{"id":23342,"date":"2015-07-28T09:59:00","date_gmt":"2015-07-28T09:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/apuleio-e-luciano-di-samosata-i-dioscuri-della-dissoluzione\/"},"modified":"2015-07-28T09:59:00","modified_gmt":"2015-07-28T09:59:00","slug":"apuleio-e-luciano-di-samosata-i-dioscuri-della-dissoluzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/apuleio-e-luciano-di-samosata-i-dioscuri-della-dissoluzione\/","title":{"rendered":"Apuleio e Luciano di Samosata, i Dioscuri della dissoluzione"},"content":{"rendered":"<p>Ogni epoca di decadenza e di dissoluzione ha i suoi Dioscuri intellettuali: nel caso del mondo greco-romano del II secolo dopo Cristo, possiamo prendere lo scrittore latino Apuleio e lo scrittore greco Luciano di Samosata come esempi quasi perfetti di questa affermazione.<\/p>\n<p>Scriveva, dunque, lo storico e filosofo Aldo Ferrabino nel suo libro \u00abLo spirito della conquista romana\u00bb (Padova, Zanocco Editore, 1946, pp. 424-425 e 428-429):<\/p>\n<p>\u00abAfricano da Madaura, e vissuto oltre la met\u00e0 del II secolo d. C., Apuleio fu filosofo platonico: ma cultore di tutte e nove le Muse: ma costretto finanche a scolparsi dall&#8217;accusa di magia: e autore d&#8217;un romanzo d&#8217;avventure.<\/p>\n<p>Il romanzo fioriva allora come nelle et\u00e0 eroiche il poema.\u00a0<\/p>\n<p>Imitate da modello greco, le &quot;Metamorfosi&quot; d&#8217;Apuleio sono scruitte in un latino patetico, figurato, fantasioso, variegato d&#8217;arcaismi e di neologismi, d&#8217;artifizi squisiti e di sprezzature triviali; un latino che sente l&#8217;Africa negli elementi e nella esuberanza, che sente il secolo negli accorgimenti e nella stravaganza; pi\u00f9 tumultuoso che copioso; perfido come un coro di Sirene.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 ritratta la societ\u00e0? Non i veri costumi, non il vero animo. Della societ\u00e0 d&#8217;allora \u00e8 ritratta una sola ma epidemica passione: la passione in cui le altre tutte s&#8217;andavano sommergendo o diluendo, e che convertiva a s\u00e9 i gusti dei Britanni e dei Galli, degli Iberi e degli Afri, degli Egiziani e dei Greci, dei Pannoni e dei Traci, e finalmente degl&#8217;Italici: -l&#8217;asianesimo.<\/p>\n<p>Di tutti gli apporti provinciali alla vita dell&#8217;impero, quest&#8217;era il pi\u00f9 ambiguo, per non dire il pi\u00f9 putrido; e per\u00f2 col tempo fin\u00ec a contaminarli tutti quanti.<\/p>\n<p>Era una miscela inebbriante di superstizione primordiale e di sovracultura decadente; aveva i lezi di una letteratura decrepita e la credulit\u00e0 atavica degli stregoni selvaggi; &#8211; lussuria e magia.<\/p>\n<p>Ragione, sentimento, volere, sembrava che ne fossero esaltati e rafforzati, quand&#8217;invece erano imbastarditi e incestuosamente frammischiati.<\/p>\n<p>L&#8217;asianesimo erompeva allora anche fuor di romanzo in molte disparate forme di religiosit\u00e0. Asianesimo farcito di simboli e di riti e di segreti; amalgama di credenze mesopotamiche e iraniche, travasato in Anatolia e in Egitto: misto d&#8217;invenzioni stravaganti.<\/p>\n<p>Di conto a tali dottrine, che serpeggiavano nel mondo greco-romano durante i primi secoli dell&#8217;\u00e8ra, fu opposta la rivelazione cristiana nella forma che stava in quei decenni diventando cattolica; onde, dopo alcuni autori greci, s&#8217;illustr\u00f2 autore latino un altro africano, Tertulliano.<\/p>\n<p>Sorse egli come una antitesi all&#8217;asianesimo, come un richiamo alla latinit\u00e0, alla chiarezza e temperanza che splendevano nel giure civile di Roma. Avvers\u00f2 la Gnosi, difese il pensiero cattolico, fedele al dogma della Redenzione per cui il Redentore \u00a0aveva persona storica e insieme eterna, umana e insieme divina, con tutti i triboli terreni e con tutte le glorie celesti; Dio fatto creatura ma creatura scevra di peccato.<\/p>\n<p>Tertulliano fu davvero il primo che significasse in lingua italica l&#8217;affinit\u00e0 recondita del romanesimo col cristianesimo. [&#8230;]<\/p>\n<p>Lasciamo che passino centocinquant&#8217;anni [dopo Filone Giudeo]; Luciano, un altro semita, m della Siria Commagene sulla riva occidentale dell&#8217;Alto Eufrate, ci indicher\u00e0 la meta estrema a cui quegli uomini erano arrivati: &#8211; la dissoluzione di tutt&#8217;e due le &quot;civitates&quot;, sia la terrena e naturale, sia la celeste e sovrannaturale.<\/p>\n<p>Luciano s&#8217;appropri\u00f2 con rara perizia lo schietto stile degli Attici vissuti nei secoli prima di lui. S&#8217;appropri\u00f2 con rara felicit\u00e0 la gioconda forza comica d&#8217;un Aristofane e anche la vigorosa forza oratoria d&#8217;un Demostene: ma ne arm\u00f2 l&#8217;acredine del suo scetticismo &quot;bestemmiatore&quot; (come fu detto).<\/p>\n<p>La materia che Luciano tratta tiene del suo tempo: \u00e8 cultura scaduta a vanit\u00e0, religione a magia, divino eroico umano conversi e confusi, equivoco di vero con falso. E la forma in cui Luciano cola questa materia \u00e8 la forma perenne dello smarrimento morale, \u00e8 un riso scriteriato, che non riesce a farsi pago neanche di se stesso.<\/p>\n<p>La satira di Luciano non \u00e8 che critica imputridita dalla licenza.<\/p>\n<p>La sua beffa, irriverente a Zeus, irriverente a Ges\u00f9, sembra essere la rivincita della saggezza attica contro la superstizione asiatica; ma non \u00e8 se non questa medesima superstizione lasciata a brancolare nel vuoto.<\/p>\n<p>Luciano e Apuleio sono opposti per origine, per stile; ma mettono due maschere sopra un volto solo: l&#8217;aberrazione che crede a tutto, e che non crede a nulla.<\/p>\n<p>\u00c8 la catastrofe dell&#8217;IO; il quale, a furia di esercitare la sua ingenita facolt\u00e0 di mentirsi, \u00e8 arrivato a vedere nella vita ora il giuoco futile degli arbitrii umani ora il capriccio misterioso di arbitrii divini; a rifiutare il certo per correre all&#8217;incerto; a ripudiare in se medesimo la potenza del discernimento, la evidenza della ragione, la sicurezza della conoscenza, la efficacia dell&#8217;azione &#8212; la dignit\u00e0 del riscatto.\u00bb<\/p>\n<p>Nel caso di Apuleio, Il Ferrabino adopera il termine &quot;asianesimo&quot; non solo nel significato stretto di un particolare stile letterario, diverso e opposto alla sobriet\u00e0 dell&#8217;atticismo, ma, evidentemente, in quello molto pi\u00f9 ampio della influenza culturale e spirituale esercitata dalle province orientali dell&#8217;Impero romano sopra quelle occidentali, e specialmente sull&#8217;Italia: influenza che egli giudica non solo negativa, ma pessima, addirittura putrida. Lussuria e magia ne sono i frutti velenosi; decadenza e artificiosit\u00e0, le manifestazioni pi\u00f9 appariscenti, non solo dal punto di vista letterario e artistico, ma anche in senso politico e morale.<\/p>\n<p>Ferrabino, cio\u00e8, vede nella dilagante moda delle religioni e delle culture orientali, diffusasi in Roma nei due secoli che vanno da Cicerone a Marco Aurelio, il segno pi\u00f9 evidente, se non addirittura la causa, della decadenza morale del genio romano: l&#8217;affermarsi del dispotismo asiatico in luogo dello spirito repubblicano, che un tempo era stato la fierezza dei Romani, nonch\u00e9 la ricerca di una esuberanza culturale indubbiamente ingegnosa e, per certi aspetti, affascinante, ma priva di sostanza, di seriet\u00e0, di rigore, degradata a gioco della mente, a capriccio vizioso dei sensi.<\/p>\n<p>A suo parere, uno scrittore come Apuleio, non che rappresentare lo stato reale della societ\u00e0 romana del suo tempo, si \u00e8 compiaciuto di ritrarne un quadro oltremodo dissoluto, riflettendo su di essa una propensione al vizio e un disordine morale che era innanzitutto suo; simile in questo, aggiungiamo noi, all&#8217;autore del \u00abSatyricon\u00bb. Con una importante differenza, tuttavia: che, mentre Petronio rappresenta un mondo sprofondato nella lussuria cieca e in una totale opacit\u00e0 morale, dominato da un edonismo brutale, cinico, disincantato, Apuleio traveste una analoga rappresentazione sotto le apparenze di una conversione religiosa; ma la sua non \u00e8 che una mascherata di dubbio gusto. Lucio, il protagonista delle \u00abMetamorfosi\u00bb, trasmutato in asino per un uso sconsiderato della magia, dopo essere ritornato uomo, si vota al culto di Iside e se ne fa banditore zelante e appassionato: con quanta seriet\u00e0 e sincerit\u00e0, \u00e8 tutto da vedere.<\/p>\n<p>Sembra quasi incredibile che alcuni studiosi abbiano creduto a quella conversione e, pi\u00f9 ancora, alle intenzioni serie, e perfino religiose, del romanzo di Apuleio, quando non si tratta che di una goffa parodia di ci\u00f2 che dovrebbe essere un autentico percorso di ricerca spirituale e religiosa, adatta per spiriti smaliziati e increduli, com&#8217;erano i suoi lettori, e per intellettuali senza alcuna sostanza etica e seriet\u00e0 di vita, come lo era Apuleio stesso: un sofista buono per tutte le cause e per tutte le stagioni, innamorato soprattutto di se stesso, mai profondo, mai sincero, mai affidabile. Eppure, a ben guardare, non \u00e8 poi cos\u00ec strano che certi studiosi moderni siano caduti in un tale fraintendimento, dal momento che anche quella in cui noi viviamo \u00e8 un&#8217;epoca di profonda decadenza. Il simile chiama il suo simile: e cos\u00ec come Apuleio scimmiotta la ricerca della verit\u00e0 da parte dell&#8217;anima, ma in fondo non crede a niente e a nessuno, tranne che al proprio Ego narcisista e debordante, cos\u00ec quei signori trovano in lui qualche cosa di molto simile a ci\u00f2 che \u00e8 in loro stessi: ambizione smodata e superficialit\u00e0; confusione morale che non osa guardarsi in faccia e riconoscersi; compiacimento di s\u00e9 ed esaltazione dell&#8217;egotismo pi\u00f9 sfrenato.<\/p>\n<p>In fondo, Apuleio piace a tutti quegli intellettuali moderni &#8212; e il loro numero \u00e8 legione &#8212; i quali si specchiano nella sua vanit\u00e0, nella sua vuota boria intellettuale, nei suoi artefatti slanci pseudo-mistici; come Hegel e come Rudolf Steiner, costoro pensano di possedere qualche cosa in pi\u00f9 della &quot;semplice&quot; fede, per cui non si confessano indigenti, ma pretendono d&#8217;aver trovato la &quot;vera&quot; sapienza, la Gnosi; in cuor loro, per\u00f2, sono pieni di amarezza, perch\u00e9 sentono di non aver trovato proprio nulla, e traducono tale amarezza in astio anti-cristiano e, in ultima analisi, anti-religioso. Per esempio, corteggiano e prendono sul serio tutte le credenze spirituali, anche le pi\u00f9 strampalate, purch\u00e9 fondate sulla &quot;ragione&quot; e sulla &quot;natura&quot;, purch\u00e9 in armonia con &quot;l&#8217;uomo&quot;; si cincischiano con le parole e amoreggiano con le forme pi\u00f9 basse della credulit\u00e0 e della superstizione, pur se, in cuor loro, le disprezzano, perch\u00e9 ritengono di poterle adoperare come strumenti per completare la scristianizzazione del mondo. Il cristianesimo li offende e li disturba, perch\u00e9 riconosce la limitatezza e l&#8217;infelicit\u00e0 dell&#8217;uomo, quando \u00e8 lontano da Dio o quando pretende di farsi Dio; e loro non vogliono ammettere n\u00e9 la limitatezza, n\u00e9 l&#8217;infelicit\u00e0, anche se sperimentano entrambe; per cui la loro rivincita consiste nel rivalutare tutto ci\u00f2 che abbia anche solo una certa apparenza di autosufficienza antropologica, da Nietzsche a Giuliano l&#8217;Apostata, dal buddismo al neoplatonismo. L&#8217;importante, per essi, \u00e8 far vedere che possiedono una loro proposta intellettuale, che hanno una strada da seguire, diversa e opposta a quella cristiana: ma la verit\u00e0 \u00e8 che non hanno nulla di nulla, e che sono intellettualmente disonesti, perch\u00e9 spacciano fumo e vuote chiacchiere per ragionamenti e per sostanza. Sono scettici che non credono a niente, ma che non vogliono ammetterlo: in quanto intellettuali, sono letteralmente dei parassiti, perch\u00e9 non possiedono una ragione al mondo che giustifichi la loro condizione d&#8217;intellettuali, il privilegio (ammesso che sia tale) di sentirsi tali e di essere considerati tali.<\/p>\n<p>La societ\u00e0, infatti, si aspetta che gli intellettuali possiedano le idee pi\u00f9 chiare dell&#8217;uomo della strada; che essi siano, se non proprio le guide, quanto meno dei soggetti capaci di elaborare una propria proposta riguardo ai problemi del conoscere, del volere, del comprendere; se la societ\u00e0 si rendesse conto fino a che punto quei signori usurpano la loro fama e millantano una funzione sociale che non sanno, n\u00e9 possono svolgere, li coprirebbe di disprezzo: e allora chi stamperebbe pi\u00f9 i loro libri? Chi li inviterebbe pi\u00f9 nei salotti televisivi? Quali riviste ospiterebbero ancora i loro articoli brillanti, ma inconsistenti, una volta che tale inconsistenza fosse visibile a tutti, e la loro nudit\u00e0 intellettuale, la loro miseria spirituale, fossero evidenti anche all&#8217;uomo della strada? Meglio, dunque, per essi, accompagnarsi a scrittori come Apuleio e Luciano; ce ne sono tanti, oggi; tantissimi; \u00e8 per costoro che si scrivono le recensioni, che si organizzano conferenze e dibattiti; che si portano ad ascoltarli i giovani, gli studenti, e tutti coloro i quali, bazzicando nei paraggi di quegli intellettuali che vanno per la maggiore, si sentono un poco &quot;intellettuali&quot; pur essi. \u00abAsinus asinum fricat\u00bb: gli asini godono a farsi strofinare e vezzeggiare dai loro simili.<\/p>\n<p>Quanto a Luciano, la sua personalit\u00e0 di scrittore \u00e8 ancora pi\u00f9 misera e contorta di quella di Apuleio. Apuleio, almeno, crede in se stesso: si vanta, si pavoneggia; se deve difendersi da un&#8217;accusa di magia, mossagli dai parenti di sua moglie per ragioni d&#8217;interesse economico, ne approfitta per fare la propria apologia, per lasciarsi ammirare e invidiare sotto ogni punto di vista; finge noncuranza per ci\u00f2 che gli altri pensano e dicono di lui, ma darebbe un braccio, o dieci anni di vita, pur di fare colpo, di piacere, di suscitare una forte impressione sul pubblico. \u00c8 solo un piccolo narciso, banale e dozzinale, come ce ne sono tanti e sempre ce ne saranno. Luciano, invece, \u00e8 maligno: oltre a non credere in niente e in nessuno, si compiace della propria miscredenza, irride a qualunque fede, denigra qualunque verit\u00e0, sbeffeggia qualsiasi cosa che vada al di l\u00e0 della soddisfazione dei bisogni materiali e immediati della vita.<\/p>\n<p>Luciano, peraltro, sa essere simpatico e perfino seducente: quando scherza, quando inventa, quando improvvisa ogni sorta di fanfaronata e di stramberia; ma poi, in certi momenti, lascia cadere la maschera e appare il suo volto feroce, disumano: come quando irride la morte e scherza sul suicidio del filosofo Peregrino; perch\u00e9 se \u00e8 lecito scherzare sulla morte in astratto, \u00e8 semplicemente abietto scherzare sulla morte concreta di un essere umano. Luciano \u00e8 l&#8217;intellettuale ozioso e raffinato, curioso e superficiale, che ha spinto fino all&#8217;estremo limite la sua inutilit\u00e0, il suo parassitismo intellettuale: non solo non ha alcuna verit\u00e0 da cercare o da indicare, ma odia tutte le verit\u00e0; scherza sugli uomini e sugli dei, perch\u00e9 detesta l&#8217;idea stessa di verit\u00e0. Non possiede, per\u00f2, la franchezza di dichiararlo apertamente: preferisce nascondersi dietro i veli d&#8217;un elegante scetticismo, d&#8217;un sorriso ironico che rende impossibile qualunque discussione seria, ma che previene &#8212; o almeno cos\u00ec egli crede &#8212; qualunque critica nei suoi confronti. \u00c8 come se dicesse: vedete, io non ho alcuna verit\u00e0 da offrire; se critico coloro che lo fanno, \u00e8 perch\u00e9 sono solo dei cialtroni; ma io non sono come loro, io non prendo in giro nessuno; anzi, dovreste ringraziarmi, perch\u00e9 almeno vi faccio ridere. Ma un tale atteggiamento, per un uomo di cultura, \u00e8 l&#8217;espressione della massima degradazione cui la sua categoria possa giungere; pi\u00f9 onesto sarebbe fare come far\u00e0 Arthur Rimbaud: deporre la penna per sempre e mettersi a fare qualcos&#8217;altro, fosse pure il mercante d&#8217;armi in Africa, fosse pure il mercante di schiavi.<\/p>\n<p>Chi lo dice che un intellettuale deve continuare a scrivere, anche dopo aver scoperto che non vi \u00e8 nulla di serio da dire, anzi, che non esiste nulla di serio al mondo? E che dire di un intellettuale che, dopo essere giunto a una simile conclusione, non solo continua a scrivere su qualunque argomento, sia serio che faceto, ma avvolge il suo pensiero in una nube di mille artifizi, di mille lazzi, di mille sberleffi, boccacce e battute sacrileghe, solo per non dover confessare di essere pi\u00f9 nudo, pi\u00f9 smarrito, pi\u00f9 desolato di tutti quelli che prende in giro, siano essi uomini o dei, in cielo e sulla terra? Chi facesse cos\u00ec, toccherebbe il fondo dell&#8217;abiezione: diventerebbe un pagliaccio, una caricatura di ci\u00f2 che pretende di essere; non sarebbe altro che un impostore, che usurpa il titolo d&#8217;intellettuale di cui pure ama fregiarsi. La societ\u00e0 non sa che farsene di tipi come lui; ed ecco perch\u00e9 egli si guarda bene dal rivelare il suo vero volto: preferisce stare sempre a mezza via tra la parola seria e la risata, in modo da potersi sempre ritirare sul terreno dell&#8217;ironia, e spuntare cos\u00ec ogni eventuale critica. Ma, per quanto abbia molto studiato e conosca molte cose; per quanto sappia scrivere bene, o comunque in modo vario e interessante; per quanto sia capace di attrarre un grosso pubblico e d&#8217;intrattenerlo a suo piacere, \u00e8 soltanto un pover&#8217;uomo. Meriterebbe compassione, pi\u00f9 che disprezzo. E nondimeno, quel che egli fa \u00e8 estremamente deleterio: avvelena il corpo, forse ancora sano, o parzialmente sano, della societ\u00e0; lo avvelena con il dubbio sistematico, con l&#8217;attitudine maligna, con l&#8217;abuso della propria notoriet\u00e0, che gi permette di traviare tante menti giovani e inesperte&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni epoca di decadenza e di dissoluzione ha i suoi Dioscuri intellettuali: nel caso del mondo greco-romano del II secolo dopo Cristo, possiamo prendere lo scrittore<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[157],"class_list":["post-23342","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-gesu-cristo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23342","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23342"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23342\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23342"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23342"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23342"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}