{"id":23320,"date":"2018-07-24T02:59:00","date_gmt":"2018-07-24T02:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/24\/antonio-raimondi-chi-era-costui\/"},"modified":"2018-07-24T02:59:00","modified_gmt":"2018-07-24T02:59:00","slug":"antonio-raimondi-chi-era-costui","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/24\/antonio-raimondi-chi-era-costui\/","title":{"rendered":"Antonio Raimondi, chi era costui?"},"content":{"rendered":"<p>Quello di Antonio Raimondi, nati a Milano il 19 settembre 1826 (secondo le biografie ufficiali; ma studi recenti sposterebbero la data a due anni prima, il 1824) e morto a San Pedro de Lloc, in Per\u00f9, il 27 ottobre 1890, \u00e8 un caso che potremmo definire classico di come l&#8217;Italia lasci scivolare nell&#8217;oblio la memoria dei suoi uomini illustri, che qualunque altro Paese sarebbe fiero di onorare e ricordare; mentre all&#8217;estero sono assai conosciuti, apprezzati e ricordati, come in realt\u00e0 meritano. In Per\u00f9, Antonio Raimondi \u00e8 praticamente un&#8217;istituzione: \u00e8 stato, senza dubbio, il naturalista, il geografo, lo storico, l&#8217;archeologo pi\u00f9 illustre di quella nazione, e god\u00e9 di ampia fama e unanime rispetto presso tutti gli altri studiosi dell&#8217;epoca, specialmente tedeschi, britannici, americani e francesi, i quali vedevano in lui un precursore, un modello ideale e un riconosciuto e apprezzato punto di riferimento per ogni ulteriore studio o ricerca. Anche il governo peruviano lo teneva in grandissima considerazione: che si trattasse di progettare il tracciato di una ardita ferrovia destinata a scavalcare la Cordigliera delle Ande, o di esplorare i recessi pi\u00f9 remoti e pericolosi della selva amazzonica, o, ancora, di vistare e studiare i depositi di guano delle isole costiere, o d&#8217;ispezionare una miniera, si poteva essere certi che il milanese non avrebbe esitato a mettersi in viaggio, a dorso di mulo, a cavallo, a piedi, su per le montagne, attraverso i deserti, nel fitto della foresta equatoriale, sfidando qualsiasi terreno, qualsiasi clima, qualsiasi difficolt\u00e0. Tutto lo attraeva, tutto lo affascinava del Paese sudamericano: gli animali, le piante, gli uomini, le citt\u00e0, le rovine, i reperti, le memorie, la storia; di tutto si interess\u00f2, raccolse una quantit\u00e0 immensa di materiale scientifico, e scrisse di tutto, migliaia e migliaia di pagine che sono una vera e propria enciclopedia della natura e del passato del Per\u00f9. In diversi casi fu il primo a giungere in luoghi sconosciuti e fare delle scoperte sensazionali; lasci\u00f2 il suo nome sia a siti archeologici che a nuove specie vegetali, da lui scoperte nel corso delle sue infaticabili esplorazioni.<\/p>\n<p>La passione per il Sud America, e particolarmente per il Per\u00f9, lo aveva afferrato sin da ragazzo. Pare che un fascino decisivo abbia esercitato si di lui un grande cactus peruviano esistente nell&#8217;orto botanico della sua citt\u00e0 natale, al cui abbattimento fu presente, e che lo impression\u00f2 vivamente, accendendogli il fortissimo desiderio di traversare l&#8217;oceano per vedere coi suoi occhi quel Paese fantastico e quasi leggendario, che, nella seconda met\u00e0 dell&#8217;ottocento, era ancora in buona parte inesplorato, soprattutto dal punto di vista scientifico, e quindi ricco di scoperte e di sorprese d&#8217;ogni genere. Ma la spinta decisiva gli venne dalla disillusione politica. Fervente patriota, partecip\u00f2 alle Cinque Giornate di Milano e, dopo la sconfitta del Piemonte nella Prima guerra d&#8217;indipendenza e il ritorno degli Austriaci a Milano, decise d&#8217;imbarcarsi per la terra dei suoi sogni, per iniziare un nuovo capitolo della sua vita. Probabilmente, nei primi anni, pensava a un soggiorno temporaneo; invece la passione per la sua patria d&#8217;adozione lo afferr\u00f2 con tale prepotenza, da fargli perfino scordare l&#8217;Italia, o, quanto meno, da fargli accantonare l&#8217;idea di farvi ritorno, anche solo per morire. Mor\u00ec, difatti, in un angolo del Per\u00f9, in un paese della costa settentrionale, a casa di un amico con il quale era partito esattamente quaranta anni prima, nel 1850, addolorato per la tragedia che aveva colpito il Paese alcuni anni prima, quando, nella Guerra del Pacifico (1879-1884), era stato invaso da un esercito cileno, che si era spinto fino ad occupare Lima, provocando terribili distruzioni e gettando la fragile economia del Per\u00f9 in una crisi molto grave, da cui non si riprese mai del tutto. Ad un certo punto aveva deciso di sposarsi e metter su famiglia; dal matrimonio erano nate tre figlie, una delle quali lo assist\u00e9 nella sua ultima malattia; e cos\u00ec aveva completato la sua identificazione, anche psicologica e affettiva, con il popolo di quella seconda patria.<\/p>\n<p>Scrive Fabrizio Carbone (su <em>Panorama<\/em> del 14 ottobre 1990: <em>Esploratori dimenticati. Il centenario di Antonio Raimondi<\/em>; cit. in: <em>Quaderno di viaggio d&#8217;autore. Per\u00f9<\/em>, Roma, Centro di documentazione La cultura del Viaggio, 2011, pp. 181-184):<\/p>\n<p><em>Raimondi \u00e8 come preso da un sacro furore per animali e piante. In una cassa di legno e pelle porta dietro il suo laboratorio di ricerche e analisi: classifica 10 mila piante e ne dipinge ad acquerello le pi\u00f9 significative imbalsama scimmie, uccelli e serpenti (due di questi verranno chiamati &quot;Raimondi&quot; dal direttore del Museo di storia naturale di Milano, Giorgio Jan), recupera vasi precolombiani, oggi raccolti al Castello Sforzesco. Ed \u00e8 in grado, da solo di misurare e disegnare passo per passo il Per\u00f9 in 34 &quot;fogli&quot;, carta geografica considerata insuperata perch\u00e9 riporta fedelmente coste, fiumi, montagne, villaggi che non sono ancora oggi raggiungibili da strade<\/em>.<\/p>\n<p><em>\u00c8 in questi viaggi che Antonio Raimondi compie una serie di scoperte archeologiche d&#8217;eccezione. La pi\u00f9 sensazionale avviene a Chavin de Huantar dove si imbatte nella pi\u00f9 grande stele precolombiana che esista. Ed \u00e8 lui a capire l&#8217;importanza di un reperto che \u00e8 precedente alla cultura incaia. Tanto che oggi il monumento in pietra si chiama stele Raimondi ed \u00e8 esposto al Museo archeologico di Lima. Ma il milanese non si ferma qui. Trova le &quot;chulpas&quot;, le tombe a torre di Silustani sopra io lago Titicaca; rintraccia parte della via degli Incas, la citt\u00e0 di Pisac, da molti considerata pi\u00f9 bella della famosa Machu Picchu, e si imbatte nella gigantesca fortezza di Paramanga, nel deserto costiero a nord di Lima.<\/em><\/p>\n<p><em>La notizia delle sue spedizioni infiamma i governanti peruviani che lo invitano a insegnare presso l&#8217;universit\u00e0 di Lima. Raimondi si imbatte in una valle desertica a 4.000 metri d&#8217;altezza dove vivono cactus giganteschi che saranno poi chiamati &quot;Puya Raimondi&quot;. Dall&#8217;Italia l&#8217;esploratore riceve l&#8217;incarico di cercare regioni adatte all&#8217;emigrazione e le individua nella regione di tropicale di Chancamayo dove ancora oggi vive una colonia italiana quasi tutta di origine ligure che considera Raimondi il padre putativo. Dal governo peruviano ancora un incarico: studiare le isole di Chincha, per verificare il livello del guano, fertilizzante ricchissimo. La Royal Geographic Society di Londra offre a Raimondi la possibilit\u00e0 di esplorare, per la prima volta in modo sistematico, le rive peruviane del Titicaca. Antonio Raimondi \u00e8 sempre pi\u00f9 preso dalla bellezza della natura e dalla vita degli Incas. Ormai ha deciso che non torner\u00e0 pi\u00f9, in Italia, anche se, \u00e8 il 1859, Milano \u00e8 liberata. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Dal governo peruviano Raimoindi ha il placet per scrivere la storia del Paese. Fatalit\u00e0 vuole che la guerra fra Per\u00f9 e Cile impedisca materialmente ai peruviani di stanziare i fondi necessari per dare alle stampe tutti e venti i volumi previsti. Solo i primi cinque vengono pubblicati. Raimondi si trasferisce a San Pedro de Lloc in casa dell&#8217;Arrigioni, l&#8217;amico con cui era partito per l&#8217;avventura sudamericana e che non l&#8217;aveva mai abbandonato. Ed \u00e8 qui che Raimondi muore il 26 ottobre di cento anni fa [1890]. Il Per\u00f9 intitola a lui un&#8217;intera regione e riordina in un museo &quot;Raimondi&quot;, a Lima, tutto il materiale raccolto da quello che viene definito lo &quot;scopritore&quot; del Per\u00f9&quot; In Italia cala il silenzio&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Antonio Raimondi era un genio praticamente autodidatta; divenne professore all&#8217;Universit\u00e0 di Lima guadagnandosi la cattedra sul campo, con i suoi viaggi e le sue ricerche; eppure seppe costruirsi una cultura scientifica di tutto rispetto, tanto che i suoi colleghi di svariate nazionalit\u00e0 lo tennero in altissima stima e le sue opere, pur toccando una quantit\u00e0 di discipline diverse, si imposero per la seriet\u00e0, l&#8217;accuratezza e il rigore, quanto meno al livello degli standard accademici richiesti a quell&#8217;epoca. Di lui, in Italia, non c&#8217;\u00e8 un monumento, una lapide, un ritratto che lo ricordi, tanto che \u00e8 difficile perfino sapere com&#8217;era il suo aspetto fisico. Nello stesso tempo, era un uomo dal carattere schivo, alieno dal mostrarsi e dal vantarsi dei propri meriti; senza dubbio, si deve anche a questo aspetto della sua personalit\u00e0 il rapidissimo e totale oblio in cui \u00e8 caduto nella sua citt\u00e0 e nel suo Paese d&#8217;origine; altri, con meno meriti e meno credenziali di lui, ma pi\u00f9 abili o pi\u00f9 portati a intessere amicizie importanti e procurarsi appoggi economici e professionali, sanno assicurarsi un posto ben retribuito in vita, e una nicchia d&#8217;onore negli scaffali della memoria.<\/p>\n<p>Cos\u00ec rievoca la sua figura il giornalista Franco Rho, suo conterraneo, che partecip\u00f2 a una missione archeologica nel Per\u00f9 settentrionale al principio degli anni &#8217;60 del Novecento (da: F. Rho, <em>Per\u00f9 e fantasmi<\/em>, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1964, pp. 2021):<\/p>\n<p><em>La memoria di Raimondi \u00e8 venerata, i peruviani ne parlano come di un padre della patria; un padre (il pi\u00f9 grande) per quanto concerne il naturalismo, la geologia e altre scienze di cui l&#8217;italiano era cultore, non escluse l&#8217;archeologia che egli cur\u00f2, dopo rilevamenti dal nord al sud, disegnando carte con l&#8217;ubicazione di rovine, citt\u00e0 e cimiteri che servirono a Bandelier e, assai pi\u00f9 tardi, anche a Bingham per scoprire il Machu Picchu.<\/em><\/p>\n<p><em>Raimondi era un combattente, uno scienziato, un esploratore, un uomo inquieto, coraggioso e preciso, solitario, pazzo d&#8217;amore per una terra che, se oggi non si pu\u00f2 definire ospitale, chiss\u00e0 come si presentava il secolo scorso, quando per viaggiare non esistevano che cavalli, buone gambe e un fisico d&#8217;eccezione, poich\u00e9 malaria, febbre gialla e &quot;mosquitos&quot; costituivano infortuni in agguato ad ogni pie&#8217; sospinto.<\/em><\/p>\n<p><em>Raimondi si era addentrato, per anni ed anni,m nei deserti e nella &quot;sierra&quot;, fino ai margini della selva, animato da uno zelo missionario, lo stesso zelo che lo aveva indotto a sparare sugli austriaci dalle barricate milanesi, durante le cinque giornate<\/em>.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 un altro aspetto ancora della sua personalit\u00e0, che merita di essere ricordato ed evidenziato: la sua statura morale, la sua schiettezza e nobilt\u00e0 d&#8217;animo, il suo rifiuto dei compromessi, in breve il senso dell&#8217;onore che sempre ebbe e accompagn\u00f2 tutta la sua vita di uomo, di studioso e di viaggiatore. Ed \u00e8 un aspetto che ce lo rende tanto pi\u00f9 caro, quanto pi\u00f9 si direbbe che la stoffa di cui erano fatti gli uomini come lui \u00e8 diventata estremamente rara, ai nostri d\u00ec. Ed ecco come tracciava questo lato della sua personalit\u00e0 un altro suo concittadino, lo scrittore Mario Monti (Milano, 1925-1999), nella sua monografia <em>Gli esploratori<\/em> (Milano, Longanesi &amp; C., 1965, pp. 64-65):<\/p>\n<p><em>Questa gente, beninteso, aveva anche un sacrosanto rispetto di s\u00e9, ossia era dignitosa in ogni occasione, e Raimondi lo dimostr\u00f2 pi\u00f9 volte: quando, ancor giovane, si rifiut\u00f2 di dar lezioni private al figlio d&#8217;una signora dell&#8217;alta societ\u00e0 di Lima (&quot;Cara signora&quot;, le rispose, &quot;non insegno che alla Facolt\u00e0, se suo figlio vuol studiare, venga l\u00e0, del resto non perder\u00e0 della sua distinzione&quot;; quando ricevette onorificenze dall&#8217;Italia che accett\u00f2 bench\u00e9 &quot;queste distinzioni non siano conformi alle mie idee democratiche; se ne ho qualche stima \u00e8 come prova della considerazione del governo del mio paese&quot;; quando, senza chiedere ad alcuno, neppure al governo del Per\u00f9, aiuti o sovvenzioni sostenne le sue esplorazioni con i propri mezzi; quando cedette le sue care collezioni per potersi sposare e avere una casa; quando, a chi cercava di sfruttare le sue nozioni offrendogli denaro, rispondeva, sdegnato: &quot;Io sono Antonio Raimondi!&quot;, e quando infine, negli anni pi\u00f9 tumultuosi, consigliato a tornare in Italia, dove non gli sarebbero certo mancati i riconoscimenti, rispose: &quot;Grazie, ma non posso abbandonare la mia seconda patria nel momento della sua sventura&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Del resto, per avere un&#8217;idea precisa di quanto fosse differente da noi, basta leggere queste poche frasi tolte da una sua lettera alla fidanzata. Ormai tutto il mondo sa che, pur di guadagnare, non diciamo una donna, ma la sua attenzione, noi italiani, siamo pronti a ogni bassezza, a camuffarci da banchieri, a fingerci milionari, a impersonare duchi e marchesi, ad attribuirci ogni dote, ogni virt\u00f9, insomma siamo pronti a qualunque promessa, Raimondi scriveva invece:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Posso assicurarle che penso ogni giorno e notte al nostro avvenire. Sento che non Le potr\u00f2 offrire svaghi perch\u00e9 li amo poco, e, come Lei sa gi\u00e0, esco poco di casa. Per me non sono le ricchezze n\u00e9 gli spassi che fanno la felicit\u00e0 dell&#8217;uomo. La vera felicit\u00e0 la faccio consistere nella tranquillit\u00e0 d&#8217;animo, nella vita pacifica in famiglia, nel rispetto e nell&#8217;affetto reciproco e in tutta l&#8217;indipendenza possibile dai fastidi che impone la societ\u00e0 di pura etichetta. A me piace la compagnia di pochi amici, ma scelti, veri, tutto cuore, di quelli che si sacrificano l&#8217;uno per l&#8217;altro&quot;<\/em>.<\/p>\n<p>In effetti, queste poche righe ci restituiscono l&#8217;immagine di un uomo davvero grande, ancor pi\u00f9 che come studioso ed esploratore. Uno che visse tenendo la schiena sempre dritta, e fu quanto mai sensibile e generoso con gli amici e la famiglia. Riservato, modesto, non insegu\u00ec mai la fama, n\u00e9 gli onori. E ai suoi cari non lasci\u00f2 ricchezze materiali, ma un alto esempio di pulizia e integrit\u00e0 morale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quello di Antonio Raimondi, nati a Milano il 19 settembre 1826 (secondo le biografie ufficiali; ma studi recenti sposterebbero la data a due anni prima, il<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[200],"class_list":["post-23320","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-milano"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23320","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23320"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23320\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23320"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23320"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23320"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}