{"id":23380,"date":"2009-02-03T09:27:00","date_gmt":"2009-02-03T09:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/02\/03\/in-che-misura-siamo-responsabili-delle-aspettative-altrui-verso-noi-stessi\/"},"modified":"2009-02-03T09:27:00","modified_gmt":"2009-02-03T09:27:00","slug":"in-che-misura-siamo-responsabili-delle-aspettative-altrui-verso-noi-stessi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/02\/03\/in-che-misura-siamo-responsabili-delle-aspettative-altrui-verso-noi-stessi\/","title":{"rendered":"In che misura siamo responsabili delle aspettative altrui verso noi stessi?"},"content":{"rendered":"<p>Nel precedente articolo \u00abSovente, quando gli altri ci deludono, quel che ci brucia \u00e8 la delusione di noi stessi\u00bb (consultabile sul sito di Arianna Editrice), eravamo giunti alla conclusione &#8211; provvisoria &#8211; che \u00e8 importante essere consapevoli degli strani, tortuosi meccanismi affettivi per i quali ciascuno di noi tende a investire il prossimo, in varia misura, di aspettative pi\u00f9 o meno vaste, pi\u00f9 o meno definite, pi\u00f9 o meno irragionevoli. E ci\u00f2 non solo per farsi una ragione di tante apparenti stranezze del comportamento umano, ma anche per imparare una virt\u00f9 sempre pi\u00f9 rara al giorno d&#8217;oggi: quella della compassione.<\/p>\n<p>Compassione verso gli altri, ma anche verso noi stessi.<\/p>\n<p>Dobbiamo imparare a perdonarci i nostri errori, le nostre debolezze, le nostre incoerenze; non per cullarci in esse, ma &#8211; al contrario &#8211; per trovare la forza di andare oltre e ricominciare da capo, dopo ogni caduta.<\/p>\n<p>Ciascuno di noi, come abbiamo sostenuto in un precedente scritto, \u00e8 una creatura ferita e, in quanto tale, meritevole di compassione e di perdono (cfr. F. Lamendola, \u00abSiamo tutti feriti nell&#8217;anima e tutti meritevoli di compassione e di perdono\u00bb, sempre sul sito di Arianna).<\/p>\n<p>Pertanto, avevamo affermato che, se vogliamo imparare a perdonare e a compatire il nostro prossimo, \u00e8 necessario che incominciamo a farlo proprio partendo da noi stessi; riconoscendoci, cio\u00e8, indigenti, vulnerati, delusi e bisognosi di volerci un po&#8217; pi\u00f9 bene di quanto in genere ce ne vogliamo (non si confondano il narcisismo, oggi dilagante, e lo stesso edonismo materialistico, con una forma del volersi bene: tutt&#8217;altro).<\/p>\n<p>Quel che vogliamo fare adesso \u00e8 svolgere una riflessione su un aspetto non secondario di quanto siamo venuti argomentando fin qui, e cio\u00e8 il tipo di relazione che si instaura, sovente nostro malgrado, fra noi e gli altri, a motivo delle aspettative reciproche &#8211; non di rado inespresse, e tuttavia imperiose &#8211; che la vita tesse fra noi.<\/p>\n<p>Non intendiamo qui parlare dell&#8217;aspettativa come fenomeno generale, che, in quanto tale, \u00e8 condizionata da fattori storici e culturali e di cui, nel contesto della societ\u00e0 odierna, ci siamo gi\u00e0 occupati, mettendone in luce il carattere spesso aberrante e, comunque, teoricamente illimitato, che il meccanismo consumistico alimenta senza posa (cfr. F. Lamendola, \u00abLiberarci dall&#8217;aspettativa, figlia malata dell&#8217;idea di progresso\u00bb, sempre sul sito di Arianna).<\/p>\n<p>No: intendiamo porre mente su quell&#8217;altra aspettativa, quella per cos\u00ec dire privata e individuale, che si genera, soprattutto in campo affettivo, in conseguenza dei nostri frequenti rapporti con altre persone, delle quali per\u00f2, in effetti, poco o nulla sappiamo, che sfioriamo incessantemente e dalle quali veniamo sfiorati, senza che riusciamo a stabilire un rapporto pi\u00f9 approfondito con esse, per un insieme di ragioni che vanno dalla fretta dominante nei ritmi esistenziali odierni, alla paura di mostrarci come siamo realmente, fino alla superficialit\u00e0 e all&#8217;utilitarismo cui tendenzialmente siamo inclini un po&#8217; tutti, chi pi\u00f9 e chi meno.<\/p>\n<p>Ma, innanzitutto: \u00e8 giusto che noi ci sentiamo responsabilizzati dalle aspettative altrui su di noi, dato che esse si sono originate senza il nostro assenso e anzi, magari, al di fuori della nostra stessa consapevolezza?<\/p>\n<p>\u00c8 una questione preliminare decisiva perch\u00e9, qualora dovessimo decidere per la nostra completa irresponsabilit\u00e0, tutto il discorso potrebbe anche fermarsi qui e noi potremmo, al massimo, compassionare le \u00abvittime\u00bb di tali irragionevoli aspettative (salvo spazientirci quando esse vengono a premere su di noi in maniera insostenibile).<\/p>\n<p>Proviamo, dunque, a domandarci: \u00abSono forse responsabile di quello che fa mio fratello? Sono forse responsabile dei suoi pensieri su di me? Delle aspettative che si generano in qualche zona oscura della sua anima, e delle quali \u00e8 egli stesso a malapena consapevole?\u00bb.<\/p>\n<p>I casi sono due.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 darsi che noi gli abbiamo inviato effettivamente dei messaggi tali da ingenerare in lui qualche aspettativa o, quanto meno, tali da risultare ambigui. \u00c8 il caso &#8211; per fare un esempio molto semplice e anche un po&#8217; superficiale &#8211; di un certo modo di vestire (o di svestire), di muoversi, di guardare, che, se da un lato soddisfa la nostra infantile vanit\u00e0 e il nostro narcisistico bisogno di essere ammirati e desiderati, dall&#8217;altro non pu\u00f2 non produrre effetti che vanno molto oltre le nostre intenzioni, suscitando aspettative e ingenerando la sensazione di una nostra disponibilit\u00e0 a chiss\u00e0 quali sottintesi, anche di natura sessuale.<\/p>\n<p>In questi casi, non si pu\u00f2 dire in alcun modo che l&#8217;aspettativa da noi generata &#8211; per non dire provocata &#8211; nel nostro fratello, sia cosa che non ci riguarda affatto; sarebbe troppo comodo. Non \u00e8 lecito tirare il sasso e nascondere poi la mano, affermando ipocritamente di non essere responsabili degli effetti che la pietra da noi lanciata pu\u00f2 aver prodotto.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 pure un altro caso, quello di una aspettativa di cui noi possiamo essere l&#8217;oggetto, pur senza aver fatto proprio niente &#8211; almeno a livello consapevole &#8211; che la possa razionalmente giustificare. Questo \u00e8 il caso di un figlio sul quale i genitori abbiano costruito delle enormi aspettative di successo professionale; ad esempio, di un bambino che suo padre, sportivo di successo, vuol vedere affermato nella sua stessa specialit\u00e0, imponendogli duri sacrifici e privandolo, in qualche misura, del suo stesso diritto a godere serenamente la propria infanzia.<\/p>\n<p>Oppure pensiamo a un bambino che sua madre, famosa pianista o famosa cantante lirica, vuol vedere seguire le sue stesse orme; o, peggio ancora, di una madre che da giovane abbia dovuto rinunciare al proprio sogno di carriera artistica, e che desideri ora vederlo realizzato per mezzo di suo figlio.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 accadere perfino che la povera creatura sia stata caricata di enormi aspettative da parte dei genitori, prima ancora di essere nata e prima ancora di essere stata concepita, come accadde alla piccola Gertrude nel racconto manzoniano relativo alla monaca di Monza.<\/p>\n<p>\u00c8 certo che quello sfortunato bambino non ha alcuna \u00abcolpa\u00bb delle aspettative aberranti dei propri genitori; cos\u00ec come noi non abbiamo alcuna responsabilit\u00e0 delle attenzioni e dei desideri che potremmo suscitare in altri, senza aver fatto assolutamente nulla per accenderle di passione nei nostri confronti.<\/p>\n<p>E tuttavia &#8211; questo \u00e8 il punto &#8211; perfino in quel caso ci sembra che sia troppo poco chiudere la questione, affermando che il problema di un tal genere di aspettative non ci tocca per niente: perch\u00e9, se \u00e8 vero &#8211; come noi fermamente crediamo &#8211; che l&#8217;armonia dell&#8217;insieme pu\u00f2 scaturire solo dall&#8217;armonia delle singole parti, allora \u00e8 evidente che ogni problema chiede una soluzione o almeno uno sforzo per giungere ad essa; e che tale sforzo non pu\u00f2 essere fatto, se non mediante una assunzione di responsabilit\u00e0 collettiva da parte di ciascuno.<\/p>\n<p>Non vogliamo dire, con questo, che a noi competa rendere conto di tutto quello che passa per il cuore e per la mente di ciascuno dei nostri simili che possiamo avere incrociato, magari casualmente e fuggevolmente, nel cammino della nostra vita: certo sarebbe una pretesa assurda e insostenibile.<\/p>\n<p>Vogliamo dire, molto pi\u00f9 semplicemente (e lasciando perdere il caso di un nascituro o di un bambino, ma limitandoci a quello delle persone adulte) che, se pure noi non abbiamo lanciato deliberatamente alcun sasso, potremmo tuttavia mostrare compassione per coloro i quali sono stati colpiti dal sasso che le ruote della nostra automobile, in maniera del tutto imponderabile e accidentale, hanno scagliato contro il nostro prossimo.<\/p>\n<p>Nessuno dice che noi portiamo una qualche responsabilit\u00e0 se quel sasso, per caso, lo ha ferito; ma soltanto che potremmo, forse, mostrare un certo grado di disponibilit\u00e0 ad alleviarne il dolore, almeno per quanto sta in noi e nella misura del possibile.<\/p>\n<p>\u00c8 un discorso estremamente delicato e, per certi aspetti, contestabile: ce ne rendiamo perfettamente conto.<\/p>\n<p>Non ne facciamo in alcun caso un fatto di dovere morale. Non \u00e8 un dovere morale assumere un punto di vista compassionevole verso coloro i quali si sono sentiti coinvolti, in qualche modo, dal nostri esserci; \u00e8, semmai, un segno di maturit\u00e0 spirituale e di gratuita disponibilit\u00e0 alla benevolenza e all&#8217;amore di carit\u00e0: quello totalmente disinteressato, quello che nulla chiede e nulla si aspetta di ricevere in cambio.<\/p>\n<p>Sorge, peraltro, una grossa difficolt\u00e0, qualora si voglia cercar di definire la portata di questo nostro eventuale impegno: fino a che punto, cio\u00e8, sia ragionevole, fino a che punto sia umano che noi ci sentiamo interpellati dagli effetti che la nostra presenza, le nostre parole, i nostri gesti, possono aver prodotto negli altri, dalle aspettative che possono aver creato.<\/p>\n<p>Non esiste una regola in base alla quale sia possibile rispondere ad un tale quesito. Ci\u00f2 risulta evidente: non esiste, infatti, un limite ben preciso all&#8217;amore di carit\u00e0. Esso va fin dove si sente di arrivare, abbraccia quell&#8217;ambito che \u00e8 in grado abbracciare.<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa: l&#8217;influsso che noi esercitiamo sugli altri &#8211; nel bene come nel male &#8211; \u00e8 infinitamente pi\u00f9 grande di quel che comunemente si pensa e si \u00e8 disposti ad ammettere. Specialmente coloro che hanno responsabilit\u00e0 educative &#8211; genitori in primo luogo, poi insegnanti, sacerdoti, ecc.; e, inoltre, tutti coloro che hanno a che fare con la comunicazione &#8211; giornalisti, scrittori, cantanti, personaggi dello spettacolo &#8211; dovrebbero tenerlo sempre a mente.<\/p>\n<p>Noi abbiamo una grande responsabilit\u00e0 verso gli altri. Non vi \u00e8 parola che esce dalla nostra bocca, che qualcuno non possa prendere terribilmente sul serio, magari a nostra insaputa, magari a distanza di giorni, mesi e anni da quando l&#8217;abbiamo pronunciata. Non vi \u00e8 gesto, non vi \u00e8 sguardo, non vi \u00e8 silenzio, perfino, che non possano produrre una risonanza enorme in coloro che ci guardano, ci ascoltano, ci prendono sul serio, forse anche pi\u00f9 di quel che vorremmo.<\/p>\n<p>Non \u00e8 lecito sottovalutare l&#8217;importanza che il nostro modo di agire pu\u00f2 esercitare sul prossimo: nessuna nostra parola, nessun gesto sono mai neutrali. Che ci piaccia o no, siamo coinvolti nel gran mare dell&#8217;umanit\u00e0 e legati a tutti gli altri da mille fili, talvolta evidenti, altre volte invisibili. Grazie alla radio, alla televisione, al telefono, alla rete informatica, ogni nostra parola pu\u00f2 giungere all&#8217;altro capo del mondo in tempo reale, e produrre effetti di portata incalcolabile.<\/p>\n<p>Non parliamo, poi, della responsabilit\u00e0 che si assumono un uomo e una donna allorch\u00e9 decidono di avere un figlio: responsabilit\u00e0 che non finir\u00e0 mai, sinch\u00e9 essi avranno vita; di ci\u00f2 \u00e8 necessario che i futuri genitori siano ben consapevoli. Nemmeno quando i figli saranno grandi, essi potranno chiamarsi fuori dalla propria responsabilit\u00e0 di genitori. La legge dice il contrario: per essa, raggiunta la maggiore et\u00e0, ciascun individuo \u00e8 il solo responsabile delle proprie azioni; ma, dal punto di vista morale, noi la pensiamo altrimenti.<\/p>\n<p>Certo, un figlio diventato grande pu\u00f2 anche imboccare una cattiva strada; pu\u00f2 diventare uno sbandato, uno di quelli che picchiano i genitori per procurarsi i soldi con cui comprarsi la droga: nessuno pu\u00f2 saperlo in anticipo. Quello che \u00e8 certo, \u00e8 che un vero genitore si sentir\u00e0 sempre legato a suo figlio, nel bene come nel male: ne condivider\u00e0 le soddisfazioni e le gioie, ma anche le amarezze e i dolori. I figli non sono pupazzi di peluche dei quali, a un certo punto, ci si possa disinteressare, come fanno i bambini con i propri giocattoli.<\/p>\n<p>Ebbene, la responsabilit\u00e0 di sentirci impegnati per la vita, noi dovremmo provarla &#8211; in una certa misura &#8211; per tutti gli esseri umani. Il dramma dei bambini di Gaza, ad esempio, dovremmo sentirlo un po&#8217; come se fosse il dramma dei nostri stessi bambini.<\/p>\n<p>Sappiamo bene che la mentalit\u00e0 attuale va nella direzione opposta e che insegna che ognuno deve badare soltanto a se stesso e lavarsi le mani di tutto il resto.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, ogni giorno possiamo vedere quali devastanti effetti produca una tale mentalit\u00e0, un tale supremo egoismo eretto a sistema.<\/p>\n<p>Ma davvero vogliamo continuare cos\u00ec?<\/p>\n<p>Davvero vogliamo continuare a vivere come belve feroci che si aggirano in una foresta selvaggia, le zanne e gli artigli insanguinati, in attesa di sbranare o di essere sbranati da qualcuno pi\u00f9 forte o pi\u00f9 astuto di noi?<\/p>\n<p>\u00c8 proprio questo il mondo in cui vogliamo vivere, in cui vogliamo che crescano i nostri figli?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel precedente articolo \u00abSovente, quando gli altri ci deludono, quel che ci brucia \u00e8 la delusione di noi stessi\u00bb (consultabile sul sito di Arianna Editrice), eravamo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-23380","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23380","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23380"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23380\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23380"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23380"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23380"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}