{"id":23434,"date":"2009-01-09T07:38:00","date_gmt":"2009-01-09T07:38:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/09\/azione-scopo-valore-e-senso-della-vita\/"},"modified":"2009-01-09T07:38:00","modified_gmt":"2009-01-09T07:38:00","slug":"azione-scopo-valore-e-senso-della-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/09\/azione-scopo-valore-e-senso-della-vita\/","title":{"rendered":"Azione, scopo, valore e senso della vita"},"content":{"rendered":"<p>Che la vita umana abbia bisogno di essere giustificata sotto il profilo etico e ontologico; che sia giusto e logico porre la domanda circa il suo significato; che lo spettro della mancanza di senso possa incombere su di essa, svuotandola dall&#8217;interno &#8211; per cos\u00ec dire &#8211; delle sue ragioni ultime: ebbene, tutte queste cose sono relativamente recenti nella storia del pensiero umano, compresa quella sua variante costituita dal pensiero occidentale.<\/p>\n<p>Gli uomini dell&#8217;epoca pre-moderna non si ponevano tali domande; o, se pure se le ponevano, non lo facevano in astratto, isolandole da quel pi\u00f9 complessivo orizzonte di senso che esprimeva la loro visione religiosa della vita stessa. In altri termini, l&#8217;uomo pre-moderno non si chiedeva quale fosse la ragione del proprio esistere, come se una tale domanda avesse un senso indipendente, fuori dal contesto della domanda circa le ragioni dell&#8217;esistenza del tutto, di cui ogni singola esistenza individuale non era che un caso particolare.<\/p>\n<p>Pertanto, invece di lacerarsi con il dubbio se la propria esistenza non fosse, per caso, del tutto priva di senso e quindi, in ultima analisi, ingiustificata ed assurda, l&#8217;uomo pre-moderno si sforzava di porla concretamente nel solco della tradizione, ossia di metterla in accordo con le ragioni complessive dell&#8217;esistenza del mondo. E questo era tutto ci\u00f2 che importava, tutto ci\u00f2 che al singolo individuo era lecito domandare: spiegare il senso della propria esistenza eccedeva non solo dalle sue responsabilit\u00e0, ma anche dalle sue possibilit\u00e0 logiche.<\/p>\n<p>\u00abSensata\u00bb \u00e8 l&#8217;esistenza che realizza lo scopo per il quale essa \u00e8 stata posta; e non esistevano dubbi &#8211; da Aristotele e San Tommaso in poi &#8211; che l&#8217;esistenza dell&#8217;uomo ha uno scopo intrinseco, che consiste nel realizzare a fondo la sua essenza di creatura libera, ragionevole, aspirante al compimento della virt\u00f9.<\/p>\n<p>Ora, virt\u00f9 viene da &quot;vir&quot;: dunque, virtuosa \u00e8 l&#8217;esistenza che pone con forza, virilmente, l&#8217;esigenza di riconciliare l&#8217;intenzione con l&#8217;atto, realizzando sino in fondo le proprie potenzialit\u00e0. Virtuoso, in realt\u00e0, non significa, etimologicamente, null&#8217;altro che \u00absecondo la propria qualit\u00e0\u00bb: le virt\u00f9 di una cosa non sono altro che le sue qualit\u00e0. Da tale concetto risulta escluso ogni giudizio di valore estrinseco; tanto \u00e8 vero che si pu\u00f2 parlare delle virt\u00f9 di un farmaco come di quelle di un veleno: non volendo significare altro che le sue qualit\u00e0, ossia ci\u00f2 che ne costituisce l&#8217;essenza.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che da questa prospettiva emerge una fortissima carica di finalismo: ciascuna cosa non esiste per altra ragione che quella di realizzare a fondo la propria essenza. Il mondo \u00e8 l&#8217;immenso scenario di una sacra rappresentazione in cui l&#8217;uomo \u00e8 chiamato a svolgere la sua parte, con umilt\u00e0 e coraggio; con questa differenza rispetto alle altre creature: che, essendo dotato di ragione e volont\u00e0, a lui spetta la libera scelta se mettersi in sintonia, oppure no, con il generale movimento del tutto, che \u00e8 un movimento secondo virt\u00f9, cio\u00e8 secondo l&#8217;essenza di ciascuna cosa e di ciascuna cosa secondo l&#8217;essenza dell&#8217;universo, che \u00e8 di origine divina.<\/p>\n<p>Dio, pertanto, \u00e8 sia la causa efficiente, sia la causa finale di tutto ci\u00f2 che esiste: egli attira a s\u00e9 tutte le cose, nel momento stesso in cui le chiama ad esistere. L&#8217;uomo, creatura libera e ragionevole per eccellenza, pu\u00f2 assecondare questa legge universale, oppure pu\u00f2 contrastarla; ma, qualunque cosa egli scelga di fare, n\u00e9 la sua fedelt\u00e0 n\u00e9 la sua infedelt\u00e0 ad essa potranno mai modificare o revocare in dubbio la sensatezza del suo esistere, che \u00e8 fuori di lui e che si fonda ben prima che egli apra i suoi occhi sul mondo.<\/p>\n<p>Profondamente radicato nel progetto divino del mondo, anzi posto al centro di esso, l&#8217;uomo &#8211; a differenza degli altri esseri viventi &#8211; agisce secondo ragione e secondo libert\u00e0; per cui, a somiglianza del divino Principio da cui trae origine, in un certo senso \u00e8 chiamato a collaborare all&#8217;armonia cosmica in base ad un principio di responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>La sua intelligenza e la sua libert\u00e0 fanno s\u00ec che la sua esistenza sia caratterizzata da un agire che non mira soltanto alla sopravvivenza, ma alla realizzazione del suo fine specifico, ossia della sua specifica virt\u00f9; cosa che non \u00e8 richiesta, poniamo, a un cane o a un cavallo, poich\u00e9 nell&#8217;animale non vi \u00e8 libero assenso della volont\u00e0 intelligente al progetto cosmico, ma solo il puro istinto della sopravvivenza. L&#8217;animale cerca il nutrimento quando ha fame; l&#8217;uomo \u00e8 capace di imporsi l&#8217;attesa, in vista di un fine superiore, o anche la rinuncia &#8211; in questo caso, il digiuno &#8211; per coltivare altre dimensioni della propria natura, nelle quali risiede la sua essenza specifica (ragione, volont\u00e0 e senso della trascendenza).<\/p>\n<p>La domanda, pertanto, nell&#8217;ambito delle societ\u00e0 pre-moderne, non \u00e8 \u00abperch\u00e9 si vive\u00bb, ma, semmai, \u00abche cosa si pu\u00f2 fare per realizzare pienamente il fine che ci \u00e8 stato assegnato fin dall&#8217;inizio\u00bb. All&#8217;uomo non si chiede di giustificare la propria esistenza, ma solo di giustificare i suoi atti.<\/p>\n<p>Poi \u00e8 arrivato Petrarca, il malinconico cantore della modernit\u00e0; e ha cominciato a diffondersi, come una malattia epidemica, lo sport di tormentarsi con il dubbio incessante &#8211; ma non senza ricavarne una discreta sorgente di piacere masochistico &#8211; circa il senso dell&#8217;umano esistere (cfr. il nostro precedente lavoro \u00abFrancesco Petrarca e lo spirito della modernit\u00e0\u00bb, consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>A partire da quel momento, nel generale scricchiolare di tutte le certezze che avevano sorretto l&#8217;avventura umana per migliaia e migliaia di anni, si assiste allo spettacolo sconcertante di un nuovo tipo umano, che varca orizzonti, abbatte frontiere; che non accetta pi\u00f9 limiti alla ricerca del potere economico e di quel suo sostituto che \u00e8 il potere politico; che costruisce immensi imperi finanziari, commerciali e coloniali nello spazio, quasi, d&#8217;un mattino; ma che, al tempo stesso, \u00e8 sempre pi\u00f9 minacciato, dall&#8217;interno, da oscure forze autodistruttive, che lo spingono verso le desolate regioni della disperazione, minano la sua fiducia in se stesso e pongono in forse i fondamenti ultimi del suo esistere.<\/p>\n<p>Il suicidio, che presso gli antichi sembra essere stato un evento rarissimo e riservato agli intellettuali che non ritenevano di poter tutelare altrimenti il bene del vivere (come nel caso degli stoici), e che nel Medioevo cristiano era stato scoraggiato come una forma di opposizione alla volont\u00e0 divina, rientra ora in forme massicce nella societ\u00e0 occidentale, invade tutte le classi sociali e viene persino celebrato in numerose opere letterarie, dal \u00abWerther\u00bb di Goethe, all&#8217;\u00abOrtis\u00bb di Foscolo, su su fino a \u00abUna vita\u00bb di Svevo, a \u00abMartin Eden\u00bb di Jack London, si sucida perfino uno dei bambini di \u00abSei personaggi in cerca d&#8217;autore\u00bb di Pirandello. Non \u00e8 pi\u00f9 il suicidio \u00aberoico\u00bb di Saul, come nella omonima tragedia di Alfieri; ma un suicidio individualistico, che segna il momento della massima distonia fra la singola persona e l&#8217;universo di valori in cui essa \u00e8 inscritta.<\/p>\n<p>Accanto al suicidio fisico, poi, fa la sua comparsa quell&#8217;altra forma di suicidio, meno clamorosa e pi\u00f9 diffusa, che \u00e8 il suicidio spirituale, anch&#8217;esso bene esemplificato da tutta una serie di personaggi letterari, che vanno dallo sveviano Emilio Brentani di \u00abSenilit\u00e0\u00bb fino a Meursault, lo stralunato protagonista de \u00abLo straniero\u00bb di Camus (cfr. il nostro saggio: \u00abAlbert Camus: l&#8217;uomo in rivolta\u00bb, originariamente il testo di una conferenza tenuta presso l&#8217;Alliance Fran\u00e7aise di Treviso; e consultabile anche sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Quante sono, oggi, le persone che, isolandosi dalle ragioni del proprio esistere all&#8217;interno di un universo che ha il proprio significato in un piano divino provvidenziale, hanno optato per questa forma, lenta e relativamente indolore, di suicidio dell&#8217;anima, lasciando sopravvivere il proprio corpo per forza d&#8217;inerzia, ormai prive di ogni luce di speranza?<\/p>\n<p>Molte, senza dubbio; anche se nessuna statistica le riporta, dato che, all&#8217;anagrafe, esse risultano perfettamente vive, tanto \u00e8 vero che pagano al fisco le tasse dovute.<\/p>\n<p>Dicevamo che l&#8217;essere umano non pu\u00f2 nemmeno concepire la propria esistenza senza l&#8217;azione; perch\u00e9 l&#8217;agire \u00e8 il suo naturale modo di essere al mondo.<\/p>\n<p>La modernit\u00e0 occidentale ha esasperato questo dato ontologico e ne ha fatto una bandiera e un programma, spacciandolo dietro le fallaci filosofie del vitalismo, dell&#8217;efficientismo, dell&#8217;utilitarismo, trasformando l&#8217;azione in una modalit\u00e0 compulsiva e frenetica, sovente fine a se stessa (cfr. il nostro precedente lavoro \u00abIl possibile e il probabile nella filosofia di Rodolfo Quadrelli\u00bb, sempre sul sito di Arianna).<\/p>\n<p>Questo, per\u00f2, non deve farci dimenticare che l&#8217;azione \u00e8 connaturata all&#8217;essere umano; e che un essere umano puramente e unicamente contemplante non solo \u00e8 impensabile, ma non contraddice neppure la precedente definizione: dato che anche la contemplazione \u00e8 una scelta e, quindi, una forma di azione, dovendosi intendere l&#8217;azione non in senso grossolanamente materiale, ma in senso ontologico e, quindi, anteriore all&#8217;agire concreto sul piano fisico (come si pu\u00f2 ben capire con l&#8217;esempio di colui che sceglie di agire attraverso il lasciarsi morire di fame).<\/p>\n<p>Dunque, vivere significa agire; dunque, vivere significa porsi continuamente la domanda circa lo scopo, perch\u00e9 ogni azione \u00e8 finalizzata a uno scopo, volontario o, magari, involontario; n\u00e9 si pu\u00f2 immaginare un&#8217;azione che non sortisca un risultato e, quindi, che non realizzi uno scopo (altra questione, evidentemente, \u00e8 vedere, caso per caso, se una determinata azione ha sortito esattamente lo scopo che essa si era prefissata, o non qualcosa di molto diverso).<\/p>\n<p>Ma allora, se vivere \u00e8 agire e se agire \u00e8 porsi degli scopi, ne consegue inevitabilmente che vivere significa aprirsi al mondo dei valori, perch\u00e9 gli scopi non sono la meta ultima dell&#8217;agire umano, bens\u00ec l&#8217;obiettivo che esso si pone per conseguire determinati valori. Ad esempio: si gioca in borsa per realizzare la ricchezza; ma la ricchezza, che \u00e8 lo scopo dell&#8217;azione, non \u00e8 fine a se stessa, bens\u00ec risponde a un criterio di valore: mediante la ricchezza, infatti, si pensa di poter conseguire il piacere, il benessere, la felicit\u00e0 e cos\u00ec via. Pertanto, chi gioca in borsa pensa che la ricchezza sia un valore pi\u00f9 grande della laboriosit\u00e0, dell&#8217;onest\u00e0, della giustizia, mediante i quali si potrebbe, forse, conseguire un certo grado di ricchezza, ma in via accessoria e in misura limitata rispetto alle possibilit\u00e0 offerte dalla speculazione finanziaria.<\/p>\n<p>Ecco, allora, che dalla definizione dei valori, mediante i quali ci poniamo degli scopi e in vista dei quali dispieghiamo il nostro agire, si definisce anche, automaticamente, la mappa ideale della nostra vita, ossia il suo significato complessivo.<\/p>\n<p>Abbiamo visto che l&#8217;uomo della modernit\u00e0 (e, a maggior ragione, l&#8217;uomo della post-modernit\u00e0) non si accontenta pi\u00f9 di considerare il proprio esistere come parte dell&#8217;esistere, necessario e provvidenziale, del mondo intero; ma che, avendo reciso, o allentato di molto, la sua relazione con gli altri enti e con l&#8217;Essere medesimo da cui proviene, ha bisogno di razionalizzare le ragioni del suo esistere, non solo a livello pratico, ma anche a livello teorico, come se ciascun singolo essere umano portasse sulle proprie spalle, tutta intera, la responsabilit\u00e0 di essere al mondo.<\/p>\n<p>Ebbene, anche a quest&#8217;uomo-molecola (disarmonicamente livellato in una societ\u00e0 di massa che lo omologa, ma non gli conferisce il senso delle radici n\u00e9 quello del significato ultimo) \u00e8 dato di ritrovare il senso del proprio esistere e del proprio vivere nella riscoperta del vasto mosaico di valori in vista dei quali egli incessantemente pone le tessere degli scopi e incessantemente dispiega il proprio agire nel mondo.<\/p>\n<p>Se il problema, per l&#8217;uomo contemporaneo, \u00e8 &#8211; fondamentalmente &#8211; quello di riappropriarsi dell&#8217;orizzonte di senso del proprio esistere, allora sembra che la via maestra per giungere a una tale riappropriazione passi esattamente attraverso un ripensamento dei valori in vista dei quali egli agisce, ponendosi degli scopi. La difficolt\u00e0 deriva appunto dal fatto che la modernit\u00e0 ha esaltato l&#8217;azione per l&#8217;azione, come un atto fine a se stesso; e che non ha saputo vedere con chiarezza il legame stretto e necessario che congiunge gli scopi ai valori.<\/p>\n<p>L&#8217;argomento \u00e8 vastissimo e noi, qui, non pretendiamo di aver fatto nulla pi\u00f9 che socchiudere l&#8217;uscio ad una ulteriore riflessione.<\/p>\n<p>Per ora, diremo soltanto questo: i valori non devono essere intesi solo come sussistenze proiettate in un irraggiungibile Iperuranio (per quanto, sul piano speculativo, nulla vieti di pensare che possano essere <em>anche<\/em> tali, nel senso platonico); ma, innanzitutto, come altrettante modalit\u00e0 di esistenza, alla luce delle quali orientiamo le nostre scelte e indirizziamo le nostre azioni.<\/p>\n<p>Nei valori, infatti, si concreta la virt\u00f9, ossia &#8211; come dicevamo all&#8217;inizio &#8211; si realizza un qualcosa di forte, di virile, che corrisponde alla essenza (o qualit\u00e0) in essi contenuta.<\/p>\n<p>A noi la scelta fra i valori effimeri o, addirittura, malvagi, nei quali la natura umana non si realizza, perch\u00e9 non realizza pienamente e degnamente la propria essenza, fatta di ragione e di libero volere; e i valori permanenti e benefici, mediante i quali essa si esplica, si attua e si realizza, unendosi &#8211; al tempo stesso &#8211; al progetto armonioso di cui sono parte tutti gli altri enti, e all&#8217;Essere dal quale tale progetto si origina e si dispiega.<\/p>\n<p>A noi, di conseguenza, la scelta fra una vita autentica e una vita inautentica; fra una vita realizzata e una vita sprecata; fra una vita armoniosa e una vita disordinata e infelice.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che la vita umana abbia bisogno di essere giustificata sotto il profilo etico e ontologico; che sia giusto e logico porre la domanda circa il suo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[92],"class_list":["post-23434","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23434","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23434"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23434\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23434"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23434"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23434"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}