{"id":23400,"date":"2010-10-29T10:07:00","date_gmt":"2010-10-29T10:07:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/10\/29\/attimi-di-eternita\/"},"modified":"2010-10-29T10:07:00","modified_gmt":"2010-10-29T10:07:00","slug":"attimi-di-eternita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/10\/29\/attimi-di-eternita\/","title":{"rendered":"Attimi di eternit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Esiste una distorsione culturale secondo la quale, per avere una visione spirituale della vita, bisognerebbe ostentare il massimo disprezzo nei confronti del corpo e, pi\u00f9 in generale, per la dimensione emozionale legata alla sfera del sensibile.<\/p>\n<p>Niente di pi\u00f9 falso.<\/p>\n<p>La visione spirituale della vita non passa attraverso il misconoscimento del corpo e della sensibilit\u00e0 fisica: pensare una cosa del genere, significa pensare da eunuchi; al contrario, essa passa attraverso la celebrazione del corpo ed il pieno riconoscimento della sensibilit\u00e0, per oltrepassare la dimensione fisica e spiccare il volo verso pi\u00f9 ampi orizzonti.<\/p>\n<p>Chi non ha mai provato un sentimento di profonda ammirazione davanti al corpo; chi non ha mai fatto, neppure una volta nella vita, l&#8217;esperienza di sciogliersi nella pura gioia dell&#8217;estasi fisica, non possiede i requisiti per capire cosa sia realmente la spiritualit\u00e0: poich\u00e9 quest&#8217;ultima non \u00e8 la negazione, ma la piena realizzazione, la sublimazione e l&#8217;oltrepassamento della bellezza della dimensione fisica ed emozionale.<\/p>\n<p>Un uomo che non si sia mai sentito dissolvere, neppure una volta, nella dolcezza dell&#8217;abbraccio di una donna, fino a non capire pi\u00f9 dove finisce il proprio corpo e dove incomincia quello di lei; una donna che non abbia provato la medesima esperienza tra le braccia di un uomo, non sono delle persone complete: a meno che esse abbiano saputo giungere direttamente alla bellezza dell&#8217;Essere, cosa che \u00e8 concessa, come uno speciale privilegio, alle anime mistiche.<\/p>\n<p>In ogni caso, nessun calunniatore del corpo ha mai posseduto gli strumenti adeguati per spiccare il volo verso le regioni superiori dell&#8217;anima; perch\u00e9, senza bisogno di scomodare l&#8217;Eros platonico, \u00e8 intuitivo che chi non sa vedere la bellezza del corpo, non \u00e8 neppure degno di apprezzare quella dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>Infatti, la bellezza del corpo e quella dell&#8217;anima non sono due cose diverse e contrapposte: sono due facce di una stessa medaglia. \u00c8 vero, comunque, che il corpo non si accende di luce propria, che la sua luminosit\u00e0 non \u00e8 autosufficiente; che sempre esso riceve la sua bellezza dall&#8217;alto, cio\u00e8 dall&#8217;anima, e non avviene mai il contrario.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, tuttavia, non bisogna pensare che il corpo sia una sorta di errore del piano divino o uno scherzo esistenziale; e, anche se la sua reale consistenza ontologica \u00e8 illusoria &#8211; cos\u00ec come lo \u00e8 quella di ogni altro ente materiale -, fino a che noi viviamo nella presente dimensione, non possiamo separarci o emanciparci da esso, ma dobbiamo, al contrario, integrarlo nello splendore dell&#8217;anima, farlo tutt&#8217;uno con essa.<\/p>\n<p>Per cui la giusta domanda che ci dovremmo porre non \u00e8 se la nostra anima possa fare a meno del corpo, ma, piuttosto, se possediamo un&#8217;anima abbastanza grande, abbastanza luminosa, da abbracciare il corpo, da trasfigurarlo, da illuminarlo, da spiritualizzarlo. Oppure la nostra anima \u00e8 cos\u00ec piccola e meschina che non riuscir\u00e0 mai a glorificare il corpo, per quante cure materiali noi prodighiamo a quest&#8217;ultimo, come si farebbe con un bambino viziato?<\/p>\n<p>Noi non siamo cartesiani, grazie al Cielo; non siamo dualisti, non crediamo che si possa separare la &quot;res cogitans&quot; dalla &quot;res extensa&quot;. Crediamo e siamo profondamente convinti che non vi sia cosa pi\u00f9 sublime e pi\u00f9 nobile della fusione tra la dimensione corporea e la dimensione spirituale, quando due anime si incontrano fino a compenetrarsi anche nel corpo; quando due corpi si compenetrano fino a far scaturire l&#8217;anima, purificata e glorificata.<\/p>\n<p>Nessuno ha il diritto di aggrottare le ciglia, di fare il moralista, di impancarsi a &quot;uomo superiore&quot; quando si parla di una delle pi\u00f9 alte e preziose esperienze che siano concesse alle creature umane: quella di abbandonarsi pienamente, felicemente, incondizionatamente, l&#8217;una nelle braccia di un&#8217;altra, ritrovando &#8211; al tempo stesso &#8211; la propria parte pi\u00f9 vera e trascurata.<\/p>\n<p>Al fondo dell&#8217;anima umana, vi \u00e8 un riflesso dell&#8217;anima cosmica e una scintilla dell&#8217;anima divina: e, se le potenze dell&#8217;estasi sensoriale sono capaci di ridestarne la consapevolezza, dischiudendo uno spiraglio d&#8217;infinito, allora vuol dire che la bellezza e la gioia del corpo sono anch&#8217;esse una delle nobili vie che conducono alla liberazione dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significa che automaticamente, sempre e comunque, l&#8217;incontro di due corpi si traduca nell&#8217;incontro e nella liberazione reciproca di due anime. Se le anime sono sufficientemente evolute, ci\u00f2 pu\u00f2 aver luogo. Ma pu\u00f2 anche accadere che esse si trovino su due livelli evolutivi diversi; oppure che, pur trovandosi al di sopra del livello pi\u00f9 basso ed egoistico, non siano ancora capaci di far scaturire quella melodia divina che si diffonde quando l&#8217;anima abbandona interamente i propri istinti di aggressione e di difesa, per lasciarsi andare alla gioia dell&#8217;incontro.<\/p>\n<p>Per incominciare a vedere la luce, non basta avere lo sguardo limpido: bisogna anche che esso sia allenato; per godere il privilegio della fusione con l&#8217;altro, non basta possedere una retta coscienza e una disponibilit\u00e0 all&#8217;apertura spirituale: bisogna anche spogliarsi della paura e dell&#8217;istinto di conservazione, che tenderebbero a tenerci rinchiusi in noi stessi, diffidenti nei confronti di chiunque possa mettere in crisi i nostri equilibri faticosamente conquistati.<\/p>\n<p>Potremmo definire l&#8217;essere umano come una creatura che vive, paradossalmente, nella terra di nessuno fra questi due istinti contrastanti: la sete di assoluto e l&#8217;istinto di conservazione. La prima lo spinge pi\u00f9 oltre e pi\u00f9 in alto; il secondo lo trattiene e lo richiama indietro, quand&#8217;egli si spinge avanti. La prima discende dalla sua parte celeste, il secondo \u00e8 figlio della sua parte terrestre; la prima \u00e8 essenziale alla realizzazione della sua vocazione divina, la seconda \u00e8 necessaria alla sua preservazione nella sfera del finito.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo \u00e8 un viandante in cammino, conteso da spinte contrastanti; ma non \u00e8 lo zimbello di un destino incomprensibile, n\u00e9 il trastullo di d\u00e8i capricciosi. Entrambe le spinte svolgono una degna funzione, ciascuna nel proprio ambito; il male non \u00e8 che esse mirino a obiettivi discordanti, bens\u00ec che l&#8217;uomo non le sappia leggere e riconoscere per la funzione che svolgono, evitando di porle in un ambito ed in una prospettiva che non competono loro.<\/p>\n<p>Un essere umano che si lasciasse guidare unicamente dal richiamo dell&#8217;assoluto, si perderebbe in quanto individuo sociale e, probabilmente, finirebbe per consumarsi in quanto creatura di carne: come la falena che, volando troppo vicino al fuoco, prima o poi si brucia le ali. D&#8217;altra parte, un essere umano che si lasciasse guidare unicamente dall&#8217;istinto di conservazione, finirebbe per vivere come i bruti, contentandosi di soddisfare le necessit\u00e0 primarie e aggirandosi per le strade della vita come un ottuso cacciatore di piaceri.<\/p>\n<p>La nostra nobilt\u00e0 risiede nella sete di assoluto; ma, nella nostra presente condizione di esistenza, non possiamo perseguirla incondizionatamente, altrimenti finiremmo per disumanizzarci: della nostra umanit\u00e0, infatti, sono parte anche le contingenze legate al corpo, ai sensi, alla bellezza della dimensione fisica. Il mistico che non sappia pi\u00f9 gioire del sorriso di un altro essere umano, della luce che si accende al mattino sui monti, del rigoglio di un giardino in primavera, ha smarrito la sua profonda umanit\u00e0 in cambio di una velleitaria pretesa di autodeificazione.<\/p>\n<p>S\u00ec, in noi vi \u00e8 una scintilla divina; ma questo non significa che noi siamo gi\u00e0 pronti, qui e ora, per diventare delle creature incorporee, fatte di pura luce; n\u00e9 bisogna intendere questa condizione anfibia in senso puramente negativo, come un non poter essere quel che si dovrebbe essere. No, l&#8217;uomo \u00e8 quella creatura che deve armonizzare in se stessa il richiamo delle altezze e la pienezza del poggiare i piedi al suolo, gioiosamente e senza riserve.<\/p>\n<p>Il santo che prova orrore della propria dimensione fisica \u00e8 un fanatico che ignora la vera natura dell&#8217;uomo; l&#8217;edonista che insegue continuamente il piacere effimero \u00e8 una creatura di fango, del pari ignorante quanto al senso della propria vita. La commovente bellezza della nostra condizione \u00e8 proprio quella di trovarsi sospesa quass\u00f9, sul sentiero a fil di rasoio: aggrappata al solido fianco della montagna da un lato, ma, al tempo stesso, affacciata su una tale vastit\u00e0 di orizzonti, da mozzare il respiro.<\/p>\n<p>Tale \u00e8 il nostro destino, tale il nostro ineludibile richiamo.<\/p>\n<p>Noi siamo chiamati ad operare in noi stessi una suprema operazione alchemica: realizzare il grande nel piccolo, ci\u00f2 che sta in alto con ci\u00f2 che sta in basso.<\/p>\n<p>Ha scritto il filosofo Salvatore Veca nel libro \u00abQuestioni di vita e conversazioni filosofiche\u00bb (Milano, Rizzoli, 1991, pp. 132-33):<\/p>\n<p>\u00abOra, la vita pu\u00f2 essere letteralmente un viaggio ottuso o disperato nei territori dell&#8217;orrore, dell&#8217;odio, della crudelt\u00e0 e della desolazione. Essa pu\u00f2 anche generare esperienze di eccellenza, dignit\u00e0, fioritura, felicit\u00e0, amore, intensa dedizione a piccole e grandi cause. Difficilmente riuscirei a riconoscere vite umane se esse non prevedessero un impasto variabile, un composto chimico instabile di valore e disvalore. Come potremmo parlare di cose importanti e questioni di vita se non fosse cos\u00ec? Allo stesso modo, riconoscere il contrasto permanente che nasce dall&#8217;esercizio del doppio sguardo non equivale a accettare l&#8217;esito dell&#8217;assurdo o quello, simmetrico, della euforia. Essi possono essere esiti nobili e eroici tanto quanto vili, ottusi e gretti. A volte, queste caratteristiche contrastanti si mischiano in un impasto dai contorni e dalle tonalit\u00e0 incerte e formano figure ambigue.<\/p>\n<p>Riconoscere il contrasto pu\u00f2 anche voler dire riconoscere la pi\u00f9 umana e pi\u00f9 rispondente descrizione del tipo di esseri che ci \u00e8 accaduto di essere o di essere divenuti, con tutta la nostra storia e biologia.\u00bb<\/p>\n<p>L&#8217;estasi dell&#8217;incontro fra uomo e donna si inscrive in questa richiesta di senso, in questo sforzo per realizzare pienamente le potenzialit\u00e0 della natura umana e per spalancare una finestra di infinito nella nostra dimensione finita, concedendoci &#8211; per cos\u00ec dire &#8211; un piccolo anticipo di quell&#8217;altra dimensione che sperimenteremo, quando non saremo pi\u00f9 legati al corpo fisico.<\/p>\n<p>Ma, fino a tanto che esiste un legame del genere, sarebbe sbagliato e fuorviante, oltre che impossibile, volerlo reprimere, negare, cancellare. Perch\u00e9 siamo figli del Cielo, ma &#8211; non dobbiamo dimenticarlo &#8211; anche della Terra; e disconoscere la nostra seconda discendenza, sarebbe ingratitudine e follia.<\/p>\n<p>Nell&#8217;abbandono che trasforma l&#8217;incontro con l&#8217;altro in una perfetta offerta di s\u00e9, si rende a se stessi il dono pi\u00f9 grande: l&#8217;oblio della ragione strumentale e calcolante, la ritrovata libert\u00e0 del libero fluire dell&#8217;essere, al di l\u00e0 e al di sopra del rovello della ragione che pretenderebbe di capire tutto, di spiegare tutto e perfino di dare un nome a tutto.<\/p>\n<p>Vi sono delle cose che non sono esprimibili a parole, semplicemente perch\u00e9 non esistono concetti capaci di descriverle; eppure se ne pu\u00f2 fare esperienza, lasciando che ci prendano per mano e ci conducano lungo i fiammeggianti sentieri dell&#8217;Essere. Malati di razionalismo, non siamo abbastanza umili per ammettere una verit\u00e0 tanto semplice, dopo tutto: che la nostra facolt\u00e0 di sentire le cose supera di molto la nostra capacit\u00e0 di esprimerle mediante la logica.<\/p>\n<p>Aveva ragione Shakespeare, dunque, allorch\u00e9 affermava che vi sono molte cose tra la terra e il cielo, che la nostra ragione non \u00e8 neppure in grado di sognare; e aveva ragione anche Nietzsche, quando aggiungeva che esistono tante cose, che non sono state ancora dette e nemmeno pensate. C&#8217;\u00e8 tutto un mondo, l\u00e0 fuori, ma anche qui, dentro di noi, del quale la nostra ragione non sospetta neanche l&#8217;esistenza; meno ancora potrebbe descriverlo e analizzarlo.<\/p>\n<p>Gli attimi di eternit\u00e0 che si rivelano nell&#8217;abbandono del nostro Ego e nella fusione con un altro essere umano, sono una delle esperienze del sublime che la nostra coscienza pu\u00f2 realizzare in se stessa, uscendo, al tempo stesso, fuori di s\u00e9; cos\u00ec come accade che, in essi, si realizza il paradosso dell&#8217;atemporale che si riflette nel temporale.<\/p>\n<p>Non vi sono parole per dire una cosa del genere.<\/p>\n<p>Ci si pu\u00f2 solo fare piccoli e silenziosi, per ascoltare.<\/p>\n<p>Il prodigio \u00e8 questo: che le cose pi\u00f9 profonde ci parlano, solo quando noi siamo capaci di accoglierle tacendo; tacendo e contemplando.<\/p>\n<p>Allora, quando si creano le condizioni per quella magica sospensione, tutto diviene possibile: anche vedere l&#8217;intero universo in una singola goccia d&#8217;acqua&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esiste una distorsione culturale secondo la quale, per avere una visione spirituale della vita, bisognerebbe ostentare il massimo disprezzo nei confronti del corpo e, pi\u00f9 in<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[96],"class_list":["post-23400","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-anima"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23400","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23400"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23400\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23400"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23400"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23400"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}