{"id":23362,"date":"2008-03-22T10:25:00","date_gmt":"2008-03-22T10:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/22\/terza-considerazione-inattuale-ritrovare-le-ragioni-dellarmonia-familiare\/"},"modified":"2008-03-22T10:25:00","modified_gmt":"2008-03-22T10:25:00","slug":"terza-considerazione-inattuale-ritrovare-le-ragioni-dellarmonia-familiare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/22\/terza-considerazione-inattuale-ritrovare-le-ragioni-dellarmonia-familiare\/","title":{"rendered":"Terza considerazione inattuale: ritrovare le ragioni dell&#8217;armonia familiare"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo, in precedenza, sostenuto che la famiglia si sta sfasciando sotto i nostri occhi (nell&#8217;articolo <em>Gli effetti morali dell&#8217;industrializzazione sono all&#8217;origine della crisi della famiglia<\/em> moderna, sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Ricapitoliamo brevissimamente i punti salienti dell&#8217;analisi da noi svolta in quella sede.<\/p>\n<p><em>Primo<\/em>, la crisi dell&#8217;istituzione familiare covava da tempo, anche se solo da alcuni anni la crisi \u00e8 esplosa in maniera visibile ed evidente.<\/p>\n<p><em>Secondo<\/em>: la famiglia si sta letteralmente disintegrando, tanto che essa sopravvive quasi soltanto negli <em>spot<\/em> della pubblicit\u00e0 televisiva, affinch\u00e9 le industrie possano reclamizzare un nuovo tipo di biscotti, di marmellata o di bastoncini di pesce surgelato.<\/p>\n<p><em>Terzo<\/em>: l\u00e0 dove ancora la famiglia resiste, sembra un fortino assediato dagli Indiani; e, quel che \u00e8 peggio, essa \u00e8 minacciata <em>all&#8217;interno<\/em> da ogni sorta di pericolo: con i prodotti della tecnologia &#8211; televisione, computer, videogiochi -, a fare da bambinaie o da sostituto dei genitori.<\/p>\n<p><em>Quarto<\/em>: le tensioni che covano all&#8217;interno del nucleo familiare sono sempre pi\u00f9 forti; le spinte centrifughe, sempre pi\u00f9 incontrollabili; il dialogo, ridotto quasi a zero; la collaborazione, la fiducia reciproca, degradati a mero utilitarismo. Bastano le prime difficolt\u00e0 per spingere i coniugi ad andare dall&#8217;avvocato; e poi, via, pronti entrambi a ricominciare e a rifarsi una nuova vita, come niente fosse.<\/p>\n<p><em>Quinto<\/em>: coloro che pi\u00f9 soffrono delle tensioni familiari e della progressiva disgregazione del nucleo familiare sono i bambini, sballottati come pacchi postali da un genitore all&#8217;altro e, spesso, sommersi di impegni, come tanti piccoli <em>manager<\/em> d&#8217;assalto: ma nessun impegno potr\u00e0 mai colmare la loro cronica carenza d&#8217;affetto.<\/p>\n<p><em>Sesto<\/em>: in queste condizioni, i figli crescono fragili, nervosi, demotivati; s&#8217;imbrancano nella prima compagnia che capita loro a tiro, non appena raggiungono la pre-adolescenza; si sprofondano e cercano di intontirsi nel consumismo pi\u00f9 sfrenato, quasi per anestetizzare il dolore della ferita interiore.<\/p>\n<p><em>Settimo<\/em>: se fare i genitori, oggi, \u00e8 enormemente pi\u00f9 difficile di qualche decennio fa, neppure i nonni sono pi\u00f9 delle presenze autorevoli ed efficaci; mancano, di conseguenza, le figure parentali che potrebbero colmare, almeno in parte, il vuoto affettivo e di valori, dovuto alla lontananza, fisica o spirituale, dei genitori.<\/p>\n<p><em>Ottavo<\/em>: la scuola ha totalmente abdicato alla sua funziona educativa, limitandosi a una fredda e burocratica trasmissione di conoscenze, abilit\u00e0 e competenze (tanto che il vecchio &quot;esame di maturit\u00e0&quot; \u00e8 stato sostituito dall&#8217;asettico ed efficientistico &quot;esame di Stato&quot;); e gli insegnati &#8211; salvo poche, lodevoli eccezioni &#8211; tutto hanno in mente, tranne che di contribuire alla crescita umana e morale dei giovani.<\/p>\n<p><em>Nono<\/em>: sono pressoch\u00e9 scomparsi spazi verdi, luoghi sicuri dove i bambini possano giocare e divertirsi in modo sano; dove possano socializzare; dove possano sviluppare creativit\u00e0 e fantasia; dove possano elaborare una propria immagine del mondo, confrontandosi con la realt\u00e0 delle cose e non con la realt\u00e0 virtuale della televisione o del computer. Spesso, lasciati da soli all&#8217;aria aperta, i bambini <em>si annoiano<\/em>, non sanno che fare; non conoscono giochi, al di fuori di quelli elettronici o, quanto meno, di quelli gi\u00e0 pronti e semi-automatici, come i trenini che corrono sui binari o le bambole che parlano, ridono e fanno pip\u00ec.<\/p>\n<p><em>Decimo<\/em>: la disgregazione della famiglia e della sua armonia interna hanno un inizio ben preciso: la rivoluzione industriale che ha investito la civilt\u00e0 occidentale, tra la fine del XVIII secolo e l&#8217;ultima met\u00e0 del XX, innescando la spirale perversa dei bisogni artificiali, affinch\u00e9 le fabbriche possano inondare il mercato di sempre nuovi prodotti; e spingendo ciascuno ad inseguire il miraggio inafferrabile di un benessere materiale che dia accesso, finalmente, alla sospirata felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Ora desideriamo approfondire quest&#8217;ultimo aspetto e, in particolare, prendere in esame le conseguenze che l&#8217;avvento della mentalit\u00e0 materialistica e consumistica ha avuto all&#8217;interno del tessuto familiare; e in che modo quest&#8217;ultima abbia potentemente contribuito ad eroderlo e a sfilacciarlo, sino a portarlo sull&#8217;orlo della dissoluzione.<\/p>\n<p>Per farlo, dobbiamo partire da lontano.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che problemi, all&#8217;interno delle famiglie, ce ne sono sempre stati: mariti ubriaconi, madri nevrotiche, figli difficili e perfino molestie ed abusi sessuali, ce n&#8217;erano anche un tempo. Ma \u00e8 altrettanto vero che la famiglia estesa, grazie alla presenza di diverse figure parentali e di numerosi fratelli e sorelle, offriva maggiori possibilit\u00e0 di compensazione affettiva e di ricostituzione degli equilibri interni.<\/p>\n<p>Oltre a questo, c&#8217;\u00e8 un altro fatto importantissimo che bisogna tener presente: l&#8217;apparente semplificazione della vita quotidiana operata dalla tecnologia. Fino a due o tre generazioni fa, il lavoro fisico era tale da impegnare i membri di una famiglia, bambini compresi, praticamente a tempo pieno. Il lavoro nei campi, nell&#8217;orto, nella stalla, richiedeva cure continue; i figli pi\u00f9 grandicelli dovevano occuparsi dei fratellini e delle sorelline; finito il lavoro, c&#8217;erano gli abiti da rammendare, le scarpe da risuolare, gli attrezzi da riparare, e cos\u00ec via. Non c&#8217;erano tempi morti, tranne la domenica mattina: il giorno della festa, dei vestiti buoni e delle funzioni religiose. E, poi, la sagra del santo patrono; e, nel corso dell&#8217;anno, poche altre festivit\u00e0. Ma gli animali da governare, nella stalla, nel porcile e nel pollaio, dovevano mangiare anche la domenica, a Natale e Pasqua; le viti andavano potate, con il sole o con la pioggia; e qualcuno doveva ben portare il latte appena munto fino alla latteria pi\u00f9 vicina, festa o non festa che fosse.<\/p>\n<p>La tecnologia, frutto dell&#8217;energia mentale di chi inventa nuovi strumenti e dell&#8217;energia fossile che li traduce in lavoro utile, ha sostituito l&#8217;energia fisica del piede, del braccio e della mano. Le macchine lavorano per noi e ci fanno guadagnare tempo (almeno in apparenza). Nella famiglia mononucleare post-industriale, quindi, c&#8217;\u00e8 meno lavoro fisico da sbrigare, si fa meno fatica in senso stretto e ci si ritagliano margini considerevoli di tempo libero (o, almeno, questo \u00e8 quel che appare). Tutto questo, per\u00f2, non si traduce in una maggiore serenit\u00e0 e armonia familiare; al contrario. Anche un cieco si pu\u00f2 accorgere del fatto che mai, come oggi, la famiglia \u00e8 stata squassata, dall&#8217;interno, da venti di tempesta. Perch\u00e9, dunque?<\/p>\n<p>Secondo noi, ci\u00f2 dipende dal fatto che la tecnologia ci ha resi orgogliosi: orgogliosi di noi stessi. Ci ha abituati &#8211; insieme ad altri fattori &#8211; a considerarci <em>autosufficienti<\/em>, nel senso pi\u00f9 pregnante e specifico della parola. Ci ha insegnato a vedere noi stessi come degli dei: ciascuno si sente un po&#8217; il Dio di se stesso. Grazie agli strumenti della tecnica, noi abbiamo assimilato l&#8217;intima convinzione che tutto ci \u00e8 possibile, o che lo diverr\u00e0, in un futuro abbastanza vicino; che riusciremo a risolvere qualunque problema, a superare qualsiasi ostacolo: in una parola, che siamo diventati, o che stiamo per diventare, onnipotenti.<\/p>\n<p>Questo delirio di onnipotenza si traduce in una visione del mondo basata non pi\u00f9 sul senso del dovere e sulla necessit\u00e0 della collaborazione reciproca &#8211; a cominciare, appunto, dall&#8217;interno delle famiglie -, ma, al contrario, in una orgogliosa e smodata rivendicazione di autonomia, di indipendenza, anzi, di libert\u00e0 assoluta. Non accettiamo l&#8217;idea del limite: che ci siano dei limiti ai nostri diritti, a quel che possiamo fare, alla nostra ricerca esasperata di auto-realizzazione. Abbiamo costruito questo clima spirituale e i nostri figli, respirandolo fin dalla pi\u00f9 tenera et\u00e0, se ne sono ubriacati e ne sono impazziti.<\/p>\n<p>Ragazzini di undici o dodici anni, hanno sempre la bocca piena di &quot;io voglio&quot;: esigono tutto, pretendono tutto, rifiutano ogni responsabilit\u00e0 e ogni dovere. L&#8217;<em>altro<\/em> \u00e8 visto solo come un limite al dispiegamento della propria libert\u00e0 assoluta e incondizionata; o, al massimo, come un mezzo per realizzarla. Altrimenti, non \u00e8 che un ostacolo da abbattere, un inciampo sulla strada della nostra felicit\u00e0. Come diceva Sartre, cattivo maestro per eccellenza della post-modernit\u00e0: <em>l&#8217;inferno sono gli altri.<\/em><\/p>\n<p>Da questa pretesa di costruire e realizzare il proprio ego, senza gli altri e a dispetto degli altri; da questa inimicizia, implicita ma estremamente reale, nei confronti di tutto e di tutti; da questa folle ubriacatura di edonismo, che sfocia in una altrettanto folle ubriacatura di nichilismo, vengono travolte le famiglie al giorno d&#8217;oggi.<\/p>\n<p>Intanto gli idoli della musica giovanile esaltano, nelle loro canzoni, una libert\u00e0 sfrenata e delirante, imprecano al mondo degli adulti e dei genitori, rivendicano la bellezza della droga e magnificano il gesto &quot;liberatorio&quot; del suicidio: applauditi ed osannati da folle strabocchevoli di <em>teen agers<\/em> in visibilio.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il mondo che abbiamo costruito, e questi sono i risultati.<\/p>\n<p>Tempo due o tre generazioni e, continuando per questa via, non ci saranno pi\u00f9 famiglie, non ci sar\u00e0 pi\u00f9 societ\u00e0 organizzata, non ci sar\u00e0 futuro. Ci distruggeremo con le nostre stessi mani, pagando e idolatrando i nostri carnefici.<\/p>\n<p>Per questo, \u00e8 necessario reagire.<\/p>\n<p>Ogni silenzio, ogni indulgenza, ogni ambiguit\u00e0 sarebbero colpevoli: non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 tempo da perdere. Dobbiamo correre ai ripari, prima che sia troppo tardi.<\/p>\n<p><em>Primo<\/em>, dobbiamo fischiare e cacciare a pomodori marci tutti i cattivi maestri.<\/p>\n<p><em>Secondo<\/em>, dobbiamo smetterla di crederci Dio e recuperare, se non la fede (che \u00e8 un dono, e non dipende da noi), almeno il senso del limite e il senso del mistero.<\/p>\n<p><em>Terzo<\/em>, dobbiamo riscoprire la gioia della fatica, del sacrificio, del lavoro manuale: fosse anche semplicemente del fatto di andare a fare la spesa a piedi o in bicicletta, e non sempre e solo col macchinone; o di rilegare un libro con le nostre mani; o di portare i bambini a vedere le anatre sul fiume dietro casa (almeno chi lo pu\u00f2), invece di regalare loro l&#8217;ultimo <em>videogame<\/em> giapponese.<\/p>\n<p><em>Quarto<\/em>, dobbiamo dare il buon esempio delle cose fatte con cura, con amore, con passione: a cominciare dal nostro lavoro. Non dobbiamo far vedere che facciamo le cose di malavoglia e sgraziatamente, pensando solo al guadagno.<\/p>\n<p><em>Quinto<\/em>, dobbiamo ristabilire un dialogo con i nostri figli, costi quel che costi. Sar\u00e0 difficile, all&#8217;inizio, perch\u00e9 non ci siamo pi\u00f9 abituati e perch\u00e9 loro, ormai, tendono a vedere ogni nostra mossa come una intrusone nella loro sfera privata, come un attentato alla loro sacrosanta libert\u00e0. Perci\u00f2, sulle prime, la loro reazione sar\u00e0 di diffidenza, di aggressivit\u00e0 e di rifiuto.<\/p>\n<p><em>Sesto<\/em>, dobbiamo mostrare ai nostri figli che nulla, per noi, \u00e8 pi\u00f9 prezioso di loro: ma senza smancerie e senza esagerazioni. Sobriamente, con dignit\u00e0 e discrezione; ma con la forza silenziosa della costanza e della coerenza, che non hanno bisogno di tante parole per comunicare.<\/p>\n<p><em>Settimo<\/em>, dobbiamo recuperare il senso della collaborazione reciproca, nella famiglia e fuori di essa; il senso del bisogno che ciascun essere umano ha dell&#8217;altro, necessariamente; dobbiamo reimparare a fidarci del nostro prossimo, e non delle macchine.<\/p>\n<p><em>Ottavo<\/em>, dobbiamo avere l&#8217;umilt\u00e0 di non fidarci, orgogliosamente, delle nostre sole forze, e neanche soltanto di coloro che ci sono pi\u00f9 vicini; riconoscere che noi, da soli, possiamo fare ben poco; che esiste una forza potente e benefica, una forza cosmica, che i credenti chiamano grazia, ma che si pu\u00f2 chiamare anche in altro modo, che ci aiuta e ci soccorre l\u00e0 dove il cammino \u00e8 pi\u00f9 erto e difficile, dove le pietre si fanno pi\u00f9 affilate e taglienti. In quella forza dobbiamo riporre la nostra fiducia; e, per far questo, dobbiamo reimparare a <em>chiedere.<\/em><\/p>\n<p><em>Nono<\/em> (e lo abbiamo gi\u00e0 detto, nella <em>Prima considerazione inattuale<\/em>), dobbiamo riscoprire il giusto concetto di aristocrazia, ossia la necessit\u00e0 di affidarci, in ogni circostanza, a chi \u00e8 in grado di gestirla nel modo migliore: non in senso puramente tecnico, ma nel senso umano pi\u00f9 ampio e comprensivo.<\/p>\n<p><em>Decimo<\/em> (e, anche questo, lo abbiamo gi\u00e0 detto, nella <em>Seconda inattuale<\/em>), dobbiamo restaurare il valore della virilit\u00e0 e della femminilit\u00e0, come categorie esistenziali complementari e distinte, come polarit\u00e0 che hanno bisogno l&#8217;una dell&#8217;altra, appunto perch\u00e9 sono diverse l&#8217;una dall&#8217;altra.<\/p>\n<p>E poi, coraggio: la strada sar\u00e0 lunga e difficoltosa.<\/p>\n<p>A volte ci sembrer\u00e0 di non farcela; e, comunque, difficilmente vedremo germogliare le pianticelle che saremo riusciti a seminare.<\/p>\n<p>Altri le vedranno, non noi.<\/p>\n<p>Non importa.<\/p>\n<p>Dobbiamo ugualmente metterci in cammino; e, quando saremo pi\u00f9 stanchi e scoraggiati, qualcosa o qualcuno ci aiuter\u00e0.<\/p>\n<p>Esiste, quella forza benefica universale, di cui dicevamo poc&#8217;anzi.<\/p>\n<p>Verr\u00e0 lei ad aiutarci: non come un <em>deus ex machina<\/em> che risolve, miracolosamente, le situazioni difficili; ma servendosi di altri esseri, di altre circostanze, di altri pensieri e sentimenti, che sentiremo avvicinarsi &#8211; fuori e dentro di noi &#8211; quando ne avremo pi\u00f9 bisogno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo, in precedenza, sostenuto che la famiglia si sta sfasciando sotto i nostri occhi (nell&#8217;articolo Gli effetti morali dell&#8217;industrializzazione sono all&#8217;origine della crisi della famiglia moderna,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[136],"class_list":["post-23362","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-famiglia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23362","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23362"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23362\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23362"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23362"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23362"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}