{"id":23355,"date":"2012-01-07T01:44:00","date_gmt":"2012-01-07T01:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/01\/07\/aristotele-e-il-vivere-veramente\/"},"modified":"2012-01-07T01:44:00","modified_gmt":"2012-01-07T01:44:00","slug":"aristotele-e-il-vivere-veramente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/01\/07\/aristotele-e-il-vivere-veramente\/","title":{"rendered":"Aristotele e il vivere veramente"},"content":{"rendered":"<p>Chi \u00e8 l&#8217;uomo che vive veramente: che vive nel significato pieno, luminoso, gioioso della parola e che non si lascia soltanto vivere, miseramente e stentatamente?<\/p>\n<p>&quot;Vivere&quot;, infatti, non basta: la vita ci \u00e8 data, non ce la siamo data da soli; si tratta di vedere se ci limitiamo a subirla, a usarla disordinatamente, a disperderci in essa, o se siamo in grado di organizzarla, modellarla e indirizzarla nel modo migliore, s\u00ec che si realizzino tutte le migliori possibilit\u00e0 che vi sono implicite.<\/p>\n<p>Perfino di una macchina possiamo fare un uso adeguato o inadeguato, perfino di un semplice oggetto; \u00e8 quasi incredibile che cos\u00ec poche persone si prendano il disturbo di domandarsi se stiano facendo l&#8217;uso migliore possibile della loro vita o se la stiano vivendo al cinquanta per cento, al dieci per cento, all&#8217;uno per cento delle sue potenzialit\u00e0.<\/p>\n<p>Qualcuno obietter\u00e0 subito che tutto dipende da quali cose riteniamo importanti e da quali beni giudichiamo tali da rendere una vita umana piena e felice; qualche altro potrebbe obiettare che la pienezza della vita, intesa nel senso migliore, ossia del massimo utilizzo delle sue possibilit\u00e0 pi\u00f9 alte, non sempre va d&#8217;accordo con la felicit\u00e0, anzi, appare sovente che le due cose risultino inconciliabili.<\/p>\n<p>Alla prima obiezione rispondiamo dicendo che, certo, tutti i gusti sono gusti, come disse la mosca sprofondandosi in un fumante escremento di mucca; ma che, quando si parla del miglior uso possibile della vita umana, vi sono pochi dubbi circa il fatto che esso debba coincidere con la sua vera essenza e quest&#8217;ultima, a sua volta, con l&#8217;esercizio della virt\u00f9 e della conoscenza, secondo la formula dell&#8217;Ulisse dantesco.<\/p>\n<p>Virt\u00f9 e conoscenza, infatti, sono le due facolt\u00e0 specifiche e pi\u00f9 alte della natura umana; tutte le altre, a cominciare da quelle sensibili, appartengono anche ad altre specie viventi; ed \u00e8 un fatto che una cosa viene valorizzata al massimo quando si sviluppano al massimo le sue potenzialit\u00e0 specifiche e perci\u00f2 essenziali, non quelle generiche e secondarie.<\/p>\n<p>Alla seconda obiezione rispondiamo che la virt\u00f9 e la conoscenza sono premio a se stesse, vale a dire che chi le persegue e le antepone ad ogni altro bene trova in esse la forma pi\u00f9 alta di felicit\u00e0 che sia riservata ad un essere umano; precisando che per &quot;felicit\u00e0&quot; non si intende il massimo del piacere fisico, ma il massimo del piacere complessivo, quello spirituale innanzitutto (che pu\u00f2 comprendere quello fisico, cos\u00ec come il tutto comprende la parte), nelle condizioni date e non in astratto: ossia, se si preferisce, il minor male possibile.<\/p>\n<p>Aggiungiamo, inoltre, che non tutte le potenzialit\u00e0 specificamente umane devono essere sfruttate al massimo per poter vivere una vita vera; ve ne sono alcune che, pur essendo specificamente umane, non sono imparentate n\u00e9 con la virt\u00f9, n\u00e9 con la conoscenza: per dirne una, l&#8217;amore del pericolo fine a se stesso.<\/p>\n<p>Allora non si dir\u00e0 che vivere una vita pienamente realizzata significa, ad esempio, cercare continuamente situazioni di pericolo, quali la pratica degli sport cosiddetti estremi, in modo da stimolare al massimo l&#8217;adrenalina e da trarre piacere dal fatto di mettere continuamente a rischio la propria sicurezza e la vita stessa: ci\u00f2 non corrisponde n\u00e9 a virt\u00f9, n\u00e9 a conoscenza, ma somiglia, piuttosto, alla triste dipendenza del drogato dalle sostanze stupefacenti, senza le quali la vita gli parrebbe indegna di essere vissuta, perch\u00e9 esse sole gli danno quelle sensazioni piacevoli di cui ha assoluto bisogno e che non saprebbe procurarsi altrimenti.<\/p>\n<p>Anche se non rientra nell&#8217;ambito della presente riflessione, a scopo di maggiore chiarezza daremo, molto velocemente, una definizione di &quot;virt\u00f9&quot; e di &quot;conoscenza&quot;: intendiamo per &quot;virt\u00f9&quot; un modo di porsi di fronte alla vita diretto alla ricerca e all&#8217;esercizio del bene, che non coincide con il piacere, ma che \u00e8 il bene pi\u00f9 alto possibile sia per il soggetto che lo persegue, sia per gli altri, secondo quanto \u00e8 essenziale alla natura umana; e, per &quot;conoscenza&quot;, non l&#8217;accumulo di svariate nozioni su questo o quell&#8217;ambito dello scibile umano, ma lo sforzo per acquisire la saggezza, ossia la comprensione profonda delle cose e del senso ultimo della vita stessa.<\/p>\n<p>Ci rendiamo perfettamente conto che si tratta di definizioni frettolose e insufficienti; pure, in questa sede, per non ampliare smisuratamente il discorso (ma in filosofia \u00e8 questa la regola: tutto si tiene, per cui ogni singola parte rimanda a ciascuna altra e quindi alla totalit\u00e0), ci accontenteremo di esse, paghi di aver messo sufficientemente in chiaro che &quot;bene&quot; e &quot;piacere&quot; non necessariamente coincidono, cos\u00ec come &quot;male&quot; e &quot;dolore&quot;, tanto pi\u00f9 che esistono innumerevoli tipi di piacere e di dolore (e il masochista, per esempio, pu\u00f2 trovare preferibile il dolore al piacere, anzi, egli trova piacere proprio nel dolore, ossia in un certo tipo di dolore); ma \u00e8 certo che esiste un solo Bene, degno di essere scritto con la lettere maiuscola; e cos\u00ec anche il Male.<\/p>\n<p>Proviamo ora ad affidarci alla sapienza di uno dei pi\u00f9 grandi filosofi di tutti i tempi, Aristotele, il quale aveva fatto oggetto di limpida riflessione il &quot;vero&quot; vivere.<\/p>\n<p>Scrive, dunque, Aristotele (Giambl. Protr. XI, 56, 23 sgg:, in: Aristotele, \u00abDall&#8217;Accademia al Peripato\u00bb, Editrice Ferraro, Napoli, 1988, pp. 64-66):<\/p>\n<p>\u00abRisulter\u00e0 evidente da quanto segue che coloro i quali scelgono di vivere nella filosofia conseguono anche una vita gioconda in sommo grado. \u00c8 chiaro che la parola &quot;vita&quot; \u00e8 usata in duplice senso, cio\u00e8 nel senso della possibilit\u00e0 e in quello della realt\u00e0 (potenzialit\u00e0 ed attualit\u00e0). Tutti gli animali che hanno il senso della vista e quindi la possibilit\u00e0 naturale di vedere noi li chiamiamo vedenti, sia quando essi talvolta chiudono gli occhi, sia quando fanno uso della loro possibilit\u00e0 di vedere aprendo gli occhi. Lo stesso accade anche per il sapere. Con questo concetto una volta intendiamo l&#8217;uso della facolt\u00e0 di conoscere, un&#8217;altra volta il possesso della facolt\u00e0 e quindi del sapere. E se distinguiamo il vivere dal non-vivere in base alla sensazione e concepiamo anche la sensazione in questo doppio senso, cio\u00e8 nel senso reale quando facciamo uso della capacit\u00e0 di sentire e nell&#8217;altro senso quando possediamo solo questa capacit\u00e0 come possibilit\u00e0 e potenzialit\u00e0 &#8212; dal momento che attribuiamo la capacit\u00e0 di sentire, come pare, anche a chi sta dormendo -, allora ne deriva con evidenza che anche il &quot;vivere&quot; \u00e8 inteso in doppio senso. Per quanto abbiamo ora chiarito, per uno che \u00e8 sveglio dobbiamo dire che egli &quot;vive&quot;, che vive nel senso vero e proprio, ma anche di uno che dorme dobbiamo dire lo stesso perch\u00e9 egli ha la possibilit\u00e0 di passare nella condizione di veglia, per la quale diciamo che egli \u00e8 sveglio e che percepisce qualcosa delle realt\u00e0 a lui esterne&#8230; Si dovr\u00e0 dire che chi \u00e8 sveglio vive in maniera pi\u00f9 intensa di chi sta dormendo, ed egualmente colui che \u00e8 attivo con la sua anima in confronto a colui che l&#8217;anima la possiede soltanto&#8230; Ora il compito pi\u00f9 specifico e comunque il compito pi\u00f9 elevato dell&#8217;anima \u00e8 quello di riflettere e di pensare. \u00c8 dunque facilissimo per ognuno concludere che colui che pensa rettamente vive pi\u00f9 intensamente, ed intensissimamente colui che conosce la verit\u00e0: questi \u00e8 per\u00f2 colui che si conforma alla pi\u00f9 rigorosa conoscenza e perviene alla contemplazione. E la vita perfetta consiste perci\u00f2 nella conoscenza di ci\u00f2 che \u00e8 razionale e prudente. Ma se il vivere significa per ogni essere quanto significa l&#8217;essere, ne deriva che l&#8217;essere nel senso pi\u00f9 vero e pi\u00f9 alto compete solo al sapiente, anzi in misura maggiore nell&#8217;attimo in cui egli con l&#8217;attivit\u00e0 della sua anima perviene alla intuizione della maggior parte dell&#8217;essere conoscibile. Inoltre l&#8217;attivit\u00e0 pi\u00f9 perfetta ed indisturbata contiene in s\u00e9 la gioia, ed in tal modo l&#8217;attivit\u00e0 speculativa sarebbe la pi\u00f9 gioconda di tutte&#8230; Dunque noi attribuiamo la vita in un grado pi\u00f9 alto a chi \u00e8 sveglio e non a chi \u00e8 dormiente, a chi esercita la sapienza pi\u00f9 che a chi non fa uso della ragione, ed affermiamo che la felicit\u00e0 che scaturisce dalla vita derivante dall&#8217;attivit\u00e0 dell&#8217;anima \u00e8 di natura spirituale, in quanto questo \u00e8 vivere nella verit\u00e0. Ma se esistono diversi modi di attivit\u00e0 dell&#8217;anima, tuttavia il pi\u00f9 importante di tutti \u00e8 quello di pensare quanto pi\u00f9 razionalmente \u00e8 possibile. Cos\u00ec diventa chiaro che anche la gioia che nasce dal pensiero razionale e dalla contemplazione deve derivare o esclusivamente o per la maggior parte dal vivere. Una vita gioconda e una vera felicit\u00e0 appartengono dunque soltanto e nel grado pi\u00f9 elevato ai filosofi&#8230; Chi dunque possiede intelligenza, eserciter\u00e0 di conseguenza la filosofia per trovare in s\u00e9 la felicit\u00e0 in quello che \u00e8 il piacere pi\u00f9 vero e pi\u00f9 perfetto. Noi dunque siamo convinti che la felicit\u00e0 consista nella sapienza e in una specie di saggezza, oppure nella probit\u00e0 o nel grado pi alto di gioia o in tutte queste cose assieme. Se essa consiste nella sapienza \u00e8 chiaro che soltanto i filosofi pervengono ad una vita felice; se poi la felicit\u00e0 consiste nella probit\u00e0 dell&#8217;anima o nella gioia, anche in tal caso solo essi tra tutti la assaporano interamente nel modo pi\u00f9 intenso. Infatti la probit\u00e0 \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante per noi uomini, ma quella che ci rende pi\u00f9 felici, se la confrontiamo con le altre, \u00e8 la filosofia, la quale pu\u00f2 essere anche la stessa cosa con la felicit\u00e0, quando questa coincide con la vita secondo ragione.\u00bb<\/p>\n<p>Ci sono pi\u00f9 modi di vivere, dunque: quello pienamente desto e risvegliato e quello dei dormienti; e questi ultimi, a loro volta, possono essere o non essere consapevoli della loro condizione, ma di solito non lo sono, anzi, protestano vigorosamente e aggressivamente se qualcuno tenta di svegliarli, affermando di essere pi\u00f9 svegli di chiunque altro.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un problema al quale difficilmente esiste soluzione: perch\u00e9, come per l&#8217;ignorante perfettamente convinto di sapere, cos\u00ec per il dormiente persuaso di essere desto e consapevole, non vi \u00e8 possibilit\u00e0 di redenzione, fino a quando qualcuno o qualcosa non riusciranno a rompere la dura scorza della sua ignoranza e della sua presunzione e a fargli comprendere la realt\u00e0 della condizione in cui effettivamente si trova.<\/p>\n<p>Per colui che incomincia a risvegliarsi, si tratta di intraprendere un cammino lento e, talvolta, faticoso, ma anche ricchissimo di soddisfazioni, fuori dalla &quot;selva oscura&quot; dell&#8217;inconsapevolezza, verso la luce di una vita pienamente presente a se stessa e tale da poter sviluppare e perfezionare nel modo pi\u00f9 idoneo tutte le grandi e preziose possibilit\u00e0 che in essa giacciono latenti e non ancora utilizzate, o utilizzate solo in minima parte.<\/p>\n<p>Il dormiente vive con il pilota automatico inserito: non ha occhi per la bellezza, non ha orecchi per la verit\u00e0, non ha cuore per la virt\u00f9; sprofondato nel brago della sua grossolana ignoranza, in cui si rivolta come un maiale sazio e soddisfatto, degrada la propria natura e provoca amare sofferenze a quanti gli stanno intorno, qualche vola per deliberata cattiveria, pi\u00f9 spesso per assoluta mancanza di prudenza, di discernimento e di saggezza: in una parola, di virt\u00f9.<\/p>\n<p>Svegliarsi alla verit\u00e0 della vita e disinserire il pilota automatico sono, quindi, le prime cose da fare e le pi\u00f9 necessarie: tutto il resto viene di conseguenza; perch\u00e9, mano a mano che ci si rende conto che la propria barca non potr\u00e0 affrontare le onde del mare, se non agendo opportunamente sul timone e sulle vele e se non mettendo in gioco la propria intelligenza e la propria volont\u00e0, cos\u00ec si impara anche ad affrontare i casi dea vita con un altro spirito e da una nuova prospettiva.<\/p>\n<p>Molte cose che prima ci sembravano ovvie, ora ci appariranno ricche di complessit\u00e0 e di ulteriori implicazioni; molte cose che ci sembravano insignificanti o perfino noiose, ora ci si riveleranno luminose e affascinanti; e molte di quelle che, prima, ci sembravano attraenti e desiderabili, adesso ci faranno un&#8217;impressione completamente diversa, incominceremo a trovarle banali o addirittura brutte e volteremo loro decisamente le spalle, desiderosi di miglior cibo.<\/p>\n<p>In fondo, il segreto della vita \u00e8 tutto qui: capire che si pu\u00f2 fare qualcosa di meglio che lasciarsi vivere, indugiando in un pigro sonno popolato di sogni ingannevoli, oppure afferrare avidamente le occasioni che si presentano, al solo scopo di procurarsi piacere, denaro e potere sugli altri; che essa offre una straordinaria opportunit\u00e0, quella di diventare pienamente uomini e pienamente donne, uscendo dallo stato di semplice potenzialit\u00e0 e di teorica possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Nessuno nasce veramente uomo o donna, ma lo diventa, o meglio, lo pu\u00f2 diventare, se si desta e se si pone l&#8217;obiettivo di realizzare pienamente la propria parte migliore.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 sembrare una cosa difficile e perfino oscura, invece \u00e8 molto pi\u00f9 semplice di quel che non s&#8217;immagini: perch\u00e9 non si tratta di inventarsi qualche cosa che non esiste, ma di dare risposta a una vocazione, a una chiamata, che ci \u00e8 stata fatta sin dall&#8217;inizio, anzi, fin da prima della nostra nascita e del nostro concepimento: e ci \u00e8 stata fatta individualmente, a ciascuno di noi, con modalit\u00e0 diverse ma per un unico scopo: guidarci sulla strada di casa, sulla strada dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Dall&#8217;Essere veniamo e all&#8217;Essere ritorniamo; dopo una vita o dopo molte vite, come ritengono alcune scuole di pensiero: ma quel che conta davvero, \u00e8 ritornarci a testa alta, desti e consapevoli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi \u00e8 l&#8217;uomo che vive veramente: che vive nel significato pieno, luminoso, gioioso della parola e che non si lascia soltanto vivere, miseramente e stentatamente? 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