{"id":23335,"date":"2008-07-08T02:51:00","date_gmt":"2008-07-08T02:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/08\/gli-apprendisti-stregoni-del-natale-1715-a-jena-metafora-di-unumanita-ubriaca-di-tecnoscienza\/"},"modified":"2008-07-08T02:51:00","modified_gmt":"2008-07-08T02:51:00","slug":"gli-apprendisti-stregoni-del-natale-1715-a-jena-metafora-di-unumanita-ubriaca-di-tecnoscienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/08\/gli-apprendisti-stregoni-del-natale-1715-a-jena-metafora-di-unumanita-ubriaca-di-tecnoscienza\/","title":{"rendered":"Gli apprendisti stregoni del Natale 1715 a Jena metafora di un&#8217;umanit\u00e0 ubriaca di tecnoscienza"},"content":{"rendered":"<p>Il giorno di Natale del 1715, in un vigneto alla periferia di Jena, furono scoperti due cadaveri e un terzo individuo in fin di vita. Erano stati trovati all&#8217;interno di un capanno ove libri, candele e altri oggetti particolari non lasciavano dubbi circa il fatto che vi si fosse celebrato qualche rito di magia evocatoria. Ad ogni modo, bisogn\u00f2 attendere che l&#8217;unico superstite si riprendesse, per udire dalla sua voce i particolari della macabra cerimonia.<\/p>\n<p>Nel frattempo una seconda tragedia si era aggiunta alla prima. I magistrati cittadini avevano disposto che alcune guardie pernottassero nel vigneto, per completare le indagini e tenere il casotto sotto sequestro. Ma, durante la notte di Santo Stefano, qualcosa d&#8217;inesplicabile dovette accadere, perch\u00e9 al mattino le tre guardie giacevano inanimate: una era morta, e le altre due versavano in gravi condizioni.<\/p>\n<p>Tutto era cominciato quando un contadino di nome Gessner, il proprietario del vigneto, si era persuaso &#8211; non sappiamo in base a quali elementi &#8211; che un tesoro giacesse sepolto, da qualche parte, nel suo fondo. A quel tempo &#8211; e da secoli &#8211; era credenza comune che esistessero due generi di tesori sepolti, quelli di origine umana e quelli accumulati da elfi, silfidi e altre creature soprannaturali; questi ultimi non potevano essere toccati, mentre i primi potevano essere localizzati e acquisiti invocando l&#8217;aiuto di alcuni speciali demoni, adibiti alla loro custodia.<\/p>\n<p>Il problema, dunque, era quello di trovare l&#8217;esatta ubicazione del tesoro, facendone richiesta direttamente agli spiriti custodi. A tale scopo, Gessner si era messo in contatto con altre due persone, che avrebbero dovuto aiutarlo nell&#8217;impresa. La prima era un contadino, Zenner, che possedeva una radice di mandragola, la quale si riteneva dotata di poteri magici. Il secondo era uno studente, Weber (l&#8217;unico che sarebbe, poi, sopravvissuto), il quale aveva alcuni grimori, ossia libri proibiti con le invocazioni agli spiriti e ai demoni: in particolare, <em>La discesa di Cristo all&#8217;Inferno<\/em> &#8211; scritto, si diceva, niente meno che dal mago Johann Faust &#8211; e la temutissima <em>Clavicola di Salomone<\/em> (ossia <em>Piccola chiave di Salomone<\/em>).<\/p>\n<p>Seguirono alcuni incontri e conciliaboli fra i tre, nel corso dei quali, con l&#8217;ausilio dei libri di propriet\u00e0 dello studente, essi giunsero alla conclusione che il tesoro nascosto sotto le zolle del vigneto si trovava affidato alla custodia di uno spirito solare chiamato Nathael. Per procedere alla sua evocazione, pertanto, era necessario che i tre uomini attendessero l&#8217;avvento della Notte Santa, ossia la notte di Natale.<\/p>\n<p>Quando essa giunse, gli apprendisti stregoni si diressero nel vigneto di Gessner, che si trovava in un sobborgo della citt\u00e0 di Jena, forniti di lanterne e pentagrammi e di tutto l&#8217;occorrente per un cerimoniale di magia, compresi alcuni sigilli di piombo e una figurina magica. Dopo una serie di purificazioni rituali, tracciarono a matita la parola TETRAGRAMMATON sulla porta della casupola, quindi disegnarono il cerchio magico sul soffitto. Faceva molto freddo, per cui accesero anche un fuoco di carbonella in un vaso da fiori, lasciando aperta una fessura della porta per consentire al fumo di uscire all&#8217;esterno.<\/p>\n<p>Poi, verso le ore 22, incominciarono gli scongiuri.<\/p>\n<p>Furono invocati Adonai, Agla, Jehova, quindi lo spirito Och, signore del Sole, affinch\u00e9 Nathael comparisse a prestasse il suo aiuto al ritrovamento del tesoro. La cosa dur\u00f2 meno di un&#8217;ora, senza che avvenisse niente di strano o d&#8217;insolito; poi&#8230; pi\u00f9 nulla. Qui finivano i ricordi di Weber, o, almeno, fu quanto egli disse allorch\u00e9 si fu ripreso e fu in grado di raccontare la sua tremenda avventura.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 vi erano stati dei morti e, per giunta, era venuto in luce un esecrando rituale di magia, gli abitanti della citt\u00e0 rimasero molto colpiti dal fatto e le autorit\u00e0 del principe aprirono un&#8217;inchiesta. I giudici sarebbero stati propensi ad attribuire la morte di Zenner e Gessner ai vapori sprigionati dal fuoco di carbone, ma vi erano alcuni elementi, invero assai inquietanti, che si opponevano a una tale conclusione.<\/p>\n<p>Il primo era che i corpi delle vittime mostravano i segni di graffi, lividi e contusioni, come se fossero stati straziati nel corso di una selvaggia aggressione; circostanza che sembrava indicare una morte violenta e non una &quot;semplice&quot; asfissia.<\/p>\n<p>Il secondo era che i calzoni dei due cadaveri erano pieni di escrementi, come se la morte fosse stata preceduta da un terrore mortale (la perdita di controllo sulla ritenzione delle feci \u00e8 un tipico effetto di uno spavento improvviso particolarmente forte).<\/p>\n<p>Il terzo era che anche le tre guardie lasciate a custodire la baracca avevano subito un analogo destino, bench\u00e9 fosse difficile credere che avessero commesso la stessa imprudenza, di scaldarsi col fuoco di carbone senza assicurarsi che il locale fosse adeguatamente aerato.<\/p>\n<p>Il quarto elemento, ovviamente, era dato dalla circostanza che in quel luogo erano stati invocati degli spiriti e che, seppure tali non fossero state le intenzioni dei cercatori del tesoro, quegli spiriti dovevano essere, in ultima analisi, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che delle creature diaboliche.<\/p>\n<p>Vi era poi un quinto elemento, che introduceva con forza la dimensione del soprannaturale. Entrambe le guardie sopravvissute conservavano un ricordo angoscioso della notte trascorsa nella baracca in mezzo al vigneto, in compagnia dei due cadaveri non ancora rimossi. Una sosteneva di aver visto, prima di perdere i sensi, uno spirito, sotto forma di un ragazzino di sette od otto ani, scardinare la porta con un colpo poderoso; l&#8217;altra ricordava di essere stata violentemente sballottata sulla panca, in qua e in l\u00e0, da una forza soprannaturale, che infine l&#8217;aveva scagliata sopra uno dei due cadaveri.<\/p>\n<p>Cos\u00ec rievoca la conclusione di quello strano dramma natalizio lo studioso tedesco Cristoph Daxelm\u00fcller, ordinario di storia delle tradizioni popolari all&#8217;Universit\u00e0 di Regensburg e autore del libro <em>Magia. Storia sociale di un&#8217;idea<\/em> (titolo originale: <em>Zauberpraktiken<\/em>, Artemis &amp; Winkler Verlag, Z\u00fcrich, 1993; traduzione italiana di Paola Galimberti e Marina Buzzoni, Rusconi Editore, Milano, 1997, pp. 308-309):<\/p>\n<p><em>L&#8217;undici gennaio del 1716 i corpi di Ge\u00dfner e Zenner vennero scortati da due giustizieri attraverso la citt\u00e0 fino al luogo del patibolo e l\u00ec, \u00abal cospetto di una numerosa folla \/ sotterrati in profondit\u00e0\u00bb; il guardiano notturno, Hans Georg Beyer<\/em> [la terza vittima] <em>,invece, ricevette cristiana sepoltura nel cimitero, su autorizzazione del Concistoro del principe.<\/em><\/p>\n<p><em>Il fatto che Ge\u00dfmer e Zenner venissero considerai dei pericolosi criminali mostra la forza di sopravvivenza che i relitti di magia ancora possiedono nel periodo dell&#8217;Illuminismo. Era stata condotta l&#8217;autopsia sui corpi e, sebbene la commissione d&#8217;inchiesta concordasse pienamente con i medici legali sul fatto che la causa di morte andasse ricercata nell&#8217;azione tossica del monossido di carbonio, tuttavia, non poterono essere chiariti definitivamente tutti i segni ritrovati suoi cadaveri. Se \u00e8 vero che per Ge\u00dfner non si era potuto rilevare alcun indizio certo di morte violenta, sul cadavere di Zenner, per\u00f2, vennero trovate alcune tracce. Il suo corpo:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abfu ritrovato a terra \/ in una postura inginocchiata. \/ La sua lingua usciva di circa una misura dalla bocca. \/Sul petto erano evidenti \/ molte strisce rosse, lunghe e della larghezza di una costola (della penna), \/ che andavano verso la gola, \/ come se fossero state procurate, ad esempio, grattandosi vigorosamente o in una colluttazione. \/<\/em> Item<em>, sopra e tra queste strisce erano visibili molte piccole macchie \/ come quelle che di solito vengono provocate da una polvere che irrita la pelle: le stesse macchie blu da polvere si trovavano anche sul viso, sotto gli occhi\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Il referto autoptico non riusc\u00ec a spiegare il motivo della presenza di tali strisce e \u00aba trovare una causa soddisfacente\u00bb a cui ricondurle; neppure la vedova di Zenner aveva riconosciuto questi segni sul corpo del marito.<\/em><\/p>\n<p><em>Degno di nota era inoltre lo stato di Weber, lo studente sopravvissuto. Secondo quanto rilevato dal medico Slevogt, si poteva tranquillamente sostenere che \u00abnon c&#8217;era alcun difetto a livello intellettivo\u00bb, eppure il corpo, al pari del cadavere di Zenner, mostrava chiaramente una serie di segni; tra l&#8217;altro, \u00abtra la mano e il gomito \/ era visibile un rigonfiamento rossastro, e sempre nello stesso punto, sulla pelle, vi erano 6 ulcere della larghezza di un<\/em> Pfenning<em>\/ 3 dalla parte interna \/ e tre, al contrario, \/dalla parte esterna\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa tragedia, che alla fine cost\u00f2 la vita a tre uomini e a uno la ragione, conferisce al sapere magico<\/em> popolare<em>, cos\u00ec come alla letteratura magica, una cattiva fama. Il fatto che Weber stesso abbia dovuto identificare il manoscritto &quot;magico, testimonia indirettamente lo (scarso) grado di conoscenza della letteratura magica presso le autorit\u00e0 responsabili, e questo avveniva in una citt\u00e0 universitaria! Un&#8217;ulteriore, importate notizia \u00e8 ricavabile dal verbale dell&#8217;interrogatorio: \u00ab le formule \/ che si trovano a p. 57 del manoscritto\u00bb, sarebbero \u00abtratte dalla<\/em> Philosophia occulta <em>di Cornelius Agrippa\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Le tracce di questa pratica magica popolare riconducono, ancora una volta, alla teoria della magia di Paracelso e, soprattutto, di Agrippa. In questo modo finiscono per perdere la<\/em> propria <em>specificit\u00e0 magica: non esisteva alcuna pratica misteriosa, bens\u00ec una letteratura accessibile, per niente sistematica, semicompresa dagli appartenenti all&#8217;\u00e9lite colta re da questi sommariamente trasmessa, una sorta di abracadabra dilettantesco, pieno di fantasie e piegato alle proprie esigenze individuali, cos\u00ec come mostra il paragone con altri rituali per dissotterrare i tesori.<\/em><\/p>\n<p><em>In questo modo resta sempre meno della teoria che vede nel popolo l&#8217;artefice di atti magici e scongiuri contro i demoni. La \u00abtragedia della notte di Natale di Jena\u00bb, con la sua precisione che esorcizza ogni tab\u00f9 e con il volontario cumulo di formule, rituali e requisiti magici, suona come un necrologio per la magia, gi\u00e0 da tempo in punto di morte.<\/em><\/p>\n<p>La tesi di fondo del Daxelm\u00fcller \u00e8 che, nel passaggio dalla magia colta dell&#8217;antichit\u00e0 e del Rinascimento a quella popolare dell&#8217;et\u00e0 moderna, vi \u00e8 stata una degradazione di saperi che smentisce, di per s\u00e9, l&#8217;idea che sia mai esistita una magia popolare originaria. Inoltre, lo studioso tedesco sostiene che, per quanto i <em>contenuti<\/em> della magia possano essere fallaci e illusori, i suoi <em>effetti<\/em> sono per\u00f2, talvolta, estremamente reali &#8211; reali e pericolosi, come la vicenda degli \u00abapprendisti stregoni di Jena\u00bb starebbe a dimostrare.<\/p>\n<p>Non ci troviamo d&#8217;accordo n\u00e9 con la prima, n\u00e9 con la seconda tesi.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la prima, ci sembra che l&#8217;Autore salti alle conclusioni in maniera un po&#8217; troppo frettolosa. Esistono, al contrario, numerosi elementi i quali attestano che una tradizione di magia popolare \u00e8 sempre esistita, accanto e indipendentemente da quella colta, da cui non deriva affatto, pur potendone aver derivato taluni spunti e suggestioni.<\/p>\n<p>Per fare soltanto un esempio, \u00e8 ormai ben nota agli storici la vicenda dei cosiddetti <em>benandanti<\/em> che percorrevano il Friuli nel XVI e XVII secolo e che, dalla loro funzione iniziale di proteggere le messi dalle male arti dei cultori del diavolo, finirono per essere perseguitati dall&#8217;Inquisizione e per assumere inquietanti connotati, che li facevano rassomigliare ai loro nemici stregoni. Di tale mescolanza fra stregoneria e culti agrari nell&#8217;Italia del tardo Rinascimento si \u00e8 occupato uno studioso del valore di Carlo Ginzburg, in un celebre studio (<em>I benandanti,<\/em> Einaudi, Torino, 1966); e anche noi ci riserviamo di affrontare l&#8217;argomento, in una prossima occasione. Basti qui rilevare che i benandanti non erano n\u00e9 maghi colti, n\u00e9 praticoni improvvidi come i tre protagonisti del Natale di Jena del 1715. Ma un fatto come quello di Jena era reso possibile dalla circolazione dei libri di magia, divenuta molto pi\u00f9 facile dopo che l&#8217;Inquisizione aveva perduto gran parte del suo controllo sulla popolazione e sulla chiesa stessa. Un secolo prima, il solo possesso della <em>Clavicola di Salomone<\/em> avrebbe costituito un capo d&#8217;accusa gravissimo.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la seconda tesi, anche se concordiamo pienamente sulla potenziale pericolosit\u00e0 degli effetti della magia (e come potrebbe essere altrimenti, se le cronache sono piene di fatti inquietanti e drammatici relativi alla sua pratica, nelle nostre citt\u00e0 post-moderne e super tecnologizzate), non ci sentiamo per\u00f2 di liquidare il contenuto della magia come una semplice sciocchezza.<\/p>\n<p>Si tratta di una forma di sapere che ha le sue leggi e che parte da una sua visione del mondo, diverse, ma non meno coerenti di quelle &#8211; ad esempio &#8211; della scienza moderna, la quale si trova cos\u00ec imbarazzata a spiegare taluni fenomeni da essa provocati, da preferire far finta di nulla e liquidare il problema come se non esistesse.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 un sapere pericoloso, perch\u00e9 &#8211; consapevolmente o meno &#8211; fa appello alla dimensione infra-umana e, dunque, non pu\u00f2 che evocare delle forze di natura non benevola, tendenzialmente pericolose e, comunque, dannose per chi vi fa ricorso.<\/p>\n<p>\u00c8 piuttosto curioso il fatto che gli odierni paladini di una scienza fine a se stessa, senza coscienza e senza freni, finalizzata al dominio sulle cose e sugli uomini e non animata da alcuno spirito di benevolenza e di gratitudine verso il mistero del mondo, non si rendano conto di stare seguendo le orme degli apprendisti stregoni di una magia malvagia e diabolica.<\/p>\n<p>Eppure, certi risultati sono sotto gli occhi di tutti, e dovrebbero indurre a serie riflessioni anche i pi\u00f9 ottimisti o (secondo i punti di vista) i pi\u00f9 ciechi. I danni inferti dalla tecnoscienza alla vita sul nostro pianeta, e al pianeta stesso come luogo della vita, sono cos\u00ec gravi e drammatici, che solo un completo offuscamento o pervertimento della facolt\u00e0 di giudicare pu\u00f2 tenerci ancora celato il vero volto, demoniaco e distruttivo, di <em>questa<\/em> idea della scienza moderna: materialista, meccanicista, dominata da un cieco impulso alla manipolazione, allo sfruttamento e al dominio illimitato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il giorno di Natale del 1715, in un vigneto alla periferia di Jena, furono scoperti due cadaveri e un terzo individuo in fin di vita. 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