{"id":23337,"date":"2008-01-24T10:00:00","date_gmt":"2008-01-24T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/01\/24\/appuntamento-al-polo-sud-di-edmund-hillary\/"},"modified":"2008-01-24T10:00:00","modified_gmt":"2008-01-24T10:00:00","slug":"appuntamento-al-polo-sud-di-edmund-hillary","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/01\/24\/appuntamento-al-polo-sud-di-edmund-hillary\/","title":{"rendered":"\u00abAppuntamento al Polo Sud\u00bb di Edmund Hillary"},"content":{"rendered":"<p>Edmund Hillary \u00e8 nato nel 1919 ad Auckland, in Nuova Zelanda. Apicultore di professione, sposato con tre figli, durante la seconda guerra mondiale presta servizio nell&#8217;aviazione, come ufficiale di rotta, a bordo di idrovolanti che operano nel settore dell&#8217;Oceano Pacifico, contro le forze armate giapponesi. Animato da due grandi passioni, la montagna e l&#8217;avventura, si unisce alla spedizione himalaiana del colonnello J. Hunt e raggiunge per primo, insieme alla guida nepalese Tenzing, la vetta dell&#8217;Everest (in lingua indigena: Chomolungma, &quot;la montagna degli d\u00e9i&quot;), che con i suoi 8.848 metri d&#8217;altitudine s. l. m. \u00e8 la vetta pi\u00f9 alta della Terra.<\/p>\n<p>\u00c8 il 29 maggio del 1953 e un altro grande mito \u00e8 caduto, appena sedici anni prima del primo sbarco umano sulla Luna; l&#8217;impresa lo rende improvvisamente celebre in tutto il mondo.(1) Lo stesso Hillary rievocher\u00e0 la sua impresa nel corso di pubbliche conferenze organizzate dalla Royal Geographical Society e dal Club Alpino, insieme a sir John Hunt:<\/p>\n<p><em>&quot;Il 22 maggio<\/em> [1953] <em>effettuammo il primo grande trasporto fino al Passo Sud: quattordici carichi di circa 14 kg. ciascuno, di cibi essenziali, equipaggamento e ossigeno erano pronti a nostra disposizione&quot;<\/em> [&#8230;]<\/p>\n<p><em>&quot;A ottomila trecento metri trovammo il deposito lasciato l\u00ec parecchi giorni prima da Hunt. Legammo riluttanti questo equipaggiamento extra ai nostri pesanti fardelli. Ang Nyma aveva solo circa 18 kg., tutti noi altri portavamo invece dai 24 ai 29 kg. circa ciascuno. Ci arrampicammo movendo assai lentamente e cosumando ossigeno a una media di quattro litri al minuto. Avevamo creduto di scoprire, sopra di noi, un posto adatto per accamparci ma, da vicino, si rivel\u00f2 illusorio. Eravamo tutti stanchissimi, e un po&#8217; scoraggiati, quando finalmente trovammo una cengia nevosa che, per quanto non livellata, era sufficientemente spaziosa per piantarvi una tenda<\/em>.&quot;[&#8230;]<\/p>\n<p><em>&quot;Ci organizzammo rapidamente e alle sei e mezzo ci avviammo su per la montagna. Coprimmo i primi centocinquanta metri lentamente ma sicuri, superando senza difficolt\u00e0 i problemi che ci si presentarono. Ma, quando ci trovammo davanti alla grande parete di centoventi metri che sale fino alla vetta, il problema cambi\u00f2 aspetto. La parete era ripidissima, non solo, ma sentii che la neve era pericolosa. Mentre ci tracciavamo faticosamente una pista, sprofondando fino alle ginocchia e in certi punti anche di pi\u00f9, eravamo costantemente consci del tremendo salto del ghiacciaio Kangshung, a tremilatrecento metri pi\u00f9 sotto. A met\u00e0 via chiesi a Tenzing il suo parere. Mi rispose che era preoccupato e che la salita gli sembrava assai pericolosa. Alla mia richiesta se riteneva consigliabile di procedere, replic\u00f2 con la sua frase abituale: &#8216;Come desidera&#8217;. Sentivo che le nostre probabilit\u00e0 erano favorevoli, sicch\u00e9 risolsi di perseverare.&quot;<\/em> [&#8230;]<\/p>\n<p><em>&quot;La cresta s&#8217;allungava in un&#8217;interminabile successione di sporgenze a cornice; mentre continuavo a tracciare la pista mi chiesi quanto tempo avremmo dovuto continuare in quel modo. Incominciavamo a sentire la stanchezza. Avevo scavato di continuo gradini per quasi due ore e mi chiedevo, alquanto scioccamente, se ci sarebbe rimasta l&#8217;energia sufficiente per farcela. Scavai ancora nel ghiacciaio, dietro un&#8217;altra sporgenza e vidi che la cresta terminava bruscamente, permettendoci di spaziare con l&#8217;occhio sul Tibet. Alzai lo sguardo: sopra di noi c&#8217;era un cono arrotondato, coperto di neve. Pochi colpi di piccozza, alcuni cauti passi e Tenzing e io eravamo sulla vetta. Erano le undici e trenta del mattino.&quot;<\/em> (2)<\/p>\n<p>Passano pochi anni e la passione dell&#8217;avventura lo afferra nuovamente, strappandolo alla sua tranquilla esistenza di apicoltore neozelandese. Questa volta si tratta di partecipare alla Spedizione Transantartica del Commonwealth, guidata dall&#8217;esploratore e geologo inglese Vivian Edwin Fuchs, che Hillary ha conosciuto nel 1953. Questi organizza varie stazioni scientifiche nel corso di essa, e guida personalmente il gruppo che, partendo il 24 novembre 1958 dalla base Shackleton, sul Mare di Weddell, raggiunge il Polo Sud e prosegue fino alla base Scott, sul Mare di Ross, raggiungendola il 2 marzo 1958 e realizzando cos\u00ec il grande sogno che era stato di Shackleton: la prima traversata dell&#8217;intero continente antartico, da costa a costa.<\/p>\n<p>Hillary raggiunge il suo capo al Polo Sud, in aereo, e con lui compie il viaggio via terra dal Polo al Mare di Ross. Due libri nasceranno da questa notevolissima impresa scientifica e sportiva: <em>The Crossing of Antarctica,<\/em> scritto a quattro mani dai due esploratori (3), e <em>No latitude for error<\/em> (tradotto in italiano con il titolo <em>Appuntamento al Polo Sud<\/em>), che \u00e8 il diario della spedizione del solo Hillary. Nelle pagine di quest&#8217;ultima opera la spedizione rivive in modo al tempo stesso naturale e drammatico. In effetti, la spedizione pu\u00f2 avvalersi di mezzi tecnologici altamente sofisticati: aerei, speciali trattori da neve cingolati e, naturalmente, la radio per mantenere i collegamnenti con le basi e con l&#8217;esterno; eppure l&#8217;elemento umano vi svolge ancora una volta la parte preponderante, come nei tempi eroici delle esplorazioni polari. Nel resoconto di Hillary traspaiono il coraggio, la perseveranza e la tenacia che hanno reso possibile la vittoria su tutti gli ostacoli, non solo quelli fisici ma anche quelli psicologici: perch\u00e9 in Antartide le condizioni sono estreme e nel suo ambiente particolarissimo un gran peso giocano pure i fattori legati allo straordinario logorio psicologico cui sono sottoposti gli uomini. Il pericolo pi\u00f9 grave che i membri della spedizione devono affrontare \u00e8 quello dei crepacci nascosti sotto uno strato relativamente sottile di ghiaccio, formante dei &quot;ponti&quot; che le slitte a trazione animale possono agevolmente oltrepassare, ma che rischiano di cedere sotto il peso considerevole dei grandi trattori cingolati.<\/p>\n<p><em>&quot;Proseguimmo verso sud, su un fondo piuttosto accidentato, senza badare troppo ai gemiti e ai cigolii del Weasel<\/em> [uno dei trattori]. <em>Eravamo a sedici chilometri dal deposito mediano e io mi ero ritirato nella cambusa a riposarmi un poco, quando il convoglio si ferm\u00f2. Gi\u00e0 rassegnato al fatto che il Weasel fosse arrivato alla fine dei suoi giorni, corsi fuori per dare una mano a sistemare le slitte. Nessuno per\u00f2 si preoccupava del Weasel, mentre tre persone si radunavano in atteggiamento pensieroso dietro il trattore di testa. Mi unii a loro e mi resi conto che questa volta non si trattava del Weasel ma dei crepacci preannunciati da Bob. Dietro il trattore di testa si apriva una buca enorme della quale non si vedeva il fondo e che non assomigliava affatto al tipo di crepacci &#8216;inoffensivi&#8217; descritti da Bob. A uno o due passi dalla buca, del resto, erano visibilissime le rocce delle slitte trainate dai cani, e passate senza difficolt\u00e0 sopra il ponte di neve, in mezzo al quale si vedevano nettissime impronte di passi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quella brusca esperienza conferm\u00f2 la nostra crescente convinzione che fosse poco saggio tener conto delle opinioni dei guidatori di cani circa la sicurezza di una rotta. Troppo sovente era accaduto che i cani passassero sopra i crepacci senza che i loro guidatori nemmeno se ne avvedessero, perch\u00e9 ponti capaci di sostenere senza sforzo le slitte trainate dai cani risultavano assolutamente insufficienti a sostenere il peso ben maggiore dei trattori e delle loro slitte.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Deviai un poco pi\u00f9 verso ovest, per tagliare perpendicolarmente i crepacci e proseguii con estrema cautela. Qualche volta il ponte di neve reggeva, ma pi\u00f9 sovente il trattore ondeggiava in maniera minacciosa., lasciandosi dietro una buca immensa. I crepacci andavano facendosi sempre pi\u00f9 larghi e quando ci imbattemmo in uno largo circa un metro e mezzo, decisi che fosse venuto il momento di fare un&#8217;accurata ricognizione prima di proseguire. Era l&#8217;una di mattina, e ci dibattevamo tra i crepacci ormai da parecchie ore.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Murray, Peter e io ci legammo con una fune e partimmo con un fascio di bandierine, saggiando il ghiaccio con la piccozza ed esaminando ogni crepaccio, alla ricerca di un ponte resistente che lo attraversasse. Le nostre bandierine tracciarono ben presto una rotta serpeggiante alle nostre spalle. Murray stava esaminando un ponte, quando fece un passo di troppo e spar\u00ec di botto nella neve fino alla cintola. Per fortuna, la corda lo trattenne e un attimo dopo egli era di nuovo sul ghiaccio solido. Dopo circa due chilometri, i crepacci parvero diminuire di larghezza e poich\u00e9 avevamo finito le bandierine, tornammo in fretta verso i trattori.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Eravamo tutti piuttosto stanchi e nervosi, ormai. Quei crepacci erano fra i peggiori che ci fossero capitati: lucide pareti a picco delle quali non si vedeva la fine, e bench\u00e9 fino a quel momento ci fosse andata bene, sussisteva sempre il pericolo che un ponte crollasse in pieno, facendo sprofondare irrimediabilmente il trattore. I veicoli erano legati uno all&#8217;altro, e fidavamo che l&#8217;intelaiatura della cabina avrebbe protetto il guidatore, ma i nostri nervi erano ugualmente tesi al massimo. Uno dei nostri timori pi\u00f9 grandi era la possibilit\u00e0 di un incendio, e ci eravamo ficcati bene in mente la necessit\u00e0 di spegnere il motore, se mai fossimo caduti in una buca.&quot;<\/em> (4)<\/p>\n<p>Il pericolo, per\u00f2, lo spettro di una caduta improvvisa e di una morte subitanea e spaventosa, \u00e8 sempre in agguato; e Hillary ne sente il soffio pauroso quando sfugge di misura ai suoi artigli.<\/p>\n<p><em>&quot;Diedi agli altri trattori il segnale della partenza, riaccesi il motore e mi avviai verso il ponte, coi nervi tesi fino a spezzarsi. Ero arrivato felicemente a mezza via, quando sentii sotto di me un tonfo e il mio trattore s&#8217;inalber\u00f2 col cofano all&#8217;aria. Fui quasi sbalzato dal sedile, ma mi rimase presenza di spirito sufficiente a farmi chinare in avanti e dare tutto gas. Il ponte era sprofondato e io sprofondavo con lui! Per qualche terrificante momento, il trattore rimase in bilico sull&#8217;orlo del crepaccio, con i cingoli che artigliavano la neve e il naso all&#8217;aria., poi parve arrampicarsi letteralmente sull&#8217;orlo del burrone, e finalmente mi ritrovai di nuovo in posizione orizzontale.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Piuttosto scosso, spensi il motore e saltai dal Ferguson per andare a vedere. La buca era una bellezza, grande abbastanza per inghiottire comodamente il trattore e non capivo come avessi potuto cavarmela. Se il motore avesse rallentato un attimo, non avrei avuto scampo. Ma era inutile stare a rimuginare su quel che era o non era accaduto, perci\u00f2 mi guardai in giro alla ricerca di un ponte pi\u00f9 resistente. Ne trovai uno qualche metro a est, ma non si poteva certo dire che fossimo gai e spensierati mentre vi facevamo passare gli altri due trattori e le slitte.&quot;<\/em> [&#8230;]<\/p>\n<p><em>&quot;I turni di guida cambiavano a intervalli di un&#8217;ora, per dar modo a ciascuno di alternare i periodi di tensione con periodi di riposo, e in quel momento alla guida del trattore di testa c&#8217;era Jim Bates. Peter e io ci scostammo un poco e restammo a guardare i veicoli che avanzavano pesantemente verso quell&#8217;ultima barriera. In fondo alla mia mente, c&#8217;era sempre una lieve pungente preoccupazione, come accadeva a ogni crepaccio, del resto. Al limite del pone, Jim si ferm\u00f2 e la sua faccia ansiosa apparve sopra la cabina, gir\u00f2 intorno qualche occhiata dubbiosa, poi scomparve. Un attimo dopo il motore riprese a rombare con violenza e part\u00ec d&#8217;un balzo: Jim aveva certo pensato: &#8216;O la va o la spacca!&#8217;. Lo seguimmo intenti mentre avanzava verso il centro del ponte. Le ruote anteriori toccarono il lato opposto del crepaccio e le pesanti ruote posteriori si trovarono al centro. Un attimo dopo si ud\u00ec uno schianto e il trattore prese a scivolare lentamente all&#8217;indietro, affondando nel crepaccio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per un terribile minuto credetti che sarebbe precipitato, poi l&#8217;estremit\u00e0 della cabina si appoggi\u00f2 sull&#8217;orlo del crepaccio e il trattore rest\u00f2 sospeso sull&#8217;abisso. Il mio primo pensiero fu per Jim, guidatore deciso, ma che probabilmente nutriva per i crepacci simpatie ancora minori di tutti noi. Figurarsi se gli piaceva restare sospeso su di uno! Mi precipitai sull&#8217;orlo del crepaccio e gridai: &#8216;Come va, Jim? Stai bene?&#8217;. Segu\u00ec un attimo di silenzio, poi, con voce un po&#8217; strozzata, Jim rispose: &#8216;S\u00ec, sto benone, ma non mi piace il panorama!&#8217;. Dal suo sedile, guardava dritto in fondo all&#8217;abisso, e la vista non era certo rassicurante. Poi la testa di Jim sbuc\u00f2 dal trattore e un momento dopo egli era in salvo accanto a noi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il crepaccio era senza dubbio bellissimo, con ripide pareti di ghiaccio che si perdevano in un nero fondo sena fine, ma questo non facilitava certo l&#8217;impresa di recuperare il trattore. Non vedevo proprio come avremmo potuto fare. Ci radunammo a discutere il problema e concludemmo che qualunque tentativo avrebbe potuto essere effettuato soltanto sul davanti, perch\u00e9 la parte posteriore era troppo gi\u00f9. Prima di tutto bisognava dunque trovare il modo di portare dall&#8217;altra parte i due trattori superstiti, perci\u00f2 mi avviai di nuovo a piedi alla ricerca di un ponte, e questa volta avrebbe dovuto essere a prova di bomba! Parecchie centinaia di metri oltre il punto al quale ero arrivato prima, il crepaccio spariva improvvisamente, oppure proseguiva in profondit\u00e0, e nemmeno i pi\u00f9 decisi sondaggi trovarono pi\u00f9 alcun vuoto. L&#8217;intera zona era per\u00f2 una rete di piccoli crepacci, perci\u00f2 non sprecammo altro tempo nel tentativo di portare a sud del crepaccio pi\u00f9 grande i due trattori. Ci limitammo a legarli al loro disgraziato compagno perch\u00e9 non precipitasse del tutto e concretammo un piano d&#8217;azione.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Bisognava spalare la neve davanti al veicolo impennato, in modo da fare una sorta di rampa che esso potesse risalire con facilit\u00e0. Non sarebbe stato prudente avviare il suo motore, ma speravamo che gli altri due trattori avrebbero avuto forza sufficiente a riportarlo in piano. Frenando il trattore con una robusta fune, cominciammo a spalare la neve sotto le ruote anteriori; tremando e traballando, il veicolo si adagi\u00f2 in posizione meno verticale, ma parve in equilibrio pi\u00f9 precario che mai. Dopo un lungo, faticoso lavoro, la rampa fu pronta e decidemmo di tentare il salvataggio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Anzitutto bisognava disinnestare la frizione e, nonostante la rischiosa posizione del trattore, Peter si offr\u00ec volontario per quell&#8217;operazione. S&#8217;infil\u00f2 con un volteggio nella cabina e spar\u00ec. Un attimo dopo il veicolo ondeggi\u00f2 minacciosamente e arretr\u00f2 di qualche centimentro. Mi pareva che da un momento all&#8217;altro dovesse andarsene per sempre, perci\u00f2 urlai a Peter di venir fuori al pi\u00f9 presto possibile, ma quello usc\u00ec dopo un poco, con la massima calma.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ora eravamo pronti. Sapevamo che, se il primo tentativo fosse fallito, non avremmo potuto ripeterlo. Se non fossimo riusciti al primo colpo, il trattore sarebbe senza dubbio sprofondato tanto da escludere ogni possibilit\u00e0 di recupero. Murray sal\u00ec a bordo del trattore pi\u00f9 vicino a quello pericolante e io mi arrampicai sull&#8217;altro. Avevamo studiato bene i nostri rispettivi compiti: quello di Murray consisteva nell&#8217;esercitare una frazione supplementare sulla vittima per tenerla ferma fino al momento cruciale, quando io, con l&#8217;altro trattore, avrei dato lo strattone improvviso che, speravamo, l&#8217;avrebbe riportata alla superficie.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Avviai il motore e aspettai che si riscaldasse, poi feci marcia indietro finch\u00e9 sfiorai il trattore di Murray e il cavo di rimorchio fu tutto allentato. Avevo deciso di partire in seconda, per poter acquistare maggior velocit\u00e0 prima dello strattone finale, perci\u00f2 innestai la frizione, feci il segnale a Murray e partii rombando a tutto gas per tutta la lunghezza del cavo. Un attimo dopo il trattore sub\u00ec uno strattone che quasi mi scaravent\u00f2 fuori dal sedile, parve esitare un secondo, poi riprese ad avanzare. &#8216;O si \u00e8 rotto qualcosa, o il trattore \u00e8 venuto fuori&#8217;, pensai. Era venuto fuori. Murray si era mosso con tempestivit\u00e0 perfetta. Nell&#8217;attimo stesso in cui il cavo si tendeva, era partito a tutto gas e la forza combinata dei due veicoli aveva strappato dal crepaccio il trattore affondato, riportandolo in piano.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Decisamente soddisfatto, balzai dal trattore e andai a ispezionare i danni: nonostante l&#8217;urto violentissimo, il Ferguson sembrava assolutamente indenne: un bel complimento per la sua resistenza.&quot;<\/em> (5)<\/p>\n<p>Come scrittore Hillary possiede freschezza, linearit\u00e0, ma soprattutto chiarezza e semplicit\u00e0 di espressione. Pur lasciando intravedere, qua e l\u00e0, una discreta capacit\u00e0 di adoperare colori drammatici (quel nero abisso verticale spalancato nel ghiaccio, di cui non si riesce a vedere il fondo, \u00e8 una perla descrittiva gettata quasi con noncuranza), egli ama un tono disteso e pacato, alieno da ogni esagerazione. Forse la sua vita di allevatore di api, nella sua verde isola (com&#8217;egli chiama la Nuova Zelanda, ripensandovi fra le bianchi solitudini di ghiaccio) gli ha insegnato il valore della ponderatezza, della calma tenace e indirizzata a un fine concreto e ben definito, della perseveranza nonch\u00e9 della bucolica semplicit\u00e0, come il grande Virgilio ha insegnato nel quarto libro delle <em>Georgiche,<\/em> dedicato appunto all&#8217;apicoltura. (6)<\/p>\n<p>O forse le sue caratteristiche di scalatore metodico, paziente, fornito di un istintivo buon senso nella valutazione del rapporto ottimale tra mezzi e fini, gi\u00e0 mostrate nell&#8217;ascensione al Monte Everest, si riflettono nel suo modo di affrontare la pagina scritta, di raccontare a un pubblico le sue imprese. Certo \u00e8 che Hillary, sia come alpinista che come scrittore, d\u00e0 la caratteristica impressione di essere sempre a suo agio, com modestia eppure con competenza e con passione: <em>the right man in the right place,<\/em> &quot;l&#8217;uomo giusto al posto giusto&quot;.<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>1)  Nel 2005 \u00e8 stata pubblicata la sua biografia curata dallo scrittore A. Johnston: <em>Sir Edmund Hillary. An extraordinary life<\/em> (v. <em>Enciclopedia Biografica Universale<\/em>, Biblioteca Treccani, vol. 9, p. 535).<\/p>\n<p>2)  HILLARY, Edmund, <em>La scalata dell&#8217;Everest,<\/em> in <em>I grandu esploratori,<\/em> a cura di Helen Wright e Samuel Rapport, Roma, Le Maschere, s.d., pp. 828-830 (da <em>The descent of Mount Everest,<\/em> in <em>The Geographical Journal,<\/em> 1953).<\/p>\n<p>3)  HILLARY, Edmund, <em>Appuntamento al Polo Sud<\/em> (trad. di Elsa Pelitti), Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1962, pp. 194-195.<\/p>\n<p>4)  <em>Ibidem,<\/em> pp. 201-205.<\/p>\n<p>5)  FUCHS, Vivien- HILLARY, Edmund, <em>The Crossing of Antarctica,<\/em> London, Cassell, 1958.<\/p>\n<p>6)  LAMENDOLA, Francesco, <em>Virgilio e le Georgiche, capolavoro ispirato alle api,<\/em> in <em>Apitalia,<\/em> Roma, Melitense ed., n. 9 del 2005, pp. 8-11.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Edmund Hillary \u00e8 nato nel 1919 ad Auckland, in Nuova Zelanda. 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