{"id":23430,"date":"2010-09-10T04:39:00","date_gmt":"2010-09-10T04:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/09\/10\/si-puo-avere-ancora-fiducia-in-chi-ci-ha-profondamente-deluso\/"},"modified":"2010-09-10T04:39:00","modified_gmt":"2010-09-10T04:39:00","slug":"si-puo-avere-ancora-fiducia-in-chi-ci-ha-profondamente-deluso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/09\/10\/si-puo-avere-ancora-fiducia-in-chi-ci-ha-profondamente-deluso\/","title":{"rendered":"Si pu\u00f2 avere ancora fiducia in chi ci ha profondamente deluso?"},"content":{"rendered":"<p>\u00abLa fiducia \u00e8 una cosa seria\u00bb, recitava &#8211; molti anni fa &#8211; la pubblicit\u00e0 televisiva di una nota azienda produttrice di formaggi; e lo slogan era divenuto proverbiale.<\/p>\n<p>S\u00ec, la fiducia \u00e8 una cosa seria; ma, come valore sociale, potremmo dire che le sue azioni sono scese, ultimamente, alquanto in ribasso.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che non se ne parli quasi pi\u00f9; altri valori l&#8217;hanno sostituita, nell&#8217;era della tecnologia imperante e dei rapporti umani sempre pi\u00f9 anonimi e spersonalizzati: primi fra tutti, l&#8217;efficienza e la caccia al risultato, comunque e a qualsiasi prezzo.<\/p>\n<p>Basterebbe dire che, tre o quattro generazioni fa, una stretta di mano fra contadini era sufficiente a sanzionare una transazione economica anche d&#8217;una certa importanza (relativamente parlando), come la compravendita di una mucca; non c&#8217;era bisogno di contratti, di firme e di notai: la parola data era garanzia pi\u00f9 che sufficiente.<\/p>\n<p>Oggi le cose stanno altrimenti, sia nei rapporti privati che in quelli professionali. Si promette con facilit\u00e0, ma ci si cura pochissimo di mantenere; al punto che, quando ci s&#8217;imbatte in una persona veramente di parola, anche nelle piccole e piccolissime cose d&#8217;ogni giorno (che so, un elettricista che si presenti puntuale per eseguire un lavoro a domicilio), viene spontaneo provare un piacevole stupore e complimentarsi con l&#8217;interessato, come se avesse fatto qualche cosa di eccezionale: mentre non ha fatto altro che rispettare quanto convenuto.<\/p>\n<p>Questo vuol dire che siamo messi male: non solo non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 fiducia reciproca, ma \u00e8 venuta meno anche la reazione morale davanti ad un tale fenomeno; non ci si meraviglia, non ci si indigna pi\u00f9, non si protesta (a meno che si subisca un danno materiale rilevante); si tende sempre pi\u00f9 ad una qualche forma di stoica rassegnazione.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, non dovrebbe essere cos\u00ec. Dovremmo continuare ad esigere il rispetto degli impegni presi, prima di tutto da parte di noi stessi e poi da parte degli altri. Il fatto \u00e8 che ci stiamo abituando alla mancanza di affidabilit\u00e0 del prossimo perch\u00e9, nel nostro intimo, sappiamo di essere diventati poco affidabili noi stessi. Dunque, la nostra stoica sopportazione del male comune nasce da una poco encomiabile indulgenza verso il nostro stesso scadimento morale.<\/p>\n<p>Tale \u00e8 il contesto in cui ci troviamo a vivere al giorno d&#8217;oggi. All&#8217;interno di un simile contesto, vale ancora la pena di domandarsi se sia possibile rinnovare la propria fiducia nei confronti di qualcuno che l&#8217;abbia profondamente delusa?<\/p>\n<p>A nostro avviso, s\u00ec; e spiegheremo brevemente perch\u00e9.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 accennato al fatto che non \u00e8 cosa intellettualmente onesta pretendere la lealt\u00e0 altrui, quando si \u00e8 coscienti di esserlo poco; e la mancanza di lealt\u00e0 incomincia da quella nei confronti di se stessi. Se si \u00e8 poco leali con se stessi, se si ha la tendenza a raccontarsi delle storie per giustificare le proprie debolezze e le proprie colpe, allora \u00e8 chiaro che si tender\u00e0 ad essere poco leali anche nei confronti del prossimo; e, talvolta, in perfetta &quot;buona fede&quot;: perch\u00e9, se ci si autoinganna e ci si prende in giro da s\u00e9, non si sar\u00e0 pi\u00f9 nemmeno consapevoli di fare la stessa cosa nei confronti dell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Questo, dunque, \u00e8 il primo punto da mettere bene in chiaro: se vogliamo poterci fidare degli altri, dobbiamo prima imparare ad essere onesti con noi stessi. Dobbiamo imparare a guardarci dentro senza trucchi e senza inganni, con assoluta trasparenza.; cosa non semplicissima e, comunque, alla quale siamo in genere poco abituati.<\/p>\n<p>Il secondo punto da mettere in chiaro \u00e8 che la fiducia che noi accordiamo agli altri, la diamo sulla base di una nostra valutazione di essi, che non \u00e8 per nulla oggettiva: di fatto, quanto meno noi possediamo consapevolezza di noi stessi, tanto pi\u00f9 abbiamo la tendenza a caricare l&#8217;altro di tutta una serie di aspettative, positive e negative, che risiedono solo nella nostra mente confusa.<\/p>\n<p>Di conseguenza, succede che la delusine che noi proviamo per certi comportamenti dell&#8217;altro, tragga origine non da qualche cosa di reale, ma una nostra costruzione mentale che, non di rado, ha poco o nulla di fondato, e molto o moltissimo di immaginario. Prima di dire a noi stessi, pertanto: \u00abQuella persona mi ha deluso, non creder\u00f2 mai pi\u00f9 in lei\u00bb, forse faremmo bene a riflettere se la nostra delusione sia davvero giustificata.<\/p>\n<p>Gli altri &#8211; \u00e8 una verit\u00e0 perfino lapalissiana &#8211; vanno considerati per quello che sono, non per quello che noi vorremmo che fossero o crediamo che siano. Se noi sovrapponiamo alla loro immagine una immagine deformata, creata dai nostri bisogni e dai nostri timori, \u00e8 certo che il nostro incontro con essi avverr\u00e0 su un piano sbagliato e sar\u00e0 fonte di malintesi, delusioni e, probabilmente, amarezze; ma di chi sar\u00e0 la responsabilit\u00e0 di tutto questo: loro o nostra?<\/p>\n<p>Se poi si voglia obiettare che, a rigor di termini, conoscere l&#8217;altro per quello che \u00e8 realmente, risulta cosa impossibile, noi, sul piano, filosofico, consentiremo volentieri ad una simile obiezione: fedeli al motto berkeleiano \u00abEsse est percipi\u00bb, \u00abessere \u00e8 essere percepito\u00bb, siamo profondamente convinti che tutto quello che possiamo sapere sugli altri, cos\u00ec come su ogni cosa che entri nel nostro campo esperienziale, non \u00e8 altro che una operazione della nostra mente, la quale non pu\u00f2 esperire le cose se non all&#8217;interno di se stessa e con tutti i limiti che da ci\u00f2 derivano.<\/p>\n<p>Per sapere come \u00e8 fatta la parte posteriore della Venere di Milo, devo girarci attorno; oppure devo montare su una scala e cos\u00ec vederne, ma solo imperfettamente, entrambi i lati con un unico colpo d&#8217;occhio; a quel, punto, per\u00f2, ci sar\u00e0 un&#8217;altra prospettiva che mi sfuggir\u00e0 irrimediabilmente, quella dal basso. Insomma, noi non possiamo mai conoscere le cose nella loro totalit\u00e0; e se ci\u00f2 vale per gli oggetti fisici, a maggior ragione vale per le esperienze di ordine psicologico. Noi possiamo vedere gli altri in base a come si comportano ora, in questo preciso istante: nulla possiamo dire, tuttavia, di un minuto fa o fra un altro minuto, se un minuto fa non c&#8217;eravamo e se fra un altro minuto saremo altrove.<\/p>\n<p>Senza dubbio, le uniche esperienze &quot;totali&quot; (ma sempre relativamente parlando) che ci siano concesse, almeno finch\u00e9 ci troviamo nella presente condizione di esistenza, sono quelle di ordine puramente astratto: quelle di tipo logico-matematico e quelle di tipo spirituale e mistico; e le seconde ben pi\u00f9 delle prime.<\/p>\n<p>Con la logica matematica, infatti, noi possiamo cogliere l&#8217;essenza delle cose, ma solo partendo da una nostra operazione mentale che, di astrazione in astrazione, riesce a cogliere i nessi necessari fra determinate categorie concettuali (numeri, ad esempio, o classi di enti); mentre nella meditazione profonda e nell&#8217;estasi mistica \u00e8 la realt\u00e0 ultima che ci viene incontro e ci si apre davanti, inondandoci del suo ineffabile splendore, non perch\u00e9 noi abbiamo bussato con la nostra &quot;ratio&quot;alla sua porta, ma, al contrario, perch\u00e9 abbiamo compiuto un gesto di radicale umilt\u00e0, abbandonandoci interamente al flusso dell&#8217;Essere e svuotando la mente di ogni pensieri, a cominciare da quello, onnipervasivo ed estremamente petulante, del nostro stesso Ego.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 questa la sede per approfondire un tale argomento e, de resto, ci siamo gi\u00e0 occupati di esso in numerose altre occasioni; per cui ritorniamo al nostro interrogativo iniziale: se, cio\u00e8, sia possibile avere ancora fiducia in qualcuno che ci abbia profondamente deluso.<\/p>\n<p>Essendo consapevoli che noi non potremo mai conoscere veramente l&#8217;altro e che, spesso, non solo la nostra ragione, ma anche il nostro intuito falliscono, dobbiamo mettere nel conto, sin dall&#8217;inizio, che determinati suoi comportamenti ci possono deludere, ferire, amareggiare.<\/p>\n<p>Al tempo stesso, e pi\u00f9 in generale, dobbiamo mettere nel conto l&#8217;elemento della debolezza umana: in presenza di determinate circostanze, infatti, anche l&#8217;uomo la donna migliori possono venir meno al loro senso del dovere e soggiacere alle tentazioni del proprio egoismo, ivi compresa quella particolare forma di egoismo che \u00e8 la paura, ossia l&#8217;anteporre la preoccupazione per s\u00e9 stessi a quella per ci\u00f2 che sarebbe giusto e doveroso fare.<\/p>\n<p>Il cristianesimo possiede un termine specifico per indicare questa debolezza fondamentale, questa ferita originaria che deturpa l&#8217;anima umana e fa s\u00ec che neppure il migliore degli uomini possa dirsi completamente privo di inclinazioni al male: &quot;peccato originale&quot;. Il vero discrimine fra chi possiede un&#8217;anima religiosa e chi non la possiede \u00e8, in realt\u00e0, proprio questo: non il fatto di credere o non credere in Dio, ma il fatto di credere o non credere a una debolezza costitutiva che impedisce all&#8217;uomo di considerarsi egli stesso perfetto.<\/p>\n<p>La credenza in Dio \u00e8 un passo successivo: se l&#8217;uomo riconosce il proprio limite ontologico, la propria ferita strutturale (che pu\u00f2 essere successiva a una &quot;caduta&quot;, come insegna appunto il cristianesimo, oppure originaria nel senso pi\u00f9 completo), allora \u00e8 possibile che egli si rivolga all&#8217;Essere da cui deriva e in cui non pu\u00f2 esservi limite n\u00e9 imperfezione; se non lo riconosce, allora non riconoscer\u00e0 nulla di pi\u00f9 grande ed egli stesso sar\u00e0 tentato di farsi Dio.<\/p>\n<p>Dunque: noi crediamo che la natura umana sia ferita; che abbia smarrito il senso della perfezione, ossia della totalit\u00e0; che non sia in grado, con le sole proprie forze, di sanare tale ferita e di tornare \u00aba riveder le stelle\u00bb, ossia a contemplare il proprio Cielo cos\u00ec come, forse, era in condizioni di fare prima dell&#8217;evento della &quot;caduta&quot;.<\/p>\n<p>Di conseguenza, sarebbe assurdo pretendere che l&#8217;altro essere umano non ci deluda mai, non si mostri mai impari alle nostre aspettative: anche se tali aspettative non fossero sovente, come sono, sproporzionate e anche se noi fossimo in grado di giudicare obiettivamente le persone alle quali desideriamo aprire il nostro cuore.<\/p>\n<p>A questo punto entra in gioco un concetto nuovo, quello del perdono: perch\u00e9 \u00e8 impossibile continuare a vivere, dopo aver sopportato ripetute delusioni (e tutti, prima o poi, ne facciamo l&#8217;esperienza), senza maturare la capacit\u00e0 di perdonare coloro che ci hanno deluso e ferito e, prima ancora, senza la capacit\u00e0 di perdonare noi stessi, che ci siamo messi nelle condizioni di venire delusi e feriti cos\u00ec profondamente.<\/p>\n<p>Infatti, a ben guardare, molto spesso l&#8217;incapacit\u00e0 di perdonare gli altri deriva dalla incapacit\u00e0 di perdonare se stessi: sono ben pochi coloro i quali, dopo aver vissuto una grossa delusione sul piano della fiducia verso il prossimo, non finiscano per incolpare se stessi, magari in maniera inconsapevole e, quindi, tanto pi\u00f9 rabbiosa e disperata, in quanto la loro sofferenza non trova lo spazio per acquistare consapevolezza di s\u00e9 e liberarsi.<\/p>\n<p>Ad esempio, l&#8217;anziano che \u00e8 stato raggirato da un truffatore senza scrupoli e gli ha ceduto, con un atto di fiducia sconsiderata, tutti i suoi risparmi, non soffre solo per la perdita economica, ma anche per il senso di colpa e di vergogna dovuto al proprio comportamento ingenuo e sommamente credulo. Ebbene, un meccanismo perfettamente analogo avviene in tutte le circostanze che vedano in gioco l&#8217;esperienza della fiducia tradita, anche e soprattutto quando si tratti di una esperienza di tipo affettivo e sentimentale.<\/p>\n<p>L&#8217;amante abbandonato si sente in colpa con se stesso (o con se stessa), sia per aver creduto alle ingannevoli parole d&#8217;amore, sia per non essere stato capace di ispirare un sentimento autentico da parte dell&#8217;altro. Di conseguenza, si sente un fallito (o una fallita) come persona e non semplicemente un essere umano che \u00e8 incorso in un infortunio; si sente spogliato di ogni fiducia in se stesso, anche se spesso adotta strategie reattive che non lo lascerebbero minimamente immaginare, proprio per cercare di nascondere le tracce del proprio fallimento.<\/p>\n<p>Basterebbe gi\u00e0 solo questo per darci un&#8217;idea dell&#8217;immenso, tortuosissimo groviglio di sotterranee aspettative che noi ci portiamo dietro allorch\u00e9 instauriamo dei rapporti col prossimo, per metterci in guardia circa il fatto di saper giudicare rettamente sia coloro dei quali intendiamo fidarci, sia la nostra stessa delusione, allorch\u00e9 ci sentiamo traditi da loro.<\/p>\n<p>In conclusione, il rimedio migliore contro le ferite della delusione \u00e8, da un lato, essere sempre consapevoli della fondamentale debolezza umana; dall&#8217;altro, imparare a perdonare sia le altrui debolezze, che le nostre.<\/p>\n<p>L&#8217;importante \u00e8 essere limpidi e onesti: con se stessi in primo luogo, indi con gli altri.<\/p>\n<p>Se esiste questa condizione, non c&#8217;\u00e8 ferita che non si possa sanare e non c&#8217;\u00e8 offesa che non si possa, eventualmente, perdonare, per continuare a guardare avanti sulle strade della vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abLa fiducia \u00e8 una cosa seria\u00bb, recitava &#8211; molti anni fa &#8211; la pubblicit\u00e0 televisiva di una nota azienda produttrice di formaggi; e lo slogan era<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-23430","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23430","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23430"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23430\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23430"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23430"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23430"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}