{"id":23340,"date":"2008-10-29T01:36:00","date_gmt":"2008-10-29T01:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/29\/lo-splendore-della-natura-apre-la-mente-e-il-cuore-sul-mistero-del-mondo\/"},"modified":"2008-10-29T01:36:00","modified_gmt":"2008-10-29T01:36:00","slug":"lo-splendore-della-natura-apre-la-mente-e-il-cuore-sul-mistero-del-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/29\/lo-splendore-della-natura-apre-la-mente-e-il-cuore-sul-mistero-del-mondo\/","title":{"rendered":"Lo splendore della natura apre la mente e il cuore sul mistero del mondo"},"content":{"rendered":"<p>Era una notte d&#8217;estate straordinariamente limpida, impregnata del profumo di resina e di fieno appena tagliato, in una delle valli pi\u00f9 belle della Carnia &#8211; e del mondo.<\/p>\n<p>Ci trovavamo a Sauris di Sopra, a oltre 1.400 metri d&#8217;altezza sul mare, circondati dalla linea suggestiva di montagne imponenti e avvolti nella dolcissima freschezza del bosco: bosco di abeti, immenso, la cui ombra scura si perdeva all&#8217;infinito, stagliandosi sul blu scuro di un cielo sereno e senza nubi, come non si vede spesso in quelle valli piovose.<\/p>\n<p>In alto, il tremolio d&#8217;innumerevoli stelle, non disturbato dalla bench\u00e9 minima fonte d&#8217;inquinamento luminoso; in basso, verso il fondovalle, un tremolio altrettanto suggestivo, incorniciato dalle fronde della radura.<\/p>\n<p>Cercavo, con alcuni amici, di orientarmi per fare ritorno al paese, dopo un lungo girovagare in libert\u00e0; e quelle minuscole luci, l\u00e0 in basso, ci parvero le luci del paese che ammiccavano, amichevoli, nel grande silenzio della notte.<\/p>\n<p>Ci avviammo da quella parte.<\/p>\n<p>Inizi\u00f2 in quel modo una marcia nell&#8217;oscurit\u00e0 che assumeva, col passare del tempo, i contorni evanescenti di un sogno.<\/p>\n<p>La cosa pi\u00f9 strana era che, dopo ore di cammino, le luci non sembravano avvicinarsi; un fatto che, alla fine, non potemmo fare a meno di notare. Era come marciare sul posto, senza avanzare neppure di un metro: eppure, l&#8217;orologio diceva il contrario.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, quelle luci erano uno spettacolo bellissimo, fiabesco. Sembravano uscite dal \u00abSogno di una notte di mezza estate\u00bb di Shakespeare: potevano essere le luci delle fatine del bosco, oppure degli elfi; venivano, forse, da una danza eseguita in onore di Oberon e Titania sulle rive di un invisibile torrente; ma, elusive e &#8211; forse &#8211; allegramente dispettose, come il folletto Puck, parevano ritrarsi, mano a mano che noi scendevamo verso valle.<\/p>\n<p>Qual era il loro segreto? Eravamo capitati, dunque, in un bosco incantato? O eravamo vittime, semplicemente, di una qualche forma di inganno ottico?<\/p>\n<p>Infine, con vivo stupore, comprendemmo il mistero: non erano affatto le luci del paese, da l\u00ec non visibile e, comunque, immerso nel sonno e nel buio pressoch\u00e9 totale. Erano le luci di decine, di centinaia di lucciole: che, per\u00f2 &#8211; stranamente &#8211; non parevano muoversi; ma, forse a causa della grande distanza, parevano restare immobili.<\/p>\n<p>Questa, almeno, \u00e8 la spiegazione che ci demmo allora; e, a distanza di tanto tempo, non ne vedo una migliore.<\/p>\n<p>Per\u00f2, qualche cosa di elusivo rimane.<\/p>\n<p>\u00c8 una cosa molto strana, davvero: ripensandoci ora, sembra quasi che si sia trattato di una sorta d&#8217;allucinazione; come se le normali leggi del mondo fisico si fossero, in quella notte, impercettibilmente modificate.<\/p>\n<p>Per il resto, non provavamo alcun senso di disagio, e tanto meno di paura; anzi, solo il fascino impareggiabile di uno spettacolo meraviglioso, quale nessuna mano umana avrebbe saputo mai imitare, foss&#8217;anche del pittore pi\u00f9 abile o del poeta pi\u00f9 profondo.<\/p>\n<p>Qualcosa di enigmatico si era rivelato, manifestandosi in un linguaggio arcano.<\/p>\n<p>Erano luci viventi: erano le luci d&#8217;innumerevoli insetti notturni: e quella scoperta, nella grande pace e nel sovrano silenzio della notte di montagna, gettava un riverbero d&#8217;incommensurabile splendore sulla magia di quella strana marcia nel buio che, dopo tanta strada, sembrava vederci sempre fermi, come sottoposti all&#8217;influsso di un incantesimo.<\/p>\n<p>Incredibile, dolcissima rivelazione di una notte d&#8217;estate carica di umori e di profumi, di sogni e di bellezza; quando tutto era cos\u00ec vivo, cos\u00ec saturo di splendore, che le cose di ogni giorno parevano svanite, dimenticate, cancellate, e non restava altro che il rapimento di quella superba, emozionante fusione con la vita arcana e inafferrabile della foresta popolati di mille erbe, di mille animali e d&#8217;infiniti spiriti benevoli, signori incontrastati di quei luoghi solenni come una immensa cattedrale a cielo aperto.<\/p>\n<p>Era tanto tempo fa; c&#8217;erano ancora, le lucciole: e Pasolini non ne aveva ancora denunciato la scomparsa in quell&#8217;articolo memorabile, facendone la metafora della scomparsa del mondo pre-industriale e dell&#8217;avvento, chiassoso e prepotente, del cosiddetto benessere economico.<\/p>\n<p>Sono passati molti anni, ma l&#8217;incanto di quella rivelazione non si \u00e8 affievolito.<\/p>\n<p>Vi sono delle esperienze estatiche che durano per sempre: ed essa fu una di quelle. Mai pi\u00f9 ho respirato un tale incanto, un tale trasporto, un cos\u00ec struggente senso di poesia.<\/p>\n<p>Vi sono momenti, nella vita dell&#8217;anima, che segnano delle tappe decisive; che ci svelano, per cos\u00ec dire, il senso primigenio del Tutto: ed essa li custodisce con amore, consapevole che si tratta di un tesoro inestimabile, che per nessuna ragione pu\u00f2 essere scordato.<\/p>\n<p>Dimenticare quei momenti, vorrebbe dire perdere molto di pi\u00f9 che un semplice ricordo: vorrebbe dire perdere la propria anima.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 una pagina in cui l&#8217;esploratore russo Vladimir K. Arsen&#8217;ev bene esprime quel senso estatico di fusione con la realt\u00e0, attraverso lo spettacolo meraviglioso di una notte d&#8217;estate, nel suo libro \u00abDersu Uzala. Il piccolo uomo delle grandi pianure\u00bb, da cui Akyra Kurosaawa ha tratto il bellissimo film omonimo (titolo originale: \u00abDersu Uzala\u00bb; traduzione italiana di Costantino Di Paola e Sergio Leone, Milano, Mursia Editore, 1977, 1986, pp. 61-62).<\/p>\n<p>\u00abIl bosco fin\u00ec, e davanti a noi si apr\u00ec come per magia un grandioso panorama montano A occidente si vedeva chiaramente il Sichote Alin&#8217;. Io mi aspettavo di vedere un massiccio montuoso con multiformi e aguzze cime, davanti a me c&#8217;era invece una catena piuttosto uniforme con un crinale smussato e un alternarsi di cime a forma di cupola e di ampie insellature. Il tempo e le acque avevano fatto il loro lavoro. Verso le dieci del mattino incontrammo sul sentiero delle tracce di ruote. Giungevano proprio a proposito. Negli ultimi giorni i cavalli s&#8217;erano stancati terribilmente. Riuscivano appena a muovere le gambe e a stento si trascinavano avanti, come ubriachi.<\/p>\n<p>Il sentiero, con i solchi delle ruote ci condusse al fiume. Sull&#8217;altra sponda, all&#8217;ombra di enormi olmi, c&#8217;era una &quot;fanza&quot; [tipo di abitazione contadina dell&#8217;Estremo Oriente, spec. della Cina e della Corea] cinese. Ci rallegrammo come se avessimo visto un albergo di prima categoria. Saputo che negli ultimi due giorni non avevamo mangiato nulla, gli ospitali cinesi si affrettarono a prepararci la cena. Focacce all&#8217;olio di fava e polenta di &quot;cumi\u017ea&quot; [graminacea dai cui chicchi si ricava una farina pregiata] con legumi salati ci sembrarono gustosi pi\u00f9 dei raffinati piatti di citt\u00e0. Non fu necessario accordarci verbalmente per decidere di rimanere anche a pernottare nella &quot;fanza&quot;.<\/p>\n<p>I cinesi spostarono le stuoie e ci concessero la maggior parte dei loro &quot;kany&quot; [degli aggetti di pietra o d&#8217;argilla, lungo le pareti, sotto l quale passano i tubi della stufa, e che servono da letto].. Questi ultimi erano fortemente riscaldati, ma noi preferimmo essere tormentati dal caldo piuttosto che soffrire per i moscerini.<\/p>\n<p>Per tutti quegli uomini ammucchiati, nella &quot;fanza&quot; non si poteva quasi respirare, c&#8217;era afa, resa ancor pi\u00f9 insopportabile dal fatto che tutte le finestre erano starte chiuse con delle coperte. Allora mi vestii e uscii all&#8217;aperto.<\/p>\n<p>La notte era silenziosa, proprio come l&#8217;amano gli insetti notturni. Quello ch&#8217;io vidi mi colp\u00ec cos\u00ec profondamente da dimenticare i moscerini che mi stavano tormentando. Ero come estasiato.<\/p>\n<p>L&#8217;aria era piena di sfavillanti scintille verde-azzurro. Erano le lucciole. La luce, che esse emettevano ad intermittenza, durava non pi\u00f9 d&#8217;un secondo. Scegliendo una di queste scintille, si poteva seguire il volo della lucciola. Le lucciole non compaiono tutte insieme, ma gradualmente, una alla volta. Si racconta che i coloni russi quando videro per la prima volta quello scintillare di luci, cominciarono a sparare all&#8217;impazzata col fucile, poi, spaventati, fuggirono. In quel momento le lucciole erano a migliaia, a milioni. Volavano tra l&#8217;erba, basse sulla terra, sui cespugli e alte sopra gli alberi. Era come una danza della luce. D&#8217;un tratto balen\u00f2 un vivido lampo e di colpo tutto intorno s&#8217;illumin\u00f2. Un&#8217;enorme meteora con la lunga coda attravers\u00f2 veloce il cielo. Un istante dopo quella massa di luce si apr\u00ec in migliaia di scintille e scomparve dietro le montagne. E torn\u00f2 l&#8217;oscurit\u00e0. Come per incanto erano scomparse anche le lucciole. Passarono uno, due, tre minuti e d&#8217;un tratto in un cespuglio s&#8217;accese una piccola luce, , poi un&#8217;altra, poi dieci, e dopo mezzo minuto nell&#8217;aria di nuovo volteggiavano migliaia di scintille.<\/p>\n<p>Per quanto bella fosse quella notte, per quanto grandioso fosse stato lo spettacolo degli insetti luminosi e della meteora non potevo rimanere ancora a lungo in quella radura. I moscerini mi avevano coperto il collo, le mani, il volto, erano penetrati trai capelli. Tornai nella &quot;fanza&quot; e mi distesi sul &quot;kan&quot;. La stanchezza ebbe il sopravvento e mi addormentai.\u00bb<\/p>\n<p>Vi sono dei momenti, nella vita, nei quali il mistero ci sfiora con ali leggere di farfalla: il mistero della bellezza, il mistero della vita, il mistero dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Forse, esso ci sfiora continuamente; ma \u00e8 solo in particolari circostanze, quando la natura stessa sembra apparecchiata per ridestare dall&#8217;assopimento il nostro occhio interiore, che ne abbiamo la percezione: e non sempre la cogliamo sino in fondo.<\/p>\n<p>Il pi\u00f9 delle volte, si tratta di un vago presentimento che presto svanisce e viene poi, se non dimenticato, sospinto e relegato in qualche angolo oscuro della coscienza, come si fa con gli oggetti che non osiamo buttare, ma dei quali, per il momento, non sapremmo proprio che fare.<\/p>\n<p>Eppure, \u00e8 importante saper riconoscere quei momenti, quando arrivano: perch\u00e9 sono messaggeri di bene, che giungono da lontano a portarci notizie preziose su noi stessi. Hanno fatto tanta strada, per arrivare fino alla nostra porta; e noi, magari, non li udiamo bussare e li lasciamo fuori, per superficialit\u00e0 e distrazione.<\/p>\n<p>Come \u00e8 possibile lasciare fuori della porta dei messaggeri di bene, che hanno percorso un cos\u00ec lungo cammino per rivelarci il mistero dell&#8217;Essere?<\/p>\n<p>Il profeta Isaia, uno dei pi\u00f9 grandi poeti di tutti i tempi, ha espresso questo concetto con una potente immagine (52, 7):<\/p>\n<p>\u00abQuanto sono belli, sui monti, i piedi del messaggero che annunzia la pace, del messaggero di bene, che annunzia la salvezza&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Dobbiamo imparare a riconoscere questa bellezza; dobbiamo imparare a riconoscere il messaggero, a esultare quando lo vediamo incedere sui monti, diretto verso di noi.<\/p>\n<p>\u00c8 il messaggero di bene che ci annunzia la pace, il richiamo splendente dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>E dobbiamo imparare a vederlo e ad ammirarne la bellezza, anche nelle circostanze quotidiane, nelle situazioni pi\u00f9 umili e, all&#8217;apparenza, banali.<\/p>\n<p>Sempre egli bussa alla nostra porta: dobbiamo fare l&#8217;orecchio fino.<\/p>\n<p>Dobbiamo aprirgli, perch\u00e9 possa entrare: solo cos\u00ec potremo permettergli di rinnovarci. Da soli, non ne saremmo capaci.<\/p>\n<p>Non \u00e8 mai troppo tardi.<\/p>\n<p>E anche un&#8217;altra cosa, dobbiamo fare.<\/p>\n<p>Dobbiamo imparare a riconoscere che era lui, in tutte quelle occasioni in cui non lo abbiamo riconosciuto e non gli abbiamo aperto.<\/p>\n<p>Questo ci render\u00e0 pi\u00f9 saggi per il futuro, pi\u00f9 solleciti a scorgere i segni.<\/p>\n<p>Ci render\u00e0 migliori: far\u00e0 di noi degli nuovi, pieni di speranza, di amore e di fede.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era una notte d&#8217;estate straordinariamente limpida, impregnata del profumo di resina e di fieno appena tagliato, in una delle valli pi\u00f9 belle della Carnia &#8211; e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30153,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[40],"tags":[92],"class_list":["post-23340","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-estetica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-estetica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23340","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23340"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23340\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30153"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23340"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23340"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23340"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}