggio descrittivo con il quale dipinse sia i fenomeni della natura, sia i sentimenti che ne derivano. L&#8217;arte delle cantate si ritrova moltiplicata nelle Passioni: la &quot;Passione secondo san Giovanni&quot; e specialmente in quella meravigliosa &quot;secondo san Matteo&quot;&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Considerazioni simili ha svolto Edoardo Mottini nel suo ammirato, commosso ritratto del sommo musicista di Eisenach, il quael, per\u00f2, sottolinea maggiormente l\u00ec&#8217;aspetto innovativo del suo genio musicale, vale a dire l&#8217;introduzione della musica descrittiva (da: G. Edoardo Mottini, \u00abCon sette note\u00bb, Milano, Ulrico Hoepli Editore, 1935, pp. 43-45):<\/p>\n<p>\u00abLa storia della musica \u00e8 come la catena delle Alpi: ha dolci alture, groppe maestose, cime, avvallamenti, vette vertiginose. Sebastiano Bach \u00e8 una di queste. Per i pi\u00f9 \u00e8 una cima inaccessibile, coperta di neve e di ghiaccio. Invece per chi si accosta alla sua immensit\u00e0 con animo desideroso di comprendere la bellezza severa delle sue creazioni, la neve disgela e appaiono dolci erbe e teneri fuori. Per l&#8217;alpinista coraggioso e appassionato che tenta quelle solitudini il vento reca sulle ali il fremito di profonde foreste e l&#8217;eco di canto sovrumani. Chi dice che l&#8217;arte di Bach manca di melodia, che \u00e8 arida e difficile come un compito d&#8217;algebra, o non conosce affatto Bach, oppure confonde la melodia, anima divina ed essenza d&#8217;ogni musica, coi motivetti volgari, dal ritmo facilone, che si portano a casa dall&#8217;operetta o dal variet\u00e0. Bach \u00e8 certo severo: ma un adagio antico dice giustamente che l&#8217;arte severa \u00e8 un gran godimento: &quot;Ars severa magnum gaudium&quot;. Prima che apparisse questo patriarca, la musica tedesca aveva gi\u00e0 avuto nomi insigni. Baster\u00e0 ricordare Enrico Sch\u00fctz, sassone, autore di mirabili oratorii sulla &quot;Passione di Cristo&quot;, vissuto nel Seicento. L&#8217;opera in musica era dominata dal gusto italiano. Compositori e cantori italiani trionfavano a Dresda e a Vienna: lo Steffani, il Caldara, il Porpora. Ma nella musica religiosa, favorita dal culto luterano, che dava molta importanza al canto corale dei fedeli, regnava lo spirito germanico grave e solenne. Di questo sentimento Bach si fece l&#8217;interprete e lo orn\u00f2 coi tesori d&#8217;una sapienza polifonica sterminata, mantenendo intatta tutta la sua freschezza, sbocciata dal gran cuore del popolo. La sua melodia non potr\u00e0 mai morire, perch\u00e9 \u00e8, con la beethoveniana, la pi\u00f9 semplice e la pi\u00f9 profonda. Bella e giovane oggi come quando nacque, esprime l&#8217;adorazione di Dio, il dolore del cristiano davanti alle sofferenze di Ges\u00f9, la sua pia allegrezza all&#8217;idea della vita eterna, la meditazione tranquilla dell&#8217;anima che si sente sorretta dal cielo e il lieto fiorire della natura. Spesso \u00e8 puro arabesco di suoni, ghirlanda armoniosa di note; altre volte esprime con maestosi accordi e con ritmi gagliardi l&#8217;ebbrezza d&#8217;un nobile trionfo; a volte si leva in diafane spire come l&#8217;incenso d&#8217;una preghiera.<\/p>\n<p>Bach \u00e8 stato uno dei primi, dopo i madrigalisti italiani, a scrivere &quot;musica descrittiva&quot;, cio\u00e8 a dipingere con le note fenomeni della natura, esprimendo delle cose &#8212; badate bene &#8212; non il puro ritmo o il suono, ma il sentimento. In una cantata ha fatto sentire il sussurro della pioggia,m in un&#8217;altra lo scorrere delle rapide onde del Giordano. Il suo linguaggio musicale \u00e8 cos\u00ec meravigliosamente ricco che gli permette di esprimere tutte le passioni, gli atti, i gesti: il furore selvaggio d&#8217;una folla, l&#8217;andatura titubante d&#8217;un uomo incerto, i singulti d&#8217;un cuore angosciato, il ritmo dei flagelli che straziano Cristo, lo strisciare perfido del Maligno. Nell&#8217;oratorio del &quot;Natale&quot; ha scritto una specie di sinfonia pastorale, ascoltando la quale non si pu\u00f2 a meno di pensare ai pastori che adorano il Bambino in una fredda notte d&#8217;inverno, tutta scintillante di stelle.\u00bb<\/p>\n<p>Quando ascoltiamo, rapiti, una composizione come \u00abL&#8217;arte della fuga\u00bb &#8211; che \u00e8 stata giustamente definita come uno dei vertici pi\u00f9 alti mai raggiunti dalla polifonia contrappuntistica in tutta la storia della musica -, opera in cui non si sa se ammirare di pi\u00f9 la complessit\u00e0 straordinaria dei temi e dei motivi o la geniale semplicit\u00e0 ed eleganza con cui l&#8217;autore li sviluppa e li conduce alla loro piena ed armonica espressione &#8212; noi ci sentiamo sollevare da terra da una forza misteriosa che par voglia avvicinarci al Cielo.<\/p>\n<p>Nessun&#8217;arte puramente umana pu\u00f2 giungere a tanto. Bach non era un virtuoso della musica che componeva per s\u00e9: era un genio che s&#8217;era fatto piccolo per lasciarsi colmare dalla pienezza di Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;arte musicale di Bach, si dice da molti, \u00e8 astratta, matematica, quasi disumana; il suo genio musicale \u00e8, si aggiunge, talmente freddo nella sua perfezione, da<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30171,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[29],"tags":[117,182,202],"class_list":["post-23441","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-musica","tag-dio","tag-johann-sebastian-bach","tag-modernita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-musica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23441","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23441"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23441\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30171"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23441"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23441"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23441"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}