{"id":23330,"date":"2015-07-28T07:19:00","date_gmt":"2015-07-28T07:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/quando-lalbero-della-scienza-del-bene-e-del-male-cedera-il-posto-allalbero-della-vita\/"},"modified":"2015-07-28T07:19:00","modified_gmt":"2015-07-28T07:19:00","slug":"quando-lalbero-della-scienza-del-bene-e-del-male-cedera-il-posto-allalbero-della-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/quando-lalbero-della-scienza-del-bene-e-del-male-cedera-il-posto-allalbero-della-vita\/","title":{"rendered":"Quando l\u2019albero della scienza del bene e del male ceder\u00e0 il posto all\u2019albero della Vita"},"content":{"rendered":"<p>\u00abPoi egli mi mostr\u00f2 un fiume di acqua viva, limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell&#8217;Agnello. In mezzo alla piazza della citt\u00e0 e del fiume, che scorre da una parte e dall&#8217;altra, vi era l&#8217;albero della Vita&#8230;&quot;. Con queste parole, cariche di suggestione, si apre il ventiduesimo capitolo dell&#8217;\u00abApocalisse\u00bb, l&#8217;ultimo libro del Nuovo Testamento e della Bibbia: il pi\u00f9 misterioso, il pi\u00f9 inquietante e, per taluni aspetti, anche il pi\u00f9 affascinante.<\/p>\n<p>Lasciamo stare, in questa sede, gli aspetti strettamente teologici: ad esempio, il fatto che il fiume di acqua viva, simbolo dello Spirito Santo, scaturisce dal trono di Dio e dell&#8217;Agnello; dunque, come affermano i cattolici, e contrariamente a quanto sostenuto dagli ortodossi, lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio e non solo dal Padre (quante controversie, quante diatribe e dolorose incomprensioni, a causa di quel fatidico \u00abfilioque\u00bb!).<\/p>\n<p>Concentriamo invece la nostra attenzione sugli aspetti escatologici e, pi\u00f9 in generale, spirituali: l&#8221;umanit\u00e0 \u00e8 in marcia verso la Rivelazione finale, nella quale ritrover\u00e0 quella sorgente di acqua viva promessa da Ges\u00f9 alla Samaritana, ma con una caratteristica speciale, che non fa parte della dimensione terrena: che l&#8217;acqua dello Spirito Santo non sar\u00e0 soggetta alla mutevolezza dell&#8217;anima umana.<\/p>\n<p>Nella dimensione attuale, caratterizzata dal peccato e dalla morte, la creatura umana si protende verso il suo Creatore e pu\u00f2 giungere fino a dissetarsi alla sorgente d&#8217;acqua viva della Parola di Cristo; ma, appunto, si tratta di una conquista precaria, costantemente soggetta agli alti e bassi dell&#8217;anima e, perci\u00f2, sempre minacciata da una forza estranea, capace di seccarla e inaridirla, lasciando l&#8217;anima assetata e disperata, persa nel deserto della vita. Nella dimensione della Rivelazione finale, invece, l&#8217;acqua viva non sar\u00e0 pi\u00f9 soggetta ad alcun fattore estraneo, ad alcun disturbo da parte della forza maligna, perennemente invidiosa dell&#8217;uomo, perch\u00e9 quella forza maligna, totalmente e irrevocabilmente debellata, avr\u00e0 cessato di esercitare il suo sinistro potere sulla creazione. Lo Spirito, allora, si effonder\u00e0 direttamente nelle anime, donando loro quella vita eterna, perfetta, incorruttibile, di cui l&#8217;immagine del fiume d&#8217;acqua viva &#8212; tanto pi\u00f9 in un contesto geografico caratterizzato dall&#8217;estrema aridit\u00e0, come quello dell&#8217;antica Giudea &#8212; \u00e8 il simbolo umanamente pi\u00f9 chiaro e comprensibile, oltre che pi\u00f9 seducente.<\/p>\n<p>Questo non significa che la situazione finale descritta nel libro dell&#8217;\u00abApocalisse\u00bb corrisponda a un puro e semplice ritorno dell&#8217;umanit\u00e0 alla dimensione adamitica precedente il peccato originale, cio\u00e8 alla situazione edenica; non sar\u00e0 una mera reintegrazione nello stato d&#8217;innocenza originario, ma qualcosa di molto pi\u00f9 profondo e di pi\u00f9 complesso: la riconquista del Bene assoluto, dopo aver fatto l&#8217;amara esperienza della caduta. Sar\u00e0 come ritrovare la strada smarrita, resi pi\u00f9 limpidi e trasparenti dall&#8217;esperienza della sofferenza; come ritornare alla salute, dopo aver combattuto e vinto contro una gravissima malattia, che aveva minacciato di distruggerci.<\/p>\n<p>La storia umana, dunque, bench\u00e9 destinata a finire, non \u00e8 una inutile serie di errori, di colpe, di tradimenti dell&#8217;uomo verso Dio e verso se stesso; non \u00e8 una insensata successione di nefandezze e di orrori, scaturita dagli incubi di una mente ottenebrata. La storia umana ha un senso, bench\u00e9 non sia possibile decifrarlo fin tanto che si rimane all&#8217;interno della sua prospettiva; cos\u00ec come un senso, inestimabile, lo possiede la singola vita umana, che non \u00e8 una pagliuzza getta in balia del vento, ma l&#8217;occasione preziosa per individuare gi\u00e0 qui, fin da ora, nella dimensione della realt\u00e0 terrena, il proprio significato ultimo: quello del ritorno alla Sorgente, del ritrovamento dei passi perduti e della riconquista, matura e consapevole, della grazia originaria. L&#8217;uomo trasfigurato dalla Grazia finale sar\u00e0 ben altra cosa dall&#8217;uomo santificato, ma a prezzo di cadute dolorose, dalla ricerca di Dio.<\/p>\n<p>Cos\u00ec rappresenta il passaggio dalla situazione dell&#8217;Eden a quella dei Novissimi il teologo Massimo Rastrelli nel suo libro \u00abMeditazioni sull&#8217;Apocalisse\u00bb (Roma, Edizioni Dehoniane, 1989, pp. 301-303):<\/p>\n<p>\u00ab[Quella descritta in &quot;Apocalisse2, 22, 1-5] si direbbe una descrizione dell&#8217;Eden, e infatti qui si raccoglie l&#8217;umanit\u00e0 che ha percorso il lungo itinerario del ritorno.<\/p>\n<p>Con il Paradiso cominciava il primo libro della Bibbia, esponendo gli inizi della storia di Dio nell&#8217;umanit\u00e0; con il Paradiso si conclude ora l&#8217;ultimo libro, e tale storia sfocia ora in un nuovo felice inizio che non conoscer\u00e0 fine&quot; (E. Schick, &quot;L&#8217;Apocalisse&quot;, Roma, Citt\u00e0 Nuova). Qui, per\u00f2, non si tratta semplicemente del paradiso terrestre rinnovato o restaurato, si tratta della Chiesa universale trasfigurata e trasferita dall&#8217;esilio alla Patria, . la piazza della celeste Gerusalemme \u00e8 fiancheggiata da un fiume di acqua viva, che sgorga dal trono di Dio e dall&#8217;Agnello: \u00e8 lo Spirito Santo, che procede dal Padre e dal Figlio e alimenta l&#8217;albero della Vita, che frondeggia al centro della piazza<\/p>\n<p>.L&#8217;immagine della sorgente della vita, dell&#8217;acqua viva, \u00e8 tradizionale nell&#8217;Antico Testamento e nel giudaismo. Non si pu\u00f2 dire altrettanto dell&#8217;espressione: &quot;fiume d&#8217;acqua viva&quot;, che troviamo soltanto nella letteratura giovannea (cfr. &quot;Giov.&quot;, 7, 37 sgg.)&#8230; Nel quarto Vangelo la spiegazione viene data nel v. 39 (&quot;Egli designava in tal modo lo Spirito che dovevano ricevere quelli che avrebbero creduto in Lui&quot;). Ma il nocciolo del simbolismo non sta nell&#8217;equazione acqua-spirito, bens\u00ec nella precisazione: coloro che credono in Ges\u00f9 sono, dopo la sua dipartita da questa terra, lo strumento attraverso il quale la totalit\u00e0 delle forze di vita, che egli vuole donare agli uomini, continua a espandersi nel mondo. Altrettanto si dovrebbe dire per il nostro testo: la presenza assicurata di Dio e dell&#8217;Agnello fa s\u00ec che la salvezza, e la vita che essi offrono, sgorghino in abbondanza. \u00c8 un fiume la cui sorgente \u00e8 divina e non si pu\u00f2 mai seccare&quot; (P. Prigent, &quot;L&#8217;Apocalisse di San Giovanni&quot;, Roma, Borla). Come si vede tra il paradiso terrestre delle origini, tra la vita divina dei redenti da Ges\u00f9 lungo la storia e la vita divina del paradiso, intercorre una differenza essenziale. Nel paradiso terrestre delle origini il fiume usciva da Eden per irrigare il giardino (&quot;Genesi&quot;, 2, 10). Secondo Giovanni, il fiume d&#8217;acqua viva usciva dai credenti in Ges\u00f9 (&quot;Giov.&quot;, 7, 39). In entrambi i casi il fiume pu\u00f2 venir meno. Le fonti non assicurano la sua perennit\u00e0. Solo in &quot;Apocalisse&quot;, 22 le fonti si identificano con la sorgente indefettibile. Come in &quot;Ezechiele&quot;, 47, 1-2, dove il tempio \u00e8 il luogo della presenza di Dio e dove destro indica la potenza di Dio, anche in &quot;Apocalisse&quot;, 22, Dio stesso, cio\u00e8 il Padre e il Figlio fatto uomo, crocifisso e risorto, asceso al cielo e incoronato Signore dell&#8217;universo; Dio stesso, dicevamo, effonde direttamente la fonte della Vita che \u00e8 lo Spirito santificante e ormai glorificante. Non pi\u00f9 mediazione, quindi, ma diretto contatto con la sorgente indefettibile: ecco la novit\u00e0 assoluta delle cose nuove fatte da Dio. Perci\u00f2, a differenza della grazia donata dall&#8217;Eden, e di quella donata durante il decorso storico mediante la Chiesa, nello stato glorioso il dono di grazia escluder\u00e0 ogni possibile maledizione [spiacevole refuso, crediamo, &quot;mediazione&quot;].-<\/p>\n<p>La esperienza dell&#8217;Eden non si ripeter\u00e0 una seconda volta. La fragilit\u00e0 della grazia donata dal battesimo ceder\u00e0 il posto alla indefettibile unione con Dio nella gloria. Gi\u00e0 &quot;Ezechiele&quot;, 14, 11, aveva profetizzato questa gloria e questa pace che avrebbero regnato nella Palestina escatologica. La storia, varcata la soglia della fine, non torna daccapo. Tentatore e caduta sono destinati a scomparire per sempre. Grazie alla vita divina comunicata con pienezza definitiva nel dono dello spirito vivificante, l&#8217;albero della scienza del bene e del male ceder\u00e0 il posto all&#8217;albero della Vita; cio\u00e8, quel porsi dell&#8217;uomo di fronte a Dio nella indipendenza orgogliosa di chi ha il diritto di decidere il bene ed il male, ceder\u00e0 il posto alla adorazione amorosa inaugurata da Maria, per cui ogni libert\u00e0 si eserciter\u00e0 nel farsi generare da Dio, che \u00e8 l&#8217;albero della vita. Ogni salvato sar\u00e0 tralcio innestato, che consentir\u00e0 a Cristo di generare e di fruttificare. E i frutti di Cristo, espressi dalla umanit\u00e0 gloriosa, saranno essi stessi elementi costitutivi del paradiso e per sempre. Quando quei frutti daranno la loro beatitudine inconfondibile ed irrinunciabile, allora si comprender\u00e0 come quell&#8217;Albero della Vita, che in paradiso dona i suoi frutti, gi\u00e0 agiva e verdeggiava nel decorso della storia, quando ancora la caducit\u00e0 umana non consentiva quella &quot;stagione estiva&quot; in cui i frutti possono maturare. Ricordiamo quanto Ges\u00f9 diceva nel Vangelo di Marco: &quot;Allora vedranno il Figlio dell&#8217;uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria&#8230;&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Dunque: il ritorno degli uomini a Dio, che avverr\u00e0 alla fine dei tempi e, dunque, oltre l&#8217;orizzonte della storia, sar\u00e0 altra cosa dal ritorno degli uomini a Dio, cos\u00ec come si opera nella conversione durante il corso della vita umana, a livello individuale, nell&#8217;incontro dell&#8217;anima con il suo Padre e Creatore; non \u00e8 possibile confondere le due cose.<\/p>\n<p>Ne consegue che il cristiano, nella dimensione della vita terrena, deve pur sempre ritenersi un &quot;homo viator&quot;, un viandante dai calzari impolverati, che percorre le vie del mondo, ma non \u00e8 di questo mondo; che gode delle cose del mondo, ma senza farsene assorbire; che teme le cose del mondo, ma senza mai cedere alla disperazione; che opera per la giustizia e per la pace, ma senza l&#8217;assurda pretesa di vederle pienamente realizzate, consapevole che essa corrisponde, n\u00e9 pi\u00f9, n\u00e9 meno, al peccato d&#8217;idolatria: al volersi fare Dio egli stesso, quasi che la giustizia e la pace vere e definitive potessero uscire dall&#8217;opera delle sue mani, mentre sono una promessa e un mistero che rimane ben custodito nelle mani di Dio.<\/p>\n<p>La lotta dell&#8217;uomo per la giustizia, per la verit\u00e0 e per il bene, nella dimensione terrena, \u00e8 condizionata, appunto, dalla sua natura fallibile: la tremenda responsabilit\u00e0 di aver scelto di farsi giudice dell&#8217;Albero del Bene e del Male lo opprime, lo svia, lo confonde: non \u00e8 cosa che egli possa realizzare da s\u00e9, e troppo spesso la superbia lo trattiene dal domandare l&#8217;aiuto di Dio. L&#8217;uomo ha la tendenza a farsi giudice, in proprio, di ci\u00f2 che \u00e8 bene e di ci\u00f2 che \u00e8 male; ma, cos\u00ec facendo, cade nel peccato di superbia e snatura la sua relazione con Dio, quando non la rinnega addirittura, apertamente ed esplicitamente. Ecco perch\u00e9 la storia umana \u00e8 una sequela ininterrotta di cadute, di riprese e di nuove cadute: proprio come la storia dell&#8217;anima dei singoli esseri umani, nessuno dei quali &#8212; neppure i santi pi\u00f9 grandi &#8212; hanno potuto sottrarsi al peso dell&#8217;umana fragilit\u00e0, dell&#8217;umana debolezza, dell&#8217;umana tentazione della superbia.<\/p>\n<p>Le filosofie e le religioni che promettono la realizzazione di una super-umanit\u00e0, mediante l&#8217;opera dell&#8217;uomo stesso, sono menzogna e delirio: non a caso, oggi si diffondono a macchia d&#8217;olio, perch\u00e9 l&#8217;uomo moderno \u00e8, per eccellenza, superbo e delirante. Superbo, perch\u00e9 si crede Dio egli stesso; delirante, perch\u00e9 ha smarrito la voce del Maestro interiore, e quindi ha perduto, insieme con Dio, anche se stesso, e reso un inferno la relazione con gli altri. Bisogna essere molto chiari su questo punto: sono inganni e imposture tutte le ideologie, tutte le fedi politiche, sociali, filosofiche, religiose, culturali, le quali promettono agli uomini il Paradiso in terra, mediante la realizzazione piena e definitiva di tutte le loro potenzialit\u00e0, ad opera degli uomini stessi. E, del resto, si \u00e8 ben visto, e si continua &#8212; purtroppo &#8211; a vedere, a che cosa tali ideologie hanno portato, e fino a che punto hanno deluso, tradito e profanato l&#8217;intima dignit\u00e0 della persona umana.<\/p>\n<p>L&#8217;unica maniera di superare la contraddizione fra ci\u00f2 che l&#8217;uomo \u00e8 e ci\u00f2 che vorrebbe essere, fra l&#8217;uomo peccatore e l&#8217;uomo redento, fra l&#8217;uomo desiderante e l&#8217;uomo pacificato, non \u00e8 quella di addossargli la responsabilit\u00e0 di leggere il segreto dell&#8217;Albero del Bene e del Male, ma di mostrargli l&#8217;Albero della Vita e di fargli piegare le ginocchia di fronte ad esso.<\/p>\n<p>L&#8217;Albero della Vita \u00e8 la Croce: la croce di Cristo. \u00c8 la porta stretta per la quale Cristo ha dischiuso agli uomini la possibilit\u00e0 di ricostruire la relazione autentica con Dio, deponendo il loro orgoglio luciferino: di accettar e la grazia della Redenzione. Nello stesso tempo, la Croce indica al cristiano la via concreta del ritorno a Dio: nell&#8217;accettazione piena, incondizionata, perfino gioiosa, della sofferenza e delle tribolazioni. Desiderare il compimento del Paradiso in terra non \u00e8 cristiano, perch\u00e9 elude il significato della Croce. Non si passa per la porta stretta, se non ci si carica la propria croce sulle spalle; ma Cristo ha fatto la promessa solenne che non ci lascer\u00e0 soli, che ci aiuter\u00e0 a portarla. Come potrebbe mai turbarsi, il cristiano, dopo avere ricevuto il dono di una tale promessa?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abPoi egli mi mostr\u00f2 un fiume di acqua viva, limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell&#8217;Agnello. 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