{"id":23373,"date":"2015-07-28T04:25:00","date_gmt":"2015-07-28T04:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/llarte-della-fuga-e-il-capolavoro-di-bach-e-il-vertice-della-musica-polifonica-europea\/"},"modified":"2023-11-25T14:18:50","modified_gmt":"2023-11-25T14:18:50","slug":"llarte-della-fuga-e-il-capolavoro-di-bach-e-il-vertice-della-musica-polifonica-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/llarte-della-fuga-e-il-capolavoro-di-bach-e-il-vertice-della-musica-polifonica-europea\/","title":{"rendered":"L&#8217;\u00abArte della fuga\u00bb \u00e8 il capolavoro di Bach e il vertice della musica polifonica europea"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;\u00abArte della fuga\u00bb (\u00abDie Kunst der Fuge\u00bb) non \u00e8 soltanto il capolavoro assoluto di quel genio musicale insuperato e insuperabile che \u00e8 stato Johann Sebastian Bach (Eisenach, 31 marzo 685-Lipsia, 28 luglio 1750); essa \u00e8 anche il mirabile punto d&#8217;arrivo e il vertice sommo di tutta la musica polifonica europea, e, in modo particolare, dell&#8217;arte contrappuntistica.<\/p>\n<p>Tutto, di essa, \u00e8 e rimane misterioso, come se volesse sottrarsi al nostro sguardo, o, quanto meno, ad un sguardo eccessivamente &#8220;moderno&#8221;: vale a dire, quasi sempre, razionalista, materialista, immanentista. Non conosciamo con certezza n\u00e9 la data di composizione, n\u00e9 il titolo originario, e addirittura neppure come Bach avrebbe voluto concluderla, se la malattia e, successivamente, la morte, non lo avessero fermato anzitempo, sicch\u00e9 possiamo sbizzarrirci a volont\u00e0 anche su questo fondamentale aspetto; in breve, ci sfugge tanto il suo disegno complessivo, quanto la sua intenzione originaria.<\/p>\n<p>Che cosa voleva fare, esattamente, Bach? Non ci ha lasciato neppure delle indicazioni precise riguardo alla strumentazione: quasi che la sua esecuzione materiale, dopotutto, non lo riguardasse pi\u00f9 di tanto. Voleva dunque comporre un&#8217;opera ideale perfetta, destinata a essere letta, pi\u00f9 che ad essere eseguita concretamente? Era dunque una intenzione astratta e puramente matematica, la sua? Oppure, anche questa volta, rischiamo di andare incontro &#8212; come in tanti altri casi, quando si parla di Bach &#8212; a dei giganteschi fraintendimenti, a delle colossali incomprensioni, per la semplicissima ragione che noi siamo troppo piccoli per arrivare a comprendere quel che passava per la testa di un uomo cos\u00ec grande?<\/p>\n<p>E che i suoi contemporanei, per primi, fossero davvero dei lillipuziani, al suo confronto, lo dimostra il fatto di quanto poco egli sia stato compreso, amato, ammirato, per quel che effettivamente era: il pi\u00f9 grande compositore di tutti i tempi. Al massimo, gli riconoscevano un notevole talento come esecutore: quasi che la Germania e l&#8217;Europa di allora scarseggiassero di virtuosi dell&#8217;organo e di provetti clavicembalisti. Come se non bastasse, non riuscivano a capire la sua propensione per il &#8220;vecchio stile&#8221;: anacronistica, e peggio, appariva la sua &#8220;ostinazione&#8221; nei modi del Barocco delle passate generazioni, cos\u00ec robustamente architettonico, grandioso, armoniosamente perfetto. Agli occhi dei soliti novatori e &#8220;progressisti&#8221; (tutto il mondo \u00e8 paese, ieri come oggi), Bach era un vecchio signore che sprecava il suo talento attardandosi, inspiegabilmente, e &#8211; tutto sommato -inutilmente, a rovistare fra le ceneri di un modo di fare musica che era gi\u00e0 sorpassato dalle nuove correnti del gusto rococ\u00f2.<\/p>\n<p>A tutto ci\u00f2 si aggiunga il pregiudizio, tipicamente moderno, contro il genio, di qualunque genere egli sia. La modernit\u00e0 tende a produrre dei nani, in ogni campo: dalla filosofia all&#8217;arte, dalla scienza alla musica: niente di strano, perci\u00f2, che la critica moderna, con il valido supporto della psicologia e della psicanalisi, abbia sentenziato che il genio non esiste, o che, se pure esiste, \u00e8 solo un caso di malattia mentale, di nevrosi, di frustrazione e repressione sessuale, di disordine psichico. Freud &#8220;docet&#8221;, e tutti gli altri a seguire. Non esiste il genio, bens\u00ec esistono le condizioni sociali, economiche, culturali, che producono, in un certo individuo, la somma delle tendenze, delle ispirazioni, delle tecniche accumulate nel corso di un certo periodo storico. Del resto, \u00e8 evidente, il genio non solo non pu\u00f2, ma soprattutto non deve esistere: altrimenti, dove andrebbero a finire tutte le chiacchiere egualitariste e democraticiste che pretendono di appiattire l&#8217;intero genere umano sulla misura degli sciocchi, dei fannulloni e dei conformisti?<\/p>\n<p>E si aggiunga che Bach, come uomo, \u00e8, agli occhi della cultura moderna, e specialmente novecentesca, qualcosa di incomprensibile, quasi di scandaloso: figuriamoci, un genio apparentemente semplice, tutto casa e famiglia; un uomo solido, un borghese tutto d&#8217;un pezzo, sempre attento a spillare le condizioni economiche migliori, a contrattare e litigare per pochi soldi che gli son dovuti dalle autorit\u00e0 municipali che lo stipendiano; che ha una numerosissima famiglia da mantenere; che si \u00e8 sposato felicemente due volte, la seconda non dopo aver lasciato la moglie, ma dopo essere rimasto vedovo (ed entrambe le volte con una donna di vent&#8217;anni, ma a vent&#8217;anni di distanza); che insegnava la musica ai suoi figli e che teneva con essi dei festosi, simpaticissimi concerti privati, pressoch\u00e9 quotidiani; che ha viaggiato pochissimo, e quasi sempre a piedi; che non \u00e8 mai stato fuori della Germania (anche se amava e trascriveva la musica italiana, specialmente del grande Frescobaldi); che, insomma, visto dal di fuori, non solo non aveva nulla, assolutamente nulla, del genio tutto sregolatezza, ma che dava, semmai, l&#8217;impressione d&#8217;una persona ordinaria, quasi banale, tutta presa dal suo ruolo di padre di famiglia e dalle sue funzioni di musicista di corte e, poi, di maestro di cappella cittadino.<\/p>\n<p>Ma si pu\u00f2 immaginare qualcosa di pi\u00f9 contrario, di pi\u00f9 opposto a ci\u00f2 che noi tutti, freudiani e non, ci aspetteremmo dal pi\u00f9 grande genio musicale d&#8217;ogni tempo? Perfino il suo viso di solido borghese, debitamente imparruccato, dai tratti decisi, bonari, pacati, tutt&#8217;altro che insoliti o inquietanti, non sembra affatto quello di un genio. Eppure quest&#8217;uomo che visse quasi sempre sostanzialmente ritirato, e costretto a svolgere umili mansioni per l&#8217;intera sua esistenza, lottando ogni giorno per arrivare alla fine del mese, ha composto pi\u00f9 di mille opere: una cifra che d\u00e0 le vertigini: e, fra esse, vi sono parecchi capolavori assoluti. Ha abbracciato praticamente tutti i generi musicali: vocale, per organo, per clavicembalo, per strumenti vari, per orchestra, contrappuntistico. Ha scritto corali, mottetti, cantate, messe, passioni, oratori, lieder spirituali; preludi, fughe, toccate, fantasie; invenzioni a due e tre voci, duetti, suites, partite; composizioni per liuto e violino, sonate per flauto e viola da gamba; canoni; e infine &#8212; per rendere il mistero ancora pi\u00f9 fitto, se possibile &#8211;un autentico stuolo di composizioni di incerta o dubbia attribuzione. Ci si domanda dove trovasse il tempo, oltre che la serenit\u00e0, per comporre cos\u00ec tanto. E su ogni spartito, in calce a ogni composizione, il motto immancabile: S. D. G.: Soli Deo Gratia. Perch\u00e9 Bach era un musicista religioso, componeva per la sola gloria di Dio e la sua anima era tutta proiettata verso l&#8217;Assoluto; non cercava l&#8217;applauso degli uomini.<\/p>\n<p>Ma torniamo all&#8217;\u00abArte della Fuga\u00bb. Secondo interpretazioni recenti, specialmente del musicologo Christoph Wolff, Bach avrebbe incominciato a scriverla verso il 1740: oggi si ammette ormai comunemente che i primi quattro brani precedono di parecchio quelli successivi. La morte di Bach, sopraggiunta nel 1750, non gli ha permesso di conclude l&#8217;opera; ma l&#8217;interruzione sembra essersi verificata verso la met\u00e0 del 1749, a causa della malattia agli occhi che lo condusse alla completa cecit\u00e0. Bach era fatto cos\u00ec: se circostanze esterne non lo pungolavano, tendeva a lasciare incompiute le sue opere, almeno quelle pi\u00f9 ampie ed ambiziose. C&#8217;\u00e8 da rallegrarsi che l&#8217;altro suo capolavoro della maturit\u00e0, \u00abL&#8217;offerta musicale\u00bb, fosse pungolato dall&#8217;impegno di rispettare la promessa fatta al re Federico di Prussia; mentre l&#8217;\u00abArte della fuga\u00bb, scritta &#8212; una volta tanto &#8212; in assoluta libert\u00e0, ha finito per smarrirsi nei meandri di un progetto smisurato, e per sua stessa natura, forse, destinato a non conoscere una conclusione vera e propria. Cos\u00ec come sarebbe impossibile scrivere la parola &#8220;fine&#8221; sulla foce d&#8217;un grande fiume (Bach, in tedesco, significa &#8220;corrente&#8221;): di un fiume destinato a fluire sempre, a non fermarsi mai.<\/p>\n<p>Riportiamo qualche passaggio della monumentale opera di Piero Buscaroli sul sommo compositore tedesco (da: P. Buscaroli, \u00abBach\u00bb, Milano, Mondadori, 1998, pp. 1012-1013):<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;opera tarda di Johann Sebastian Bach \u00e8 per noi, oggi, avvolta nel mistero. Non f sempre cos\u00ec. Prima, era diverso. Fin dalla classica biografia di Philipp Spitta, sembrava chiarito il problema di che cosa Bach avesse composto negli ultimi quindici anni della sua vita, e di che cosa si fosse occupato. Nella sistemazione di Spitta, il periodo delle grandi opere cicliche si era concluso intorno alla met\u00e0 degli anni &#8217;30. Il &#8220;Natale&#8221; e i due minori Oratori, la &#8220;Messa in si minore&#8221; e le piccole messe erano compiuti. Le &#8220;Passioni&#8221; risalivano a un periodo ancora pi\u00f9 lontano. Quanto alle opere per organo, il &#8220;III Theil&#8221; della &#8220;Clavier-\u00dcbung&#8221; (stampata nel 1739) apriva, con le sue vaste elaborazioni sui Corali sul Preludio e la Fuga in mi bemolle maggiore, e i suoi misteriosi quattro Duetti, il gruppo delle ultime opere: il &#8220;IV Thei&#8221; della &#8220;Clavier-\u00dcbung&#8221; (stampato nel 1742) con le &#8220;Variazioni Goldberg&#8221;, costituiva una sorta di introduzione alla corona dei magistrali cicli contrappuntistici degli ultimi anni, le &#8220;Variazioni canoniche sopra &#8220;Vom Himmel hoch, da komm&#8217;ich her&#8221;, all'&#8221;Offerta Muscale&#8221; e all'&#8221;Arte della Fuga&#8221;. [&#8230;]<\/p>\n<p>Cominci\u00f2 a franare per prima la poetica leggenda del maestro cieco che &#8220;pochi giorni prima della morte, detta al genero un preludio sulla melodia e il testo di &#8216;Von deinen Thron tret&#8217;ich hiermit&#8217;, l&#8217;ultimo pezzo della sua opera&#8221;. Ai tempi in cui Alfred Einstein pubblic\u00f2 l&#8217;elegante saggio &#8220;Opus ultimum&#8221; [Londra, 1958], una rassegna dei supremi congedi, reali o putativi, firmati dai grandi della musica, la leggenda era ancora ben ferma. Che questo &#8220;ultimo pensiero&#8221; di Bach fosse posto dallo &#8220;sconosciuto editore&#8221; come un rappezzo a mascherare la &#8220;Quadruplefuge&#8221; con cui finiva &#8220;L&#8217;arte della fuga&#8221;, &#8220;cos\u00ec che il compratore non temesse di fare un cattivo affare&#8221; comperando un libro cos\u00ec caro e per di pi\u00f9 incompleto, parve al grande storico della musica una &#8220;soluzione melodrammatica&#8221;. &#8220;Non si pu\u00f2 proprio piantare una tripla fuga incompiuta alla battuta 239. Avrebbero dovuto darle una conclusione, per renderla adatta all&#8217;esecuzione pratica, come fu tentato da Busoni in tre differenti versioni della sua &#8220;Fantasia contrappuntistica&#8221;. O altrimenti, lasciarla fuori. Ma in nessun caso, dopo aver ascoltato il vero &#8220;Opus ultimum&#8221; di Bach, intriso di tutta la sua sublime grandezza musicale, dovremmo trovarci davanti a questo suo &#8220;ultimo pezzo&#8221;&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>L&#8217;\u00abArte della Fuga\u00bb \u00e8 un&#8217;opera straordinariamente complessa, e, nello stesso tempo, straordinariamente affascinante, di un fascino strano, misterioso, quasi elusivo. Bach ha voluto, si direbbe, sondare fino in fondo tutte le possibilit\u00e0, sia formali, sia espressive, che presenta l&#8217;arte del contrappunto. In un certo senso, \u00e8 come se un grande matematico avesse voluto esplorare tutte le possibilit\u00e0 del calcolo logaritmico, compiacendosi di costruire un edificio grandioso, elegantissimo, impeccabile, superando tutto ci\u00f2 che finora era mai stato fatto prima di lui, ma non per ansia di gloria, bens\u00ec per soddisfare un suo bisogno interiore, diciamo di natura eminentemente contemplativa, dunque assolutamente disinteressata e distaccata: un bisogno di contemplare le altezze e di respirare l&#8217;aria purissima e incontaminata che regna lass\u00f9.<\/p>\n<p>Bach si staglia, con quest&#8217;opera, come un gigante solitario, e tuttavia senza nulla di titanico, di romantico, di faustiano: egli non vuol sfidare niente e nessuno, se non le possibilit\u00e0 musicali in se stesse; e non gonfia il petto d&#8217;orgoglio, tanto \u00e8 vero che non rende pubblico il suo capolavoro, anzi, non si affanna neppure a terminarlo, e del resto ci lavora quando pu\u00f2, a grandi intervalli, fra una incombenza quotidiana e l&#8217;altra, e mentre si occupa di portare a termine altri lavori: lavori che ha promesso di completare e che qualcuno sta aspettando con impazienza, come l&#8217;\u00abOfferta musicale\u00bb per il re di Prussia. Del resto, questo grande matematico \u00e8 anche un grandissimo poeta: e gli spartiti musicali che riempie, uno dopo l&#8217;altro, nella sua vita schiva e raccolta, in mezzo al lieto rumore di una famiglia numerosa, non sono soltanto un monumento alla somma perfezione della teoria musicale, ma anche l&#8217;espressione di un sentimento artistico e religioso profondo, commosso, creativo, originalissimo. Bach \u00e8 l&#8217;umile operaio di Dio, e come tale si considera; eppure, dalle sue mani prodigiose fluisce un torrente, un fiume, un oceano di poesia musicale, quale non era mai stata scritta prima di lui, n\u00e9 mai lo sar\u00e0 dopo.<\/p>\n<p>L&#8217;\u00abArte della Fuga\u00bb consta di diciannove fughe (ma il loro numero varia a seconda di come vengono considerate) a tre e quattro voci, di quattro canoni e di un corale a quattro voci. Nessuna indicazione circa la strumentazione, come si \u00e8 detto. Si \u00e8 incerti perfino se considerarla un&#8217;opera unitaria, o un insieme di composizioni distinte: ma si tratta di un dubbio, in fondo, alquanto futile, perch\u00e9 le composizioni sono collegate l&#8217;una all&#8217;altra in una catena cos\u00ec armoniosa, cos\u00ec scorrevole, cos\u00ec naturale, che, pur essendo &#8211; come l&#8217;orecchio esperto immediatamente percepisce &#8211; il risultato di una sovrumana padronanza del contrappunto e di una perizia nel condurre i singoli motivi e le singoli voci in un gioco prodigioso di accostamenti, di sovrapposizioni, di rimandi, di inversioni e di riprese, l&#8217;impressione \u00e8 che ci si trovi davanti a un tutto unitario e coeso, scaturito non gi\u00e0 da un paziente e diuturno sforzo intellettuale, ma quasi d&#8217;un sol colpo, dalla felice creativit\u00e0 di una divinit\u00e0 musicale.<\/p>\n<p>Si resta non solo infinitamente ammirati, ma anche perplessi, quasi sconcertati, davanti a composizioni come questa; e non si pu\u00f2 che rimanere stupiti, turbati, commossi, davanti a figure come quella di Johann Sebastian Bach. \u00c8 come se il Cielo, nella sua ineffabile misericordia, voglia inviarci, di tanto in tanto, degli angeli consolatori, capaci, con la loro arte, di trasmetterci tutto quanto vi \u00e8 di nobile, di puro, di spirituale, nel mondo dell&#8217;arte e per suscitare in noi sentimenti positivi, fatti di contemplazione, ammirazione, sconfinata gratitudine.<\/p>\n<p>Non \u00e8 chi non veda, d&#8217;altra pare, quale abisso separi questa maniera di intendere la missione dell&#8217;artista, da quella propria dei moderni: cos\u00ec spesso impastata di ego e di narcisismo, provocatoria, beffarda, dissacrante, e tale da ridestare in noi il fondo melmoso che giace negli abissi dell&#8217;anima, invece di fare appello alla nostalgia delle altezze. Ogni epoca storica ha l&#8217;arte che si merita e gli artisti che la corrispondono.<\/p>\n<p>Evidentemente, anche in questo campo, l&#8217;eterna lotta del Bene e del Male si combatte incessantemente, tutto intorno a noi, ma soprattutto entro di noi; e l&#8217;esito non \u00e8 mai scontato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;\u00abArte della fuga\u00bb (\u00abDie Kunst der Fuge\u00bb) non \u00e8 soltanto il capolavoro assoluto di quel genio musicale insuperato e insuperabile che \u00e8 stato Johann Sebastian Bach<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30171,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[29],"tags":[182,202],"class_list":["post-23373","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-musica","tag-johann-sebastian-bach","tag-modernita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-musica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23373","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23373"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23373\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":30226,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23373\/revisions\/30226"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30171"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23373"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23373"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23373"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}