{"id":23393,"date":"2007-06-13T01:10:00","date_gmt":"2007-06-13T01:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/06\/13\/atenodoro-e-il-fantasma\/"},"modified":"2007-06-13T01:10:00","modified_gmt":"2007-06-13T01:10:00","slug":"atenodoro-e-il-fantasma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/06\/13\/atenodoro-e-il-fantasma\/","title":{"rendered":"Atenodoro e il fantasma"},"content":{"rendered":"<p>Ed eccoci giunti a parlare di un argomento che, di solito, i filologo classici evitano volentieri: ila credenza nei fantasmi propria del mondo antico. In effetti, ci troviamo di fronte a una mole vastissima di fatti, sia per quanto riguarda la tradizione letteraria <em>strictu sensu<\/em>, sia per quanto riguarda la memorialistica e, in genere, la produzione di tipo saggistico. Chi non conosce la storia del fantasma apparso a Marco Bruto mentre questi si accingeva a trasportare, con Cassio, l&#8217;esercito in Europa dall&#8217;Asia Minore, per affrontare Antonio e Ottaviano nello scontro decisivo. Narra Plutarco: &quot;&#8230;la notte era molto avanzata. Nella tenda ardeva un lume assai fioco; intorno, l&#8217;accampamento giaceva avvolto nel silenzio. Bruto stava indagando e discutendo tra s\u00e9 qualcosa, allorch\u00e8 gli parve di udire una persona che entrava nella tenda. Alza lo sguardo in direzione dell&#8217;ingresso e vede eretta davanti a s\u00e9, muta, un&#8217;apparizione terribile e strana, un corpo mostruoso e terribile. Ebbe tuttavia il coraggio di chiedergli chi fosse, se fosse un uomo o un dio, e per quale motivo veniva a trovarlo. <em>Io sono il tuo cattivo Genio, o Bruto &#8211;<\/em> gli rispose il fantasma. &#8212; <em>Mi vedrai a Filippi.<\/em> (1) In Omero, il fantasma di Patroclo appare ad Achille, prima della cerimonia funebre (2); in Virgilio, il fantasma di Ettore appare a Enea nell&#8217;ultima notte di Troia e, poco pi\u00f9 tardi, a quest&#8217;ultimo si manifesta anche il fantasma della dolce sposa Creusa, la cui morte egli perfino ignorava (3).Inoltre Platone nella <em>Repubblica<\/em> descrive come il soldato Er ritorni in vita quando gi\u00e0 \u00e8 stato messo sulla pira funebre (4), ma questo episodio, come del resto quello della maga t\u00e8ssala Erichto che rid\u00e0 voce, con orribili riti, a un cadavere e narrata da Lucano (5) richiama piuttosto la maga di En-Dor che evoca lo spirito di Samuele (6) e rientra, piuttosto, nella fenomenologia delle evocazioni necromantiche. Invece sempre Lucano descrive una tipica apparizione di fantasmi, quando narra dell&#8217;ombra di Giulia, prima moglie di Pompeo, che si manifesta all&#8217;ex marito e gli profetizza un infausto avvenire. (7)<\/p>\n<p>Tutte queste, comunque, sono fonti puramente letterarie e, se denotano una diffusa credenza popolare nelle apparizioni dei fantasmi, certamente non aggiungono nulla in fatto di testimonianze dirette e attendibili. Invece l&#8217;episodio narrato da Plinio il Giovane, e che qui di seguito riportiamo integralmente, travalica l&#8217;interesse folcloristico e letterario e sembra avere le apparenze di una pagina di vita vissuta, di un&#8217;esperienza reale: &quot;V&#8217;era ad Atene una casa ampia e comoda, ma malfamata e maledetta. Nel mezzo del silenzio della notte si udiva un suon di ferraglia e, se ascoltavi pi\u00f9 attentamente, uno strepito di catene, da lontano prima, poi pi\u00f9 da presso; indi appariva uno spettro, un vecchio estenuato dalla magrezza e dallo squallore, con una lunga barba, i capelli irti; recava i ceppi ai piedi e le catene alle mani e le scuoteva. Perci\u00f2 gli abitanti della casa trascorrevano vegliando per la paura delle notti sinistre e spaventose; quelle veglie finivano per produrre una malattia e, con il crescere del male, la morte. Giacch\u00e8 anche di giorno, pur essendo il fantasma scomparso, rimaneva il ricordo di quell&#8217;apparizione, s\u00ec che il timore durava pi\u00f9 a lungo di ci\u00f2 che l&#8217;aveva cagionato. Perci\u00f2 la casa fu disertata, condannata all&#8217;abbandono e lasciata tutta in bal\u00eca di quel mostro; v&#8217;era per\u00f2 appeso un cartello, per il caso che qualcuno, ignorando cos\u00ec gran guaio, volesse acquistarla o affittarla.&quot;<\/p>\n<p>Continua il racconto Plinio all&#8217;amico Licinio Sura, nella lettera a lui indirizzata: &quot;Capit\u00f2 ad Atene il filosofo Atenodoro, lesse il cartello, seppe il prezzo, e messo in sospetto dalla modicit\u00e0, si inform\u00f2, venne a conoscenza di tutto e nonostante ci\u00f2, anzi a cagione di ci\u00f2, prese in affitto la casa. Quando cominci\u00f2 ad annottare, ordin\u00f2 che gli preparassero un letto [da lavoro, n.b. ] nella parte anteriore dell&#8217;edificio, chiese delle tavolette, uno stilo, un lume; mand\u00f2 tutti i suoi nelle stanze interne ed egli invece si assorb\u00ec &#8212; la mente, gli occhi, la mano &#8212; nello scrivere, onde evitare che la mente rimasta inoperosa desse corpo alle storie di spettri e a vani timori. Dapprima, come ovunque, il silenzio della notte, poi cominci\u00f2 un agitarsi di ferri, un muover di catene: quello non alza gli occhi, non ripone lo stilo, ma sta saldo e non bada alle proprie orecchie, cresce lo strepito, continua ad avvicinarsi, e gi\u00e0 sembra di udirlo sulla soglia, gi\u00e0 oltre la soglia.Si volta, e vede e riconosce la figura di cui gli avevano parlato. Stava ritta e faceva segno con il dito, come a invitare qualcuno; ma il filosofo le fa cenno con la mano, come per dirle di attendere un poco, e si rimette alle tavolette e allo stilo. Essa agitava le catene sopra il capo di lui che scriveva; si volta di nuovo, vede che gli fa cenno come prima; senza esitare, prende il lume e la segue. Essa avanzava con lento passo, quasi la gravassero le catene; dopo essere svoltata nel cortile della casa, improvvisamente svanisce, abbandonando chi la segue. Una volta rimasto solo, Atenodoro contrassegna il posto con delle erbe e delle foglie spiccate. Il giorno dopo va dai magistrati, e chiede loro che ordinino di far scavare in quel posto. Vi trovano, frammiste e avvolte dalle catene, delle ossa che il cadavere putrefatto dall&#8217;azione del tempo e del terreno aveva lasciate scarnificate e scavate dalle catene; raccolte, vengono sepolte a spese della citt\u00e0. La casa non fu pi\u00f9 visitata dai Mani, sepolti secondo i riti.&quot;(8)<\/p>\n<p>Questo il racconto di Plinio. Ora, per inquadrarlo correttamente nella giusta prospettiva, occorre tener presenti alcuni fatti. Primo, il destinatario della lettera, Licinio Sura, era non soltanto un personaggio politico e militare di primo piano ai tempi di Nerva e Traiano, ma anche persona nota per la profonda cultura conseguita con lo studio e per aver lungamente soggiornato in terre straniere. A lui Plinio si era gi\u00e0 rivolto, come esperto di questioni scientifiche, a proposito della spiegazione di un fenomeno naturale. (9) Ora ricorre all&#8217;amico per interrogarlo circa un fenomeno di tipo soprannaturale e non per fare un semplice pettegolezzo. Secondo, nella stessa lettera Plinio cita altri casi di apparizioni di <em>spectra<\/em> (singolare, <em>spectrum<\/em> ): quello, assai noto, di Curzio Rufo, riportato anche da Tacito (10), ed un altro capitato ad un suo liberto, nella sua stessa casa. Il tono serio con cui egli tratta l&#8217;argomento \u00e8 sottolineato dalle seguenti parole: &quot;Certo io credo a chi mi afferma tali cose; ma anch&#8217;io posso affermarne qualcosa agli altri.&quot; Terzo, il dibattito sui fantasmi esisteva da temppo ed era vivace nella cultura romana: se ne era occupato anche Cicerone, sia in un&#8217;opera pubblica che nella corrispondenza privata, mostrando peraltro completo scetticismo al riguardo. (11) Quarto, Atenodoro \u00e8 certamente un personaggio storico; solo che abbiamo qualche incertezza ad identificarlo con sicurezza, perch\u00e9 sappiamo di due Atenodoro, entrambi filosofi e seguaci della stessa dottrina &#8212; lo stoicismo -, ed entrambi originari di Tarso, in Cilicia (la patria di san Paolo) o delle immediate vicinanze. Vissero l&#8217;uno al tempo di Catone, l&#8217;altro di Augusto: Luigi Rusca inclina a propendere per quest&#8217;ultimo. (12) Di lui si racconta che, essendo precettore dell&#8217;imperatore, lo consigliasse &#8212; quando era sul punto di lasciarsi travolgere dall&#8217;ira &#8212; di recitare tutte le lettere dell&#8217;alfabeto, per avere il tempo di calmarsi e riacquistare l&#8217;autocontrollo (non sar\u00e0 stato un metodo geniale, e tuttavia ispirato a un elementare buon senso non privo di efficacia). Quinto, il fatto di cui parla Plinio, e su cui chiede un parere &quot;scientifico&quot;, era noto, alcuni decenni dopo, anche allo scrittore e sofista greco Luciano di Samosata (Plinio visse tra il 61 o 62 e il 112 o 113; Luciano tra il 120 circa e oltre il 180 d.C.), che per\u00f2 lo riferisce non ad Artemidoro ma a un altro filosofo, Arignoto pitagorico, e lo ambienta non ad Atene, ma a Corinto. (13) Naturalmente Luciano, com&#8217;\u00e8 nel suo stile e nella sua visione del mondo, si fa beffe del soprannaturale e colloca l&#8217;intero episodio all&#8217;interno di un dialogo ironico e dissacrante. Da ci\u00f2, tuttavia &#8212; e qui dissentiamo dal Rusca &#8212; non ne consegue automaticamente la credulit\u00e0 di Plinio, quasi che lo scrittore latino avesse abboccato in pieno a uno dei tanti racconti popolari semiseri, che oggi si chiamerebbero leggende metropolitane. A noi sembra pi\u00f9 probabile che Luciano, spirito impertinente e scanzonato quant&#8217;altri mai, abbia &quot;rispolverato&quot; il racconto di Plinio e ne abbia fatto per cos\u00ec dire il canovaccio di un suo dialogo scherzoso. Il testo di Luciano, insomma, essendo assai posteriore a quello del romano, non dimostra affatto che entrambi derivassero da un archetipo comune pi\u00f9 o meno stilizzato, pi\u00f9 o meno verosimile, ma pu\u00f2 suggerire altrettanto bene (e forse pi\u00f9) che il pi\u00f9 antico sia stato la fonte del pi\u00f9 recente. (14)<\/p>\n<p>Che dire sulla natura specifica del fatto riportato da Plinio? Esiste una letteratura sterminata su tali questioni, e non \u00e8 certo il caso di ricorrervi in questa sede. Da anni la parapsicologia si occupa delle apparizioni dei defunti, considerandole eminentemente da un punto di vista psichico. Qui ci limiteremo ad osservare che lo spettro apparso ad Artemidoro non si \u00e8 limitato a <em>mostrarsi, produrre dei suoni oggettivamente percepibili<\/em> (perch\u00e9 uditi da diversi testimoni e in differenti circostanze) <em>e muoversi attraverso la casa.<\/em> Esso ha mostrato di avere una missione da adempiere, o meglio, una richiesta da fare ai viventi: ottenuto quanto desiderava, \u00e8 scomparso. Ora, sappiamo bene che la mancata sepoltura costituiva, nel mondo greco e romano, la massima sciagura per l&#8217;anima di un defunto: si confronti, al riguardo, il notissimo episodio di Palinuro che implora da Enea, nell&#8217;Averno, affinch\u00e9. il suo corpo riceva degna sepoltura, pena dover continuare ad errare sulla riva dell&#8217;Acheronte, senza pace e senza speranza. (15) D&#8217;altra parte, esiste una ricca casistica, nella letteratura specialistica odierna, di apparizioni di defunti che in qualche modo <em>interagiscono<\/em> con i viventi, o per chiedere o per informare o per proteggere o per predire il futuro. (16) Anche nel Medio Evo tali fatti erano attestati: uno, pure famosissimo, riguarda il ritrovamento dei canti finali del <em>Paradiso<\/em> dantesco, che rischiavano di andare smarriti per sempre dopo la morte dell&#8217;autore. Fu il sommo poeta, o meglio il suo fantasma, ad apparire in sogno al figlio Jacopo e a mostrargli il luogo ov&#8217;erano riposti: cosa che fu riscontrata esatta. (17) Ma ciascuno \u00e8 libero, ovviamente, di trarre le conclusioni che crede da episodi del genere, attestati ininterrottamente dall&#8217;antichit\u00e0 fino ai giorni nostri.<\/p>\n<p>1) PLUTARCO, <em>Vite parallele, Bruto,<\/em> 36. Trad. di Carlo Carena, 3 voll., Milano, A. Mondadori,<\/p>\n<p>1974, II, p. 295. Al che Bruto, impeturbabile, avrebbe risposto semplicemente: &quot;Va bene&quot;; ma,<\/p>\n<p>il mattino seguente, raccont\u00f2 il fatto all&#8217;amico Cassio che, da buon razionalista (era seguace di<\/p>\n<p>Epicuro), gli replic\u00f2: &quot;Come si pu\u00f2 credere che esistano i cosiddetti Geni? E se anche esistono,<\/p>\n<p>che abbiano aspetto di uomini, o una voce e un potere tali da estendersi fino a noi?&quot;.<\/p>\n<p>2) OMERO, <em>Iliade<\/em>, XXIII, 62 sgg.<\/p>\n<p>3) VIRGILIO, <em>Eneide<\/em>, II, 771 sgg.<\/p>\n<p>4) PLATONE, <em>La Repubblica<\/em>, X, 614b e sgg. Peraltro nel caso di Er non si tratta, propriamente, d uno spettro ma di un risorto. Giovanni Caccia in <em>Platone, tutte le opere,<\/em>5 voll., Roma, Newton<\/p>\n<p>Compton, 1997, IV, p. 518-19, ricorda che &quot;casi di resurrezione non erano inoltre sconosciuti<\/p>\n<p>alla mitologia greca ed erano attribuiti anche a persone rivestite di un&#8217;aura di leggenda, come<\/p>\n<p>Aristea di Proconneso, Epimenide di Creta, Zamolxis il Trace.&quot;<\/p>\n<p>5) MARCO ANNEO LUCANO, <em>Bellum civile<\/em>, VI, 507 sgg.<\/p>\n<p>6) <em>Primo Libro di Samuele,<\/em> XXVIII, 3.<\/p>\n<p>7) LUCANO, <em>Op. cit.<\/em>, III, 8 sgg.<\/p>\n<p>8) PLINIO IL GIOVANE, <em>Lettere ai familiari,<\/em> VII, 27. Trad. di Luigi Rusca, Milano, Rizzoli,<\/p>\n<p>1961, pp. 223-25.A questo racconto sembra essersi ispirato lo scrittore inglese Edmund Gillian<\/p>\n<p>Swain (1861-1938) per la sua storia <em>The Easter Window.<\/em> Tr. it. In <em>Storie di fantasmi<\/em>, a cura di<\/p>\n<p>G: Pilo e S. Fusco, Roma, Newton &amp; Compton, 1995, pp. 645-51, <em>La finestra a oriente.<\/em><\/p>\n<p>9) PLINIO IL GIOVANE, <em>Op. cit.<\/em>, IV, 30.<\/p>\n<p>10) TACITO, <em>Annali,<\/em> XI, 21: &quot;Quand&#8217;era giovane fatto e si trovava al seguito del questore cui era<\/p>\n<p>toccata la provincia d&#8217;Africa, mentre nella citt\u00e0 di Adrumeto, sul mezzogiorno, passeggiava<\/p>\n<p>tutto solo per i portici deserti, gli apparve una figura di donna, di statura pi\u00f9 alta che l&#8217;umana,e<\/p>\n<p>ud\u00ec una voce che diceva: <em>Sei tu, o Rufo,che sei destinato in questa provincia come proconsole!<\/em><\/p>\n<p>Trad. di Luigi Annibaletto, Milano, Garzanti, 1974, p. 271.<\/p>\n<p>11) CICERONE, nel <em>De Officiis<\/em>, I, 6, 19, sostiene che \u00e8 per lui un difetto &quot;dedicare troppo amore<\/p>\n<p>ed eccessiva cura nello studio di cose oscure e difficili ed anche non necessarie&quot; (trad. di Anna<\/p>\n<p>Resta Barrile, Milano, Rizzoli, 1993, p.89); nelle <em>Familiares<\/em>, XV, 16, si pronuncia nel modo<\/p>\n<p>pi\u00f9 esplicito contro la credenza nei fantasmi.<\/p>\n<p>12) <em>Op. cit.<\/em>, p. 494, n. 5.<\/p>\n<p>13) LUCIANO DI SAMOSATA, <em>Philops.<\/em>, XXXV; tr. di Luigi Settembrini in <em>L. di S., i dialoghi e gli epigrammi<\/em> (2 voll.), Genova, F.lli Melita, II, pp. 729-46, <em>Il vago di bugie, o l&#8217;incredulo.<\/em><\/p>\n<p>14) Osserva acutamente G. Berettoni, curatore dell&#8217;ediz. sopra cit. di Luciano, che vi \u00e8 nel dialogo<\/p>\n<blockquote>\n<p>&quot;una intenzione maligna di satireggiare le taumaturgie narrate dai cristiani e deriderle profanandole&quot; (p 729), cosa inverosimile in Plinio, stante il ben noto carteggio &#8212; appunto riguardo ai Cristiani &#8212; fra lui e l&#8217;imperatore Traiano (<em>Epistulae<\/em>, X, 96 e 97).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>15)VIRGILIO, <em>Eneide<\/em>, VI, 337 sgg.<\/p>\n<p>16)Vedi, ad es., ANNIBALE PICCIOLI, <em>Esistono i fantasmi? Come oggi si spiegano?<\/em>, Milano, Ceschina, 1968; cui bisogna aggiungere, almeno, UGO DETTORE, <em>Le due facce della realt\u00e0<\/em>,<\/p>\n<blockquote>\n<p>Milano, Armenia ed., 1977.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>17)GIOVANNI BOCCACCIO, <em>Vita di Dante<\/em>, a cura di Paolo Baldan, Bergamo, Moretti &amp; Vitali,<\/p>\n<blockquote>\n<p>pp. 171-75.<\/p>\n<p>Francesco Lamendola<\/p>\n<\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ed eccoci giunti a parlare di un argomento che, di solito, i filologo classici evitano volentieri: ila credenza nei fantasmi propria del mondo antico. 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