{"id":23440,"date":"2019-12-12T10:59:00","date_gmt":"2019-12-12T10:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/12\/12\/bach-il-migliore-organista-che-sia-mai-esistito\/"},"modified":"2019-12-12T10:59:00","modified_gmt":"2019-12-12T10:59:00","slug":"bach-il-migliore-organista-che-sia-mai-esistito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/12\/12\/bach-il-migliore-organista-che-sia-mai-esistito\/","title":{"rendered":"Bach, \u00abil migliore organista che sia mai esistito\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Il musicista perfetto \u00e8 il compositore che possiede anche una piena e indiscussa padronanza del suo strumento. Chi possiede solo l&#8217;arte del comporre musica, o solo quella dell&#8217;esecuzione strumentale, per quanto dotato, non raggiunger\u00e0 mai le vette dell&#8217;arte assoluta. Ebbene, se &#8216;\u00e8 stato un musicista che risponde in maniera impeccabile a questa figura di maestro ideale, senza dubbio \u00e8 stata Johann Sebastian Bach. Ironia della sorte, i suoi contemporanei lo hanno apprezzato pi\u00f9 come organista e clavicembalista che come compositore. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto a varie circostanze, sia particolari che di ordine generale Tra le prime, il fatto che Bach non pubblicava le sue composizioni e le faceva eseguire nell&#8217;ambito della sue funzioni di direttore del coro o maestro di cappella delle varie corti e citt\u00e0 in cui si spostava, e perci\u00f2 esse ebbero una diffusione pi\u00f9 che altro locale, anche se \u00e8 certamente un mito romantico la tradizione di un Bach del tutto sconosciuto come compositore, perch\u00e9 lo studio dei documenti mostra che egli era invece ritenuto uno dei maggiori compositori della Germania. Fra le seconde, il fatto che visse nel tempo &quot;sbagliato&quot;, cio\u00e8 in pieno Settecento, mentre trionfava uno stile musicale rococ\u00f2, lontanissimo dalla sua austera, virile sobriet\u00e0, accompagnata da un ardente desiderio di esplorare tutte le possibilit\u00e0 di un motivo, imbastendo innumerevoli variazioni sul tema, cosa che era in grado di fare anche direttamente alla tastiera, improvvisando e lasciando a bocca aperta quelli che lo ascoltavano. Ma soprattutto ci sono in Bach una seriet\u00e0, una profondit\u00e0, un senso delle proporzioni architettoniche talmente eccezionali da non avere l&#8217;eguale in tutta la storia della musica.<\/p>\n<p>Egli rappresenta il vertice della musica polifonica e, in questo senso, \u00e8 come se fosse arrivato con un secolo di ritardo: l&#8217;orecchio musicale del XVIII secolo era troppo frivolo, la cultura dell&#8217;et\u00e0 dei lumi era troppo scintillante e superficiale per apprezzare la massiccia, poderosa, inesauribile arte di Bach di costruire passaggi musicali, fughe, toccate, preludi, corali, praticamente ogni possibile forma d&#8217;espressione musicale tranne quella cameristica, che andava per la maggiore. In altre parole egli fu letteralmente il meraviglioso cigno in mezzo a uno stormo di anatre: gli altri stentavano a capire lui, lui non si curava di accondiscendere ai gusti facili del pubblico. Come arista e come uomo Bach fu sempre quello della schiena dritta: lineare, coerente, deciso, assolutamente incapace di venir meno alla sua ispirazione, le cui radici erano in buona sostanza religiose. In un&#8217;epoca atea e irreligiosa, gaudente e libertina, Bach si staglia con la sua figura gigantesca su un esercito di nani: l&#8217;anima piena di amore e timor di Dio, componeva le sue opere a ritmo febbrile, ma in tutta serenit\u00e0, come colui che sta ben saldo nel porto della fede; nessuna agitazione romantica, n\u00e9 irrequietezza esistenziale: solo ordine, serenit\u00e0 interiore, tranquillo adempimento del dovere e una fortezza imperturbabile di fronte ai casi della vita. Vedovo, si risposa: ventenne la prima moglie, ventenne la seconda; ha venti figli in tutto, e la morte se ne porta via parecchi; non gli mancano le preoccupazioni materiali per il mantenimento della numerosa famiglia. E tuttavia sua casa \u00e8 un meraviglioso laboratorio musicale ove ci si riunisce per fare musica tutti insieme, moglie e bambini, i pi\u00f9 piccoli col canto: non \u00e8 certo un caso che da quella famiglia siano usciti diversi geni musicali, i quali, se non soffrissero il confronto con la genialit\u00e0 del padre (ma a quel tempo non ne soffrirono affatto; anzi, tutto il contrario&#8230;) sarebbero ritenuti degni di occupare un posto non marginale nella storia della cultura musicale tedesca del XVIII secolo.<\/p>\n<p>Citiamo una pagina della biografia del sommo musicista scritta da Charles Sanford Terry (1864-1936), che fu professore ordinario di Storia europea all&#8217;Universit\u00e0 di Aberdeen in Scozia, nonch\u00e9 musicologo e grande studioso di Bach (da: C. S. Terry, <em>G. S. Bach. La vita<\/em>; titolo originale: <em>Bach: a Biography<\/em>, Oxford University Press, 1928; traduzione dall&#8217;inglese di Paolo Schweitzer, Milano, Fratelli Bocca Editori, 1938, pp. 150-152):<\/p>\n<p><em>Con la fine del suo servizio a Weimar, Bach lasci\u00f2 per sempre le funzioni di organista, e ci\u00f2 proprio nel momento in cui la sua abilit\u00e0 di esecutore fu universalmente riconosciuta. La sua genialit\u00e0 di compositore in si era ancora rivelata, ma la vittoria sul Marchand sparse la sua fama in tutta la Germania. Giovanni Mattheson, amico di Haendel, che aveva sentito suonare ambedue, disse che se c&#8217;era qualcuno che potesse superare il primo, questi non poteva che essere &quot;Bach in Lipsia&quot;. Giovanni Gioacchino Quantz, &quot;musico da camera e compositore di Corte&quot; di Federico il Grande, afferm\u00f2 che Bach poteva vantarsi di avere portato la tecnica dell&#8217;organo alla sua massima perfezione. Giorgio Andrea Sorge, organista di Corte a Lobenstein, lo chiam\u00f2 &quot;principe degli organisti&quot;, ed il Necrologio riporta in modo conciso il giudizio dei posteri: &quot;Bach fu il migliore organista che sia mai esistito&quot;. Crebbero attorno a lui, come attorno a Haendel, delle leggende, apocrife a dire il vero, ma che dimostrano in quale conto egli sia stato tenuto dai contemporanei. Si racconta che amava visitare le chiese dei villaggi per suonarvi l&#8217;organo, e per godere la meraviglia ingenua dei presenti, o per udire esclamare l&#8217;organista: &quot;Questo deve essere Bach o il diavolo in persona!&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Bach stesso aveva un concetto troppo alto della sua arte per farne oggetto di vanit\u00e0 personale e soleva mettere in ridicolo queste storielle, ma sentiva la propria superiorit\u00e0 e godeva del rispetto che gli si tributava. Tuttavia la sua modestia rimaneva inalterata: quando gli si domandava il segreto della sua maestria, rispondeva: &quot;Non vi \u00e8 nulla di straordinario in tutto ci\u00f2; battete le note giuste e l&#8217;organo far\u00e0 il resto&quot;. Gli piaceva ascoltare degli altri organisti, e sussurrava allora al compagno occasionale come il soggetto avrebbe dovuto essere svolto, dandogli delle gomitate di soddisfazione se aveva indovinato l&#8217;andamento del tema. Durante tutta la vita la sua genialit\u00e0 pi\u00f9 unica che rara trov\u00f2 riconoscimento nei frequentissimi inviti a collaudare dei nuovi organi e ad esaminare i candidati organisti. Se lo strumento o soddisfaceva, terminate le funzioni ufficiali, gli piaceva sfoggiare il suo meraviglioso talento, per godimento proprio e dei suoi ascoltatori. In tali occasioni sceglieva un tema per le sue improvvisazioni, svolgendolo prima nella forma di un preludio con fuga, poi a solo, intrecciandolo coi motivi degli inni religiosi pi\u00f9 noti, e terminando con una fuga per mettere in evidenza tutte le risorse dello strumento: generalmente, e come per stimolare la sua fantasia, cominciava col suonare un pezzo che gi\u00e0 conosceva. Queste manifestazioni non mancavano mai di suscitare alta meraviglia ed il convincimento, anche nell&#8217;animo dei pi\u00f9 raffinati conoscitori, quali il Reinken di Amburgo, di essere alla presenza di un genio che aveva raggiunto la massima perfezione. Ma il 2 dicembre 1717 egli aveva finito la sua carriera ufficiale di organista, e spese i rimanenti trentatre anni della sua vita in altre attivit\u00e0, nell&#8217;esplicazione delle quali i suoi contemporanei non sentirono la sublime grandezza della sua arte, compresa solo quando egli da molto tempo era ormai assunto all&#8217;Empireo degli Immortali.<\/em><\/p>\n<p>Bach, dunque, non \u00e8 solo uno dei massimi geni musicali della storia, se non pure il massimo; \u00e8 anche uno dei pochi grandissimi uomini la cui biografia non riveli alcuna traccia di debolezze, di compromessi, di quei difetti umani cos\u00ec frequenti nelle persone pi\u00f9 dotate della media, e in particolare la vanit\u00e0. La cosa che pi\u00f9 colpisce in lui \u00e8 infatti la modestia: la modestia forte e tranquilla di chi sa di valere, indipendentemente da ci\u00f2 che possono dire o non dire gli altri, senza che questa indifferenza diventi superbia, o amarezza, o cinismo. Bach \u00e8 un buon borghese, un padre di famiglia, un uomo dai gusti semplici, musica a parte, ovviamente: un tedesco tutto d&#8217;un pezzo, patriarcale, all&#8217;antica, che in pieno 1700 conduce un&#8217;esistenza raccolta e laboriosa, quasi provinciale, pervasa dal senso del divino, pur senza avere nulla del mistico. Non esce mai dalla sua Germania; frequenta poco le grandi citt\u00e0; ha a che fare quasi solo con persone di media cultura e di media intelligenza, che qualche volta lo fanno arrabbiare. Per poter ascoltare l&#8217;amato Buxtehude, percorre a piedi decine di chilometri sulle strade polverose della Germania settentrionale e mette a repentaglio il posto di lavoro e lo stipendio, perch\u00e9 i suoi superiori disapprovano quelle assenze, anche se il solo scopo \u00e8 quello di perfezionarsi nella sua arte; per conoscere e approfondire Vivaldi e altri musicisti italiani e tedeschi, fin da ragazzo copia la loro musica di notte, al lune di candela o alla luce della luna, affaticando oltremodo la vista, tanto che il fratello, scopertolo, gli nasconde gli spartiti: tutto nella sua vita \u00e8 faticosa conquista, nulla gli viene regalato dalla sorte o da circostanze favorevoli Deve litigare per farsi pagare il dovuto; deve difendersi dall&#8217;aggressione fisica di un ex studente rancoroso; si fa un mese agli arresti perch\u00e9 il duca di Weimar non \u00e8 disposto a lasciarlo andare via. A Lipsia, <em>Thomaskantor<\/em> &#8212; direttore artistico del coro della chiesa di San Tommaso &#8211; per oltre trent&#8217;anni, gli lesinano lo stipendio, lo esasperano con la loro pedanteria. Nulla per\u00f2 ci indica che egli abbia mai perso il buon umore; la sua serenit\u00e0 \u00e8 a prova di qualsiasi tempesta: sgorga da dentro, perch\u00e9 la vita di Bach, salvo lo scrupoloso assolvimento dei suoi doveri di capofamiglia e di cittadino, \u00e8 tutta interiore. In breve, cos\u00ec come, in ambito musicale, Bach rappresenta un caso di vera e propria <em>coincidentia oppositorum<\/em>, perch\u00e9 le sue composizioni hanno una sublime precisione matematica e al tempo stesso sono appassionate e piene sentimento come opere di poesia pura, ugualmente nella vita privata Bach \u00e8 uno di quei rarissimi uomini che, per quanto immensamente dotati, non eccedono, non si vantano, non si intristiscono, non si fanno influenzare da niente e nessuno, ma seguono la strada della loro vocazione, concentrati e sereni, con passo fermo e tranquillo, senza mai deviare, neppure per un momento. Bach \u00e8 come un fiume lento e maestoso, che scorre fra due argini uguali verso la pace del mare: la sua musica ha lo scintillio d&#8217;un maestoso ghiacciaio che s&#8217;incendia ai raggi del sole; ha la forza contenuta d&#8217;un vulcano in quiescenza la cui lavasi ribolle silenziosa nelle viscere della terra, mentre alla superficie mostra la calma e imperturbabile maest\u00e0 del ghiaccio in un grandioso paesaggio alpino.<\/p>\n<p>Lo hanno compreso, i suoi contemporanei? Certamente no. Hanno visto e riconosciuto la sua impareggiabile maestria strumentale, ma non la sua genialit\u00e0 compositiva. Di pi\u00f9: sono in molti a non comprenderlo neppure oggi. Quante volte ci \u00e8 capitato di ascoltare giudizi di questo tipo<em>: S\u00ec, un grande musicista; per\u00f2, dopotutto, la sua arte \u00e8 pi\u00f9 di tipo organizzativo che creativo; \u00e8 una summa della cultura musicale del passato e non ha pi\u00f9 molto da dire agli uomini moderni.<\/em> Falsa la prima affermazione: un assimilatore pi\u00f9 che un genio creatore, Bach? Ma \u00e8 tutto il contrario: Bach crea la musica, ma la crea alla maniera della &quot;ripresa&quot; kierkegaardiana: egli <em>procede ricordando<\/em>, anzich\u00e9 disprezzare e dimenticare la tradizione. Il suo \u00e8 un animo conservatore, nel senso pi\u00f9 puro dell&#8217;espressione. In questo senso, e solo in questo senso, \u00e8 parzialmente vera la seconda affermazione: che gli uomini d&#8217;oggi difficilmente capiscono Bach. Non lo capiscono perch\u00e9 sono moderni: e chi \u00e8 moderno non ha pi\u00f9 la capacit\u00e0 di capire l&#8217;assoluto. Bach non compone musica per questa o quella epoca, ma per l&#8217;eternit\u00e0; non si rivolge a questo o quel pubblico, ma direttamente a Dio. Certo, \u00e8 un figlio del suo tempo, e le sue abitudini di vita, come abbiamo visto, lo attestano; per\u00f2, nello stesso tempo, \u00e8 un genio musicale talmente grande, talmente immenso, che sfonda gli angusti limiti del tempo e si proietta in un tempo assoluto, fuori del tempo. <em>L&#8217;arte della fuga<\/em>, il suo testamento musicale, lo dimostra: \u00e8 un&#8217;opera che ha qualcosa d&#8217;incommensurabile, come le onde di un mare mai solcato da alcuno, che vanno a lambire un continente del tutto sconosciuto; e tuttavia le sensazioni che essa produce nell&#8217;ascoltatore non sono stranianti, non generano inquietudine, n\u00e9 angoscia, come ci si potrebbe aspettare quando si \u00e8 in presenza dell&#8217;alterit\u00e0 assoluta. Niente affatto: su di lui scendono gradualmente un calore, un senso di pace, come se quei mari e quella terra sconosciuti, un po&#8217; alla volta, si facessero riconoscere; come se si alzasse gradualmente la nebbia, e si offrisse allo sguardo un paesaggio che in realt\u00e0 era noto da sempre, perch\u00e9 aveva dimora nelle profondit\u00e0 della nostra anima. In ci\u00f2 risiede il miracolo dell&#8217;universalit\u00e0 di Bach, che non ha nulla a che fare con l&#8217;universalismo illuminista. L&#8217;universalismo \u00e8 la pretesa d&#8217;imporre una lingua comune a soggetti diversi; l&#8217;universalit\u00e0 \u00e8 la capacit\u00e0 di far vedere l&#8217;unit\u00e0 dei diversi soggetti in una lingua comune originaria, parzialmente scordata e tuttavia sopravvissuta in qualche piega della memoria collettiva. Genio universale quant&#8217;altri mai, Bach riesce a ridestare il ricordo di quella lingua originaria in qualsiasi pubblico, di qualsiasi razza o cultura: non \u00e8 un genio solo europeo, ma appartiene al mondo intero. \u00c8 noto che la musica di Bach &quot;piace&quot; ai nascituri: il feto mostra reazioni positive quando la madre ascolta uno dei suoi pezzi; cosa che non si pu\u00f2 certo dire della stragrande maggioranza della musica moderna, la quale suscita nel feto reazioni di paura e repulsione. Quale prova pi\u00f9 eloquente della meravigliosa universalit\u00e0 di Bach e del suo rarissimo dono di riaccendere in noi la memoria e la nostalgia di un&#8217;armonia dimenticata, sepolta nelle profondit\u00e0 del nostro essere?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il musicista perfetto \u00e8 il compositore che possiede anche una piena e indiscussa padronanza del suo strumento. 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