{"id":23389,"date":"2019-10-06T02:08:00","date_gmt":"2019-10-06T02:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/10\/06\/assolutizzare-la-differenza-la-radice-dellegotisno\/"},"modified":"2019-10-06T02:08:00","modified_gmt":"2019-10-06T02:08:00","slug":"assolutizzare-la-differenza-la-radice-dellegotisno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/10\/06\/assolutizzare-la-differenza-la-radice-dellegotisno\/","title":{"rendered":"Assolutizzare la differenza, la radice dell&#8217;egotisno"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;egoismo \u00e8 sempre esistito, \u00e8 un sentimento umano originario e fondamentale. Non \u00e8 un carattere specifico della modernit\u00e0, ma un marchio perenne dei figli di Eva, anche se talune dinamiche specifiche della modernit\u00e0 tendono a esaltarlo e a cronicizzarlo in una misura tale da rendere difficoltosi i normali rapporti sociali, a cominciare dalla convivenza all&#8217;interno delle famiglie e nel rapporto fra vecchie e nuove generazioni. Ci\u00f2 che \u00e8 caratteristico della modernit\u00e0, invece, \u00e8 l&#8217;egotismo, termine introdotto nel linguaggio comune da Stendhal col suo romanzo <em>Ricordi di egotismo<\/em> (<em>Souvenirs d&#8217;\u00e9gotisme<\/em>), scritto nel 1832 ma pubblicato, postumo, solamente nel 1892, ossia l&#8217;esagerata e narcisistica considerazione di se stessi. L&#8217;egotista si considera una persona eccezionale, dotata di qualit\u00e0 rare, che pochi altri, o forse nessuno, possiede in misura pari a lui: in altre parole, usa due sistemi di misura: uno per valutare se stesso, esaltando oltre ogni limite i propri meriti, e uno per tutto il resto dell&#8217;umanit\u00e0, alquanto pi\u00f9 severo, svalutando e disprezzando i meriti e le qualit\u00e0 altrui.<\/p>\n<p>Questo sentimento \u00e8 tipico della modernit\u00e0 perch\u00e9 \u00e8 stata la modernit\u00e0 a proclamare, mediante l&quot;invenzione&quot; della democrazia, che tutti gli uomini sono ugualmente capaci di collaborare, mediante la partecipazione alla vita politica, al bene comune; di qui all&#8217;estensione pi\u00f9 estrema del concetto, fino a presupporre che tutti gi uomini siano ugualmente dotati d&#8217;intelligenza, volont\u00e0 e senso di responsabilit\u00e0, il passo \u00e8 stato relativamente breve. C&#8217;era e c&#8217;\u00e8, tuttavia, un problema; se tutti gli uomini sono intelligenti, volonterosi, onesti, ecc., allora pi\u00f9 o meno si equivalgono; ma una volta che nelle menti, anche dei meno dotati, dei meno intelligenti, dei meno laboriosi, ecc., sia entrata l&#8217;idea democratica della sostanziale uguaglianza di tutti, ciascuno tende a &quot;leggere&quot; questo principio nel senso di avere qualcosa in pi\u00f9 di chiunque altro. Se tutti, infatti, abbiamo il &quot;diritto&quot; di ritenerci intelligenti, capaci, onesti, perch\u00e9 mai dovrei accettare l&#8217;idea che qualcuno lo sia pi\u00f9 di me? Al contrario, io penso e credo di esserlo un po&#8217; di pi\u00f9, o magari assai di pi\u00f9, di tutti gli altri. Se il criterio di giudizio \u00e8 soggettivo, come la modernit\u00e0 pretende, avendo abolito l&#8217;oggettivit\u00e0, allora perch\u00e9 non dovrei giudicare nel senso che maggiormente gratifica il mio ego? Possiamo perci\u00f2 dire che l&#8217;egotismo \u00e8 la versione moderna dell&#8217;egoismo: un egoismo fondato sulla sopravvalutazione di s\u00e9 e sull&#8217;affermazione della propria eccellenza, cosa che ovviamente si scontra con tutti gli altri egotismi in quel fenomeno caratteristico della societ\u00e0 moderna che \u00e8 l&#8217;individualismo di massa. Se tutti si sentono eccezionali e tutti vantano di avere dei meriti iperbolici, per forza di cose si innesca una competizione paranoide, avente il fine di dimostrare la effettiva superiorit\u00e0 di ciascuno nei confronti di tutti. In una simile ottica non si stenta a capire perch\u00e9 Sartre sostenesse che <em>l&#8217;inferno sono gli altri<\/em>.<\/p>\n<p>Uno dei pi\u00f9 chiari riflessi dell&#8217;avvento del&#8217;egotismo \u00e8 visibile nella letteratura, nella poesia, nelle ari figurative e, da ultimo, nel cinema e nella musica leggera. L&#8217;artista moderno, infatti, o colui che si ritiene tale &#8211; e chi mai non si sente un po&#8217; artista, un po&#8217; poeta, nonch\u00e9 un po&#8217; filosofo, nella societ\u00e0 moderna?; e chi mai, avendo una sia pur minima coscienza dei propri limiti, riconosce di <em>non<\/em> possedere alcuna delle attitudini proprie dell&#8217;artista, del poeta, del pensatore? &#8212; non si pone il fine, come gli artisti del passato, di farsi comprendere e di essere ammirato per la sua capacit\u00e0 di rappresentare la realt\u00e0, sia pure trasfigurandola, dalla totalit\u00e0 del pubblico, ma solo quello di esplicitare le pulsioni del suo ego, di sfogare le proprie sensazioni soggettive. Non \u00e8 necessario che il pubblico capisca; per capire, ci sono i critici, i quali si fanno garanti della profondit\u00e0 e della validit\u00e0 della sua arte; quanto al resto, se la gente comune non capisce, tanto peggio: \u00e8 il pubblico che deve sforzarsi di capire, non gi\u00e0 l&#8217;artista che deve essere chiaro. Questa nuova concezione dell&#8217;arte, che fa la sua comparsa col romanticismo, esime l&#8217;artista da qualunque responsabilit\u00e0 nei confronti del pubblico: non \u00e8 per la gente che egli realizza le sue opere, ma per portare alla luce quel che egli sente, e, in definitiva, quel che egli \u00e8. L&#8217;arte diventa una sorta di auto-psicanalisi, un modo per rendere palesi gli impulsi dell&#8217;inconscio. Non \u00e8 importante rappresentare la realt\u00e0, bens\u00ec rappresentare ci\u00f2 che l&#8217;artista prova di fronte ad essa. Vi \u00e8 un filo rosso che unisce il romanticismo al simbolismo, all&#8217;espressionismo, al surrealismo e all&#8217;arte informale: il filo rosso del soggettivismo esasperato e dell&#8217;egotismo dell&#8217;artista. L&#8217;artista parla di s\u00e9, si rivolge a se stesso, non si cura degli altri; gli altri possono solo apprezzarlo, ammirarlo, idolatrarlo; se non lo capiscono, se manifestano scetticismo nei confronti delle sue opere, ci\u00f2 \u00e8 la prova della loro mediocrit\u00e0, del loro filisteismo, del loro infantile bisogno di certezze e punti di riferimento chiari e riconoscibili. L&#8217;artista moderno, invece, novello Ulisse alla rovescia che non cerca la patria perduta ma che accetta di navigare senza meta e senza scopo nell&#8217;oceano di un&#8217;esistenza sradicata (si pensi al Leopold Bloom di Joyce), ha compreso che la realt\u00e0 \u00e8 caotica e incomprensibile, \u00e8 un non senso, e si limita a mostrarne il disordine caotico, l&#8217;incomprensibilit\u00e0 e l&#8217;assurdit\u00e0 (come nel teatro di Samuel Beckett).<\/p>\n<p>Osservava il critico letterario e saggista Ferdinand Bruneti\u00e8re (Tolone, 1849-Parigi, 1906) nella sesta conferenza, dedicata a Madame de Sta\u00ebl e a Chateaubriand, del suo corso di lezioni su <em>L&#8217;evoluzione dei generi nella storia della letteratura<\/em> (titolo originale: <em>L&#8217;Evolution des genres dans l&#8217;histoire de la litt\u00e9rature<\/em>; traduzione dal francese di Paolo Bagni, Parma, Pratiche Editrice, 1980, pp. 174-175):<\/p>\n<p><em>&#8230; Avete visto, infatti, come nel XVII e XVIII secolo si discutesse certo sull&#8217;applicazione delle regole, o sulla formula che conveniva darne, ma non si dubitava affatto che vi fossero delle regole e, poich\u00e9 esse esistevamo, non si dubitava neppure che la loro autorit\u00e0 dovesse essere assoluta. Rousseau per primo, credo, ha fatto trionfare nella critica questa nozione di &quot;relativo&quot; che Perrault aveva s\u00ec sospettato, ma che Voltaire aveva impedito si sviluppasse; oggi verificheremo quali conseguenze racchiudesse questa sola novit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Mentre fino ad allora, per duecento anni, ancora per un Voltaire, sicuramente il pi\u00f9 personale degli uomini, la letteratura n effetti era stata quasi solo espressione di idee comuni &#8212; intendo, idee dell&#8217;opinione pubblica &#8212; con Rousseau essa diventa espressione di idee particolari e private, per cos\u00ec dire, o, se preferite, confessione dell&#8217;Io dello scrittore. Ben diverso in questo da Montaigne &#8212; ai cui &quot;Essais&quot; vedete ancora ogni giorno essere comparate le &quot;Confessions&quot; del cittadino di Ginevra &#8212; egli non si cerca affatto come l&#8217;altro, e soprattutto non cerca in s\u00e9 l&#8217;uomo: al contrario, egli s&#8217;\u00e8 trovato; e ci\u00f2 che gli piace mostrare di se stesso, \u00e8 quanto crede vi sia in s\u00e9 nient&#8217;affatto di generale, ma d&#8217;individuale o di &quot;unico&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non sono fatto come nessuno di coloro che ho visto; oso credere di non essere fatto come nessuno di coloro che esistono&quot;, cos\u00ec, in apertura delle &quot;Confessions&quot;, ecco come egli stesso espone in tutta franchezza il suo disegno. \u00c8 alla differenza che mira; quello che nella sua storia o nei suoi sentimenti pu\u00f2 esserci di simile o d&#8217;analogo a quelli di ognuno, \u00e8 per l&#8217;appunto quanto elimina dal suo racconto. &quot;Rovesciamento dal pro al contro&quot;, avrebbe potuto dire qui Pascal. Guardandosi vivere e analizzandosi, Rousseau, come tutti gli scrittori, fa due parti di se stesso: l&#8217;una, la natura n generale, l&#8217;altra, la sua propria natura. Soltanto che, mentre prima di lui lo scrittore si sforzava di ridurre la propria natura all&#8217;universale &#8211; \u00e8 l&#8217;espressione del tempo &#8212; e di rendersi simile agli altri quanto pi\u00f9 poteva, per diventar intelligibile ad essi, Rousseau compie uno sforzo esattamente inverso. Esprime ci\u00f2 che veniva trascurato, mostra ci\u00f2 che veniva nascosto, esibisce ci\u00f2 che veniva dissimulato. Che cosa sappiamo dei sentimenti di Voltaire per Madame du Ch\u00e2telet? Poca cosa, e senza dubbio molto meno di quanto ne hanno saputo i contemporanei. Ma i contemporanei di Rousseau, invece, non hanno saputo niente di Madame de Warens; senza le &quot;Confessions&quot;, forse ignoreremmo perfino il suo stesso nome.<\/em><\/p>\n<p><em>Non devo qui mostrarvi i legami di questo egoismo, o, come si dice &quot;egotismo&quot; con le altre parti del carattere e del genio di Rousseau. Mi limito velocemente a dirvi che tutto il romanticismo \u00e8 venuto da l\u00ec, se \u00e8 vero che il suo principio \u00e8 l&#8217;esaltazione del sentimento personale o l&#8217;ipertrofia dell&#8217;Io&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Rousseau dunque, mira a rappresentare, di se stesso, la differenza, quel che lo rende unico e diverso da qualsiasi altro. Non vi sarebbe nulla di male in questo, se non fosse accompagnato da un godimento narcisistico del proprio io e da una sopravvalutazione di s\u00e9 che confinano con il delirio di onnipotenza, e se non vi fosse implicita la filosofia di una incessante competizione con altri gli io parimenti narcisisti e megalomani, e perci\u00f2 una negazione, di fatto, di qualsiasi autentica comunicazione umana, perch\u00e9 il mondo si riduce a un fondale di teatro tappezzato di specchi. Il bello \u00e8 che, sovente, nei romantici si nota una ostentazione dell&#8217;auto-compatimento, con una esibizione quasi impudica della propria fragilit\u00e0 e delle proprie insicurezze &#8211; Rousseau, per esempio, non solo ci racconta nel dettaglio le sue avventure amorose, ma anche di come, da ragazzo, non avendo altro modo di soddisfarsi, lo facesse da solo, con una franchezza che \u00e8 quanto meno di dubbio gusto &#8211; per\u00f2, nello stesso tempo, si servono di quella fragilit\u00e0 e di quelle insicurezze per farsene uno sgabello per salire pi\u00f9 in alto nell&#8217;affermazione del proprio io, e nella pretesa che gli altri riconoscano loro una qualche forma di superiorit\u00e0, se non altro per il loro essere &quot;sinceri&quot;. \u00c8 lo stesso atteggiamento di un regista come Wooldy Allen o di un artista come Andy Warhol o di un fumettista come Charles M. Schulz (l&#8217;ideatore di Charlie Brown): in fondo non hanno niente da dire, perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 nulla, nella realt\u00e0, che meriti particolare interesse, ma tutto \u00e8 banale, riproducibile, modesto, scoraggiante, frustrante; di fronte al mondo in cu viviamo, l&#8217;atteggiamento pi\u00f9 logico da adottare \u00e8 lo scetticismo e il rifiuto di qualsiasi illusione, di qualsiasi tensione ideale. Si giunge cos\u00ec a un ulteriore paradosso. Non solo l&#8217;individualista di massa \u00e8 un signore che si crede eccezionale, ma non ha nulla di eccezionale, principalmente perch\u00e9 non possiede la profondit\u00e0 e il coraggio per andare veramente al fondo delle cose, e neppure l&#8217;umilt\u00e0 e la semplicit\u00e0 di cuore per guardarle con un minimo di simpatia e benevolenza, se non proprio con stupore e gratitudine; ma \u00e8 anche un signore che pretende di essere ammirato dagli altri proprio perch\u00e9 \u00e8 annoiato, scettico, cinico e depresso, ma sempre &#8212; almeno cos\u00ec pare a lui &#8212; con un certo stile che lo distingue dalla massa e gli d\u00e0 diritto a una particolar attenzione. Tale \u00e8 l&#8217;atteggiamento di tante star della musica leggera, specie del <em>rap<\/em>, e dello spettacolo, e ancor pi\u00f9 di tanti piccoli, squallidi divi della rete, i cosiddetti <em>influencer<\/em>, gente narcisista, egotista, che non ha mai lavorato un giorno in vita sua e che tuttavia pretende di guadagnare molto denaro solo per come si pone, per come si veste, per il taglio dei capelli e cose simili E i fatti, in verit\u00e0, sembrano dare ragione queste pretenziose nullit\u00e0 montate in cattedra, perch\u00e9 milioni di <em>followers<\/em> le prendono a modello e ne decretano il successo, adottando e scimmiottando il loro modo di fare, di vestirsi e di tagliarsi i capelli, In una societ\u00e0 vuota e ridotta a un deserto, non solo intellettuale e morale ma anche affettivo, i leader carismatici sono quelli che impersonano il vuoto, il nulla, il non senso.<\/p>\n<p>Il rovesciamento della realt\u00e0 \u00e8 giunto al punto che le poche persone realmente originali, creative, e soprattutto dotate di vero spirito critico, non solo non vengono capite, il che \u00e8 abbastanza normale nel clima di conformismo oggi imperante, ma vengono giudicate banali, noiose, insignificanti e semplicemente ignorate. Ed ecco milioni di studenti liceali abbandonare le lezioni e scioperare per il clima (con l&#8217;approvazione e anzi con l&#8217;istigazione del ministro, dei presidi e dei professori!; un po&#8217; strano, no?) e andar dietro a Greta Thunberg, cio\u00e8 alla sfacciata manovra mediatica organizzata dalla grande finanza per colpevolizzare ulteriormente la coscienza degli europei, facendoli sentire dei criminali ambientali che negano un futuro ai propri figli, e predisponendoli cos\u00ec ad accettare i costi economici e sociali che serviranno, in effetti, a convertire la produzione industriale dalle fonti energetiche inquinanti a quelle &quot;pulite&quot; e rinnovabili. Questo \u00e8 solo un esempio, ma \u00e8 significativo. Quegli studenti si sentono dei campioni incompresi della verit\u00e0, degli araldi del mondo nuovo e degli apostoli di un altro paradigma culturale: in poche parole si sentono eccezionali, unici e originalissimi. A quanto pare non li sfiora l&#8217;idea di star facendo esattamente quel che altri vogliono che facciano: cio\u00e8 di essere dei poveri burattini telecomandati di una gigantesca farsa, il cui scopo ultimo \u00e8 completamente diverso da quello dichiarato. E tutto questo \u00e8 possibile perch\u00e9 l&#8217;inganno del moderno pensiero democratico avalla e incoraggia un narcisismo e una sopravvalutazione di s\u00e9 che servono a mascherare le strategie del potere mondiale occulto, mentre offrono agli abitanti sradicati e spersonalizzati della modernit\u00e0 un misero surrogato di ci\u00f2 che non hanno: la pienezza di se stessi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;egoismo \u00e8 sempre esistito, \u00e8 un sentimento umano originario e fondamentale. 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