{"id":23426,"date":"2009-08-04T01:38:00","date_gmt":"2009-08-04T01:38:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/08\/04\/avanzare-nella-terra-di-nessuno-alla-ricerca-della-propria-anima\/"},"modified":"2009-08-04T01:38:00","modified_gmt":"2009-08-04T01:38:00","slug":"avanzare-nella-terra-di-nessuno-alla-ricerca-della-propria-anima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/08\/04\/avanzare-nella-terra-di-nessuno-alla-ricerca-della-propria-anima\/","title":{"rendered":"Avanzare nella terra di nessuno alla ricerca della propria anima"},"content":{"rendered":"<p>A tutta prima, questo titolo potrebbe sembrare bizzarro: che cosa significa avanzare alla ricerca dell&#8217;anima? Occorre forse andare alla ricerca di qualcosa che gi\u00e0 si possiede? E poi, che cosa mai sarebbe questa inconsueta \u00abterra di nessuno\u00bb?<\/p>\n<p>Cominciamo dalla prima domanda.<\/p>\n<p>L&#8217;espressione \u00abanima\u00bb \u00e8 molto meno autoevidente di quel che non si creda; occorre, pertanto, adoperarla con un minimo di consapevolezza. Senza volerci addentrare in una dissertazione storica e filologica, poich\u00e9 non sarebbe questa la sede pi\u00f9 adatta, \u00e8 necessario almeno ricordare che la parola \u00abanima\u00bb traduce, approssimativamente, il vocabolo greco \u00abpsych\u00e9\u00bb, che sta per il nostro \u00absoffio vitale\u00bb; e non \u00e8 molto lontana dal senso di \u00abpneuma\u00bb (generalmente reso in italiano con \u00abspirito\u00bb).<\/p>\n<p>Di conseguenza, per gli antichi Greci, tutti gli esseri viventi possedevano un&#8217;anima; che quella degli umani fosse immortale in senso strettamente individuale, era opinione sostenuta da alcuni, come Platone, e revocata in dubbio da altri, come Aristotele. Per quest&#8217;ultimo, \u00abpsyche\u00bb era pi\u00f9 o meno sinonimo di \u00abbios\u00bb (\u00abvita\u00bb); l&#8217;anima, per lui, \u00e8 la sostanza del corpo, e sta ad esso cos\u00ec come la vista sta all&#8217;organo visivo. Impossibile, dunque, immaginare un atto visivo privo del relativo organo; e impossibile pensare un&#8217;anima priva di corpo, che sopravviva alla morte del corpo o che preesista alla sua nascita.<\/p>\n<p>Aristotele era in linea con il naturalismo del pensiero greco classico. In Omero, la \u00abpsych\u00e9\u00bb non \u00e8 un principio distinto dal corpo, ma \u00e8 il soffio vitale che se ne fugge via quando la morte tronca la vita di esso.<\/p>\n<p>Platone ha introdotto una concezione dualista, per cui corpo e anima sono concepiti come due entit\u00e0 autonome: l&#8217;anima \u00e8 legata temporaneamente al destino del corpo, ma viene da un principio immateriale ed eterno; vive nel corpo come in un carcere o in una tomba, da cui aspira ad evadere; e, al momento della morte di questo, riacquista vita autonoma, in attesa della sua prossima reincarnazione.<\/p>\n<p>La cultura romana, pur non avendo sviluppato una propria tendenza filosofica originale (Lucrezio, Cicerone, Seneca e Marco Aurelio non hanno fatto altro che mediare spunti della filosofia greca), ha tuttavia svolto una importante operazione concettuale: quella di riprendere il dualismo platonico e, di conseguenza, di concepire l&#8217;anima come qualcosa distinta dal corpo, indipendentemente dal fatto se la si voglia considerare immortale, oppure no.<\/p>\n<p>Nella cultura giudaico-cristiana, dalla quale proveniamo e nella quale viviamo (sia pure avendone ormai smarrito il principio vitale), la parola e il concetto di \u00abanima\u00bb derivano appunto dalla concezione romana, ovviamente sostanziata dalla filosofia del cristianesimo: secondo la quale ogni essere umano, fin dal momento del concepimento, riceve un&#8217;anima immortale, che sopravviver\u00e0 alla morte del corpo e che sar\u00e0 giudicata in base alla condotta morale tenuta in vita.<\/p>\n<p>Si tratta, evidentemente, di una concezione estranea alla cultura greca classica, secondo la quale la vita dell&#8217;anima dopo la morte era una diafana e umbratile continuazione di quella corporea, e in cui la nozione di premio (nei Campi Elisi) e di castigo (nel Tartaro) si impose solo gradualmente, come risulta evidente da un confronto fra la concezione dell&#8217;Ade quale appare nell&#8217;\u00abIliade\u00bb e quella, molto pi\u00f9 articolata, ma ancora straordinariamente rozza e generica, dell&#8217;\u00abOdissea\u00bb.<\/p>\n<p>Per la cultura occidentale moderna, dominata da un materialismo esasperato e da un rabbioso nichilismo, la parola \u00abanima\u00bb \u00e8 divenuta tab\u00f9, tanto \u00e8 vero che nessuno studioso oserebbe pi\u00f9 adoperarla in ambito scientifico e accademico, pena subire l&#8217;irrisione e l&#8217;ostracismo dei suoi pi\u00f9 evoluti colleghi, decisi a relegarla fra le anticaglie del passato.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, una volta stabilito che la scienza moderna \u00e8 il sapere per antonomasia, \u00e8 stato relativamente semplice dapprima espellere il concetto di anima dall&#8217;ambito delle singole scienze (biologia, psicologia, sociologia), infine dalle sue ultime roccaforti \u00abumanistiche\u00bb, la filosofia e la pedagogia; lasciandolo sopravvivere, come in una riserva indiana accuratamente controllata dalle autorit\u00e0 governative, nell&#8217;ambito della sola teologia, vero e proprio fossile vivente.<\/p>\n<p>Le correnti esoteriche dello spiritualismo, a loro volta, hanno reagito all&#8217;offensiva del materialismo differenziando sempre pi\u00f9 e graduando, per cos\u00ec dire, i vari livelli di realt\u00e0 tra la dimensione corporea e quella spirituale. Cos\u00ec, ad esempio, nell&#8217;antroposofia di Rudolf Steiner, si enumerano ben sette gradi di realt\u00e0, che vanno dal corpo fisico, al corpo etereo, al corpo astrale, all&#8217;io, all&#8217;io spirituale, allo spirito vitale, e, finalmente, all&#8217;uomo-spirito. Ci\u00f2 d\u00e0 la sensazione di una suddivisione tattica, il cui scopo sembra essere quello di eludere pi\u00f9 facilmente l&#8217;offensiva devastante delle concezioni materialiste: come un esercito sconfitto e in ritirata che, per meglio sfuggire all&#8217;inseguimento del nemico, sceglie di suddividersi in tanti reparti isolati.<\/p>\n<p>Sulla base di questa frammentazione, alcuni ricercatori sono giunti a mettere in forse, almeno a livello teorico, il concetto che tutti gi esseri umani, in quanto tali, siano dotati di un&#8217;anima, e ad ipotizzare che potrebbero anche darsi delle persone parzialmente prive di anima, ovvero animate solo da impulsi di natura neuronale, simili ad automi o alle creature aliene di certi film di fantascienza (ipotesi, sia detto per inciso, di per s\u00e9 tutt&#8217;altro che peregrina, e meritevole, anzi, di essere presa seriamente in considerazione).<\/p>\n<p>Quanto all&#8217;esoterismo classico, esso \u00e8 sempre stato convinto che la sopravvivenza dell&#8217;anima individuale alla morte del corpo non sia affatto un dato scontato e generalizzato, distribuito, per cos\u00ec dire, in maniera democratica a tutti gli esseri umani; ma una difficile e ardua possibilit\u00e0, che solo alcuni individui, eccezionalmente dotati e particolarmente preparati, sarebbero in grado di percorrere. Tale, ad esempio, \u00e8 la concezione di Julius Evola, che riprende il filone classico dell&#8217;esoterismo occidentale e la grande tradizione alchemica medievale.<\/p>\n<p>Questo rapidissimo \u00abexcursus\u00bb era necessario per cercare di rispondere, con maggior fondamento, alla domanda iniziale che ci eravamo posta: perch\u00e9 \u00e8 evidente che, se l&#8217;anima \u00e8 una realt\u00e0 complessa, elusiva, le cui possibilit\u00e0 di sopravvivenza dipendono almeno in parte dal grado individuale di consapevolezza, di esercizio e di potenziamento, allora essa non deve pi\u00f9 essere concepita come un dato di fatto statico e immutabile, ma come una realt\u00e0 in divenire, con la quale l&#8217;essere umano pu\u00f2 anche, in una certa misura, perdere il contatto o, addirittura, trascurarne di fatto l&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>Si tratta di semplici ipotesi: nessuno &#8211; crediamo -, in questa materia, ha il diritto di parlare con un tono di certezza dogmatica, che non ammette repliche. Poco sappiamo, e mai riusciremo a sapere tutto: questa \u00e8 la premessa mentale indispensabile per accostarsi a un mistero cos\u00ec grande, come quello dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>Dunque: abbiamo detto che l&#8217;essere umano pu\u00f2 anche ignorare la propria anima; che pu\u00f2 anche comportarsi come se, in pratica, non l&#8217;avesse; e non \u00e8 affatto escluso che un tale atteggiamento possa realmente condurre alla sua atrofia e, forse, al suo progressivo decadimento, ovvero alla sua consunzione. L&#8217;anima, in questa prospettiva, sarebbe qualcosa di dinamico, soggetta ad espansione e a contrazione.<\/p>\n<p>N\u00e9 si dica che questa \u00e8 una concezione corporea, e quindi materialista, dell&#8217;anima stessa; perch\u00e9 anche un principio spirituale soggiace alla legge dell&#8217;uso: ci\u00f2 che viene messo in movimento, si vivifica, mentre ci\u00f2 che viene abbandonato all&#8217;inerzia, si consuma. Certo, continua ad esistere allo stato di pura potenzialit\u00e0: ma, nel livello ordinario dell&#8217;esistenza (cui noi tutti siamo legati dalla nostra dimensione corporea), cio\u00e8 \u00e8 praticamente irrilevante<\/p>\n<p>Dunque: l&#8217;anima \u00e8 la nostra parte pi\u00f9 profonda; ma, se noi siamo soliti vivere ai livelli pi\u00f9 superficiali dell&#8217;esistenza, potremmo anche ignorarla o dimenticarla. Del resto, anche chi sia ben consapevole della sua esistenza, non pu\u00f2 mai dire di averla interamente conosciuta, esplorata, compresa: essa eccede sempre le misure della nostra dimensione finita.<\/p>\n<p>Ma che cosa significa che, per trovare la propria anima, \u00e8 necessario attraversare una \u00abterra di nessuno?<\/p>\n<p>La terra di nessuno \u00e8 ci\u00f2 che sta oltre la dimensione immediata e ben nota dell&#8217;esistenza; e che, al tempo stesso, sta al di qua della dimensione ulteriore, della dimensione vera.<\/p>\n<p>Ora, se &#8211; come abbiamo pi\u00f9 volte cercato di mostrare, in numerosi precedenti lavori &#8211; la realt\u00e0 ultima di tutto ci\u00f2 che esiste \u00e8 l&#8217;Essere, ne consegue che l&#8217;anima &#8211; che per convenzione immaginiamo come la nostra parte pi\u00f9 profonda, mentre \u00e8 vero che siamo noi una parte di essa &#8211; ha la sua dimora nell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Il nostro viaggio alla ricerca dell&#8217;anima sar\u00e0, quindi, un viaggio alla ricerca dell&#8217;Essere: e sar\u00e0 un viaggio nella terra di nessuno, perch\u00e9 abitato dalla solitudine di ci\u00f2 che si trova &#8211; o, pi\u00f9 esattamente, crede di trovarsi &#8211; al di qua o al di l\u00e0 dell&#8217;Essere, dunque al di fuori di esso.<\/p>\n<p>Fra il nostro io ordinario &#8211; quello che ama e che odia, che desidera e che teme, che prende e che lascia &#8211; e la nostra dimora dell&#8217;Essere, vi \u00e8 la terra di nessuno dei falsi desideri e dei falsi timori, delle ingannevoli aspettative e delle paure infondate, popolata dalla folla stranita e solitaria che, ubriacandosi di rumori e di azioni, cerca di stordire la propria nostalgia originaria: la nostalgia dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Ma nessuno pu\u00f2 giungere all&#8217;Essere, se non rientra nella propria anima: perch\u00e9 l&#8217;anima \u00e8 la via per giungere all&#8217;Essere; e lo strumento a ci\u00f2 necessario, \u00e8 l&#8217;amore.<\/p>\n<p>L&#8217;amore \u00e8 il bordone del viaggiatore spirituale in cerca della propria anima, in cerca dell&#8217;Essere. Sprovvisto di esso, nessun viaggiatore potr\u00e0 arrivare alla meta: si perder\u00e0 lungo le strade del mondo, nel deserto della terra di nessuno.<\/p>\n<p>Mediante l&#8217;amore, l&#8217;anima rientra in possesso di se stessa e ripristina la consapevolezza del proprio radicamento nell&#8217;Essere; mediante l&#8217;amore, l&#8217;anima pu\u00f2 attingere a riserve inesauribili di forza, di coraggio, di perseveranza; laddove il cammino di chi \u00e8 incapace di vero amore si trasforma in un vagare penoso e privo di senso, in un brancolare nelle tenebre.<\/p>\n<p>Noi sappiamo che, al di l\u00e0 del flusso illusorio degli inutili rumori e delle false immagini di bene, vi \u00e8 un immenso oceano di pace e di armonia; e siamo protesi verso di esso, con tutta la nostalgia dell&#8217;Essere che ci portiamo dentro, come un bagaglio inseparabile. Siamo nel fitto delle tenebre, ma intuiamo che, al di l\u00e0 di esse, vi \u00e8 la luce. Siamo, appunto, impegnati nell&#8217;attraversamento della terra di nessuno.<\/p>\n<p>L&#8217;esploratore spagnolo Vasco Nu\u00f1ez de Balboa, sbarcato nel Dari\u00e9n, sulle coste del Mar dei Caraibi, aveva avuto notizia dagli indigeni che, a molte giornate di cammino da l\u00ec, oltre le montagne ammantate da foreste fittissime di quello che noi sappiamo essere l&#8217;Istmo di Panama, si apriva un mare inesplorato, di cui nessuno conosceva i confini. Era il settembre del 1513 ed egli si mise coraggiosamente in marcia, attirato con forza irresistibile da quel sogno, da quel miraggio; fu cos\u00ec che fu il primo uomo bianco ad avvistare, dall&#8217;alto di una collina, lo scintillio delle acque dell&#8217;Oceano Pacifico.<\/p>\n<p>Ciascuno di noi si trova in una situazione analoga a quella dell&#8217;intrepido esploratore spagnolo: sappiamo che vi \u00e8, al di l\u00e0 della terra di nessuno, la nostra vera dimora; o, se non lo sappiamo con certezza, ne abbiamo tuttavia significativi indizi.<\/p>\n<p>A noi sta la scelta se avanzare in quella terra di nessuno, o se accontentarci di rimanere sulle spiagge conosciute, vivendo nel rammarico di non aver osato, di aver disatteso la parte pi\u00f9 nobile della nostra natura.<\/p>\n<p>Il paradosso della situazione sta nel fatto che rimanere presso i lidi ben noti, vuol dire continuare ad ignorare la nostra stessa anima; mentre porsi all&#8217;avventura, senza alcuna garanzia di successo, significa compiere il movimento decisivo per la reintegrazione di noi stessi. Pertanto, attaccarsi alle proprie timide sicurezze, equivale a perdersi; mettersi a repentaglio, a ritrovarsi.<\/p>\n<p>Noi abbiamo bisogno di ritrovarci, per vivere bene; e di amare, per poterci ritrovare.<\/p>\n<p>Tale \u00e8 il paradosso, tale la natura della scelta che siamo chiamati a compiere; e che, di fatto, compiamo, in ogni giorno e in ogni ora della nostra vita, pur se non ne siamo pienamente e perfettamente consapevoli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A tutta prima, questo titolo potrebbe sembrare bizzarro: che cosa significa avanzare alla ricerca dell&#8217;anima? 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