{"id":23377,"date":"2018-02-05T06:25:00","date_gmt":"2018-02-05T06:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/02\/05\/lascensione-al-mote-baldo-di-francesco-calzolari\/"},"modified":"2024-04-17T12:52:26","modified_gmt":"2024-04-17T12:52:26","slug":"lascensione-al-mote-baldo-di-francesco-calzolari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/02\/05\/lascensione-al-mote-baldo-di-francesco-calzolari\/","title":{"rendered":"L&#8217;ascensione al Monte Baldo di Francesco Calzolari"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo, nel Rinascimento, sviluppa un&#8217;attitudine diversa nei confronti delle montagne, da quella che caratterizzava l&#8217;uomo medievale; e ci\u00f2 vale anche per quel particolare tipo d&#8217;intellettuale che \u00e8 il naturalista, specialmente il botanico. Nel Medioevo, l&#8217;ambiente montano era frequentato &#8212; oltre, naturalmente, che da pastori, boscaioli e raccoglitori di funghi, castagne, eccetera, cio\u00e8 per ragioni economiche &#8211; da un certo numero di persone che cercavano la solitudine per ragioni spirituali, e che volevano condurre una vita mistica, fatta di preghiera e di contemplazione, per un certo periodo di tempo, o anche per tutta la vita. La montagna, nel Medioevo, era simbolo di ascesa spirituale; alcuni eremi e alcuni famosi monasteri sorgevano in montagna, perch\u00e9 salire in alto e isolarsi dallo strepito della vita di ogni giorno equivaleva ad avvicinarsi all&#8217;essenziale, cio\u00e8 a Dio, liberandosi dalle preoccupazioni mondane. Certo, anche erboristi e speziali frequentavano le pendici delle montagne, per procurarsi le piante di cui avevano bisogno per i loro preparati; ma il loro numero crebbe molto nel Rinascimento e la loro professione persegu\u00ec una sempre maggiore ricerca di esattezza e di &#8220;scientificit\u00e0&#8221;. Sorse perci\u00f2 il bisogno, o il desiderio, di effettuare una ricognizione sempre pi\u00f9 precisa delle montagne ricche di specie officinali, e di fornire al pubblico, ma specialmente agli studiosi, mediante appositi cataloghi, delle indicazioni che permettessero di trovarle, vive e prosperanti nel loro ambiente, anzich\u00e9 acquistarle secche, nelle botteghe degli speziali, ormai impoverite dei principi attivi che le rendono utili e ricercate.<\/p>\n<p>Uno di questi botanici-erboristi, nonch\u00e9 uomo di cultura di vasta apertura, fu il veronese Francesco Calzolari (Verona, 10 luglio 1522-Rivoli Veronese, 5 marzo 1609), che fu anche farmacista, collezionista e corrispondente di importanti studiosi di botanica del suo tempo, pur conducendo una vita laboriosa, di buon padre di famiglia, ma appartata e tranquilla, quasi tutta trascorsa nel cerchio della sua citt\u00e0 natale e dei dintorni. Fu, nondimeno, conosciuto e apprezzato per la sua intelligenza, la sua cultura, la sua onest\u00e0, e, non ultimo, per la sua modestia; svolse le funzioni di consigliere del Podest\u00e0; fu priore della Corporazione degli speziali, nel 1585; venne lodato dal duca di Mantova, Vincenzo Gonzaga, che gli fece dono di una collana d&#8217;oro: insomma, un piccolo grande uomo che, pur non avendo lasciato il suo nome agli onori della cronaca dei &#8220;grandi&#8221;, riflette comunque il miglior spirito rinascimentale, con la sua curiosit\u00e0, il suo buon gusto, la sua sete di conoscenza e di <em>humanitas.<\/em> Il museo privato da lui allestito, il <em>Theatrum naturae<\/em>, \u00e8 uno dei primi nel suo genere e si pu\u00f2 considerare come il naturale prolungamento delle sue esplorazioni sul terreno, condotte in un ambiente naturale molto caratteristico, quello del Monte Baldo, a cavallo delle odierne province di Trento e Verona (Berg Wad in tedesco; mons Polninus dei romani); pare che &#8220;Baldo&#8221; derivi dal tedesco Wald, bosco, lingua in cui \u00e8 attestato sicuramente in un documento del 1163.<\/p>\n<p>Calzolari, che fu in corrispondenza con scienziati come Girolamo Fracastoro, Ulisse Aldovandi, Luigi Anguillara, Pietro Andrea Mattioli, Luca Ghini ed altri, possedeva un piccolo podere a Rivoli, proprio ai piedi del Baldo, nel quale si tratteneva volentieri quando voleva, e poteva, sottrarsi ai suoi obblighi professionali in citt\u00e0; ed \u00e8 partendo da quella base che condusse una serie di escursioni lungo le pendici del Baldo, che fin\u00ec per conoscere perfettamente, dapprima alla ricerca di piante, come l&#8217;aconito gallo, poi anche per la gioia di studiare sempre meglio un ambiente cos\u00ec bello e caratteristico, andando oltre la sua specifica passione di erborista e speziale. In un certo senso, egli pass\u00f2 da un interesse puramente botanico ad uno di tipo geografico, o geobotanico, pi\u00f9 vasto, per cui lo si pu\u00f2 considerare il precursore del compilatore di guide naturalistiche rivolte ad un pubblico non solo di specialisti, ma di amanti della natura in generale, e specialmente di amanti della montagna. Il suo stile letterario semplice, ma avvincente, e la scelta del volgare per la sua opera pi\u00f9 famosa, il <em>Viaggio di Monte Baldo<\/em>, del 1566, compendio di numerose escursioni condotte nel corso del tempo, sia da solo che in compagnia di amici e familiari, \u00e8 un piccolo gioiello della letteratura scientifica rinascimentale, che pu\u00f2 essere letto con piacere da tutti, appunto perch\u00e9, in esso, nonostante l&#8217;elencazione di numerose specie floristiche, l&#8217;autore sa catturare il pubblico e trasportarlo in un mondo di pura bellezza e di grande vivacit\u00e0 narrativa.<\/p>\n<p>Il Monte Baldo non \u00e8 una montagna particolarmente imponente; pure, con i suoi 2.2218 metri d&#8217;altezza, \u00e8 un monte rispettabile, che appare ancor pi\u00f9 maestoso per lo stupendo scenario naturale nel quale s&#8217;inserisce. Chi lo contempla, ad esempio, dalla sponda bresciana del Lago di Garda, diciamo all&#8217;altezza di Sal\u00f2, e ne ammira, in una bella giornata d&#8217;inverno, la mole regolare, con le pendici e le vette imbiancate di neve, che si staglia al di sopra delle acque, rimane particolarmente colpito e intuisce la sua caratteristica pi\u00f9 affascinante dal punto di vista naturalistico: il fatto che, in uno spazio relativamente ristretto, esso s&#8217;innalza di circa 2.000 metri sopra la pianura e sopra il pi\u00f9 grande lago prealpino, creando una serie di stazioni climatiche successive, ciascuna delle quali possiede una vegetazione specifica. In altre parole, basta salire le sue pendici per osservare, in rapida successione, una incredibile variet\u00e0 di specie vegetali, da quelle mediterranee dei primi contrafforti bene esposti al sole, a quelle alpine della vetta, passando per tutta una serie di specie intermedie, quasi un compendio del grande regno della natura. E questo \u00e8 il Baldo, per Francesco Calzolari; una specie di <em>hortus<\/em> naturale, un grande giardino creato dalla natura e non dalla mano dell&#8217;uomo, disposto, nondimeno, con una tale bellezza e sapienza, come se le qualit\u00e0 estetiche del <em>locus amoenus<\/em> si fondessero con la spontanea, selvaggia esuberanza della vegetazione tipica di una montagna di media altitudine dell&#8217;Italia settentrionale.<\/p>\n<p>Cos\u00ec la descrizione botanica del Monte Baldo da parte di Francesco Calzolari, frutto delle sue frequenti ed appassionate esplorazioni, \u00e8 stata rievocata nel bel volume\u00a0<em>Il fiore del Baldo<\/em>, a cura di F. Ottaviani, Ediz. Comitato per <em>Il fiore del Baldo<\/em>, Brentonico, Trento, 1981, pp.87-90; il brano, probabilmente, \u00e8 di Eugenio Turri):<\/p>\n<p><em>Sono sedici paginette, in lingua volgare, assai essenziali e dense. La tradizione vuole che il Calzolari, per dare forma letteraria all&#8217;opera, si sia avvalso della penna di G. B. Olivi.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci pare di poter escludere questo intervento, in quanto i pensieri vi sgorgano rapidi e spontanei, senza ornamenti, col medesimo stile delle lettere che il Calzolari mandava all&#8217;Aldrovandi. L&#8217;autore stesso non si vergogna di affermare che ci sarebbe stato bisogno &#8220;d&#8217;un ingenio nelle lingue, e nel comporre pi\u00f9 esercitato del mio; il quale da fanciullo nella cura familiare e nella pratica pi\u00f9 presto che nella contemplazione sono stato io di continuo occupatissimo&#8221;. Il &#8220;Viaggio&#8221; contiene l&#8217;esperienza di tutta una vita, ed \u00e8 questo che piace, che lo fa riuscire perfetto, come un piccolo capolavoro. la forza dell&#8217;ispirazione supplisce alla mancanza di genio letterario. Il Calzolari ci avverte che il suo &#8220;Viaggio&#8221; altro non \u00e8 se non &#8220;un brevissimo compendio&#8230;, un indice, o vogliam dir catalogo di tutte le piante che si ritrovano in Montebaldo&#8221;. Modesto \u00e8 anche l&#8217;uso che l&#8217;autore indica: dopo tanti e dotti commentari sulle virt\u00f9 medicinali delle piante &#8220;questo solo restava (ai medici e agli speziali), di saper il luoco dove agevolmente si ritrovasse copia delle piante che ai loro usi abbisognano&#8221;, in modo da poterle ritrovare &#8220;fresche e ben staggionate&#8221;, anzich\u00e9 usarne altre &#8220;da lontanissimi paesi portate vecchie corrotte e svanite. Altra cosa \u00e8 trovar l&#8217;herbe nelle spetiarie, altro cercarle nella campagna, dove il loro nome non si trova di fuora via dalle scatole dipinto&#8221;, perci\u00f2 egli, pratico dei &#8220;luoghi e siti dove nascono&#8221; per averli &#8220;non senza molta fatica e spesa veduti e riveduti&#8221;, ha pensato di stampare questo itinerario che faciliter\u00e0 l&#8217;impresa. E non solo ai medici ed agli speziali la lettura potr\u00e0 essere utile, ma anche &#8220;alli Scolari e professori di medicina&#8221; e &#8220;ad alcuna honorata compagnia&#8221; che &#8220;\u00f2 per via di diporto, \u00f2 per veder&#8217;alcuna bella pianta nel suo solo natio dalla natura ridotta&#8221; si spingano a questo monte senza la &#8220;scorta di persona prattica&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;impostazione \u00e8 assai semplice. Il Calzolari parte da Verona, attraversa Bussolengo e Rivoli, giunge a Caprino e poi alla Corona, attraversa Prabaz\u00e0r, Ma\u00f2n e Novezza, visita la valle dell&#8217;Artillone e le sue adiacenze, dove si presenta una &#8220;selva grandissima d&#8217;alberi resiniferi&#8230; e non resiniferi&#8221;, risale in cresta portandosi a Monte Maggiore, descrive dall&#8217;alto le sponde del Garda, esplora la Val degli Ossi e la vicina Val Vaccara, dove sgorga copiosissima la Fonte di Brigaldello, si allontana infine verso Ime e Val Basciana. In Val Fredda l&#8217;itinerario finisce, e ciascuno \u00e8 libero di scegliersi la via pi\u00f9 opportuna per tornare a Verona.<\/em><\/p>\n<p><em>Nonostante i lunghi elenchi di piante (alcune centinaia in tutto) la lettura non \u00e8 mai noiosa: ad ogni sosta si fa l&#8217;etimologia del toponimo, si fornisce qualche breve notizia, qualche bella descrizione sul paesaggio, sul panorama e su altre emozioni di viaggio. L&#8217;operetta, a dispetto delle modeste intenzioni dell&#8217;autore (furono veramente tali?), inaugura un nuovo modo di fare botanica. A prescindere dallo stile dell&#8217;opera, che di per s\u00e9 costituisce il primo abbozzo di &#8220;Flora&#8221; (catalogo delle piante che si rinvengono in una regione) pubblicato in Europa, \u00e8 interessante considerare che in essa, con precoce intuizione, l&#8217;autore avverte l&#8217;importanza del rapporto piante-ambiente. Non a caso, a pag. 7, nel volgere di pochissime righe, ci fornisce una raffinata definizione di microclima. Scrive: &#8220;Ma che diremo della diversit\u00e0 dell&#8217;aria? Veramente che gli \u00e8 una maraviglia che\u00a0 chi per questi luoghi camina da una picciola distantia all&#8217;altra vi sente tanta differentia, che gli pare non solamente mutar regione ma etiamdio clima&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><em>Il &#8220;Viaggio di Monte Baldo venne stampato a s\u00e9 stante nel 1566, fu subito ristampato in appendice alla &#8220;Fabrica degli spetiali&#8221; del Borgarucci, poi in appendice alle due edizioni del &#8220;Compendium de plantis&#8221; del Mattioli (in lingua latina), fu inserito nelle due edizioni del catalogo redatto dall&#8217;Olivi per illustrare il museo del Calzolari (in lingua latina) con l&#8217;avvertenza che nel frattempo era divenuto desideratissimo. Insieme a questo catalogo viene riprodotto nella sua forma originale, nel rapporto 1\/1.<\/em><\/p>\n<p>Diceva Darwin che <em>un viaggiatore deve essere un botanico<\/em>; anche, aggiungiamo noi, se si tratta di un piccolo viaggio, come l&#8217;ascensione ad una montagna che s&#8217;innalza a pochi chilometri dalla sua casa. Darwin aveva visitato ed esplorato, dal punto di vista naturalistico, isole oceaniche come le Canarie, le Falkland, le Galapagos, Mauritius e le Isole del Capo Verde; ma anche una montagna, e sia pur vicino a casa nostra, \u00e8, in un certo senso, un&#8217;isola, per cui il lavoro di un botanico che esplora le pendici di un monte somiglia pi\u00f9 di quanto non si pensi a quello relativo allo studio e alla classificazione della flora di un&#8217;isola remota. In entrambi i casi si tratta di un piccolo mondo isolato, con un clima specifico condizioni ambientali particolari, e, pertanto, con una vegetazione (e, di solito, con una fauna) diversa da quella diffusa al di fuori: la sola differenza \u00e8 che in un caso l&#8217;isolamento \u00e8 dovuto all&#8217;altitudine, che forma una barriera invisibile, ma reale, estremamente efficace; nel secondo, dalle vaste distese marine che solo insetti ed uccelli possono varcare, tanto pi\u00f9 a fatica quanto pi\u00f9 si tratta di un&#8217;isola distante dalla terraferma, il che spiega le peculiarit\u00e0 e gli endemismi delle specie locali. Un&#8217;altra somiglianza \u00e8 dovuta al fatto che in entrambi i casi ci si trova in presenza di condizioni ambientali lungamente preservate dalle mescolanze delle specie tipiche dei continenti e, in particolare, dei territori aperti e pianeggianti: sia le stazioni montane che le isole oceaniche offrono perci\u00f2 rifugio a delle specie che, negli ambienti pi\u00f9 &#8220;facili&#8221;, si sono assai ridotte o sono addirittura scomparse, a causa della concorrenza da parte di specie pi\u00f9 recenti e pi\u00f9 competitive. In altre parole, vi \u00e8 una certa probabilit\u00e0 d&#8217;incontrare, sia nello studio della flora montana, sia in quello delle isole lontane, delle forme di vita vegetale (e, talvolta, anche animale) le quali, altrove sono state surclassate nella lotta per la vita, ma che qui hanno trovato un ambiente idoneo, nel quale hanno potuto sopravvivere relativamente indisturbate.<\/p>\n<p>Nel <em>Viaggio di monte Baldo<\/em>, Francesco Calzolari si dimostra un ottimo precursore della mentalit\u00e0 &#8220;botanica&#8221; auspicata da Darwin: tutto ci\u00f2 che egli vede, lo vede con l&#8217;occhio del botanico; ma, invece di farsi prendere la mano dalla sua specializzazione, egli possiede la freschezza e la vivacit\u00e0 del narratore di classe, il quale sa farsi leggere e godere da qualunque lettore intelligente e di buon gusto. Possiede anche il dono d&#8217;intuire che il legame fra l&#8217;altitudine e la vegetazione \u00e8 cos\u00ec stretto e immediato, che salire le pendici di una montagna \u00e8 un po&#8217; come viaggiare attraverso paesi dal clima assai diverso. Uomo del Rinascimento, possiede un vivo senso della natura e la capacit\u00e0 di guardare ad essa in tutto il suo splendore; cosa che non pu\u00f2 dirsi del suo illustre predecessore, Francesco Petrarca, il quale, nel salire al Monte Ventoso, in Provenza, non sa vedere realmente le cose che ha di fronte, ma \u00e8 come se le vedesse solo attraverso il filtro, quasi ossessivo, dei suoi amati classici&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo, nel Rinascimento, sviluppa un&#8217;attitudine diversa nei confronti delle montagne, da quella che caratterizzava l&#8217;uomo medievale; e ci\u00f2 vale anche per quel particolare tipo d&#8217;intellettuale che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30172,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[51],"tags":[92],"class_list":["post-23377","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-natura-e-ambiente","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-natura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23377","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23377"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23377\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":30811,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23377\/revisions\/30811"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30172"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23377"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23377"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23377"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}