{"id":23423,"date":"2017-09-13T01:48:00","date_gmt":"2017-09-13T01:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/13\/e-giusto-obbedire-ma-alla-vera-autorita\/"},"modified":"2017-09-13T01:48:00","modified_gmt":"2017-09-13T01:48:00","slug":"e-giusto-obbedire-ma-alla-vera-autorita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/13\/e-giusto-obbedire-ma-alla-vera-autorita\/","title":{"rendered":"\u00c8 giusto obbedire, ma alla vera autorit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Oggi vogliamo parlare dell&#8217;autorit\u00e0 e del suo naturale corollario, l&#8217;obbedienza. E mettiamo subito le carte in tavola.<\/p>\n<p>Punto primo: l&#8217;autorit\u00e0 \u00e8 necessaria.<\/p>\n<p>Punto secondo: l&#8217;obbedienza \u00e8 una virt\u00f9.<\/p>\n<p>Chi non \u00e8 d&#8217;accordo, \u00e8 un nemico della societ\u00e0 ordinata e del vivere civile; che lo sappia o no, che lo voglia o no, \u00e8 un irresponsabile e, forse un malvagio, o forse, semplicemente, uno sciocco; e, se per caso detiene una qualche sia pur minima forma di potere &#8212; anche un padre o una madre dispongono di un ceto potere sui figli, specie quando sono piccoli &#8212; \u00e8 un seminatore di distruzione, una mina vagante che pu\u00f2 esplodere e provocare gravi danni in qualsiasi momento, anche a scoppio ritardato, magari a distanza di anni.<\/p>\n<p>Alla sfrenata demagogia democraticista, buonista e permissivista, questo discorso non piace, non pu\u00f2 piacere e non piacer\u00e0 mai; nondimeno, qualcuno lo deve fare, per quanto ingrato e impopolare ci\u00f2 posa risultare: una societ\u00e0 non si regge senza il principio di autorit\u00e0 e senza la sua naturale conseguenza, la virt\u00f9 dell&#8217;obbedienza. Perch\u00e9 l&#8217;obbedienza, checch\u00e9 ne dicano e ne abbiano detto tanti cattivi e pessimi maestri, compreso don Lorenzo Milani, oggi ingiustamente rivalutato dal papa Francesco (ma non illogicamente, considerati i suoi obiettivi), era e rimane una virt\u00f9, anzi, una di quelle virt\u00f9 fondamentali, senza le quali non funzionano n\u00e9 le famiglie, n\u00e9 le comunit\u00e0, n\u00e9 le aziende, n\u00e9 i tribunali, n\u00e9 gli eserciti, n\u00e9 le scuole, n\u00e9 gli stati, n\u00e9 le chiese, n\u00e9 i sistemi di trasporto, n\u00e9 niente di niente. Se non ci fosse l&#8217;obbedienza, ogni forma di vita sociale andrebbe in frantumi, ogni relazione umana sarebbe in forse, ogni senso di fiducia nel prossimo svanirebbe, e il mondo tornerebbe ad essere una foresta di belve, un <em>bellum omnium contra omnes,<\/em> cio\u00e8, in una sola parola, l&#8217;inferno sulla terra. \u00c8 certo, tuttavia, che l&#8217;obbedienza non \u00e8 sempre una virt\u00f9; non lo \u00e8 quando viene prestata, in modo cieco e servile, a qualsiasi autorit\u00e0, anche quando essa ordina delle cose ingiuste e malvagie: ma da qui a demolire il concetto stesso di obbedienza, o la legittimit\u00e0 di qualunque autorit\u00e0, ce ne corre. Eppure, proprio questo \u00e8 stato fatto dalla cultura moderna, e, in particolare, dalla cultura progressista degli ultimi cinquant&#8217;anni. I genitori, i professori, i giudici, i sacerdoti di oggi hanno ricevuto la loro formazione nel clima anarcoide e demagogico degli anni seguenti il Concilio Vaticano II e la contestazione studentesca del 1968: i due eventi capitali e devastanti, che hanno segnato l&#8217;inizio dell&#8217;aberrazione modernista. Anche se non tutti, per fortuna, da giovani hanno aderito a quel delirio, tutti ne hanno, per\u00f2, assorbito i miasmi: in pratica, la pestilenza del nichilismo, del relativismo e dell&#8217;edonismo sfrenato ha contaminato tutti, e, se qualcuno ora ne \u00e8 immune, \u00e8 perch\u00e9, dopo essersi ammalato, ha sviluppato gli anticorpi ed \u00e8 guarito, magari conservando qualche vistosa cicatrice sulla pelle. La cultura protestataria degli anni &#8217;60 si basava su due principi essenziali: l&#8217;uno antipedagogico, sintetizzato nel demenziale motto <em>Proibito proibire<\/em>, e l&#8217;altro pseudo rivoluzionario, <em>la bellezza \u00e8 nella strada<\/em> (cio\u00e8 nei sampietrini da scagliare contro la polizia). I sedicenti preti di strada dei nostri giorni sono figli o nipoti, pi\u00f9 o meno legittimi, di quella cultura; e certi loro slogan, sul tipo di <em>Chi ha paura delle mele marce?,<\/em> di don Luigi Ciotti, vengono dal <em>proibito proibire<\/em>, il quale poi, a sua volta, viene dal mito del buon selvaggio e dalle farneticazioni di Rousseau sull&#8217;uomo naturalmente buono, purch\u00e9 si tenga lontano dalla societ\u00e0 cattiva e corruttrice. La verit\u00e0 \u00e8 che la societ\u00e0 ha funzionato fin quando gli individui sono stati capaci di obbedire, e ha cominciato a implodere quando hanno disimparato.<\/p>\n<p>L&#8217;obbedienza \u00e8 una qualit\u00e0 importante anche dal punto di vista religioso e rientra nel famoso trinomio Dio, Patria, Famiglia, tanto disprezzato e vituperato dalla contestazione sessantottesca. Scriveva Fosco Vandelli nel testo di religione per i ragazzi della Scuola media <em>Ges\u00f9 amico<\/em> (Libreria Editrice Fiorentina, 1963, vol. II, pp. 97-98; 101):<\/p>\n<p><em>L&#8217;amore e il rispetto [&#8230;] rimarrebbero qualcosa d&#8217;inconsistente e di vuoto, se non si esprimessero specialmente attraverso l&#8217;obbedienza.<\/em><\/p>\n<p><em>Obbedire vuol dire prima di tutto accettare quanto ci viene comandato, mettendo da parte altri nostri modi di vedere, per seguire quello del superiore che ci comanda.<\/em><\/p>\n<p><em>Perci\u00f2 l&#8217;obbedienza, per essere veramente tale, deve avere CINQUE QUALIT\u00c0: cio\u00e8 deve essere:<\/em><\/p>\n<p><em>a) SOPRANNATURALE, intendendo obbedire a Dio;<\/em><\/p>\n<p><em>b) PRONTA, senza rimandarla a dopo, senza indugiare; bens\u00ec attuando subito la volont\u00e0 del superiore;<\/em><\/p>\n<p><em>c) COMPLETA ED ESATTA, obbedendo in tutto, non solo parzialmente od in quello soltanto che ci fa piacere, o che ci costa meno sacrificio;<\/em><\/p>\n<p><em>d) COSTANTE, non contentarci di obbedire e poi stancarci e smettere, ma portando a termine, con impegno quanto ci viene comandato;<\/em><\/p>\n<p><em>e) GIOIOSA, senza assumere l&#8217;aspetto di un sacrificato, senza brontolare, senza fare il cosiddetto muro o broncio, senza far pesare il sacrificio che l&#8217;obbedienza richiede; ma eseguendo il comando proprio di cuore, con aspetto sereno, con vero impegno. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Applica ora i principi generali, che abbiamo esaminato, alla dolce societ\u00e0 della famiglia: \u00e8 l&#8217;amore che l&#8217;ha formata, \u00e8 l&#8217;amore che la mantiene e la fa funzionare, \u00e8 l&#8217;amore il primo e fondamentale dovere di tutti i suoi componenti. Amore non fatto solo di parole o di espressioni esterne (anche queste ci vogliono, e farebbero male quei figli che non manifestassero mai il loro amore ai genitori), ma anche e soprattutto di opere. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Tale amore deve manifestarsi pure nel RISPETTO verso di loro, sapendo sopportare con amorevole pazienza anche i loro eventuali difetti.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;amore ed il rispetto, se sono veri, sono certamente accompagnati dall&#8217;OBBEDIENZA, con quelle cinque qualit\u00e0 di cui abbiamo parlato. Essa allora diventa la prova pi\u00f9 sicura dell&#8217;attaccamento, della riconoscenza e dell&#8217;affetto dei figli versoi genitori.<\/em><\/p>\n<p><em>Particolare dovere dei figli \u00e8 il prestare l&#8217;opera loro; per collaborare, prima, docilmente coi genitori alla propria educazione e formazione; poi al benessere di tutta la famiglia, se necessario anche con qualche sacrifico: per es. aiutarli nel lavoro, nel disimpegno delle faccende domestiche, contribuire col proprio guadagno, sottoporsi a qualche necessaria privazione ecc.<\/em><\/p>\n<p><em>Tale dovere, che prende il nome di ASSISTENZA, \u00e8 l&#8217;espressione dell&#8217;amore effettivo che i figli portano loro e non ha perci\u00f2 limiti di tempo; vale quindi anche quando il figlio ha formato una famiglia per conto suo. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Quel che abbiamo detto della pi\u00f9 piccola espressione della societ\u00e0, la famiglia, vale anche &#8212; in misura adatta e conveniente alle loro funzioni &#8211; per le altre due pi\u00f9 grandi famiglie: la patria e la Chiesa. \u00e8 un dover quindi l&#8217;amore, il rispetto,l&#8217;obbedienza, l&#8217;assistenza (cio\u00e8 il prestare l&#8217;opera propria, collaborando cin esse) dei cittadini verso le autorit\u00e0 civili e dei fedeli verso le autorit\u00e0 ecclesiastiche.<\/em><\/p>\n<p>Se i genitori, gli insegnanti e i sacerdoti si fondassero, anche oggi, su questi principi educativi, siamo certi che le cose, nella nostra societ\u00e0, andrebbero un po&#8217; meglio; e i giovani, non che sentirsi frustrati e schiacciati dal ritorno al principio di autorit\u00e0 e alla pratica dell&#8217;obbedienza, riceverebbero le basi formative per sviluppare la loro personalit\u00e0 in maniera sana ed armonica: perch\u00e9 un bambino viziato, che non ha mai rispettato nessuno e non ha mai prestato obbedienza, nemmeno ai genitori, \u00e8 un futuro disadattato, un futuro infelice e, forse, anche una futura minaccia per la sicurezza e l&#8217;incolumit\u00e0 altrui. In fondo, si tratta di principi educativi estremamente semplici, di puro buon senso; ed \u00e8 significativo il fatto che oggi, abituati a ben altri libri di testo e a ben altri sistemi pedagogici, abbiamo smarrito la capacit\u00e0 di apprezzare una tale semplicit\u00e0, una tale chiarezza e una tale capacit\u00e0 di scendere alla concretezza delle cose.<\/p>\n<p>Due cose, in particolare, ci paiono emergere da questa pagina di prosa: la prima, che esiste, e deve esistere, il concetto di superiore ed inferiore, cio\u00e8 deve esistere una gerarchia; e nessuna chiacchiera libertaria o pseudo egualitaria potr\u00e0 mai cancellare questo fatto, tanto naturale quanto necessario. Se non ci fosse una gerarchia, i bambini comanderebbero agli adulti, anche e soprattutto nei loro capricci: il che, effettivamente, \u00e8 proprio quello che si sta verificando all&#8217;interno di moltissime famiglie, e, di riflesso, anche nei confronti della scuola e della Chiesa. Chi non sa che certi bambini comandano implacabilmente i loro genitori, e che questi sono ridotti al rango di vili servitori, i quali, a loro volta, vanno a protestare dalla maestra o dalla catechista ogni qualvolta il loro viziato pargoletto si lamenta di aver subito qualche torto, vero o immaginario? La seconda cosa degna di nota \u00e8 che l&#8217;obbedienza, nella quale si manifestano l&#8217;amore, il rispetto, la sollecitudine di chi obbedisce verso colui che comanda, consiste in un sacrificio della volont\u00e0 propria a favore della volont\u00e0 altrui. \u00c8, pertanto, un atto energico, che esige uno sforzo della volont\u00e0 su se stessa, anche nel caso in cui venga compiuto con convinzione, prontezza e perfino con gioia, perch\u00e9 in ciascun essere umano \u00e8 forte l&#8217;istinto dell&#8217;i<em>o<\/em>, e qui si tratta, invece, di sacrificarlo, per dire solamente <em>tu<\/em>. Dunque, al contrario di ci\u00f2 che generalmente si pensa, l&#8217;obbedienza \u00e8 la virt\u00f9 dei forti, non dei deboli; beninteso se si tratta di un&#8217;obbedienza perfettamente volontaria, prestata non al primo che passa, solo perch\u00e9 costui sa imporsi, ma ad un&#8217;autorit\u00e0 legittima, che si tratti di una persona o di una istituzione, verso la quale si nutrono sentimenti di stima, rispetto e affezione.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che l&#8217;obbedienza \u00e8 una virt\u00f9 importantissima, indispensabile al buon funzionamento della societ\u00e0 e anche alla vita della Chiesa; abbiamo per\u00f2 precisato che l&#8217;obbedienza va prestata ad un&#8217;autorit\u00e0 che sia legittima, la quale ordini cose buone e oneste, anche se, talvolta, possano risultare ingrate o estremamente faticose, anche in senso morale. Sorge per\u00f2 un grave problema quando l&#8217;autorit\u00e0 non sia legittima e, soprattutto, quando ordini, o prescriva, o anche solo suggerisca, cose intrinsecamente sbagliate, fuorvianti, cattive. Prendiamo il caso di una nave. Se il comandante viene catturato o eliminato mediante un ammutinamento, e il suo posto viene preso dal capo dei ribelli, evidentemente la sua autorit\u00e0 non \u00e8 legittima, dunque non vige il dovere dell&#8217;obbedienza nei suoi confronti. Questa, comunque, potrebbe anche essere prestata, se si tratti di cosa intrinsecamente buona, ad esempio salvare la nave manovrando alle vele, durante una tempesta; non, per\u00f2, se si tratti di cosa in s\u00e9 cattiva, come sopprimere i marinai rimasti fedeli all&#8217;autorit\u00e0 legittima. Ora, per\u00f2, facciamo un caso pi\u00f9 arduo e spinoso: il comandante \u00e8 legittimo, quindi esercita la sua autorit\u00e0 legittimamente; tuttavia esistono dei forti sospetti che egli sia impazzito, o ubriaco, o, peggio ancora, che intrattenga una segreta intelligenza col nemico: fatto sta che i suoi ordini appaiono cos\u00ec strani e contraddittori, e, soprattutto, cos\u00ec pericolosi per la sicurezza della nave &#8212; poniamo che ci si trovi in tempo di guerra, e che esista il pericolo concreto di finire sotto il tiro nemico, o di essere catturati &#8212; da generare il dubbio ch&#8217;egli non stia eseguendo fedelmente e lealmente le sue funzioni, quindi non stia esercitando la sua autorit\u00e0 in modo legittimo. Infatti, l&#8217;autorit\u00e0 si esercita in modo legittimo quando il suo fine \u00e8 il bene di ci\u00f2 che le \u00e8 sottoposto, che sia la famiglia, o la nave, o lo Stato. Nel caso della Chiesa, bisogna che l&#8217;autorit\u00e0 del pontefice sia finalizzata al bene della Chiesa stessa; e poich\u00e9 la ragione di essere della Chiesa consiste nel bene e nella salute delle anime, ne consegue che \u00e8 legittima l&#8217;autorit\u00e0 esercitata dal pontefice nel perseguire il bene e la salute delle anime dei credenti, e anche degli altri uomini, nella misura in cui ad essi viene esteso l&#8217;appello della conversione al Vangelo. Ma un papa che non persegua il bene e la salute delle anime dei fedeli, e neppure dei non credenti, affermando che il proselitismo \u00e8 una cosa sbagliata, addirittura peccaminosa; ebbene, costui sarebbe simile a un medico il quale gettasse via, con disprezzo, tutte le medicine e dichiarasse non esservi alcun bisogno di cure per i malati. \u00c8 chiaro che in tal caso la sua autorit\u00e0 sarebbe illegittima e l&#8217;obbedienza ai suoi comandi cesserebbe &#8212; ma solo in quel caso &#8212; di essere una virt\u00f9. Finora, i cattolici non si erano mai venuti a trovare in una situazione cos\u00ec angosciante e pericolosa per il bene delle anime. Se la Chiesa non si prende a cuore la salute eterna degli uomini, che cosa ci sta a fare? Se parla quasi solo di cose mondane, e ne parla, per giunta, secondo un&#8217;ottica che ha poco o nulla di cattolico, e perfino di spirituale, come si pu\u00f2 obbedire <em>legittimamente<\/em> al pontefice? Perci\u00f2, siamo giunti a un bivio e la scelta pare drammatica. Ma non si tratta, in realt\u00e0, che di obbedire al Vangelo, da buoni cattolici: se si vuole piacere a Dio, potrebbe accadere che si debba dispiacere agli uomini&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi vogliamo parlare dell&#8217;autorit\u00e0 e del suo naturale corollario, l&#8217;obbedienza. E mettiamo subito le carte in tavola. Punto primo: l&#8217;autorit\u00e0 \u00e8 necessaria. 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