{"id":23364,"date":"2017-06-01T06:17:00","date_gmt":"2017-06-01T06:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/06\/01\/il-bifrontismo-spirituale-di-arnold-zweig\/"},"modified":"2017-06-01T06:17:00","modified_gmt":"2017-06-01T06:17:00","slug":"il-bifrontismo-spirituale-di-arnold-zweig","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/06\/01\/il-bifrontismo-spirituale-di-arnold-zweig\/","title":{"rendered":"Il bifrontismo spirituale di Arnold Zweig"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 stato un tempo, specialmente fra le due guerre mondiali, e poi, ancora per qualche anno, anche dopo la Seconda, in cui il nome di Arnold Zweig era assai ben conosciuto fra i lettori di tutto il mondo come uno dei pi\u00f9 rappresentativi della letteratura tedesca. In particolare, il suo <em>La questione del sergente Grischa<\/em>, del 1927, era considerato, accanto a <em>Nelle tempeste d&#8217;acciaio<\/em> di Ernst J\u00fcnger, del 1920, e a <em>Niente di nuovo sul fronte occidentale<\/em>, di Erich Maria Remarque, del 1929, come il pi\u00f9 notevole romanzo di uno scrittore tedesco sulla drammatica esperienza della Prima guerra mondiale, vista dalla prospettiva dei soldati impegnati in prima linea. Poi, un poco alla volta, la sua fama si \u00e8 attenuata, e a un certo punto, quasi insensibilmente, si \u00e8 volatilizzata, tanto che sono ben pochi, ai nostri giorni, tranne gli esperti di germanistica, a ricordarlo. I suoi romanzi, gi\u00e0 molto popolari anche nel nostro Paese, non sono pi\u00f9 stati ristampati; la critica ha smesso di occuparsene; le pagine culturali dei giornali li hanno dimenticati.<\/p>\n<p>Si \u00e8 trattato di un comportamento ingiusto, cos\u00ec come eccessive erano state le lodi tributate a suo tempo a questo scrittore ebreo&#8211;tedesco, il cui punto di vista \u00e8 sempre innanzitutto quello di un ebreo, e di un ebreo sionista, e, da ultimo, di un marxista che, tornato dall&#8217;esilio in Palestina, si gode il piacere di essere acclamato, a Berlino Est, come uno dei pi\u00f9 grandi artisti del XX secolo, e di vincere il Premio Lenin nel 1958. Logico che, oggi come oggi, la sua memoria riesca sgradita a molti tedeschi, e non solo agli ex cittadini della Repubblica Democratica, i quali, pur non avendo particolari nostalgie per il nazismo, del comunismo ne hanno avuto abbastanza. Quanto all&#8217;altra componente essenziale della sua scrittura, la psicanalisi, e pi\u00f9 precisamente la psicanalisi freudiana (Arnold Zweig fu amico e corrispondente di Freud), essa \u00e8 un altro elemento che spiega la sua immensa popolarit\u00e0 di sessant&#8217;anni or sono, e il suo rapido declino successivo: non si possono cavalcare certe mode culturali senza poi doverne pagare il prezzo. Il tempo, alla fine, \u00e8 galantuomo, pi\u00f9 di quel che non si creda: peraltro, la cantonata filo-freudiana (cos\u00ec come quella marxista) sono stati davvero in tanti a prenderla, anche scrittori e poeti di valore, tanto che si fa prima a dire quelli che ne sono rimasti immuni: valga per tutti il caso del nostro Umberto Saba, che da essa, sostanzialmente, ricav\u00f2 il concetto della &quot;poesia onesta&quot;, espressione che tradisce immediatamente il limite pi\u00f9 pesante di codesti intellettuali progressisti: la pretesa moralistica di essere sempre un gradino pi\u00f9 in su dei comuni mortali, di aver sempre da fare la lezione a tutti quanti.<\/p>\n<p>Che Arnold Zweig stia pagando anche lo scotto di una ideologia fluttuante, ondivaga, e assai pi\u00f9 ambigua di quel che non sia apparso ai suoi tempi, \u00e8, probabilmente, un&#8217;altra di quelle verit\u00e0 che appaiono sui tempi lunghi, quando le passioni e i facili entusiasmi si decantano, e subentra una consapevolezza pi\u00f9 oggettiva verso una certa stagione culturale. Egli si era mosso fra il clima dell&#8217;Espressionismo e quello della Nuova Oggettivit\u00e0: e gi\u00e0 questo rivela abbondantemente la sua scarsa coerenza interna. L&#8217;Espressionismo nasce da una volont\u00e0 di lasciare che a prevalere, nella rappresentazione artistica, siano gli aspetti dell&#8217;emotivit\u00e0 su quelli della razionalit\u00e0; la Nuova Oggettivit\u00e0, viceversa, \u00e8 una reazione all&#8217;Espressionismo, e si sforza di ripristinare, un po&#8217; come aveva fatto il Naturalismo, un principio di verit\u00e0 oggettiva, al di sopra del tumulto dei tempi e dei luoghi, nonch\u00e9 dei punti di vista personali e soggettivi. \u00c8 pur vero che entrambi i movimenti, specie nell&#8217;area di lingua tedesca, nascono da una radice comune, ossia dalla frustrazione e dall&#8217;angoscia per un crollo di valori e di certezze cui l&#8217;individuo reagisce con una denuncia che vorrebbe essere implacabile e inconfutabile, ma, che, in pratica, risulta di scarsa efficacia, perch\u00e9 limitata nella sua forza dirompente da una intima persuasione dell&#8217;inutilit\u00e0 di ogni rivolta, da un pessimismo cupo e angosciato che scivola continuamente verso l&#8217;abisso del nichilismo. In comune, alla fine, hanno il loro atteggiamento di fondo, tra disperato e velleitario, e in definitiva rassegnato, perch\u00e9 privo di qualunque illusione circa una possibile redenzione dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 un altro aspetto che mina, dall&#8217;interno, la saldezza dell&#8217;opera di questo autore, che ha dedicato alla Prima guerra mondiale il ciclo letterario forse pi\u00f9 corposo di qualunque altro scrittore europeo: <em>La grande guerra degli uomini bianchi<\/em>, formato da ben sei romanzi che formano, in pratica, un solo racconto: intendiamo parlare di quello che, con riferimento alla <em>Gerusalemme liberata<\/em> di Torquato Tasso, \u00e8 stato chiamato dai critici &quot;bifrontismo spirituale&quot;. Cos\u00ec come Tasso voleva esaltare i valori della Controriforma, e invece ha celebrato quelli del Rinascimento, primo fra tutti l&#8217;edonismo; e cos\u00ec come, se vogliamo, Parini, ne <em>Il giorno<\/em>, voleva criticare e riformare la nobilt\u00e0, ma ha lasciato trasparire una sensuale simpatia nei suoi confronti, anche quando mostrava di disapprovarla severamente: ebbene, allo stesso modo vi \u00e8 un bifrontismo in Arnold Zweig, l\u00e0 dove egli descrive il ciclo autodistruttivo del militarismo prussiano, che ha portato la Germania alla catastrofe del 1919 (e, poi, del 1945). Perch\u00e9 la parabola che Zweig descrive, nella persona dei suoi protagonisti, che riflettono la sua stessa esperienza autobiografica (era stato volontario entusiasta nel 1914, e assai vicino alle posizioni dei pangermanisti), vorrebbe essere quella dal nazionalismo tedesco a una concezione umanitaria, antimilitarista e pacifista, caratterizzata da un convinto socialismo internazionalista; e invece, a leggerla in filigrana, la sua opera lascia trasparire assai meno evoluzione a sinistra e pi\u00f9 nostalgia a destra &#8211; se cos\u00ec vogliamo esprimerci, semplificando, ma con vantaggio della chiarezza &#8211; di quanto l&#8217;autore non s&#8217;immagini.<\/p>\n<p>Insomma: l&#8217;animo di Arnold Zweig \u00e8 assai pi\u00f9 diviso di quanto la sua ragione non sia disposta ad ammettere. Cos\u00ec come Tasso vorrebbe persuaderci (e persuadersi) che l&#8217;eros \u00e8 una pericolosa tentazione e conduce al peccato, ma poi ce lo mostra con tale sensualit\u00e0, da restarne affascinato lui per primo, e cos\u00ec come Parini vorrebbe additare alla nostra indignazione le vuote e oziose giornate del &quot;giovin signore&quot;, ma poi ci mostra quei palazzi, quegli oggetti di lusso, quel modo di vivere sfarzoso, con toni cos\u00ec partecipi, da tradire una segreta attrazione, allo stesso modo Zweig vorrebbe darci a intendere che, da giovane idealista e &quot;patriota&quot;, si \u00e8 poi ricreduto, davanti agli orrori della guerra, e ha scoperto <em>di che lacrime grondi e di che sangue<\/em> la politica di potenza voluta dagli industriali e dagli <em>junker<\/em>, fino ad abbracciare un credo umanitario che \u00e8 la totale sconfessione delle convinzioni precedenti, ma quel che ci mostra, in effetti, \u00e8 un po&#8217; diverso, e cio\u00e8 il persistere, in lui, di una sorta d&#8217;ipnosi, o, quanto meno, di fascino inconfessabile, che quelle divise, quei progetti grandiosi, quelle carte geografiche spiegate sui tavoli degli alti comandi militari, seguitano a esercitare su di lui, nonostante tutto e a dispetto di tutto.<\/p>\n<p>Si prenda, a titolo di esempio, il quarto volume del ciclo <em>La grande guerra degli uomini bianchi<\/em>, intitolato <em>Einsetzung eines K\u00f6nigs<\/em> (<em>Istituzione di un re<\/em>, del 1937; ma tradotto in italiano, nel 1947, per Mondadori, da Enrico Brulich, chi sa perch\u00e9, con il titolo <em>La pelle dell&#8217;orso<\/em>, che pu\u00f2 andar bene solo per i primi capitoli dell&#8217;opera, dai quali \u00e8 pescata l&#8217;espressione). Questo romanzo si presta alla nostra riflessione sul bifrontismo pi\u00f9 della gi\u00e0 ricordata <em>Questione del sergente Grischa<\/em>, e anche del quasi altrettanto conosciuto <em>Giovane donna del 1914<\/em>, pubblicato nel 1931 (gli altri tre volumi del ciclo sono: <em>Istruzione a Verdun<\/em>, del 1935; <em>Cessate il fuoco<\/em>, del 1954; e <em>Il tempo \u00e8 maturo<\/em>, del 1957; Zweig muore nel 1968, pi\u00f9 che ottantenne, essendo nato a Glogau, nella Bassa Slesia, poi ceduta alla Polonia, nel 1887). In questo romanzo prolisso, fluviale, noioso, ripetitivo, con pochissimi squarci di vera poesia, ma, in compenso, con una irritante, continua, implacabile intonazione declamatoria e moraleggiante &#8211; difetti che, ne <em>La questione del sergente Grischa<\/em>, erano stati controbilanciati e felicemente risolti da una maggiore stringatezza della narrazione e da una pi\u00f9 intima e sincera adesione al dramma dei personaggi &#8212; il lettore intravede quel che l&#8217;autore, forse, non ha visto con altrettanta chiarezza. E cio\u00e8 che il mondo degli ufficiali di Stato Maggiore, col monocolo, gli stivaloni di cuoio e i cappotti con il bavero di pelliccia, cos\u00ec duri, cos\u00ec cinici, cos\u00ec spietati nel decidere il destino di singoli poveri Cristi, come, appunto il sergente Grischa &#8211; un russo fuggito dal campo di prigionia e condannato a morte per spionaggio da un tribunale militare, che pure lo sa innocente &#8212; cos\u00ec come quello di popoli interi &#8212; in questo caso, il popolo lituano, la cui patria deve diventare, nei piani spregiudicati del Comando germanico, uno stato satellite da assegnare a un principe bavarese, cattolico come cattolici saranno i suoi nuovi sudditi &#8212; \u00e8 un mondo che, in realt\u00e0, lo affascina profondamente, e verso il quale prova un&#8217;invincibile attrazione.<\/p>\n<p>Questa segreta attrazione &#8212; ma neanche tanto segreta, a ben guardare &#8212; trapela di continuo, come in questo dialogo (i dialoghi, infatti, sono cos\u00ec frequenti e prolissi, che le 500 pagine del romanzo sono costituite in gran parte da essi) fra il giovane soldato Bertin, partito volontario nel 1914 e pieno di speranze, poi disilluso dal cinismo con cui le truppe vengono mandate al macello e dalla cieca rapacit\u00e0 dei pangermanisti, che sacrificano ogni possibilit\u00e0 di pace per le loro incontenibili mire annessionistiche, e il tenente Winfried, rampollo di una nobile famiglia e che gode di alte protezioni, destinato a una brillante carriera nello Stato maggiore, il quale nutre, anch&#8217;egli, qualche dubbio sulla bont\u00e0 della causa nazionalista e pi\u00f9 di qualche scrupolo legalitario (si era battuto invano, nel primo volume, per la salvezza del sergente Grischa), ma finisce per essere conquistato dalla logica delle conquiste imperialistiche. Che \u00e8, poi, non quella del vecchio spirito militare fridericiano, aristocratico e legalitario, ma quella del giovane e aggressivo blocco finanziario e industriale tedesco (op. cit., pp. 78-80):<\/p>\n<p><em>Winfried dopo aver squadrato il suo amico ne rimase contento. Era s\u00ec divenuto pi\u00f9 pallido, Bertin, ma portava la testa abbastanza eretta ed era pi\u00f9 sicuro di s\u00e9 forse anche soltanto perch\u00e9 aveva un&#8217;uniforme che gli stava meglio, calzoni lunghi con i sottopiedi e un accenno di piega. O forse si rifletteva su di lui lo splendore di quella stanza? Quella tappezzeria di damasco rosso, le cornici d&#8217;oro attorno ai due zar, che l&#8217;artista aveva dipinto ad olio come due bei regnanti rosei c on cappelli piumati, stivali lucenti e decorazioni sul panno blu? &quot;Pare si trovi bene in questa simpatica citt\u00e0&quot; disse Winfried. &quot;S\u00ec&quot;, rispose Berrtin &quot;mi trovo bene. Mi riesce di pensare, di riordinare le vicende degli ultimi anni e ci\u00f2 solleva lo spirito. Ma forse \u00e8 anche merito del vitto. L&#8217;Ober-Ost d\u00e0 un buon rancio ai suoi soldato, ogni giorno l&#8217;ufficiale di servizio assaggia il cibo e i cuochi non possono fare i loro imbrogli&quot;. Winfried espresse la sua soddisfazione in proposito. L&#8217;altro lo guard\u00f2 negli occhi e disse: &quot;Qualcuno dovr\u00e0 ben avere qualche beneficio del fatto che tutto il paese adagio adagio sta morendo di fame&quot;. Winfried si mise a ridere: &quot;Finalmente ti riconosco, vecchio pessimista&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Be&#8217;&quot;, disse Bertin, &quot;guardi un po&#8217; intorno, le facce della gente che sta alla finestra o passeggia al bel sole di febbraio, altro che pessimismo! \u00c8 una cosa terribile e senza speranza. E se ora si inizia la grande offensiva in occidente e se anche arriviamo fino a Parigi, che gusto ci sar\u00e0 a vivere in simile modo? Sotto l&#8217;incubo dei pangermanisti e dei loro comandi? E siccome ci sono delle prospettive ben fondate&#8230; &quot; interruppe il suo discorso quasi senza speranza. Winfried lo guard\u00f2 con un senso di piet\u00e0, come si guarda uno squilibrato: &quot;Lei \u00e8 pazzo, Bertin; come si fa a pensare una simile cosa e per giunta esprimerla ad alta voce? Vuole che la porti davanti al tribunale di guerra?&quot;. Bertin si avvicin\u00f2 alla scrivania, e Winfried not\u00f2 che la sua esacerbazione era al colmo, &quot;\u00e8 forse andato alla guerra, capitano Winfried, per conquistare il Belgio e il bacino minerario di Briey oppure per invadere pacificamente l&#8217;Ucraina? Sapeva che si potesse torcere il principio di autodecisione dei popoli fino a farlo corrispondere nel modo pi\u00f9 preciso a certe idee, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno di una vite alla sua madrevite? Le sta a cuore un posticino in questo territorio o altrove e continua a tale scopo la guerra fino al dissanguamento&#8230; degli altri, si capisce?&quot;. Winfried arross\u00ec per colpa di certe intenzione di certe visioni che, non molto tempo prima, un vecchio signore, a letto [cio\u00e8 lo zio, pezzo grosso dell&#8217;Alto comando] gli aveva prospettato. Bertin attribu\u00ec quel rossore al senso di vergogna da cui era preso quel giovane ufficiale per il mondo [?] nel quale i nazionalisti potevano liberamente sfogarsi facendo strazio di un&#8217;intera collettivit\u00e0 umana, della cultura tedesca, delle conquiste incessanti di un grande popolo, della sua tecnica, del suo valore, della sua muta rassegnazione e della sua buona fede. E continu\u00f2: &quot;Lei sa cin quali convinzioni io venni dal fronte, e quali idee noi speravamo di realizzare a Mervinsk e quali tentativi abbiamo fatto. Ci pareva che il caso del generale Paprotkin fosse una eccezione e che la causa giusta avrebbe finito per trionfare: la nostra causa. Ma se lei fosse da quattro settimane all&#8217;Ober-Ost, signor capitano, lei saprebbe che forse la causa giusta vincer\u00e0, per quanto appaia poco probabile, ma che essa non si trova pi\u00f9 dalla nostra parte, ma altrove, oppure al di l\u00e0, oppure in Cielo, oppure sulla stella Sirio che, proprio seimila anni fa, ha iniziato il calendario egiziano&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Winfried si sentiva a disagio. Quell&#8217;uomo era quasi suo amico,dell&#8217;incontro improvviso con lui si era segretamente rallegrato come di un magnifico scherzo del caso. E ora faceva dei ragionamento che non era permesso ascoltare.<\/em><\/p>\n<p>Oltre alla segreta attrazione verso il mondo di quei generali imperiosi e di quei pangermanisti che sognavano di creare una Grande Germania abbracciante quasi tutta la Mitteleuropa, e anche qualcosa di pi\u00f9, traspare qui un altro aspetto della narrativa di Zweig: la sua intima divisione fra l&#8217;essere ebreo e l&#8217;essere cittadino tedesco. Si percepisce che, all&#8217;epoca in cui fu scritto questo libro, nel 1937, la vittoria era andata definitivamente all&#8217;identit\u00e0 ebraica; per\u00f2 bisogna tener conto che nel 1933 egli aveva dovuto lasciare la Germania, in seguito alle leggi razziali, e che si era stabilito in Palestina, per poi tornare solo a guerra finita, scegliendo di stabilirsi nella pare orientale, sotto il regime comunista, quasi come uno cui la storia ha dato ragione. Fu un grosso equivoco, perch\u00e9 aver scelto di sostenere il regime filo-staliniano non era un gran passo avanti rispetto all&#8217;essere fuggito dal regime nazista, nemmeno in senso propriamente ebraico, vista la scarsa simpatia mostrata da Stalin verso gli ebrei, e specialmente i sionisti. Ma quando Arnold Zweig fece le esperienze di cui riferisce nel libro <em>Istituzione di un re<\/em> (che \u00e8 ambientato sul fronte orientale, nel corso del 1918, cio\u00e8 all&#8217;epoca della pace di Brest-Litowsk fra gli Imperi Centrali e la Russia bolscevica), forse la bilancia era ancora in equilibrio, e Zweig, come migliaia di altri suoi correligionari, si stava chiedendo se facesse bene a sentirsi interamente un cittadino tedesco, assumendosene tutti gli oneri oltre agli onori, o se dovesse cominciare a pensare, come affermava Theodor Herzl, che l&#8217;unica vera soluzione della questione ebraica consisteva nel creare uno Stato ebreo in Palestina, la terra degli antichi padri.<\/p>\n<p>Forse, durante la Prima guerra mondiale, le due identit\u00e0 lottavano ancora nell&#8217;animo di Arnold Zweig, e, se non fosse subentrata tutta una serie di delusioni (nel 1916 il Comando tedesco aveva avviato una indagine per schedare gli ebrei arruolati nell&#8217;esercito, onde verificare se fossero vere le dicerie sulla loro propensione ad imboscarsi, cio\u00e8 a comportarsi da mediocri cittadini, cosa che parve ingiusta e offensiva a molti di essi), gli ebrei tedeschi avrebbero potuto accelerare il processo d&#8217;integrazione proprio grazie alla partecipazione alla guerra; e, forse, tutto il ciclo de <em>La grande guerra degli uomini bianchi<\/em> andrebbe riletto secondo questa particolare chiave di lettura: lo sforzo di un ebreo tedesco per chiarire a se stesso le ragioni pro e contro il fatto di seguitare a vivere in Germania, da leale cittadino tedesco, invece di emigrare altrove, per esempio in Palestina, per contribuire alla nascita di una patria ebrea per tutti i suoi correligionari. E poich\u00e9 abbiamo visto come Winfried\/Zweig fosse potentemente attratto, almeno all&#8217;inizio della Prima guerra mondiale, dalla fierezza di sentirsi tedesco, la questione che si deve porre sul tappeto, e che attende ancora una risposta soddisfacente, \u00e8 se sia stato il nazismo a spingere fuori dalla societ\u00e0 tedesca degli ebrei desiderosi d&#8217;integrarsi, come Arnold Zweig, o se sia stata l&#8217;incapacit\u00e0 d&#8217;integrarsi veramente e intimamente, da parte di tanti ebrei, specie intellettuali, come appunto Arnold Zweig, a spingere il nazismo verso la fatale decisione della loro persecuzione e dell&#8217;espulsione, infine dello sterminio. Possiamo anche porre la questione in questi termini: un regime che si fosse mostrato pi\u00f9 mite e benevolo verso le minoranze interne, specialmente quella ebraica, diciamo una prosecuzione ed una evoluzione della Repubblica di Weimar oltre la soglia critica della Grande Depressione del 1929, sarebbe stato capace di tenere legati a s\u00e9, trasformandoli in strumenti di forza intellettuale, uomini che avevano dei sentimenti simili a quelli di Arnold Zwei, invece di spingerli ad emigrare? E, in tal caso, il destino della Germania sarebbe stato diverso, rispetto al catastrofico <em>redde rationerm<\/em> del 1945? Oppure ci\u00f2 sarebbe stato materialmente e spiritualmente impossibile, e niente e nessuno avrebbero potuto far s\u00ec che gli ebrei tedeschi, e specialmente le teste pensanti, abbandonassero le seduzioni del sionismo per concentrarsi invece sul legame di fedelt\u00e0 con la Germania?<\/p>\n<p>Quasi certamente non lo sapremo mai. E questa \u00e8 stata una delle pi\u00f9 grandi tragedie, non solo per la Germania moderna, ma per tutta l&#8217;Europa. La mancata integrazione degli ebrei, il grande fascino esercitato su di essi dal programma sionista, e la cupa diffidenza di molti tedeschi verso quella secolare minoranza, hanno avuto delle conseguenze gravissime, sia per l&#8217;Europa che per il mondo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 stato un tempo, specialmente fra le due guerre mondiali, e poi, ancora per qualche anno, anche dopo la Seconda, in cui il nome di Arnold<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[227,263],"class_list":["post-23364","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-prima-guerra-mondiale","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23364","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23364"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23364\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23364"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23364"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23364"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}