{"id":23378,"date":"2009-07-14T03:25:00","date_gmt":"2009-07-14T03:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/07\/14\/tre-cose-dobbiamo-imparare-ad-ascoltarci-ad-amarci-e-a-perdonarci\/"},"modified":"2009-07-14T03:25:00","modified_gmt":"2009-07-14T03:25:00","slug":"tre-cose-dobbiamo-imparare-ad-ascoltarci-ad-amarci-e-a-perdonarci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/07\/14\/tre-cose-dobbiamo-imparare-ad-ascoltarci-ad-amarci-e-a-perdonarci\/","title":{"rendered":"Tre cose dobbiamo imparare: ad ascoltarci, ad amarci e a perdonarci"},"content":{"rendered":"<p>In alcuni precedenti articoli, e specialmente in quelli intitolati \u00abLa coscienza ferita \u00e8 una invocazione al reintegro nell&#8217;Essere\u00bb e \u00abSiamo tutti feriti nell&#8217;anima e tutti bisognosi di compassione e di perdono\u00bb (entrambi apparsi sul sito di Arianna Editrice), abbiamo sostenuto che la ferita \u00e8 il segno ineliminabile della condizione umana.<\/p>\n<p>Infatti, non vi \u00e8 creatura umana che, nella vita, non sia stata ferita; non vi \u00e8 creatura umana che non abbia dovuto scendere a patti con la delusione delle proprie speranze; anzi, non di questa o quella speranza, ma della categoria della speranza in se stessa. Ma se ogni essere umano reca nella propria anima le cicatrici di una tale ferita esistenziale, allora ne consegue che non vi \u00e8 creatura umana la quale non meriti rispetto, compassione e perdono.<\/p>\n<p>Abbiamo anche sostenuto che, il pi\u00f9 delle volte, si attribuisce la colpa delle proprie ferite agli altri. Specialmente per quelle di tipo affettivo &#8211; che sono tra quelle pi\u00f9 devastanti &#8211; \u00e8 sempre possibile attribuire la responsabilit\u00e0 delle delusioni, delle incomprensioni, delle sofferenze, al fatto che l&#8217;altro ha agito in modo inadeguato, irresponsabile, egoista.<\/p>\n<p>Speculare a questo atteggiamento, \u00e8 quello di coloro i quali reagiscono alle ferite dell&#8217;anima andando nella direzione opposta, ossia rifugiandosi nell&#8217;autocommiserazione, nel disprezzo di s\u00e9, nella denigrazione sistematica delle proprie qualit\u00e0. Anche questa \u00e8 una maniera di nascondere il problema, perch\u00e9 solleva dalla virile necessit\u00e0 di fare i conti sino in fondo con se stessi, e dal trarre le debite conseguenze dalle ripetute delusioni incontrate.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, la ferita non \u00e8 una esperienza storica, ma metafisica: nessun essere umano pu\u00f2 evitarla, per quanto fortunata sia la sua vita. Se non altro, nessuno potr\u00e0 scampare dalla ferita della consapevolezza della propria morte e di quella delle persone amate (l&#8217;essere-per-la-morte di cui parlava Heidegger). Essa \u00e8, dunque, parte decisiva della nostra struttura ontologica<\/p>\n<p>Ogni creatura umana, presto o tardi, \u00e8 destinata a fare l&#8217;esperienza della delusione delle proprie speranze pi\u00f9 care; anzi, non di questa o quella speranza, ma della categoria della speranza in se stessa. E tuttavia, se ogni essere umano reca nella propria anima le cicatrici di una tale ferita esistenziale, allora ne consegue che non vi \u00e8 creatura umana la quale non meriti rispetto, compassione e perdono.<\/p>\n<p>Certo, perdonare coloro che ci hanno fatto soffrire \u00e8 difficile; ma quello che \u00e8 impossibile all&#8217;uomo, non \u00e8 impossibile all&#8217;Essere che ci ha chiamati all&#8217;esistenza, che ci ha invitati a collaborare al grande disegno dell&#8217;armonia universale, e che ci ha fornito gli strumenti indispensabili per distinguere il bene dal male. Davvero saremmo una ben misera cosa, se non vi fosse alcuna forza capace di perdonarci, anche quando siamo pi\u00f9 incattiviti dalla sofferenza e dalla delusione.<\/p>\n<p>Vorrebbe dire che, per noi, non esiste via d&#8217;uscita dal circuito perverso dell&#8217;amarezza e della rabbia; che non vi \u00e8 scampo dalla potenza dell&#8217;Inferno.<\/p>\n<p>Saremmo perduti: anime dannate, letteralmente, capaci solo di soffrire e di far soffrire a nostra volta, magari proprio coloro che diciamo di amare maggiormente.<\/p>\n<p>Invece, l&#8217;uscita da un simile Inferno esiste; ma noi non ne abbiamo le chiavi. Noi, possiamo solo riconoscere la nostra fragilit\u00e0 e la nostra condizione di creature ferite.<\/p>\n<p>E questa \u00e8 gi\u00e0 una forma di preghiera, che pu\u00f2 aprirci le porte dell&#8217;Inferno e donarci l&#8217;aria libera e pura di un&#8217;altra dimensione.<\/p>\n<p>Queste, in sintesi, erano state le nostre precedenti riflessioni.<\/p>\n<p>Vogliamo ora tentare di analizzare pi\u00f9 da vicino i movimenti dell&#8217;anima che si rendono necessari per realizzare il perdono di se stessi; o meglio, quella parte del perdono di noi stesi che dipende direttamente da noi; perch\u00e9, per un altro verso, noi non possiamo perdonarci interamente, ma solo affidarci ad una istanza superiore, capace di perdonarci in modo integrale, perch\u00e9 assolutamente gratuito.<\/p>\n<p>Il primo movimento \u00e8 quello del silenzio e dell&#8217;ascolto, grazie al quale \u00e8 possibile udire la voce della chiamata che viene dall&#8217;Essere e che ci interpella nel profondo.<\/p>\n<p>Il secondo movimento \u00e8 quello consistente nell&#8217;imparare ad amare noi stessi: ad amarci da persone mature, senza sconti e senza troppe indulgenze, con franchezza virile.<\/p>\n<p>Il terzo movimento \u00e8 quello, appunto, con cui l&#8217;anima pu\u00f2 arrivare a perdonarsi: ma solo dopo essersi conosciuta e riconosciuta; solo dopo aver avuto il coraggio di guardarsi dentro sino in fondo, in assoluta trasparenza.<\/p>\n<p>Vediamoli uno per uno.<\/p>\n<p>Il primo movimento \u00e8 quasi istintivo: arriva un momento, nella vita dell&#8217;anima, in cui essa avverte con prepotenza il bisogno di distaccarsi dal coro disarmonico delle voci superflue e di raccogliersi in se stessa, per potersi ritrovare.<\/p>\n<p>In genere, ci\u00f2 avviene quando una dura esperienza esistenziale &#8211; una perdita, una delusione &#8211; ci induce a disinserire il pilota automatico della nostra vita, a uscire dai binari dell&#8217;abitudine e a fare una riflessione globale sull&#8217;indirizzo che stiamo stando alla nostra esistenza e sul significato complessivo di essa.<\/p>\n<p>\u00c8 la pedagogia del dolore: dura, ma necessaria. Fino a quando le cose vanno bene, o finch\u00e9 ci sembra che vadano bene (il che non \u00e8 esattamente la stessa cosa), ben difficilmente avvertiamo l&#8217;esigenza di interrompere il ritmo quotidiano e di porci dei grossi interrogativi, ben difficilmente siamo portati a interrogarci su quel che ci manca, su quello che non ci soddisfa interamente. E meno ancora siano propensi a farlo nei momenti di autentico benessere.<\/p>\n<p>Il silenzio, dunque, come esigenza interiore e come presupposto dell&#8217;ascolto. Ma il silenzio \u00e8 la condizione necessaria, non sufficiente: occorrono un certo allenamento, un certo grado di consuetudine, perch\u00e9 l&#8217;anima sia in grado di percepire la voce interiore, anche dopo aver messo a tacere i rumori inutili; non \u00e8 una conseguenza automatica, n\u00e9 immediata.<\/p>\n<p>Quando poi, gradualmente, l&#8217;anima incomincia ad abituarsi alla nuova atmosfera creatasi, pi\u00f9 essenziale e rarefatta, allora incomincia a divenirle familiare la voce della chiamata, la voce dell&#8217;Essere: perch\u00e9 tutti siamo chiamati, che ne siamo consapevoli o no; a tutti giunge l&#8217;appello dell&#8217;Essere. Se non vi fosse l&#8217;appello, noi non proveremmo questa ardente nostalgia dell&#8217;Essere: saremmo paghi della nostra autosufficienza, e sia pure precaria e parziale.<\/p>\n<p>Rimandiamo, per questa fase, a quanto gi\u00e0 abbiamo scritto negli articoli \u00abLa vita come apertura e come dono a un radicale progetto di fedelt\u00e0 all&#8217;Essere\u00bb e \u00abLa chiamata dell&#8217;Essere agli enti come l&#8217;ammiccare infinito di vivide stelle\u00bb (entrambi consultabili sul sito di Arianna Editrice), per cui non ci soffermeremo pi\u00f9 a lungo in proposito.<\/p>\n<p>Il secondo movimento dell&#8217;anima \u00e8 forse il pi\u00f9 difficile, proprio perch\u00e9 si crede &#8211; a torto &#8211; che tutti ne siano capaci; anzi, che tutti lo compiano spontaneamente. Specialmente nella nostra epoca, caratterizzata da un elevato tasso di edonismo spicciolo, parrebbe che amare se stessi sia la cosa pi\u00f9 ovvia e naturale del mondo; ma, in realt\u00e0, si confonde grossolanamente il narcisismo con il vero amore di s\u00e9.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 il fatto che \u00abnarcisismo\u00bb e \u00abamore di s\u00e9\u00bb vengano in genere equiparati e considerati alla stregua di sinonimi, la dice lunga sulla nostra profonda ignoranza in proposito. Perch\u00e9 l&#8217;amore, essendo espansione della coscienza, \u00e8 il contrario del narcisismo, che ne rappresenta una contrazione e una diminuzione; e dunque, esistono un amore di s\u00e9 che \u00e8 positivo e benefico, e un apparente amore di s\u00e9 &#8211; il narcisismo, appunto &#8211; che \u00e8 negativo e malefico.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che il narcisista non si vuole realmente bene, perch\u00e9 non sa amarsi nel modo giusto; si ama nel modo sbagliato, lusingando le proprie vanit\u00e0 dozzinali e sforzandosi di esaudire tutti i capricci del proprio ego viziato e annoiato. E comportandosi cos\u00ec, non persegue il proprio bene, ma il proprio male: perch\u00e9 il bene dell&#8217;anima \u00e8 ridestarsi alla voce interiore e pervenire ai livelli spirituali superiori, non indugiare in quelli pi\u00f9 bassi.<\/p>\n<p>Amarsi davvero, perci\u00f2, \u00e8 un&#8217;arte non facile, che solo pochi possiedono come un dono naturale, mentre la maggioranza deve apprenderla con fatica e ricerca personale, fuori dalle strade gi\u00e0 tracciate, sovente a prezzo di cadute dolorose e di lunghe battute d&#8217;arresto. Amare realmente se stessi \u00e8 come amare realmente l&#8217;altro: una faccenda per spiriti forti, appassionati, generosi e intimamente retti; una faccenda virile, nel miglior senso del termine.<\/p>\n<p>Amarsi non vuol dire scusarsi e giustificarsi per qualunque cosa; al contrario, \u00e8 necessario essere severi per imparare ad amarsi nel modo giusto. Solo chi sa essere severo con se stesso, pu\u00f2 amarsi sul serio; severo, ma non fanatico, n\u00e9 moralista. E amarsi davvero significa, prima di qualsiasi altra cosa, imparare la difficile arte di accettarsi senza eccessive indulgenze, ma anche senza pretendere di porsi degli obiettivi impossibili.<\/p>\n<p>Si tratta di raggiungere un equilibrio scomodo e sempre in bilico, come su un sentiero a fil di rasoio: perch\u00e9 \u00abaccettarsi\u00bb, nel linguaggio comune, vuol dire spesso indulgere nelle proprie debolezze: mentre la vera accettazione di s\u00e9 significa riconoscere ed accogliere il proprio io NONOSTANTE le sue debolezze, e non A MOTIVO di esse; e porsi l&#8217;obiettivo di oltrepassarle, nella misura di ci\u00f2 che \u00e8 umanamente possibile.<\/p>\n<p>Il terzo movimento dell&#8217;anima \u00e8 quello del perdono, dopo che essa si \u00e8 guardata in profondit\u00e0 e si \u00e8 riconosciuta per quello che \u00e8, non per quello che vorrebbe far credere &#8211; a se stessa e agli altri &#8211; di essere.<\/p>\n<p>Di che cosa deve perdonarsi, l&#8217;anima?<\/p>\n<p>Non della ferita originaria; non del suo essere sospesa fra l&#8217;essere e il dover essere, fra ci\u00f2 che \u00e8 e ci\u00f2 che vorrebbe diventare: piena, gioiosa, luminosa; la ferita originaria non se la \u00e8 data da s\u00e9, e da s\u00e9 non pu\u00f2 liberarsene.<\/p>\n<p>Essa deve ottenere il perdono per la propria infedelt\u00e0 alla missione che le \u00e8 stata affidata, al progetto cui \u00e8 stata chiamata a partecipare: e la infedelt\u00e0 pi\u00f9 grande di tutte \u00e8 proprio la negazione e il tentativo di occultamento della ferita, ossia il cercare di vivere come se il grido verso la pienezza dell&#8217;essere non vi fosse, e l&#8217;anima potesse appagarsi della propria finitezza.<\/p>\n<p>A questa infedelt\u00e0 essenziale si aggiungono, anzi, ne scaturiscono come inevitabile conseguenza, mille piccole infedelt\u00e0 quotidiane. Le infedelt\u00e0 che commettiamo verso gli altri non sono che il riflesso della fondamentale infedelt\u00e0 verso noi stessi: perch\u00e9 chi non \u00e8 leale verso se medesimo, non potr\u00e0 mai esserlo verso un altro essere umano.<\/p>\n<p>Ecco, allora, che la qualit\u00e0 dei rapporti umani fra le persone &#8211; e, di riflesso, anche di quelli professionali, affettivi, e di ogni altro genere &#8211; risulta direttamente correlata con la qualit\u00e0 del rapporto che l&#8217;anima ha con se stessa. Un&#8217;anima infedele verso se stessa \u00e8 anche, in un modo che ella stessa &#8211; forse &#8211; ignora, un&#8217;anima infelice; e un&#8217;anima infelice sparge intorno a s\u00e9 rabbia, tristezza, invidia e malevolenza. Mille anime infelici, diecimila anime infelici, un milione di anime infelici, ammorbano l&#8217;aria oltre ogni immaginazione e inquinano il benessere, materiale e spirituale, di infiniti altri esseri umani, dato che siamo tutti legati ad uno stesso filo.<\/p>\n<p>\u00c8 illusorio pensare che la questione dell&#8217;infelicit\u00e0 sia di tipo strettamente privato: chi \u00e8 infelice semina sofferenza intorno a s\u00e9: come ben sanno tanti bambini che hanno avuto la sola colpa di nascere da genitori infelici, i quali, invece di affrontare responsabilmente i propri problemi esistenziali, hanno cercato sollievo nella scorciatoia di aggrapparsi al primo essere umano che sembrasse capace di fornire loro una stampella qualsiasi.<\/p>\n<p>Quando avremo imparato ad ascoltarci, ad amarci e a perdonarci, diverremo anche capaci di ascoltare, amare e perdonare gli altri: prima, non \u00e8 possibile.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 bello.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 come ritrovare la strada di casa, dopo un lunghissimo e faticoso viaggio lungo strade malagevoli e polverose.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la casa dell&#8217;anima, \u00e8 l&#8217;amore: e ogni volta che essa ama per davvero, \u00e8 come se tornasse a casa propria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In alcuni precedenti articoli, e specialmente in quelli intitolati \u00abLa coscienza ferita \u00e8 una invocazione al reintegro nell&#8217;Essere\u00bb e \u00abSiamo tutti feriti nell&#8217;anima e tutti bisognosi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-23378","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23378","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23378"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23378\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23378"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23378"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23378"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}