{"id":23334,"date":"2011-06-03T06:46:00","date_gmt":"2011-06-03T06:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/06\/03\/e-giusto-applaudire-ai-funerali\/"},"modified":"2011-06-03T06:46:00","modified_gmt":"2011-06-03T06:46:00","slug":"e-giusto-applaudire-ai-funerali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/06\/03\/e-giusto-applaudire-ai-funerali\/","title":{"rendered":"\u00c8 giusto applaudire ai funerali?"},"content":{"rendered":"<p>Pare che la moda &#8211; una moda tutta nostrana, peraltro, perch\u00e9 nel resto d&#8217;Europa non esiste &#8211; sia scoppiata ai funerali di Anna Magnani, il 26 settembre del 1973.<\/p>\n<p>E pare che si tratti di una data abbastanza certa e precisa: perch\u00e9 solo in aprile di quell&#8217;anno lo scrittore Vittorio G. Rosi aveva pubblicato un memorabile articolo sullo scadimento del sacro, comprese le esequie cattoliche, ma degli applausi al momento delle esequie non ne aveva ancora parlato: cosa che avrebbe sicuramente fatto, se gi\u00e0 il fenomeno avesse preso piede in misura apprezzabile.<\/p>\n<p>Quello che \u00e8 certo, \u00e8 che la moda di applaudire il caro estinto ha toccato l&#8217;acme nell&#8217;anno di grazia 1978: prima con i funerali di Aldo Moro, poi con quelli di Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani.<\/p>\n<p>La giornalista Anna Belfiori osserv\u00f2 che, se applaudire ai funerali di una persona di spettacolo \u00e8 semplicemente un segno di cattivo gusto, applaudire ai funerali di un uomo politico trucidato dai terroristi \u00e8 lo sfogo liberatorio di una folla che non vuole fare lo sforzo di pensare, mentre applaudire ai funerali di un pontefice \u00e8 un gesto d&#8217;incomparabile volgarit\u00e0, anzi, peggio, di dissacrazione, nel senso letterale della parola.<\/p>\n<p>Dopo di che, ci abbiamo fatto sempre pi\u00f9 l&#8217;abitudine; e si pu\u00f2 dire che l&#8217;applauso ai funerali sia diventato praticamente la regola, magari con la coreografia dei palloncini colorati che salgono al cielo: come nel caso, recentissimo, della povera Melania Rea, morta ammazzata nei boschi, fra un marito a dir poco distratto ed una opinione pubblica, sobillata dai media, sempre pi\u00f9 sbavante di malsana curiosit\u00e0.<\/p>\n<p>Forse, per\u00f2, bisognerebbe correggere questa affermazione: non \u00e8 vero che gli applausi ai funerali siano diventati la regola; piuttosto, si dovrebbe dire che gli applausi sono diventati la regola nei funerali che hanno una risonanza mediatica, nei quali &#8211; cio\u00e8 &#8211; sono presenti le telecamere e le macchine fotografiche dei giornalisti.<\/p>\n<p>Ecco, questa \u00e8 la verit\u00e0.<\/p>\n<p>Nei funerali normali non si applaude; a noi, almeno, non \u00e8 mai capitato di assistere ad una cosa del genere.<\/p>\n<p>Diciamo pure che, se qualcuno si sognasse, chiss\u00e0 come, di accennare un batter di mani ad un funerale comune, una occhiata fulminante e un gelido silenzio da parte dei parenti del defunto sarebbero pi\u00f9 che sufficienti a zittirlo istantaneamente.<\/p>\n<p>Ci \u00e8 capitato di andare a diversi funerali, in questi ultimi anni; funerali di parenti, di amici; funerali di uomini e donne comuni: e mai, assolutamente mai, qualcuno si \u00e8 sognato anche soltanto di accennare un applauso.<\/p>\n<p>Sarebbe stato un gesto semplicemente inconcepibile, assurdo, alieno: crediamo che non sarebbe venuto in mente neppure al pi\u00f9 irriverente, al pi\u00f9 barbaro dei presenti.<\/p>\n<p>E poi, applaudire chi, applaudire cosa, applaudire perch\u00e9?<\/p>\n<p>Vediamo.<\/p>\n<p>Applaudire il morto?<\/p>\n<p>Ma il morto non si applaude: lo si piange, perch\u00e9 si avverte dolorosamente la sua partenza, la sua separazione da noi.<\/p>\n<p>Anche se si pensa che lui sia andato in un luogo migliore (e diciamo &quot;luogo&quot; per convenzione, si capisce), non c&#8217;\u00e8 proprio niente da applaudire; c&#8217;\u00e8 solo un grande senso di vuoto, che produce in noi, che restiamo, una profonda malinconia, anzi, una lacerazione, una mutilazione.<\/p>\n<p>Avvertiamo, pi\u00f9 o meno confusamente, che \u00e8 come se se ne fosse andata una parte di noi stessi, e forse proprio la nostra parte migliore.<\/p>\n<p>Applaudire la morte, allora?<\/p>\n<p>Peggio ancora: la morte non si applaude, si accoglie in silenzio; davanti alla sua quiete solenne, per dirla col Manzoni, l&#8217;unico atteggiamento adeguato \u00e8 quello del silenzio, del silenzio pensoso e rispettoso.<\/p>\n<p>Ma insomma: chi stiamo applaudendo, allorch\u00e9 battiamo le mani nel corso delle esequie funebri di un parente, di un amico, di un personaggio cui siamo stati legati da un qualche tipo di sentimento (perch\u00e9 non si va ai funerali degli sconosciuti: il funerale \u00e8 una cosa intima, come pu\u00f2 esserlo soltanto una bella e profonda amicizia)?<\/p>\n<p>Stiamo applaudendo lui che se n&#8217;\u00e8 andato, oppure stiamo cercando di fare coraggio a noi stessi, peraltro in maniera cafona e scomposta?<\/p>\n<p>E poi, perch\u00e9 applaudire? Per dire al morto che \u00e8 stato bravo, che gli vogliamo bene, che ha recitato discretamente la sua pare nella commedia della vita?<\/p>\n<p>Gli applausi sono la manifestazione dell&#8217;approvazione che il pubblico riserva a uno spettacolo: a un concerto ben riuscito, a una prestazione sportiva di buon livello, alla presentazione di una manifestazione artistica o letteraria, alla premiazione del lavoro di un collega nel contesto di un simposio scientifico.<\/p>\n<p>\u00c8 l&#8217;esternazione, rumorosa ed emotiva, di una partecipazione, di una simpatia, di un apprezzamento, di un entusiasmo per qualcosa o per qualcuno: per una cantante lirica che tiene a lungo la nota con perfetta intonazione; per un torero (discutibilissima professione) che gioca con la muleta fra le corna del toro; per un atleta che sale sul podio del vincitore, agitando la coppa verso i suoi tifosi, magari tra generosi e allegri spruzzi di champagne (come al termine delle corse ciclistiche e motociclistiche).<\/p>\n<p>Che c&#8217;entra tutto questo con la morte?<\/p>\n<p>La morte \u00e8 un grande mistero; la morte esige silenzio, raccoglimento, riflessione.<\/p>\n<p>Davanti alla morte non c&#8217;\u00e8 nulla che giustifichi il chiasso: bisogna avere un animo ben volgare per pensare che la si possa salutare come si fa all&#8217;ingresso dei calciatori nello stadio, o a quello dei cantanti rock in qualche megaconcerto all&#8217;aperto.<\/p>\n<p>Possibile che non si riesca a vedere la differenza fra uno spettacolo profano e il solenne mistero della morte, che interpella le profondit\u00e0 della nostra anima?<\/p>\n<p>Il problema fondamentale della societ\u00e0 occidentale moderna, nella quale viviamo &#8211; pur se talvolta ne critichiamo questo o quell&#8217;aspetto &#8211; \u00e8 il suo smarrimento del senso della morte; o, per meglio dire, la sua rimozione testarda, sistematica, nevrotica, dell&#8217;idea del nostro morire.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 la morte in astratto, ma c&#8217;\u00e8 la nostra morte o la morte di quanti ci corrispondevano; e anche queste sono due cose diverse tra loro, che tendiamo per\u00f2 a confondere.<\/p>\n<p>Della nostra morte, a rigore, non possiamo dire nulla: come affermava Epicuro, finch\u00e9 noi ci siamo, lei non c&#8217;\u00e8; mentre, viceversa, quando lei arriver\u00e0, noi non ci saremo pi\u00f9.<\/p>\n<p>Quello che crediamo di sapere a proposito della nostra morte deriva da quel che crediamo di sapere della morte degli altri: ma anche di quest&#8217;ultima, a ben guardare, non possiamo certo dire di sapere un gran che.<\/p>\n<p>Della morte degli altri, noi possiamo dire soltanto che, sul piano fisico dell&#8217;esistenza, essa comporta una separazione, un distacco e, quindi, una assenza; deduciamo che \u00e8 sopraggiunta la morte dal fatto che il defunto non \u00e8 pi\u00f9 fisicamente accanto a noi.<\/p>\n<p>E poich\u00e9 la civilt\u00e0 moderna, imbevuta di materialismo, meccanicismo e riduzionismo, non vede al di l\u00e0 del piano fisico dell&#8217;esistenza, arbitrariamente ne deduciamo che la morte \u00e8 assenza, in assoluto.<\/p>\n<p>Ma la nostra stessa morte?<\/p>\n<p>Sappiamo solo che arriver\u00e0 certamente, prima o dopo; non sappiamo come n\u00e9 quando, ma sappiamo che non le sfuggiremo.<\/p>\n<p>Ora, se la morte \u00e8 assenza, che tipo di assenza sar\u00e0 la nostra morte?<\/p>\n<p>Sar\u00e0 assenza solo rispetto agli altri, cos\u00ec come la loro morte \u00e8 assenza per noi; o sar\u00e0 assenza anche rispetto a noi medesimi?<\/p>\n<p>In altri termini: scompariremo nel nulla, completamente e irrevocabilmente, obliando noi a noi stessi?\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>In base al pregiudizio materialista, s\u00ec. Poich\u00e9 sappiamo che il corpo si dissolve e scompare, ne deduciamo che il nostro essere sar\u00e0 ingoiato dal niente: e, pi\u00f9 o meno terrorizzati da una simile prospettiva, non ci prendiamo neppure la briga di notare che ci\u00f2 \u00e8 una contraddizione in termini, una impossibilit\u00e0 logica: infatti, come pu\u00f2 non essere, l&#8217;essere?<\/p>\n<p>Eppure, \u00e8 proprio sulla base di quel pregiudizio, di quello spavento e di quella contraddizione logica,\u00a0che noi abbiamo deciso che la morte \u00e8 un argomento troppo sgradevole da sopportare, e ci diamo un gran da fare per rimuoverne il pensiero, e persino le immagini, da ogni aspetto della nostra vita, particolarmente da ci\u00f2 che potrebbe alludere alla nostra morte.<\/p>\n<p>Siamo arrivati al punto che non la vediamo pi\u00f9: si muore negli ospedali, lontano da casa e dalle persone care.<\/p>\n<p>Non siamo noi a lavare e vestire il cadavere, non siamo noi a occuparci materialmente della sepoltura: per espletare queste azioni, ci rivolgiamo a degli estranei, a delle agenzie specializzate, che lavorano a pagamento.<\/p>\n<p>Negli annunci funebri, non diciamo pi\u00f9: \u00ab\u00e8 morto\u00bb, espressione troppo cruda e definitiva per i nostri animi sensibili; preferiamo adoperare delle caute perifrasi, che ammantano la netta realt\u00e0 del morire di un alone indeterminato e quasi possibilista.<\/p>\n<p>Ma lo facciamo, in genere, con perfetta cattiva coscienza, perch\u00e9 ci siamo lasciati alle spalle il paradigma olistico del passato, secondo il quale tutto \u00e8 correlato e, quindi, nulla scompare (e nulla emerge dal niente) per affidarci a un paradigma scientista, che ci lascia soli e spaventati davanti al mistero della morte.<\/p>\n<p>Ecco, l&#8217;abbiamo detto: la morte \u00e8 un mistero;.<\/p>\n<p>In ogni caso, essa \u00e8 una &quot;crisi&quot;, un passaggio, una trasformazione; quello che c&#8217;era prima, dopo la morte non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9; o, almeno, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 alla stessa maniera di un tempo; forse, ora, c&#8217;\u00e8 qualcosa di nuovo e di diverso, qualcosa che non si pu\u00f2 percepire con i sensi ordinari.<\/p>\n<p>Per cui ci restano solo due strade possibili da percorrere: o quella d&#8217;imparare a sviluppare i sensi ulteriori, i sensi &quot;altri&quot;; oppure quella di rassegnarci al canonico e sconsolato: \u00abignoramus et ignorabimus\u00bb.<\/p>\n<p>Nell&#8217;un caso come nell&#8217;altro: che c&#8217;entrano gli applausi?<\/p>\n<p>Se non sappiamo, l&#8217;applauso \u00e8 fuori luogo.<\/p>\n<p>Se, invece, ammettiamo la possibilit\u00e0 di una diversa forma di sopravvivenza, esso \u00e8 blasfemo, perch\u00e9 l&#8217;anima del defunto, disorientata dalla radicale trasformazione che \u00e8 si \u00e8 prodotta nel suo modo di essere, di tutto ha bisogno, tranne che di un batter di mani .<\/p>\n<p>Non di applausi, essa avrebbe specialmente bisogno; ma di preghiere e di pensieri amorevoli da parte dei vivi.<\/p>\n<p>Se, poi, l&#8217;applauso durante i funerali non nasce da particolari sentimenti di commozione nei confronti del defunto, ma da un bisogno dei vivi di esorcizzare la propria paura della morte: ebbene, allora esso \u00e8 ancora pi\u00f9 sbagliato, perch\u00e9 fa s\u00ec che vada sprecata una delle pochissime occasioni che sono rimaste, nella societ\u00e0 moderna, per riflettere seriamente sul significato della vita umana.<\/p>\n<p>Il significato della vita non lo si trova nella vita stessa, ma nella morte: \u00e8 nella morte che le cose diventano chiare una volte per tutte &#8211; oppure precipitano nel buio del nulla eterno.<\/p>\n<p>Non per nulla Platone affermava, nel \u00abFedone\u00bb, che l&#8217;esercizio della filosofia altro non \u00e8 se non una costante preparazione dell&#8217;anima alla morte.<\/p>\n<p>Vogliamo arrivare del tutto impreparati davanti ad un passo di tale importanza?<\/p>\n<p>Se \u00e8 cos\u00ec, continuiamo ad allontanare scrupolosamente le immagini della morte dalla nostra vista; seguitiamo a ridurre al minimo i nostro contatti con i morenti (al punto di interrompere i rapporti con le vedove e gli orfani, perch\u00e9 la loro vista e la loro conversazione ci ricorderebbero l&#8217;amico defunto); e andiamo avanti con gli applausi ai funerali, quasi per riempire di rumore il silenzio che tanto ci spaventa, il silenzio del cimitero.<\/p>\n<p>E che Dio ci aiuti, quando verr\u00e0 la nostra ora&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pare che la moda &#8211; una moda tutta nostrana, peraltro, perch\u00e9 nel resto d&#8217;Europa non esiste &#8211; 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