{"id":23371,"date":"2015-09-23T10:14:00","date_gmt":"2015-09-23T10:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/23\/artaud-derrida-e-foucalult-maestri-del-sospetto-e-della-rivolta-contro-la-sofferenza\/"},"modified":"2015-09-23T10:14:00","modified_gmt":"2015-09-23T10:14:00","slug":"artaud-derrida-e-foucalult-maestri-del-sospetto-e-della-rivolta-contro-la-sofferenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/23\/artaud-derrida-e-foucalult-maestri-del-sospetto-e-della-rivolta-contro-la-sofferenza\/","title":{"rendered":"Artaud, Derrida e Foucalult: maestri del sospetto e della rivolta contro la sofferenza"},"content":{"rendered":"<p>Non stupisce che Antonin Artaud fosse sentito da Jacques Derrida come uno spirito affine &#8212; non sotto il profilo strettamente biografico, ma per l&#8217;empito iconoclasta e per la genialit\u00e0 ribelle, disordinata, &quot;anarchica&quot;; e non stupisce affatto, pertanto, che il &quot;teatro della crudelt\u00e0&quot; dell&#8217;uno abbia attirato particolarmente l&#8217;attenzione dell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Entrambi, l&#8217;inventore del &quot;teatro della crudelt\u00e0&quot; come espressione totale del teatro, del &quot;teatro integrale&quot;, e il padre della &quot;decostruzione&quot; e della &quot;diff\u00e9rance&quot; ontologica, il nemico risoluto della metafisica che, nondimeno, \u00e8 costretto ad ammettere il carattere ineliminabile e insopprimibile di essa, hanno una cosa in comune: la rivolta totale, assoluta, contro il sistema, contro le costruzioni, contro tutto ci\u00f2 che, a loro giudizio, annacqua e falsifica la cruda e abbagliante nudit\u00e0 del reale, abbellisce ci\u00f2 che non deve essere abbellito, edulcora ci\u00f2 che deve sconvolgerci, pone un velo d&#8217;ipocrita silenzio su tutto quanto \u00e8 vita, diretta, immediata, assoluta.<\/p>\n<p>Entrambi covano un malessere, un risentimento, un rancore; entrambi respingono l&#8217;accusa di voler solo distruggere: Artaud rifiuta la taccia di sadismo, perch\u00e9, spiega, la crudelt\u00e0 del suo teatro non consiste in altro che nella eliminazione di tutto ci\u00f2 che \u00e8 superfluo, letterario, inutile rispetto alla &quot;vera&quot; rappresentazione, che \u00e8 la vita nella sua totalit\u00e0 e nella sua immediatezza (di fatto, per\u00f2, non rappresentabile: donde il corto circuito); Derrida rifiuta la taccia di nichilismo, perch\u00e9 la decostruzione, afferma, non ha lo scopo di demolire l&#8217;edificio razionale del pensiero, ma di togliere il falso ed il superfluo, e di restituirlo alla sua essenzialit\u00e0 originaria (riconoscendo per\u00f2 che la metafisica non \u00e8 eliminabile: donde un altro corto circuito). Artaud sogna un teatro in cui l&#8217;attore finisca per diventare uno &quot;sciamano&quot;: il sacerdote di un rito totalizzante, dal quale niente &#8212; il gesto, il movimento, la luce e la parola &#8212; sia escluso, e tutto concorra alla rappresentazione totale, assoluta, eloquente nella sua radicale verit\u00e0; Derrida insegue il progetto di de-naturalizzare ci\u00f2 che \u00e8 naturale, per ricondurre ogni discorso sull&#8217;uomo alla sua realt\u00e0 esistenziale, complessa, ambigua, elusiva, inafferrabile, refrattaria a qualunque tentativo di sistematizzazione e di razionalizzazione (e infatti i suoi avversari lo accusano di non essere un vero filosofo, ma un semplice scrittore, che non segue le regole del ragionamento logico).<\/p>\n<p>Il primo vuole riscoprire e restaurare il teatro come rapporto &quot;magico&quot; e &quot;atroce&quot; con la realt\u00e0, e sostiene che il vero teatro deve ancora nascere, perch\u00e9 tutto quello che, finora, \u00e8 stato fatto sotto quel nome, altro non \u00e8 che una contraffazione, una perenne elusione del vero, una mistificazione alienante. Il secondo vuole portare l&#8217;ermeneutica alle sue estreme (e, secondo lui, necessarie) conseguenze: l&#8217;abolizione del logocentrismo, la denuncia di ogni ermeneutica che non sappia rinunciare ai legami con la metafisica, lo smascheramento di tutte le forme di pensiero che prescindano da una radicale, assoluta immanenza, fino ad approdare ad una sorta di iper-realismo che lui solo trova non essere nichilista. Ancora: il primo nega la rappresentabilit\u00e0 del reale e pretende di creare un teatro che, paradossalmente, rappresenti ci\u00f2 che non \u00e8 rappresentabile, tagliando spietatamente (ecco la &quot;crudelt\u00e0&quot;) tutto quel che non \u00e8 azione, tutto quello che \u00e8 pensato, mediato, riflesso; il secondo prende d&#8217;assalto la stessa cittadella della metafisica e nega l&#8217;identit\u00e0 dell&#8217;essere, trova che in esso vi sia pur sempre una differenza e che ogni cosa sia decentrata rispetto a se stessa (differenza che lui chiama &quot;diff\u00e9rance&quot; anzich\u00e9 &quot;diff\u00e9rence&quot;: forse perch\u00e9, da buon erede del Decadentismo, gli piace impreziosire i nomi delle cose, come Nietzsche col suo &quot;Zartathustra&quot; anzich\u00e9 &quot;Zoroastro&quot;, come dicono e scrivono tutti i comuni mortali). Curioso: questi odiatori del Logos e del perbenismo speculativo si perdono dietro gli svolazzi e i calligrammi: e s\u00ec che affermano di voler puntare all&#8217;essenziale e togliere la maschera alle cose!<\/p>\n<p>Diceva, dunque, Jacques Derrida, nella conferenza da lui tenuta nel corso di un convegno su Antonin Artaud, nel 1966, intitolata \u00abIl teatro della crudelt\u00e0 e la chiusura della rappresentazione\u00bb, con il suo linguaggio tipicamente paradossale, oscuro, quasi criptico e incredibilmente presuntuoso (in: Derrida \u00abLa scrittura e la differenza\u00bb (titolo originale: \u00abL&#8217;\u00e9criture et la diff\u00e9rence\u00bb, Paris, Editions du Seuil, 1967; trad. dal francese di G. Pozzi, Torino, Einaudi, 1971, 1982, pp. 299-302):<\/p>\n<p>\u00ab&quot;&#8230; La danza \/ e di conseguenza il teatro \/ non hanno ancora cominciato a esistere&quot;. \u00c8 quanto si pu\u00f2 leggere in uno degli ultimi scritti di Antonin Artaud. Ora, in questo stesso testo, il teatro della crudelt\u00e0 viene definito &quot;l&#8217;affermazione \/ di una terribile \/ e d&#8217;altra parte ineluttabile necessit\u00e0&quot;. Artaud, non invoca dunque una distruzione, una nuova manifestazione della negativit\u00e0. Malgrado tutte le devastazioni, che deve compiere sul suo passaggio, &quot;il teatro della crudelt\u00e0 \/ non \u00e8 il simbolo di un vuoto assente&quot;. Esso <em>afferma<\/em>, produce l&#8217;affermazione stessa nel suo rigore pieno e necessario. Ma anche nel suo senso pi\u00f9 nascosto, pi\u00f9 spesso sottratto, distolto da s\u00e9. Per quanto &quot;ineluttabile&quot;, questa affermazione non ha ancora &quot;incominciato a esistere&quot;.<\/p>\n<p>Essa deve ancora nascere. Ora una affermazione necessaria non pu\u00f2 nascere se non col rinascere in s\u00e9. Per Artaud, l&#8217;avvenire del teatro &#8211; quindi l&#8217;avvenire in generale &#8211; non ha inizio se non attraverso l&#8217;anafora che risale all&#8217;imminenza di una nascita. La teatralit\u00e0 deve attraversare e restaurare per intero &quot;l&#8217;esistenza&quot; e la &quot;carne&quot;. Del teatro, dunque si dir\u00e0 quello che si dice del corpo. Ora \u00e8 noto che Artaud viveva la conseguenza di una espropriazione: il suo corpo proprio, la propriet\u00e0 e la dignit\u00e0 del suon corpo gli erano stati rubati alla nascita da quel dio ladro che, a sua volta, \u00e8 nato &quot;facendosi passare \/ per me stesso&quot;. Senza dubbio la rinascita &#8211; Artaud lo ricorda spesso- passa attraverso una specie di rieducazione degli organi. Ma quest&#8217;ultima permette di penetrare in una vita che \u00e8 precedente la nascita e che viene dopo la more (&quot;a forza di morire&#8230; \/ ho finito per conquistare una vera immortalit\u00e0&quot;); non ad una morte che \u00e8 precedente la nascita e che viene dopo la vita. \u00c8 quello che distingue l&#8217;affermazione crudele dalla negativit\u00e0 romantica; differenza sottile e tuttavia decisiva. Lichtenberger: &quot;Non posso liberarmi all&#8217;idea che ero MORTO prima di nascere e che, con la morte ritorner\u00f2 a quella stessa situazione&#8230; Morire e rinascere con il ricordo della propria esistenza precedente, noi lo chiamiamo svenire; svegliarsi con altri organi che bisogna in primo luogo rieducare, noi lo chiamiamo nascere&quot;. Per Artaud, prima di tutto si tratta di non morire morendo, e di non lasciarsi quindi spogliare della propria vita dal dio ladro. &quot;E io credo che ci sia sempre qualcun altro presente nel momento della morte estrema, per spogliarci della nostra propria vita&quot; (&quot;Van Gogh, le suicid\u00e9 de la societ\u00e9&quot;).<\/p>\n<p>Nello stesso modo, il teatro occidentale \u00e8 stato separato dalla forza della sua essenza, portato lontano dalla sua essenza <em>affermativa<\/em>, dalla sua <em>vis affermativa<\/em>. E questa affermazione si \u00e8 effettuata fin dall&#8217;origine, \u00e8 il movimento stesso dell&#8217;origine, della nascita come morte.<\/p>\n<p>Per questo un &quot;posto vuoto&quot; &quot;rimane su tutte le scene di un teatro nato morto&quot;. Il teatro \u00e8 nato sulla propria scomparsa e il frutto di questo movimento ha un nome, \u00e8 l&#8217;uomo. Il teatro della crudelt\u00e0 deve nascere separando la morte dalla nascita e cancellando il nome dell&#8217;uomo. Il teatro \u00e8 sempre stato costretto a fare quello per cui non \u00e8 stato fatto: &quot;L&#8217;ultima parola sull&#8217;uomo non \u00e8 stata detta&#8230; Il teatro non \u00e8 mai stato fatto per descriverci l&#8217;uomo e quello che fa&#8230; E il teatro \u00e8 questa goffa marionetta, insieme armonico di pezzi di legno, legati da fili di ferro spinato, che ci fa stare sempre in lotta con l&#8217;uomo, che ci stringeva addosso&#8230; L&#8217;uomo soffre molto in Eschilo, ma si crede ancora un po&#8217; dio e non vuole entrare nella membrana, e in Euripide finalmente si agita nella membrana, dimenticando dove e quando \u00e8 stato dio&quot;.<\/p>\n<p>\u00c8 dunque necessario risvegliare, ricostituire la vigilia di questa origine del teatro occidentale, al tramonto, decadente, negativo, per ravvivare nel suo oriente, la necessit\u00e0 ineluttabile dell&#8217;affermazione. Necessit\u00e0 ineluttabile di una scena che ancora non esiste, certo, ma l&#8217;affermazione non dovr\u00e0 essere inventata <em>domani<\/em> in qualche &quot;nuovo teatro&quot;. La sua necessit\u00e0 ineluttabile agisce come una forza permanente. La crudelt\u00e0 \u00e8 sempre all&#8217;opera. Il vuoto, il posto vuoto e pronto per questo teatro &quot;che non ha ancora &quot;cominciato a esistere&quot;, misura soltanto la strana distanza che ci separa dalla necessit\u00e0 ineluttabile, dall&#8217;opera <em>presente<\/em> (o meglio, attuale, <em>attiva<\/em>) dell&#8217;affermazione. \u00c8 nel&#8217;apertura unica di questo scarto che la scena della crudelt\u00e0 eleva per noi il suo enigma. E in questa direzione approfondiremo il discorso.<\/p>\n<p>Se oggi in tutto il mondo &#8211; e molte testimonianze lo dimostrano in modo evidente &#8211; qualsiasi innovazione teatrale a torto o a ragione, ma con una insistenza sempre maggiore, proclama la sua fedelt\u00e0 ad Artaud, il problema del teatro della crudelt\u00e0, della sua inesistenza presente e della sua ineluttabile necessit\u00e0, assume un valore <em>storico<\/em>. Storico non in quanto potrebbe essere inscritto in quella che viene chiamata la storia del teatro, non perch\u00e9 potrebbe fare epoca nel divenire delle forme teatrali e potrebbe occupare un posto nel succedersi dei modelli della rappresentazione teatrale. Questo problema \u00e8 storico in senso assoluto e radicale. Indica il limite della rappresentazione.<\/p>\n<p>Il teatro della crudelt\u00e0 non \u00e8 una <em>rappresentazione<\/em>. \u00c8 la vita stessa in ci\u00f2 che essa ha di irrappresentabile. La vita \u00e8 l&#8217;origine non rappresentabile della rappresentazione. &quot;Ho detto crudelt\u00e0 come avrei detto vita&quot;. Questa vita sostiene l&#8217;uomo ma non \u00e8 in primo luogo la vita dell&#8217;uomo. Quest&#8217;ultimo non \u00e8 che una rappresentazione della vita e tale \u00e8 il limite &#8211; umanistico &#8211; della metafisica del teatro classico. &quot;Possiamo dunque rimproverare al teatro classico quale oggi si pratica una spaventosa mancanza d&#8217;immaginazione. Il teatro deve farsi uguale alla vita, non alla vita individuale, a quell&#8217;aspetto individuale della vita in cui trionfano i <em>caratteri<\/em>, ma ad una sorta di vita liberata, che spazza via l&#8217;individualit\u00e0 umana e in cui l&#8217;uomo non \u00e8 pi\u00f9 che un riflesso&quot;.<\/p>\n<p>La forma pi\u00f9 ingenua della rappresentazione, non \u00e8 la <em>mimesi<\/em>? Come Nietzsche &#8212; e le affinit\u00e0 non si fermerebbero qui &#8211; Artaud vuole quindi farla finita con il concetto <em>d&#8217;imitazione<\/em> dell&#8217;arte. Con l&#8217;estetica aristotelica in cui la metafisica occidentale dell&#8217;arte si \u00e8 riconosciuta. &quot;L&#8217;arte non \u00e8 l&#8217;imitazione della vita, ma la vita \u00e8 l&#8217;imitazione di un principio trascendente con il quale l&#8217;arte ci mette di nuovo in comunicazione&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Artaud e Derrida sono fra gli epigoni della cultura del sospetto inaugurata da Marx e Freud e dallo stesso Nietzsche: in loro \u00e8 evidente la tendenza a sospettare ovunque la falsit\u00e0 e, peggio, l&#8217;arbitrariet\u00e0 e la feroce natura repressiva di una societ\u00e0 ingiusta e cattiva, ai danni di un individuo che, di per s\u00e9, sarebbe libero e felice. A loro si possono accostare altri &quot;cattivi maestri&quot; di quell&#8217;area culturale novecentesca, quando Parigi era la fucina di tutti gli esperimenti, di tutte le bizzarrie, di tutte le aberrazioni del pensiero, dell&#8217;arte, della cultura; per esempio, quel Michel Foucault che, con Derrida, ebbe una durissima polemica, ma, in fondo, perch\u00e9 erano cos\u00ec simili: entrambi si sentono come i Davide che sfidano la cittadella di Golia, il gigante malvagio che vuole esercitare il controllo e che usa tutto, a cominciare dal concetto di verit\u00e0, per manipolare e sottomettere le persone ignare dei suoi perfidi disegni. Sono tutti figli di una paranoia esistenziale che s&#8217;impone, nella societ\u00e0 malata dell&#8217;atomica e della omologazione consumista, quale nuova versione del politicamente corretto: a partire da loro, un qualunque discorso <em>di<\/em> verit\u00e0 diventa filosoficamente impossibile e non rimane altro spazio che quello di decostruire, denunciare, smitizzare, disincantare.<\/p>\n<p>In senso pi\u00f9 ampio, potremmo anche vedere in Artaud e in Derrida i Dioscuri di un pensiero in dissoluzione che nasce dal rancore e dalla mancata accettazione della sofferenza: come Ivan Karamazov, che restituisce a Dio il biglietto d&#8217;ingresso in Paradiso, anch&#8217;essi si ergono a giudici di Dio: Egli diventa il &quot;Dio ladro&quot;, per Artaud, che ci ruba quel che \u00e8 nostro e ci espropria del nostro diritto alla felicit\u00e0. La biografia di Artaud, costellata di sofferenza, malattia, ricoveri coatti, camicia di forza, elettroshock, depressione, tossicodipendenza, \u00e8 la biografia di un uomo del dolore: avrebbe potuto essere quella di un santo; \u00e8 diventata quella di un grande ribelle. Artaud si ribella alla sofferenza, come Derrida si ribella alla metafisica e Foucault si ribella alla follia: figli del sospetto, ma anche dell&#8217;impazienza, si indignano perch\u00e9 la vita non \u00e8 come essi la sognano e cercano di arruolare le truppe di un esercito che si prenda la rivincita contro Dio e contro la sofferenza, e che ristabilisca il giusto ordine di cose: del quale essi sono i soli profeti autorizzati.<\/p>\n<p>Ci sono riusciti. Quell&#8217;esercito oggi esiste, ed \u00e8 legione: domina ovunque, sembra invincibile. O no?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non stupisce che Antonin Artaud fosse sentito da Jacques Derrida come uno spirito affine &#8212; non sotto il profilo strettamente biografico, ma per l&#8217;empito iconoclasta e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[199],"class_list":["post-23371","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-metafisica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23371","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23371"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23371\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23371"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23371"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23371"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}